Evangelii gaudium. Il “manifesto” di Papa Francesco
Una prima lettura

Cesare Bissoli

Lorenzo Prezzi su Settimana (n. 43) definisce Evangelii Gaudium (EG) “un’esplosione (…) di materiali evangelici incandescenti”. È una qualifica che condividiamo appieno. È doveroso perciò fare un approccio serio e responsabile: che vuol dire cercare di comprendere finalità, contenuti e incidenza pastorale, non accontentandosi di una prima lettura frettolosa e nemmeno selezionando il testo secondo i gusti personali, ma assicurando una visione globale, tanto più che è un documento organico, ben compaginato, dove tutto si collega in un’intenzione unitaria.
Ciò comporta una riflessione articolata, che NPG intende fare in ottica di pastorale giovanile.
Inizia con questa breve prima puntata dando uno sguardo di insieme, come quando in libreria si compera un libro nuovo che interessa: anzitutto lo acquistiamo, poi andiamo all’indice, vediamo la tra trama logica dei capitoli e loro suddivisioni, ritorniamo sul titolo, siamo colpiti nelle note da eventuali citazioni bibliografiche e finalmente ci accingiamo alla lettura.
È il modello di riferimento per questa puntata di apertura.

Un documento ampio

EG è un documento ampio: ben 288 paragrafi racchiusi in cinque capitoli, con 217 note. Suona come “manifesto” programmatico in cui Papa Francesco ha voluto condensare il suo pensiero genuino che possiamo articolare in tre affermazioni: ciò che conta è annunciare il vangelo di Gesù all’uomo oggi; esso costituisce radicalmente la Chiesa (intesa come popolo di Dio) in stato di missione evangelizzatrice; da ciò il mondo ne viene profondamente beneficato.
I titoli dei capitoli esprimono la sostanza delle idee ora espresse, secondo una architettonica ben pensata.
– Un prologo evidenzia lo spirito e stile del testo: annunciare non tanto il Vangelo, ma la ‘gioia’ del Vangelo’, il Vangelo alla lettera, cioè “bella-buona notizia”.
– Il capitolo primo “La trasformazione missionaria della Chiesa “ (con 30 paragrafi) dice il dono e compito radicale che Dio affida alla Chiesa: una vera e propria riforma, che sta essenzialmente in una conversione missionaria: “uscire” da sé verso la gente, “prendere l’iniziativa, coinvolgersi, accompagnare, fruttificare, festeggiare” (n. 24). Qui vi è il cenno ormai celebre della ” conversione” del papato e dei vescovi (nn.31-32).
– Il secondo capitolo “Nella crisi dell’impegno comunitario” (59 paragrafi) evidenzia schiettamente “alcune sfide del mondo attuale” e “tentazioni degli operatori pastorali” di fronte a questa svolta missionaria.
– Il capitolo terzo “ L’annuncio del Vangelo” (65 paragrafi) sviluppa una intensa pedagogia della missione, sottolineando tre punti: “il popolo di Dio” come tale è soggetto e destinatario dell’evangelizzazione; l’annuncio della Parola di Dio da parte dei pastori va rinnovata profondamente; la fede va approfondita con una catechesi che sia di Dio (“kerigma”) e per l’uomo (“accompagnamento”)
– Il capitolo quarto “La dimensione sociale dell’evangelizzazione” (82 paragrafi, la parte più ampia) mette in rilievo un argomento carissimo al Papa, che scrive: “Se questa dimensione non viene debitamente esplicitata si corre sempre il rischio di sfigurare il significato autentico e integrale della missione evangelizzatrice” (n. 176). Tre i punti toccati: i poveri da includere, non escludere dalla società; la pace sociale; il dialogo fra le differenze, come fede e ragione, a riguardo di altre confessioni cristiane e religiose, con ogni persona umana anche non credente.
– Il capitolo quinto, “Evangelizzatori con Spirito” (29 paragrafi) esprime la fisionomia interiore, l’anima di chi evangelizza, la sua spiritualità. Due riferimenti sostanziali: “l’incontro personale con l’amore di Gesù che ci salva”, la relazione con Maria, la “Madre della nuova evangelizzazione”.

Alcuni contenuti rilevanti

Si possono indicare contenuti di particolare rilevanza e originalità? Lo fa lo stesso Papa Francesco: “La riforma della chiesa in uscita missionaria, le tentazioni degli operatori pastorali, la Chiesa intesa come la totalità del Popolo di Dio che evangelizza, l’omelia e la sua preparazione, l’inclusione sociale dei poveri; la pace e il dialogo sociale, le motivazioni spirituali per l’impegno missionario” (n.17). Ma qui ogni lettore può evidenziare ciò che lo colpisce di più.

Il profilo del documento

Questa panoramica iniziale va arricchita con alcuni altri dati specifici. Sono dettagli che completano il profilo del documento.
– EG intende collegarsi con il Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione del 2012 (ne riprende una trentina di proposizioni), ma vuole in certo modo contestualizzarlo andando alle radici, mettendo in rilievo la vocazione missionaria della Chiesa totalmente al servizio del Vangelo (n. 16).
– La Bibbia è come sempre la fonte primaria della verità. Sono 169 le citazioni del NT (Paolo in particolare) e 26 dell’ AT.
– Un riferimento particolare (ben 12 volte) è dato a Evangelii Nuntiandi di Paolo VI (1975) cui l’EG intende assomigliare nello scopo e nello stile positivo, incoraggiante. Non mancano citazione del Concilio, di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI.
– In coerenza con la sua visione pastorale che intende valorizzare tutto il popolo di Dio, un primo passo significativo in tale direzione è tenere conto degli Episcopati locali (n. 16). Di qui la novità senza precedenti di citare le conferenze episcopali dell’America Latina (Celam): incontro dell’Aparecida (ben 6 volte), e Puebla, e poi le conferenze degli Stati Uniti, della Francia, delle Filippine, del Brasile, del Congo, dell’India e anche l’ Azione Cattolica italiana (ma non l’episcopato italiano).
– Nel popolo di Dio voci autorevoli sono menzionate: Tommaso d’Aquino è il più citato (15 volte) e poi naturalmente Agostino, e tra i moderni Teresa di Lisieux, Bernanos, Newmann, De Lubac, Guardini, Quiles, Fernandes.
– È un testo che appare a prima vista scritto di getto in uno o due mesi, in realtà corrisponde ad una lunga esperienza pastorale di Papa Francesco come vescovo in Argentina e nel contesto latino-americano con l’emergenza autorevole del documento di Aparecida (2007), cui il Vescovo Bergoglio pose mano per gran parte, documento che riprese nell’incontro con l’episcopato latino-americano a Rio nella Giornata Mondiale della Gioventù.
– Un ultimo dettaglio che poniamo qui. Lo evidenziamo perché fa parte del linguaggio ‘originale’ di Papa Francesco e dice bene il suo stile comunicativo del tipo oramai celebre “Non lasciamoci /lasciatevi rubare la speranza” (n. 86). Così, “non lasciamoci rubare la gioia dell’evangelizzazione” (n. 83), “non lasciamoci rubare la comunità” (n. 92), “non lasciamoci rubare il vangelo” (n. 97), ”non lasciamoci rubare l’ideale dell’amore fraterno” (n. 101)… (Si continui la ricerca di affermazioni simili.)

Un giudizio personale a lettura compiuta

– Solidità di pensiero, teologico e filosofico, e contatto con la realtà dell’esperienza. Papa Francesco parla di Dio, del suoi progetti, delle sue azioni e della sua relazione con l’uomo come una realtà, un dato che c’è e interpella. EG è di un realismo affascinante e coinvolgente.
– Non puoi realizzarti pienamente come uomo se non incontri Gesù Cristo e Dio in lui; non incontri veramente il Dio di Gesù di Cristo se non giungi a conoscere, apprezzare, amare l’uomo a partire dagli ultimi. Vi è un concentrato densissimo di antropologia e di teologia, di contemplazione e azione.
– Mi ha colpito la fedeltà a certi principi che ritornano di continuo garantendo logicità e coerenza. In particolare, va rimarcato il riferimento all’esperienza e insieme andando oltre di essa; la trattazione talora analitica di singoli punti ma ponendoli in orizzonte sempre più grande, giacché ”il tutto è superiore alle parti” (n. 234).
– Vi sono ripetizioni, ma sono come le colonne in un edificio: sono sempre le stesse, ma reggono spazi, cose diverse con la stessa sicurezza.

Un cammino che si apre

Ciò che conta è continuare il percorso di conoscenza globale del documento, approfondirlo e magari suscitare un confronto e dialogo. Ecco alcuni suggerimenti immediati:
– acquistare il testo di EG, nella convinzione che nessun operatore pastorale può fare a meno di questo ‘vademecum’ per una evangelizzazione che si vuole ‘nuova’;
– procedere ad una lettura calma, precisa, con un foglio a lato, annotando ciò che colpisce di più, osservando i collegamenti tra le idee, gli accenti maggiori, in un clima di preghiera, resa facile dalle tante citazioni della Bibbia;
– fare una prima indagine fra operatori pastorali, e con gli stessi giovani, per cogliere consensi, dubbi, domande… suscitati da EG;
– finalmente cercare dove EG parla dei giovani, o, ancora di più, dove le cose che si dicono vanno bene per la pastorale giovanile. A proposito di questa, invitiamo a leggere con attenzione il passo più esplicito nei nn. 105-109.