Perché parla ai giovani  

Papa Francesco e i giovani – Pensieri ricorrenti /11

Cesare Bissoli

Che Papa Francesco si rivolga ai giovani non è un fatto isolato come quando incontra i membri del club Aniene di Roma.
Cogliamo un primo tratto distintivo: il discorso di Francesco ai giovani è continuo e in tutti i posti dove egli va, specialmente nei grandi incontri ecclesiali (possiamo quindi dire in tutto il mondo). E si tratta non di un rapido saluto per quanto cordiale, ma parla a loro, anzi con loro, perché il discorso è sovente un dialogo di domande e risposte, per lasciare ai giovani la libertà di dire come la pensano (e la libertà l’adoperano senza impedimenti) in modo di rispondere con altrettanta libertà e nella forma più aderente possibile alle domande che fanno e perché le fanno. Il rispetto del Papa è pari alla sua schiettezza e cordialità: i giovani interlocutori sono spesso chiamati per nome: Lucia, Pietro, Walter, Ludumilla….
Teniamo conto che il contenuto del discorso-dialogo di Papa Francesco con i giovani è tutt’altro che un saluto giocoso o il parlare di cose secondarie o superficiali. Non lo fa nemmeno con i bambini nelle parrocchie che visita. Certo vi è qualche battuta per attirare l’attenzione e mostrare affetto, ricorda fatti personali per incidere meglio, ma l’intenzione è quanto mai seria: parla per risvegliare, muovere, decidere. Non di rado fa richieste di consenso ad alta voce. Insomma parla non tanto per informare, ma per convincere senza toni imperiosi, tanto meno facendo delle accuse, lasciando a tutti la possibilità di cambiare, incoraggiando, mai accusando… Di qui nasce la domanda che fa da titolo a queste riflessioni: perché questo accurato, sentito impegno del Papa verso i giovani?
La risposta viene da lontano. Si collega alla visione di chiesa e prima ancora di fede che ha il Papa Francesco, e quindi della sua missione universale, su cui è impegnato dall’omelia di S. Marta al mattino e lungo la giornata, specie nelle catechesi del mercoledì, della domenica a mezzogiorno e ai diversi gruppi. Ha un nome lo scopo ultimo del Papa, che si identifica con il suo essere e agire da Papa, nonostante difficoltà e incomprensioni che può trovare. Gli ha dato il nome di “radicalità evangelica”. Cosa sia, lo spiega in particolare nel suo documento-base Evangelii Gaudium e ora nell’Esortazione Gaudete et exultate. Teniamo ben presenti le due motivazioni che reggono la radicalità evangelica: la misericordia di Dio come fondamento, la missione come svolgimento o attuazione conseguente
Si tratta né più né meno di andare alle cose ultime, alle radici della fede cristiana: una chiesa che si fa contemporanea di Gesù come 2000 anni fa e lo sente contemporaneo 2000 anni dopo, perché lo Spirito di Gesù, lo Spirito del Vangelo la anima (nel senso letterale) e l’aiuta a fare il discernimento della volontà di Dio, sintetizzabile nella nota affermazione conciliare “Chiunque segue Cristo, l’Uomo prefetto, si fa lui pure più uomo”(cfr GeS 41).
In questa prospettiva cristologica e antropologica di altissimo profilo si pone l’intento di Francesco di coinvolgere la figura giovanile, uomo e donna, come protagonisti, perché hanno la grazia del futuro, proprio nella loro condizione giovanile. Di qui i diversi nodi del pensiero del Papa che formano come il rosario dei suoi pensieri e parole. Teniamo conto che Francesco non circuisce né sequestra la giovinezza per farne proprietà della Chiesa e della sua l’azione religiosa, come una specie di” terzo ordine” giovanile. Egli parla ai giovani come persone create da Dio e donate di risorse di umanità che possono esprimere il Vangelo per incarnazione, mirando a diventare, come diceva Don Bosco con il linguaggi del suo tempo, ma così attuale: “Buoni cristiani e onesti cittadini”, cittadini come cristiani e cristiani come cittadini. Posta questa globalità armonica di intenti, il Papa vede l’essere giovane come una risorsa potenziale da valorizzare in maniera corretta e non abbia invece a perdersi in ristretti orizzonti esposti a devianza. Esorta quindi i giovani a” prendere in mano la vita con decisione ed energia per essere protagonisti della costruzione di una società più giusta e fraterna e dare impulso all’“uscita” missionaria della Chiesa”(Papa Francesco, Il coraggio di essere giovani. Discorsi e dialoghi, EDB, Bologna 2018). Altri nodi del rosario: non avere paura, guardare al futuro, credere e vivere nella gioia, sognare in grande, coltivare la speranza, inventare il presente, dialogare con gli anziani, aver a cura dei poveri, degli emarginati dalla cultura dello scarto, esclusi, migranti, perciò ripudiare l’ingiustizia, la violenza, la guerra, i muri degli esclusivismi, ogni forma di razzismo…
Vogliamo qui riportare parole dirette di Papa Francesco attingendole dalla raccolta nel piccolo libro citato sopra, pur non completo (si terranno presenti anche i grandi discorsi-dialogo nei recenti viaggio in Cile e Perù).
* “Il tuo cuore, cuore giovane, vuole costruire un mondo migliore. Seguo le notizie del mondo e vedo che tanti giovani in tante parti del mondo sono usciti per le strade per esprimere il desiderio di una civiltà più giusta e fraterna. I giovani nelle strade. Sono giovani che vogliono essere protagonisti del cambiamento. Per favore, non lasciate che altri siano protagonisti del cambiamento! Voi siete quelli che hanno futuro! Continuate a superare l’apatia, offrendo una risposta cristiana alle inquietudini sociali e politiche che si stanno presentando in varie parti del mondo… Cari giovani, per favore, non ‘guardate dal balcone’ la vita, Mettetevi in essa. Gesù non è rimasto nel balcone…” (GMG, Rio de Janeiro, 27 luglio 2013).
* “Abbiamo tante informazioni, ma forse non sappiamo che farcene. Corriamo il rischio di diventare ‘giovani-museo’… Quale è la materia più importante da amare nella vita? Imparare ad amare!. E questa è la sfida che la vita pone a voi oggi. Imparate ad amare…Non giovani da museo, ma giovani sapienti. Per essere sapienti usare i tre linguaggi: pensare bene, sentire bene e fare bene. E per essere sapienti, lasciarsi sorprendere dall’amore di Dio, e vai, e spendi la vita! (Manila 2015).
* Voi sapete che è brutto vedere un giovane ‘fermo’, che vive, vive- permettetemi la parola-come un vegetale… Ma sapete che a me danno tanta tristezza al cuore i giovani che vanno in pensione a vent’anni! Sì, sono invecchiati presto… Per questo, quando Chiara faceva quella domanda sull’amore, rispondo: quello che fa che un giovane non vada in pensione è la voglia di amare, la voglia di dare quello che ha di più bello l’uomo, e che ha di più bello Dio, perché la definizione che Giovanni dà a Dio è: ”Dio è amore”. E quando il giovane ama, vive, cresce, non va in pensione… Cresce, cresce, cresce e dà” (Torino 2015).
* “Rinnovo con voi il sogno di ‘un nuovo umanesimo’ europeo, di un’Europa dove i giovani respirano l’aria pulita dell’onestà, amano la bellezza della cultura e di una vita semplice, non inquinata dagli infiniti bisogni del consumismo; dove sposarsi e avere figli sono una responsabilità e una gioia grande, non un problema dato dalla mancanza di un lavoro sufficientemente stabile” (Bologna 2017).