Relazione dei Circoli Minori sulla prima parte dell’Instrumentum laboris

 (V Congregazione Generale – 9 ottobre 2018)

CIRCOLO “ANGLICUS” (Anglofono)

 

A
La fiducia spezzata a causa degli abusi
Arcivescovo Eamon Martin

Iniziando i lavori, il nostro gruppo ha riflettuto sullo spirito e il tono della prima parte, specialmente alla luce del paragrafo 3. Tale paragrafo spiega che «in questo primo passaggio l’attenzione si focalizza sul cogliere i tratti caratteristici della realtà: le scienze sociali offrono un contributo insostituibile […], ma il loro apporto è assunto e riletto alla luce della fede e dell’esperienza della Chiesa».
È stato suggerito che la dimensione della fede, la prospettiva cristologica, potrebbe essere più forte, indicando chiaramente che stiamo riflettendo dal centro e alla luce della fede sulle realtà concrete dei giovani, proprio come Gesù ha guardato con amore all’esperienza vissuta del giovane e quando ha incontrato i due discepoli sulla strada di Emmaus. La relazione è chiaramente la chiave per l’incontro con i giovani.
Abbiamo proposto un modus per il paragrafo 3, che suggerisce l’approfondimento del processo di «riconoscere; interpretare; scegliere», per includere, come dice Evangelii gaudium, «non solo riconoscere e interpretare le mozioni dello spirito buono e dello spirito cattivo, ma – e qui sta la cosa decisiva – scegliere quelle dello spirito buono e respingere quelle dello spirito cattivo» (n. 51).
Il nostro gruppo raccomanda che citare quanto detto dai giovani nell’aula e durante il pre-sinodo aiuterebbe a dare vita a qualsiasi documento conclusivo del sinodo, oltre a indicare esempi di movimenti giovanili peer-to-peer fiorenti in diverse parti del mondo.
Abbiamo pensato che le diverse parti riguardanti il mondo digitale potrebbero essere riunite per consentire una riflessione più approfondita sull’argomento, includendo il suo potenziale per la riforma e la nuova evangelizzazione. Abbiamo suggerito che tale riflessione potrebbe comprendere la discussione dell’attrazione compulsiva della “cultura dello schermo”, che comprende il cinema, le miniserie e i videogiochi. Abbiamo espresso preoccupazione per lo sfruttamento dei giovani in internet, inclusa la raccolta dei loro dati, il furto d’identità e le truffe.
Occorre ovviamente riconoscere, come hanno affermato i giovani al pre-sinodo, che la tecnologia, e specialmente i social media, ora vengono intesi come parte permanente della vita e dell’identità dei giovani. Dischiudono opportunità educative e anche nuove possibilità per lo scambio di informazioni, ideali, valori e interessi comuni, che «hanno il potenziale di unire le persone al di là delle distanze geografiche come mai prima d’ora» (vedi sintesi pre-sinodo 4).
Poiché abbiamo ritenuto i paragrafi 52-53 un po’ confusi, abbiamo proposto un modus per rimodellare tali paragrafi affinché rispecchino l’importanza della persona umana e del corpo umano. Abbiamo notato che nel documento manca una proclamazione della castità come realizzabile e come bene per i giovani.
Il nostro gruppo ritiene che la Chiesa sia chiamata a rispondere al desiderio che molti giovani hanno di punti di riferimento, ormeggi o passatoie sicuri per aiutarli a navigare in mezzo ai messaggi spesso contradittori che vengono scagliati contro di loro da ogni direzione. Dalla ricchezza del suo insegnamento, compreso lo “scrigno” della sua dottrina sociale, la Chiesa può offrire loro motivi per vivere e sperare. Con i giovani, lo fa meglio evitando un approccio moralistico o polemico – come se avessimo tutte le risposte “pronte” – e accompagnandoli invece in un clima di gioia e di avventura della scoperta.
Al pre-sinodo i giovani ci hanno detto che non desiderano essere “meri spettatori” nella società, bensì “partecipanti attivi”. Pertanto, il nostro ascolto e la nostra attenzione nei loro confronti non devono essere passivi, bensì coinvolgerli nel processo di “sinodalità”, sia localmente sia a tutti i livelli nella Chiesa.
Briana, la giovane donna americana che ci ha parlato nell’aula, ci ha ispirati a riflettere sulla nostra esperienza dell’essere giovani. Per alcuni di noi questo è avvenuto un po’ più di tempo fa che per altri! Per molti di noi la gioiosa testimonianza di sacerdoti rispettati e fidati in gioventù è stata d’aiuto nell’ispirare la vocazione.
Tuttavia, il contesto per il discernimento vocazionale è molto cambiato. Il nostro gruppo suggerisce che la questione degli abusi sessuali sui minori nella Chiesa non può essere appena sfiorato in alcune brevi frasi. La fiducia spezzata, il trauma e la sofferenza per tutta la vita dei sopravvissuti; le catastrofiche mancanze nella gestione dei casi; il continuato silenzio e la negazione da parte di alcuni di questi terribili crimini e peccati: tali questioni strepitano per essere nominate apertamente dal sinodo. Riteniamo che, oltre a rassicurare i giovani e le loro famiglie che le nostre procedure e norme di salvaguardia ora sono solide e severe, questo sinodo ci offra anche l’opportunità di prepararci per febbraio 2019 parlando dal cuore di quello che noi, padri sinodali, proviamo dinanzi a questo sconvolgente tradimento nei confronti dei nostri giovani e di tutti i fedeli. Non dobbiamo avere paura di farlo.
Se i giovani e le loro famiglie si domandano: possiamo fidarci del nostro sacerdote e del nostro vescovo? Se gli stessi sacerdoti hanno paura di svolgere il loro ministero tra i giovani, allora come può il nostro sinodo fare uscire il messaggio che i giovani, la loro fede e il loro discernimento vocazionale per noi sono importanti?
Come ci ha ricordato un membro del nostro circolo: «La fiducia arriva lentamente, a piedi, ma fugge a cavallo! La fiducia deve essere ricostruita, una persona per volta».
C’è però un altro modo per guardare a tutto ciò? Che cosa accadrebbe se ora, dalla nostra fragilità, cercassimo la carezza della misericordia di Dio e puntassimo a trovare nuovi modi per relazionarci con i giovani, come Chiesa più umile, affrontando questa realtà?
Dopotutto, la santità e la fragilità sono collegate. I nostri giovani uniscono un’immensa energia a una grande fragilità. Vengono scaraventati da una parte all’altra dalle crudeli tempeste della vita. Troppi di loro hanno problemi di salute mentale e si tolgono la vita. Hanno bisogno di sapere che c’è qualcuno lì per loro. Noi, come comunità cristiane, possiamo offrire loro lo spazio per trovare un senso e uno scopo; possiamo sussurrare alla loro fragilità: Dio ti ama e non importa chi altro ti delude. Riponi la tua fiducia in Dio.
Forse le tormente che stiamo vivendo nella Chiesa ci possono aiutare a camminare in maggiore umiltà con i nostri giovani, ad ascoltarli con comprensione ed empatia. Al pre-sinodo i giovani hanno detto di volere una Chiesa che «dia testimonianza di autenticità sul cammino verso la santità, che include riconoscere gli errori e chiedere perdono. I giovani si aspettano che le guide della Chiesa – ordinate, religiose e laiche – siano l’esempio più solido di questo» (vedi sintesi pre-sinodo n. 7, par. 2).
In breve, se siamo autentici e vulnerabili, allora i giovani, sul cammino verso la santità, sono liberi di essere anche loro autentici e vulnerabili.
Dobbiamo naturalmente sottometterci alle esigenze della giustizia, ma in una società che talvolta cerca giustizia sommaria, punizione e “teste su un vassoio”, dobbiamo trovare anche modi di cercare perdono e, aiutando i sopravvissuti, trovare guarigione e riconciliazione.

B
Interazione con i giovani del mondo
Vescovo Mark Stuart Edwards

Il nostro circolo minore, consapevole che il documento finale del sinodo è indirizzato al Papa, ha riflettuto su come il sinodo potrebbe volersi presentare ai giovani. Di per sé, ciò significa iniziare quel maggiore e più attento impegno verso i giovani di cui stiamo parlando in questo sinodo.
Questo è in aggiunta all’importante comunicazione attualmente in corso.
Proponiamo una soluzione basata su due elementi.
Prima di tutto, una serie di brevi messaggi, aggiornamenti, magari alla fine di ogni settimana, da parte della Commissione per l’informazione. Per essere accessibili ai giovani, dovrebbero avere una componente in formato video che sia breve (meno di tre minuti). I testi non dovrebbero superare le 400 parole e dovrebbero essere accompagnati da foto («se non c’è una foto, non è accaduto»). Questo andrebbe fatto almeno nelle tre lingue principali del sinodo.
In secondo luogo, un messaggio dal sinodo ai giovani del mondo. Questo messaggio dovrebbe essere di natura motivante e missionaria. Dovrebbe basarsi sulle Scritture e partire da Cristo. Pensiamo a un messaggio semplice, diretto, onesto, che contenga elementi come:
– Vogliamo ascoltarti.
– Siamo dispiaciuti per le nostre mancanze.
– Ti amiamo e abbiamo fiducia in te.
– Vogliamo camminare con te nella speranza.
Raccomandiamo che si chieda a due padri sinodali, insieme a due giovani uditori (scelti dagli stessi uditori tra le loro fila) di preparare un testo.

Esortazione apostolica
Inoltre, speriamo che il Santo Padre colga ancora una volta l’opportunità per scrivere un’esortazione apostolica che tenga conto dell’esperienza sinodale. Poiché sono pochi i giovani che leggeranno un’esortazione apostolica, incoraggiamo il Santo Padre a riflettere sulla possibilità di pubblicare un prontuario per aiutare i giovani a leggere l’esortazione e per far crescere il loro interesse per il documento (una “guida allo studio”?). Chiediamo inoltre al Santo Padre di rendere interattivi, con l’aiuto di esperti, sia l’esortazione sia il prontuario. Per esempio, si potrebbe concludere ogni capitolo con alcune domande dirette e aperte che possano aiutare i giovani nella riflessione ed essere utilizzate per promuovere la condivisione personale delle idee in piccoli gruppi. Inoltre, alla fine di ogni capitolo più importante potrebbe esserci un codice QR (codice a barre) che porti i giovani in un sito speciale che abbia, primo, una chat-room dove i giovani s’incontrano e discutono le questioni e, secondo, anche alcuni brevi video evocativi, alcuni dei quali potrebbero essere un messaggio diretto del Papa.
Invitiamo anche il Santo Padre a contemplare l’idea di “provare su strada” o trattare in workshop la versione condensata dell’esortazione apostolica, e magari anche l’esortazione stessa, con alcuni giovani.
Se ciò avrà successo, tutti i documenti potrebbero essere presentati con queste caratteristiche attente ai giovani.

Il testo
Le nostre proposte si sono incentrate largamente sull’arricchire la realtà presentata nel testo e creare, qua e là, un qualche equilibrio.
Alcuni dei dibattiti più intensi hanno riguardato:

Il ruolo che i giovani già svolgono come protagonisti
I giovani partecipano già all’ecumenismo e al dialogo interreligioso attraverso il modo in cui vivono, studiano, giocano, pregano e lavorano con altri e accanto ad altri. Talvolta è intenzionale. Il documento spesso si fa sfuggire l’opportunità di riconoscere il ruolo che attualmente i giovani già svolgono come agenti attivi, per esempio negli ambiti dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso, specialmente in Asia (trattato ai numeri 10, 24 e 25). Proponiamo anche che venga riconosciuto ed evidenziato il ruolo indispensabile dei giovani come agenti attivi nella vita della Chiesa e della società.

I molteplici modi in cui la famiglia agisce ed è formata
In molti casi e in molti luoghi la famiglia continua a essere Chiesa domestica oltre che una realtà sociologica o biologica. È la fonte e la principale nutrice della vita spirituale. Gli effetti della disgregazione delle famiglie e la diminuzione della trasmissione della relazione con Gesù sono colti molto bene, ma questo aspetto positivo non è sufficientemente ben riconosciuto.
Inoltre, ci sono molte altre forme di famiglia oltre a quella nucleare o a quella allargata. Nel nostro circolo abbiamo discusso sui raggruppamenti non ideali dalla prospettiva cristiana. La leadership nella Chiesa ha bisogno che vescovi e sacerdoti proclamino la verità del Vangelo negando che queste siano famiglie? O la nostra leadership ci chiede di accompagnare i giovani nella realtà in cui si trovano? Forse non si tratta di realtà contraddittorie: san Giovanni racconta che Gesù ha sia accettato la donna colpevole di adulterio sia proposto qualcosa di diverso. È possibile per noi oggi accettare e perfino onorare l’unità familiare in cui un giovane si trova e condividere con essa l’ideale evangelico?
Inoltre, le famiglie d’origine non sono l’unico contesto familiare per le persone appartenenti a questa fascia d’età. Ci sono giovani adulti che si stanno preparando per contrarre matrimonio in questo tempo della loro vita. Inoltre, molte famiglie hanno a capo una persona appartenente alla fascia d’età contemplata qui.

La fede e la sete di una fede più profonda che hanno molti giovani
L’Instrumentum laboris coglie bene la realtà che esistono tanti giovani che sono lontani dalla Chiesa e quindi anche dal rapporto con Dio. C’è stata sintonia nel nostro gruppo circa la necessità di essere attenti anche all’apertura dei giovani alla fede e di riconoscerla. Il documento è debole a questo riguardo. Non stiamo accompagnando un contenitore vuoto. In questo ambito, nei giovani sono già presenti dei doni che vogliamo riconoscere, accompagnare, rafforzare e inviare nella Chiesa e nel mondo. Quando accompagniamo, la dinamica è di condurre la persona verso il più.
Molti dei nostri giovani hanno sete del più. Alcuni di loro hanno sete e sanno di che cosa. Altri hanno sete e non sanno perché. Questi giovani si trovano in una posizione molto più difficile.

Amicizia
C’è un paragrafo sui rapporti tra pari sotto il titolo I rapporti intergenerazionali, ma non c’è nulla sull’amicizia di per sé. Nel nostro gruppo è stata forte la percezione che la realtà dell’amicizia e la sua importanza per i giovani debbano essere riconosciute nel documento che verrà prodotto da questo sinodo. I nostri giovani bramano l’amicizia. Attraverso di essa trovano la comunità, e in tal modo trovano una famiglia.

C
Ministero dell’ascolto
Vescovo Thomas Dowd

Ci siamo incontrati alle ore 6.30 nell’aula del sinodo.
Sintesi alla fine di ogni sessione delle opinioni espresse, sia quelle concordi sia quelle discordi.
Presiedere l’elaborazione dei modi.
Preparare una relazione al termine della discussione, che contenga tutte le opinioni espresse, sia quelle concordi sia quelle discordi.
Leggere la relazione nell’Aula.
I membri del circolo minore sono stati presentati gli uni agli altri.
Sono state lette le norme riguardanti il ruolo degli ospiti speciali.

Dibattito sulla parte 1 dell’«Instrumentum laboris»
Capitolo I – Essere giovani oggi
Paure
Il capitolo I parla di numerose paure: corruzione, droghe, lavoro. È un intero ambito che va affrontato.
11-13: Famiglie
Il tipo di famiglia in cui sono cresciuti è molto importante. Le famiglie nel mondo occidentale si stanno riducendo in termini di natalità. Necessità di concentrarsi su maternità, paternità, trascorrere tempo con generosità con i loro figli.
Una sfida importante che dobbiamo affrontare: il numero di giovani che provengono da famiglie monoparentali. In alcune società è molto alto. Mancanza di conoscenza della maternità o della paternità (del loro significato). Ciò produce molte sfide per i giovani quando crescono. Questo c’è nel documento?
Il ministero della famiglia è un ambito impegnativo a cui dedicarci. I genitori vogliono guadagnare soldi per sostenere i loro figli. Se diciamo loro di passare più tempo a casa, le nostre parole non verranno accolte bene.
Per il giovane è fondamentale la centralità della famiglia, ma serve un intero villaggio per allevare un bambino. Se possiamo creare comunità che sostengono le famiglie, allora le famiglie possono fare meglio nell’offrire una buona vita ai loro figli.
La Chiesa deve essere una famiglia. Nei paesi sviluppati abbiamo la tendenza di rendere la Chiesa meramente una messa di un’ora il fine settimana.
L’Ucraina sta sperimentando un’“emancipazione”. Alcuni anni fa è stata notata una grande crisi nelle famiglie. Metà delle famiglie sono finite male. Molti padri si sono recati in Europa occidentale per cercare lavoro, mandando a casa denaro: i giovani hanno soldi ma nessuna educazione (i cosiddetti “orfani sociali”). Che cosa significa la Chiesa per i giovani oggi? Per molti significa un edificio sacro, non una comunità. Hanno chiese e parroci, ma non parrocchie. La Chiesa cattolica in Ucraina è sopravvissuta al periodo sovietico perché era una comunità, un popolo, anche senza un edificio. Ora i cattolici attraggono perché c’è una comunità. La guerra sta creando disturbi da stress post-traumatico tra i giovani. Abbiamo bisogno che la Chiesa sia un posto familiare, di relazioni umane.
Le nostre comunità devono essere comunità che condividono. Anche la condivisione materiale, come negli Atti degli apostoli. Le piccole comunità di base sono un’occasione per la mutua condivisione di preoccupazioni materiali e spirituali. Ci sono numerose iniziative che creano piccoli gruppi, come il Cammino neocatecumenale.
Abbiamo molto da imparare dalle comunità di migranti (detto da un vescovo degli Stati Uniti). Le famiglie hanno sentito il bisogno di incontrarsi e di sostenersi reciprocamente, ma talvolta vengono rifiutate per questo!
I gruppi ecclesiali che si formano più rapidamente sono i nuovi movimenti. Quelli che crescono di più sono quelli dove le famiglie e i gruppi di famiglie si uniscono come unità.
In Namibia, il problema di bambini che diventano genitori (14 o 15 anni).
I fratelli sono spesso gli “adulti” più importanti nella vita di un giovane.
In Myanmar, i giovani vanno via. Nei villaggi spesso ci sono solo bambini o persone più anziane.
N. 11: che cosa si intende con «famiglia tradizionale»? Questa espressione andrebbe spiegata.
Significa una famiglia nucleare? Una famiglia allargata? Una famiglia con a capo un uomo?
Deriva da un’ambiente africano, dove significa famiglia allargata?
Viene utilizzata per contrapporla alle famiglie «non tradizionali»?
Genitori single? Nonni?
La Chiesa può sopperire a quello che manca in famiglia – serve un modo, forse da aggiungere al n. 12.
I matrimoni misti e la trasmissione in famiglia – non menzionati affatto.
14 e 15: I rapporti intergenerazionali
Papa Francesco vede i giovani e gli anziani come “scartati”. Dobbiamo trovare modi per farli incontrare. Fa bene a entrambi.
Spesso i giovani hanno buoni rapporti con le persone anziane. È con il gruppo dei 40-60enni che hanno difficoltà. Quelli della generazione più anziana sembrano essere migliori ascoltatori. Nella vita religiosa, una comunità particolare include sempre le sorelle più anziane perché sono loro che si siedono ad ascoltare.
L’esperienza dei giovani: i rapporti con le persone più grandi sono buoni quando riconoscono la necessità, e hanno la capacità, di ascoltare le persone più giovani. Quale che sia l’età, la capacità di dialogare e di conversare è la chiave per buoni rapporti intergenerazionali.
Nel contesto asiatico, un vescovo ha detto di non aver mai visto un istituto per anziani. Le persone anziane vengono “adottate” dalle famiglie.
In Europa non c’è nessuno a costruire un ponte tra anziani e giovani. Ognuno sembra isolato dagli altri.
In Sud Africa c’è spesso una nonna a prendere il posto di un genitore (forse i genitori sono morti). Le nonne spesso dicono di non essere apprezzate malgrado i loro sacrifici.
In Kerala l’istituto per anziani è spesso imposto dalle esigenze legate al lavoro (per esempio lavoratori migranti che non possono essere vicini ai genitori).
16-18: Le scelte di vita
Sembra più un linguaggio da libro educativo, senza alcuna menzione di Dio.
Non viene detto nulla dell’intervento divino nella vita dei giovani.
Nessun ascolto di Dio nel compiere le scelte di vita.
19-21: Educazione
In Myanmar spesso i bambini devono lavorare per dare da mangiare alla propria famiglia, quindi non possono studiare.
Zimbabwe: altre religioni stanno sfruttando al massimo l’educazione. Chi non è in grado di sostenere le tasse scolastiche spesso viene attirato nelle scuole attraverso il pagamento delle tasse. Le nostre scuole cattoliche sono diventate più accademiche e un luogo di formazione in un ethos cattolico.
Nigeria: Crescendo, i genitori hanno studiato gratuitamente, ma molti non possono andare a scuola perché è troppo costoso. La Chiesa può rendere più accessibili le scuole cattoliche? O raccogliere fondi per quanti non possono frequentarle? Per quanti non sono portati alle attività accademiche ma sono capaci, le chiese pentecostali pagano servizi che richiedono capacità – promettono lavoro, alloggio, cibo, un luogo per sviluppare e vendere le capacità (quindi anche se svolgono lavoro di volontariato vanno lì per altri benefici). Le scuole cattoliche sono costruite con il contributo dei fedeli, ma solo i figli dell’élite possono frequentarle.
Sua Beatitudine: l’educazione può essere utilizzata per promuovere una forma di manipolazione e lo osserviamo globalmente – l’educazione viene strumentalizzata oggi per manipolare gli esseri umani – quindi constatiamo una tendenza a eliminare la presenza della Chiesa.
Non vengono menzionate la cura pastorale e la guida spirituale come parte del contesto formativo; si possono menzionare le cappellanie, per esempio i Newman Centre (vedi 147-148).
Le scuole domiciliari – un modello che giunge dall’America.
Negli Stati Uniti ci sono molti ragazzi che ricevono l’istruzione a domicilio – i vescovi negli Stati Uniti non sono uniti, poiché l’insegnamento a domicilio può avere una base ideologica – i ragazzi possono avere esigenze particolari.
I genitori sono qualificati per impartire loro un’istruzione?
23: Lavoro e professione
Può anche comportare tanta migrazione interna.
Occorre includere anche il volontariato come tema, poiché alcune persone dipendono da ciò che ricevono nel volontariato – il volontariato nella Chiesa dovrebbe essere fecondo nella Chiesa.

Capitolo II Esperienze e linguaggi
26: Il linguaggio qui non viene veramente menzionato! Lo chiameremo esperienza e forme di espressione.
28: Impegno e partecipazione sociale
Mentre i giovani potrebbero vedere delle mancanze nel lato profetico della Chiesa, in modo più positivo desiderano vedere la Chiesa come luogo di onestà, sicurezza e imparzialità.
29-30: Spiritualità e religiosità
Lo Spirito Santo non viene menzionato affatto – questo rispecchia la realtà? Bisognerebbe porre un modo altrove nel documento? – In Indonesia lo Spirito Santo dovrebbe essere menzionato – i nuovi movimenti comprendono un forte riferimento allo Spirito Santo – serve un modo per questa parte.
Nessuna menzione di sette religiose o para-religiose.
Anche la via psicologica per trovare la propria auto-realizzazione dovrebbe essere inclusa.
Gesù come mago? Una relazione superstiziosa con lui?
Dov’è il posto della liturgia nel capitolo su spiritualità e religiosità?
31-33: I giovani nella vita della Chiesa
È difficile trovare spazio perché altri non glielo lasciano.
La Chiesa come scuola di discepolato (serve un modo prescrittivo più avanti).
34-35: La trasversalità del continente digitale
Ricordare che molti giovani non hanno accesso a internet!
In che modo l’ambiente digitale consente nuove forme di espressione, per esempio chat, gruppi online, sexting.
Tutti questi media consentono di incontrare persone nuove e allacciare nuovi rapporti, vale a dire diversità? O vengono utilizzati per rafforzare amicizie già presenti, vale a dire identicità? L’identicità può permettere un contatto di diversità quando è presente un interesse comune.
36-38: La musica e le altre forme di espressione artistica
Necessità di menzionare tv, video e videogiochi,
Necessità di distinguere tra produttori e consumatori.
39-40: Il mondo dello sport
Vincent: le persone interessate allo sport sono viste come dei perditempo; ma ora le Chiese protestanti stanno creando circoli sportivi per i loro membri, utilizzati come forma di proselitismo.
Scommettere: scommesse sugli sport.
Videopoker, altre scommesse su videogiochi.
Utilizzo dello sport per costruire il carattere e il lavoro di squadra. Arriverà un modo.
Gli sportivi professionisti sono i nuovi gladiatori – sfruttamento di persone di talento provenienti da paesi più poveri.
Le persone uniscono volentieri l’attività fisica a quella spirituale, per esempio lo yoga – nella Chiesa non c’è spazio per questo.
Il cardinale Coutts vorrebbe che ci fosse un paragrafo sullo sport come qualcosa di divertente.

Capitolo III Nella cultura dello scarto
45-47: I giovani migranti
Occorre dedicare particolare attenzione a quanti si trovano nei campi profughi.
Vescovo del Myanmar: bisogna includere anche le persone internamente dislocate; non è esattamente la stessa cosa.
48: Le diverse forme di discriminazione
Dovremmo aggiungere lo status legale e di cittadinanza come forma di discriminazione.
Dovremmo aggiungere i giovani con disabilità come fonte di discriminazione.
Capitolo IV Sfide antropologiche e culturali
52-53: Il corpo, l’affettività e la sessualità
Dovremmo menzionare il transumanismo.
Necessità di aggiungere la chirurgia plastica al concetto (modo inviato)
Occorre accertarsi che sia chiaro per noi che i giovani che non sono d’accordo con la Chiesa sulle questioni sessuali sono comunque membri delle Chiese.
Che cosa significa «esperienze estreme»? Sport estremi? Attività sessuali estreme? Droghe estreme? Occorre menzionare anche le pressioni sociali.
58-60: La delusione istituzionale
Perché sono poco menzionate le nuove forme di partecipazione? Come le reti di sostegno sociale?
61: La paralisi decisionale, ecc.
Il titolo andrebbe reso più chiaro per mostrare come rispecchia le decisioni a lungo termine. Non c’è paralisi per le decisioni a breve termine.
63: Oltre la secolarizzazione
Apprendere che i giovani sono spirituali, ma non religiosi – lo spirito non è solo nella Chiesa, ma nella società. La secolarizzazione non è qualcosa a cui dovremmo essere contrari.
Capitolo V In ascolto dei giovani
Il titolo non riguarda solo l’ascolto, quindi il titolo andrebbe corretto.
65: La fatica di ascoltare
La questione non riguarda solo l’ascolto dei giovani; sono in molti a volere che la Chiesa ascolti!
Come possiamo creare una cultura d’ascolto nella Chiesa?
Dobbiamo ascoltare per impegnarci – mettere da parte il “come ascoltare” per un capitolo futuro, per esempio l’ascolto empatico, che già facciamo ma che potremmo fare di più.
Fratel Alois: «ascoltare con umanità» è qualcosa di molto frequente a Taizé – potremmo avere un “ministero dell’ascolto”?

D
Con uno sguardo non solo occidentale
Vescovo Robert Emmet Barron

È mio privilegio presentare la relazione a nome del circolo minore inglese D, comunità straordinariamente varia e vivace di persone di lingua inglese provenienti da tutto il mondo. Per amore di sintesi, evidenzierò sette temi emersi da un dibattito estremamente ampio.
Anzitutto, nel nostro gruppo c’è stato forte consenso sul fatto che il documento dovrebbe iniziare non con un’analisi sociologica, ma piuttosto con un’icona biblica che potrebbe servire da leitmotiv per l’intero testo. Abbiamo ritenuto che il racconto dell’incontro di Gesù con i due discepoli sul cammino di Emmaus – a cui già si fa riferimento nell’Instrumentum laboris – sarebbe una scelta ideale, poiché mostra magnificamente Gesù sia nel suo modo di ascoltare sia in quello di insegnare. Inoltre, l’immagine dei discepoli – sempre attratti dal Signore e tuttavia diretti nella direzione sbagliata – ben descrive la situazione di molti giovani oggi. Una volta introdotta questa icona elaborata, riteniamo che dovrebbe essere mantenuto il quadro interpretativo generale “vedi, giudica e agisci” dell’Instrumentum laboris.
In secondo luogo, nel gruppo c’è stata la forte percezione che il tono della parte iniziale dell’Instrumentum laboris sia troppo negativo, concentrandosi eccessivamente sui pericoli e sulle sfide che i giovani devono affrontare, specialmente per quanto riguarda la fede. Ci siamo domandati se sarebbe possibile porre una maggiore enfasi sui molti esempi di giovani che vivono la loro cattolicità con gioia, malgrado le difficoltà del momento culturale presente. È stato suggerito che le giornate mondiali della gioventù inaugurate da Papa san Giovanni Paolo II, che ancora riscuotono grande successo, siano uno dei principali segni di tale impegno positivo dei giovani.
Un terzo tema, sollevato da molti nel nostro gruppo, è che il testo dell’Instrumentum laboris sotto molti aspetti continua a essere troppo occidentale negli argomenti e nel tono. Più precisamente, trascura la situazione dei giovani in quelle parti del mondo in cui i cristiani subiscono una persecuzione concreta e dove, letteralmente, lottano per la vita. E non tiene conto delle difficoltà di quelli in molti paesi del terzo mondo, dove gli aiuti economici e medici dei paesi più ricchi sono spesso vincolati all’accettazione di valori morali occidentali per quanto riguarda la sessualità e il matrimonio. Questa colonizzazione ideologica, come l’ha giustamente definita Papa Francesco, danneggia specialmente i giovani. Inoltre, la pubblicità contemporanea, che insegna alle persone a essere insoddisfatti dei beni che possiedono, contribuisce enormemente alla cultura dello scarto tanto denunciata da Papa Francesco. Questa dinamica è particolarmente distruttiva nei paesi più poveri.
Un quarto motivo dell’Instrumentum laboris che ha trovato particolare eco nel nostro gruppo è stato quello della paternità e della maternità spirituale. Molti hanno ritenuto che questa immagine esprima poeticamente ciò che i giovani vogliono e si aspettano dalla Chiesa. Desiderano mentori, guide, amici spirituali disposti a camminare con loro. Specialmente in un tempo in cui, perlomeno in Occidente, la famiglia è in crisi, questo rapporto di fiducia tra i giovani e i padri e le madri nell’ordine spirituale è di fondamentale importanza. Uno dei membri africani della nostra comunità ci ha ricordato che in molte lingue africane non esistono parole per dire cugino, zio o zia, poiché in famiglia tutti sono considerati fratello e sorella. Questo stesso tipo di unità e associazione dovrebbe caratterizzare la vita della Chiesa.
In quinto luogo ci siamo concentrati sulla prevalenza e sull’influenza della cultura digitale. Vorremmo anzitutto fare l’osservazione stilistica che la realtà digitale viene discussa, qua e là, in molti capitoli della prima parte. Potrebbe essere saggio riportare tutto sotto un unico titolo. In termini di contenuto, c’è stato consenso universale sul fatto che i social media producono sia luci sia ombre nella vita dei giovani e che l’Instrumentum laboris fa bene a sottolinearlo. Due osservazioni particolari del nostro gruppo risultano molto utili qui. Da un lato, l’immersione nel mondo virtuale ha prodotto una sorta di “migrazione digitale”, vale a dire un allontanamento dai valori familiari, culturali e religiosi verso un mondo di solitudine e auto-invenzione. Allo stesso modo in cui molti migranti si sentono sradicati dalle loro case spirituali, tanti giovani in Occidente possono sperimentare la stessa mancanza di radici pur rimanendo fisicamente nello stesso posto.
In sesto luogo abbiamo dedicato tanto tempo a discutere della crisi degli abusi sessuali nella Chiesa, specialmente per quanto riguarda i suoi effetti sull’evangelizzazione dei giovani. Come appare evidente a tutti, questo scandalo ha minato il lavoro della Chiesa praticamente in tutti i modi proprio perché ha compromesso la nostra credibilità. Una Chiesa nella quale non si può avere fiducia è semplicemente incapace di andare incontro ai giovani in modo efficace. Sebbene alcuni membri del nostro circolo abbiano ritenuto che tale questione andrebbe affrontata subito all’inizio del documento, si è convenuto che deve rimanere al paragrafo 66, ma che deve essere notevolmente estesa. Per esempio, quando riconosciamo il nostro dispiacere e la nostra colpa a tale riguardo, bisognerebbe menzionare anche le misure molto positive ed efficaci adottate dalla Chiesa a partire dal 2002 per affrontare la questione in modo concreto. E dovremmo chiarire che l’impegno per la riforma, nelle questioni sia sessuali sia finanziarie, è in atto a tutti i livelli della vita della Chiesa. Similmente, dovremmo articolare la comprensione della Chiesa della corporeità e della sessualità, senza però esitare di utilizzare il linguaggio della nostra tradizione teologica, che comprende corpo e anima, la chiamata alla virtù e l’ideale della castità. Molti hanno espresso preoccupazione per il fatto che la terminologia dell’Instrumentum laboris in questo ambito sia troppo caratterizzata da categorie psicologiche contemporanee.
Settimo, e ultimo, abbiamo avuto un dibattito particolarmente intenso sulla complessa questione del gioco tra ascolto e insegnamento nella vita della Chiesa. Alcuni membri del gruppo si sono domandati se la forte enfasi posta dall’Instrumentum laboris sull’ascolto compromette o minimizza la missione autentica d’insegnamento della Chiesa. È stato osservato che molti giovani, oggi, in mezzo a una cultura postmoderna tanto caratterizzata dal relativismo e dall’indifferentismo, anelano la chiarezza e la sicurezza della dottrina della Chiesa. Altri hanno insistito sul fatto che l’enfasi posta sull’ascolto e sulla relazionalità è indispensabile nella misura in cui nessuna dottrina, per quanto bella e vera, viene accettata a meno che non provenga da una fonte affidabile. Un membro ha osservato che la maternità della Chiesa è un’immagine utile a tale riguardo, sempre che ricordiamo che il modo in cui una madre insegna a suo figlio piccolo è radicalmente diverso da quello in cui insegna a suo figlio grande. Uno dei più anziani del gruppo ha insistito sul fatto che si deve abbandonare qualsiasi costruzione antagonistica del rapporto tra ascolto e insegnamento, come se le due cose fossero in tensione o in opposizione tra loro. Piuttosto, ha ribadito, sono momenti mutualmente implicativi di qualsiasi conversazione costruttiva. A catturare in modo particolare l’attenzione del nostro gruppo è stata l’osservazione che parlando di una Chiesa che ascolta i giovani, l’Instrumentum laboris inavvertitamente pone i giovani in qualche modo fuori dalla Chiesa. Dobbiamo sempre ricordare che vengono ascoltati proprio in quanto membri del corpo mistico.
Per concludere, vorrei osservare che, accanto alla narrativa biblica dei discepoli sul cammino di Emmaus, l’immagine del cuore irrequieto proposto tanto tempo fa da sant’Agostino ancora parla ai giovani d’oggi. Potremmo usarla come un altro leitmotiv in tutto il documento.

CIRCOLO “GALLICUS” (Francofono)

A
Guardare prima di ascoltare
Vescovo Laurent Percerou

L’Instrumentum laboris insiste sul bisogno di ascoltare i giovani. Ricorda però anche l’importanza dello sguardo. La sua prima parte del resto s’intitola “riconoscere”. Riconoscere, ossia scoprire la realtà delle cose e delle persone, significa anzitutto guardare alla maniera di Cristo che, attraverso uno sguardo, testimonia la misericordia di Dio, e invita all’alleanza, come avviene nell’incontro con la donna della Samaria (cfr. Giovanni, 4, 5-42). Prima ancora della parola e dell’ascolto, è attraverso lo sguardo che si crea il rapporto. È proprio questo il fine del sinodo: aiutare i giovani a incrociare lo sguardo di Cristo, attraverso la Chiesa che è il suo corpo, affinché si scoprano amati da lui, si mettano al suo ascolto e s’impegnino a seguirlo.
Se conveniamo di dover discernere insieme i cammini lungo i quali i giovani vogliono poter incrociare lo sguardo di Cristo e mettersi all’ascolto, dobbiamo precisare, in questa prima parte, che il Dio di cui noi parliamo è il Dio di Gesù Cristo, il Cristo che conduce al Padre nella forza dello Spirito. Cristo è colui che ha mostrato compassione, che ha saputo alleviare le ferite, ma è anche colui che ha denunciato ciò che era contrario alla rivelazione e ha esortato a un impegno radicale nella sua sequela.
Appare allora necessario che questa prima parte, essenzialmente sociologica, precisi in modo chiaro di essere al servizio della missione della Chiesa, che è proprio quella di contemplare i giovani con gli occhi di Cristo affinché volgano il loro sguardo verso di lui e l’ascoltino: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna» (Giovanni, 6, 68). In effetti, molti giovani non conoscono Cristo e non lo cercano neppure. Tale precisazione indicherebbe così che la preoccupazione della Chiesa è di portare il Vangelo ai giovani: lei è mater et magistra.
Questa prima parte fa una panoramica sui giovani e, se sottolinea la loro grande diversità, individua anche un gran numero di convergenze: il loro desiderio di ascolto e di riconoscimento, l’importanza della famiglia, la loro aspirazione a essere attori della vita di questo mondo e della Chiesa. Loro ci hanno detto: noi siamo la Chiesa!… I giovani s’interrogano anche sul lavoro, la sessualità, la salvaguardia del creato….. Cercano quale senso dare alla loro vita e sono infaticabili testimoni di speranza.

La famiglia nella vita dei giovani
L’Instrumentum laboris menziona il legame tra questo sinodo e i due precedenti sulla famiglia (n. 11). Noi vorremmo però che tale legame fosse meglio illustrato e l’importanza della famiglia riaffermata, come unione stabile tra un uomo e una donna, entrambi aperti al dono della vita, poiché il modo in cui i giovani si costruiscono dipende, in buona parte, da ciò che ricevono o non ricevono dalla loro famiglia. Allo stesso modo sarebbe necessario fare discorsi che valorizzino l’ideale familiare, mostrando che la vita di coppia e di famiglia così come la Chiesa la propone è possibile, e che è un cammino di realizzazione della sua vocazione.
Parimenti, dato che la famiglia non è un’astrazione, bisognerebbe ricordare che se le famiglie si lasciano assorbire dal modello individualistico prevalente, corrono grandi rischi. Le famiglie che restano fedeli alla loro missione sono quelle che, pazientemente, nel corso del tempo, imparano ad accogliersi, genitori e figli, ad accogliere la vita in tutte le sue forme e a testimoniare il loro amore, impegnandosi a favore della giustizia e della dignità di ogni essere umano, soprattutto dei più fragili. È senza dubbio per questi motivi che la maggior parte dei giovani resta attaccata al valore familiare.

Una generazione “connessa”?
L’Instrumentum laboris afferma che «è evidente quanto sia pervasiva la presenza dei media digitali e sociali nel mondo giovanile» (n. 34). Il che vuol dire dimenticare i tanti giovani che non sono connessi. Possiamo dire che a livello mondiale – a seconda dei paesi o del fatto che i giovani abitino in città o in zone rurali – esiste una “rottura digitale”.
L’Instrumentum laboris, pur sottolineando le formidabili risorse e potenzialità che offrono i media e le reti sociali, ne indica anche i limiti e i pericoli. Che cosa possiamo immaginare, senza demonizzare questi nuovi mezzi di comunicazione, per formare i giovani e gli adulti che li utilizzano a essere testimoni di fede di speranza nelle reti digitali?

I giovani migranti
Vorremmo segnalare qui le preoccupazioni delle comunità cristiane del Medio e del Vicino oriente, che s’interrogano sul loro futuro quando vedono partire i loro giovani, come pure la complessità della questione migratoria. La migrazione a cui si assiste oggi è un fenomeno senza precedenti. Accanto ai giovani migranti che partono per sfuggire alle guerre e alle persecuzioni, ce ne sono altri che si lasciano sedurre dal miraggio dell’occidente e vengono incoraggiati a partire. Non valutano le conseguenze di una rottura con la loro terra, la loro famiglia e la loro cultura. Come può la Chiesa accompagnare questi giovani per far scoprire loro che Dio apre loro un cammino di realizzazione nei paesi in cui sono nati? Come può, per i paesi che accolgono un gran numero di migranti, aiutare i fedeli cattolici a vivere l’ospitalità evangelica quando le risorse mancano e l’equilibrio sociale appare minacciato? In Europa, in particolare, vediamo crescere con preoccupazione la xenofobia.

Costruire la pace attraverso il dialogo interreligioso e la ricerca dell’unità
Abbiamo condiviso la bella esperienza del pre-sinodo in Libano, che ha riunito giovani rappresentanti delle diocesi maronite, dei paesi arabi e della diaspora, e anche rappresentanti delle altre Chiese e musulmani. I giovani cattolici costruiscono ponti con le altre tradizione religiose attraverso numerose iniziative, e anche con le altre confessioni cristiane. Questo appello si unisce a molti altri, in altri paesi, che cercano di promuovere il dialogo e il “vivere-insieme”. È fondamentale che la Chiesa li sostenga.
Abbiamo anche sottolineato il desiderio dei giovani d’impegnarsi per l’unità dei cristiani. I giovani sono scandalizzati dalle divisioni. È stato quindi formulato un auspicio: da oltre quarant’anni, dei cristiani chiedono che la Pasqua venga celebrata lo stesso giorno. Sarebbe una testimonianza molto forte per i paesi dove i cristiani di diverse confessioni vivono gli uni vicini agli altri.

Il desiderio di autentiche comunità cristiane
La Chiesa è il corpo di Cristo e ognuno dei suoi membri è necessario alla sua vita e alla sua missione (cfr. 1 Corinzi, 12), per cui l’esperienza comunitaria è costitutiva dell’identità del discepolo di Cristo. Ebbene, noi constatiamo le difficoltà che i giovani a volte incontrano per essere accolti e prendere il proprio posto nelle comunità cristiane (parrocchie, movimenti, e via dicendo). Dobbiamo dunque lavorare la nozione di “comunità” su un piano teologico e pastorale, al fine di offrire ai giovani una “Chiesa-famiglia” che sia la loro casa.
I giovani sono entusiasti dei tempi forti ecclesiali in cui si comunicano in una stessa fede. Sono momenti essenziali per la crescita nella fede e per il risveglio vocazionale. In seguito, però, alcuni hanno difficoltà a iscriversi in un vero cammino spirituale con altri. Perciò è necessario articolare meglio questi tempi forti con proposte rivolte ai giovani nel corso di tutto l’anno.

B
Di fronte al problema delle migrazioni
Vescovo Gaspard Béby Gnéba

I giovani vivono oggi in un mondo segnato da profondi cambiamenti socio-culturali, morali e religiosi. Queste trasformazioni sociali e culturali hanno ripercussioni sulla loro pratica religiosa. In effetti, in diversi paesi si constata con rammarico che i giovani non s’interessano più alla vita e alla missione della Chiesa. Hanno praticamente disertato le comunità cristiane e non si sentono coinvolti dall’esperienza religiosa vissuta nella Chiesa.
Di fronte a questa situazione preoccupante, la Chiesa è chiamata ad ascoltare i giovani e soprattutto a fare il possibile per compiere efficacemente la missione di salvezza nei loro riguardi. Come il buon pastore va alla ricerca della pecorella smarrita (cfr. Luca, 15, 4-7), così la Chiesa, poiché è madre e maestra, e soprattutto poiché è sacramento di misericordia, è invitata alla riflessione e all’azione.
L’azione ecclesiale si orienterà prioritariamente nelle seguenti direzioni:
1. Ripensare e ridefinire la missione della Chiesa nel mondo attuale.
La Chiesa ha ricevuto dal suo divino maestro, il Signore Gesù, la missione di proseguire sino alla fine dei tempi l’opera di salvezza che il Padre le ha affidato. «Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Matteo, 28, 19-20; cfr. Marco, 16, 15-16), dice Gesù ai suoi apostoli.
Questa missione salvifica, come si può constatare, ha un solo e unico contenuto, valido per tutte le generazioni umane. Ma si realizza nella storia sotto molteplici forme e secondo modalità diverse. Di fatto, il suo compimento storico esige che si tenga conto delle situazioni proprie delle persone e dei condizionamenti culturali.
Pertanto per i giovani del nostro tempo, fortemente influenzati dalla cultura della globalizzazione, del secolarismo e del digitale, la Chiesa è invitata a elaborare un nuovo metodo evangelizzatore e a proporre un nuovo stile di vita cristiana.
2. Formare pastori, testimoni di Cristo e del Vangelo, capaci di ascoltare i giovani, di capirli e di accompagnarli efficacemente.
Di fronte alla situazione dei giovani, i pastori si sentono spesso impotenti. In effetti, non hanno né risposte alle loro domande né una strategia pastorale e missionaria adeguata alla cultura della globalizzazione, del secolarismo e del digitale. Su tali questioni ci sembra urgente e necessario ripensare il contenuto della formazione nei seminari e nei noviziati, proporre un nuovo stile di vita sacerdotale e una nuova forma di esercizio del ministero ordinato.
3. Formare ed educare i giovani nella fede e nella vita cristiana.
Si tratta di concepire una formazione e un’educazione cristiana dei giovani, tenendo conto delle loro preoccupazioni e aspirazioni e permettendo loro:
– di fare un incontro personale con Cristo e di credere nella vita della grazia attraverso la realizzazione nella loro esistenza dell’appello universale alla santità;
– di essere veri testimoni di Cristo e del suo Vangelo nella Chiesa e nel mondo attuale e di essere capaci di condurre altri giovani alla fede;
– di essere in grado di rispondere agli interrogativi delle ideologie culturali e religiose contrarie alla fede cattolica;
– d’impegnarsi pienamente e di partecipare attivamente alla costruzione di un mondo aperto alle realtà spirituali e ai valori evangelici.
Grazie a questa formazione e a questa educazione cristiana solida, interdisciplinare e integrale, i giovani saranno pronti, come raccomanda l’apostolo Pietro nella sua prima lettera, alla difesa contro chiunque domandi loro ragione della speranza che è in loro (cfr. 1 Pietro 2, 15).
4. Affrontare come Chiesa la questione dei giovani migranti.
La Chiesa può contribuire ad approfondire la riflessione sul fenomeno migratorio e contribuire a trovare soluzioni che rispettino la dignità della persona umana. Il contributo della Chiesa potrebbe darsi a quattro livelli:
– divulgare la dottrina ecclesiale sul fenomeno migratorio e sulla mobilità umana;
– favorire incontri tra le conferenze episcopali continentali o regionali interessate dalla questione delle migrazioni per affrontarla insieme;
– aiutare le Chiese che accolgono i migranti a mettere in atto una pastorale adeguata alla loro condizione;
– sostenerne la causa presso le istituzioni internazionali e i paesi di partenza e di accoglienza dei migranti.
5. Affrontare la questione della sessualità con misericordia.
Appare oggi necessario affrontare più apertamente con i giovani la questione della sessualità e discutere di tutti i temi ad essa collegati. La Chiesa è chiamata ad aggiornare il suo insegnamento su queste tematiche, sapendo che è serva della misericordia di Dio. In tal senso, potrebbe essere utile elaborare e proporre alle Chiese particolari un documento che tratti le questioni legate all’affettività e alla sessualità.
6. Sono stati affrontati anche i temi della famiglia e del mondo digitale.
Nel nostro circolo minore, si sono espresse, e sono state tenute presenti, diverse sensibilità culturali e religiose.

C
È urgente uscire dalla campana di vetro
Padre Bruno Cadoré

Il nostro gruppo è formato da 14 vescovi e un superiore maggiore, due esperti, due auditrici, un auditore e due assistenti. Rappresentiamo quattro continenti. Siamo testimoni della diversità della presenza e della partecipazione dei giovani alla vita della Chiesa.
Della prima parte dell’Instrumentum laboris ricordiamo la grande diversità delle condizioni di vita, di educazione, di lavoro, di possibilità d’integrazione sociale, di sviluppo personale fra i giovani del mondo. ma ricordiamo anche che la crisi della comunicazione della fede s’inscrive in una crisi generale della trasmissione che coinvolge ogni cultura.
Le aspirazioni dei giovani espresse attraverso l’Instrumentum laboris mettono in evidenza elementi importanti per guidare il discernimento di una comunità ecclesiale che vuole dare la priorità alla gioventù.
Il testo dell’Instrumentum laboris ci sembra mettere in luce il beneficio di ciò che è interpersonale e intergenerazionale. Il che significa che è urgente uscire da ogni forma di chiusura o campana di vetro.
In questa crisi generale della trasmissione, i giovani esprimono la loro difficoltà d’identificarsi con l’eredità dei loro genitori, anche nell’ambito della fede. Ma allo stesso tempo notiamo che desiderano una testimonianza gioiosa della fede cristiana, che amerebbero poter essere fieri di testimoniare, scoprendo come essa può essere una bussola per il fiorire della loro vocazione umana in un mondo in continuo mutamento. Per tutto ciò, contano sulla comunità ecclesiale.
L’Instrumentum laboris ci ricorda con insistenza il ruolo imprescindibile della testimonianza personale e comunitaria dei fedeli e dei pastori. A tale proposito, occorre promuovere il riavvicinamento e i rapporti tra movimenti, comunità nuove, cristiani di origine straniera e parrocchie locali, senza “recupero” degli uni da parte degli altri, perché sono chiamati ad articolarsi gli uni con gli altri, a vivere in sinergia l’unica missione della Chiesa.
L’Instrumentum laboris ci fornisce come altro criterio di discernimento l’urgenza dell’accoglienza dell’altro e la resistenza a ogni sorta di esclusione. Le migrazioni sono a tale riguardo il paradigma dell’interesse dei giovani per l’impegno della Chiesa nel campo della giustizia e della politica. Su questi temi, la Chiesa ha un ruolo profetico da svolgere, che non è però riservato a Papa Francesco!
L’Instrumentum laboris ci illumina su un altro criterio di discernimento: l’insistenza sulla persona nella sua integrità, senza mai passare sotto silenzio le questioni della sessualità e dell’affettività. L’uso di questi termini è a volte falsato, il loro significato profondo non è sempre compreso e dovrebbe essere presentato positivamente. È dunque quel che bisogna fare per una presentazione positiva e bella di ciò che fa parte del progetto di Dio.
La liturgia non può essere trascurata come criterio di discernimento, in particolare per la sua bellezza e i suoi aspetti profetici.
Il criterio decisivo del discernimento è l’importanza nella Chiesa dell’ascolto, in particolare dei giovani. Si tratta di un percorso a immagine di quello della storia della salvezza.
Tutto ciò ci porta a proporre sei “modi” che identificano sei temi sui quali riteniamo di poter promuovere negli anni a venire il nostro dialogo con i giovani. Il documento finale dovrebbe dunque assumere la forma di un instrumentum conversationis, in particolare su:
– la trasmissione della fede,
– il rapporto con i cambiamenti culturali,
– le migrazioni,
– il corpo, la vita affettiva e la sessualità,
– la vita affettiva nelle comunità ecclesiali e nelle case di formazione,
– il continente digitale.

GRUPPO “ITALICUS” (Italiano)

A
L’icona biblica di Emmaus
Arcivescovo Vincenzo Paglia

La relazione sintetizza alcuni nuclei tematici attorno a cui si è svolto lo scambio del circolo, giungendo a visioni convergenti. Il dibattito ha prodotto anche la scrittura di alcuni modi, tutti approvati all’unanimità. Prima di presentare quattro punti nodali, premetto due notazioni generali.

Il testo da preparare
La prima notazione riguarda i testi conclusivi del sinodo. Da una parte si ritiene necessario – in analogia a quanto è avvenuto con il concilio Vaticano II – che si faccia un messaggio del sinodo rivolto direttamente ai giovani, che sia breve e incisivo. Dall’altra per il documento finale del sinodo – che dovrà comunque essere diverso dall’attuale Instrumentum laboris – si sono prospettate due opzioni. La prima prevede un insieme di proposizioni da presentare al Papa in vista della redazione di una eventuale esortazione post-sinodale; la seconda prevede la redazione di un testo organico da parte dai padri sinodali stessi. Il circolo ha optato per la prima ipotesi, sia perché consente una organizzazione dei lavori del sinodo meno costretta dalle esigenze redazionali, permettendo di confrontarsi sui temi anziché sui testi; sia perché il documento finale può essere elaborato in modo più efficace e unitario.

Il mondo giovanile realtà variegata e disomogenea
Una seconda osservazione attiene allo sguardo generale che l’Instrumentum laboris ha sulla condizione giovanile. Dovrebbe emergere con maggiore evidenza la diversità dei vari contesti geografici e socio-culturali. Va evitato il rischio di una genericità nella descrizione.

Alla luce del Vangelo
Per quel che concerne il contenuto sono emersi quattro punti focali. Il primo riguarda la necessità di riferirsi alla parola di Dio per esplicitare la prospettiva evangelica che caratterizza tutto il percorso del sinodo. Il gruppo propone l’icona biblica di Emmaus come incipit dell’intero documento. L’esperienza dei discepoli di Emmaus esprime bene questa dinamica (Luca 24, 13-35). Gesù, cammina con i due discepoli che si stanno allontanando da Gerusalemme. A lui non interessa tanto la direzione in cui vanno, bensì le loro persone. Per stare in loro compagnia, percorre la stessa strada. Li ascolta, li accoglie e li interroga per aiutarli a riconoscere quanto stanno vivendo. Con affetto ed energia, annuncia loro la parola, aiutandoli a interpretare gli eventi che hanno vissuto. Accetta il loro invito a fermarsi presso di loro al calar della sera: entra nella loro notte. Nell’ascolto il loro cuore si riscalda e la loro mente si illumina, nella frazione del pane i loro occhi si aprono e i due scelgono di riprendere con rinnovata speranza il cammino in direzione opposta e di ricongiungersi alla comunità di cui sono parte, annunciandole l’esperienza del Risorto che hanno vissuto.

I giovani nella vita della Chiesa (cfr. n. 31)
Il secondo punto focale sottolinea la necessità di considerare i giovani parte della Chiesa, evitando di indurre la sensazione che ne siano fuori. Essi sono già il presente della Chiesa, non solo il futuro: la Chiesa parlando dei giovani parla di sé. L’uso della congiunzione «e» (in espressioni come «i giovani e la Chiesa») rischia di avallare una comprensione distorta che separa i giovani dalla comunità, portando conseguenze negative a diversi livelli. Anzitutto nell’atteggiamento di fondo nei loro confronti: si oscura la ricchezza di idee e di proposte che possono venire da loro, esautorandoli da responsabilità e attività che potrebbero invece avviare cambiamenti e novità, e da cui tutta la comunità può apprendere. Un altro rischio sul piano pastorale è quello di progettare iniziative per i giovani, anziché con i giovani. In questo orizzonte è importante comprendere le età della vita non in assoluto ma in relazione le une con le altre, accettando le diverse stagioni dell’esistenza nel dialogo e nel reciproco arricchimento.

Urgenza della conversione
Tra i fenomeni che vanno riconosciuti nella fase di lettura della realtà è stata menzionata la difficoltà della Chiesa di mettersi in sintonia con le giovani generazioni, ponendo così non pochi ostacoli che ne hanno favorito l’allontanamento. Tra questi sono stati citati l’abbandono di una paternità e di una maternità che ha lasciato orfane le giovani generazioni, come pure il perpetuarsi di stili pastorali non più capaci di attrarle. Più volte sono stati menzionati i danni provocati sulla loro crescita dagli scandali nel campo della sessualità, della ricchezza e anche dell’abuso dell’autorità. Per questo si sente l’urgenza per tutta la Chiesa di mettersi in atteggiamento di conversione per accompagnare i giovani nella loro crescita. Su tale tema è stato presentato un modo specifico.

Trasmissione della fede
Nell’Instrumentum laboris non è presentata in maniera adeguata la crisi della trasmissione della fede, ben presente in Occidente, ma che interessa la Chiesa intera. È urgente infatti riscoprire la capacità generativa come dimensione centrale della comunità cristiana. In questo una grande responsabilità l’hanno gli adulti. Essi, sia in famiglia sia fuori, non sono stati testimoni credibili della bellezza del messaggio evangelico. Per di più il clima di esasperato individualismo, che si è diffuso anche nella comunità cristiana, ha favorito l’affermarsi di una concezione della salvezza come generico benessere psicologico autocentrato e slegato dalla dimensione comunitaria e sacramentale. Si è così persa la percezione della buona notizia della grazia che ci viene dalla persona di Gesù Cristo. Deve pertanto emergere con maggiore forza la responsabilità da parte dei credenti di accompagnare i giovani all’incontro personale con Gesù. E questo avviene quando la Chiesa si raduna per ascoltare il Vangelo e si lascia toccare da ciò che il mondo scarta. Abbracciare la carne scartata dei giovani ridona energia e vita a tutta la Chiesa.

B
Empatia e dialogo
Arcivescovo Bruno Forte

I padri del circolo italico B hanno eletto quale moderatore della discussione sua eminenza il cardinale Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, e come relatore monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, presente al sinodo in quanto membro del Consiglio ordinario dello stesso come uno dei tre vescovi eletti a rappresentare l’Europa. Dopo l’introduzione del moderatore, che ha avviato la discussione sulla parte I dell’Instrumentum laboris, tutti i presenti sono intervenuti più volte con riflessioni, qui di seguito sintetizzate in relazione ai numeri cui si riferivano dello stesso Instrumentum.
Riguardo al capitolo I: «Essere giovani oggi», è stata sottolineata l’importanza dell’ascolto dei giovani da parte della Chiesa, un ascolto nutrito di empatia e pronto al dialogo, evitando forme di autoreferenzialità e privilegiando il più possibile l’eloquenza della credibilità della testimonianza resa al Signore Gesù e l’attenzione a sollevare domande di senso e ad offrire orizzonti di risposta illuminati da Colui che solo è il santo, la via, la verità e la vita, fattosi prossimo a noi nell’umiltà della kènosi vissuta per amore nostro. Il testimone deve essere riflesso, freccia verso il mistero santo, sacramento vivente. Chi ascolta e osserva i giovani con uno sguardo d’amore, che nasca dalla misericordia sperimentata, parte dal dato di realtà, s’impegna tanto nel comprendere la complessità, evitando giudizi affrettati, quanto nell’apprendere i linguaggi che parlino alla mente e al cuore dei giovani. In ogni caso, è importante evitare generalizzazioni, perché la realtà giovanile si esprime in forme diversissime, abbraccia fasce di età con esigenze fra loro molto differenti e perché ogni giovane aspira a essere incontrato e accolto per quello che è, con tutto il bagaglio delle sue domande, delle sue attese, delle sue paure e delle tante positività che porta in sé. È stato osservato come spesso la crisi del mondo giovanile rifletta anzitutto quella del mondo degli adulti, dalle famiglie alle comunità che dovrebbero accogliere e accompagnare i giovani. Se si ha a volte la percezione di camminare nella notte, sono non di meno tanti i segnali di aurora, che incoraggiano la fiducia e la speranza. Va tenuta presente comunque la differenza fra giovani feriti nella mancanza di speranza, come non di rado avviene nel mondo occidentale, e giovani mossi da grandi desideri e attese di un migliore futuro, come spesso sono quelli del resto del mondo.
In riferimento ai numeri 14 e 15, relativi ai rapporti intergenerazionali, è stata sottolineata l’importanza di evitare ogni atteggiamento di giovanilismo e di puritanesimo da parte degli adulti, come pure la necessità di valorizzare la responsabilità dei giovani e il loro impegno nel bene, che non di rado risulta sorprendente. Questo è stato osservato in particolare nel campo della catechesi e del servizio ai poveri, dove spesso i giovani sanno essere ottimi evangelizzatori e catecheti per altri giovani, se ben formati a questo servizio. La proposta da avanzare da parte della Chiesa è quella di vedere la vita come risposta da dare sempre di nuovo alla vocazione che Dio dà in modo unico e originale a ciascuno: la vita è bella perché ha un senso, e questo senso sta nel progetto singolare del Signore su ognuno. Nel discernimento della propria vocazione i giovani vanno accompagnati con fede, amore e discrezione, dando loro tempo e spendendo per loro il proprio tempo, perché si sentano ascoltati non solo nei momenti di soglia, ma anche in quelli più ordinari e in modo speciale quando fanno esperienza della loro fragilità (cfr. 16-18 e 61-62).
Un campo in cui questo accompagnamento risulta particolarmente importante è quello della vita affettiva e della sessualità, dove i giovani hanno bisogno di chi parli loro con limpidezza, profonda umanità ed empatia (cfr. nn. 52ss) aiutandoli a riconoscere i segni dell’amore di Dio presenti in questo campo. Essere giovani è comunque un grande dono, specie se si pensa alle tante opportunità oggi offerte dall’ampliamento vertiginoso delle conoscenze e dalle possibilità connesse al multiculturalismo e alle sfide delle nuove tecnologie, cui un’educazione scolastica adeguata dovrebbe ben formare (cfr. nn. 54-58). Non di meno vanno tenute in conto le debolezze sperimentate dai giovani, da quelle relative a contesti di famiglie ferite o in difficoltà economiche, a quelle delle paure e delle insicurezze davanti al futuro, specie dove la crisi degli ultimi anni sembra precludere possibilità di impiego reale delle proprie capacità naturali e acquisite (cfr. nn. 11-13 e 22-23).
Una particolare condizione di fragilità è quella dei giovani migranti (nn. 45-47), spesso costretti a cercare un futuro migliore fuggendo da situazioni di guerra, di fame, di corruzione e di mancanza di democrazia, sedotti dal miraggio di un benessere illusorio. I flussi migratori sono favoriti anche da contesti di rapida crescita demografica sproporzionata alle possibilità reali delle famiglie. Si tratta di un fenomeno diffuso nell’intero “villaggio globale”. Occorrerebbe un maggiore impegno per promuovere opportunità nei paesi di provenienza, e in ogni caso una collaborazione internazionale per offrire canali di legalità e di sicurezza a una sfida così complessa. Non va trascurata poi la condizione delle seconde generazioni, spesso animate dal desiderio di tagliare i ponti con le proprie radici per meglio integrarsi nelle società in cui si trovano (cfr. il cap. III intitolato «Nella cultura dello scarto»).
Una giusta considerazione va data alle istituzioni scolastiche e universitarie cattoliche, che spesso sono il luogo dove può giungere ai giovani il messaggio della fede (cfr. nn. 19-21), collaborando a creare nella società un clima di convivenza interculturale e interreligiosa. Esse non vanno usate in chiave strumentale o utilitaristica, ma valorizzate come opportunità in cui offrire nella giusta libertà cammini di maturazione umana e spirituale autentici. Circa il rapporto fra giovani, fedi e religioni (nn. 24-25) si è rilevata la crescita recente di nuove forme di fondamentalismo e di intolleranza, che rendono più che mai necessaria l’educazione dei giovani al rispetto dell’altro, al dialogo fra credenti e non credenti e in ambito interreligioso ed ecumenico.
Per tutte queste ragioni emerge fra i giovani il desiderio di una Chiesa più autentica e relazionale, impegnata concretamente per la giustizia e il servizio ai più poveri (cfr. il capitolo V). Purtroppo, non di rado si constata la fatica di ascoltare, accogliere, accompagnare i giovani e farsi comprendere da loro da parte delle comunità e degli stessi pastori, col risultato che essi sentono distante e non attraente la vita di fede e la sua condivisione nella Chiesa. Una delle mete da proporre al Sinodo è certamente quella di favorire una mentalità di ascolto, empatia e capacità di integrazione delle nostre comunità nei confronti dei giovani, in tutta la ricchezza delle loro diversità e delle sfide che possano proporci. Ciò di cui si tratta è insomma l’immagine di Chiesa sinodale che dovrebbe prendere sempre più corpo nel prossimo futuro: forse potrebbe essere vista così la posta in gioco del sinodo che stiamo vivendo. Un breve messaggio finale ai giovani sarebbe auspicabile per comunicare loro quanto di più importante è andato maturando nelle riflessioni sinodali.

C
Policromia giovanile
Vescovo Pietro Maria Fragnelli

Nella fase iniziale si è gradualmente rivelata la polifonia ecclesiale di cui sono testimoni, oltre agli esperti, gli uditori e il delegato fraterno, i cardinali e i vescovi del nostro gruppo, provenienti da una decina di paesi: Italia, Egitto, Etiopia, Ungheria (2), Libano, Grecia, Romania, Bosnia ed Erzegovina, Slovacchia, Islanda, Corea. È stato umanamente ed ecclesialmente molto significativo ascoltare le testimonianze di pastori appassionati di Gesù Cristo, sempre più consapevoli della responsabilità di far giungere la voce dell’amore del Signore ai propri giovani, spesso fuoriusciti dalla patria ed esposti ai venti della secolarizzazione o dell’indifferenza. I vescovi italiani hanno rappresentato un’ulteriore diversificazione: tre cardinali e un arcivescovo collaboratori del Papa nella Santa Sede, due vescovi residenziali in Italia, uno al nord e uno al sud, e due presenti in Turchia e in Albania. Le diverse voci hanno ben presto messo tutti di fronte alla policromia, ai diversi colori dei giovani delle realtà sociali ed ecclesiali rappresentate, nell’Europa occidentale e in quella orientale, in Africa come in Asia. Molto toccanti le esperienze relative ai paesi che si sono liberati non da molto tempo da regimi comunisti o da situazioni di guerra. L’esame della prima parte dell’Instrumentum laboris condotto insieme, con il coordinamento del cardinale Ravasi, ha evidenziato le differenti conoscenze e valutazioni con cui i vescovi sono approdati al sinodo sui giovani.
Complessivamente si sono affinate alcune attenzioni di fondo, maturate nel clima spirituale e pastorale dei due precedenti sinodi sulla famiglia. La riflessione si è incentrata inizialmente sullo strumento con cui rivolgersi direttamente ai destinatari del sinodo alla fine dei lavori. Vari interventi hanno riflettuto sulla proposta di un messaggio conclusivo, sotto forma di lettera o di nuntius (come in altri sinodi precedenti), rivolto ai giovani con un linguaggio narrativo, parabolico, adatto a loro. Una sorta di consegna della speranza cristiana, una parola profetica per raccontare lo sguardo di Dio sull’attuale realtà giovanile. Un tale messaggio dovrebbe rivolgersi ai destinatari cattolici e nello stesso tempo tenere insieme con fiducia i non cattolici, i non cristiani e i non credenti.
Ben presto l’attenzione è andata sulla prima parte del testo, a volte esaminando direttamente i paragrafi, a volte ampliando la riflessione su aspetti generali che dal testo emergevano. A più riprese è stata sottolineata la metodologia: l’urgenza per i pastori e le loro Chiese di conoscere la concretezza delle situazioni vissute dai loro giovani. A tal proposito si è sottolineato l’approccio antropologico al tema del discernimento vocazionale, allo scopo di coinvolgere tutti i giovani, non solo quelli che frequentano le comunità ecclesiali. Lo strumento di lavoro non mira a presentare novità psico-sociologiche, ma parte dalla concretezza, dal fenomeno storico della globalizzazione che, sia pure con gradazioni e tempi diversificati, riguarda tutti i giovani del pianeta. Sono state sottolineate le diversità grandi circa le opportunità di scelta tra giovani del mondo occidentale e giovani dei Paesi dove mancano cibo e libertà. Circa la dimensione trasversale del web, si è evidenziato che il sogno democratico dei giovani di vent’anni orsono si è ribaltato nella progressiva esperienza del “fortino” che tutti controlla e orienta. È il tempo della crescente consapevolezza delle nuove generazioni circa l’illusoria, presunta libertà di espressione, che finisce, invece, con il farsi circoscrivere dentro una bolla che racchiude i consenzienti ed esclude doppiamente la realtà.
Seguendo l’articolazione del testo sono stati affrontati molti temi: la ricerca dell’equilibrio culturale e pastorale tra la dimensione materna e paterna della Chiesa, che amerebbe presentarsi anche alle nuove generazioni come madre e maestra; la necessità di insistere sulla ricerca e sulla cultura del senso come tema intrinsecamente religioso; la forza morale e spirituale dei giovani che hanno affrontato e affrontano il martirio anche nel nostro tempo; la dinamica dell’incarnazione di fronte ai nuovi contesti e linguaggi non aperti alla dimensione veritativa, di cui la pastorale viene a conoscenza; il coraggio di ripensare i percorsi di iniziazione non solo in termini conoscitivi ma anche e soprattutto mistagogici, con la sottolineatura dell’ingresso graduale in un popolo di credenti in cammino; il superamento di un volto ecclesiale piuttosto anonimo e sbiadito, specie in Occidente, con l’invito a presentare un volto visibile e gioioso; l’incoraggiamento a proporre una catechesi che, senza eliminare la religiosità “privata”, faccia crescere le persone nella consapevolezza di essere popolo biblico in cammino; lo stimolo a vivere una liturgia sempre più attrattiva non nel senso esteriore, ma con una partecipazione pregna di tutto il linguaggio dei segni e con la ricchezza del contenuto; la riproposta dell’omelia come occasione per toccare il cuore delle persone con il chiaro riferimento al testo biblico e il conseguente orientamento alla missione personale e comunitaria.
Da un altro punto di vista l’analisi dei capitoli sull’attualità della condizione giovanile ha sottolineato l’appello a usare il web senza farsi usare; la comprensione e il rifiuto della cultura dell’omologazione (la quarta rivoluzione: quella digitale), definita spesso cultura del faraone; l’invito agli educatori a farsi non tanto esperti quanto accompagnatori dei giovani in questo campo. Anche il mondo della musica e dello sport ha ricevuto molta attenzione, con l’occhio rivolto alla presentazione del positivo e del negativo che questo comporta; a tal proposito si è parlato della funzione esemplare che a volte alcuni testimoni presentano: così è del Santo Padre. Una speciale enfasi ha sottolineato il dovere ecclesiale di seguire i giovani nell’ingresso nel mondo del lavoro, sempre più difficile ed irto di insidie schiavizzanti. Alcuni hanno chiesto che nella proposta conclusiva si sia più coraggiosi nella denuncia dei rischi e nell’annuncio della proposta evangelica. Le migrazioni sono state l’altro grande tema: fenomeno antico, non più di emergenza, che si rivela come vero segno dei tempi, che la Chiesa a tutti i livelli, unita al Santo Padre, non può non cogliere, aiutando così le culture ad aprirsi a una dimensione decisamente e storicamente inevitabile. Circa le conseguenze negative della situazione attuale, molte voci hanno richiamato l’attenzione sui suicidi e sulla necessità di rinnovare l’attenzione pastorale sulle fasce più deboli della comunità. In particolare, le famiglie con persone diversabili in casa. Di seguito anche l’attenzione alle ludopatie, alle manipolazioni tecnologiche del corpo umano, allo scenario dello sviluppo della macchina nella convivenza umana, agli argomenti molto presenti nella vita dei giovani come la corporeità e la sessualità, nella varietà degli approcci, alla comunicazione nel tempo in cui essa vive la confusione di verità e pseudo verità, al tempo dell’entusiasmo acritico, delle frustrazioni che diventano aggressività.
Di fronte a tutto questo è stato ricordato l’invito del Papa ai tre minuti di riflessione per interiorizzare i messaggi positivi e scartare quelli negativi. La pedagogia del silenzio deve ispirare la pastorale ma anche le proposte abitative familiari e comunitarie. L’ascolto che trasforma le persone è sicuramente un prezzo alto, ma vale la pena viverlo. Solo così si impara a rispettare l’altro sempre, senza abusarne non solo sessualmente, ma neanche culturalmente e psicologicamente. Con molta enfasi si è parlato della comunità reale come capace di rieducare al senso della vita piena, al recupero delle dimensioni spazio-temporali che aprono orizzonti di pienezza e di senso. In questo contesto si è sviluppata una riflessione sul riequilibrio delle relazioni uomo-donna nella Chiesa e nella società, con l’invito a non chiudersi in uno sterile confronto sui ruoli per aprirsi a una feconda interazione e maggiore condivisione delle responsabilità nella costruzione del regno attraverso una formazione umana sempre più rispondente alla dignità di entrambi.
L’elenco incompleto dei temi si presenta alla seconda parte del testo con la forte attesa dell’abbondanza del profumo di Cristo, quello che celebriamo nella veglia pasquale e che lo Spirito diffonde liberamente sulle nuove generazioni. Profumo di Cristo nei sogni e nelle inquietudini con cui i giovani ci fanno entrare in un presente che è già futuro.

CIRCOLO “GERMANICUS” (Tedesco)

La sfida del mondo digitale
Vescovo Stefan Oster

Nel nostro gruppo ci siamo tutti meravigliati delle grandi differenze che esistono nelle situazioni concrete dei giovani dei numerosi paesi, dai quali provengono i vescovi e i giovani che hanno parlato al sinodo. Soprattutto sentiamo che il contesto europeo passa in secondo piano rispetto a una prospettiva mondiale, pluralistica. Al contempo, però, abbiamo constatato che alcuni temi e problemi si ripresentano molto spesso in luoghi differenti: le sfide della sessualità, il tema degli abusi, le difficoltà nel trasmettere la fede, la digitalizzazione, la questione di una liturgia e una predicazione più attraenti, la fuga e la migrazione, il desiderio dei giovani di essere accompagnati in libertà e al tempo stesso in modo autentico, la domanda sulla partecipazione attiva dei giovani, la questione della giustizia per le donne nella Chiesa e altro ancora.
Ci tocca il fatto che l’ascolto è un concetto teologico e non solo pedagogico, e così abbiamo voluto esercitarci meglio nell’ascolto. Perciò nel nostro gruppo ci siamo raccontati a vicenda le nostre esperienze con i giovani, e anche i nostri fallimenti nel trattare con loro. Sentiamo che è importante giudicare a partire dall’esperienza concreta invece di parlare solo in maniera teorica o astratta. Per questo chiediamo anche che il capitolo 5 della I parte dell’Instrumentum venga messo proprio all’inizio del documento: ascoltiamo i giovani e guardiamoli con le orecchie e gli occhi di un discepolo di Gesù.
Chiediamo che nella traduzione tedesca dell’Instrumentum la parola «erkennen» venga sostituita con la parola «wahrnehmen». Si avvicina di più al «riconoscere» italiano.
Nella percezione della situazione nella prima parte dell’Instrumentum, abbiamo avuto più volte la sensazione che dovrebbe essere inserito un paragrafo a parte, in cui si parli delle pressioni alle quali i giovani sono esposti sotto molteplici aspetti: per esempio la pressione attraverso la scuola e la formazione, la Chiesa, le attese dei genitori, delle famiglie, della società, la pressione attraverso l’autorappresentazione nei social media, la pressione attraverso le mode della società, le mode e le opinioni del gruppo dei peers o anche la pressione che si crea quando un giovane si professa cattolico. Ci sembra che ai giovani oggi risulti difficile diventare se stessi piuttosto che ciò che ritengono di dover essere a causa delle pressioni esterne.
Vediamo ed evidenziamo che nel pontificato di Papa Francesco ci sono due termini che ritornano in continuazione: la gioia e il discernimento. E sentiamo anche quanto questi siano preziosi e al contempo impegnativi per come noi stessi trattiamo i giovani.
Pensiamo anche di capire che cosa si intende con le parole «la realtà è più importante dell’idea»: vogliamo guardare con l’amorevole «sguardo del discepolo» (n. 2) alle persone concrete e alle loro situazioni concrete e imparare a comprendere come in esse risplende la presenza di Dio anche quando, per esempio, questa realtà concreta non corrisponde, o ancora non corrisponde, a un ideale di vita cristiana.
Riteniamo che la realtà digitale debba essere descritta in maniera ancora più concreta nelle sue possibilità positive, ma anche nei suoi pericoli distruttivi (per esempio l’età media in cui si inizia a guardare la pornografia hard e la violenza per i maschi è di 11 anni). Siamo grati del fatto che molti giovani comprendano il pluralismo e la multiculturalità in senso positivo, ma riteniamo che ci siano anche non pochi giovani che si chiudono nel timore di una perdita d’identità.
Vorremmo precisare che secondo noi l’allontanamento dei giovani dalla fede e dalla Chiesa ha, oltre alla menzionata diffidenza nei confronti delle istituzioni, anche altre tre cause principali: anzitutto l’apparente inconciliabilità, per i giovani, tra un’immagine del mondo moderna, scientifica, e la fede; poi i temi che hanno direttamente o indirettamente a che fare con la sessualità e i rapporti tra i sessi (come la morale sessuale in generale, il giudizio su divorzio e nuovo matrimonio, il celibato, le donne e il ministero ordinato, gli scandali degli abusi); infine il nesso, apparente ma spesso anche confermato, tra la religione da un lato e la violenza o la guerra dall’altro.
Constatiamo che la parrocchia spesso non è più un luogo per la vita nella fede dei giovani e consideriamo questo una sfida a cercare altri o nuovi luoghi e forme di comunità dentro e fuori le parrocchie.
Nel capitolo IV dell’Instrumentum abbiamo identificato diverse grandi sfide per la Chiesa. Ci domandiamo che cosa si intenda esattamente con «metamorfosi» della condizione umana (n. 51). Non sarebbe necessario mostrare con maggior chiarezza che cosa intendiamo oggi come cristiani quando parliamo dell’essere uomini? Che cosa intendiamo quando parliamo dell’uomo come persona o di umanità riuscita? Qual è, oggi, il cammino di una persona credente, qual è la sua meta? Che cos’è in realtà la libertà? Come si trova l’identità? Quali sono, antropologicamente, le sfide più grandi che dobbiamo affrontare oggi? E come ci poniamo a tale riguardo?
Le questioni della corporeità e della sessualità, del mondo digitale, dell’incapacità di prendere decisioni, del desiderio di spiritualità, sono tutti fenomeni che richiedono un approfondimento antropologico se vogliamo proporre ai giovani la fede come via per una vita riuscita anche dal punto di vista umano. Uno dei nostri padri sinodali ha osservato: se non abbiamo una diagnosi chiara della condizione umana, non abbiamo nemmeno una terapia. A ogni modo, riteniamo che dinanzi all’importanza del tema della sessualità per i giovani, non sia sufficiente per il testo la mera descrizione del fenomeno e di alcuni problemi ai numeri 52 e 53. Chiediamo per questa dimensione un approfondimento e un orientamento antropologico, in cui venga posto l’accento sulla qualità dei rapporti umani.
Riteniamo che in un capitolo successivo si debba dire anche qualcosa di positivo sulla Chiesa come istituzione, sebbene i giovani abbiano il diritto di vedere l’istituzione in modo critico e non di rado abbiano anche ragione con le loro critiche. Di positivo, però ci sono ad esempio l’affidabilità in un mondo in mutamento, la sua obiettività come nell’amministrazione dei sacramenti o nel giudizio della fede o riguardo a fenomeni carismatici, oppure la possibilità di denunciare, nell’ambito di un giudizio oggettivo, anche il torto sperimentato soggettivamente, e altro ancora.
Il capitolo sulla digitalizzazione in generale non ci sembra rendere giustizia alla complessità del fenomeno. Ovviamente riconosciamo le insospettate possibilità positive di questo mondo mediatico per tutti noi, e anche la capacità dei giovani di muoversi in esso con naturalezza. Non glielo vogliamo togliere. Ma d’altro canto non sappiamo, per esempio, quali effetti ha a lungo termine sui giovani la costante presenza nel mondo digitale (cfr. il discorso medico sulla “demenza digitale” o le nuove dipendenze, la capacità sempre minore di leggere testi più complessi, oppure la mancanza di capacità relazionali e altre cose del genere); non sappiamo ancora se e come il mondo digitale migliora veramente le società, o se piuttosto le disgrega e le radicalizza. Per esempio, non sappiamo ancora come poter opporre qualcosa ai tratti totalitari di potenti giganti della rete. Non sappiamo ancora che cosa potrà accadere a lungo andare all’uomo con la sempre più probabile fusione del mondo digitale con quello reale. Riteniamo che qui ci sia una sfida, che esiste non solo per la Chiesa, ma per l’intera umanità. Anche questa sfida dovrebbe essere indicata più chiaramente per nome.
La relatio è stata approvata unanimemente.

CIRCOLO “HISPANICUS” (Di lingua spagnola)

A
Segnali di credibilità
Cardinale José Luis Lacunza Maestrojuán

Il circolo è composto da 24 padri sinodali, 2 esperti, 5 auditori e due assistenti. La prima riunione di venerdì 5 è iniziata sotto la presidenza del cardinale Ricardo Blázquez. Dopo una breve preghiera e una presentazione dei componenti del gruppo, il presidente ha letto gli articoli del regolamento relativi ai circoli minori. Si è poi preceduto all’elezione del moderatore e del relatore, risultando eletti, rispettivamente, il cardinale Óscar Andrés Rodríguez Maradiaga, S.D.B, con 13 voti alla seconda votazione, e il cardinale José Luis Lacunza Maestrojuán, O.A.R., con 13 voti alla prima votazione. A partire da quel momento la sessione è stata coordinata dal cardinale Óscar Andrés Rodríguez Maradiaga. Tutta la sessione del pomeriggio è stata dedicata a un’ampia condivisione di quanto ascoltato nell’aula nelle sessioni generali. Riportiamo di seguito alcune delle considerazioni espresse.
– Il documento di per sé è molto ispiratore, ma occorre chiarire qual è l’obiettivo.
– È necessario sapere che tipo di Chiesa pensano e vogliono i giovani, assumere atteggiamenti preventivi e dare segnali di credibilità, senza i quali le cose non cambieranno.
– Bisogna riconoscere che la maggior parte dei giovani è presente nel mondo digitale e, sebbene ci sia interesse per l’ambito religioso e spirituale, tale interesse non giunge alla Chiesa cattolica.
– Si percepiscono tre assi: 1) approfondire l’ascolto in libertà, l’empatia, senza pregiudizi, nello stile di Gesù; 2) gli abusi, oltre a nuocere alla Chiesa, sono contrari all’essere discepoli di Gesù; 3) dare protagonismo ai giovani perché trasformino le strutture sociali ed ecclesiali.
– Ascoltare comporta dialogo e incontro, il che non viene da sé, bisogna imparare a guardare, vedere i segni, e, nel pensare al documento finale, pensarlo non solo come documento magisteriale per gli altri, come se solo gli altri dovessero cambiare, ma anche per noi; il sinodo non è solo per i giovani, è per la Chiesa.
– La scuola è un’incredibile piattaforma per avvicinarsi ai bambini e ai giovani e, pur senza smettere di fare autocritica, occorre valorizzare di più la scuola cattolica che continua a essere fondamentale come spazio d’incontro.
– Quali spazi bisogna aprire perché i giovani abbiano protagonismo?
– Tenendo conto dell’aumento dell’età di vita, per catalogare la gioventù sarebbe più conveniente usare caratteristiche sociologiche invece che cronologiche.
– Responsabilità del padre nella trasmissione della fede, e anche riconoscimento dell’importanza della credibilità della testimonianza.
– I giovani e il mondo devono essere “annunciati”, sebbene ad alcuni non interessi affatto. Saremo capaci, come la Chiesa primitiva, di uscire ad annunciare Gesù?
– Non possiamo dimenticare i giovani che sono vittima della violenza nelle bande, del narcotraffico, che hanno come unica alternativa emigrare.
– I giovani vedono la Chiesa come indifferente, incompetente, immobile. Il documento finale dovrebbe ispirare le Conferenze a guardare la realtà che hanno di fronte e a non essere solo giudici che dettano leggi.
– Il documento di lavoro deve riflettere quello che hanno detto i giovani, che ci stanno chiedendo di aprire loro uno spazio nella Chiesa, riconoscendo che la nostra gioventù ha grande valore e ha diritto a sbagliarsi.
– È necessario annunciare la legge dell’amore perché questa è la coerenza cristiana e qui s’inserisce il cammino sinodale che permette di trovare le differenze.
– Occorre ripensare i gruppi giovanili come mezzo, affinché i giovani imparino a essere cattolici nel mondo e, a partire dalla loro fede, siano leader politici, economici, culturali, religiosi, avvalendosi di tutti gli spazi.
– Aparecida (n. 14) ci invita a formare discepoli-missionari a tutti i livelli.
– Occorre una teologia più carismatica che istituzionale, basata su un’antropologia fiduciosa, accogliente, integratrice; portatrice di gioia, perché evangelizzare è l’annuncio delle beatitudini; e nell’uscita missionaria bisogna evangelizzare mediante una vita cristiana al servizio dell’altro.
– Dobbiamo riconoscere il passato, il presente e il futuro verso il quale vogliamo andare, perché, quando uno riconosce, crede. E non dobbiamo perdere la sensibilità: come Chiesa, dobbiamo piangere perché la Chiesa è formata da persone, non da robot.
– Perché tanti giovani si allontanano dalla Chiesa? Da che cosa si allontanano? Non hanno voce? Non sono ascoltati? La vedono come una struttura fredda, giuridica? Non si aspettano molto da essa e noi non riusciamo a trovare i cammini per porre fine a questo allontanamento. Dobbiamo far sì che i giovani siano persone che ascoltano e persone che parlano.
– Che Gesù Cristo stiamo presentando? Una santità liquefatta, annacquata, mediocre?
– Quel che conta è la gioia del Vangelo, della verità, dell’amore, della santità.
Nella sessione di sabato si è iniziato a lavorare per trovare i modi per arricchire il documento di lavoro. Al termine delle sessioni dei circoli minori, sono stati presentati i modi, 44 dei quali sono stati approvati a maggioranza assoluta.
Tra i temi che sono stati affrontati nei modi ricordiamo:
– Includere l’infanzia come processo adeguato per la trasmissione della fede e la recezione dei sacramenti.
– Conversione al discernimento e come compierlo.
– La secolarizzazione e la globalizzazione non sono processi negativi, ma piuttosto opportunità.
– Captare quello che pensano e dicono e come vivono i giovani è importante perché sono un sismografo molto sensibile della realtà.
– Fare attenzione al linguaggio. Gioventù, al singolare o al plurale? Gioventù o giovani?
– L’intero documento deve partire dallo sguardo e dall’ascolto dei discepoli e la persona deve stare al centro.
– Riscattare la figura paterna: la sua assenza nella formazione personale comporta vuoti tremendi che condizionano il nucleo della nostra fede e della nostra preghiera. Ma senza dimenticare che il figlio è responsabilità del padre e della madre.
– Includere l’esperienza del fidanzamento.
– Da parte dei giovani, c’è paura del fallimento nel tema del matrimonio.
– Anche se le diverse età hanno bisogno ognuna di una pedagogia adeguata, forse abbiamo segregato o specializzato troppo la nostra pastorale, e non dimentichiamo che tra la gioventù e l’età adulta c’è una linea molto sottile.
– Grande importanza dei punti 16, 17 e 18, ma bisogna evitare di dire ai giovani “questo non si deve fare”, occorre piuttosto far vedere loro le conseguenze dei loro atti, perché una Chiesa empatica è quella che accompagna nonostante gli errori, senza imporre, proibire, né esigere. Ma questi stessi punti sono quelli meno empatici e si deve sottolineare l’importanza delle decisioni e incoraggiare i giovani ad osare e a prenderle.
– Oggigiorno ci sono nuove forme di educazione e noi dobbiamo trovare in esse un cammino di evangelizzazione.
– Bisogna tener conto che ci sono molti giovani inseriti nel mondo lavorativo senza una professione né un titolo accademico.
– I numeri 19, 20 e 21 sono molto importanti, ma bisogna insistere sulla formazione del maestro e dell’educatore nei valori evangelici e umani.
– C’è grande religiosità nei giovani che partecipano in gran numero, anche se incorporati nella Chiesa, alla religiosità popolare.
– Il mondo digitale non è solo dei giovani e i rischi di parteciparvi sono quelli inerenti alla vita umana.
– Occorre aprire spazi per la formazione sociale e politica dei giovani affinché possano impegnarsi nella costruzione del bene comune evitando popolarismi e radicalismi.
– Ci sono molti giovani con desiderio di Dio, che contribuiscono alla vita ecclesiale e che hanno bisogno di alimentarsi mediante la partecipazione a processi e non solo ad eventi, il che presuppone una sfida per dare seguito agli eventi.
– I giovani trovano nei movimenti spazi in cui esprimersi e non sono sempre un carico negativo.
– Nella vita moderna sono apparsi e si sono incorporati nella liturgia stili e ritmi musicali molto diversi e ciò ha spesso significato la scomparsa di forme musicali culturali antiche.
– Occorre rivedere tutta la questione delle sfide antropologiche e anche temi tanto importanti come l’amore, la sessualità, la donna, l’ideologia di genere.
– Nella formazione dei seminaristi e dei religiosi occorre formare nella e per l’amicizia, per la leadership e per la comunione, al fine di evitare l’autoritarismo e l’isolamento.
– Gli adulti non educano o trasmettono la fede non perché non interessa loro, ma perché spesso non sono stati preparati a farlo.
– Nella formazione spirituale bisogna insistere sul rapporto o incontro personale con Dio piuttosto che parlare d’intimità, il che può portare a un intimismo sterile, scollegato dalla realtà.

B
Avvicinarsi ai giovani con umiltà
Arcivescovo Mariano José Parra Sandoval

Dopo che il moderatore ha spiegato il metodo e la dinamica che si applicheranno nello studio dell’Instrumentum laboris, ha avuto inizio il lavoro con la lettura del suo n. 3, in cui si fa riferimento al punto sul «riconoscere», poiché questo è ciò che dobbiamo studiare e su cui dobbiamo riflettere nel circolo.
Fin dall’inizio dell’esame dei primi numeri sono stati presentati i seguenti contributi:

Nell’Instrumentum laboris sembra che si distingua tra Chiesa e giovani, come se i giovani non fossero Chiesa. I giovani sono Chiesa. Sono parte di essa; costituiscono la Chiesa. Bisogna essere chiari al riguardo ed evitare questa dicotomia.
A tale riguardo, altri padri sinodali hanno detto che occorre ricordare che il documento non è rivolto solo ai giovani cattolici, ma ai giovani in generale. La Chiesa deve quindi avvicinarsi a tutti i giovani con umiltà per aiutarli a dare un senso alla loro vita nella gioia dell’amore. Questo sinodo deve essere in continuità con quello precedente sulla famiglia.
Dobbiamo sapere bene a chi ci rivolgiamo. I giovani sono persone, prima che cristiani e battezzati; per questo motivo il documento deve essere inclusivo in tutta la sua estensione. Si sta parlando ai giovani del mondo, in generale.
A chiarirlo è il numero 14 della Evangelii gaudium, dove Papa Francesco ci ricorda che l’evangelizzazione si compie principalmente in tre contesti: la pastorale ordinaria, le persone battezzate che non vivono le esigenze del battesimo e quelle che non conoscono Gesù Cristo o lo hanno sempre rifiutato. Il che esige grande creatività.
Qui un padre sinodale ha proposto di trasformare tuto ciò in un modo.
Nei nn. 6 e 7 si chiede di mettere le fonti delle citazioni da cui vengono presi i dati statistici.
Riguardo al n. 7 si propone di esporre la realtà dei regimi totalitari che si vivono in molti dei nostri paesi, e anche di parlare dell’originalità dei popoli autoctoni e delle migrazioni che portano a cambiamenti nella propria cultura.
Si propone anche di illuminare la riflessione con il testo dell’incontro del giovane ricco con Gesù (cfr. Luca 18, 18 e seg.).
Quando nei numeri dall’8 al 10 si parla della globalizzazione, si suggerisce di aggiungere altri fattori come la priorità dell’immediato e la vocazione internazionalista. La globalizzazione è più un’opportunità che altro. Occorre conciliare il moderno con il tradizionale, presentare un’armonia nei tempi; ossia non tutto ciò che è passato è cattivo, né tutto ciò che è presente è buono. Sia nel passato sia nel presente troviamo valori e anti-valori.
In questo mondo globalizzato bisogna essere umili e saper arrivare ai giovani a partire dalla nostra realtà, mostrandoci coerenti nella nostra vita. A imitazione di Gesù, occorre potenziare l’altro, il giovane (cfr. Luca 24, 13 e seg.; Giovanni 4, 1 e seg.)
Oltre a queste riflessioni, sono stati elaborati altri sussidi adatti ai giovani e agli adolescenti.

Seconda sessione del circolo minore spagnolo
Nella seconda sessione, dopo aver letto la relazione anteriore, è stato proposto che il relatore trasformasse in modo il chiarimento su chi è il destinatario del documento.
Subito dopo si è proceduto a studiare i numeri 11, 12 e 13 dell’Instrumentum laboris.
Si è osservato che il numero 11 non deve parlare solo della famiglia ma dell’universo delle relazioni. Ma si è anche indicato che questo si trova già in alcuni numeri seguenti. In risposta a questa osservazione, è stato presentato un modo che inserisce un nuovo numero e mette in risalto il vincolo tra scuola e famiglia.
Nel numero 12 si propone un modo per migliorare la redazione su quel che si dice della figura paterna.
Rispetto al n. 13, si chiede che sia presentato un modo che esponga lo stesso concetto ma in tono positivo e spieghi che occorrono punti di riferimento per vivere questi rapporti. Il modo è stato presentato. Nello stesso numero si deve sottolineare che il tema dei nonni che trasmettono la fede ai loro nipoti si sta perdendo a causa della secolarizzazione nel mondo occidentale, soprattutto in Europa e in Nord America.
Riguardo al n. 14 si è osservato che gli adulti trasmettono solo affetto e questo è un limite per l’evangelizzazione e una sfida per la nostra pastorale. Inoltre è importante sottolineare il rapporto educativo che esercitano molti giovani sulle generazioni successive. Quest’idea è stata ripresa nel commentare il numero 15. Si chiede infine di migliorare o togliere le citazioni presenti alla fine del punto e di redigerlo in modo positivo. Su questo numero è stato presentato un modo.
Si è poi passati a studiare i numeri 16, 17 e 18 che corrispondono al titolo «Le scelte di vita».
Riguardo al n. 16, non si è stati d’accordo con l’espressione «scoprire la nostra sessualità» che si trova nella citazione che si fa del documento finale pre-sinodale; ma, dato che non si può cambiare la citazione, si propone un modo nuovo di redigerla. Allo stesso modo si ritiene che sia meglio eliminare l’avverbio «in media» o cambiarlo con l’espressione «in generale».
Il n. 17 è stato considerato da un membro del gruppo come un numero redatto male e non si concorda con quanto in esso detto. Bisogna ricordare che, essendo un documento rivolto a tutti i giovani, non tutto si applica a tutti. Parliamo in generale e non di casi particolari. Perciò si propone o di redigerlo di nuovo o di eliminarlo visto che in quello seguente, il 18, si parla dello stesso tema. È stato deciso che si presenteranno due modi: una nuova redazione del numero 17 o una nuova redazione unendolo al numero 18. Nella prossima stesura si deciderà al riguardo.
Si è poi passati ad esaminare il punto «Educazione, scuola e università» (nn. 19, 20 e 21).
Manca una redazione in positivo della scuola cattolica e del suo aiuto e contributo ai giovani. La Chiesa supplisce a tutti i livelli a ciò che lo Stato non fa, nonostante sia sua responsabilità. Non si riflette in questi numeri l’influenza dell’educazione cattolica nella società, nel campo sia politico sia vocazionale. Importante è anche il ruolo dell’educatore cattolico nelle scuole pubbliche.
L’influenza dei mezzi di comunicazione sociale nell’educazione dei giovani è in generale più forte di quella offerta dalle scuole e dalle università.
L’istruzione informale, come le stesse parrocchie, influisce sull’educazione dei giovani. C’è una vicinanza nell’educazione alla spiritualità. È altresì importante sottolineare che, anche quando non ci sono scuole cattoliche, la Chiesa può influire sull’educazione.
Per questo numero si presentano vari modi.
Si è poi passati a parlare del punto «Lavoro e professione».
Occorre qui distinguere bene tra lavoro e occupazione e tra vocazione e professione. Il lavoro nobilita ma, a volte, è semplicemente un mezzo per sopravvivere. Il lavoro è un impegno per rispondere alla vocazione e l’occupazione è il rapporto socio-economico nella società. La transizione al mondo del lavoro inizia nella propria casa, nel focolare domestico e non solo nella scuola. Bisogna recuperare tutto ciò. Molte volte è difficile unire l’ambito spirituale, la nostra fede e la sua esperienza vissuta con l’esercizio di una professione. Il lavoro nobilita ma, spesso, è semplicemente un mezzo per sopravvivere. Non basta essere un buon professionista, se non si vive la diaconia della professione.
Sono state fatte le seguenti proposte:
– Chiarire l’espressione «intensità vocazionale» o eliminarla perché non si spiega da sola, non esiste.
– Migliorare la stesura dei numeri 22 e 23.
– Il n. 22 è riduttivo. Bisogna mettere in risalto l’aspetto trascendente e ampliare il punto.
– Introdurre qualche citazione di Papa Francesco sul tema.
– Ci sono esperienze di formazione al lavoro nelle scuole e nelle università che vanno citate in questi numeri.
Si è quindi passato a discutere il punto «Giovani, fedi e religioni».
A tale riguardo, sono state fatte le seguenti proposte:
– Nell’ultima riga del n. 24 cambiare l’espressione «far spazio» con «accogliere».
– Si ritiene che il n. 24 sia un’introduzione a quello seguente.
– Al n. 25 cambiare «pongono» con «presentano».
– Nel n. 25 bisogna sottolineare il rapporto con le ideologie e le scienze.
– Un membro del gruppo ha proposto di eliminare la citazione alla fine del n. 25 perché rende un cattivo servizio al documento.
– Il n. 25 deve essere redatto meglio.

Si è poi passati a esaminare il capitolo II, «Esperienze e linguaggi».
Si è osservato che il n. 26 ha molti aggettivi per ciò che esprime; ma un’auditrice pensa il contrario. Tutto si spiega più avanti. L’importante è riunire l’aspetto teorico con l’esperienza vissuta. Questo numero deve essere migliorato con una nuova stesura.
Per il n. 27 si propone di aggiungere altre categorie oltre al volontariato. E nel n. 28 si fanno due osservazioni di carattere redazionale: cambiare l’espressione «vuole essere» con «è» e l’espressione «gravi e diffuse» con «diffuse» solamente.
Un membro del circolo minore ha detto che osserva una visione molto negativa e non vi si rispecchia. Una cosa è la percezione che si ha della realtà e un’altra la realtà stessa. Bisogna attenuare alcune affermazioni.
Molto spesso sono i mezzi di comunicazione sociale a volere che le cose si percepiscano secondo i propri interessi; si presenta così uno sguardo critico del mondo e della società a partire dall’Europa e dal mondo occidentale. Non ci auto-castighiamo.
Si è proposto un modo generale dove venga presentato anche il volto della Chiesa e la sua presenza nelle periferie.
Al n. 29 si chiede di aggiungere alla fine altre correnti o attività, come lo sport, che sostituiscono la religione.
Al n. 30 si chiede di cambiare l’espressione «false immagini» con «immagini distorte» e aggiungere la scarsa conoscenza che spesso si ha della persona del Signore.
Per il n. 31 è stata proposta una nuova stesura che sarà presentata come modo.
Lo stesso è stato fatto con il n. 32 dove è stato proposto di aggiungere le esperienze nazionali e diocesane a quella della giornata mondiale della gioventù. Allo stesso modo si è proposto di utilizzare un sinonimo per la parola oratorio ma su questo punto alcuni padri sinodali hanno dissentito perché è una parola molto nota negli ambienti ecclesiali.
Al n. 32 si enumerano solo le attività ecclesiali e non si parla di un’educazione nella fede.
Al n. 33 si chiede di aggiungere che alcuni adulti e ministri esercitano un eccessivo autoritarismo ma riconoscendo al contempo che è anche il clericalismo di alcuni laici a bloccare la partecipazione dei giovani nella Chiesa.
In quel momento è stato ricordato che siamo qui per ascoltare come i giovani vedono la realtà. Questo non dobbiamo dimenticarlo, ma è anche importante tener presente che noi come padri sinodali dobbiamo completare questa visione, che non sarà mai completa e piena.
Nei numeri 31 e 33 si parla della leadership dei giovani. Un sinodale ha proposto di usare la parola «protagonismo» per non fare confusione con il campo imprenditoriale. Altri sinodali hanno invece affermato che leadership è la parola più appropriata.
Per i numeri 34 e 35 è stato proposto di sottolineare l’influenza dei mezzi di comunicazione sociale perché non tutti i nostri giovani hanno la possibilità di utilizzare le nuove tecnologie. Un padre sinodale ha però espresso il suo dissenso perché la sua esperienza personale è che anche nei paesi più isolati e poveri la maggior parte dei giovani ha almeno uno di questi dispositivi tecnologici.
Nel n. 35 si è percepita come molto forte ed esagerata l’espressione «di rado la Chiesa approfondisce» l’esperienza musicale dei giovani. Tra l’altro questo non descrive l’intera realtà. Si propone di scrivere «a volte non approfondisce».
Nel n. 39 si deve cambiare la parola «investendo» con un sinonimo perché «investire» ha una connotazione mercantile.
In questi numeri non sono stati espressi i lati positivi della partecipazione ai club sportivi dilettantistici dei giovani.

Si è passati poi a esaminare il capitolo III.
Alla fine del n. 41 troviamo una espressione molto dura: «Pure alcuni responsabili ecclesiali sono conniventi». Si suggerisce di redigerlo in modo diverso.
Al n. 44 si propone di cambiare l’espressione «lavoro nero e informale» con «lavoro illegale e informale».
Un padre sinodale ha chiesto di eliminare l’ultima parte del n. 43 ma la maggior parte ha dissentito perché è un’espressione del modo di sentire dei giovani.
È stato poi affrontato il tema dei giovani migranti e si è ritenuto giusto parlare della migrazione forzata dovuta a motivi di carattere politico. Il contenuto appare insufficiente perché bisogna parlare non solo della realtà ma anche delle cause. Ci sono anche lo sfruttamento dei migranti e la xenofobia.
Nel punto seguente sulle diverse forme di discriminazione, si è suggerito che al n. 48 si aggiunga alla fine «dove si presentano in forma più sottile». Bisogna fare la differenza tra razzismo e discriminazione. La citazione nella stessa linea è superflua. Un altro dei cambiamenti suggeriti è di sostituire la parola «genere» con sesso. Alcuni sinodali hanno però detto di non essere d’accordo perché il termine «genere» nel contesto si riferisce alla donna e non all’orientamento sessuale. Alla fine è stato proposto di utilizzare le espressioni «sesso» e «orientamento sessuale».
Riguardo al punto «Malattie, sofferenza ed esclusione», un padre sinodale ha chiesto di aggiungere al numero 50 «disordini alimentari» ma gli è stato fatto notare che si trova già al numero 49. Riguardo a quest’ultimo numero è stato chiesto di aggiungere alla fine che il suicidio avviene per mancanza di salute mentale o salute emozionale.
Siamo poi passati a dibattere il capitolo IV.
Al n. 52, dove si legge «al di là delle valutazioni squisitamente etiche», è stato proposto di togliere la parola «squisitamente».
Riguardo al n. 51, si chiede di sostituire la frase «giovani, sentinelle e sismografi» con «giovani sensibili».
Sempre al n. 52 si suggerisce di sostituire «rischiano di sfigurare la bellezza» con «sfigurano la bellezza».
Sia al n. 51 sia al n. 52, dove si parla di alcuni analisti e studi sociologici, si propone di citare le fonti.
Si è poi parlato dei nuovi paradigmi cognitivi e della ricerca della verità. Si è concluso che i numeri 54 e 55 devono essere formulati in modo diverso, perché sono poco chiari.
Per il n. 62 è stato proposto di cambiare la frase «concretizzare un progetto matrimoniale» in «concretizzare un progetto familiare e matrimoniale».
Si è poi passati a dibattere il punto «Oltre la secolarizzazione».
Si ritiene la stesura del n. 63 molto carente. Occorre eliminare i termini in inglese perché il documento è rivolto al mondo in generale.
Un padre sinodale ha proposto che i numeri 52 e 53 vengano posti dopo i numeri che si riferiscono a «Gli effetti antropologici del mondo digitale».
Il n. 64 deve essere riscritto ed è stato chiesto a un padre sinodale di presentare un modo.
Riguardo al n. 65 si chiede di aggiungere che anche i giovani devono ascoltare i genitori.
Per il n. 66 è stato detto chiaramente che non tutti siano coinvolti in scandali sessuali ed economici; pertanto nella stesura bisogna aggiungere «alcuni».
È importante che in tutto il documento, quando si parla di «Chiesa», sia evidente che si riferisce alla gerarchia, a tutti i consacrati e a tutto il popolo di Dio. Spesso, quando si parla di «Chiesa», sembra che i giovani non si sentano inclusi in essa. Questo è un tema complesso che va chiarito.

CIRCOLO “LUSITANUS” (Portoghese-Brasiliano)

La gioventù o le gioventù?
Vescovo Joaquim Augusto da Silva Mendes

Il circolo ha identificato nel tema delle «scelte di vita» il «filo conduttore» che deve essere presente trasversalmente in tutto il documento. Ha riconosciuto anche la necessità di tenere sempre presente la grande varietà di contesti in cui i giovani vivono («le gioventù», e non un solo tipo di «gioventù»). È anche apparso evidente il bisogno di «andare incontro ai giovani là dove si trovano»; ossia, nei diversi ambiti che frequentano.
In particolare, abbiamo esaminato il contesto universitario, come spazio di evangelizzazione dei giovani da parte dei giovani stessi e dei professori cristiani. In tal senso, diviene necessario un processo di iniziazione cristiana che conduca all’incontro personale con Gesù Cristo, consolidi l’identità cristiana, il senso di appartenenza alla Chiesa e l’impegno missionario.
Un altro spazio fondamentale da considerare è l’ambito digitale, parte intrinseca della cultura giovanile, in cui il mondo digitale e quello presenziale coesistono. La Chiesa deve essere presente in questo ambito per mezzo degli stessi giovani. Infine abbiamo elencato anche gli aspetti della dimensione positiva di questo ambito digitale, che ci sembra poco evidenziata nell’Istrumentum laboris. Abbiamo sottolineato il ruolo fondamentale della famiglia nella vita dei giovani e la crisi identitaria del ruolo paterno e di quello materno. Abbiamo riconosciuto che molto spesso la Chiesa offre ai giovani esperienze di famiglia, di paternità e di maternità.
Abbiamo anche constatato la predominanza della presenza femminile negli ambiti ecclesiali e la grande crescita delle sette nei nostri paesi.
Riteniamo che il capitolo IV, relativo alle “sfide antropologiche e culturali” dovrebbe essere più chiaro e più sintetico. Ci sembra importante rafforzare la preoccupazione della Chiesa per le realtà indigene, gli afro-discendenti e le altre minoranze locali. Riguardo al capitolo V abbiamo constatato nel testo una certa accentuazione negativa dell’azione delle conferenze episcopali rispetto ai giovani. A tale proposito abbiamo sottolineato il grande impegno di molte di esse nei confronti dei giovani. Abbiamo commentato, per esempio, il valore delle giornate mondiali, nazionali e diocesane della gioventù, che mettono il giovane al centro dell’azione ecclesiale.
Abbiamo osservato che non tutte le proposte nazionali e diocesane di lavoro con i giovani hanno risonanza nelle comunità parrocchiali. È stata evidenziata anche l’importanza di spazi fisici per i giovani nelle parrocchie, per incontri, momenti di convivenza e pratica di attività culturali, ricreative e sportive. Abbiamo constatato che, in certi contesti, la Chiesa fa fatica a trasmettere correttamente ai giovani la visione antropologica cristiana del corpo e della sessualità. Ci sono buone pratiche di dialogo con i giovani e una formazione in questo campo che possono essere condivise meglio.
Abbiamo parlato anche del rapporto dei giovani con la liturgia. In alcuni luoghi c’è un desiderio di una maggiore partecipazione e coinvolgimento, mentre in altri abbiamo constatato che ciò non avviene. Riguardo ai giovani nella vita consacrata, è stato ricordato l’impegno nel rinnovamento, specialmente in quattro aspetti: la formazione, il rapporto autorità-obbedienza, il rapporto di complementarietà tra uomini e donne, la gestione e l’uso dei beni.
Abbiamo osservato che sarebbe d’aiuto sapere che le conferenze episcopali vedono le osservazioni menzionate nell’Instrumentum laboris. A un certo punto, sono state fatte osservazioni su alcuni termini e su alcune traduzioni utilizzate nel documento.
Il circolo ha approvato 20 modi collettivi da consegnare alla Segreteria del sinodo. Apprezziamo il fatto che, per la prima volta, il portoghese – parlato da circa 350 milioni di persone – sia stato incluso come lingua ufficiale del sinodo. E chiediamo che, d’ora in avanti, questa buona usanza si mantenga.