Padre Pedro Arrupe: specialista nell’ascolto dei segni dei tempi

 

Servizio alla fede e promozione della giustizia con un amore preferenziale per i poveri: questi alcuni elementi dell’impronta spirituale lasciata da padre Arrupe, a lungo Superiore generale dei gesuiti. A 37 anni dalla morte, inizia per lui la Causa di beatificazione. Ai nostri microfoni il postulatore, padre Cebollada

Adriana Masotti – Città del Vaticano

Con una lettera a tutti i membri della Compagnia, il superiore generale padre Arturo Sosa ha annunciato ieri l’avvio a Roma della causa di beatificazione di padre Pedro Arrupe, che fu alla guida dei gesuiti per quasi vent’anni. Forte, ha scritto padre Sosa, il ricordo, la fama di santità e l’eredità da lui lasciati in ogni parte del mondo.

Missionario in Giappone

Non si può certo dire che padre Arrupe ebbe un’esistenza ordinaria, a cominciare dall’esperienza vissuta ad Hiroshima dove era missionario, durante e dopo l’esplosione della bomba atomica. Era maestro dei novizi, quando il 6 agosto 1945 viene sganciata la bomba sulla città. Per assistere la popolazione trasforma il noviziato in un ospedale da campo, e grazie ai suoi precedenti studi in medicina può aiutare molti feriti. L’evento lo segna profondamente.

Padre Arrupe e i gesuiti dopo il Concilio

Padre Arrupe nasce a Bilbao, nei Paesi Baschi, il 14 novembre 1907, viene ordinato sacerdote nella Compagnia di Gesù, ne diventa il Superiore Generale dal 1965 al 1983. Teologo, di grande cultura, parla 7 lingue, dopo il Concilio Vaticano II affronta il grande sforzo di rinnovamento avviato dalla Chiesa accompagnando i suoi nell’interrogativo su che cosa il Signore vuole da loro. Sviluppa quindi l’opzione preferenziale per i poveri, l’impegno per la giustizia sociale e una certa simpatia verso la teologia della liberazione, da cui in seguito prende però le distanze. Sotto la sua guida la Compagnia reinterpreta la sua missione come servizio della fede e promozione della giustizia. In maniera particolare si impegna a favore dei rifugiati, e per merito suo nasce il JRS, Jesuit Refugees Service, attivo in molte zone del mondo e in Italia attraverso il Centro Astalli che oggi ha sede a Roma, Palermo, Catania, Vicenza, Trento e Napoli. ”Per padre Arrupe abbiamo tutti grande rispetto. Ha aperto tante finestre della Compagnia al mondo moderno”, ha detto di lui padre Alfonso Nicolas, già superiore generale della Compagnia.

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15/11/2018

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Al via la causa di beatificazione di padre Pedro Arrupe

Il complesso rapporto con la Santa Sede

Nel corso della sua vita, padre Arrupe sfida alcuni dittatori del suo tempo, apre il dialogo con i non credenti e gli intellettuali di diverse convinzioni. Centinaia i suoi scritti. I rapporti con la Santa Sede non sono sempre facili, soprattutto con Papa Giovanni Paolo II che aveva messo in guardia gli uomini di Chiesa dall’aderire alle correnti teologiche in qualche modo ispirate al marxismo. Papa Wojtyla, tuttavia, non accetta le dimissioni che padre Arrupe gli presenta nel 1980, dimissioni che erano una prima assoluta nella storia della Compagnia di Gesù. Pochi mesi dopo, però, il padre è colpito da ictus e il suo incarico temporaneamente affidato ad un “delegato pontificio”. La malattia lo conduce alla paralisi e alla perdita della parola. Vive il tempo della malattia pregando per la Compagnia fino alla morte, a Roma, il 5 febbraio del 1991.

La preghiera di Papa Francesco sulla sua tomba a Roma 

Padre Arrupe è sepolto nella Chiesa del Gesù a Roma. Papa Francesco prega davanti alla sua tomba qualche mese dopo l’elezione, il 10 settembre 2013, durante una visita privata al Centro Astalli, nei pressi della chiesa. In quell’occasione tra l’altro dice: “Sant’Ignazio di Loyola volle che ci fosse uno spazio per accogliere i più poveri nei locali dove aveva la sua residenza a Roma, e il padre Arrupe, nel 1981, fondò il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, e volle che la sede romana fosse in quei locali, nel cuore della città. E penso a quel congedo spirituale del padre Arrupe in Thailandia, proprio in un centro per i rifugiati. Servire, accompagnare, difendere: le tre parole che sono il programma di lavoro per i Gesuiti e i loro collaboratori”.

Il postulatore, padre Cebollada: 

Padre Arrupe per i gesuiti ha rappresentato un ottimo modello, prima di tutto di vita, di unione con Dio, con radici molto profonde in Gesù Cristo, afferma ai nostri microfoni, il gesuita spagnolo, padre Pascual Cebollada, postulatore generale della Compagnia di Gesù e anche della Causa di beatificazione di padre Arrupe: