Chi sono i nuovi adolescenti?

Valerio Corradi

La rappresentazione dell’adolescenza in ambito sociale, politico ed educativo, ancora oggi e in molti casi è segnata da un’ottica deformante oppure da schemi semplificatori che di fatto impediscono un’adeguata comprensione rendendo parzialmente o totalmente inefficaci le azioni educative e pastorali ad essa rivolte.
Si tratta di proposte di lettura che sviluppano analisi decontestualizzate che non considerano l’influenza del momento storico-culturale nel quale i ragazzi si trovano a vivere, oppure che cadono nell’errore di studiare gli adolescenti come soggetti passivi, isolandoli dai contesti relazionali e territoriali nei quali sono inseriti.
Per non incorrere in restituzioni riduttive o unidimensionali e per sostenere il rinnovamento dell’attività educativa e pastorale sul territorio, è dunque necessario avviare una riflessione che tenga conto sia del livello macro che del livello micro sociale nel quale si inserisce l’esperienza esistenziale dei ragazzi di oggi, partendo dal generale scenario psicologico-culturale dell’inizio del terzo millennio per arrivare ai contesti particolari nei quali essi vivono la loro quotidianità.
Muovendo da questi presupposti e dai recenti riscontri offerti dalla ricerca sociale, la serie d’interventi inaugurata da questo contributo vuole proporre mirati approfondimenti sulle concrete relazioni intrattenute dagli adolescenti in ambito familiare e scolastico ed esplorare poi il loro modo di vivere il tempo libero e l’appartenenza ecclesiale.
Inizieremo dalla constatazione che il modo di essere e di sentirsi adolescenti, di vivere le relazioni e di elaborare e assegnare significati al mondo risente del clima culturale della nostra epoca che – di per sé – è dotata di peculiari tratti che la distinguono nettamente dai periodi storici precedenti. L’esigenza di fornire indicazioni in chiave pastorale comporta, allora e in primis, una mirata riflessione sul significato odierno che assume la condizione adolescenziale nella vita sociale.

L’adolescenza come “nuova” fase della vita

È ormai consolidata e generalmente condivisa la definizione di adolescenza come fase del ciclo vitale situato tra fanciullezza e vita adulta, contraddistinta da una serie di modificazioni bio-somatiche e psicosociali, variabili nei singoli individui. Molti studiosi preferiscono farla precedere, distinguendola, dalla preadolescenza o fase della pubertà (11-13 anni) in cui avvengono nel soggetto trasformazioni non solo biologiche (sviluppo della funzione sessuale e dei caratteri sessuali secondari) ma anche sociali. L’adolescenza è un periodo contraddistinto soprattutto dall’esigenza soggettiva di riformulare le modalità comunicative per stabilire più corretti e adeguati rapporti con il mondo delle cose, delle persone, dei significati e trovare un propria identità. Dopo l’adolescenza, tra diciannove e ventotto anni, si parla più propriamente di giovinezza o tarda adolescenza, fase che si contraddistingue per l’elaborazione di un compiuto progetto di vita verso cui orientare le proprie risorse e attese.
L’adolescenza vera e propria sarebbe dunque un periodo di tempo compreso tra la pubertà e la maturità (14-18 anni) contraddistinto dalla comparsa dei caratteri sessuali secondari, dalla capacità riproduttiva, dall’abbandono delle figure precedentemente interiorizzate, e dalla ricerca di nuovi oggetti d’amore.
Se nelle sue linee portanti questa descrizione si può ancora ritenere valida, si deve però aggiungere che oggi l’adolescenza è sempre più un periodo di ricerca dell’identità nel quale si ridefiniscono continuamente i significati legati alle trasformazioni biologiche e ai rapporti col mondo e viene vissuta in maniera prolungata (quasi indefinita rispetto al passato) la transizione dalla dipendenza all’indipendenza dalle figure genitoriali.
Inoltre il passaggio dall’infanzia alla vita adulta sta avvenendo in un contesto socio-culturale molto diverso rispetto a solo qualche decennio fa. Rischi e opportunità, sentimenti ed emozioni, riferimenti e legami, modelli educativi e di comportamento sono molto diversi da quelli delle generazioni precedenti tanto da non apparire azzardato parlare di nuovi adolescenti. Oggi in ambito educativo ed ecclesiale si è chiamati a interagire con ragazzi dotati di una nuova sensibilità e di inedite potenzialità, che si mostrano completamente “detradizionalizzati” e con grandi difficoltà a proiettarsi nel futuro ma molto attenti alle relazioni familiari e amicali. Si tratta di una generazione ormai completamente digitalizzata che fa passare buona parte delle proprie relazioni dai nuovi media e che avverte come lontani i grandi valori dell’impegno, della solidarietà e della partecipazione. Sul piano relazionale è una generazione che comunica molto ma fatica a instaurare relazioni e a mettersi nei panni dell’altro, mostrando un deficit di empatia. La sofferenza individuale non passa più attraverso le lacerazioni del senso di colpa, ma dal sentimento di vergogna che compare quando non si riesce a far fronte alla necessità di mostrarsi sempre all’altezza (prima di tutto) verso le proprie aspettative.

L’adolescenza come condizione culturale

Nel suo studio Padri e figli nell’Europa medievale e moderna (1960) Philippe Ariès afferma che l’adolescenza è una creazione dell’epoca moderna. È infatti con l’avanzamento dell’industrializzazione e della scolarizzazione che si creano le condizioni per il riconoscimento di una nuova fase della vita tra l’infanzia e l’inizio dell’età adulta.
Sul piano storico-culturale l’affermazione e l’esaltazione dell’adolescenza dalla seconda metà del XX secolo a oggi è dunque connessa col processo di modernizzazione. Ancora oggi, appare evidente lo stretto connubio tra adolescenza e modernità, in particolare in una società come la nostra ormai entrata in una nuova fase storica variamente definita postmoderna, modernità avanzata o tarda modernità.
Tra i tratti caratteristici del nostro tempo vi è quello dello slittamento temporale in avanti delle sfide di trovarsi un lavoro, raggiungere un’autonomia abitativa, trovare moglie o marito e costruire una famiglia vivendo l’esperienza della genitorialità; si tratta di una posticipazione legata a un profondo cambiamento del modo in cui adolescenti e giovani considerano il significato e il valore del diventare adulti.
Sembra che in epoca postmoderna l’adolescenza abbia ampliato a dismisura i propri confini temporali, anticipando la propria partenza a danno dell’infanzia e colonizzando in maniera sempre più profonda l’inizio della vita adulta contraddistinto dall’ingresso nella maggiore età. Inoltre nella società odierna, per cause strutturali (economiche e organizzative) e culturali, sembra essere in atto una generalizzata convergenza verso il modus vivendi adolescenziale che porta gli attuali adolescenti ad avere enormi difficoltà ad affrancarsi da questa fase, e induce molti adulti a cercare di sottrarsi dalla traiettoria del corso della vita e a desiderare un ritorno verso forme esistenziali proprio di tipo adolescenziale segnate da mutevoli opportunità e sperimentazioni.
Alcuni autori parlano apertamente di “adolescentizzazione della società”: termine che non solo mostra la dimensione nella quale sono imprigionati i ragazzi di oggi, ma che rivela anche la difficoltà degli adulti a offrire un sostegno maturo e responsabile ai giovani. Ecco allora che la perenne crisi d’identità in cui sono immersi gli adolescenti di oggi è il frutto della perdita di modelli e di riferimenti esterni “alti e forti” anche da parte delle generazioni più mature che stanno anche rimuovendo la dimensione narrativa sia della vita individuale che di quella collettiva.

L’adolescenza come sfida pastorale: strumenti e prospettive

Abbiamo visto che l’epoca nella quale viviamo è segnata dalla perdita di letture “forti” e condivise del mondo e dalla tendenza alla confusione dei significati tanto da influenzare e destabilizzare molto la percezione che gli adolescenti hanno di sé e degli altri, e da far diventare quella adolescenziale una condizione manifestamente o velatamente accolta anche da molti adulti formalmente investiti di responsabilità educative. In questo quadro incerto, ad esempio, la definizione dell’identità non si presenta più come un compito solo dei soggetti in età evolutiva, ma interessa anche coloro che sono immersi in fasi successive della vita e che, per scelta o per necessità, sono chiamati a ridefinire costantemente il proprio modo di essere nel mondo.
Sul piano educativo e pastorale, nell’attuale contesto instabile emerge con forza l’esigenza di trovare dei criteri stabili sui quali basare azioni efficaci che sappiano rivolgersi in modo adeguato ai nuovi adolescenti, agganciandoli a percorsi di senso in grado di sottrarli alla frammentazione e alla liquidità del vivere postmoderno.
La fase storica attuale può costituire un’opportunità per rilanciare la proposta cristiana partendo proprio dai più giovani e dalla loro sensibilità. Non si tratta però di elaborare ricette generali e standardizzate, ma di offrire proposte di volta in volta declinate e riadattate ai singoli ambiti d’intervento. In questo è da ritenere fondamentale il supporto di base offerto all’intervento pastorale dall’attività di ricerca sociale applicata. Si tratta di uno strumento che risulta particolarmente utile per correggere eventuali distorsioni nelle rappresentazioni sociali prevalenti, e ricostruire un’immagine attendibile degli adolescenti dalla quale partire per formulare nuovi percorsi e proposte in ambito sociale ed ecclesiale, ampliando il bagaglio di conoscenze di coloro che come educatori, volontari, animatori, sacerdoti si confrontano quotidianamente con ragazzi e ragazze.
Le riflessioni sull’adolescenza che offriremo nei prossimi articoli (famiglia, scuola, tempo libero, appartenenza/esperienza/pratica/credenza religiosa) sono il necessario presupposto per la pianificazione di efficaci percorsi educativi che sappiano affermare la centralità della persona ed esaltare le potenzialità di ogni comunità educante.