Di terremoti giovanili e altro

Il gergo di Francesco
Non “balconear” la vita, ma tuffarsi come ha fatto Gesù
Jorge Milia

Nel gergo del lunfardo [i] argentino il verbo “balconear” significa “stare a guardare dalla finestra” o dal balcone. Come in italiano, descrive un atteggiamento di pura curiosità, dove non c’è partecipazione, come uno spettatore davanti al quale sta accadendo qualcosa che non lo riguarda, e quindi può permettersi di criticare sempre degli aspetti che non gli piacciono o su cui non è d’accordo; lui, comunque, non si coinvolge mai, si tiene da parte.
Negli anni della nostra infanzia e adolescenza, quando il giovane insegnante Bergoglio era nostro professore, la scuola dell’Immacolata Concezione di Santa Fe partecipava con altre scuole cattoliche alla processione del Corpus Christi assieme ai fedeli. Durante il lungo percorso che attraversava tutto il centro cittadino, era comune vedere molti “balconeros”: famiglie che con qualche immagine religiosa e un paio di candele sul balcone attiravano l’attenzione e si dedicavano a salutare i fedeli in processione e a fare dei commenti. In certe zone, quasi ogni cento metri, c’erano una o due case con delle persone che si dedicavano alla stessa “pratica”. A me stupiva un po’ perché i miei nonni materni, quelli che erano ancora vivi, anche se anziani e pieni di acciacchi camminavano con i membri della loro parrocchia e non avevano mai preso in considerazione l’idea di “balconear”.
Un giorno ne ho parlato con un prete della scuola, e questi mi ha dato una spiegazione molto semplice: “Sono vecchie che usano la fede allo stesso modo della tintura dei capelli. La fede non si vive dal balcone ma camminando”. Una frase che sarebbe ritornata alla mia memoria nel 2010 facendo il Camino de Santiago e che rimanda a una Chiesa in cammino.
Quando papa Francesco ha detto: “Non lasciate che siano gli altri i protagonisti del cambiamento, voi siete quelli che costruiscono il futuro”, mi sono sentito giovane anch’io e ho pensato quanto era bello che quella gioventù piena di speranze oggi lo capisse e fra trenta o quarant’anni ricordasse le sue parole e facesse il bilancio dei risultati . Poi, quando ha insistito con i giovani invitandoli a non “balconear”, a tuffarsi nella vita come ha fatto Gesù, ho provato una grande tenerezza e una profonda ammirazione per quell’amico al quale li veniva fuori dal profondo dell’anima il suo “porteño” [ii].
Per papa Francesco – ed è difficile che ci sia qualcuno che non lo capisca- il cristiano è protagonista, non spettatore. In poco tempo ci ha dimostrato che dall’unico balcone dal quale si può partecipare è dalla loggia di San Pietro. E’ stato da quel balcone che si è affacciato una sera piovosa un Papa che veniva dalla fine del mondo, ha salutato tutti quelli che lo aspettavano con un semplice “Buona sera” e ha conquistato il cuore del mondo chiedendo di pregare per lui…

NOTE
[i] Gergo tipico della città di Buenos Aires, molto usato nel tango.
[ii] Aggettivo che si riferisce sia alla cittadinanza che alla parlata infarcita di “lunfardo” tipica degli abitanti di Buenos Aires.

Youthquake 

“Youthquake” (gioco di parole che potrebbe essere tradotto in italiano come “terremoto dei giovani”) è la parola del 2017 per Oxford Dictionaries, ente che ogni anno seleziona un neologismo particolarmente significativo nella lingua inglese, che sempre più rappresenta la lingua internazionale dei giovani d’Italia e del mondo. Per intendersi, si tratta dello stesso ente che nel 2016 decretò “post-truth” (tradotto correntemente nella lingua italiana con “post-verità”) parola dell’anno. Quest’ultima scelta suscitò un maggiore clamore mediatico, lasciandosi commentare da analisti delle discipline più disparate, in un clima socio-politico occidentale inquinato da “fake news” (notizie false) e “storytelling” (narrazioni) di ogni sorta. È stata accolta con sorpresa, quindi, la decisione di ricondurre i giovani al centro della scena, in un Paese come la Gran Bretagna (e in un continente come l’Europa) in cui questi ultimi rivestono un peso demografico (e quindi politico) sempre minore. Eppure, nella storia dell’umanità, non ci sono mai stati tanti giovani quanti ce ne sono oggi al mondo, secondo le statistiche ONU. E sono proprio i giovani a portare avanti molte delle iniziative in corso, per lo più pacifiche, per il cambiamento sociale e politico in vari Paesi. Iran e Tunisia, ad esempio, potrebbero essere stati i primi Paesi a sperimentare una forma di “youthquake” nel 2018. In Italia forse questo è poco evidente, e anzi sono allarmanti tanto le stime demografiche, quanto le previsioni degli istituti statistici riguardo alla percentuale di giovani che dichiarano di volersi astenere al prossimo appuntamento elettorale. Anche per questo, siamo chiamati a riflettere sulla capacità degli adulti in Italia a coinvolgere i giovani nei processi di crescita e cambiamento nella Chiesa e nel Paese.
Il Sinodo dei Vescovi su “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, cosa pensa degli “youthquake”? Qui di seguito riportiamo la definizione ufficiale in inglese, e proviamo a coniarne una traduzione in italiano (a voi vengono in mente traduzioni migliori?). In attesa di poterne studiare qualcuno da vicino.

Youthquake: a significant cultural, political, or social change arising from the actions or influence of young people.

Giovemoto: un cambiamento culturale, politico o sociale significativo, generato dalle azioni o dall’influenza dei giovani.