2.1. “Favorire le comunità internazionali” (CG27 75.5)

 

Don Francesco CEREDA

Vicario del Rettor Maggiore,SDB

Il CG27 ci ha chiesto di rafforzare la consistenza della comunità salesiana e di far crescere la sua internazionalità. Dopo avere offerto in ACG 422 alcuni orientamenti sulle comunità consistenti, consideriamo ora le comunità internazionali, secondo ciò che lo stesso Capitolo generale domanda: “favorire le comunità internazionali anche attraverso la globale ridistribuzione dei confratelli e la promozione dei progetti missionari della Congregazione”.[1]

Non in tutti i contesti è possibile avere confratelli provenienti da nazioni differenti dalla propria. Dove non è possibile costituire comunità internazionali, consideriamo almeno la possibilità di avere comunità multiculturali e plurietniche, ossia comunità in cui sono presenti confratelli provenienti da gruppi etnici o tribali differenti. Costituire comunità internazionali è la condizione per offrire una testimonianza profetica della “fraternità interculturale”.

Gli orientamenti, che ora vengono proposti, sono stati condivisi con il Rettor Maggiore e il Consiglio generale; essi intendono aiutare i confratelli e le ispettorie a prendere a cuore tale scelta capitolare e a darle piena e generosa adesione.

  1. Importanza delle comunità internazionali

Oggi viviamo in un’epoca di grande mobilità di persone e di popoli. I motivi che provocano questo fenomeno sono vari: povertà, fame, guerra, persecuzione, desertificazione, cambiamenti climatici, crescita del livello dei mari, globalizzazione e per conseguenza ricerca di sicurezza e di migliori condizioni di vita. Il risultato della mobilità è la mescolanza di gente di ogni nazione, cultura, etnia, religione, lingua; tale situazione richiede di affrontare problemi di adattamento culturale, convivenza civile e integrazione sociale; si tratta di una situazione che oggi si verifica nella maggioranza dei paesi, sia ricchi che poveri, e in tutti i continenti.

La nostra Congregazione non può disinteressarsi del fenomeno migratorio. Molti giovani migranti si trovano senza lavoro e quindi senza futuro, esclusi dalla società, esposti alla delinquenza e alla violenza. Per rispondere ai loro bisogni le comunità educative pastorali diventano sempre più interculturali, anche con la presenza di volontari provenienti da vari paesi; per questo le ispettorie sentono la necessità di creare comunità internazionali. C’è da notare che tra i giovani migranti delle nostre comunità educative pastorali iniziamo ad avere vocazioni alla vita consacrata salesiana.

Nel campo della formazione iniziale, diminuendo le vocazioni e mancando i formatori, in diverse ispettorie si sono costituite comunità formatrici interispettoriali e internazionali. Oltre che rafforzare le comunità formatrici, questa scelta abilita i formandi a vivere una fraternità aperta al confronto, alle relazioni, alla diversità culturale.

Anche i bisogni crescenti delle missioni rendono necessario l’invio di missionari, per rafforzare le comunità esistenti o per fondarne di nuove; si pensi, ad esempio, alle nuove comunità di Kuching in Malesia, di Palabeck in Uganda per la cura dei rifugiati, di Kunkujang in Gambia che sono costituite da confratelli provenienti da vari paesi.

Non sono da dimenticare infine le comunità che rispondono alle necessità di tutta la Congregazione, come per esempio, la comunità della sede centrale, l’Università Pontificia Salesiana, i luoghi salesiani, le comunità formatrici mondiali, le comunità del Vaticano e delle Catacombe. Si tratta di comunità internazionali che necessitano del contributo di confratelli delle diverse ispettorie.

In Congregazione, come si nota, esiste già un notevole scambio di confratelli. Tutti i segnali sopra descritti puntano verso una maggiore internazionalità delle comunità. Per questo il CG27 con visione profetica ha chiesto di promuovere le comunità internazionali e ha proposto due vie per la concretizzazione di tale impegno: la promozione dei progetti missionari della Congregazione e la globale ridistribuzione dei confratelli.

  1. Disponibilità ai progetti missionari della Congregazione

Secondo il CG27 una via per favorire la nascita di comunità internazionali consiste nel suscitare la disponibilità dei confratelli per i progetti missionari della Congregazione. Occorre perciò far conoscere tali progetti, far crescere lo spirito missionario, aiutare i confratelli specialmente nella formazione iniziale ad avere uno sguardo aperto sulla vita della Chiesa e della Congregazione, soprattutto è necessario formare alla disponibilità. Si tratta in generale di formare all’obbedienza come disponibilità e in particolare alla disponibilità missionaria; tale compito spetta a Ispettori, formatori e delegati ispettoriali per l’animazione missionaria in sinergia con il settore per le missioni della Congregazione. Don Alberto Caviglia soleva parlare del grande sviluppo della Congregazione cresciuta con la disponibilità del “vado io”, che egli considerava il “motto salesiano”. Lo sviluppo missionario era dovuto alla disponibilità dei confratelli.

Quando Don Bosco scrisse le Costituzioni salesiane, mise l’obbedienza come il primo dei consigli evangelici, superando l’ordine tradizionale che prevedeva prima la povertà, poi la castità e quindi l’obbedienza. Dopo la promulgazione del Codice di Diritto Canonico del 1917, nelle nostre Costituzioni venne inserito l’ordine tradizionale. Il Vaticano II poi diede il primo posto alla castità e chiese agli Istituti religiosi di rinnovare le Costituzioni. Per tale compito di revisione il Codice di Diritto Canonico del 1983 indicò che “l’intendimento e i progetti dei fondatori,…  relativamente alla natura, al fine, allo spirito e all’indole dell’istituto, nonché le sue sane tradizioni, cose tutte che costituiscono il patrimonio dell’istituto, devono essere da tutti fedelmente custoditi”[2]. Per questo il CG22 nell’edizione definitiva delle Costituzioni pose di nuovo l’obbedienza al primo posto.

Don Bosco vedeva l’obbedienza religiosa come disponibilità a Dio per la missione, come prontezza a fare qualsiasi cosa in qualunque luogo ci fosse bisogno. Una volta, avvolgendo il suo fazzoletto come una palla, lo passava da una mano all’altra, mentre i giovani silenziosi osservavano quel gioco, finché a un tratto diceva: “Oh! Se potessi avere con me dodici giovani dei quali io fossi padrone di disporre come dispongo di questo fazzoletto, vorrei spargere il nome di Gesù Cristo non solo in tutta l’Europa, ma al di là, fuori dei suoi confini, nelle terre lontane”[3].

Commenta Don Vecchi: “Quasi in risposta a un tale invito, è nata in Congregazione la tradizione che incoraggia i confratelli che si sentono chiamati, a fare al Rettor Maggiore una speciale offerta di disponibilità per le missioni ‘ad gentes’. Essa, superando tutte le frontiere geografiche, li fa pronti nel loro animo a predicare dovunque il Vangelo e dà alla obbedienza salesiana una speciale dimensione di totalità e mondialità. Questa disponibilità all’obbedienza … è propria della nostra tradizione”[4]. In questo modo siamo diventati una Congregazione mondiale.

“La dimensione missionaria,” afferma l’attuale Successore di Don Bosco, “fa parte della nostra identità”[5]. E continua: “Noi Salesiani di Don Bosco, anche se abbiamo una organizzazione giuridica che si concretizza nelle ispettorie, non facciamo professione religiosa per un luogo, una terra o una appartenenza. Siamo Salesiani di Don Bosco nella Congregazione e per la missione, là dove più ci sia bisogno di noi e dove sia possibile il nostro servizio”[6].

Quando stava per dare inizio alle missioni d’America nel 1875, Don Bosco invitò i salesiani a offrirsi liberamente. Oggi la chiamata di Dio alla missione della Congregazione viene ai confratelli attraverso i Capitoli generali: il CG21 ha dato inizio al Progetto Africa e il CG26 al Progetto Europa. I Rettor Maggiori poi hanno ripetutamente rivolto a tutti i confratelli questi inviti missionari indicando alcune priorità. Anche l’attuale Rettor Maggiore nella sua prima lettera alla Congregazione ha fatto un appello ai confratelli, indicando alcune zone missionarie che si trovano in necessità; egli rinnova poi il suo appello ogni anno nella festa dell’Immacolata.

Le vocazioni missionarie sono dono di Dio, ma hanno bisogno di essere invocate nella preghiera, suscitate nei confratelli, accompagnate nella crescita; richiedono discernimento e nascono dove c’è un clima di disponibilità. Non sembri perciò fuori luogo porre la radice della vocazione missionaria in una vita vissuta come obbedienza a Dio, come ascolto delle necessità della Chiesa, della Congregazione, dei giovani poveri, come discernimento e risposta. L’obbedienza non è solo disponibilità alle richieste di un Superiore, ma è soprattutto offerta generosa e disponibile di sé.

 

  1. Globale ridistribuzione dei confratelli

Secondo il CG27 una seconda via per favorire la nascita di comunità internazionali consiste nella globale ridistribuzione dei confratelli. Questa strada è più difficile da realizzare; mentre la prima via sopra descritta si basa sulla disponibilità di confratelli che si offrono spontaneamente, questa seconda richiede l’intervento di un Superiore che, vedendo le necessità, domanda a un confratello la disponibilità almeno temporanea a recarsi in una ispettoria bisognosa.

Il problema della equa distribuzione dei presbiteri è molto vivo nella Chiesa. Ad esempio a Malta vi è 1 sacerdote ogni 337 abitanti; a Cuba 1 sacerdote ogni 20.000 fedeli; in alcune diocesi del nordest del Brasile vi è 1 sacerdote per 35.000 fedeli e perfino di 1 per 45.000. Questi sono casi limite; tuttavia si sa che i paesi dell’America Latina, ove risiede il 43% dei cattolici del mondo, hanno solo il 13% del totale mondiale dei sacerdoti; mentre i paesi dell’Europa e del Nord America, con meno del 39% dei cattolici del mondo, hanno oltre il 73% del totale dei sacerdoti. Queste cifre sono molto eloquenti circa lo squilibrio tra il nord e il sud della Chiesa. In questa luce si comprende la preoccupazione del Vaticano II e dei Papi per stimolare una più equa distribuzione del clero tra le diocesi del mondo, anche attraverso la richiesta alle Congregazioni religiose di impegnarsi per nuove frontiere o alle diocesi di inviare temporaneamente dei presbiteri “fidei donum”.

Tornando ora alla vita della Congregazione, sono certamente da favorire le vocazioni missionarie “ad vitam”, ma sono un valido aiuto anche i trasferimenti temporanei di confratelli tra ispettorie. Tali trasferimenti potrebbero avere durata triennale – quinquennale; essi potrebbero condurre anche a maturazione di vocazione missionarie “ad vitam”. Ciò richiede nelle ispettorie e nei confratelli una visione più ampia del bene comune, la maturazione del senso di solidarietà e anche la considerazione del mutuo vantaggio nel favorire la disponibilità missionaria.

Nella prima lettera ai confratelli il Rettor Maggiore Don Ángel ha manifestato la convinzione che “una grande ricchezza della nostra Congregazione sia proprio la sua capacità missionaria”.[7] Ha ricordato che le differenze e la multiculturalità sono una ricchezza, che l’identità del carisma salesiano non è monocolore e che occorre preparare confratelli con uno sguardo globale. Per questo ha chiesto l’interscambio tra ispettorie, raccomandando, oltre l’offerta “ad vitam”, la disponibilità temporanea di confratelli per le ispettorie bisognose[8]. Ha indicato poi di non impedire ai giovani confratelli di studiare fuori dall’ispettoria e di offrire, specialmente ai formatori, l’opportunità di frequentare centri internazionali di studio e di avere un’esperienza missionaria.

Nelle ispettorie vi possono essere confratelli che necessitano di rinnovamento spirituale e pastorale di tipo esperienziale, che talvolta può essere costituito da ciò che Papa Francesco chiama “l’uscita verso le periferie”. Già il nostro Capitolo Generale Speciale aveva considerato il rilancio missionario come “un termometro della vitalità pastorale della Congregazione e un mezzo efficace contro il pericolo dell’imborghesimento”[9]. E quando Don Viganò ha lanciato il Progetto Africa nel 1980, aveva scritto una lettera in cui diceva: “Le missioni ci liberano dalla tendenza a una vita molle e facile, dalla superficialità nelle cose spirituali e dal genericismo”.

Per concretizzare in Congregazione una globale ridistribuzione dei confratelli sarà necessaria la crescita di una mentalità solidaristica tra gli Ispettori ed anche l’intervento del Rettor Maggiore e dei Consiglieri generali per favorire gli invii temporanei.

  1. Esperienza interculturale come profezia di fraternità

Nella Congregazione vi sono diverse tipologie di comunità internazionali: comunità di missione “ad gentes”, di impegno apostolico tra immigrati, di servizi mondiali, di formazione e studio. Le comunità internazionali e multiculturali offrono la possibilità di una speciale testimonianza della profezia della fraternità attraverso l’esperienza interculturale.

I confratelli, pur provenendo da diversi paesi, si riconoscono come fratelli in Don Bosco; la comunione tra di loro si fonda sui vincoli della professione religiosa e del carisma salesiano. Stabilendo rapporti di stima e amicizia, con pazienza e umiltà interagiscono sempre più e crescono nella mutua accettazione e affetto. Progressivamente considerano le differenze di cultura, sensibilità, modi di vedere non come un ostacolo a buoni rapporti, ma come un arricchimento. Ciò richiede la capacità di relativizzare il proprio modo di vedere e di costruire la comunione su elementi di unità; in questo modo tutti vengono trasformati dalle esperienze altrui e crescono nella donazione reciproca.

La fraternità vissuta nella comunità, e specialmente in una comunità internazionale, è la prima e fondamentale missione. Quando i giovani e i laici vedono come noi, pur venendo da vari paesi e culture, superiamo le nostre differenze, lavoriamo in spirito di comprensione e aiuto vicendevole, ci dedichiamo alla missione giovanile, tutto ciò diventa stimolo e ispirazione per la loro vita. La fraternità diventa così profezia della Chiesa comunione e servizio. L’Esortazione apostolica “Vita consecrata” chiede alle persone consacrate di essere esperte di comunione e di praticarne la spiritualità. La comunione è un segno per il mondo e una forza attrattiva che conduce a credere in Cristo. In tal modo la comunione si apre alla missione, si fa essa stessa missione[10].

Per costituire comunità internazionali nelle ispettorie occorre disponibilità nell’accoglienza di missionari, permanenti o temporanei, e nell’invio di confratelli in altre culture. Inoltre è necessaria un’operazione di discernimento da parte degli Ispettori in modo che nelle comunità siano presenti confratelli di diverse provenienze, etnie e culture e siano assicurate la ricchezza e la varietà delle differenze; d’altra non è facile costruire la fraternità in comunità internazionali, se i confratelli non sono formati o almeno aperti all’esperienza interculturale. Si vede anche necessario che ogni confratello, oltre la propria lingua, apprenda un’altra lingua internazionale. Le ispettorie dovrebbero offrire questa opportunità di apprendimento specialmente ai giovani confratelli.

  1. Conclusioni operative

Si offrono ora come conclusione, a titolo di esempio, alcune indicazioni operative. Con l’apporto di tutti potremo trovare altre scelte concrete in questo ambito così promettente delle comunità internazionali e interculturali.

Spetta agli Ispettori configurare le comunità salesiane con confratelli appartenenti a diverse nazionalità, culture, lingue e gruppi etnici. Ciò favorisce l’esperienza interculturale che è un segno della profezia della fraternità; ciò risponde pure alle esigenze della missione giovanile soprattutto nel caso delle migrazioni. Anche l’accoglienza nelle comunità educative pastorali di giovani e di volontari provenienti da altre culture e nazioni aiuta a dare un volto internazionale alle comunità.

Le ispettorie sono invitate a inviare confratelli nelle comunità formatrici e centri di studio internazionali della Congregazioni come Roma Gerini, Gerusalemme, Roma Testaccio, l’Università Pontificia Salesiana, le Università Pontificie Romane. Gli ambienti internazionali favoriscono l’apertura della mente, la conoscenza di altre culture, il confronto con diverse esperienze salesiane ed ecclesiali, lo studio dell’italiano. Tale esperienza internazionale in particolare è importante per la formazione dei formatori delle comunità formatrici e dei docenti dei centri di studio salesiani.

E’ utile per le ispettorie programmare esperienze missionarie, per esempio durante le vacanze, specialmente per giovani confratelli, per formatori e per docenti dei centri di studio. Anche lo studio di una lingua internazionale, oltre la propria, ha bisogno di programmazione e non può essere lasciato all’improvvisazione; questo è un apprendimento da offrire ai giovani confratelli e ai formatori della comunità e dei centri di studio internazionali. Lo studio dell’italiano in particolare è necessario quando si tratta delle comunità mondiali poste al servizio della Congregazione.

Spetta agli Ispettori, ai delegati ispettoriali dell’animazione missionaria e ai formatori favorire specialmente nei giovani confratelli il discernimento sulla vocazione missionaria “ad vitam” e quindi l’invio di missionari disponibili al Rettor Maggiore. E’ pure importante per le ispettorie essere disponibili ad accogliere e ad accompagnare missionari, in situazioni particolari come il Progetto Europa o in contesti particolari di migrazione. Sono anche da curare le missioni o le cappellanie per stranieri che richiedono attenzione all’inserimento nei progetti e nelle comunità delle ispettorie.

Tra le ispettorie, anche con l’aiuto dei Consiglieri generali, siano favoriti i trasferimenti temporanei di confratelli nelle ispettorie povere di personale e bisognose di aiuti o nelle comunità formatrici. Tali trasferimenti necessitano di essere regolati da apposite convenzioni.

 

[1] CG27, 75.5.

[2] Can. 578.

[3] MB IV, p. 424. Cf. anche III, p. 546; VI, p. 11; XIII, p. 210.

[4] J. VECCHI, ‘Eccomi! Vengo a fare la tua volontà’, in ACG 375, p. 34.

[5] A. FERNANDEZ, Appartenere di più a Dio, di più ai confratelli, di più ai giovani, in ACG 419, 2014, p. 22-23.

[6] Oc. cit. p. 25.

[7] A. FERNANDEZ, Appartenere di più a Dio, …, p. 24.

[8] Cf. ibid., p. 25.

[9] CGS n. 296.

[10] Cf. Vita Consecrata, 46.