Synod18 – Documento finale e Votazioni del Documento finale del  Sinodo  dei  Vescovi  al  Santo  Padre  Francesco

 (27  ottobre 2018)

Documento finale

Votazioni del Documento finale

 

Pubblichiamo di seguito il testo del Documento finale e le Votazioni del Documento finale del  Sinodo  dei  Vescovi  al  Santo  Padre  Francesco,  al  termine  della  XV  Assemblea  generale ordinaria (3-28 ottobre 2018) sul tema: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”:

SOMMARIO

INTRODUZIONE PROEMIO

I PARTE

«CAMMINAVA CON LORO»

CAPITOLO I. UNA CHIESA IN ASCOLTO CAPITOLO II. TRE SNODI CRUCIALI CAPITOLO III. IDENTITÀ E RELAZIONI CAPITOLO IV. ESSERE GIOVANI OGGI

II PARTE

«SI APRIRONO LORO GLI OCCHI»

Una nuova Pentecoste

CAPITOLO I. IL DONO DELLA GIOVINEZZA CAPITOLO II. IL MISTERO DELLA VOCAZIONE CAPITOLO III. LA MISSIONE DI ACCOMPAGNARE CAPITOLO IV. L’ARTE DI DISCERNERE

III PARTE

«PARTIRONO SENZA INDUGIO»

Una Chiesa giovane

CAPITOLO I. LA SINODALITÀ MISSIONARIA DELLA CHIESA CAPITOLO II. CAMMINARE INSIEME NEL QUOTIDIANO

CAPITOLO III. UN RINNOVATO SLANCIO MISSIONARIO CAPITOLO IV. FORMAZIONE INTEGRALE

CONCLUSIONE

INTRODUZIONE

L’evento sinodale che abbiamo vissuto

  1. 1. «Su tutti effonderò il mio Spirito; i vostri figli e le vostre figlie profeteranno, i vostri giovani avranno visioni e i vostri anziani faranno sogni» (At 2,17; Gl 3,1). È l’esperienza che abbiamo fatto in questo Sinodo, camminando insieme e ponendoci in ascolto della voce dello Spirito. Egli ci ha stupito con la ricchezza dei suoi doni, ci ha colmato del suo coraggio e della sua forza per portare al mondo la speranza.

Abbiamo camminato insieme, con il successore di Pietro, che ci ha confermato nella fede e ci ha  rinvigoriti  nell’entusiasmo  della  missione.  Pur  provenendo  da  contesti  molto  diversi  dal punto di vista culturale ed ecclesiale, abbiamo avvertito fin dall’inizio una sintonia spirituale,  un desiderio di dialogo e una vera empatia. Abbiamo lavorato insieme, condividendo ciò che ci stava più a cuore, comunicando le nostre preoccupazioni, non nascondendo le nostre fatiche. Tanti interventi  hanno  generato  in  noi  commozione  e  compassione  evangelica:  ci  siamo sentiti un solo  corpo  che  soffre  e  gioisce.  Vogliamo  condividere  con  tutti  l’esperienza  di  grazia  che abbiamo vissuto e trasmettere alle nostre Chiese e al mondo intero la gioia del Vangelo.

La presenza dei giovani ha segnato una novità: attraverso di loro è risuonata nel Sinodo la voce di tutta una generazione. Camminando con loro, pellegrini alla tomba di Pietro, abbiamo sperimentato che la vicinanza crea le condizioni perché la Chiesa sia spazio di dialogo e testimonianza di fraternità che affascina. La forza di questa esperienza supera ogni fatica e debolezza. Il Signore continua a ripeterci: Non temete, io sono con voi.

Il processo di preparazione

  1. 2. Abbiamo  tratto  grande  beneficio  dai  contributi  degli  Episcopati,  e  dall’apporto  di pastori,  religiosi,  laici,  esperti,  educatori  e  molti  altri.  Fin  dall’inizio  i  giovani  sono  stati coinvolti nel processo sinodale: il Questionario on line, tanti contributi personali e soprattutto  la Riunione presinodale ne sono il segno eloquen Il loro apporto è stato essenziale, come nel racconto dei pani e dei pesci: Gesù ha potuto compiere il miracolo grazie alla disponibilità di un ragazzo che ha offerto con generosità quanto aveva (cfr. Gv 6,8-11).

Tutti i contributi sono stati sintetizzati nell’Instrumentum laboris, che ha costitutito la solida base del confronto durante le settimane dell’Assemblea. Ora il Documento finale raccoglie il risultato di questo processo e lo rilancia verso il futuro: esprime ciò che i Padri sinodali hanno riconosciuto, interpretato e scelto alla luce della Parola di Dio.

Il Documento finale dell’Assemblea sinodale

  1. 3. È importante chiarire la relazione tra l’Instrumentum laboris e il Documento finale. Il primo è il quadro di riferimento unitario e sintetico emerso dai due anni di ascolto; il secondo è il frutto del discernimento realizzato e raccoglie i nuclei tematici generativi su cui i Padri sinodali si  sono  concentrati  con  particolare  intensità  e    Riconosciamo  quindi  la diversità e la complementarità di questi due testi.

Il presente Documento è offerto al Santo Padre (cfr. FRANCESCO, Episcopalis communio, n. 18; Istruzione, art. 35 §5) e anche a tutta la Chiesa come frutto di questo Sinodo. Poiché il percorso  sinodale  non  è  ancora  terminato  e  prevede  una  fase  attuativa  (cfr.  Episcopalis

communio, n. 19-21), il Documento finale sarà una mappa per orientare i prossimi passi che  la

Chiesa è chiamata a muovere.

*  Nel  presente  documento  con  il  termine  “Sinodo”  si  intende  di  volta  in  volta  l’intero

processo sinodale in atto oppure l’Assemblea generale svoltasi dal 3 al 28 ottobre 2018.

PROEMIO

Gesù cammina con i discepoli di Emmaus

  1. 4. Abbiamo  riconosciuto  nell’episodio  dei  discepoli  di  Emmaus  (cfr.  Lc  24,13-35)  un testo   paradigmatico   per   comprendere   la   missione   ecclesiale   in   relazione   alle   giovani generazioni. Questa pagina esprime bene ciò che abbiamo sperimentato al Sinodo e ciò che vorremmo  che  ogni  nostra  Chiesa  particolare  potesse  vivere  in  rapporto  ai  giovani.  Gesù cammina con i due discepoli che non hanno compreso il senso della sua vicenda e si stanno allontanando  da  Gerusalemme  e  dalla  comunità.  Per  stare  in  loro  compagnia,  percorre  la strada  con  lor  Li  interroga  e  si  mette  in  paziente  ascolto  della  loro  versione  dei  fatti  per aiutarli  a  riconoscere  quanto  stanno  vivendo.  Poi,  con  affetto  ed  energia,  annuncia  loro  la Parola,  conducendoli  a  interpretare  alla  luce  delle  Scritture  gli  eventi  che  hanno  vissuto.

Accetta l’invito a fermarsi presso di loro al calar della sera: entra nella loro notte. Nell’ascolto il loro cuore si riscalda e la loro mente si illumina, nella frazione del pane i loro occhi si  aprono. Sono loro stessi a scegliere di riprendere  senza indugio il cammino  in direzione opposta, per ritornare alla comunità, condividendo l’esperienza dell’incontro con il Risorto.

In  continuità  con  l’Instrumentum  laboris,  il  Documento  finale  è  distinto  in  tre  parti che vengono scandite da questo episodio. La prima parte è intitolata «Camminava con loro» (Lc

24,15) e cerca di illuminare ciò che i Padri sinodali hanno riconosciuto del contesto in cui i giovani  sono  inseriti,  evidenziandone  i  punti  di  forza  e  le  sfide.  La  seconda  parte,  «Si aprirono  loro  gli  occhi»  (Lc  24,31),  è  interpretativa e  fornisce alcune  chiavi  di  lettura fondamentali  del  tema  sinodale.  La  terza  parte,  intitolata  «Partirono  senza  indugio»  (Lc

24,33), raccoglie le scelte per una conversione spirituale, pastorale e missionaria.

I PARTE

«CAMMINAVA CON LORO»

  1. 5. «Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Emmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello  che  era  accaduto.  Mentre  conversavano  e  discutevano  insieme,  Gesù  in  persona  si avvicinò e camminava con loro» (Lc 24,13-15).

In questo passo l’evangelista fotografa il bisogno dei due viandanti di cercare un senso agli eventi che hanno vissuto. Viene sottolineato l’atteggiamento di Gesù che si mette in cammino con  loro.  Il  Risorto  desidera  fare  strada  insieme  a  ogni  giovane,  accogliendo  le  sue  attese, anche se deluse, e le sue speranze, anche se inadeguate. Gesù cammina, ascolta, condivide.

CAPITOLO I

UNA CHIESA IN ASCOLTO

Ascoltare e vedere con empatia

Il valore dell’ascolto

  1. 6. L’ascolto  è  un  incontro  di  libertà,  che  richiede  umiltà,  pazienza,  disponibilità  a comprendere, impegno a elaborare in modo nuovo le risposte. L’ascolto trasforma il cuore di coloro che lo vivono, soprattutto quando ci si pone in un atteggiamento interiore di sintonia e docilità allo Spirito. Non è quindi solo una raccolta di informazioni, né una strategia per raggiungere un obiettivo, ma è la forma in cui Dio stesso si rapporta al suo popolo. Dio infatti vede la miseria del suo popolo e  ne ascolta il lamento, si lascia toccare nell’intimo e scende  per liberarlo (cf Es 3,7-8). La Chiesa quindi, attraverso l’ascolto, entra nel movimento di Dio che,

nel Figlio, viene incontro a ogni essere umano.

I giovani desiderano essere ascoltati

  1. 7. I giovani sono chiamati a compiere continuamente scelte che orientano la loro esistenza; esprimono il desiderio di essere ascoltati, riconosciuti, accompagnat Molti  sperimentano come la  loro  voce  non  sia  ritenuta  interessante  e  utile  in  ambito  sociale  ed  ecclesiale.  In  vari contesti si registra una scarsa attenzione al loro grido, in particolare  a quello  dei  più  poveri e  sfruttati,  e  anche  la  mancanza  di  adulti  disponibili  e  capaci di ascoltare.

L’ascolto nella Chiesa

  1. 8. Non  mancano  nella  Chiesa  iniziative  ed  esperienze  consolidate  attraverso  le  quali  i giovani  possono  sperimentare  accoglienza,  ascolto  e  far  sentire  la  propria  v  Il  Sinodo riconosce però che non sempre la comunità ecclesiale sa rendere evidente l’atteggiamento che il Risorto ha avuto verso i discepoli di Emmaus, quando, prima di illuminarli con la Parola,  ha chiesto loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?» (Lc

24,17). Prevale talora la tendenza a fornire risposte preconfezionate e ricette pronte, senza lasciar emergere le domande giovanili nella loro novità e coglierne la provocazione.

L’ascolto rende possibile uno scambio di doni, in un contesto di empatia. Esso consente ai giovani di donare alla comunità il proprio apporto, aiutandola a cogliere sensibilità nuove e a porsi domande inedite. Allo stesso tempo pone le condizioni per un annuncio del Vangelo che raggiunga veramente il cuore, in modo incisivo e fecondo.

L’ascolto dei pastori e di laici qualificati

  1. 9. L’ascolto  costituisce  un  momento  qualificante  del  ministero  dei  pastori,  e  in  primo luogo dei vescovi, che però spesso si trovano oberati da molti impegni e faticano a trovare un tempo adeguato per questo indispensabile se Molti hanno rilevato la carenza di persone esperte  e  dedicate  all’accompagnamento.  Credere  al  valore  teologico  e  pastorale  dell’ascolto implica un ripensamento per rinnovare le forme con cui ordinariamente il ministero presbiterale si esprime e una verifica delle sue priorità. Inoltre il Sinodo riconosce la necessità  di  preparare consacrati e laici, uomini e donne, che siano qualificati per l’accompagnamento dei giovani. Il carisma dell’ascolto che lo Spirito Santo fa sorgere nelle comunità potrebbe anche ricevere una forma di riconoscimento istituzionale per il servizio ecclesiale.

Le diversità di contesti e culture

Un mondo al plurale

  1. La  composizione  stessa  del  Sinodo  ha  reso  visibile  la  presenza  e  l’apporto  delle diverse  regioni  del  mondo,  evidenziando  la  bellezza  di  essere  Chiesa  universale.  Pur  in  un contesto di globalizzazione crescente, i Padri sinodali hanno chiesto di mettere in evidenza le molte  differenze  tra  contesti  e  culture,  anche  all’interno  di  uno  stesso  Paese.  Esiste  una pluralità di mondi giovanili tanto che in alcuni Paesi si tende a utilizzare il termine “gioventù” al plurale. Inoltre la fascia di età considerata dal presente Sinodo (16-29 anni) non  rappresenta un insieme omogeneo, ma è composta di gruppi che vivono situazioni peculiari.

Tutte  queste differenze impattano  profondamente sull’esperienza concreta che i  giovani vivono: riguardano infatti le diverse fasi dell’età evolutiva, le forme dell’esperienza religiosa,  la struttura  della  famiglia  e  il  suo  rilievo  nella  trasmissione  della  fede,  i  rapporti intergenerazionali  –  come  ad  esempio  il  ruolo  degli  anziani  e  il  rispetto  loro  dovuto  –,  le modalità  di  partecipazione  alla  vita  sociale,  l’atteggiamento  verso  il  futuro,  la  questione ecumenica  e  interreligiosa.  Il  Sinodo  riconosce  e  accoglie  la  ricchezza  delle  diversità  delle culture e si pone al servizio della comunione dello Spirito.

Cambiamenti in atto

  1. Di particolare rilevanza è la differenza relativa alle dinamiche demografiche tra i Paesi ad alta natalità, in cui i giovani rappresentano una quota significativa e crescente della  popolazione, e quelli in cui il loro peso si va riducendo. Un’ulteriore differenza deriva dalla  storia, che rende

diversi  i  Paesi  e  i  continenti  di  antica  tradizione  cristiana,  la  cui  cultura  è  portatrice  di  una memoria da non disperdere, dai Paesi e continenti segnati invece da altre  tradizioni religiose e in cui il cristianesimo è una presenza minoritaria e talvolta recente. In altri  territori poi le comunità cristiane e i giovani che ne fanno parte sono oggetto di persecuzione.

Esclusione ed emarginazione

  1. Vi sono poi tra Paesi e all’interno di ciascuno di essi le differenze determinate dalla struttura  sociale  e  dalla  disponibilità  economica  che  separano,  talvolta  in  modo  molto  netto, coloro che hanno accesso a una quantità crescente di opportunità offerte dalla globalizzazione, da  quanti  invece  vivono  ai  margini  della  società  o  nel  mondo  rurale  e patiscono  gli  effetti di  forme  di  esclusione  e  scarto.  Vari  interventi  hanno  segnalato  la necessità che la Chiesa si schieri coraggiosamente dalla loro parte e partecipi alla costruzione di alternative che rimuovano esclusione  ed  emarginazione,  rafforzando  l’accoglienza,  l’accompagnamento  e  l’integrazione. Per questo è necessario prendere coscienza dell’indifferenza che segna la vita anche di molti cristiani, per superarla con l’approfondimento della dimensione sociale della fede.

Uomini e donne

  1. Non si può dimenticare la differenza tra uomini e donne con i loro doni peculiari, le specifiche sensibilità ed esperienze del mondo. Questa differenza può essere un ambito in cui nascono  forme  di  dominio,  esclusione  e  discriminazione  da  cui  tutte  le  società  e  la  Chiesa stessa hanno bisogno di liberarsi.

La Bibbia presenta l’uomo e la donna come partner uguali davanti a Dio (cfr. Gn 5,2):

ogni dominazione e discriminazione basata sul sesso offende la dignità umana. Essa presenta anche la differenza tra i sessi come un mistero tanto costitutivo dell’essere umano quanto irriducibile  a  stereotipi.  La  relazione  tra  uomo  e  donna  è  poi  compresa  nei  termini  di  una

vocazione a vivere insieme nella reciprocità e nel dialogo, nella comunione e nella fecondità (cfr. Gn  1,27-29;  2,21-25)  in  tutti  gli  ambiti  dell’esperienza  umana:  vita  di  coppia,  lavoro, educazione e altri ancora. Alla loro alleanza Dio ha affidato la terra.

La colonizzazione culturale

  1. Molti Padri sinodali provenienti da contesti non occidentali  segnalano come nei loro Paesi   la  globalizzazione   rechi  con   sé   autentiche   forme   di  colonizzazione  culturale,  che sradicano i giovani dalle appartenenze culturali e religiose da cui provengono. È necessario un impegno della Chiesa per accompagnarli in questo passaggio senza che smarriscano i tratti più preziosi della propria identità.

Diverse  appaiono  le  interpretazioni  del  processo  di  secolarizzazione.  Mentre  da  alcuni  è vissuto  come  una  preziosa  opportunità  per  purificarsi  da  una  religiosità  di  abitudine  oppure fondata su identità etniche e nazionali, per altri rappresenta un ostacolo alla trasmissione della fede. Nelle  società  secolari  assistiamo  anche  a  una  riscoperta  di  Dio  e  della  spiritualità.  Questo costituisce per la Chiesa uno stimolo a recuperare l’importanza dei dinamismi propri della fede, dell’annuncio e dell’accompagnamento pastorale.

Un primo sguardo alla Chiesa di oggi

L’impegno educativo della Chiesa

  1. Non sono poche le regioni in cui i giovani percepiscono la Chiesa come una presenza viva e coinvolgente, che risulta significativa anche per i loro coetanei non credenti o di altre religioni. Le istituzioni educative della Chiesa cercano di accogliere tutti i giovani, indipendentemente  dalle  loro  scelte  religiose,  provenienza  culturale  e  situazione  personale, familiare  o  sociale.  In  questo  modo  la  Chiesa  dà  un  apporto  fondamentale  all’educazione integrale dei giovani nelle più diverse parti del mondo. Ciò si realizza attraverso l’educazione nelle scuole di ogni ordine e grado e nei centri di formazione professionale, nei collegi e nelle università, ma anche nei centri giovanili e negli oratori; tale impegno si attua anche attraverso l’accoglienza di

rifugiati e profughi e il variegato impegno nel campo sociale. In tutte queste presenze la Chiesa unisce all’opera educativa e alla promozione umana la testimonianza e l’annuncio del Vangelo. Quando è ispirata al dialogo interculturale e interreligioso, l’azione educativa della Chiesa è apprezzata anche dai non cristiani come forma di autentica promozione umana.

Le attività della pastorale giovanile

  1. Nel cammino sinodale è emersa la necessità di qualificare vocazionalmente la pastorale giovanile, considerando tutti i giovani come destinatari della pastorale vocazionale.  Insieme  si anche  è  sottolineata  la  necessità  di  sviluppare  processi  pastorali  completi,  che  dall’infanzia portino alla vita adulta e inseriscano nella comunità cristiana. Si è anche constatato che diversi gruppi parrocchiali, movimenti e associazioni giovanili realizzano un  efficace processo di accompagnamento e di formazione dei giovani nella loro vita di fede.

La   Giornata   Mondiale   della   Gioventù   –   nata   da   una   profetica   intuizione   di   san

Giovanni Paolo II, il quale rimane un punto di riferimento anche per i giovani del terzo millennio

–, gli incontri nazionali e diocesani svolgono un ruolo importante nella vita di molti giovani perché offrono un’esperienza viva di fede e di comunione, che li aiuta ad affrontare le grandi sfide  della vita  e  ad  assumersi  responsabilmente il  loro  posto  nella  società  e  nella  comunità ecclesiale. Queste  convocazioni  possono  rimandare  così  all’accompagnamento  pastorale  ordinario  delle singole comunità, dove l’accoglienza del Vangelo deve essere approfondita e tradotta in scelte di vita.

Il peso della gestione amministrativa

  1. Molti Padri hanno fatto notare che il peso dei compiti amministrativi assorbe in modo eccessivo e a volte soffocante le energie di tanti pastori; questo rappresenta uno dei motivi che rendono difficile l’incontro con i giovani e il loro accompagnamento. Per rendere più evidente la priorità degli impegni pastorali e spirituali, i Padri sinodali insistono sulla necessità di ripensare le modalità concrete dell’esercizio del ministero.

La situazione delle parrocchie

  1. Pur  rimanendo  la  prima  e  principale  forma  dell’essere  Chiesa  nel  territorio,  diverse voci  hanno  indicato  come  la  parrocchia  fatichi  a  essere  un  luogo  rilevante  per  i  giovani  e come  sia  necessario  ripensarne  la  vocazione  missionaria.  La  sua  bassa  significatività  negli spazi  urbani,  la  poca  dinamicità  delle  proposte,  insieme  ai  cambiamenti  spazio-temporali degli stili di vita sollecitano un rinnovamento. Anche se vari sono i tentativi di innovazione, spesso il fiume della vita giovanile scorre ai margini della comunità, senza incontrarla.

L’iniziazione alla vita cristiana

  1. Molti   notano   come   i   percorsi   dell’iniziazione   cristiana   non   sempre   riescono   a introdurre  ragazzi,  adolescenti  e  giovani  alla  bellezza  dell’esperienza  di  fede.  Quando  la comunità  si  costituisce  come  luogo  di  comunione  e  come  vera  famiglia  dei  figli  di  Dio, esprime  una  forza  generativa  che  trasmette  la  fede;  dove  invece  essa  cede  alla  logica  della delega  e  prevale  l’organizzazione  burocratica,  l’iniziazione  cristiana  è  fraintesa  come  un corso  di istruzione religiosa  che di  solito  termina con  il sacramento  della Confermazione.  È quindi urgente ripensare a fondo l’impostazione della catechesi e il legame tra trasmissione familiare e comunitaria della fede, facendo leva sui processi di accompagnamento personali.

La formazione di seminaristi e consacrati

  1. I seminari e le case di formazione sono luoghi di grande importanza in cui i giovani chiamati al sacerdozio e alla vita consacrata approfondiscono la propria scelta vocazionale e maturano  nella  sequela.   Talora   questi   ambienti   non   tengono   adeguatamente   conto   delle esperienze precedenti dei candidati, sottovalutandone l’importanza. Ciò blocca la crescita della

persona e rischia di indurre l’assunzione di atteggiamenti formali, più che lo sviluppo dei doni di

Dio e la conversione profonda del cuore.

CAPITOLO II

TRE SNODI CRUCIALI

Le novità dell’ambiente digitale

Una realtà pervasiva

  1. L’ambiente digitale caratterizza il mondo contemporaneo. Larghe fasce dell’umanità  vi sono   immerse   in   maniera   ordinaria   e   continua.   Non   si   tratta   più   soltanto   di   «usare» strumenti  di  comunicazione,  ma  di  vivere  in  una  cultura  ampiamente  digitalizzata  che  ha impatti profondissimi sulla nozione di tempo e di spazio, sulla percezione di sé, degli altri e  del mondo, sul modo di comunicare, di apprendere, di informarsi, di entrare in relazione con  gli altri. Un approccio alla realtà che tende a privilegiare l’immagine rispetto all’ascolto e alla lettura influenza il modo di imparare e lo sviluppo del senso critico. È ormai chiaro che

«l’ambiente digitale non è un mondo parallelo o puramente virtuale, ma è parte della realtà quotidiana di molte persone, specialmente dei più giovani» (BENEDETTO XVI, Messaggio per la XLVII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali).

La rete delle opportunità

  1. Web e social network sono una piazza in cui i giovani trascorrono molto tempo e si incontrano  facilmente,  anche  se  non  tutti  vi  hanno  ugualmente  accesso,  in  particolare  in alcune  regioni  del  mondo.  Essi  costituiscono  comunque  una  straordinaria  opportunità  di dialogo,  incontro  e  scambio  tra  le  persone,  oltre  che  di  accesso  all’informazione  e  alla conoscenza. Inoltre, quello digitale è un contesto di partecipazione sociopolitica e di cittadinanza attiva,   e   può   facilitare   la   circolazione   di   informazione   indipendente   capace   di   tutelare efficacemente le persone più vulnerabili palesando le violazioni dei loro diritti. In molti Paesi web e social network rappresentano ormai un luogo irrinunciabile per raggiungere e coinvolgere i giovani, anche in iniziative e attività pastorali.

Il lato oscuro della rete

  1. L’ambiente digitale è anche un territorio di solitudine, manipolazione, sfruttamento e violenza, fino al caso estremo del dark web. I media digitali possono esporre al rischio di dipendenza, di isolamento e di progressiva perdita di contatto con la realtà concreta, ostacolando lo  sviluppo  di  relazioni  interpersonali  autentiche.  Nuove  forme  di  violenza  si  diffondono attraverso i social media, ad esempio il cyberbullismo; il web è anche un canale di diffusione della pornografia e di sfruttamento delle persone a scopo sessuale o tramite il gioco d’azzardo.

  1. Infine, operano nel mondo digitale giganteschi interessi economici, capaci di realizzare forme di controllo tanto sottili quanto invasive, creando meccanismi di manipolazione delle coscienze e del processo democratico. Il funzionamento di molte piattaforme finisce spesso per favorire l’incontro tra persone che la pensano allo stesso modo, ostacolando il confronto tra le differenze.  Questi  circuiti  chiusi  facilitano  la  diffusione  di  informazioni  e  notizie  false, fomentando pregiudizi e odio. La proliferazione delle fake news è espressione di una cultura che ha smarrito il senso della verità e piega i fatti a interessi particolari. La reputazione delle persone è messa a repentaglio tramite processi sommari on line. Il fenomeno riguarda anche la Chiesa e i suoi pastori.

I migranti come paradigma del nostro tempo

Un fenomeno pluriforme

  1. I fenomeni migratori rappresentano a livello mondiale un fenomeno strutturale e non un’emergenza   transitoria.   Le   migrazioni   possono   avvenire   all’interno   dello   stesso  Paese oppure  tra  Paesi  diversi.  La  preoccupazione  della  Chiesa  riguarda  in  particolare  coloro  che fuggono  dalla  guerra,  dalla  violenza,  dalla  persecuzione  politica  o  religiosa,  dai  disastri naturali  dovuti  anche  ai  cambiamenti  climatici  e  dalla  povertà  estrema:  molti  di  loro  sono giovani. In genere sono alla ricerca di opportunità per sé e per la propria famiglia. Sognano  un futuro migliore e desiderano creare le condizioni perché si realizzi.

Molti Padri sinodali hanno sottolineato che i migranti sono un “paradigma” capace di illuminare il nostro tempo e in particolare la condizione giovanile, e ci ricordano la condizione originaria della fede, ovvero quella di essere «stranieri e pellegrini sulla terra» (Eb  11,13).

Violenza e vulnerabilità

  1. Altri migranti partono attirati dalla cultura occidentale, nutrendo talvolta aspettative irrealistiche  che  li  espongono  a  pesanti  delusioni. Trafficanti  senza  scrupolo,  spesso  legati  ai cartelli  della  droga  e  delle  armi,  sfruttano  la  debolezza  dei migranti,  che  lungo  il  loro percorso troppo spesso incontrano la violenza, la tratta, l’abuso psicologico e anche fisico, e sofferenze indicibili. Va segnalata la particolare vulnerabilità dei migranti minori non accompagnati,  e  la  situazione  di  coloro  che  sono  costretti  a  passare  molti  anni  nei  campi profughi  o  che  rimangono  bloccati  a  lungo  nei  Paesi  di  transito,  senza  poter  proseguire  il corso  di  studi  né  esprimere  i  propri  talenti.  In  alcuni  Paesi  di  arrivo,  i  fenomeni  migratori suscitano  allarme  e  paure,  spesso  fomentate  e  sfruttate  a  fini  politici.  Si  diffonde  così  una mentalità  xenofoba,  di  chiusura  e  di  ripiegamento  su  se  stessi,  a  cui  occorre  reagire  con

decisione.

Storie di separazione e di incontro

  1. I giovani  che  migrano  sperimentano la  separazione dal proprio  contesto di origine e spesso anche uno sradicamento culturale e religioso. La frattura riguarda anche le comunità di origine,  che  perdono  gli  elementi  più  vigorosi  e  intraprendenti,  e  le  famiglie,  in  particolare quando migra uno o entrambi i genitori, lasciando i figli nel Paese di origine. La Chiesa ha un ruolo importante come riferimento per i giovani di queste famiglie spezzate. Ma quelle dei  migranti sono anche storie di incontro tra persone e tra culture: per le comunità e le società in cui arrivano sono una opportunità di arricchimento e di sviluppo umano integrale di tutti. Le iniziative di accoglienza  che  fanno  riferimento  alla  Chiesa  hanno  un  ruolo  importante  da  questo punto di vista, e possono rivitalizzare le comunità capaci di realizzarle.

Il ruolo profetico della Chiesa

  1. Grazie alla diversa provenienza dei  Padri, rispetto al tema dei  migranti il Sinodo ha visto  l’incontro  di  molte  prospettive,  in  particolare  tra  Paesi  di  partenza  e  Paesi  di  arrivo. Inoltre è risuonato il grido di allarme di quelle Chiese i cui membri sono costretti a scappare dalla guerra e dalla persecuzione e che vedono in queste migrazioni forzate una minaccia per la  loro stessa  esistenza.  Proprio  il  fatto  di  includere  al  suo  interno  tutte  queste  diverse prospettive mette la Chiesa in condizione di esercitare un ruolo profetico nei confronti della società sul tema delle migrazioni.

Riconoscere e reagire a tutti i tipi di abuso

Fare verità e chiedere perdono

  1. I diversi tipi di abuso compiuti da alcuni vescovi, sacerdoti, religiosi e laici provocano in coloro che ne sono vittime, tra cui molti giovani, sofferenze che possono durare tutta la vita e a cui nessun pentimento può porre rimedio. Tale fenomeno è diffuso nella società, tocca anche la Chiesa e rappresenta un serio ostacolo alla sua missione. Il Sinodo ribadisce il fermo  impegno

per  l’adozione  di  rigorose  misure  di  prevenzione  che  ne  impediscano  il  ripetersi, a partire dalla selezione e dalla formazione di coloro a cui saranno affidati compiti  di responsabilità ed educativi.

Andare alla radice

  1. Esistono  diversi  tipi  di  abuso:  di  potere,  economici,  di  coscienza,  sessuali.  Si  rende evidente il compito di sradicare le forme di esercizio dell’autorità su cui essi si innestano e di contrastare la mancanza di responsabilità e trasparenza con cui molti casi sono stati gestiti. Il desiderio  di  dominio,  la  mancanza  di  dialogo  e  di  trasparenza,  le  forme  di  doppia  vita,  il vuoto spirituale, nonché le fragilità psicologiche sono il terreno su cui prospera la corruzione. Il clericalismo, in particolare, «nasce da una visione elitaria ed escludente della vocazione, che interpreta  il  ministero  ricevuto  come  un  potere  da  esercitare  piuttosto  che  come  un servizio gratuito e generoso da offrire; e ciò conduce a ritenere di appartenere a un gruppo  che possiede tutte le risposte e non ha più bisogno di ascoltare e di imparare nulla, o fa finta di ascoltare» (FRANCESCO,  Discorso  alla  I  Congregazione  Generale  della  XV  Assemblea  Generale del Sinodo dei Vescovi, 3 ottobre 2018).

Gratitudine e incoraggiamento

  1. Il Sinodo esprime gratitudine verso coloro che hanno il coraggio di denunciare il male subìto: aiutano la Chiesa a prendere coscienza di quanto avvenuto e della necessità di reagire con decisione.  Apprezza  e  incoraggia  anche  l’impegno  sincero  di  innumerevoli  laiche  e  laici, sacerdoti, consacrati, consacrate e vescovi che ogni giorno si spendono con onestà e dedizione al servizio dei giovani. La loro opera è una foresta che cresce senza fare rumore. Anche molti tra i giovani   presenti   al   Sinodo   hanno   manifestato  gratitudine   per   coloro   da   cui   sono  stati accompagnati e ribadito il grande bisogno di figure di riferimento.

Il Signore Gesù, che mai abbandona la sua Chiesa, le offre la forza e gli strumenti per un nuovo cammino. Confermando la linea delle tempestive «azioni e sanzioni necessarie» (FRANCESCO,  Lettera  al  popolo  di  Dio,  20  agosto  2018,  n.  2)  e  consapevole  che  la misericordia esige la giustizia, il Sinodo riconosce che affrontare la questione degli abusi in tutti i suoi aspetti, anche con il prezioso aiuto dei giovani, può essere davvero un’opportunità per una riforma di portata epocale.

CAPITOLO III IDENTITÀ E RELAZIONI

Famiglia e rapporti intergenerazionali

La famiglia punto di riferimento privilegiato

  1. La famiglia continua a rappresentare il principale punto di riferimento per i giovani. I figli apprezzano l’amore e la cura da parte dei genitori, hanno a cuore i legami familiari e sperano di riuscire a formare a loro volta una famiglia. Indubbiamente l’aumento di separazioni, divorzi, seconde  unioni  e  famiglie  monoparentali  può  causare  nei  giovani  grandi   sofferenze  e  crisi d’identità.  Talora  devono farsi  carico  di responsabilità  che non  sono proporzionate alla loro età e li costringono a divenire adulti prima del tempo. I nonni offrono spesso un contributo decisivo nell’affetto e nell’educazione religiosa: con la loro saggezza sono un anello decisivo nel rapporto tra le generazioni.

L’importanza della maternità e della paternità

  1. Madri e padri hanno ruoli distinti ma ugualmente importanti come punti di riferimento nel formare i figli e trasmettere loro la fede. La figura materna continua ad avere un ruolo che  i giovani  ritengono  essenziale  per  la  loro  crescita,  anche  se  esso  non  è  sufficientemente riconosciuto sotto il profilo culturale, politico e lavorativo. Molti padri svolgono con dedizione il proprio ruolo, ma non possiamo nasconderci che, in alcuni contesti, la figura paterna risulta

assente o evanescente, e in altri oppressiva o autoritaria. Queste ambiguità si  riflettono anche

sull’esercizio della paternità spirituale.

I rapporti tra le generazioni

  1. Il  Sinodo  riconosce  la  dedizione  di  molti  genitori  ed  educatori  che  si  impegnano  a fondo  nella trasmissione  dei  valori,  nonostante le difficoltà  del  contesto  culturale.  In  diverse regioni, il ruolo degli anziani e la riverenza verso gli antenati sono un cardine dell’educazione e contribuiscono fortemente alla formazione dell’identità personale. Anche la famiglia estesa – che in alcune culture è la famiglia in senso proprio – gioca un ruolo importante. Alcuni  giovani però sentono le tradizioni familiari come opprimenti e ne fuggono sotto la spinta di una cultura globalizzata  che  a  volte  li  lascia  senza  punti  di  riferimento.  In  altre  parti  del mondo invece tra  giovani  e  adulti  non  vi  è  un  vero  e  proprio  conflitto  generazionale,  ma  una  reciproca estraneità.  Talora  gli  adulti  non  cercano  o  non  riescono  a  trasmettere  i  valori  fondanti

dell’esistenza  oppure  assumono  stili  giovanilistici,  rovesciando  il  rapporto  tra  le  generazioni. In questo modo la relazione tra giovani e adulti rischia di rimanere sul piano affettivo, senza toccare la dimensione educativa e culturale.

Giovani e radici culturali

  1. I giovani sono proiettati verso il futuro e affrontano la vita con energia e dinamismo. Sono però anche tentati di concentrarsi sulla fruizione del presente e talora tendono a dare poca attenzione alla memoria del passato da cui provengono, in particolare dei tanti doni loro trasmessi dai genitori, dai nonni, dal bagaglio culturale della società in cui vivono. Aiutare i  giovani a scoprire la ricchezza viva del passato, facendone memoria e servendosene per le proprie scelte e  possibilità,  è  un  vero  atto  di  amore  nei  loro  confronti  in  vista  della  loro  crescita e delle scelte che sono chiamati a compiere.

Amicizia e rapporti tra pari

  1. A fianco dei rapporti intergenerazionali non vanno dimenticati quelli tra coetanei, che rappresentano un’esperienza fondamentale di interazione e di progressiva emancipazione dal contesto familiare di origine. L’amicizia e il confronto, spesso anche in gruppi più o meno strutturati, offre l’opportunità di rafforzare competenze sociali e relazionali in un contesto in  cui non si è valutati e giudicati. L’esperienza di gruppo costituisce anche una grande risorsa per  la condivisione  della  fede  e  per  l’aiuto  reciproco  nella  testimonianza.  I  giovani  sono capaci di guidare altri giovani e di vivere un vero apostolato in mezzo ai propri amici.

Corpo e affettività

Cambiamenti in atto

  1. I giovani  riconoscono  al corpo e alla sessualità un’importanza  essenziale per la loro vita e nel percorso di crescita della loro identità, poiché imprescindibili per vivere l’amicizia e l’affettività.  Nel  mondo  contemporaneo  tuttavia  riscontriamo  fenomeni in  veloce evoluzione a loro riguardo. Anzitutto, gli sviluppi della scienza e delle tecnologie biomediche incidono fortemente sulla percezione del corpo, inducendo l’idea che sia modificabile senza limite. La capacità di intervenire sul DNA, la  possibilità di  inserire  elementi artificiali  nell’organismo (cyborg) e lo sviluppo delle neuroscienze costituiscono una grande risorsa,  ma sollevano allo stesso tempo interrogativi antropologici ed etici. Un’accoglienza acritica  dell’approccio tecnocratico al corpo indebolisce la coscienza della vita come dono e il senso  del limite della

creatura, che può sviarsi o essere strumentalizzata dai dinamismi economici e politici (cfr. FRANCESCO, Laudato si’, n. 106).

Inoltre  in  alcuni  contesti  giovanili  si  diffonde  il  fascino  per  comportamenti  a  rischio come  strumento  per  esplorare  se  stessi,  ricercare  emozioni  forti  e  ottenere  riconoscimento. Insieme  al  permanere  di  fenomeni  antichi,  come  la  sessualità  precoce,  la  promiscuità,  il turismo  sessuale, il culto esagerato dell’aspetto fisico, si constata oggi la diffusione pervasiva

della  pornografia  digitale  e  l’esibizione  del  proprio  corpo  on  line.  Tali  fenomeni,  a  cui  le nuove generazioni sono esposte, costituiscono un ostacolo per una serena maturazione. Essi indicano dinamiche sociali inedite, che influenzano le esperienze e le scelte personali, rendendole territorio di una sorta di colonizzazione ideologica.

La recezione degli insegnamenti morali della Chiesa

  1. È questo il contesto in cui le famiglie cristiane e le comunità ecclesiali cercano di far scoprire  ai  giovani  la  sessualità  come  un  grande  dono  abitato  dal  Mistero,  per  vivere  le relazioni secondo la logica del Vangelo. Non sempre però riescono a tradurre questo desiderio in una  adeguata  educazione  affettiva  e  sessuale,  che  non  si  limiti  a  interventi  sporadici  e occasionali. Dove questa educazione è stata realmente assunta come una scelta  propositiva, si notano risultati positivi che aiutano i giovani a cogliere il rapporto tra la loro adesione di fede in Gesù Cristo e il modo di vivere l’affettività e le relazioni interpersonali. Tali risultati sollecitano e incoraggiano a un maggiore investimento di energie ecclesiali in questo campo.

Le domande dei giovani

  1. La  Chiesa  ha  una  ricca  tradizione  su  cui  costruire  e  da  cui  proporre  il  proprio insegnamento su tale materia: per esempio il Catechismo della Chiesa Cattolica, la teologia del corpo sviluppata da san Giovanni Paolo II, l’Enciclica Deus caritas est di Benedetto XVI, l’Esortazione Apostolica Amoris laetitia di Francesco. Ma i giovani, anche quelli che conoscono e vivono tale insegnamento, esprimono il desiderio di ricevere dalla Chiesa una parola chiara, umana  ed  empatica.  Frequentemente  infatti  la  morale  sessuale  è  causa  di incomprensione e di allontanamento dalla Chiesa, in quanto è percepita come uno spazio di giudizio e di condanna. Di fronte ai cambiamenti sociali e dei modi di vivere l’affettività e la molteplicità delle prospettive etiche, i giovani si mostrano sensibili al valore dell’autenticità e  della dedizione, ma sono spesso

disorientati.  Essi  esprimono  più  particolarmente  un  esplicito  desiderio   di   confronto   sulle questioni relative alla differenza tra identità maschile e femminile, alla reciprocità tra uomini e donne, all’omosessualità.

Forme di vulnerabilità

Il mondo del lavoro

  1. Il mondo del lavoro resta un ambito in cui i giovani esprimono la loro creatività e la capacità di innovare. Al tempo stesso sperimentano forme di esclusione ed emarginazione. La prima e più grave è la disoccupazione giovanile, che in alcuni Paesi raggiunge livelli esorbitanti. Oltre a renderli poveri, la mancanza di lavoro recide nei giovani la capacità di  sognare  e  di sperare  e  li  priva  della  possibilità  di  dare  un  contributo  allo  sviluppo  della  società. In molti Paesi  questa  situazione  dipende  dal  fatto  che  alcune  fasce  di  popolazione  giovanile  sono sprovviste di adeguate capacità professionali, anche a causa dei deficit del sistema educativo e formativo.  Spesso  la precarietà  occupazionale  che affligge  i giovani risponde agli interessi economici che sfruttano il lavoro.

Violenza e persecuzioni

  1. Molti giovani vivono in contesti di guerra e subiscono la violenza in una innumerevole varietà di forme: rapimenti, estorsioni, criminalità organizzata, tratta di esseri umani, schiavi- tù e sfruttamento sessuale, stupri di guerra, ecc. Altri giovani, a causa della loro fede, faticano a trovare un  posto  nelle  loro  società  e  subiscono  vari  tipi  di  persecuzioni,  fino  alla  morte.  Numerosi sono  i  giovani  che,  per  costrizione  o  mancanza  di  alternative,  vivono  perpetrando  crimini  e violenze: bambini soldato, bande armate e criminali, traffico di droga, terrorismo, ecc. Questa violenza spezza molte giovani vite. Abusi e dipendenze, così come violenza e devianza sono tra le ragioni che portano i giovani in carcere, con una particolare incidenza in alcuni gruppi etnici e sociali. Tutte queste situazioni interrogano e interpellano la Chiesa.

Emarginazione e disagio sociale

  1. Ancor più numerosi nel mondo sono i giovani che patiscono forme di emarginazione ed esclusione   sociale,   per   ragioni   religiose,   etniche   o   economiche.   Ricordiamo   la   difficile situazione  di  adolescenti  e  giovani  che  restano  incinte  e  la  piaga  dell’aborto,  così  come  la diffusione dell’HIV, le diverse forme di dipendenza (droghe, azzardo, pornografia, ecc.) e la situazione dei bambini e ragazzi di strada, che mancano di casa, famiglia e risorse economiche; una particolare attenzione meritano i giovani carcerati. Vari interventi hanno sottolineato la necessità che la Chiesa valorizzi le capacità dei giovani esclusi e i contributi  che essi possono offrire alle comunità. Essa vuole schierarsi coraggiosamente dalla loro parte, accompagnandoli lungo percorsi di riappropriazione della propria dignità e di un ruolo nella  costruzione del bene

comune.

L’esperienza della sofferenza

  1. Contrariamente  a  un  diffuso  stereotipo,  anche  il  mondo  giovanile  è  profondamente segnato dall’esperienza della vulnerabilità, della disabilità,  della malattia e del dolore. In non pochi Paesi cresce, soprattutto tra i giovani, la diffusione di forme di malessere psicologico, depressione, malattia mentale e disordini alimentari, legati a vissuti di infelicità profonda o all’incapacità di trovare una collocazione all’interno della società; non va infine dimenticato il tragico fenomeno dei suicidi. I giovani che vivono queste diverse condizioni di disagio e le loro famiglie  contano  sul  sostegno  delle  comunità  cristiane,  che  però  non  sempre  sono adeguatamente attrezzate per accoglierli.

La risorsa della vulnerabilità

  1. Molte di queste  situazioni sono il prodotto della “cultura  dello  scarto”: i giovani ne sono tra le prime vittime. Tuttavia questa cultura può impregnare anche i giovani, le comunità cristiane e i loro responsabili, contribuendo così al degrado umano, sociale e ambientale che affligge il nostro mondo. Per la Chiesa si tratta di un appello alla conversione, alla solidarietà  e a una rinnovata azione educativa rendendosi presente in modo particolare in questi contesti di difficoltà.   Anche   i   giovani   che   vivono   in   queste   situazioni   hanno   risorse   preziose   da condividere con la comunità e ci insegnano a misurarci con il limite, aiutandoci a crescere in

umanità. È inesauribile la creatività con cui la comunità animata dalla gioia del Vangelo può diventare un’alternativa al disagio e alle situazioni di difficoltà. In questo modo la società può sperimentare che le pietre scartate dai costruttori possono diventare testate d’angolo (cfr.  Sal

118,22; Lc 20,17; At 4,11; 1Pt 2,4).

CAPITOLO IV ESSERE GIOVANI OGGI

Aspetti della cultura giovanile odierna

Originalità e specificità

  1. Le giovani generazioni sono portatrici di un approccio alla realtà con tratti specifici. I giovani  chiedono  di  essere  accolti  e  rispettati  nella  loro  originalità.  Tra  i  tratti  specifici  più evidenti  della  cultura  dei  giovani  sono  state  segnalate  la  preferenza  accordata  all’immagine rispetto ad altri linguaggi comunicativi, l’importanza di sensazioni ed emozioni come via di approccio  alla   realtà e  la   priorità  della  concretezza   e  dell’operatività  rispetto   all’analisi teorica.  Grande  importanza  rivestono  i  rapporti  di  amicizia  e  l’appartenenza  a  gruppi  di coetanei, coltivati anche grazie ai social media. I giovani sono generalmente portatori di una spontanea apertura nei confronti della diversità, che li rende attenti alle tematiche della pace, dell’inclusione  e  del  dialogo  tra  culture  e  religioni.  Numerose  esperienze  di  molte  parti  del mondo testimoniano che i giovani sanno essere pionieri di incontro e dialogo interculturale e interreligioso, nella prospettiva della convivenza pacifica.

Impegno e partecipazione sociale

  1. Anche se in forma differente rispetto alle generazioni passate, l’impegno sociale è un tratto  specifico  dei  giovani  d’oggi.  A  fianco  di  alcuni  indifferenti,  ve  ne  sono  molti  altri disponibili a impegnarsi in iniziative di volontariato, cittadinanza attiva e solidarietà sociale, da accompagnare e incoraggiare per far emergere i talenti, le competenze e la creatività dei giovani e  incentivare  l’assunzione  di  responsabilità  da  parte  loro.  L’impegno  sociale  e  il  contatto diretto con i poveri restano una occasione fondamentale di scoperta o approfondimento della fede e  di  discernimento  della  propria  vocazione.  Forte  e  diffusa  risulta  la  sensibilità  per  i  temi ecologici  e  della  sostenibilità,  che  l’enciclica  Laudato  si’  ha  saputo  catalizzare.   È   stata segnalata  anche  la  disponibilità  all’impegno  in  campo  politico  per  la  costruzione  del  bene comune, che non sempre la Chiesa ha saputo accompagnare offrendo opportunità di formazione e spazi di discernimento. Rispetto alla promozione della giustizia i giovani chiedono alla Chiesa un impegno deciso e coerente, che sradichi ogni connivenza con una mentalità mondana.

Arte, musica e sport

  1. Il Sinodo riconosce e apprezza l’importanza che i giovani danno all’espressione artistica in  tutte  le  sue  forme:  sono  molti  i  giovani  che  usano  in  questo  campo  i  talenti  ricevuti, promovendo la bellezza, la verità e la bontà, crescendo in umanità e nel rapporto con  Dio.  Per molti l’espressione artistica è anche un’autentica vocazione professionale. Non possiamo dimenticare che per secoli la “via della bellezza” è stata una delle modalità privilegiate di espressione della fede e di evangelizzazione.

Del tutto peculiare è l’importanza della musica, che rappresenta un vero e proprio ambiente in cui  i giovani sono costantemente immersi,  come pure  una cultura e un linguaggio  capaci  di

suscitare  emozioni  e  di  plasmare  l’identità.  Il  linguaggio  musicale  rappresenta  anche  una

risorsa pastorale, che interpella in particolare la liturgia e il suo rinnovamento. L’omologazione dei gusti in chiave commerciale rischia talvolta di compromettere il legame con le forme tradizionali di espressione musicale e anche liturgica.

Altrettanto significativo è il rilievo che tra i giovani assume la pratica sportiva, di cui la Chiesa non deve sottovalutare le potenzialità in chiave educativa e formativa,  mantenendo una  solida  presenza  al  suo  interno.  Il  mondo  dello  sport  ha  bisogno  di  essere  aiutato  a superare le ambiguità da cui è percorso, quali la mitizzazione dei campioni, l’asservimento a logiche  commerciali  e  l’ideologia  del  successo  a  ogni  costo.  In  questo  senso  si  ridadisce  il valore dell’accompagnamento e del sostegno dei disabili nella pratica sportiva.

Spiritualità e religiosità

I contesti religiosi diversi

  1. L’esperienza  religiosa  dei  giovani  è  fortemente  influenzata  dal  contesto  sociale  e culturale in cui vivono. In alcuni Paesi la fede cristiana è un’esperienza comunitaria forte e viva, che   i   giovani  condividono   con   gioia.  In   altre  regioni  di  antica  tradizione   cristiana   la maggioranza  della  popolazione  cattolica  non  vive  una  reale  appartenenza  alla  Chiesa;  non mancano  però  minoranze  creative  ed  esperienze  che  rivelano  una  rinascita  dell’interesse religioso,  come  reazione  a  una  visione  riduzionista  e  soffocante.  In  altri  luoghi  ancora  i cattolici, insieme con altre denominazioni cristiane, sono una minoranza, che conosce talora discriminazione e anche persecuzione. Vi sono infine contesti in cui vi è una crescita delle sette o di forme di religiosità alternativa; coloro che le seguono non di rado restano delusi e diventano avversi a tutto quanto è religioso. Se in alcune regioni i giovani non hanno la possibilità di esprimere pubblicamente la propria fede o non vedono riconosciuta la propria libertà religiosa,

altrove si sente il peso di scelte del passato – anche politiche –, che hanno minato la credibilità ecclesiale. Non è possibile parlare della religiosità dei giovani senza tenere presenti tutte queste differenze.

La ricerca religiosa

  1. In generale i giovani dichiarano di essere alla ricerca del senso della vita e dimostrano

interesse  per  la  spiritualità.  Tale  attenzione  però  si  configura  talora  come  una  ricerca  di benessere  piscologico  più  che  un’apertura  all’incontro  con  il  Mistero  del  Dio  vivente.  In particolare in alcune culture, molti ritengono la religione una questione privata e selezionano  da diverse   tradizioni   spirituali   gli   elementi   nei   quali   ritrovano   le   proprie   convinzioni.   Si diffonde  così  un  certo  sincretismo,  che  si  sviluppa  sul  presupposto  relativistico  che  tutte  le religioni siano uguali. L’adesione a una comunità di fede non è vista da tutti come la via di accesso privilegiata al senso della vita, ed è affiancata e talvolta rimpiazzata da ideologie o dalla ricerca di successo sul piano professionale ed economico, nella logica di un’autorealizzazione materiale.  Rimangono  vive  però  alcune  pratiche  consegnate  dalla  tradizione, come i pellegrinaggi  ai  santuari,  che  a  volte  coinvolgono  masse  di  giovani  molto   numerose,  ed espressioni della pietà popolare, spesso legate alla devozione a Maria e ai Santi, che custodiscono l’esperienza di fede di un popolo.

L’incontro con Gesù

  1. La stessa varietà si riscontra nel rapporto dei giovani con la figura di Gesù. Molti lo riconoscono come Salvatore e Figlio di Dio e spesso gli si sentono vicini attraverso Maria, sua madre  e  si  impegnano  in  un  cammino  di  fede.  Altri  non  hanno  con  Lui  una  relazione personale, ma lo considerano come un uomo buono e un riferimento etico. Altri ancora lo incontrano  attraverso  una  forte  esperienza  dello  Spirito.  Per  altri  invece  è  una  figura  del passato priva di rilevanza esistenziale o molto distante dall’esperienza umana.

Se  per  molti  giovani  Dio,  la  religione  e  la  Chiesa  appaiono  parole  vuote,  essi  sono sensibili alla figura di Gesù,  quando  viene  presentata in modo  attraente  ed  efficace. In tanti modi  anche i giovani di oggi ci dicono:  «Vogliamo vedere Gesù»  (Gv 12,21),  manifestando così quella sana inquietudine che caratterizza il cuore di ogni essere umano: «L’inquietudine della ricerca  spirituale,  l’inquietudine  dell’incontro  con  Dio,  l’inquietudine  dell’amore» (FRANCESCO, Santa Messa per l’inizio del Capitolo Generale dell’ordine di sant’Agostino,

28 agosto 2013).

Il desiderio di una liturgia viva

  1. In  diversi  contesti  i  giovani  cattolici  chiedono  proposte  di  preghiera  e  momenti sacramentali  capaci  di  intercettare  la  loro  vita  quotidiana,  in  una  liturgia  fresca,  autentica  e gioiosa.  In  tante  parti  del  mondo  l’esperienza  liturgica  è  la  risorsa  principale  per  l’identità cristiana e conosce una partecipazione ampia e convinta. I giovani vi riconoscono un momento privilegiato  di esperienza  di Dio  e  della  comunità  ecclesiale,  e  un punto  di  partenza  per  la missione. Altrove invece si assiste a un certo allontanamento dai sacramenti e dall’Eucaristia domenicale, percepita più come precetto morale che come felice incontro con il Signore  Risorto e   con   la   comunità.   In   generale   si   constata   che   anche   dove   si   offre   la  catechesi  sui sacramenti,  è  debole  l’accompagnamento  educativo  a  vivere  la  celebrazione  in  profondità, a entrare nella ricchezza misterica dei suoi simboli e dei suoi riti.

Partecipazione e protagonismo

I giovani desiderano protagonismo

  1. Di fronte alle contraddizioni della società, molti giovani desiderano mettere a frutto i propri talenti, competenze e creatività e sono disponibili ad assumersi responsabilità. Tra i temi che stanno loro maggiormente a cuore emergono la sostenibilità sociale e ambientale, le discriminazioni e il razzismo. Il coinvolgimento dei giovani segue spesso approcci inediti, sfruttando  anche  le  potenzialità  della  comunicazione  digitale  in  termini  di  mobilitazione  e pressione  politica:  diffusione  di  stili  di  vita  e  modelli  di  consumo  e  investimento  critici, solidali e attenti all’ambiente; nuove forme di impegno e di partecipazione nella società e nella

politica; nuove modalità di welfare a garanzia dei soggetti più deboli.

Le ragioni di una distanza

  1. Il  Sinodo  è  consapevole  che  un  numero  consistente  di  giovani,  per  le  ragioni  più diverse,  non  chiedono  nulla  alla  Chiesa  perché  non  la  ritengono  significativa  per  la  loro esistenza. Alcuni, anzi, chiedono espressamente di essere lasciati in pace, poiché sentono la sua presenza  come  fastidiosa  e  perfino  irritante.  Tale  richiesta spesso  non  nasce  da  un disprezzo acritico  e  impulsivo,  ma  affonda  le  radici  anche  in  ragioni  serie  e  rispettabili:  gli  scandali sessuali ed economici; l’impreparazione dei ministri ordinati che non sanno intercettare adeguatamente la sensibilità dei giovani; la scarsa cura nella preparazione dell’omelia e nella presentazione  della  Parola  di  Dio;  il  ruolo  passivo  assegnato  ai  giovani   all’interno  della comunità cristiana; la fatica della Chiesa di rendere ragione delle proprie posizioni dottrinali ed etiche di fronte alla società contemporanea.

I giovani nella Chiesa

  1. I giovani  cattolici non  sono  meramente  destinatari  dell’azione  pastorale,  ma  membra vive dell’unico corpo ecclesiale, battezzati in cui vive e agisce lo Spirito del Signore. Essi contribuiscono ad arricchire ciò che la Chiesa è, e non solo ciò che fa. Sono il suo presente e non solo il suo futuro. I giovani sono protagonisti in molte attività ecclesiali, in cui offrono generosamente  il  proprio  servizio,  in  particolare  con  l’animazione  della  catechesi  e  della liturgia, la cura dei più piccoli, il volontariato verso i poveri. Anche movimenti, associazioni e congregazioni   religiose   offrono   ai   giovani   opportunità   di   impegno   e   corresponsabilità. Talvolta  la  disponibilità  dei  giovani  incontra  un  certo  autoritarismo  e  sfiducia  di  adulti  e pastori, che non riconoscono a sufficienza la loro creatività e faticano a condividere le responsabilità.

Le donne nella Chiesa

  1. Emerge anche tra i giovani la richiesta che vi sia un maggiore riconoscimento e valorizzazione delle donne nella società e nella Chiesa. Molte donne svolgono un ruolo insostituibile  nelle  comunità  cristiane,  ma  in  molti  luoghi  si  fatica  a  dare  loro  spazio  nei processi decisionali, anche quando essi non richiedono specifiche responsabilità ministeriali. L’assenza  della  voce  e  dello  sguardo  femminile  impoverisce  il  dibattito  e  il  cammino  della Chiesa, sottraendo al discernimento un contributo prezioso. Il Sinodo raccomanda di rendere tutti più   consapevoli   dell’urgenza   di   un   ineludibile   cambiamento,   anche   a   partire   da   una

riflessione antropologica e teologica sulla reciprocità tra uomini e donne.

La missione dei giovani verso i loro coetanei

  1. In vari contesti vi sono gruppi di giovani, spesso espressione di associazioni e movimenti ecclesiali, che sono molto attivi nell’evangelizzazione dei loro coetanei grazie a una limpida testimonianza di vita, a un linguaggio accessibile e alla capacità di instaurare legami autentici di  amicizia.  Tale  apostolato  consente  di  portare  il  Vangelo  a  persone  che  difficilmente sarebbero  raggiunte  dalla  pastorale  giovanile ordinaria,  e  contribuisce  a  far maturare la stessa fede di coloro che vi si impegnano. Esso va dunque apprezzato, sostenuto,  accompagnato con saggezza e integrato nella vita delle comunità.

Desiderio di una comunità ecclesiale più autentica e fraterna

  1. I giovani chiedono che la Chiesa brilli per autenticità, esemplarità, competenza, corresponsabilità  e  solidità  culturale.  A  volte  questa  richiesta  suona  come  una  critica,  ma spesso assume la forma positiva di un impegno personale per una comunità fraterna, accogliente, gioiosa  e  impegnata  profeticamente  a  lottare  contro  l’ingiustizia  sociale.  Tra  le  attese  dei giovani spicca in particolare il desiderio che nella Chiesa si adotti uno stile di dialogo meno paternalistico e più schietto.

II PARTE

«SI APRIRONO LORO GLI OCCHI»

  1. «E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: “Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto”. Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la   benedizione,   lo   spezzò   e   lo   diede   loro.   Allora   si   aprirono   loro   gli   occhi   e   lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista» (Lc 24,27-31).

Dopo  averli  ascoltati,  il  Signore  rivolge  ai  due  viandanti  una  “parola”  incisiva  e decisiva,  autorevole e trasformante. Così, con dolcezza e fortezza, il Signore entra nella loro dimora, rimane con loro e condivide il pane della vita: è il segno eucaristico che permette ai due discepoli di aprire finalmente gli occhi.

Una nuova Pentecoste

L’azione dello Spirito Santo

  1. Lo Spirito Santo accende il cuore, apre gli occhi e suscita la fede dei due viandanti. Egli opera fin dall’inizio della creazione del mondo perché il progetto del Padre di ricapitolare ogni  cosa  in  Cristo  giunga  alla  sua  pienezza.  Agisce  in  ogni  tempo  e  in  ogni  luogo, nella varietà dei contesti e delle culture, suscitando anche in mezzo alle difficoltà e alle sofferenze l’impegno per la giustizia, la ricerca della verità, il coraggio della speranza. Per questo san Paolo afferma che «tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi» (Rm 8,22). Il desiderio di vita nell’amore e quella sana inquietudine che abita il cuore dei giovani sono parte del grande anelito di tutto il creato verso la pienezza della gioia.  In ognuno di loro, anche in quelli che non conoscono Cristo, lo Spirito Creatore agisce per condurli alla bellezza, alla bontà e alla verità.

Lo Spirito ringiovanisce la Chiesa

  1. La  giovinezza  è  un  periodo  originale  e  stimolante  della  vita,  che  Gesù  stesso  ha vissuto, santificandola. Il Messaggio ai giovani del Concilio Vaticano II (7 dicembre 1965) ha presentato  la  Chiesa  come  la  «vera  giovinezza  del  mondo»,  che  possiede  «la  capacità  di rallegrarsi per ciò che comincia, di darsi senza ritorno, di rinnovarsi e di ripartire per nuove conquiste». Con la loro freschezza e la loro fede i giovani contribuiscono a mostrare questo volto della Chiesa, in cui si rispecchia «il grande Vivente, il Cristo eternamente giovane». Non si tratta quindi di creare una nuova Chiesa per i giovani, ma piuttosto di riscoprire con loro la giovinezza della Chiesa, aprendoci alla grazia di una nuova Pentecoste.

Lo Spirito nella vita del credente

  1. La vocazione del cristiano è seguire Cristo passando attraverso le acque del Battesimo, ricevendo il sigillo della Confermazione e diventando nell’Eucaristia parte del suo Corpo:

«Viene  lo  Spirito  Santo,  il  fuoco  dopo  l’acqua  e  voi  diventate  pane,  cioè  corpo  di  Cristo» (Agostino, Discorso 227). Nel percorso dell’iniziazione cristiana è soprattutto la Confermazione che  consente  ai  credenti  di  rivivere  l’esperienza  pentecostale  di  una  nuova  effusione  dello Spirito per la crescita e la missione. È importante riscoprire la ricchezza di questo sacramento, coglierne il legame con la vocazione personale di ogni battezzato e con la teologia  dei  carismi, curarne   meglio   la   pastorale,   in   modo   che   non   diventi   un   momento   formale   e   poco significativo.  Ogni  cammino  vocazionale  ha  lo  Spirito  Santo  come  protagonista: Egli è il

“maestro interiore” da cui lasciarsi condurre.

Un’autentica esperienza di Dio

  1. La  prima  condizione  per  il  discernimento  vocazionale  nello  Spirito  è  un’autentica esperienza di fede nel Cristo morto e risorto, ricordando che essa «non è luce che dissipa tutte le nostre  tenebre,  ma  lampada  che  guida  nella  notte  i  nostri  passi,  e  questo  basta  per  il cammino» (FRANCESCO, Lumen fidei, n. 57). Nelle comunità cristiane talora rischiamo di proporre, al di là delle intenzioni,  un teismo  etico e terapeutico, che risponde al  bisogno di sicurezza  e  di  conforto  dell’essere  umano,  anziché  un  incontro  vivo  con  Dio  nella  luce  del Vangelo e nella forza dello Spirito. Se è vero che la vita è risvegliata solamente attraverso la vita, diviene chiaro che i giovani hanno bisogno di incontrare comunità cristiane radicate realmente nell’amicizia con Cristo, che ci guida al Padre nella comunione dello Spirito Santo.

CAPITOLO I

IL DONO DELLA GIOVINEZZA

Gesù giovane tra i giovani

La giovinezza di Gesù

  1. «Giovane tra  i  giovani  per  divenire  esempio  per  i  giovani  e  consacrarli  al  Signore» (IRENEO, Contro le eresie, II,22,4), Cristo ha santificato la giovinezza per il fatto stesso di averla vissuta. La narrazione biblica presenta un solo episodio della giovinezza di Gesù (cfr. Lc

2,41-52), che è stata vissuta senza clamore, nella semplicità e nella laboriosità di Nazareth, tanto da essere riconosciuto come «il carpentiere» (Mc 6,3) e «il figlio del carpentiere» (Mt 13,55).

Contemplando la sua vita possiamo cogliere al meglio la benedizione della giovinezza: Gesù  ha avuto una incondizionata fiducia nel Padre, ha curato l’amicizia con i suoi discepoli,

e  persino nei momenti di crisi vi è rimasto fedele. Ha manifestato una profonda compassione

nei confronti dei più deboli, specialmente i poveri, gli ammalati, i peccatori e gli esclusi. Ha avuto   il  coraggio   di  affrontare   le   autorità  religiose  e   politiche  del   suo  tempo;   ha  fatto l’esperienza di sentirsi incompreso e scartato; ha provato la paura della sofferenza e  conosciuto la fragilità della Passione; ha rivolto il proprio sguardo verso il futuro affidandosi  alle mani sicure del Padre e alla forza dello Spirito. In Gesù tutti i giovani possono ritrovarsi, con le loro paure e le  loro  speranze,  le  loro  incertezze  e  i  loro  sogni  e  a  Lui  si  possono  affidare. Sarà per loro fonte di ispirazione contemplare gli incontri di Gesù con i giovani.

Con lo sguardo del Signore

  1. L’ascolto di Cristo e la comunione con Lui consentono anche ai pastori e agli educatori di maturare una lettura sapiente di questa stagione della vita. Il Sinodo ha cercato di guardare i giovani  con  l’atteggiamento  di  Gesù,  per  discernere  nella loro  vita  i segni  dell’azione  dello Spirito. Crediamo infatti che anche oggi Dio parla alla Chiesa e al mondo attraverso i giovani, la loro creatività e il loro impegno, come pure le loro sofferenze e le loro richieste di aiuto. Con loro possiamo leggere più profeticamente la nostra epoca e riconoscere i segni dei tempi; per questo i giovani sono uno dei “luoghi teologici” in cui il Signore ci fa conoscere alcune delle sue attese e sfide per costruire il domani.

Caratteri dell’età giovanile

  1. La  giovinezza,  fase  dello  sviluppo  della  personalità,  è  marcata  da  sogni  che  vanno prendendo corpo, da relazioni che acquistano sempre più consistenza ed equilibrio, da tentativi e sperimentazioni, da scelte che costruiscono gradualmente un progetto di vita. In  questa stagione della vita i giovani sono chiamati a proiettarsi in avanti senza tagliare le radici, a costruire autonomia, ma non in solitudine. Il contesto sociale, economico, culturale, non sempre offre condizioni favorevoli. Molti giovani santi hanno fatto risplendere i lineamenti dell’età giovanile in tutta la loro bellezza e sono stati nella loro epoca veri profeti di cambiamento; il loro esempio mostra di che cosa siano capaci i giovani quando si aprono all’incontro con Cristo.

Anche i giovani con disabilità o segnati da malattie possono offrire un contributo prezioso.

Il Sinodo invita le comunità a far spazio a iniziative che li riconoscano e permettano loro di essere  protagonisti,  ad  esempio  con  l’uso  della  lingua  dei  segni  per  i  non  udenti,  itinerari catechistici opportunamente finalizzati, esperienze associative o di inserimento lavorativo.

La sana inquietudine dei giovani

  1. I giovani sono portatori di un’inquietudine che va prima di tutto accolta, rispettata e accompagnata, scommettendo con convinzione sulla loro libertà e responsabilità. La Chiesa  sa per esperienza che il loro contributo è fondamentale per il suo rinnovamento. I giovani, per certi aspetti, possono essere più avanti dei pastori. Il mattino di Pasqua il giovane Discepolo Amato è arrivato per primo al sepolcro, precedendo nella sua corsa Pietro appesantito dall’età e dal tradimento (cfr. Gv 20,1-10); allo stesso modo nella comunità cristiana il dinamismo giovanile è un’energia rinnovatrice per la Chiesa, perché la aiuta a scrollarsi di dosso pesantezze e lentezze e ad aprirsi al Risorto. Allo stesso tempo, l’atteggiamento del Discepolo Amato indica che è importante restare collegati con l’esperienza degli anziani, riconoscere il ruolo dei pastori e non andare avanti da soli. Si avrà così quella sinfonia di voci che è frutto dello Spirito.

I giovani feriti

  1. La vita dei giovani, come quella di tutti, è segnata anche da ferite. Sono le ferite delle sconfitte della propria storia, dei desideri frustrati, delle discriminazioni e ingiustizie subite, del non essersi sentiti amati o riconosciuti. Sono ferite del corpo e della psiche. Cristo, che ha accettato di attraversare la passione e la morte, attraverso la Sua croce si fa prossimo di tutti i giovani che soffrono. Ci sono poi le ferite morali, il peso dei propri errori, i sensi di colpa per aver sbagliato. Riconciliarsi con le proprie ferite è oggi più che mai condizione necessaria per una vita buona. La Chiesa è chiamata a sostenere tutti i giovani nelle loro prove e a promuovere azioni pastorali adeguate.

Diventare adulti

L’età delle scelte

  1. La  giovinezza  è  una  stagione  della  vita  che  deve  terminare,  per  fare  spazio  all’età adulta. Tale passaggio non avviene in modo puramente anagrafico, ma implica un cammino di maturazione, che non sempre è facilitato dall’ambiente in cui i giovani vivono. In molte regioni si è  infatti diffusa una  cultura del provvisorio che favorisce un prolungamento indefinito dell’adolescenza e il rimando delle decisioni; la paura del definitivo genera così  una sorta di paralisi decisionale. La giovinezza però non può restare un tempo sospeso: essa è l’età delle scelte e proprio  in  questo  consiste  il  suo  fascino  e il  suo compito  più grande.  I giovani prendono decisioni in ambito professionale, sociale, politico, e altre più radicali che daranno alla loro esistenza una configurazione determinante. È a proposito di queste ultime che si parla più precisamente di “scelte di vita”: è infatti la vita stessa, nella sua singolarità  irripetibile, che vi riceve orientamento definitivo.

L’esistenza sotto il segno della missione

  1. Papa Francesco invita i giovani a pensare la propria vita nell’orizzonte della missione:

«Tante volte, nella vita, perdiamo tempo a domandarci: “Ma chi sono io?”. Tu puoi domandarti

chi sei tu e fare tutta una vita cercando chi sei tu. Ma domandati: “Per chi sono io?”» (Discorso

nella  Veglia di  preghiera  in  preparazione  alla  Giornata  Mondiale  della gioventù, Basilica di

Santa Maria Maggiore, 8 aprile 2017). Questa affermazione illumina in modo profondo le scelte

di vita, perché sollecita ad assumerle nell’orizzonte liberante del dono di sé. È questa l’unica

strada per giungere a una felicità autentica e duratura!  Effettivamente «la missione al cuore del

popolo non è una parte della mia vita, o un ornamento che mi posso togliere, non è un’appendice, o

un momento tra i tanti dell’esistenza.  È qualcosa che non posso sradicare dal mio essere se non

voglio distruggermi.  Io sono una missione  su  questa  terra,  e  per  questo  mi  trovo  in  questo

mondo» (FRANCESCO, Evangelii gaudium, n. 273).

Una pedagogia capace di interpellare

  1. La missione è una bussola sicura per il cammino della vita, ma non è un “navigatore”, che  mostra  in  anticipo  tutto  il  percorso.  La  libertà  porta  sempre  con  sé  una  dimensione  di rischio  che  va  valorizzata  con  coraggio  e  accompagnata  con  gradualità  e  saggezza.  Molte pagine del Vangelo ci mostrano Gesù che invita a osare, a prendere il largo, a passare dalla logica dell’osservanza dei precetti a quella del dono generoso e incondizionato, senza nascondere l’esigenza di prendere su di sé la propria croce (cfr. Mt 16,24). Egli è radicale:

«dà tutto e chiede tutto: dà un amore totale e chiede un cuore indiviso» (FRANCESCO, Omelia del 14 ottobre 2018). Evitando di illudere i giovani con proposte minimali o soffocarli con un insieme di regole che danno del cristianesimo un’immagine riduttiva e moralistica, siamo chiamati a investire sulla loro audacia ed educarli ad assumersi le loro responsabilità, certi che anche l’errore, il fallimento e la crisi sono esperienze che possono rafforzare la loro umanità.

Il vero senso dell’autorità

  1. Per  compiere  un  vero  cammino  di  maturazione  i  giovani  hanno  bisogno  di  adulti autorevoli. Nel suo significato etimologico la auctoritas indica la capacità di far crescere; non esprime l’idea di un potere direttivo, ma di una vera forza generativa. Quando Gesù incontrava i giovani, in qualsiasi stato e condizione si trovassero,  persino se erano morti,  in  un  modo  o nell’altro  diceva loro: “Alzati!  Cresci!” E la sua parola realizzava quello  che diceva (cfr. Mc

5,41; Lc 7,14). Nell’episodio della guarigione dell’epilettico indemoniato (cfr.  Mc 9,14-29), che evoca tante forme di alienazione dei giovani di oggi, appare chiaro che la stretta della mano di Gesù non è per togliere la libertà ma per attivarla, per liberarla. Gesù  esercita pienamente la sua

autorità: non vuole altro che il crescere del giovane, senza alcuna  possessività, manipolazione e

seduzione.

Il legame con la famiglia

  1. La  famiglia  è  la  prima  comunità  di  fede  in  cui,  pur  tra  limiti  e  incompiutezze,  il giovane  sperimenta  l’amore  di  Dio  e  inizia  a  discernere  la  propria  vocazione. I  Sinodi precedenti,   e   la   successiva   Esortazione   Apostolica   Amoris   laetitia,   non   cessano   di sottolineare che la famiglia, in quanto Chiesa domestica, ha il compito di vivere la gioia del Vangelo  nella  vita  quotidiana  e  farne  partecipe  tutti  i  membri  secondo  la  loro  condizione, rimanendo aperti alla dimensione vocazionale e missionaria.

Non  sempre  però  le  famiglie  educano  i  figli  a  guardare  al  futuro  in  una  logica vocazionale. Talora la ricerca del prestigio sociale o del successo personale, l’ambizione dei genitori o la tendenza a determinare le scelte dei figli invadono lo spazio del discernimento e condizionano le decisioni. Il Sinodo riconosce la necessità di aiutare le famiglie ad assumere  in modo più chiaro una concezione della vita come vocazione. Il racconto evangelico di Gesù adolescente  (cfr.  Lc  2,41-52),  sottomesso  ai  genitori  ma  capace  di  staccarsi  da  loro  per occuparsi delle cose del Padre, può offrire luci preziose per impostare in modo evangelico le relazioni familiari.

Chiamati alla libertà

Il Vangelo della libertà

  1. La libertà è condizione essenziale per ogni autentica scelta di vita. Essa rischia però di essere fraintesa, anche perché non sempre adeguatamente presentata. La Chiesa stessa finisce per apparire a molti giovani come una istituzione che impone regole, divieti e obblighi. Cristo invece

«ci ha liberati per la libertà» (Gal 5,1), facendoci passare dal regime della Legge a quello dello Spirito. Alla luce del Vangelo, è opportuno oggi riconoscere con più chiarezza che la libertà è costitutivamente  relazionale  e  mostrare  che  le  passioni  e  le  emozioni  sono  rilevanti  nella misura in cui orientano verso l’autentico incontro con l’altro. Una tale prospettiva attesta con chiarezza che la vera libertà è comprensibile e possibile solamente in relazione alla verità (cfr. Gv

8,31-32) e soprattutto alla carità (cfr. 1Cor 13,1-13; Gal 5,13): la libertà è essere se stessi nel cuore

di un altro.

Una libertà responsoriale

  1. Attraverso la fraternità e la solidarietà vissute, specialmente con gli ultimi, i giovani scoprono  che  l’autentica  libertà  nasce  dal  sentirsi  accolti  e  cresce  nel  fare  spazio  all’altro. Fanno  un’esperienza  analoga  quando  si  impegnano  a  coltivare  la  sobrietà  o  il  rispetto dell’ambiente. L’esperienza del riconoscimento reciproco e dell’impegno condiviso li conduce a scoprire che il loro cuore è abitato da un appello silenzioso  all’amore che proviene  da  Dio. Diventa  così  più  facile  riconoscere  la  dimensione  trascendente  che  la  libertà  porta originariamente in sé e che a contatto con le esperienze più intense della vita – la nascita e la morte, l’amicizia  e  l’amore,  la colpa  e il perdono  –  viene più  chiaramente  risvegliata.  Sono proprio queste esperienze che aiutano a riconoscere che la natura della libertà è radicalmente

responsoriale.

La libertà e la fede

  1. Più  di  50  anni  fa,  san  Paolo  VI  introdusse  l’espressione  «dialogo  della  salvezza»  e interpretò la missione del Figlio nel mondo come espressione di una «formidabile domanda d’amore».  Aggiunse però  che  siamo  «liberi  di  corrispondervi  o  di  rifiutarla»  (cfr.  Ecclesiam suam, n. 77). In questa prospettiva, l’atto di fede personale appare come libero e liberante: sarà il  punto  di partenza  per  un’appropriazione  graduale dei  contenuti  della  fede.  La fede  quindi non costituisce un elemento che si aggiunge quasi dall’esterno alla libertà, ma compie  l’anelito della coscienza alla verità, al bene e alla bellezza, ritrovandoli pienamente in Gesù. La testimonianza di tanti giovani martiri del passato e del presente, risuonata con forza al Sinodo, è la prova più convincente che la fede rende liberi nei confronti delle potenze del mondo, delle sue ingiustizie e perfino di fronte alla morte.

La libertà ferita e redenta

  1. La  libertà  umana  è  segnata  dalle  ferite  del  peccato  personale  e  dalla  concupiscenza. Ma quando, grazie al perdono e alla misericordia, la persona prende coscienza degli ostacoli che la imprigionano, cresce in maturità e può impegnarsi con più lucidità nelle scelte definitive  della vita.  In  una  prospettiva  educativa,  è  importante  aiutare  i  giovani  a  non scoraggiarsi di fronte a errori e  fallimenti,  seppure  umilianti,  perché fanno parte integrante  del cammino verso una libertà più matura, cosciente della propria grandezza e debolezza.

Il male non ha però l’ultima parola: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio  unigenito»  (Gv  3,16).  Egli  ci  ha  amato  fino  alla  fine  e  ha  così  riscattato  la  nostra libertà. Morendo per noi sulla croce ha effuso lo Spirito, e «dove c’è lo Spirito del Signore c’è libertà» (2Cor 3,17): una libertà nuova, pasquale, che si compie nel dono quotidiano di sé.

CAPITOLO II

IL MISTERO DELLA VOCAZIONE

La ricerca della vocazione

Vocazione, viaggio e scoperta

  1. Il racconto della chiamata di Samuele (cfr. 1Sam 3,1-21) permette di cogliere i tratti fondamentali  del  discernimento: l’ascolto e  il  riconoscimento  dell’iniziativa  divina, un’esperienza  personale,  una  comprensione  progressiva,  un   accompagnamento   paziente  e rispettoso  del  mistero  in  atto,  una  destinazione  comunitaria.  La  vocazione  non  si  impone  a Samuele  come  un  destino  da  subire;  è  una  proposta  di  amore,  un  invio  missionario  in  una storia di quotidiana reciproca fiducia.

Come  per  il  giovane  Samuele,  così  per  ogni  uomo  e  ogni  donna  la  vocazione,  pur avendo  momenti forti e privilegiati, comporta un lungo viaggio. La Parola del Signore esige tempo  per essere intesa e interpretata; la missione a cui essa chiama si svela con gradualità. I

giovani  sono affascinati dall’avventura della scoperta progressiva di sé. Essi imparano volentieri dalle attività che svolgono, dagli incontri e dalle relazioni, mettendosi alla prova nel quotidiano. Hanno bisogno però di essere aiutati a raccogliere in unità le diverse esperienze e a leggerle in una prospettiva di fede, vincendo il rischio della dispersione e riconoscendo i segni con cui  Dio parla. Nella scoperta della vocazione, non tutto è subito chiaro, perché la fede «“vede” nella misura in cui cammina, in cui entra nello spazio aperto dalla Parola di Dio» (FRANCESCO, Lumen fidei, 9).

Vocazione, grazia e libertà

  1. Nel  corso  dei  secoli,  la  comprensione  teologica  del  mistero  della  vocazione  ha conosciuto accentuazioni diverse, a seconda del contesto sociale ed ecclesiale entro cui il tema è stato  elaborato. Va  in  ogni  caso riconosciuto il carattere  analogico  del termine “vocazione” e le molte dimensioni che connotano la realtà che esso designa. Questo conduce, di volta in volta, a mettere in evidenza singoli aspetti, con prospettive che non hanno sempre  saputo salvaguardare con  pari  equilibrio  la  complessità  dell’insieme.  Per  cogliere  in  profondità  il  mistero  della vocazione che trova in Dio la sua origine ultima, siamo dunque chiamati a purificare il nostro immaginario  e  il  nostro  linguaggio  religioso,  ritrovando  la   ricchezza  e  l’equilibrio  della narrazione biblica. L’intreccio tra la scelta divina e la libertà umana, in particolare, va pensato fuori da ogni determinismo e da ogni estrinsecismo. La vocazione  non  è  né  un  copione  già

scritto  che  l’essere  umano  dovrebbe  semplicemente  recitare  né  un’improvvisazione  teatrale senza traccia. Poiché Dio ci chiama a essere amici e non servi (cfr. Gv 15,13), le nostre scelte concorrono in modo reale al dispiegarsi storico del suo progetto di amore. L’economia della salvezza, d’altra parte, è un Mistero che ci supera infinitamente; per questo solo l’ascolto del Signore  può  svelarci  quale  parte  siamo  chiamati  ad  avere  in  essa.  Colta  in  questa  luce,  la vocazione appare realmente come un dono di grazia e di alleanza, come il segreto più bello e prezioso della nostra libertà.

Creazione e vocazione

  1. Affermando che tutte le cose sono state create per mezzo di Cristo e in vista di Lui (cfr. Col 1,16), la Scrittura orienta a leggere il mistero della vocazione come una realtà che segna la stessa creazione di Dio. Dio ha creato con la sua Parola che “chiama” all’essere e alla vita e poi “distingue” nel caos dell’indistinto, imprimendo al cosmo la bellezza dell’ordine e l’armonia della diversità. Se già san Paolo VI aveva affermato che «ogni vita è vocazione» (cfr. Populorum progressio, 15), Benedetto XVI ha insistito sul fatto che l’essere  umano  è  creato come  essere  dialogico:  la  Parola  creatrice  «chiama  ciascuno  in  termini personali,  rivelando così che la vita stessa è vocazione in rapporto a Dio» (cfr. Verbum Domini, 77).

Per una cultura vocazionale

  1. Parlare  dell’esistenza  umana  in  termini  vocazionali  consente  di  evidenziare  alcuni elementi che sono molto importanti per la crescita di un giovane: significa escludere che essa  sia determinata dal destino o frutto del caso, come anche che sia un bene privato da gestire in proprio. Se  nel  primo  caso  non  c’è  vocazione  perché  non  c’è  il  riconoscimento  di una destinazione degna dell’esistenza, nel secondo un essere umano pensato “senza legami” diventa “senza vocazione”. Per questo è importante creare le condizioni perché in tutte le comunità cristiane, a partire dalla coscienza battesimale dei loro membri, si sviluppi una vera e propria cultura vocazionale e un costante impegno di preghiera per le vocazioni.

La vocazione a seguire Gesù

Il fascino di Gesù

  1. Tanti giovani sono affascinati dalla figura di Gesù. La sua vita appare loro buona e bella, perchè povera e semplice, fatta di amicizie sincere e profonde, spesa per i fratelli con generosità, mai chiusa verso nessuno, ma sempre disponibile al dono. La vita di Gesù rimane

anche oggi profondamente attrattiva e ispirante; essa è per tutti i giovani una provocazione  che interpella. La Chiesa sa che ciò è dovuto al fatto che Gesù ha un legame profondo con  ogni essere umano perché «Cristo, che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del  suo  amore  svela  anche  pienamente  l’uomo  a  se  stesso  e  gli  manifesta  la  sua  altissima vocazione» (cfr. Gaudium et spes, n. 22).

Fede, vocazione e discepolato

  1. Di  fatto  Gesù  non  solo  ha  affascinato  con  la  sua  vita,  ma  ha  anche  chiamato esplicitamente alla fede. Egli ha incontrato uomini e donne che hanno riconosciuto nei suoi gesti e nelle sue parole il modo giusto di parlare di Dio e di rapportarsi con Lui, accedendo a quella fede che porta alla salvezza: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace!» (Lc 8,48). Altri che l’hanno incontrato sono stati invece chiamati a divenire suoi discepoli e testimoni. Egli non ha nascosto a chi vuol essere suo discepolo l’esigenza di prendere la propria croce ogni  giorno  e di   seguirlo   in   un   cammino   pasquale   di   morte   e   di   risurrezione.   La   fede  testimoniale continua a vivere nella Chiesa, segno e strumento di salvezza per tutti i popoli. L’appartenenza alla  comunità  di  Gesù  ha  sempre  conosciuto  diverse  forme  di  sequela.  La  gran  parte  dei discepoli  ha  vissuto  la  fede  nelle  condizioni  ordinarie  della  vita  quotidiana;  altri  invece,

comprese alcune figure femminili, hanno condiviso l’esistenza itinerante e profetica del Maestro (cfr. Lc 8,1-3); fin dall’inizio gli apostoli hanno avuto un ruolo particolare nella comunità e sono stati da lui associati al suo ministero di guida e di predicazione.

La Vergine Maria

  1. Tra tutte le figure bibliche che illustrano il mistero della vocazione va contemplata in modo  singolare  quella  di  Maria.  Giovane  donna  che  con  il  suo  “sì”  ha  reso  possibile l’Incarnazione  creando  le  condizioni  perché  ogni  altra   vocazione  ecclesiale  possa  essere generata, ella rimane la prima discepola di Gesù e il modello di ogni discepolato. Nel suo pellegrinaggio  di  fede,  Maria  ha  seguito  suo  Figlio  fino  ai  piedi  della  croce,  e,  dopo  la Resurrezione, ha accompagnato la Chiesa nascente a Pentecoste. Come madre e maestra misericordiosa continua ad accompagnare la Chiesa e a implorare lo Spirito che vivifica ogni vocazione. È quindi evidente che il “principio mariano” ha un ruolo eminente e illumina tutta  la vita della Chiesa nelle sue diverse manifestazioni. A fianco della Vergine, anche la figura  di

Giuseppe suo sposo costituisce un modello esemplare di risposta vocazionale.

Vocazione e vocazioni

Vocazione e missione della Chiesa

  1. Non è possibile intendere in pienezza il significato della vocazione battesimale se non si considera che essa è per tutti, nessuno escluso, una chiamata alla santità. Tale appello implica necessariamente   l’invito   a   partecipare   alla  missione  della  Chiesa,  che   ha   come   finalità fondamentale la comunione con Dio e tra tutte le persone. Le vocazioni ecclesiali sono infatti espressioni molteplici e articolate attraverso cui la Chiesa realizza la sua chiamata  a  essere  segno reale  del  Vangelo  accolto  in  una  comunità  fraterna.  Le  diverse  forme  di sequela di Cristo esprimono, ciascuna a modo proprio, la missione di testimoniare l’evento di  Gesù, nel quale ogni uomo e ogni donna trovano la salvezza.

La varietà dei carismi

  1. San Paolo ritorna più volte nelle sue lettere su questo tema, richiamando l’immagine della Chiesa come corpo costituito da varie membra e ponendo in risalto che ciascun membro  è necessario e allo stesso tempo relativo all’insieme, poiché solo l’unità di tutti rende il corpo vivente  e  armonico.  L’origine  di  questa  comunione  è  trovata  dall’Apostolo  nello  stesso mistero della Santissima Trinità: «Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività,  ma uno solo è Dio che opera tutto in tutti» (1Cor 12,4-6). Il Concilio Vaticano II e il successivo magistero  offrono

indicazioni  preziose  per  elaborare  una  corretta  teologia  dei  carismi  e  dei  ministeri  nella Chiesa, in modo da accogliere con riconoscenza e valorizzare con sapienza i doni di grazia che lo Spirito fa continuamente sorgere nella Chiesa per ringiovanirla.

Professione e vocazione

  1. Per molti giovani l’orientamento professionale è vissuto in un orizzonte vocazionale. Non di rado si rifiutano proposte di lavoro allettanti non in linea con i valori cristiani, e la scelta dei percorsi formativi viene fatta domandandosi come far fruttificare i talenti personali a servizio del Regno di Dio. Il lavoro è per molti occasione per riconoscere e valorizzare i doni ricevuti: in tal modo gli uomini e le donne partecipano attivamente al mistero trinitario della creazione, redenzione e santificazione.

La famiglia

  1. Le   due   recenti   Assemblee   sinodali   sulla   famiglia,   cui   è   seguita   l’Esortazione Apostolica Amoris Laetitia, hanno offerto un ricco contributo circa la vocazione della  famiglia nella Chiesa e l’apporto insostituibile che le famiglie sono chiamate a dare alla testimonianza del  Vangelo  attraverso  l’amore  reciproco,  la  generazione  e  l’educazione  dei  figli. Mentre si rimanda alla ricchezza emersa nei recenti documenti, si richiama l’importanza di riprenderne il messaggio per riscoprire e rendere comprensibile ai giovani la bellezza della vocazione nuziale.

La vita consacrata

  1. Il  dono  della  vita  consacrata,  nella  sua  forma  sia  contemplativa  sia  attiva,  che  lo Spirito  suscita  nella  Chiesa  ha  un  particolare  valore  profetico  in  quanto  è  testimonianza gioiosa della gratuità dell’amore. Quando le comunità religiose e le nuove fondazioni vivono autenticamente la fraternità esse diventano scuole di comunione, centri di preghiera e di contemplazione, luoghi di testimonianza di dialogo intergenerazionale e interculturale e spazi per l’evangelizzazione e la carità. La missione di molti consacrati e consacrate che si prendono cura degli ultimi nelle periferie del mondo manifesta concretamente la dedizione di  una  Chiesa  in uscita.     Se     in     alcune     regioni     sperimenta     la     riduzione     numerica     e     la     fatica dell’invecchiamento, la vita consacrata continua a essere feconda e creativa anche attraverso  la

corresponsabilità con tanti laici che condividono lo spirito e la missione dei diversi carismi.  La Chiesa e il mondo non possono fare a meno di questo dono vocazionale, che costituisce  una grande risorsa per il nostro tempo.

Il ministero ordinato

  1. La Chiesa ha sempre avuto una particolare cura per le vocazioni al ministero ordinato, nella  consapevolezza  che  quest’ultimo  è  un  elemento  costitutivo  della  sua  identità  ed  è necessario alla vita cristiana. Per tale ragione essa ha sempre coltivato un’attenzione specifica per la formazione e l’accompagnamento dei candidati al presbiterato. La preoccupazione di molte Chiese  per  il  loro  calo  numerico  rende  necessaria  una  rinnovata  riflessione  sulla  vocazione al  ministero  ordinato  e  su  una  pastorale  vocazionale  che  sappia  far  sentire  il fascino della persona di Gesù e della sua chiamata a divenire pastori del suo gregge. Anche la  vocazione  al diaconato  permanente  richiede  maggiore  attenzione,  perché costituisce  una risorsa di cui non si sono ancora sviluppate tutte le potenzialità.

La condizione dei “single”

  1. Il  Sinodo  ha   riflettutto  sulla   condizione   delle  persone  che   vivono  da   “single”, riconoscendo che con questo termine si possono indicare situazioni di vita molto diverse tra loro. Tale situazione può dipendere da molte ragioni, volontarie o involontarie, e da fattori culturali, religiosi, sociali. Essa può dunque esprimere una gamma di percorsi molto ampia. La Chiesa riconosce che tale condizione, assunta in una logica di fede e di dono, può divenire una delle molte

strade attraverso cui si attua la grazia del battesimo e si cammina verso quella santità a cui tutti siamo chiamati.

CAPITOLO III

LA MISSIONE DI ACCOMPAGNARE

La Chiesa che accompagna

Di fronte alle scelte

  1. Nel mondo contemporaneo, caratterizzato da un pluralismo sempre più evidente e da una  disponibilità  di  opzioni  sempre  più  ampia,  il  tema  delle  scelte  si  pone  con  particolare forza e a diversi livelli, soprattutto di fronte a itinerari di vita sempre meno lineari, caratterizzati da grande precarietà. Spesso infatti i giovani si muovono tra approcci estremi quanto ingenui: dal  considerarsi  in  balia  di  un  destino  già  scritto  e  inesorabile,  al  sentirsi sopraffatti  da  un astratto ideale di eccellenza, in un quadro di competizione sregolata e violenta.

Accompagnare per compiere scelte valide, stabili e ben fondate è quindi un servizio di cui si sente diffusamente la  necessità. Farsi presente, sostenere e accompagnare l’itinerario verso scelte autentiche è per la Chiesa un modo di esercitare la propria funzione materna generando alla libertà dei figli di Dio. Tale servizio non è altro che la continuazione del modo in cui il Dio di Gesù Cristo agisce nei confronti del suo popolo: attraverso una presenza costante e  cordiale, una prossimità dedita e amorevole e una tenerezza senza confini.

Spezzare insieme il pane

  1. Come   insegna   il   racconto   dei   discepoli   di   Emmaus,   accompagnare   richiede   la disponibilità a fare insieme un tratto di strada, stabilendo una relazione significativa. L’origine del  termine  “accompagnare”  rinvia  al  pane  spezzato  e  condiviso  (cum  pane),  con  tutta  la ricchezza simbolica umana e sacramentale di questo rimando. È dunque la comunità  nel  suo insieme  il  soggetto  primo  dell’accompagnamento,  proprio  perché  nel  suo  seno  si  sviluppa quella trama di relazioni che può sostenere la persona nel suo cammino e fornirle punti di riferimento e di orientamento. L’accompagnamento nella crescita umana e cristiana verso la vita adulta è una delle forme con cui la comunità si mostra capace di rinnovarsi e di  rinnovare il mondo.

L’Eucaristia è memoria viva dell’evento pasquale, luogo privilegiato dell’evangelizzazione e della trasmissione della fede in vista della missione. Nell’assemblea raccolta nella celebrazione eucaristica, l’esperienza di essere personalmente toccati, istruiti e guariti da Gesù accompagna ciascuno nel suo percorso di crescita personale.

Ambienti e ruoli

  1. Oltre    ai    membri    della    famiglia,    sono    chiamate    a    svolgere    un    ruolo    di accompagnamento tutte le persone significative nei diversi ambiti di vita dei giovani, come insegnanti,  animatori,  allenatori  e  altre  figure  di  riferimento,  anche  professionali.  Sacerdoti, religiosi e religiose, pur non avendo il monopolio dell’accompagnamento, hanno un compito specifico  che  scaturisce  dalla  loro  vocazione  e  che  devono  riscoprire,  come  richiesto  dai giovani  presenti all’Assemblea  sinodale,  a nome  di tanti altri.  L’esperienza  di alcune  Chiese esalta il ruolo dei catechisti come accompagnatori delle comunità cristiane e dei loro membri.

Accompagnare l’inserimento nella società

  1. L’accompagnamento non può limitarsi al percorso di crescita spirituale e alle pratiche della  vita  cristiana.  Altrettanto  fruttuoso  risulta  l’accompagnamento  lungo  il  percorso  di progressiva assunzione di responsabilità all’interno della società, ad esempio in ambito professionale o di impegno sociopolitico. In tal senso l’Assemblea sinodale raccomanda la valorizzazione della dottrina sociale della Chiesa. All’interno di società e di comunità ecclesiali

sempre più interculturali e multireligiose, è necessario un accompagnamento  specifico al rapporto con la diversità, che la valorizzi come arricchimento reciproco e possibilità di comunione fraterna, contro la duplice tentazione del ripiegamento identitario e del relativismo.

L’accompagnamento comunitario, di gruppo e personale

Una tensione feconda

  1. C’è   una   complementarità   costitutiva   tra   l’accompagnamento   personale   e   quello comunitario, che ogni spiritualità o sensibilità ecclesiale è chiamata ad articolare in maniera originale. Sarà soprattutto in alcuni momenti particolarmente delicati, ad esempio la fase del discernimento rispetto a scelte di vita fondamentali o l’attraversamento di momenti critici, che l’accompagnamento personale diretto risulterà particolarmente fecondo. Rimane comunque importante anche nella vita quotidiana come via per approfondire la relazione con il Signore.

Si   sottolinea   poi   l’urgenza   di   accompagnare   personalmente   seminaristi   e   giovani sacerdoti,  religiosi  in  formazione,  come  anche  le  coppie  nel  cammino  di  preparazione  al matrimonio e nei primi tempi dopo la celebrazione del sacramento, ispirandosi al catecumenato.

L’accompagnamento comunitario e di gruppo

  1. Gesù ha accompagnato il gruppo dei suoi discepoli condividendo con con loro la vita di ogni giorno. L’esperienza comunitaria mette in evidenza qualità e limiti di ogni persona e fa crescere la coscienza umile che senza la condivisione dei doni ricevuti per il bene di tutti non è possibile seguire il Signore.

Questa  esperienza  continua  nella  pratica  della  Chiesa,  che  vede  i  giovani  inseriti  in gruppi,   movimenti  e  associazioni  di  vario  genere,  in  cui  sperimentano  l’ambiente  caldo  e

accogliente e l’intensità di rapporti che desiderano. L’inserimento in realtà di questo tipo è di particolare importanza una volta completato il percorso dell’iniziazione cristiana, perché offre ai giovani  il  terreno  per  proseguire  la  maturazione  della  propria  vocazione  cristiana.  In  questi

ambienti va incoraggiata la presenza di pastori, così da garantire un accompagnamento adeguato.

Nei gruppi educatori e animatori rappresentano un punto di riferimento in termini di accompagnamento,  mentre  i  rapporti  di  amicizia  che  si  sviluppano  al  loro  interno costituiscono il terreno per un accompagnamento tra pari.

L’accompagnamento spirituale personale

  1. L’accompagnamento spirituale è un processo che intende aiutare la persona a integrare progressivamente  le  diverse  dimensioni  della  vita  per  seguire  il  Signore  Gesù.  In  questo processo  si   articolano  tre   istanze:   l’ascolto  della   vita,   l’incontro  con   Gesù   e  il   dialogo misterioso tra la libertà di Dio e quella della persona. Chi accompagna accoglie con pazienza, suscita le domande più vere e riconosce i segni dello Spirito nella risposta dei giovani.

Nell’accompagnamento  spirituale   personale   si  impara  a  riconoscere,  interpretare  e scegliere nella prospettiva della fede, in ascolto di quanto lo Spirito suggerisce all’interno della vita di ogni giorno (cfr. FRANCESCO, Evangelii gaudium, n. 169-173). Il carisma dell’accompagnamento  spirituale,  anche  nella  tradizione,  non  è  necessariamente  legato  al ministero  ordinato.  Mai  come  oggi  c’è  necessità  di  guide  spirituali,  padri  e  madri  con  una profonda esperienza di fede e di umanità  e non solo preparati intellettualmente. Il Sinodo si augura che vi sia una riscoperta in questo ambito anche della grande risorsa generativa della vita consacrata, in particolare quella femminile, e di laici, adulti e giovani, ben formati.

Accompagnamento e sacramento della Riconciliazione

  1. Il sacramento della Riconciliazione svolge un ruolo indispensabile per procedere nella vita  di  fede,  che  è  segnata  non  solo  dal  limite  e  dalla  fragilità,  ma  anche  dal  peccato.  Il ministero della Riconciliazione e l’accompagnamento spirituale devono essere opportunamente distinti perché hanno finalità e forme differenti. È pastoralmente opportuna una sana e saggia gradualità di percorsi penitenziali, con il coinvolgimento di una pluralità di figure educative, che

aiutino i giovani a leggere la propria vita morale, a maturare un corretto senso del peccato e soprattutto ad aprirsi alla gioia liberatrice della misericordia.

Un accompagnamento integrale

  1. Il Sinodo riconosce poi la necessità di promuovere un accompagnamento integrale, in cui gli  aspetti  spirituali  sono  ben  integrati  con  quelli  umani  e  sociali.   Come  spiega  papa Francesco,   «il   discernimento   spirituale   non   esclude   gli   apporti   delle   sapienze   umane, esistenziali,  psicologiche,  sociologiche  o  morali. Però  le  trascende»  (Gaudete  et  exsultate,  n.

170).  Si  tratta  di  elementi  da  cogliere  in  maniera  dinamica  e  nel  rispetto  delle  diverse spiritualità e culture, senza esclusioni e senza confusioni.

L’accompagnamento psicologico o psicoterapeutico, se aperto alla trascendenza, può rivelarsi  fondamentale   per   un   cammino   di   integrazione   della   personalità,   riaprendo   alla possibile  crescita vocazionale alcuni aspetti della personalità chiusi o bloccati. I giovani vivono tutta  la  ricchezza  e  la  fragilità  di  essere  un  “cantiere  aperto”.  L’elaborazione  psicologica potrebbe non solo aiutare a ripercorrere con pazienza la propria storia, ma anche riaprire domande per giungere a un equilibrio affettivo più stabile.

L’accompagnamento nella formazione al ministero ordinato e alla vita consacrata

  1. 100. Nell’accogliere i giovani nelle case di formazione o seminari è importante verificare un sufficiente radicamento in una comunità, una stabilità nelle relazioni di amicizia con i pari, nell’impegno di studio o di lavoro, nel contatto con la povertà e la soffere Nell’accompagnamento  spirituale  è  decisivo  iniziare  alla  preghiera  e  al  lavoro  interiore, imparando  il  discernimento  prima  di  tutto  nella  propria  vita,  anche  attraverso  forme  di rinuncia e di ascesi. Il celibato per il Regno (cfr. Mt 19,12) dovrebbe essere inteso come un dono da riconoscere e verificare nella libertà, gioia, gratuità e umiltà, prima dell’ammissione agli ordini o della prima professione. Il contributo della psicologia è da intendere come aiuto per la maturazione  affettiva  e  l’integrazione  della  personalità,  da  inserire  nell’itinerario   formativo

secondo la deontologia professionale e il rispetto della libertà effettiva di chi è in formazione. La figura del rettore o di chi è responsabile della formazione diventa sempre più importante per unificare il cammino formativo, per giungere a un discernimento realistico  consultando tutte le persone coinvolte nella formazione e per decidere rispetto all’eventualità di interrompere il cammino formativo aiutando a procedere in altra via vocazionale.

Terminata la fase iniziale della formazione, occorre assicurare la formazione permamente e l’accompagnamento di sacerdoti, consacrati e consacrate, soprattutto i più giovani. Questi si trovano spesso confrontati a sfide e responsabilità sproporzionate. Il compito di  accompagnarli spetta  non  solo  ad  appositi  delegati,  ma  deve  essere  esercitato  personalmente  da vescovi e superiori.

Accompagnatori di qualità

Chiamati ad accompagnare

  1. 101. In molti modi i giovani ci hanno chiesto di qualificare la figura degli accompagnatori. Il servizio dell’accompagnamento è un’autentica missione, che sollecita la disponibilità apostolica di chi lo compie. Come il diacono Filippo, l’accompagnatore è chiamato a  obbedire alla chiamata dello  Spirito  uscendo  e  abbandonando  il  recinto  delle  mura  di  Gerusalemme,  figura  della comunità cristiana, per dirigersi in un luogo deserto e inospitale, forse pericoloso, dove faticare per  rincorrere  un  carro.  Raggiuntolo,  deve  trovare  il  modo  di  entrare  in  relazione  con  il viaggiatore straniero, per suscitare una domanda che forse spontaneamente non sarebbe mai stata

formulata (cfr. At 8,26-40). In breve, accompagnare  richiede di mettersi a disposizione, dello Spirito del Signore e di chi è accompagnato, con tutte le proprie qualità e capacità, e poi avere il coraggio di farsi da parte con umiltà.

Il profilo dell’accompagnatore

  1. 102. Il buon accompagnatore è una persona equilibrata, di ascolto, di fede e di preghiera, che si è misurata con le proprie debolezze e fragilità. Per questo sa essere accogliente verso i giovani  che  accompagna,  senza  moralismi  e  senza  false  indulgenze.  Quando  è  necessario  sa offrire anche la parola della correzione frater

La   consapevolezza   che   accompagnare   è   una   missione   che   richiede   un   profondo radicamento nella vita spirituale lo aiuterà a mantenersi libero nei confronti dei giovani che accompagna:  rispetterà l’esito del loro percorso, sostenendoli con la preghiera e gioendo dei frutti che lo Spirito produce in coloro che gli aprono il cuore, senza cercare di imporre la propria volontà  e  le  proprie  preferenze.  Ugualmente  sarà  capace  di  mettersi  al  servizio,  anziché occupare il centro della scena e assumere atteggiamenti possessivi e manipolatori che creano dipendenza e non libertà nelle persone. Questo profondo rispetto sarà anche la migliore garanzia contro i rischi di plagio e di abusi di ogni genere.

L’importanza della formazione

  1. 103. Per  poter  svolgere  il  proprio  servizio,  l’accompagnatore  avrà  bisogno  di  coltivare  la propria  vita  spirituale,  alimentando  il  rapporto  che  lo  lega  a  Colui  che  gli  ha  assegnato  la missione. Allo stesso tempo avrà bisogno di sentire il sostegno della comunità ecclesiale di cui fa      Sarà   importante   che   riceva   una   formazione   specifica   per   questo   particolare ministero e che possa beneficiare a sua volta di accompagnamento e di supervisione.

Va infine ricordato che tratti caratterizzanti del nostro essere Chiesa che raccolgono un grande apprezzamento dei giovani sono la disponibilità e la capacità di lavorare in équipe: in tal modo  si  è  maggiormente  significativi,  efficaci  e  incisivi  nella  formazione  dei  giovani.  Tale

competenza  nel  lavoro  comunitario  richiede  la  maturazione  di  virtù  relazionali  specifiche:  la

disciplina dell’ascolto e la capacità di fare spazio all’altro, la prontezza nel perdono e la disponibilità a mettersi in gioco secondo una vera e propria spiritualità di comunione.

CAPITOLO IV

L’ARTE DI DISCERNERE

La Chiesa, ambiente per discernere

Una costellazione di significati nella varietà delle tradizioni spirituali

  1. 104. L’accompagnamento vocazionale è dimensione fondamentale di un processo di discernimento da parte della persona che è chiamata a sceglie Il termine “discernimento” è usato in   una   pluralità   di   accezioni,   pur   collegate   tra   di   loro.  In   un   senso   più   generale, discernimento indica il processo in cui si prendono decisioni importanti; in un secondo senso, più proprio della tradizione cristiana e su cui ci soffermeremo particolarmente, corrisponde alla dinamica   spirituale   attraverso   cui   una   persona,   un   gruppo   o   una   comunità   cercano   di riconoscere e di accogliere la volontà di Dio nel concreto della loro situazione: «Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono» (1Ts 5,21). In quanto attenzione a riconoscere la voce  dello Spirito e ad accogliere la sua chiamata, il discernimento è una dimensione essenziale dello stile di vita di Gesù, un atteggiamento di fondo ben più che un atto puntuale.

Lungo la storia della Chiesa le diverse spiritualità hanno affrontato il tema del discernimento, con diverse accentuazioni anche in rapporto alle diverse sensibilità carismatiche ed epoche storiche. Durante il Sinodo abbiamo riconosciuto alcuni elementi comuni, che non eliminano  la  diversità dei linguaggi: la presenza di Dio nella vita e nella storia di ogni persona; la possibilità di riconoscerne l’azione; il ruolo della preghiera, della vita sacramentale e dell’ascesi; il confronto

continuo  con  le  esigenze  della  Parola  di  Dio;  la  libertà  rispetto  a  certezze  acquisite;  la verifica  costante  con  la  vita  quotidiana; l’importanza  di  un accompagnamento adeguato.

Il rimando costitutivo alla Parola e alla Chiesa

  1. 105. In quanto  «atteggiamento interiore che si radica in un atto di fede» (FRANCESCO,

Discorso alla 1ª Congregazione Generale della XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei

Vescovi, 3 ottobre 2018), il discernimento rimanda costitutivamente alla Chiesa, la cui missione è fare sì che ogni uomo e ogni donna incontrino quel Signore che è già all’opera nella loro vita e nel loro cuore.

Il contesto della comunità ecclesiale favorisce un clima di fiducia e di libertà nella ricerca della propria vocazione in un ambiente di raccoglimento e di preghiera; offre opportunità concrete per la  rilettura della propria storia  e la scoperta  dei propri doni e delle proprie vulnerabilità alla luce della Parola di Dio; consente di confrontarsi con testimoni che incarnano diverse opzioni di vita. Anche l’incontro con i poveri sollecita l’approfondimento di quanto è essenziale nell’esistenza,   mentre   i   Sacramenti   –   in   particolare   l’Eucaristia   e   la   Riconciliazione   – alimentano e sostengono chi si incammina alla scoperta della volontà di Dio.

L’orizzonte comunitario è sempre implicato in ogni discernimento, mai riducibile alla sola dimensione individuale. Al tempo stesso ogni discernimento personale interpella la comunità, sollecitandola a mettersi in ascolto di ciò che lo Spirito le suggerisce attraverso l’esperienza spirituale dei suoi membri: come ogni credente, anche la Chiesa è sempre in discernimento.

La coscienza in discernimento

Dio parla al cuore

  1. 106. Il discernimento richiama l’attenzione a quanto avviene nel cuore di ogni uomo e di ogni Nei testi biblici si impiega il termine “cuore” per indicare il punto centrale dell’interiorità  della  persona,  dove  l’ascolto  della  Parola  che  Dio  costantemente  le  rivolge diviene criterio di valutazione della vita e delle scelte (cfr. Sal 139). La Bibbia considera la dimensione  personale,  ma  allo  stesso  tempo  sottolinea  quella  comunitaria.  Anche  il  “cuore nuovo” promesso dai profeti non è un dono individuale, ma riguarda tutto Israele, nella cui tradizione e storia salvifica il credente è inserito (cfr. Ez 36,26-27). I Vangeli proseguono sulla stessa linea: Gesù insiste sull’importanza dell’interiorità e pone nel cuore il centro della  vita morale (cfr. Mt 15,18-20).

L’idea cristiana di coscienza

  1. 107. L’apostolo Paolo arricchisce quanto la tradizione biblica ha elaborato a proposito del cuore  mettendolo  in  relazione  con  il  termine  “coscienza”,  che  assume  dalla  cultura  del  suo tem È nella coscienza che si coglie il frutto dell’incontro e della comunione con il Cristo: una trasformazione  salvifica  e  l’accoglienza  di  una  nuova  libertà.  La  tradizione  cristiana insiste sulla coscienza come luogo privilegiato di un’intimità speciale con Dio e di incontro  con Lui, in cui la Sua voce si fa presente: «La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli  è  solo  con  Dio,  la  cui  voce  risuona  nell’intimità»  (Gaudium  et  spes,  n.  16).   Questa coscienza  non  coincide  con  il  sentire  immediato  e  superficiale,  né  con  una “consapevolezza di sé”: attesta una presenza trascendente, che ciascuno ritrova nella propria interiorità, ma di cui non dispone.

La formazione della coscienza

  1. 108. Formare la coscienza è il cammino di tutta la vita in cui si impara a nutrire gli stessi sentimenti di Gesù Cristo assumendo i criteri delle sue scelte e le intenzioni del suo agire (cfr. Fil

2,5).   Per   raggiungere   la   dimensione   più   profonda   della   coscienza,   secondo   la   visione cristiana, è importante una cura per l’interiorità che comprende anzitutto tempi di silenzio, di contemplazione orante e di ascolto della Parola, il sostegno della pratica sacramentale e dell’insegnamento   della  Chiesa.  Inoltre  occorre  una  pratica  abituale  del  bene,  verificata

nell’esame della coscienza: un esercizio in cui non si tratta solo di identificare i peccati, ma anche  di  riconoscere  l’opera  di  Dio  nella  propria  esperienza  quotidiana,  nelle  vicende  della storia e delle culture in cui si è inseriti, nella testimonianza di tanti altri uomini e donne che ci hanno preceduto o ci accompagnano con la loro saggezza. Tutto ciò aiuta a crescere nella virtù

della  prudenza,  articolando  l’orientamento  globale  dell’esistenza  con  le  scelte  concrete,  nella

serena  consapevolezza  dei  propri  doni  e  dei  propri  limiti.  Il  giovane  Salomone  ha chiesto

questo dono più di ogni altra cosa (cfr. 1Re 3,9).

La coscienza ecclesiale

  1. 109. La coscienza di ogni credente nella sua dimensione più personale è sempre in relazione con la coscienza eccles È solo attraverso la mediazione della Chiesa e della sua tradizione di fede  che  possiamo  accedere  all’autentico  volto  di  Dio  che  si  rivela  in  Gesù   Cristo.  Il discernimento spirituale si presenta quindi come il sincero lavoro della coscienza, nel proprio impegno di conoscere il bene possibile in base a cui decidersi responsabilmente nel corretto esercizio  della ragione pratica, all’interno e  alla luce  della relazione personale con il Signore Gesù.

La pratica del discernimento

La familiarità con il Signore

  1. 110. In quanto incontro con il Signore che si rende presente nell’intimità del cuore, il discernimento  può  essere  compreso  come  autentica  forma  di  preghiera.  Per  questo  richiede tempi adeguati di raccoglimento, sia nella regolarità della vita quotidiana, sia in momenti privilegiati, come ritiri, corsi di esercizi spirituali, pellegrinaggi, Un serio discernimento si nutre di tutte le occasioni di incontro con il Signore e di approfondimento della familiarità con Lui, nelle diverse forme con cui si rende presente: i Sacramenti, e in particolare l’Eucaristia e la Riconciliazione;   l’ascolto   e   la   meditazione   della   Parola   di   Dio,   la   Lectio   divina  nella comunità; l’esperienza fraterna della vita comune; l’incontro con i poveri con cui il Signore Gesù si identifica.

Le disposizioni del cuore

  1. 111. Aprirsi  all’ascolto  della  voce  dello  Spirito  richiede  precise  disposizioni  interiori:  la prima  è  l’attenzione  del  cuore,  favorita  da  un  silenzio  e  da  uno  svuotamento  che  richiede un’ascesi.  Altrettanto  fondamentali  sono  la  consapevolezza,  l’accettazione  di  sé  e  il pentimento, uniti alla disponibilità di mettere ordine nella propria vita, abbandonando quello che dovesse rivelarsi di ostacolo, e riacquistare la libertà interiore necessaria per fare scelte guidate soltanto  dallo  Spirito    Un  buon  discernimento  richiede  anche  attenzione  ai movimenti del  proprio  cuore,  crescendo  nella  capacità  di  riconoscerli  e  dar  loro  un  nome.  Infine,  il

discernimento richiede il coraggio di impegnarsi nella lotta spirituale, poiché non mancheranno di manifestarsi tentazioni e ostacoli che il Maligno pone sul nostro cammino.

Il dialogo di accompagnamento

  1. 112. Le diverse tradizioni spirituali concordano sul fatto che un buon discernimento richieda un regolare confronto con una guida spiritua Portare a parola in maniera autentica e personale i propri  vissuti  ne  favorisce  il  chiarimento.  Al  tempo  stesso  l’accompagnatore  assume  una funzione  essenziale  di  confronto  esterno,  facendosi  mediatore  della  presenza  materna  della Chiesa.  Si tratta  di una delicata funzione di cui si è trattato nel capitolo precedente.

La decisione e la conferma

  1. 113. Il  discernimento  come  dimensione  dello  stile  di  vita  di  Gesù  e  dei  suoi  discepoli permette  processi  concreti  che  puntano  a  uscire  dall’indeterminatezza  assumendo  la responsabilità delle decision I processi di discernimento non possono quindi durare indefinitamente, sia nei casi di percorsi personali, sia in quelli comunitari e istituzionali. Alla decisione segue una fase altrettanto fondamentale di attuazione e di verifica nella vita quotidiana. Sarà quindi indispensabile proseguire in una fase di attento ascolto delle  risonanze interiori per cogliere la voce dello Spirito. Il confronto con la concretezza riveste una specifica importanza in

questa fase. In particolare varie tradizioni spirituali segnalano il  valore della vita fraterna e del servizio ai poveri come banco di prova delle decisioni assunte  e come luogo in cui la persona

rivela pienamente se stessa.

III PARTE

«PARTIRONO SENZA INDUGIO»

  1. 114. «Ed essi dissero l’un l’altro: “Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?”. Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: “Davvero  il Signore  è risorto ed  è  apparso a Simone!”.  Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il  pane» (Lc

24,32-35).

Dall’ascolto  della  Parola  si  passa  alla  gioia  di  un  incontro  che  riempie  il  cuore,  dà senso all’esistenza e infonde energia nuova. I volti si illuminano e il cammino riprende vigore: è la luce  e  la  forza  della  risposta  vocazionale  che  si  fa  missione  verso  la  comunità  e  il  mondo intero.  Senza  indugio  e  senza  paura  i  discepoli  ritornano  sui  loro  passi  per  raggiungere  i fratelli e testimoniare il loro incontro con Gesù risorto.

Una Chiesa giovane

Un’icona di risurrezione

  1. 115. In continuità con l’ispirazione pasquale di Emmaus, l’icona di Maria Maddalena (cf Gv

20,1-18) illumina il cammino che la Chiesa vuole compiere con e per i giovani come frutto di

questo Sinodo: un cammino di risurrezione che conduce all’annuncio e alla  missione.  Abitata da  un  profondo  desiderio  del  Signore,  sfidando  il  buio  della  notte  la Maddalena corre da Pietro  e  dall’altro  discepolo;  il  suo  movimento  innesca  il  loro,  la  sua  dedizione femminile anticipa il cammino degli apostoli e apre loro la strada. All’alba di quel giorno, il primo della settimana, giunge la sorpresa dell’incontro: Maria ha cercato perché amava, ma trova perché è amata. Il Risorto si fa riconoscere chiamandola per nome e le chiede di non trattenerlo, perché il suo Corpo risorto non è un tesoro da imprigionare, ma un Mistero  da  condividere.  Così  ella diventa la prima discepola  missionaria, l’apostola degli  apostoli. Guarita dalle sue ferite (cfr. Lc 8,2) e testimone della risurrezione, è l’immagine della Chiesa giovane che sogniamo.

Camminare con i giovani

  1. 116. La  passione  per  cercare  la  verità,  lo  stupore  di  fronte  alla  bellezza  del  Signore,  la capacità di condividere e la gioia dell’annuncio vivono anche oggi nel cuore di tanti giovani che sono membra vive della Non si tratta dunque di fare soltanto qualcosa “per loro”, ma di vivere  in  comunione  “con  loro”,  crescendo  insieme  nella  comprensione  del  Vangelo  e  nella ricerca delle forme più autentiche per viverlo e testimoniarlo. La partecipazione responsabile dei giovani  alla  vita  della  Chiesa  non  è  opzionale,  ma  un’esigenza  della  vita  battesimale e un elemento indispensabile per la vita di ogni comunità. Le fatiche e fragilità dei giovani ci aiutano a essere  migliori, le loro domande ci sfidano, i loro dubbi ci  interpellano sulla qualità della nostra fede. Anche le loro critiche ci sono necessarie, perché non di rado attraverso di esse ascoltiamo  la  voce  del  Signore  che  ci  chiede  conversione  del  cuore e rinnovamento  delle strutture.

Il desiderio di raggiungere tutti i giovani

  1. 117. Nel  Sinodo  ci  siamo  sempre  interrogati  sui  giovani  avendo  in  mente  non  soltanto quelli  che  sono  parte  della  Chiesa  e  operano  attivamente  in  essa,  ma  anche  tutti  quelli  che hanno  altre  visioni  della  vita,  professano  altre  fedi  o  si  dichiarano  estranei  all’orizzonte religioso. Tutti i giovani, nessuno escluso, sono nel cuore di Dio e quindi anche nel cuore della Chiesa.  Riconosciamo  però  francamente  che  non sempre questa  affermazione  che  risuona sulle  nostre  labbra  trova  reale  espressione  nella  nostra azione  pastorale:  spesso  restiamo chiusi nei nostri ambienti, dove la loro voce non arriva, o ci dedichiamo ad attività meno esigenti

e più gratificanti, soffocando quella sana inquietudine pastorale che ci fa uscire  dalle  nostre presunte sicurezze. Eppure il Vangelo ci chiede di osare e vogliamo farlo senza presunzione e senza fare proselitismo, testimoniando l’amore del Signore e tendendo la mano a tutti i giovani del mondo.

Conversione spirituale, pastorale e missionaria

  1. 118. Papa Francesco ci ricorda spesso che ciò non è possibile senza un serio cammino di conver Siamo consapevoli che non si tratta soltanto di dare origine a nuove attività e non vogliamo scrivere «piani apostolici espansionisti, meticolosi e ben disegnati, tipici dei generali sconfitti» (FRANCESCO, Evangelii gaudium, n. 96). Sappiamo che per essere credibili dobbiamo vivere una riforma della Chiesa, che implica purificazione del cuore e cambiamenti  di  stile.  La Chiesa  deve  realmente  lasciarsi  dare  forma  dall’Eucaristia  che  celebra  come culmine e fonte della sua vita: la forma di un pane composto da molte spighe e spezzato per la vita del mondo. Il frutto  di  questo  Sinodo,  la  scelta  che  lo  Spirito  ci  ha  ispirato  attraverso   l’ascolto  e  il discernimento è di camminare con i giovani andando verso tutti per testimoniare  l’amore di Dio. Possiamo  descrivere  questo  processo  parlando  di  sinodalità  per  la  missione,  ossia  sinodalità

missionaria: «La messa in atto di una Chiesa sinodale è presupposto indispensabile per un nuovo slancio missionario che coinvolga l’intero Popolo di Dio»1. Si  tratta della profezia del Concilio Vaticano II, che non abbiamo ancora assunto in tutta la sua profondità e sviluppato nelle sue implicazioni quotidiane, a cui ci ha richiamato Papa Francesco affermando: «Il cammino della sinodalità  è  il  cammino  che  Dio  si  aspetta  dalla Chiesa  del  III  millennio»  (FRANCESCO, Discorso   per   la   Commemorazione   del   50°  anniversario  dell’istituzione  del   Sinodo  dei Vescovi, 17 ottobre 2015). Siamo convinti che tale scelta, frutto di preghiera e di confronto, consentirà  alla  Chiesa,  per  grazia  di  Dio,  di  essere e di apparire più chiaramente come la “giovinezza del mondo”.

CAPITOLO I

LA SINODALITÀ MISSIONARIA DELLA CHIESA

Un dinamismo costitutivo

I giovani ci chiedono di camminare insieme

  1. 119. La Chiesa nel suo insieme, nel momento in cui in questo Sinodo ha scelto di occuparsi dei giovani, ha fatto una opzione ben precisa: considera questa missione una priorità pastorale epocale su cui investire tempo, energie e Fin dall’inizio del cammino di preparazione  i giovani hanno espresso il desiderio di essere coinvolti, apprezzati e di sentirsi coprotagonisti della  vita  e della  missione  della  Chiesa.  In  questo  Sinodo  abbiamo  sperimentato  che  la corresponsabilità vissuta con i giovani cristiani è fonte di profonda gioia anche per i vescovi.  Riconosciamo  in questa esperienza un frutto dello Spirito che rinnova continuamente la Chiesa e la chiama a praticare la sinodalità come modo di essere e di agire, promovendo la partecipazione di tutti i battezzati e delle persone di buona volontà, ognuno secondo la sua età, stato di vita e vocazione. In questo Sinodo, abbiamo sperimentato che la collegialità che unisce i vescovi cum Petro et sub

Petro nella sollecitudine per il Popolo di Dio è chiamata ad articolarsi e arricchirsi attraverso la pratica della sinodalità a tutti i livelli.

Il processo sinodale continua

  1. 120. Il termine dei lavori assembleari e il documento che ne raccoglie i frutti non chiudono il processo sinodale, ma ne costituiscono una Poiché le condizioni concrete, le  possibilità reali e le necessità urgenti dei giovani sono molto diverse tra Paesi e continenti, pur nella comunanza  dell’unica  fede,  invitiamo  le  Conferenze  Episcopali  e  le  Chiese  particolari   a proseguire   questo   percorso,   impegnandosi   in   processi   di   discernimento   comunitari   che includano anche coloro che non sono vescovi nelle deliberazioni, come ha  fatto questo Sinodo.

Lo stile di questi percorsi ecclesiali dovrebbe comprendere l’ascolto fraterno e il dialogo intergenerazionale,  con  lo  scopo  di  elaborare  orientamenti  pastorali  particolarmente attenti ai giovani emarginati e a quelli che hanno pochi o nessun contatto con le comunità ecclesiali. Auspichiamo che a questi percorsi partecipino famiglie, istituti religiosi, associazioni, movimenti e i giovani stessi, in modo che la “fiamma” di quanto  abbiamo sperimentato in questi giorni si diffonda.

La forma sinodale della Chiesa

  1. 121. L’esperienza  vissuta  ha  reso  i  partecipanti  al  Sinodo  consapevoli  dell’importanza  di una forma sinodale della Chiesa per l’annuncio e la trasmissione della fede. La partecipazione  dei giovani  ha  contribuito  a  “risvegliare”  la  sinodalità,  che  è  una  «dimensione  costitutiva  della Chiesa. […] Come dice san Giovanni Crisostomo, “Chiesa e Sinodo sono sinonimi” – perché la Chiesa non è altro che il “camminare insieme” del Gregge di Dio sui sentieri della storia incontro a Cristo Signore» (FRANCESCO, Discorso per la Commemorazione del 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi, 17 ottobre 2015). La sinodalità caratterizza tanto la vita quanto la missione della Chiesa, che è il Popolo di Dio formato da giovani e anziani, uomini e donne di ogni cultura e orizzonte, e il Corpo di Cristo, in cui siamo membra gli uni degli altri, a  partire  da  chi  è  messo  ai  margini  e  calpesta  Nel  corso  degli  scambi  e  attraverso  le

testimonianze, il Sinodo ha fatto emergere alcuni tratti fondamentali di uno stile sinodale, verso il quale siamo chiamati a convertirci.

  1. 122. È nelle relazioni – con Cristo, con gli altri, nella comunità – che si trasmette la Anche in vista della missione, la Chiesa è chiamata ad assumere un volto relazionale che pone al centro l’ascolto, l’accoglienza, il dialogo, il discernimento comune in un percorso che trasforma la   vita   di   chi   vi   partecipa.   «Una   Chiesa   sinodale   è   una   Chiesa   dell’ascolto,   nella consapevolezza  che  ascoltare  “è  più che  sentire”. È un  ascolto reciproco  in  cui  ciascuno  ha qualcosa da imparare. Popolo fedele, Collegio episcopale, Vescovo di Roma: l’uno in ascolto degli altri; e tutti in ascolto dello Spirito Santo, lo “Spirito della verità” (Gv 14,17), per conoscere ciò che Egli “dice alle Chiese” (Ap 2,7)» (FRANCESCO, Discorso per la  Commemorazione del 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi, 17 ottobre 2015). In questo modo la Chiesa si presenta “tenda del convegno” in cui è conservata l’arca dell’Alleanza (cfr. Es 25): una Chiesa dinamica e in movimento, che accompagna camminando, rafforzata da tanti carismi e ministeri. Così Dio si fa presente in questo mondo.

Una Chiesa partecipativa e corresponsabile

  1. 123. Un tratto caratteristico di questo stile di Chiesa è la valorizzazione dei carismi che lo Spirito  dona  secondo  la  vocazione  e  il  ruolo  di  ciascuno  dei  suoi  membri,  attraverso  un dinamismo di corresponsabilità. Per attivarlo si rende necessaria una conversione del cuore e una disponibilità all’ascolto reciproco, che costruisca un effettivo sentire com Animati da  questo spirito, potremo procedere verso una Chiesa partecipativa e corresponsabile, capace di valorizzare la ricchezza della varietà di cui si compone, accogliendo con gratitudine anche l’apporto dei fedeli laici, tra cui giovani e donne, quello della vita consacrata femminile e maschile, e quello di gruppi, associazioni e movimenti. Nessuno deve essere messo o potersi  mettere in disparte. È questo  il  modo  per  evitare  tanto  il  clericalismo,  che  esclude  molti  dai  processi  decisionali, quanto   la   clericalizzazione   dei   laici,   che   li   rinchiude   anziché   lanciarli  verso  l’impegno missionario nel mondo.

Il Sinodo chiede di rendere effettiva e ordinaria la partecipazione attiva dei giovani nei luoghi   di   corresponsabilità   delle   Chiese   particolari,   come   pure   negli   organismi   delle Conferenze  Episcopali  e  della  Chiesa  universale.  Chiede  inoltre  che  si  rafforzi  l’attività dell’Ufficio  giovani  del  Dicastero  per  i  Laici,  la  Famiglia  e  la  Vita  anche  attraverso  la

costituzione di un organismo di rappresentanza dei giovani a livello internazionale.

Processi di discernimento comunitario

  1. 124. L’esperienza di “camminare insieme” come Popolo di Dio aiuta a comprendere sempre meglio il senso dell’autorità in ottica di servizio. Ai pastori è richiesta la capacità di far crescere la collaborazione nella testimonianza e nella missione, e di accompagnare  processi di discernimento comunitario per interpretare i segni dei tempi alla luce della fede e sotto la guida dello Spirito, con il contributo di tutti i membri della comunità, a partire da chi si trova ai margin Responsabili ecclesiali con queste capacità hanno bisogno di una formazione specifica alla sinodalità. Pare promettente da questo punto di vista strutturare percorsi formativi comuni tra giovani laici, giovani religiosi e seminaristi, in particolare per quanto riguarda tematiche come l’esercizio dell’autorità o il lavoro in équipe.

Uno stile per la missione

La comunione missionaria

  1. 125. La vita sinodale della Chiesa è essenzialmente orientata alla missione: essa è «il segno e lo  strumento  dell’intima  unione  con  Dio  e  dell’unità  di  tutto  il  genere  umano»  (Lumen gentium, 1), fino al giorno in cui Dio sarà «tutto in tutti» (1Cor 15,28). I giovani, aperti allo Spirito, possono aiutare la Chiesa a compiere il passaggio pasquale di uscita «dall’“io” individualisticamente inteso al “noi” ecclesiale, dove ogni “io”, essendo rivestito di Cristo  (cfr. Gal 2,20), vive e cammina con i fratelli e le sorelle come soggetto responsabile e attivo nell’unica missione   del   Popolo   di   Dio»   (COMMISSIONE   TEOLOGICA   INTERNAZIONALE,   La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa, 2 marzo 2018, n. 107). Lo stesso  passaggio, per impulso dello Spirito e con la guida dei Pastori, deve avvenire per la comunità cristiana, chiamata  a  uscire  dall’autoreferenzialità  dell’“io”  della  propria  autoconservazione   verso  il

servizio alla costruzione di un “noi” inclusivo nei confronti di tutta la famiglia umana e dell’intera

creazione.

Una missione in dialogo

  1. 126. Questa dinamica fondamentale ha precise conseguenze sul modo di compiere la missione insieme ai giovani, che richiede di avviare, con franchezza e senza compromessi, un  dialogo con tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Come ha affermato San Paolo VI:

«La  Chiesa  si  fa  parola;  la  Chiesa  si  fa  messaggio;  la  Chiesa  si  fa  colloquio» (Ecclesiam  suam, n. 67). In un mondo segnato dalla diversità dei popoli e dalla varietà delle culture, “camminare insieme” è fondamentale per dare credibilità ed efficacia alle iniziative di solidarietà, di integrazione, di promozione della giustizia, e per mostrare in che cosa consista  una cultura dell’incontro e della gratuità.

Proprio i giovani, che vivono quotidianamente a contatto con i loro coetanei di altre confessioni  cristiane,  religioni,  convinzioni  e  culture,  stimolano  l’intera  comunità  cristiana  a vivere  l’ecumenismo  e  il  dialogo  interreligioso.  Ciò  richiede  il  coraggio  della  parresia  nel parlare,  e  quello  dell’umiltà  nell’ascoltare,  assumendo  l’ascesi  –  e  talvolta  il  martirio  –  che questo implica.

Verso le periferie del mondo

  1. 127. La  pratica  del  dialogo  e  la  ricerca  di  soluzioni  condivise  rappresentano  una  chiara priorità in un tempo in cui i sistemi democratici sono sfidati da bassi livelli di partecipazione e da un’influenza  sproporzionata  di  piccoli  gruppi  di  interesse  che  non  hanno  un  ampio riscontro nella popolazione, con il pericolo di derive riduzionistiche, tecnocratiche e autoritaristich La fedeltà al Vangelo orienterà questo dialogo alla ricerca di come dare risposta al duplice grido dei poveri e della terra (cfr. FRANCESCO, Laudato si’, n. 49), verso cui i giovani mostrano particolare  sensibilità,  inserendo  nei  processi  sociali  l’ispirazione  dei  principi  della  dottrina sociale: la dignità della persona, la destinazione universale dei beni, l’opzione preferenziale per i poveri, il primato della solidarietà, l’attenzione alla sussidiarietà,  la  cura  della  casa  comune.

Nessuna  vocazione  all’interno  della  Chiesa  può  collocarsi  al  di  fuori  di  questo  dinamismo

comunitario di uscita e di dialogo, e per questo ogni sforzo di accompagnamento  è chiamato a misurarsi con questo orizzonte, riservando un’attenzione privilegiata ai più poveri e ai più vulnerabili.

CAPITOLO II

CAMMINARE INSIEME NEL QUOTIDIANO

Dalle strutture alle

Dalla delega al coinvolgimento

  1. 128. La   sinodalità   missionaria   non   riguarda   soltanto   la   Chiesa   a   livello   universal L’esigenza di camminare insieme, dando una reale testimonianza di fraternità in una vita comunitaria rinnovata e più evidente, concerne anzitutto le singole comunità. Occorre dunque risvegliare in ogni realtà locale la consapevolezza che siamo popolo di Dio, responsabile di incarnare  il  Vangelo  nei  diversi  contesti  e  all’interno  di  tutte  le  situazioni  quotidiane.  Ciò comporta di uscire dalla logica della delega che tanto condiziona l’azione pastorale.

Possiamo  riferirci  per  esempio  ai  percorsi  di  catechesi  in  preparazione  ai  sacramenti, che costituiscono un compito che molte famiglie demandano del tutto alla parrocchia. Questa mentalità  ha  come  conseguenza  che  i  ragazzi  rischiano  di  intendere  la  fede  non  come  una realtà che illumina la vita quotidiana, ma come un insieme di nozioni e regole che appartengono a   un   ambito   separato   dalla   loro   esistenza.   È   necessario   invece   camminare  insieme:  la parrocchia ha bisogno della famiglia per far sperimentare ai giovani il realismo quotidiano della fede; la famiglia viceversa ha bisogno del ministero dei catechisti e della struttura  parrocchiale per offrire ai figli una visione più organica del cristianesimo, per introdurli nella comunità e aprirli  ad  orizzonti  più  ampi.  Non  basta  dunque  avere  delle  strutture, se in esse non si sviluppano relazioni autentiche; è la qualità di tali relazioni, infatti, che evangelizza.

Il rinnovamento della parrocchia

  1. 129. La parrocchia è necessariamente coinvolta in questo processo, per assumere la forma di una comunità più generativa, un ambiente da cui si irradia la missione verso gli ultim In questo particolare frangente storico emergono diversi segnali che testimoniano che essa, in vari casi, non riesce a corrispondere alle esigenze spirituali degli uomini del nostro tempo, soprattutto  a causa di alcuni fattori, che hanno modificato a fondo gli stili di vita delle persone. Viviamo infatti in una cultura “senza confini”, segnata da una nuova relazione spazio-temporale anche a motivo della comunicazione digitale, e caratterizzata da una continua mobilità. In tale contesto, una  visione  dell’azione  parrocchiale   delimitata  dai  soli   confini  territoriali  e  incapace  di intercettare con proposte diversificate i fedeli, e in particolare i giovani, imprigionerebbe la parrocchia  in  un  immobilismo   inaccettabile  e  in  una  preoccupante   ripetitività   pastorale.

Occorre  dunque  un  ripensamento  pastorale  della parrocchia, in una logica di corresponsabilità ecclesiale e di slancio missionario, sviluppando sinergie sul territorio. Solo così essa potrà apparire un ambiente significativo che intercetta la vita dei giovani.

Strutture aperte e decifrabili

  1. 130. Nella  stessa  direzione  di  una  maggiore  apertura  e  condivisione  è  importante  che  le singole  comunità  si  interroghino  per  verificare  se  gli  stili  di  vita  e  l’uso  delle  strutture trasmettono  ai  giovani  una  testimonianza  leggibile  del    La  vita  privata  di  molti sacerdoti, suore, religiosi, vescovi è senza dubbio sobria e impegnata per la gente; ma è quasi

invisibile ai più, soprattutto ai giovani. Molti di loro trovano che il nostro mondo ecclesiale è complesso da decifrare; sono trattenuti a distanza dai ruoli che rivestiamo e dagli stereotipi che li accompagnano. Facciamo in modo che la nostra vita ordinaria, in tutte le sue espressioni, sia più accessibile. La vicinanza effettiva, la condivisione di spazi e di attività creano le condizioni per una comunicazione autentica, libera da pregiudizi. È in questo modo  che Gesù ha portato

l’annuncio del Regno ed è su questa via che ci spinge anche oggi il suo Spirito.

La vita della comunità

Un mosaico di volti

  1. 131. Una  chiesa  sinodale  e  missionaria  si  manifesta  attraverso  comunità  locali  abitate  da molti    Fin  dall’inizio  la  Chiesa  non  ha  avuto  una  forma  rigida  e  omologante,  ma  si  è sviluppata come un poliedro di persone con sensibilità, provenienze e culture diverse. Proprio  in questo modo essa ha mostrato di portare nei vasi di creta della fragilità umana il tesoro incomparabile della vita trinitaria. L’armonia che è dono dello Spirito non abolisce le differenze, ma le accorda generando una ricchezza sinfonica. Questo incontro nell’unica fede tra persone diverse  costituisce  la  condizione  fondamentale  per  il  rinnovamento  pastorale  delle   nostre comunità. Esso incide sull’annuncio, sulla celebrazione e sul servizio, ossia sugli ambiti fondamentali della pastorale ordinaria. La sapienza popolare dice che “per educare un bambino ci

vuole un villaggio”: questo principio oggi vale per tutti gli ambiti della pastorale.

La comunità nel territorio

  1. 132. L’effettiva realizzazione di una comunità dai molti volti incide anche sull’inserimento nel territorio,  sull’apertura  al  tessuto  sociale  e  sull’incontro  con  le  istituzioni  civili.  Solo  una comunità unita e plurale sa proporsi in modo aperto e portare la luce del Vangelo negli ambiti della vita sociale che oggi ci sfidano: la questione ecologica, il lavoro, il sostegno alla famiglia, l’emarginazione, il rinnovamento della politica, il pluralismo culturale e religioso, il cammino per la  giustizia e  per la pace,  l’ambiente  digita Ciò  sta già  avvenendo nelle associazioni e nei movimenti ecclesiali. I giovani ci chiedono di non affrontare queste sfide da soli e di dialogare con tutti, non per ritagliare una fetta di potere, ma per contribuire al bene comune.

Kerygma e catechesi

  1. 133. L’annuncio  di  Gesù  Cristo,  morto  e  risorto,  che  ci  ha  rivelato  il  Padre  e  donato  lo Spirito,  è  vocazione  fondamentale  della  comunità  cris  Fa  parte  di  questo  annuncio l’invito  ai  giovani  a  riconoscere  nella  loro  vita  i  segni  dell’amore  di  Dio  e  a  scoprire  la comunità come luogo di incontro con Cristo. Tale annuncio costituisce il fondamento, sempre  da ravvivare, della catechesi dei giovani e le conferisce una qualità kerigmatica (cfr. FRANCESCO, Evangelii gaudium, n. 164). Va tenuto vivo l’impegno a offrire itinerari continuativi e organici che sappiano integrare: una conoscenza viva di Gesù Cristo e del suo Vangelo, la capacità di

leggere  nella  fede  la  propria  esperienza  e  gli  eventi  della  storia,  un  accompagnamento alla preghiera e alla celebrazione della liturgia, l’introduzione alla Lectio divina e il sostegno alla testimonianza della carità e alla promozione della giustizia, proponendo così un’autentica spiritualità giovanile.

Gli itinerari catechistici mostrino l’intima connessione della fede con l’esperienza concreta di ogni giorno, con il mondo dei sentimenti e dei legami, con le gioie e le delusioni che si sperimentano  nello  studio  e  nel  lavoro;  sappiano  integrare  la  dottrina  sociale  della  Chiesa; siano aperti ai linguaggi della bellezza, della musica e delle diverse espressioni artistiche, e alle forme  della  comunicazione  digitale.  Le  dimensioni  della  corporeità,  dell’affettività  e  della sessualità vanno tenute bene in conto, giacché c’è un intreccio profondo tra educazione alla fede e  educazione  all’amore.  La  fede,  insomma,  va  compresa  come  una  pratica,  ossia  come una forma di abitare il mondo.

È urgente che nella catechesi dei giovani si rinnovi l’impegno per i linguaggi e le metodologie, senza mai perdere di vista l’essenziale, cioè l’incontro con Cristo, che è il cuore della catechesi.  Hanno  ottenuto  apprezzamento  YouCatDoCat  e  strumenti  simili,  senza tralasciare i catechismi prodotti dalle varie Conferenze episcopali. Si rende necessario anche un rinnovato impegno  per  i  catechisti,  che  spesso  sono  giovani  a  servizio  di  altri  giovani,  quasi loro coetanei. È importante curare adeguatamente la loro formazione e fare in modo che il loro ministero sia maggiormente riconosciuto dalla comunità.

La centralità della liturgia

  1. 134. La  celebrazione  eucaristica  è  generativa  della  vita  della  comunità  e  della  sinodalità della Chi Essa è luogo di trasmissione della fede e di formazione alla missione, in cui si rende  evidente  che  la  comunità  vive  di  grazia  e  non  dell’opera  delle  proprie  mani.  Con  le parole della tradizione orientale possiamo affermare che la liturgia è incontro con il Divino Servitore che fascia le nostre ferite e prepara per noi il banchetto pasquale, inviandoci a fare lo stesso  con  i  nostri  fratelli  e  sorelle.  Va  dunque  riaffermato  con  chiarezza  che  l’impegno  a celebrare con nobile semplicità e con il coinvolgimento dei diversi ministeri laicali,  costituisce un  momento essenziale della conversione  missionaria della  Chiesa.  I giovani  hanno mostrato di saper apprezzare e vivere con intensità celebrazioni autentiche in cui la bellezza dei segni, la cura  della  predicazione  e  il  coinvolgimento  comunitario  parlano  realmente  di  Dio.  Bisogna dunque favorire la loro partecipazione attiva, ma tenendo vivo lo  stupore per il Mistero; venire incontro alla loro sensibilità musicale e artistica, ma aiutarli a comprendere che la liturgia non è puramente espressione di sé, ma azione di Cristo e della Chiesa. Ugualmente importante è accompagnare i giovani a scoprire il valore dell’adorazione eucaristica come prolungamento della celebrazione, in cui vivere la contemplazione e la  preghiera silenziosa.

  1. 135. Grande importanza, nei percorsi di fede, ha anche la pratica del sacramento della Riconciliazio I giovani hanno bisogno di sentirsi amati, perdonati, riconciliati e hanno una segreta  nostalgia  dell’abbraccio  misericordioso  del  Padre.  Per  questo  è  fondamentale  che  i presbiteri offrano una generosa disponibilità per la celebrazione di questo sacramento. Le celebrazioni  penitenziali  comunitarie  aiutano  i  giovani  ad  accostarsi  alla  confessione individuale e rendono più esplicita la dimensione ecclesiale del sacramento.

  1. 136. In molti contesti la pietà popolare svolge un ruolo importante di accesso dei giovani alla vita di fede in modo pratico, sensibile e immedia Valorizzando il linguaggio del corpo e la partecipazione affettiva, la pietà popolare porta con sé il desiderio di entrare in contatto con il Dio che salva, spesso attraverso la mediazione della Madre di Dio e dei santi.

Il pellegrinaggio è per i giovani un’esperienza di cammino che diviene metafora della vita e della Chiesa: contemplando la bellezza del creato e dell’arte, vivendo la fraternità e unendosi al Signore nella preghiera si ripropongono così le migliori condizioni del discernimento.

La generosità della diakonia

  1. 137. I  giovani  possono  contribuire  a  rinnovare  lo  stile  delle  comunità  parrocchiali  e  a costruire una comunità fraterna e prossima ai poveri. I poveri, i giovani scartati, quelli più sofferenti,   possono   diventare   il   principio   di   rinnovamento   della   comunità.   Essi   vanno riconosciuti  come  soggetti  dell’evangelizzazione  e  ci  aiutano  a  liberarci  dalla  mondanità spirituale. Spesso i giovani sono sensibili alla dimensione della diakonia. Molti sono impegnati attivamente nel volontariato e trovano nel servizio la via per incontrare il Signore.  La dedizione agli  ultimi  diventa così  realmente  una  pratica  della  fede,  in cui  si  apprende  quell’amore “in perdita” che si trova al centro del Vangelo e che è a fondamento di tutta la  vita I poveri, i piccoli, i malati, gli anziani sono la carne di Cristo sofferente: per questo mettersi a loro servizio è un modo per incontrare il Signore e uno spazio privilegiato per il discernimento

della propria chiamata. Un’apertura particolare è richiesta, in diversi contesti, ai migranti e ai rifugiati.   Con   loro   bisogna   operare   per   l’accoglienza,   la   protezione,   la   promozione   e l’integrazione. L’inclusione sociale dei poveri fa della Chiesa la casa della carità.

Pastorale giovanile in chiave vocazionale

La Chiesa, una casa per i giovani

  1. 138. Solo  una  pastorale  capace  di  rinnovarsi  a  partire  dalla  cura  delle  relazioni  e  dalla qualità della comunità cristiana sarà significativa e attraente per i La Chiesa potrà così presentarsi a loro come una casa che accoglie, caratterizzata da un clima di famiglia fatto di fiducia

e confidenza. L’anelito alla fraternità, tante volte emerso dall’ascolto sinodale dei giovani, chiede alla Chiesa di essere «madre per tutti e casa per molti» (FRANCESCO,  Evangelii gaudium, n.

287): la pastorale ha il compito di realizzare nella storia la maternità universale della Chiesa attraverso gesti concreti e profetici di accoglienza gioiosa e quotidiana che ne fanno una casa per i giovani.

L’animazione vocazionale della pastorale

  1. 139. La vocazione è il fulcro intorno a cui si integrano tutte le dimensioni della Tale  principio  non  riguarda  solamente  il  singolo  credente,  ma  anche  la  pastorale  nel  suo insieme.  È  quindi  molto  importante  chiarire  che  solo  nella  dimensione  vocazionale  tutta  la pastorale può trovare un principio unificante, perché in essa trova la sua origine e il suo compimento. Nei cammini di conversione pastorale in atto non si chiede quindi di rafforzare la pastorale  vocazionale  in  quanto  settore  separato  e  indipendente,  ma  di  animare  l’intera pastorale della Chiesa presentando con efficacia la molteplicità delle vocazioni. Il fine della pastorale è infatti aiutare tutti e ciascuno, attraverso un cammino di discernimento, a giungere alla

«misura della pienezza di Cristo» (Ef 4,13).

Una pastorale vocazionale per i giovani

  1. 140. Fin dall’inizio del cammino sinodale è emersa con forza la necessità di qualificare vocazionalmente  la  pastorale  giovanil  In  tal  modo  emergono  le  due  caratteristiche indispensabili di una pastorale destinata alle giovani generazioni: è “giovanile”, perché i suoi destinatari si trovano in quella singolare e irripetibile età della vita che è la giovinezza; è “vocazionale”,  perché  la  giovinezza  è  la  stagione  privilegiata  delle  scelte  di  vita  e  della risposta  alla  chiamata  di  Dio.  La  “vocazionalità”  della  pastorale  giovanile  non  va  intesa  in modo esclusivo, ma intensivo. Dio chiama a tutte le età della vita – dal grembo materno fino  alla vecchiaia –, ma la giovinezza è il momento privilegiato dell’ascolto, della disponibilità e dell’accoglienza della volontà di Dio.

Il Sinodo avanza la proposta che a livello di Conferenza Episcopale Nazionale si predisponga un “Direttorio di pastorale giovanile” in chiave vocazionale che possa aiutare i responsabili diocesani e gli operatori locali a qualificare la loro formazione ed azione con e per i giovani.

Dalla frammentazione all’integrazione

  1. 141. Pur riconoscendo che la progettazione per settori pastorali è necessaria per evitare l’improvvisazione, in varie occasioni i Padri sinodali hanno comunicato il loro disagio per una certa frammentazione della pastorale della Chies In particolare si sono riferiti alle varie pastorali che riguardano i giovani: pastorale giovanile, familiare, vocazionale, scolastica e universitaria, sociale,   culturale,   caritativa,   del   tempo   libero,   ecc.   La   moltiplicazione   di   uffici   molto specializzati, ma a volte separati, non giova alla significatività della proposta cristiana.  In  un mondo  frammentato  che  produce  dispersione  e  moltiplica  le  appartenenze,  i  giovani  hanno bisogno  di  essere  aiutati  a  unificare  la  vita,  leggendo  in  profondità  le  esperienze quotidiane e facendo discernimento. Se questa è la priorità, è necessario sviluppare maggiore coordinamento e integrazione tra i diversi ambiti, passando da un lavoro per “uffici” a un lavoro per “progetti”.

Il rapporto fruttuoso tra eventi e vita quotidiana

  1. 142. Durante il Sinodo in molte occasioni si è parlato della Giornata Mondiale della Gioventù e  anche  di  tanti  altri  eventi  che  si  svolgono  a  livello  continentale,  nazionale  e diocesano, insieme a quelli organizzati da associazioni, movimenti, congregazioni religiose e da  altri soggetti eccle Tali momenti di incontro  e di condivisione sono apprezzati pressoché ovunque perché offrono la possibilità di camminare nella logica del pellegrinaggio,  di  sperimentare  la  fraternità con  tutti,  di  condividere  gioiosamente  la  fede  e  di  crescere nell’appartenenza alla Chiesa. Per tanti giovani sono stati un’esperienza di trasfigurazione, in cui hanno sperimentato la bellezza del

volto  del  Signore  e  fatto  scelte  di  vita  importanti.  I  frutti  migliori di  queste esperienze  si raccolgono nella vita quotidiana. Diviene quindi importante progettare e realizzare queste convocazioni come tappe significative di un processo virtuoso più ampio.

Centri giovanili

  1. 143. Spazi specifici dedicati dalla comunità cristiana ai giovani, come gli oratori e i centri giovanili  e  altre  strutture  simili  manifestano  la  passione  educativa  della  Chies  Essi  si declinano in molti modi, ma rimangono ambiti privilegiati in cui la Chiesa si fa casa accogliente per  adolescenti  e  giovani,  che  possono  scoprire  i  loro  talenti  e  metterli  a  disposizone  nel servizio. Essi trasmettono un patrimonio educativo molto ricco, da condividere su larga scala, a sostegno delle famiglie e della stessa società civile.

Nel dinamismo di  una  Chiesa  in uscita è però  necessario pensare  a un  rinnovamento creativo  e flessibile di queste realtà, passando dall’idea di centri statici, dove i giovani possano venire, all’idea di soggetti pastorali in movimento con e verso i giovani, capaci cioè di incontrarli nei loro luoghi di vita ordinari – la scuola e l’ambiente digitale, le periferie esistenziali, il mondo rurale e quello del lavoro, l’espressione musicale e artistica, ecc. – generando un nuovo tipo di apostolato più dinamico e attivo.

CAPITOLO III

UN RINNOVATO SLANCIO MISSIONARIO

Alcune sfide urgenti

  1. 144. La  sinodalità  è  il  metodo  con  cui  la  Chiesa  può  affrontare  antiche  e  nuove  sfide, potendo raccogliere e far dialogare i doni di tutti i suoi membri, a partire dai giov Grazie ai lavori del Sinodo, nella Prima parte di questo Documento abbiamo delineato alcuni ambiti in cui è urgente lanciare o rinnovare lo slancio della Chiesa nel realizzare la missione che Cristo le ha affidato, che qui cerchiamo di affrontare in maniera più concreta.

La missione nell’ambiente digitale

  1. 145. L’ambiente  digitale  rappresenta  per  la  Chiesa  una  sfida  su  molteplici  livelli;  è imprescindibile  quindi  approfondire  la  conoscenza  delle  sue  dinamiche  e  la  sua  portata  dal punto di vista antropologico ed etic Esso richiede non solo di abitarlo e di promuovere le sue potenzialità comunicative in vista dell’annuncio cristiano, ma anche di impregnare di Vangelo le  sue  culture  e  le  sue  dinamiche.  Alcune  esperienze  in  questo  senso  sono  già  in  corso  e vanno  incoraggiate,  approfondite,  condivise.  La  priorità  che  molti  assegnano  all’immagine come  veicolo  comunicativo  non  potrà  non  interrogare  le  modalità  di trasmissione di una fede che si basa sull’ascolto della Parola di Dio e sulla lettura della Sacra Scrittura. I giovani cristiani, nativi digitali come i loro coetanei, trovano qui una autentica missione, in cui alcuni sono già impegnati.   Sono   peraltro   gli   stessi   giovani   a   chiedere   di   essere   accompagnati   in   un discernimento sulle modalità mature di vita in un ambiente oggi  fortemente digitalizzato che permetta di cogliere le opportunità scongiurando i rischi.

  1. 146. Il Sinodo auspica che nella Chiesa si istituiscano ai livelli adeguati appositi Uffici o organismi per la cultura e l’evangelizzazione digitale, che, con l’imprescindibile contributo di giovani,  promuovano  l’azione  e  la  riflessione  ecclesiale  in  questo  ambiente.  Tra  le  loro funzioni, oltre a favorire lo scambio e la diffusione di buone pratiche a livello personale e comunitario, e a sviluppare strumenti adeguati di educazione digitale e di evangelizzazione, potrebbero anche gestire sistemi di certificazione dei siti cattolici, per contrastare la diffusione di fake news riguardanti la Chiesa, o cercare le strade per persuadere le autorità pubbliche a promuovere politiche e strumenti sempre più stringenti per la protezione dei minori sul

Migranti: abbattere muri e costruire ponti

  1. 147. Molti  tra  i  migranti  sono    La  diffusione  universale  della  Chiesa  le  offre  la grande  opportunità  di  far  dialogare  le  comunità  da  cui  essi  partono  e  quelle  in  cui  essi arrivano, contribuendo a superare paure e diffidenze, e a rinforzare i legami che le migrazioni rischiano di spezzare. “Accogliere, proteggere, promuovere e integrare”, i quattro verbi con cui Papa Francesco sintetizza le linee di azione in favore dei migranti, sono verbi sinodali.

Metterli in atto richiede l’azione della Chiesa a tutti i livelli e coinvolge tutti i membri delle  comunità  cristiane.  Dal  canto  loro,  i  migranti,  opportunamente  accompagnati, potranno offrire risorse spirituali, pastorali e missionarie alle comunità che li accolgono. Di particolare importanza  è  l’impegno  culturale  e  politico,  da  portare  avanti  anche  attraverso  apposite strutture,  per  lottare  contro  la  diffusione  della  xenofobia,  del  razzismo  e  del  rifiuto  dei migranti.  Le  risorse  della  Chiesa  cattolica  sono  un  elemento  vitale  nella  lotta  al  traffico  di esseri  umani,  come  risulta  chiaro  nell’opera  di  molte  religiose.  Il  ruolo  del  Santa  Marta Group, che unisce i responsabili religiosi e delle forze dell’ordine, è cruciale e rappresenta una buona pratica a cui ispirarsi. Non vanno tralasciati l’impegno per garantire il diritto effettivo di rimanere nel proprio Paese per le persone che non vorrebbero migrare ma sono costrette a farlo e il sostegno alle comunità cristiane che le migrazioni minacciano di svuotare.

Le donne nella Chiesa sinodale

  1. 148. Una Chiesa che cerca di vivere uno stile sinodale non potrà fare a meno di riflettere sulla  condizione  e  sul  ruolo  delle  donne  al  proprio  interno,  e  di  conseguenza  anche  nella società. I giovani e le giovani lo chiedono con grande forz Le riflessioni sviluppate richiedono di trovare attuazione attraverso un’opera di coraggiosa conversione culturale e di cambiamento nella pratica pastorale quotidiana. Un ambito di particolare importanza a questo riguardo è quello della   presenza   femminile   negli   organi   ecclesiali   a   tutti   i   livelli,   anche   in   funzioni  di responsabilità, e della partecipazione femminile ai processi decisionali ecclesiali nel rispetto del ruolo del ministero ordinato. Si tratta di un dovere di giustizia, che trova ispirazione tanto nel modo in cui Gesù si è relazionato con uomini e donne del suo tempo,  quanto nell’importanza

del ruolo di alcune figure femminili nella Bibbia, nella storia della salvezza e nella vita della

Chiesa.

Sessualità: una parola chiara, libera, autentica

  1. 149. Nell’attuale contesto culturale  la Chiesa  fatica  a trasmettere la  bellezza  della visione cristiana  della  corporeità  e  della  sessualità,  così  come  emerge  dalla  Sacra  Scrittura,  dalla Tradizione e dal Magistero degli ultimi Appare quindi urgente una ricerca di modalità  più adeguate,  che  si  traducano  concretamente  nell’elaborazione  di  cammini  formativi  rinnovati. Occorre proporre ai giovani un’antropologia dell’affettività e della sessualità  capace  anche  di dare  il  giusto  valore  alla  castità,  mostrandone  con  saggezza  pedagogica  il  significato  più autentico per la crescita della persona, in tutti gli stati di vita. Si tratta di puntare sull’ascolto empatico, l’accompagnamento e il discernimento, sulla linea indicata dal recente Magistero. Per questo occorre curare la formazione di operatori pastorali che risultino credibili, a partire dalla maturazione delle proprie dimensioni affettive e sessuali.

  1. 150. Esistono questioni relative al corpo, all’affettività e alla sessualità che hanno bisogno di una  più  approfondita  elaborazione  antropologica,  teologica  e  pastorale,  da  realizzare  nelle modalità e ai livelli più convenienti, da quelli locali a quello universale. Tra queste emergono  in particolare quelle relative alla differenza e armonia tra identità maschile e femminile e alle inclinazioni sess A questo riguardo il Sinodo ribadisce che Dio ama ogni persona e così fa la Chiesa, rinnovando il suo impegno contro ogni discriminazione e violenza su base sessuale. Ugualmente riafferma la determinante rilevanza antropologica della differenza e  reciprocità tra l’uomo e la donna e ritiene riduttivo definire l’identità delle persone a partire unicamente  dal loro   «orientamento  sessuale»  (CONGREGAZIONE  PER  LA  DOTTRINA  DELLA  FEDE,

Lettera  ai  Vescovi  della  Chiesa  Cattolica  sulla  cura  pastorale  delle  persone omosessuali, 1 ottobre 1986, n. 16).

Esistono già in molte comunità cristiane cammini di accompagnamento nella fede di persone omosessuali: il Sinodo raccomanda di favorire tali percorsi. In questi cammini le persone sono aiutate a leggere la propria storia; ad aderire con libertà e responsabilità alla propria chiamata battesimale; a riconoscere il desiderio di appartenere e contribuire alla vita della  comunità; a discernere  le  migliori  forme  per  realizzarlo.  In  questo  modo  si  aiuta  ogni   giovane,  nessuno escluso, a integrare sempre più la dimensione sessuale nella propria personalità, crescendo nella qualità delle relazioni e camminando verso il dono di sé.

Economia, politica, lavoro, casa comune

  1. 151. La Chiesa si impegna nella promozione di una vita sociale, economica e politica nel segno della giustizia, della solidarietà e della pace, come anche i giovani chiedono con Questo  richiede  il  coraggio  di  farsi  voce  di  chi  non  ha  voce  presso  i leader mondiali, denunciando corruzione, guerre, commercio di armi, narcotraffico e sfruttamento delle risorse naturali  e  invitando  alla  conversione  coloro  che  ne  sono  responsabili.  In  una  prospettiva integrale, ciò non può essere separato dall’impegno per l’inclusione dei più fragili, costruendo percorsi che permettano loro non solo di trovare risposta ai propri bisogni, ma anche di recare il proprio contributo alla costruzione della società.

  1. 152. Consapevole che «il lavoro costituisce una dimensione fondamentale dell’esistenza dell’uomo  sulla  terra»  (SAN GIOVANNI PAOLO II,  Laborem  exercens,    4)  e  che  la  sua mancanza è umiliante per molti giovani, il Sinodo raccomanda alle Chiese locali di favorire e accompagnare  l’inserimento  dei  giovani  in  questo  mondo,  anche  attraverso  il  sostegno  di iniziative di imprenditoria giovanile. Esperienze in questo senso sono diffuse in molte Chiese  locali e vanno sostenute e potenziate.

  1. 153. La  promozione  della  giustizia  interpella  anche  la  gestione  dei  beni  della  Chie  I giovani  si  sentono  a  casa  in  una  Chiesa  dove  l’economia  e  la  finanza  sono  vissute  nella trasparenza  e  nella  coerenza.  Scelte  coraggiose  nella  prospettiva  della  sostenibilità,  come indicato    dall’enciclica   Laudato    si’,   sono   necessarie,    in    quanto    il    mancato    rispetto dell’ambiente  genera  nuove  povertà,  di  cui  i  giovani  sono  le  prime  vittime.  I  sistemi  si cambiano anche mostrando che è possibile un modo diverso di vivere la dimensione economica e finanziaria. I giovani spronano la Chiesa a essere profetica in questo campo, con le parole ma soprattutto attraverso scelte che mostrino che un’economia amica della persona e dell’ambiente è possibile. Insieme a loro possiamo farlo.

  1. 154. Rispetto alle questioni ecologiche, sarà importante offrire linee guida per la concreta attuazione della Laudato si’ nelle pratiche eccles Numerosi interventi hanno sottolineato l’importanza di offrire ai giovani una formazione all’impegno sociopolitico e la risorsa che la dottrina  sociale  della  Chiesa  rappresenta  a  questo  riguardo.  I  giovani  impegnati  in  politica vanno  sostenuti  e  incoraggiati  a  operare  per  un  reale  cambiamento  delle  strutture  sociali ingiuste.

Nei contesti interculturali e interreligiosi

  1. 155. Il pluralismo culturale e religioso è una realtà crescente nella vita sociale dei gio I giovani cristiani offrono una bella testimonianza del Vangelo quando vivono la loro fede in un modo che trasforma la loro vita e le loro azioni quotidiane. Sono chiamati ad aprirsi ai giovani di altre tradizioni religiose e spirituali, a mantenere con loro rapporti autentici che favoriscano la conoscenza reciproca e guariscano dai pregiudizi e dagli stereotipi. Essi sono così i pionieri di una nuova forma di dialogo interreligioso e interculturale, che contribuisce a  liberare le nostre

società dall’esclusione, dall’estremismo, dal fondamentalismo e anche dalla manipolazione della religione a fini settari o populisti. Testimoni del Vangelo, questi giovani con i loro coetanei diventano promotori di una cittadinanza inclusiva della diversità e di un impegno religioso socialmente responsabile e costruttivo del legame sociale e della pace.

Recentemente,  proprio   su  proposta   dei  giovani,   sono  state  lanciate  iniziative  per offrire  l’opportunità  di  sperimentare  la  convivenza  tra  appartenenti  a  religioni  e  culture diverse, perché tutti in un clima di convivialità e nel rispetto delle rispettive fedi siano attori di un impegno comune e condiviso nella società.

I giovani per il dialogo ecumenico

  1. 156. Per  quanto  riguarda  il  cammino  di  riconciliazione  tra  tutti  i  cristiani,  il  Sinodo  è riconoscente per il desiderio di molti giovani di far crescere l’unità tra le comunità cristiane separate. Impegnandosi in questa linea, assai spesso i giovani approfondiscono le radici della propria fede e sperimentano una reale apertura verso quanto gli altri possono dona Intuiscono che Cristo già ci unisce, anche se alcune differenze permangono. Come ha affermato papa Francesco in occasione della visita al Patriarca Bartolomeo nel 2014, sono i giovani «che oggi ci sollecitano a fare passi in avanti verso la piena comunione. E ciò non perché essi ignorino il significato delle differenze che ancora ci separano, ma perché sanno vedere oltre, sono capaci di cogliere l’essenziale che già ci unisce» (FRANCESCO, Intervento  in occasione della Divina Liturgia, Chiesa Patriarcale di San Giorgio, Istanbul, 30 novembre  2014).

CAPITOLO IV FORMAZIONE INTEGRALE

Concretezza, complessità e integralità

  1. 157. La  condizione  attuale  è  caratterizzata  da  una  crescente  complessità  dei  fenomeni sociali e dell’esperienza individuale. Nella concretezza della vita i cambiamenti in atto si influenzano reciprocamente e non possono essere affrontati con uno sguardo seletti Nel reale tutto è connesso: la vita familiare e l’impegno professionale, l’utilizzo delle tecnologie e  il  modo di  sperimentare  la  comunità,  la  difesa  dell’embrione  e  quella  del  migrante.  La  concretezza ci parla di una visione antropologica della persona come totalità e di un modo di conoscere che non separa ma coglie i nessi,  apprende dall’esperienza rileggendola alla luce  della Parola, si lascia ispirare dalle testimonianze esemplari più che dai modelli astratti. Ciò  richiede un nuovo approccio  formativo,  che  punti  all’integrazione  delle  prospettive,  renda  capaci  di  cogliere l’intreccio  dei   problemi   e   sappia   unificare  le  diverse  dimensioni   della  persona.  Questo approccio è in profonda sintonia con la visione  cristiana che contempla nell’incarnazione del Figlio l’incontro inseparabile del divino e dell’umano, della terra e del cielo.

Educazione, scuola e università

  1. 158. Vi  è  stata  durante  il  Sinodo  una  particolare  insistenza  sul  compito  decisivo  e insostituibile della formazione professionale, della scuola e dell’università, anche perché si tratta dei luoghi in cui la maggior parte dei giovani passa molto del proprio tempo. In alcune parti del mondo l’educazione di base è la prima e più importante domanda che i giovani rivolgono alla Chiesa. Per la comunità cristiana è importante dunque esprimere una presenza  significativa in questi ambienti con docenti qualificati, cappellanie significative e un impegno culturale adeguat

Una  riflessione  particolare  meritano  le  istituzioni  educative  cattoliche,  che  esprimono

la  sollecitudine della Chiesa per la formazione integrale dei giovani. Si tratta di spazi preziosi per l’incontro del Vangelo con la cultura di un popolo e per lo sviluppo della ricerca. Esse sono chiamate a proporre un modello di formazione che sia capace di far dialogare la fede con le domande del mondo contemporaneo, con le diverse prospettive antropologiche, con le sfide della scienza e della tecnica, con i cambiamenti del costume sociale e con l’impegno per la giustizia.

Un’attenzione   particolare   va    riservata   in   questi   ambienti   alla                          promozione della

creatività  giovanile  nei  campi  della  scienza  e  dell’arte,  della  poesia  e  della  letteratura,  della musica e dello sport, del digitale e dei media, ecc. In tal modo i giovani potranno scoprire i loro talenti e metterli poi a disposizione della società per il bene di tutti.

Preparare nuovi formatori

  1. 159. La recente Costituzione Apostolica Veritatis gaudium sulle università e le facoltà ecclesiastiche ha proposto alcuni criteri fondamentali per un progetto formativo che risulti all’altezza delle sfide del presente: la contemplazione spirituale, intellettuale ed esistenziale del kerygma, il dialogo a tutto campo, la trans-disciplinarità esercitata con sapienza e creatività e la necessità urgente di “fare rete” (cfr. Veritatis gaudium, 4, d). Tali principi possono ispirare tutti  gli  ambiti  educativi  e  formativi;  la  loro  assunzione  andrà  anzitutto  a  vantaggio  della formazione  dei  nuovi  educatori,  aiutandoli  ad  aprirsi  a  una  visione  sapienziale  e  capace  di integrare   esperienza   e   verità.   Un   compito   fondamentale   giocano   a   livello   mondiale   le Università Pontificie e a livello continentale e nazionale le Università  Cattoliche e i centri di studio. La verifica periodica, la qualificazione esigente e il rinovamento costante di queste istituzioni è un grande investimento strategico per il bene dei giovani e della Chiesa intera.

Formare discepoli missionari

  1. 160. Il cammino sinodale ha insistito sul desiderio crescente di dare spazio e corpo al protagonismo    È  evidente  che  l’apostolato  dei  giovani  verso  altri  giovani  non  può essere improvvisato, ma deve essere frutto di un cammino formativo serio e adeguato: come accompagnare  questo  processo?  Come  offrire  migliori  strumenti  ai  giovani  affinché  siano autentici  testimoni  del  Vangelo?  Questa  domanda  coincide  anche  con  il  desiderio  di  molti giovani di conoscere meglio la propria fede: scoprirne le radici bibliche, cogliere lo sviluppo storico  della  dottrina,  il  senso  dei  dogmi,  la  ricchezza  della  liturgia.  Ciò  rende  possibile  ai giovani  riflettere  sulle  questioni  attuali  in  cui  la  fede  viene  messa  alla  prova,  per  saper rendere ragione della speranza che è in loro (cfr. 1Pt 3,15).

Per questo il Sinodo propone la valorizzazione delle esperienze di missione giovanile attraverso l’istituzione di centri di formazione per l’evangelizzazione destinati ai giovani e alle giovani coppie attraverso un’esperienza integrale che si concluderà con l’invio in missione. Vi sono già iniziative di questo tipo in vari territori, ma si chiede a ogni Conferenza  Episcopale di studiarne la fattibilità nel proprio contesto.

Un tempo per accompagnare al discernimento

  1. 161. Molte  volte   è   risuonato   nell’aula   sinodale   un   accorato   appello   a  investire   con generosità per i giovani passione educativa, tempo prolungato e anche risorse economic Raccogliendo vari contributi e desideri emersi durante il confronto sinodale, insieme all’ascolto di  esperienze  qualificate  già  in  atto,  il  Sinodo  propone  con  convinzione  a  tutte  le   Chiese particolari,  alle  congregazioni  religiose,  ai  movimenti,  alle  associazioni  e  ad  altri  soggetti ecclesiali di offrire ai giovani un’esperienza di accompagnamento in vista del discernimento. Tale esperienza – la cui durata va fissata secondo i contesti e le opportunità – si può qualificare come un  tempo  destinato  alla  maturazione  della  vita  cristiana  adulta.  Dovrebbe prevedere  un distacco prolungato dagli ambienti e dalle relazioni abituali, ed essere costruita intorno ad almeno tre cardini indispensabili: un’esperienza di vita fraterna condivisa con educatori adulti che sia essenziale, sobria e rispettosa della casa comune; una proposta apostolica  forte  e  significativa da vivere  insieme; un’offerta di spiritualità radicata nella  preghiera e nella vita sacramentale.

In questo modo vi sono tutti gli ingredienti necessari  perché la Chiesa possa offrire ai giovani che lo vorranno una profonda esperienza di discernimento vocazionale.

Accompagnamento al matrimonio

  1. 162. Va ribadita l’importanza di accompagnare le coppie lungo il cammino di preparazione al matrimonio, tenendo conto che ci sono diversi modi legittimi di organizzare tali itinerari. Come afferma Amoris laetitia al 207, «non si tratta di dare loro tutto il Catechismo, né di saturarli con troppi argomenti. […] Si tratta di una sorta di “iniziazione” al sacramento del  matrimonio che  fornisca  loro  gli  elementi  necessari  per  poterlo  ricevere  con  le  migliori disposizioni  e iniziare con una certa solidità la vita familiare». È importante proseguire l’accompagnamento delle giovani famiglie, soprattutto nei primi anni di matrimonio, aiutandole anche a farsi parte attiva della comunità cristiana.

La formazione dei seminaristi e di consacrati/e

  1. 163. Il  compito  specifico  della  formazione  integrale  dei  candidati  al  ministero  ordinato  e alla  vita  consacrata  maschile  e  femminile  rimane  una  sfida  importante  per  la  Chi  Si richiama anche l’importanza di una solida formazione culturale e teologica per consacrate e consacrati. Per quanto riguarda i seminari, il primo compito è ovviamente l’assunzione e la traduzione  operativa  della  nuova  Ratio  fundamentalis  institutionis  sacerdotalis.  Durante  il Sinodo sono emerse alcune sottolineature importanti, che conviene menzionare.

In  primo  luogo  la  scelta  dei  formatori:  non  basta  che  siano  culturalmente  preparati, occorre che siano capaci di relazioni fraterne, di un ascolto empatico e di profonda libertà interiore. In secondo luogo,  per  un  accompagnamento  adeguato  sarà  necessario  un  serio  e  competente lavoro  in  équipe  educative  differenziate,  che  includano  figure  femminili.  La  costituzione  di queste  équipe  formative  in  cui  interagiscono  vocazioni  diverse  è  una  piccola  ma  preziosa forma di sinodalità, che incide sulla  mentalità dei giovani nella formazione iniziale. In terzo

luogo,  la  formazione  deve  puntare  a  sviluppare  nei  futuri  pastori  e  consacrati  la  capacità di

esercitare  il  loro  ruolo  di  guida  in  modo  autorevole  e  non  autoritario,  educando  i  giovani candidati  a donarsi per la  comunità. Particolare attenzione  va prestata  ad alcuni criteri formativi quali: il superamento di tendenze al clericalismo, la capacità di lavoro in équipe, la sensibilità per i  poveri,  la  trasparenza  di  vita,  la  disponibilità  a  lasciarsi  accompagnare.  In  quarto luogo è decisiva la serietà del discernimento iniziale, perché troppe volte i giovani che  si presentano ai seminari  o  alle  case  di  formazione  vengono  accolti  senza  una  conoscenza  adeguata  e  una rilettura approfondita della loro storia. La questione diventa particolarmente delicata nel caso di “seminaristi vaganti”: l’instabilità relazionale e affettiva, e la mancanza di radicamento ecclesiali sono segnali pericolosi. Trascurare la normativa ecclesiale a questo riguardo costituisce un comportamento   irresponsabile,   che   può   avere   conseguenze   molto  gravi   per   la   comunità cristiana.  Un  quinto  punto  riguarda  la  consistenza  numerica  delle comunità di formazione: in quelle troppo grandi si corre il rischio della spersonalizzazione del percorso e di una conoscenza non adeguata dei giovani in cammino, mentre quelle troppo piccole rischiano di essere soffocanti e sottomesse a logiche di dipendenza; in questi casi la  soluzione migliore è costituire seminari interdiocesani o case di formazione condivise tra più  province religiose, con progetti formativi chiari e responsabilità ben definite.

  1. 164. Il Sinodo formula tre proposte per favorire il rinnovam

La  prima  riguarda  la  formazione  congiunta  di  laici,  consacrati  e  sacerdoti.  È  importante

tenere in contatto permanente i giovani e le giovani in formazione con la vita quotidiana delle famiglie  e  delle  comunità,  con  particolare  attenzione  alla  presenza  di  figure  femminili  e  di coppie   cristiane,   così   che   la   formazione   sia   radicata   nella   concretezza   della   vita   e caratterizzata da un tratto relazionale capace di interagire con il contesto sociale e culturale.

La seconda proposta implica l’inserimento nel curriculum di preparazione al ministero ordinato  e  alla  vita  consacrata  di  una  preparazione  specifica  riguardante  la  pastorale  dei giovani, attraverso corsi di formazione mirati ed esperienze vissute di apostolato e di evangelizzazione.

La terza proposta chiede che, all’interno di un autentico discernimento delle persone e

delle situazioni secondo la visione e lo spirito della Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis, si valuti la possibilità di verificare il cammino formativo in senso esperienziale e comunitario. Questo vale specialmente per l’ultima tappa del percorso che prevede il graduale inserimento nella responsabilità pastorale. Le formule e le modalità potranno essere indicate dalle Conferenze Episcopali di ogni Paese, attraverso le loro Ratio nationalis.

CONCLUSIONE

Chiamati a diventare santi

  1. 165. Tutte   le  diversità  vocazionali   si  raccolgono  nell’unica  e   universale   chiamata  alla santità,  che  in  fondo  non  può  essere  altro  che  il  compimento  di  quell’appello  alla  gioia dell’amore  che  risuona  nel  cuore  di  ogni  gi  Effettivamente  solo  a  partire  dall’unica vocazione  alla  santità  si  possono  articolare  le  differenti  forme  di  vita,  sapendo  che  Dio  «ci vuole santi e non si aspetta che ci accontentiamo di un’esistenza mediocre, annacquata, inconsistente»  (FRANCESCO,  Gaudete  et  exsultate,  n.  1).  La  santità  trova  la  sua  fonte inesauribile nel Padre, che attraverso il suo Spirito ci invia Gesù, «il santo di Dio» (Mc 1,24) venuto in mezzo a noi per renderci santi attraverso l’amicizia con Lui, che porta gioia e pace nella nostra vita. Recuperare in tutta la pastorale ordinaria della Chiesa il contatto vivente con l’esistenza felice di Gesù è la condizione fondamentale per ogni rinnovamento.

Risvegliare il mondo con la santità

  1. 166. Noi dobbiamo essere  santi per poter invitare i giovani  a diventarl I giovani hanno chiesto a gran voce una Chiesa autentica, luminosa, trasparente, gioiosa: solo una Chiesa dei santi può essere all’altezza di tali richieste! Molti di loro l’hanno lasciata perché non vi hanno trovato santità,  ma  mediocrità,  presunzione,  divisione  e  corruzione.  Purtroppo  il  mondo  è  indignato dagli abusi di alcune persone della Chiesa piuttosto che ravvivato dalla santità dei suoi membri: per questo la Chiesa nel suo insieme deve compiere un deciso, immediato e radicale  cambio di  prospettiva!  I  giovani  hanno  bisogno  di  santi  che  formino  altri  santi, mostrando così che

«la santità è il volto più bello della Chiesa» (FRANCESCO, Gaudete et exsultate, n. 9). Esiste un  linguaggio  che  tutti  gli  uomini  e  le  donne  di  ogni  tempo,  luogo  e   cultura  possono comprendere, perché è immediato e luminoso: è il linguaggio della santità.

Trascinati dalla santità dei giovani

  1. 167. È stato chiaro fin dall’inizio del percorso sinodale che i giovani sono parte integrante della Chies Lo è quindi anche la loro santità, che in questi ultimi decenni ha prodotto una multiforme fioritura in tutte le parti del  mondo: contemplare e meditare  durante il Sinodo il coraggio  di  tanti  giovani  che  hanno  rinunciato  alla  loro  vita  pur  di  mantenersi  fedeli  al Vangelo  è  stato  per  noi  commovente;  ascoltare  le  testimonianze  dei  giovani  presenti  al Sinodo  che  nel  mezzo  di  persecuzioni  hanno  scelto  di  condividere  la  passione  del  Signore Gesù  è  stato  rigenerante.  Attraverso  la  santità  dei  giovani  la  Chiesa  può  rinnovare  il  suo ardore spirituale e il suo vigore apostolico. Il balsamo della santità generata dalla vita buona di tanti giovani può curare le ferite della Chiesa e del mondo, riportandoci a quella pienezza dell’amore  a  cui  da  sempre  siamo  stati  chiamati:  i  giovani  santi  ci  spingono  a  ritornare  al nostro primo amore (cfr. Ap 2,4).

[01722-IT.01] [Testo originale: Italiano]

1  COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE, La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa, 2 marzo  2018, n. 9. Il documento illustra inoltre la natura della sinodalità in questi termini: «La dimensione sinodale della  Chiesa  esprime  il  carattere  di  soggetto  attivo  di  tutti  i  Battezzati  e  insieme  lo  specifico  ruolo  del ministero episcopale in comunione collegiale e gerarchica con il Vescovo di Roma. Questa visione  ecclesiologica

invita  a  promuovere  il  dispiegarsi  della  comunione  sinodale  tra  “tutti”,  “alcuni”  e  “uno”.  A  diversi livelli e in diverse forme, sul piano delle Chiese particolari, su quello dei loro raggruppamenti a livello   regionale e su quello della Chiesa universale, la sinodalità implica l’esercizio del sensus fidei della universitas  fidelium (tutti), il ministero di guida del collegio dei Vescovi, ciascuno con il suo presbiterio (alcuni), e il  ministero di unità del Vescovo e del Papa (uno). Risultano così coniugati, nella dinamica sinodale, l’aspetto  comunitario che include tutto il Popolo di  Dio,  la  dimensione  collegiale  relativa  all’esercizio  del  ministero   episcopale  e  il  ministero  primaziale  del Vescovo di Roma.  Questa correlazione promuove quella  singularis  conspiratio tra i fedeli e i Pastori che è icona della eterna conspiratio vissuta nella Santa Trinità» (n. 64).

Votazioni del Documento finale

 

 

 

AVENTI DIRITTO = 268

VOTAZIONE I e II parte      –     PRESENTI = 249           –     2/3 dei presenti = 166

 

 

TITULUS Placet Non placet
  INTRODUZIONE    
1. L’evento sinodale che abbiamo vissuto 227 1
2. Il processo di preparazione 229 1
3. Il Documento finale dell’Assemblea sinodale 191 43
  PROEMIO    
4. Gesù cammina con i discepoli di Emmaus 235 2
  I PARTE    
5. “CAMMINAVA CON LORO” 239 1
  Capitolo I – Una Chiesa in ascolto    
  Ascoltare e vedere con empatia    
6. Il valore dell’ascolto 238 2
7. I giovani desiderano essere ascoltati 238 1
8. L’ascolto nella Chiesa 236 5
9. L’ascolto dei pastori e di laici qualificati 235 7
  Le diversità di contesti e culture    
10. Un mondo al plurale 240 0
11. Cambiamenti in atto 238 2
12. Esclusione ed emarginazione 240 1
13. Uomini e donne 221 18
14. La colonizzazione culturale 233 5
  Un primo sguardo alla Chiesa di oggi    
15. L’impegno educativo della Chiesa 233 2
16. Le attività della pastorale giovanile 238 3
17. Il peso della gestione amministrativa 220 16

 

 

18. La situazione delle parrocchie 228 9
19. L’iniziazione alla vita cristiana 239 2
20. La formazione di seminaristi e consacrati 227 12
  Capitolo II – Tre snodi cruciali    
  Le novità dell’ambiente digitale    
21. Una realtà pervasiva 235 3
22. La rete delle opportunità 231 3
       

 

TITULUS Placet Non placet
23. Il lato oscuro della rete 232 2
24. Il lato oscuro della rete (bis) 235 3
  I migranti come paradigma del nostro tempo    
25. Un fenomeno pluriforme 231 7
26. Violenza e vulnerabilità 234 5
27. Storie di separazione e di incontro 234 3
28. Il ruolo profetico della Chiesa 235 3
  Riconoscere e reagire a tutti i tipi di abuso    
29. Fare verità e chiedere perdono 208 30
30. Andare alla radice 204 31
31. Gratitudine e incoraggiamento 234 8
  Capitolo III – Identità e relazioni    
  Famiglia e rapporti intergenerazionali    
32. La famiglia punto di riferimento privilegiato 237 2
33. L’importanza della maternità e della paternità 222 18
34. I rapporti tra le generazioni 237 1
35. Giovani e radici culturali 233 4
36. Amicizia e rapporti tra pari 239 2
  Corpo e affettività    
37. Cambiamenti in atto 206 33
38. La recezione degli insegnamenti morali della Chiesa 214 25
39. Le domande dei giovani 195 43
  Forme di vulnerabilità    
40. Il mondo del lavoro 235 2
41. Violenza e persecuzioni 239 1

 

 

42. Emarginazione e disagio sociale 234 3
43. L’esperienza della sofferenza 241 1
44. La risorsa della vulnerabilità 235 3
  Capitolo IV – Essere giovani oggi    
  Aspetti della cultura giovanile odierna    
45. Originalità e specificità 238 2
46. Impegno e partecipazione sociale 235 1
47. Arte, musica e sport 232 7
  Spiritualità e religiosità    
48. I contesti religiosi diversi 239 1
49. La ricerca religiosa 238 1
50. L’incontro con Gesù 238 1

 

TITULUS Placet Non placet
51. Il desiderio di una liturgia viva 227 9
  Partecipazione e protagonismo    
52. I giovani desiderano protagonismo 230 9
53. Le ragioni di una distanza 234 8
54. I giovani nella Chiesa 235 3
55. Le donne nella Chiesa 209 30
56. La missione dei giovani verso i loro coetanei 237 2
57. Desiderio di una comunità ecclesiale più autentica e fraterna 234 8
  II PARTE    
58. “SI APPRIRONO LORO GLI OCCHI” 238 1
  Una nuova Pentecoste    
59. L’azione dello Spirito Santo 234 2
60. Lo Spirito ringiovanisce la Chiesa 236 4
61. Lo Spirito nella vita del credente 238 2
62. Un’autentica esperienza di Dio 240 3
  Capitolo I – Il dono della giovinezza    
  Gesù giovane tra i giovani    
63. La giovinezza di Gesù 232 9
64. Con lo sguardo del Signore 236 5
65. Caratteri dell’età giovanile 232 7
66. La sana inquietudine dei giovani 232 5

 

 

67. I giovani feriti 235 5
  Diventare adulti    
68. L’età delle scelte 238 1
69. L’esistenza sotto il segno della missione 238 2
70. Una pedagogia capace di interpellare 236 3
71. Il vero senso dell’autorità 237 1
72. Il legame con la famiglia 244 0
  Chiamati alla libertà    
73. Il Vangelo della libertà 226 4
74. Una libertà responsoriale 239 1
75. La libertà e la fede 235 0
76. La libertà ferita e redenta 238 0
  Capitolo II – Il mistero della vocazione    
  La ricerca della vocazione    
77. Vocazione, viaggio e scoperta 237 3
78. Vocazione, grazia e libertà 236 3

 

TITULUS Placet Non placet
79. Creazione e vocazione 235 3
80. Per una cultura vocazionale 230 10
  La vocazione a seguire Gesù    
81. Il fascino di Gesù 238 1
82. Fede, vocazione e discepolato 237 3
83. La Vergine Maria 236 2
  Vocazione e vocazioni    
84. Vocazione e missione della Chiesa 230 2
85. La varietà dei carismi 239 3
86. Professione e vocazione 232 7
87. La famiglia 210 6
88. La vita consacrata 227 4
89. Il ministero ordinato 231 7
90. La condizione dei “single” 212 29
  CAPITOLO III – La missione di accompagnare    
  La Chiesa che accompagna    
91. Di fronte alle scelte 234 2

 

92. Spezzare insieme il pane 238 1
93. Ambienti e ruoli 238 3
94. Accompagnare l’inserimento nella società 241 3
   

L’accompagnamento comunitario, di gruppo e personale

   
95. Una tensione feconda 243 3
96. L’accompagnamento comunitario e di gruppo 240 3
97. L’accompagnamento spirituale e personale 241 3
98. Accompagnamento e sacramento della Riconciliazione 239 6
99. Un accompagnamento integrale 236 5
 

100.

L’accompagnamento nella formazione al ministero ordinato e alla vita consacrata  

241

 

5

  Accompagnatori di qualità    
101. Chiamati ad accompagnare 239 2
102. Il profilo dell’accompagnatore 240 4
103. L’importanza della formazione 237 4
  CAPITOLO IV – L’ARTE DI DISCERNERE    
  La Chiesa, ambiente per discernere    
 

104.

Una costellazione di significati nella varietà delle tradizioni spirituali  

235

 

3

105. Il rimando costitutivo alla Parola e alla Chiesa 236 3

 

N°          TITULUS                                                                                Placet              Non placet
  La coscienza in discernimento    
106. Dio parla al cuore 223 20
107. L’idea cristiana di coscienza 219 23
108. La formazione della coscienza 205 36
109. La coscienza ecclesiale 205 34
  La pratica del discernimento    
110. La familiarità con il Signore 238 3
111. Le disposizioni del cuore 235 4
112. Il dialogo di accompagnamento 238 2
113. La decisione e la conferma 238 3

 

 

AVENTI DIRITTO = 268

VOTAZIONE III parte          –     PRESENTI = 248          –     2/3 dei presenti = 166

 

 

  III PARTE    
114. “PARTIRONO SENZA INDUGIO” 242 0
  Una Chiesa giovane    
115. Un’icona di risurrezione 241 2
116. Camminare con i giovani 241 1
117. Il desiderio di raggiungere tutti i giovani 223 17
118. Conversione spirituale, pastorale e missionaria 214 25
  CAPITOLO I – La sinodalità missionaria della Chiesa    
  Un dinamismo costitutivo    
119. I giovani ci chiedono di camminare insieme 206 34
120. Il processo sinodale continua 203 39
121. La forma sinodale della Chiesa 191 51
122. La forma sinodale della Chiesa (bis) 199 43
123. Una Chiesa partecipativa e corresponsabile 202 38
124. Processi di discernimento comunitario 208 33
  Uno stile per la missione    
125. La comunione missionaria 215 26
126. Una missione in dialogo 230 10
127. Verso le periferie del mondo 228 11
  CAPITOLO II – Camminare insieme nel quotidiano    
  Dalle strutture alle relazioni    
128. Dalla delega al coinvolgimento 224 13
129. Il rinnovamento della parrocchia 225 11

 

TITULUS Placet Non placet
130. Strutture aperte e decifrabili 222 15
  La vita della comunità    
131. Un mosaico di volti 229 9
132. La comunità nel territorio 229 8
133. Kerygma e catechesi 231 9
134. La centralità della liturgia 230 10
135. La centralità della liturgia (bis) 223 15
136. La centralità della liturgia (ter) 236 4
137. La generosità della diakonia 239 4
  Pastorale giovanile in chiave vocazionale    

 

 

138. La Chiesa, una casa per i giovani 236 6
139. L’animazione vocazionale della pastorale 234 3
140. Una pastorale vocazionale per i giovani 233 8
141. Dalla frammentazione all’integrazione 230 8
142. Il rapporto fruttuoso tra eventi e vita quotidiana 237 4
143. Centri giovanili 232 6
  CAPITOLO III – Un rinnovato slancio missionario    
144. Alcune sfide urgenti 222 17
145. La missione nell’ambiente digitale 237 3
146. La missione nell’ambiente digitale (bis) 234 6
147. Migranti: abbattere muri e costruire ponti 228 12
148. Le donne nella Chiesa sinodale 201 38
149. Sessualità: una parola chiara, libera, autentica 214 26
150. Sessualità: una parola chiara, libera, autentica (bis) 178 65
151. Economia, politica, lavoro, casa comune 230 7
152. Economia, politica, lavoro, casa comune (bis) 236 1
153. Economia, politica, lavoro, casa comune (ter) 233 6
154. Economia, politica, lavoro, casa comune (quater) 229 6
155. Nei contesti interculturali e interreligiosi 225 13
156. I giovani per il dialogo ecumenico 228 9
  CAPITOLO IV – Formazione integrale    
157. Concretezza, complessità e integralità 233 9
158. Educazione, scuola e università 230 6
159. Preparare nuovi formatori 230 7
160. Formare discepoli missionari 230 7
161. Un tempo per accompagnare al discernimento 229 13
162. Accompagnamento al matrimonio 231 9

 

TITULUS Placet Non placet
163. La formazione dei seminaristi e di consacrati/e 217 22
164. La formazione dei seminaristi e di consacrati/e (bis) 211 25
  CONCLUSIONE    
165. Chiamati a diventare santi 234 2
166. Risvegliare il mondo con la santità 216 8
167. Trascinati dalla santità dei giovani 239 2

 

 

[01723-IT.01] [Testo originale: Italiano] [B0789-XX.01]