“Fate ponti, non muri”

Papa Francesco e i giovani – Pensieri ricorrenti /8

Cesare Bissoli 

* Una “sinfonia della parola” è stato definito l’ampio dialogo di Papa Francesco con i giovani alla GMG di Cracovia nel luglio 2016. Sono stati calcolati più di una decina di interventi: alcuni sono maggiori, tipo ’manifesto’, pronunciati nel Campus misericordiae, rivolto a tutti nella grande veglia del sabato 30 e nella Eucaristia di congedo di domenica 31; altri sono pensieri diretti a gruppi giovanili radunati per nazioni, o per ragioni di interesse, occasionali (sotto la finestra della sua stanza da letto), rispondendo a domande dei giovani stessi, durante il Convegno ma anche in preparazione di esso e dopo. Vi è inevitabilmente una convergenza di tanti motivi in cui spiccano “fare ponti non muri, “volare in alto”, “lasciare la propria impronta nella vita”, “Gesù ti chiama per nome”, “non essere giovani-divano, ma giovani protagonisti della storia”…
Qui non intendiamo fare una sintesi di tutto (si veda la proposta qui in fondo), ma richiamare l’attenzione su nodi significativi, consapevoli però di citare frasi impoverite perché fuori del contesto storico che per Papa Francesco è anzitutto il contatto quasi fisico con coloro cui parla.

* “Desidero stare vicino a voi. Desidero dirvi di guardare sempre avanti, di guardare sempre gli orizzonti, non lasciate che la vita vi metta muri davanti… Abbiate sempre il coraggio di volere di più, di più… con coraggio… Dio ti chiama a creare speranza. Dio ti chiama ricevere misericordia e a dare misericordia. Dio ti chiama ad essere felice. Non aver paura! Non aver paura! Mettiti in gioco! La vita è così” (ai giovani di Brownsville, Texas Usa, 26 giugno 2016).

* Nella festa dei 90.000 giovani italiani, abituale nelle GMG, il Papa ha risposto a domande tutte convergenti su situazioni di disagio a causa di incidenti e soprattutto a motivo di manifestazioni di intolleranza e di odio. È quanto denuncia un giovane che poi termina con questa domanda: “Come facciamo noi giovani a vivere e diffondere la pace?”. Il Papa risponde: “La pace costruisce ponti, l’odio è costruttore di muri. Tu devi scegliere nella vita, o faccio ponti o faccio muri… Quando stringi la mano a un amico tu fai un ponte. Invece quando colpisci un altro tu costruisci un muro. L’odio cresce sempre con i muri. Alle volte succede che vuoi fare il ponte e dall’altra parte non prendono la tua mano: sono le umiliazioni che nella vita dobbiamo subire… ma sempre fare ponti. L’importante è andare avanti, non lasciarsi cadere per terra, cercare sempre il modo di fare ponti”. Non è mancato l’invito originale a quei migliaia di giovani di prendersi tutti per mano in modo da “creare ponti umani”. Cosa che i 90.000 hanno fatto!

* Nella giornata di accoglienza del Papa nel Parco Jordan a Blonia, Francesco fa ai giovani forse il discorso più bello, più appassionato, un canto di gioia profonda che gli fa dire: “Nei miei anni vissuti da vescovo ho imparato una cosa: Non c’è niente di più bello che contemplare i desideri, l’impegno, la passione e l’energia con cui tanti giovani vivono la vita. Questo è bello! E da dove viene questa bellezza? Quando Gesù tocca il cuore di un giovane, di una giovane, questi sono capaci di azioni veramente grandiose… Ma vi sono coloro che dicono che le cose non possono cambiare. Quelli che io chiamo “quietisti”: ‘Nulla si può cambiare’. No, i giovani hanno la forza di opporsi a questi! Ma alcuni forse non sono sicuri di questo… Io vi domando, voi rispondete: le cose si possono cambiare? (Sì). Non si sente (Sì)…”. Il Papa continua con la lista delle amarezze che prova quando i giovani si mostrano “pensionati prima del tempo, quelli che lasciano la vita alla ricerca della “vertigine” ( la droga)… Per essere pieni, per avere una vita rinnovata, c’è una risposta che non si vende, che non si compra, una risposta che non è una cosa, un oggetto, che è una persona: Gesù Cristo. Vi domando: Gesù Cristo si può comprare? (No); Gesù Cristo si vende nei negozi? (No). Gesù Cristo è un dono, un regalo del Padre”.
A questo punto con un tono veramente trascinante il Papa mette in chiaro che vi sono delle difficoltà di vivere come Gesù, vi è il rischio di cadere. Allora Francesco cita una canzone degli alpini quando salgono le montagne. “Essi cantano una canzone molto bella che dice così: Nell’arte di salire quello che importa non è non cadere, ma rimanere caduti… Se tu cadi, guarda un po’ in alto, c’è la mano tesa di Gesù che ti dice: Alzati ,vieni con me”.

* Nella giornata della GMG dedicata alla croce, Papa Francesco propone il cammino della via crucis (che è composto di 14 stazioni) come tappe delle 14 opere di misericordia materiale e spirituale, e aggiunge: “Oggi l’umanità ha bisogno di uomini e di donne e in modo particolare di giovani come voi, che non vogliono vivere la propria vita “a metà”, giovani pronti a spendere la vita nel servizio gratuito ai fratelli più poveri e più deboli, a imitazione di Cristo che ha donato tutto se stesso per la nostra salvezza”.

* Lasciamo al prossimo numero della rubrica la riflessione sulle parole-manifesto del Papa a conclusione della GMG. Intanto invitiamo gli animatori a disporre dei discorsi del Papa pronunciati in Polonia e su di essi far fare ai giovani una ricerca ordinata del suo pensiero: quali sono le idee-guida, quali parole ritornano più frequentemente proferite, quali spunti di vita da lui portati…, per concludere chiedendo “che cosa ti ha colpito di più”, quali applicazioni operative … Che tutti abbiano a dire la loro opinione, poi fare discussione e tirare qualche conclusione spirituale e insieme operativa. Tempo ideale: un campo estivo, ma anche una riunione prolungata come un ritiro spirituale.