GIOVANI DONNE NELLA CHIESA

 

Come donne credenti, come madri, insegnanti, educatrici in senso lato ci siamo interrogate  sul rapporto tra giovani donne e chiesa e, dopo un percorso di riflessione e scrittura collettiva durato alcuni mesi, desideriamo portare all’attenzione questa nostra analisi in quattro punti: i fattori problematici per i giovani, i problemi tipici delle giovani donne, le icone evangeliche a cui ispirarsi, proposte e linee d’azione :

  • I giovani cercano la spiritualità, la religiosità autentica che apre alle grandi questioni della vita, ma spesso non ritengono di poterla trovare nella Chiesa cattolica, nella quale il messaggio evangelico è ricoperto dal peso di tradizioni, strutture, gerarchie che ben poco lo rappresentano e anzi rischiano di oscurarlo. La trasmissione della portata profetica del messaggio evangelico e della sua dirompente e rivoluzionaria misura non sembra l’urgenza della Chiesa, nonostante i richiami in questo senso di Papa Francesco, la voce di qualche vescovo e le esperienze di alcune comunità;
  • I giovani chiedono un accompagnamento personale e, quando lo trovano, è nella maggior parte dei casi un uomo e questo per le giovani donne rappresenta un ostacolo perché si trovano ad essere guidate dallo sguardo maschile proprio nel momento in cui la loro identità di donne si sta formando
  • Il sistema della Parrocchie è in crisi e spesso a mancare è proprio il senso della comunità, così vitale e fondante per la spiritualità cattolica, per cui i giovani cercano la comunità altrove (magari in rete). Quando c’è uno stile comunitario è di solito per l’azione di un parroco particolarmente capace di far convergere energie, ma quando cambia il parroco la comunità crolla, perché l’impostazione clericocentrica non è ancora superata,
  • Si percepisce nella Chiesa uno sguardo giudicante, che vuole scandagliare aspetti personali e intimi della vita (e in particolare della vita sessuale femminile), ragazzi e ragazze oggi hanno rapporti sessuali anticipati di diversi anni rispetto alle generazioni precedenti e questo mette già tredicenni o quattordicenni nella condizione di “peccatori” e “peccatrici”, mal giudicati per un gesto compiuto neppure tanto consapevolmente e culturalmente accettato. E sappiamo che sulle ragazze ricade il peso maggiore in termini di giudizio;
  • La chiusura ai metodi contraccettivi è considerata assurda e perniciosa, sia per la vita e salute dei ragazzi italiani che pensando ai paesi in via di sviluppo;
  • La grande difficoltà e imbarazzo della Chiesa nell’accogliere le persone omosessuali è percepita come un grosso ostacolo, più ancora come uno scandalo, qualcosa di insormontabile, che colloca la Chiesa al di fuori del “mondo civile” del quale non vogliono rendersi complici.
  • I giovani sono particolarmente scandalizzati dalla discrepanza tra messaggio evangelico e ricchezza della Chiesa e dei sacerdoti se paragonati al loro contesto (laddove incontrano sacerdoti che vivono davvero la povertà e la vicinanza agli ultimi ne restano affascinati)
  • Gli scandali sessuali hanno minato alla radice la fiducia dei giovani nei sacerdoti e rappresentano solo il polo estremo di un’immaturità affettiva generalizzata nel clero, colta da molte giovani donne come incapacità di essere comprese.
  • Il desiderio di fare esperienze spirituali intense è un fattore importante per i giovani e in particolare le giovani, che cercano qualcosa che possa dare un senso più profondo alla loro vita, ma spesso non lo trovano nella Chiesa e quindi si rivolgono a forme di neopaganesimo. Tali forme rispondono alla sete e curiosità del mondo giovanile e ancor prima degli adolescenti e delle adolescenti, che sono alla ricerca di un senso e di un sentire che considerino credibili. Le forme neopagane sono libere da dogmi ma permettono di fare intense esperienze rituali, mentre la liturgia cattolica è percepita come ripetitiva e spersonalizzata.

PROBLEMI TIPICI DELLE GIOVANI DONNE

Benché anticamente il cristianesimo abbia rappresentato il primo contesto nel quale alla donna era riconosciuta dignità spirituale pari a quella dell’uomo, dall’inizio del Novecento – da quando cioè è iniziato il cammino di liberazione ed emancipazione femminile – la Chiesa non l’ha mai sostenuto e tuttora non lo sostiene pienamente.

  • La Chiesa non propone modelli di donna che possano risultare affascinanti per una ragazza di oggi, oltre alla madre e alla suora occorrerebbe poter proporre figure femminili che valgano per ciò che hanno realizzato anche in una dimensione pubblica (in senso lato “politica”) . Dall’altra parte bisognerebbe far capire quanto di eroico c’è nel fare la madre o la suora, specialmente in determinate situazioni;
  • Le giovani donne non trovano nelle parrocchie (e in molte associazioni e movimenti) donne che offrano un accompagnamento spirituale e vocazionale capace di aiutarle a esprimere pienamente la propria femminilità nel servizio a Dio e alla Chiesa;
  • le ragazze o giovani donne che restano nel contesto parrocchiale spesso hanno assunto un atteggiamento di accettazione dello status quo, dovendosi adattare a modalità preconfezionate di portare avanti gli impegni pastorali che dipendono unicamente dai preti che si trovano nella parrocchia, e non riescono pertanto ad apportare un contributo originale. In particolare alle donne (giovani e non) si chiede di occuparsi del catechismo, pur non offrendo una preparazione adeguata né autonomia nella gestione. Inoltre non viene riconosciuta l’importanza di questo ruolo, visto sia dai ragazzi che dalle famiglie come una sorta di tassa sgradita per l’erogazione dei sacramenti.
  • Continuano a impegnarsi nelle parrocchie/associazioni e movimenti anche ragazze ormai distanti con la testa e il cuore, magari arrivate a definirsi non credenti, per il valore sociale che riconoscono ad alcune opere della Chiesa;
  • Le ragazze si aspetterebbero una Chiesa apertamente schierata con le donne nel problema della violenza di genere e che lavora per proporre validi modelli di uomo e di padre, MAI confondendo l’amore coniugale con la sopportazione di situazioni di violenza ( fisica o di disprezzo).

Icone evangeliche:

“Susanna e molte altre che servivano Gesù e i Dodici con i loro beni”: nella concezione dell’epoca Dio era nella sfera dell’assoluta santità e gli unici esseri che potevano servirlo da vicino erano sette angeli. Nei Vangeli, alle donne è stato dato lo stesso compito degli angeli: stare vicino al Signore, sempre pronte a servirlo e ad essere inviate à restituiamo alle donne, alle giovani donne il loro posto, al cuore della comunità.

La samaritana al pozzo: questa donna, come i nostri giovani, sollecita a fare i conti con la realtà, perché se l’acqua donata da Gesù non è in grado di cambiare la sua vita quotidiana, a cosa serve? La risposta di Gesù le rivela che quel Dio che verrà in Spirito e Verità coincide con la sua carne, con la sua vita: i giovani e le giovani ci sollecitano ad annunciare una fede viva, che cambia la vita.

La sirofenicia: la donna che convertì Gesù. Chiede aiuto, ma Gesù le risponde in maniera dura ed escludente, riprende la metafora usata da Gesù e la riscrive in una dinamica di relazione che si allarga sempre di più (“anche ai cagnolini”). Gesù, folgorato, comprende che il suo annuncio deve allargarsi oltre le sue proprie visioni à le giovani donne possono indicare alla Chiesa strade nuove, impensate, se la Chiesa saprà mettersi in ascolto con cuore aperto.

Le dieci vergini: queste giovani aspettano lo Sposo con in mano le loro lampade, con adeguata provvista di olio perché non capiti che si spengano nell’attesa e secondo alcuni commentatori così facendo svolgono, forse inconsapevolmente, un servizio tipico dei sacerdoti nel Tempio, “ordinerai ai figli d’Israele che ti portino dell’olio puro, di olive schiacciate, per il candelabro, per tenere le lampade sempre accese”. (Es.27-20)  I giovani e le giovani donne hanno bisogno di veder riconosciuta pienamente la propria dignità battesimale, di sperimentarsi popolo di sacerdoti superando qualunque clericalismo.

L’adultera: Una figura che può essere emblema di tutte le donne che, pur non cercando il Signore e non essendo inserite in un contesto ecclesiale possono incontrare la misericordia di Dio in un frangente drammatico della loro vita (separazione, aborto) e diventare testimoni. Una figura che ci spinge a fare come Gesù: chinarci a terra, scrivere e proteggere queste donne dalla furia giustizialista sia dei fedeli “senza peccato” che del moralismo del mondo.

Marta e Maria: come dice papa Francesco: “Entrambe offrono accoglienza al Signore di passaggio, ma lo fanno in modo diverso. Maria si pone ai piedi di Gesù, in ascolto, Marta invece si lascia assorbire dalle cose da preparare, ed è così occupata da rivolgersi a Gesù dicendo: ‘Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti’”.  E’ importante sollevare le donne dalle incombenze pratiche nella vita parrocchiale ed ecclesiale per permettere loro quell’ascolto unico, specifico, che può arricchire la Chiesa. Perché nessuna sia costretta ad un “fare” privo di ascolto  e nessuna possa essere confinata in un “ascoltare” privato delle opere.

Linee di azione

  • la conversione pastorale in uscita è nella direzione di comunità che non siano solo sono accoglienti, ma anche capaci di investire energie in alleanze con realtà extraecclesiali su valori e progetti comuni. “Laudato sì” è un esempio stimolante per la crescita di inedite reti sintonizzabili sulla cura della Casa comune soprattutto tra i giovani.
  • Ripensare la catechesi tenendola in contatto con la verità dei bambini di oggi, le loro capacità e i loro bisogni, sapendo che la famiglia può essere alleata nella misura in cui viene coinvolta in maniera gioiosa e non giudicante
  • Rafforzare l’idea che l’accompagnamento spirituale non è “cosa da preti” (e quindi da uomini), ma immaginare percorsi di formazione in tutte le Diocesi che preparino all’accompagnamento, con particolare investimento sulle donne che si sentono chiamate a questo tipo di servizio.
  • Sarebbe importante rimettere al centro della liturgia l’elemento rituale, ovvero quell’esperienza di Dio con tutti i sensi e i linguaggi che permetta di percepirne la presenza a livello complessivo (e non solo mentale) all’interno di un vissuto comunitario che sia autenticamente ministeriale.
  • Laddove il senso della comunità è forte, lì i giovani non mancano e anche le donne rivestono ruoli un po’ più significativi: esistono quindi casi virtuosi ai quali ispirarsi
  • Immaginiamo una Chiesa che stimoli all’accoglienza costruendo reti e luoghi in cui ognuno possa portare il suo contributo (reti di famiglie che accolgono bambini in affido, reti di persone che si prendono cura degli anziani anche solo con una visita mensile, reti di “banca del tempo”, reti che accolgono i migranti) coinvolgendo anche gli uomini nel servizio e nella cura, non più un compito esclusivo delle donne. La Chiesa può costituire fattore di coesione, aggregazione e raccordo. Un servizio ai servizi. Stimolare una pastorale ed una catechesi su questi temi.