“Dio aspetta qualcosa da te”  

Papa Francesco e i giovani – Pensieri ricorrenti /9

Cesare Bissoli

Papa Francesco è straordinariamente legato al mondo giovanile. Dai suoi interventi lungo questi tre anni si possono fare varie annotazioni. Eccone tre.
– L’area giovanile ha per lui una estensione articolata che comprende i bambini, quelli che le mamme-coraggio gli lanciano sul papa mobile e che tornano indietro baciati e benedetti; i ragazzi che liberano la colomba dalla finestra del suo ufficio, quello dove parla alla domenica, fino ai giovani nella duplice categoria di adolescenti e di giovani.
– Egli mostra loro quattro atteggiamenti: gioia di incontrarli con un sorriso che non fa nemmeno ai cardinali; stima e fiducia perché hanno risorse di libertà creativa per il Vangelo che tanti ‘vecchi potenti’ non hanno; proposta di impegno per un futuro nuovo e bello che Dio vuole per l’umanità; attenzione privilegiata ai giovani ‘poveri’, ai ‘diversi’, costruendo ponti e non muri
– Naturalmente per lui ciò rientra nel grande progetto di Dio nella storia dell’uomo: donare misericordia alla scuola di Gesù, di cui è innamorato e che vuol fare innamorare.
È il messaggio che ancora una volta Papa Francesco lancia letteralmente al mondo nella Giornata mondiale di Cracovia il luglio scorso. Nell’articolo precedente abbiamo già evidenziato dai diversi pensieri sintetizzati in “fate ponti, non muri”. Nel momento culminante della GMG, la Veglia del sabato e l’Eucaristia della domenica, Papa Francesco fa in certo modo delle consegne ai giovani che il Santo Giovanni Paolo II chiamava “sentinelle del mattino”. Nella Veglia della Grande Notte del 30 luglio 2016, dopo aver ascoltato tre testimonianze di sofferenza di giovani, a causa di guerre esteriori come in Siria e di lotte interiori provocate da esperienze di male, vi potevano essere gli estremi per un grido di ribellione magari armata. Sarebbe il Vangelo al contrario. Invece con l’audacia che viene dalla fede nel Dio di Gesù Crist, Papa Francesco afferma: “Voi siete segno vivo di quello che la misericordia vuole fare per noi. Noi adesso non ci metteremo a gridare contro qualcuno, non ci metteremo a litigare, non vogliamo distruggere, non vogliamo insultare. Non vogliamo vincere l’odio con più odio, la violenza con più violenza, vincere il terrore con più terrore. E la nostra risposta a questo mondo in guerra guerre ha un nome: si chiama fraternità, si chiama fratellanza, si chiama comunione, si chiama famiglia… Perché questo avvenga vi invito ad alzarvi, a prendervi per mano e a pregare in silenzio. Tutti”. E così avvenne!
Francesco poi incalza citando due malesseri che attanagliano la gioventù: la paura che porta alla chiusura, alla paralisi che “ci fa perdere il gusto di godere dell’incontro, dell’amicizia, il gusto di sognare insieme, di camminare con gli altri, ci impedisce di stringere la mano”. Un altro pericolo è denunciato dal Papa con una delle su folgoranti battute: confondere la “felicità con un divano”, che ci aiuti a stare comodi, tranquilli, ben sicuri, per trasferirsi nel video-giochi e passare ore di fronte al computer. Parlo dei giovani addormentati, imbambolati, intontiti, mentre altri – forse i più vivi, ma non i più buoni – decidono il futuro per noi…”.
E rivolgendosi ai giovani di centinaia e più di nazioni di tutto il mondo, se ne esce con una domanda biblica:” Volete essere liberi? Volete essere svegli? Volete lottare per il vostro futuro? Il” sì” si levò grande e impetuoso lungo tutto il campus misercordiae, paragonabile al sì del popolo di Dio sulla pianura di Sichem a Giosuè tremila anni fa! (Gios 24). E il nostro Papa incalza con il “segreto” che ognuno deve sperimentare: “Dio aspetta qualcosa da te: andare per le strade seguendo la pazzia del nostro Dio che ci insegna ad incontrarlo nell’affamato, nell’assetato, nel nudo, nel malato, nell’amico che è finito male, nel detenuto, nel profugo e nel migrante, nel vicino che è solo. Andare per le strade del nostro Dio che ci invita ad essere attori politici, persone che pensano animatori sociali. L’amore di Dio ci invita a portare la Buona Notizia, facendo della propria vita un dono a Lui e agli altri. E questo significa essere coraggiosi, questo significa essere liberi”. E poi un appassionato finale: “Qualcuno dirà di essere limitato, peccatore… cosa posso fare? Quando il Signore chiama non pensa al nostro passato ma a quello che possiamo fare nel futuro: Gesù ti proietta all’orizzonte, mai al museo…Voi siete una opportunità per il futuro. Abbiate il coraggio di insegnare a noi adulti che è più facile costruire ponti che innalzare muri”.
Nell’Eucaristia conclusiva, di fronte ad una assemblea di oltre un milione di giovani, Papa Francesco, ha consegnato in certo modo il testamento della 31ma GMG, attingendolo dal brano evangelico della domenica: Gesù che incontra Zaccheo. Ecco i tratti principali.
– Non stare distanti da Gesù perché – come Zaccheo – ci si sente “piccoli”, inadeguati, con una bassa considerazione di se stessi. In verità ”siamo figli amati da Dio sempre. Capite allora che non accettarsi, vivere scontenti, pensare negativo è come girarsi dall’altra parte mentre Dio vuole posare lo sguardo su di me, è volere spegnere il sogno che Egli nutre per me. Dio ci ama così come siamo, e nessun peccato, difetto o sbaglio gli farà cambiare idea. Per Gesù, tu sei importante!”.
– Non provare vergogna. Poté provarla Zaccheo essendo un esattore ingiusto di tasse. Ma la superò andando con Gesù nonostante il giudizio malevolo dei capi e della gente. “Potranno giudicarvi dei sognatori perché credete in una nuova umanità, che non accetta l’odio fra i popoli, non vede i confini dei Paesi come delle barriere e custodisce le proprie tradizioni, senza egoismi e risentimenti. Non scoraggiatevi: col vostro sorriso e con le vostre braccia aperte voi predicate speranza e siete una benedizione per l’unica famiglia umana, che qui così bene rappresentate”.
– Come per Zaccheo, Gesù ti chiama per nome (non sei un numero) e dice a te: ”Scendi subito perché oggi devo fermarmi a casa tua… Quanto desidera che la sua Parola parli ad ogni tua giornata, che il suo Vangelo diventi tu, e che sia il tuo ’navigatore’ sulle strade della vita!”.