Relazioni dei Circoli minori di lingua italiana

Congregazione generale

24 ottobre 2018

(sulla terza parte dell’IL)

  

Relatio – Circulus Italicus A
Moderator: Em.mo Card. DE DONATIS Angelo
Relator: S.E. Mons. PAGLIA Vincenzo 

Il Circolo Italicus A propone anche per questa III sezione dell’Instrumentum laboris una icona biblica di apertura: la moltiplicazione dei pani. In essa appare chiara la centralità di Gesù, che diversi Padri chiedono sia maggiormente sottolineata. Gesù guarda la folla che lo segue e che ora non ha da mangiare. Prende quindi l’iniziativa, si rivolge ai discepoli e chiede loro di provvedere. Essi sono dubbiosi, anzi rassegnati e impotenti. È emblematico che sia un ragazzo che mette nelle mani di Gesù quel poco che ha perché il miracolo si compia. Questa scena evangelica contiene un chiaro incoraggiamento a fare conto sulla disponibilità dei giovani, a non lasciarsi paralizzare dalla sproporzione fra il poco che si può ha e la vastità dei bisogni: è il Signore che ricava molto dal nostro poco, in favore del popolo.
Dovremo essere umili per accettare questa logica evangelica e coraggiosi per aprire ai giovani la strada di questa generosità, rinsaldando in essi la convinzione che han no qualcosa di prezioso da offrire con cui il Signore può “fare miracoli”. La Chiesa ha bisogno di questa generosità dei suoi giovani per rendere disponibili a tutti i doni della forza e della tenerezza del Signore che sostengono i popoli.
La terza parte dell’Instrumentum Laboris enumera molti modi e occasioni per il coinvolgimento dei giovani con il rischio tuttavia di un lungo elenco senza priorità. Il circolo ritiene vitale che le molteplici vie indicate si raccolgano attorno agli elementi essenziali che formano la vita della Chiesa. Si tratta di elementi fondanti, ovviamente già presenti nella Chiesa, ma che debbono uscire dall’inerzia e ritrovare freschezza per una più vitale e profonda alleanza tra la Chiesa e le nuove generazioni. Sono emersi in particolare quattro punti nodali per essere Chiesa “della fede” realmente ospitale e formativa, non semplicemente preoccupata della propria struttura istituzionale o della propria utilità funzionale nei confronti della trasmissione della fede. 

Il primato dell’ascolto del Vangelo
Restituire vitalità e freschezza al primato dell’annuncio evangelico significa imprimere all’evangelizzazione la forma del racconto della storia di Dio con gli uomini. La parte più preziosa della rivelazione è il fatto che Dio frequenta la loro storia e accompagna la loro vita. Tutta la rivelazione ha questa forma. Nel Vangelo questa frequentazione della storia quotidiana degli uomini da parte di Dio può essere presa alla lettera, decifrando l’azione e la parola di Dio che si rendono visibili in Gesù. Questa storia si ripete ad ogni generazione, con le speciali intonazioni della vita collettiva e personale degli interlocutori di ogni epoca. La sfida è racconta re dove e come agisce Dio in questa storia alla quale noi apparteniamo. È questa la difficile, ma affascinante, arte del discernimento. Ogni chiesa locale è chiamata a trovare la propria narrazione della presenza e dell’azione del Signore, mediante lo Spirito, nel contesto della propria storia e della propria cultura. 

Ministero dell’amore per i poveri
La seconda sottolineatura riprende quanto Gesù stesso rispose alla richiesta dei discepoli del Battista: l’amore per i poveri è il segno visibile che il Regno di Dio è arrivato sulla terra. Indirizzare i giovani verso questo appello alla prossimità verso i poveri, li pone immediata mente sulla via del Samaritano che i Padri della Chiesa hanno identificato anzitutto con Gesù. Lui – il vero “buon” Samaritano – è “la via della salvezza”. È la via che anche noi oggi dobbiamo percorrere. Non si tratta perciò di riorganizzare il sistema del volontariato o di una sussidiarietà del welfare. La missione cristiana è essenzialmente testimonianza della prossimità salvifica di Dio per ogni uomo: ascolto della Parola e moltiplicazione dei pani sono profondamente correlati. I poveri sono un luogo teologico: incontrando loro si incontra Dio. La fede che sposta le montagne – proprio come i pani che arrivano a sfamare una folla – si accende in questa prossimità. I poveri ci rendono riconoscibili per il Signore (cfr Mt 25). I giovani hanno lo slancio necessario per giocarsi quello che han no, in questa partita. Non dobbiamo essere reticenti su questo punto. Ed è qui – nella prossimità ai poveri – che i giovani cattolici possono creare un’alleanza con gli altri giovani cristiani, con quelli appartenenti alle altre religioni ed anche con chi non crede. È un grande compito per questa nuova generazione: solo partendo dai poveri si può sognare e realizzare un mondo giusto. 

Formazione dei discepoli
Un terzo punto riguarda la formazione dei discepoli che seguono Gesù, ma che sono anche da lui seguiti in vista della loro missione di annunciatori del Regno. In questo contesto della formazione il circolo ha formulato l’ipotesi di un tempo definito in cui, riappropriandosi delle dimensioni battesimali, i giovani possano maturare la scelta di seguire il Signore secondo la chiamata che a ciascuno è rivolta. Occorre quindi elaborare una proposta organica da parte delle comunità ecclesiali, per accompagnare le persone in questo percorso di discernimento, nella diversità delle situazioni storiche e culturali locali. 

L’Eucarestia e la gioia della resurrezione
Si fa ancora fatica, purtroppo, a considerare l’eucarestia – e la comunità dell’altare, in genere – come momento della festa pasquale, luogo privilegiato dell’evangelizzazione, della trasmissione della fede, della formazione alla missione. Eppure l’evoluzione della comunità eucaristica, nella Chiesa, è andata proprio in questa direzione: sempre meno esoterica, sempre più ospitale. Restituire all’eucaristia la sua capacità evangelizzatrice, significa precisamente questo: anzitutto rinsaldare la convinzione di un momento speciale del tempo e dello spazio, in cui si è “toccati” da Gesù, istruiti da Gesù, guariti da Gesù. E in secondo luogo, rendere accessibile ai giovani l’incanto del suo mistero, che ci trasforma. In questa esperienza dello stupore del mistero si può cogliere una istintiva sintonia con il linguaggio musicale, artistico e poetico proprio dei giovani.
In un mondo tentato di rinchiudersi su se stesso, l’incontro dei giovani con Gesù nell’ascolto della Parola, nella prossimità ai poveri e nel mistero dell’eucaristia renderà possibile il ripetersi del miracolo della moltiplicazione dei pani per le folle di oggi. 

Relatio – Circulus Italicus B
Moderator: Em.mo Card. FILONI Fernando
Relator: S.E. Mons. FORTE Bruno 

È stato osservato che il testo riflette soprattutto la realtà occidentale, sia nelle analisi contestuali, che nelle questioni sollevate e nelle indicazioni proposte. Tuttavia. mancano anche riferimenti ad aspetti decisivi dell’attuale contesto culturale in Occidente, quali il predominio della tecnica, la sfida dei rapporti fra la fede e la scienza, la situazione diffusa di disorientamento etico, sociale e spirituale.
L’immagine di Chiesa che sembra sottesa alle riflessioni proposte è quella di una comunità che generi a una solida vita di fede, sinodale e fraterna, dove i giovani siano non solo oggetto preferenziale dell’azione pastorale, ma anche soggetti protagonisti dei processi decisionali. Andrebbe messo in evidenza il primato dell’azione di Dio su tutti gli aspetti della vita ecclesiale, con particolare riferimento all’opera dello Spirito Santo, tanto rilevante, quanto ignorata in queste pagine. Anche qui la Terza Persona divina resta “le divin Méconnu”, “il divino Sconosciuto”! L’approccio è comunque chiaramente pastorale e questo fa avvertire ancor più la mancanza di attenzione ad alcuni temi e problemi cui si fa cenno qui di seguito.
Si apprezza l’intento di ascoltare i giovani, accostandosi ai luoghi dove essi si trovano e alle sfide con cui si confrontano. Eccone alcune fra le più rilevanti: le situazioni di emarginazione, che riguardano in particolare le donne, spesso ancora vittime di un maschilismo duro a morire, ma anche persone affette da dipendenze o persone segnate da sofferenze fisiche o spirituali, davanti alle quali i giovani spesso restano muti e sconcertati, quasi incapaci di reagire attivamente. Speciale attenzione e accompagnamento richiedono le persone con orientamento omosessuale. La sfida del lavoro è dominante, specie in rapporto alle scelte che i giovani devono fare riguardo alla propria preparazione e al proprio futuro, ed è particolarmente drammatica in alcuni contesti la mancanza di possibilità lavorative o l’incorrispondenza fra ciò per cui ci si è preparati e ciò che viene proposto. Decisivo è poi per i giovani il mondo della comunicazione, specialmente digitale, così pervasivo da divenire per i più ambiente vitale non poco condizionante. Le questioni etiche si affacciano all’esperienza dei giovani più di quanto comunemente si creda, ad esempio in rapporto all’esercizio della sessualità, all’esperienza sempre drammatica dell’aborto e a forme di esclusione etnica e sociale ancora molto diffuse. Anche il mondo dell’occultismo esercita sui giovani una influenza da non sottovalutare.
Rispetto a questo variegato tessuto della vita quotidiana dei giovani la Chiesa si riconosce chiamata al compito prioritario di trasmettere loro il dono della fede: questa trasmissione non potrà realizzarsi senza un’adeguata accoglienza da parte di sacerdoti, comunità cristiane e operatori pastorali, cui segua un cammino di accompagnamento, discernimento e integrazione. Non poche sono le carenze rilevabili in questo ambito: i soggetti ecclesiali comunicano e cooperano poco fra di loro; manca spesso una vera attitudine dialogica; non ci sono sforzi di necessaria inculturazione (ad esempio verso gli immigrati e le loro culture); si ha paura o si fa resistenza a coinvolgere i giovani nel trovare vie educative per i loro coetanei; si frequentano poco forme preziose di accesso al cuore e alla mente dei più, come lo sport in tutte le sue espressioni o la musica, soprattutto se valorizzata nella varietà delle tradizioni culturali, etniche e religiose; si rifugge da un dialogo costruttivo fra fede e ragione e fra fede e scienza. Così, la comunità che dovrebbe essere al tempo stesso evangelizzata ed evangelizzatrice si sottrae in buona parte a questo suo compito originario.
Circa l’animazione e la riorganizzazione della pastorale andrebbero sviluppate a tutti i livelli relazioni di fraternità: i giovani più impegnati nel cammino di fede chiedono una Chiesa molto più fraterna, relazionale e solidale. Questo anzitutto nelle realtà parrocchiali: in molti casi la parrocchia resta un punto di riferimento importante, sia perché per tanti è il volto concreto della Chiesa che per primo si incontra, sia per la sua inserzione sul territorio e le esperienze di comunione fra diverse situazioni e differenti vissuti umani che consente. I giovani hanno bisogno di strutture in cui possano sentirsi a casa e questo – se avviene in alcune realtà parrocchiali – certamente non avviene in tutte. Un ruolo privilegiato può avere l’oratorio che in molti casi si offre come l’ambiente vivo di incontri, amicizie, condivisioni, sia sportive, che umane e spirituali. Non poche aggregazioni ecclesiali offrono occasioni di appartenenza positiva, con cammini educativi e forme partecipative che coinvolgono i giovani in profondità. Gli itinerari catechistici possono costituire un fattore importante di crescita e di aggregazione, anche se non sempre i catechisti sono preparati a raggiungere un tale scopo e gli strumenti per la catechesi hanno bisogno di essere ripensati in maniera a volte radicale nelle metodologie e nei linguaggi, non di rado datati.
Una possibilità di crescita peculiare e di apertura anche al dono divino nella fede e nella carità è quella costituita dal servizio: molti giovani se ne sentono attratti, specie se rivolto ai piccoli e ai poveri, e spesso esso costituisce il primo passo verso la scoperta o riscoperta della vita cristiana ed ecclesiale. Una speciale attenzione va data anche ai giovani sacerdoti: essi si trovano nella condizione di “presbiteri”, e cioè per definizione “anziani”, pur condividendo con tutti i giovani tante caratteristiche, dal rapporto naturale col “web”, alle inquietudini davanti al futuro, alle esigenze a volte pesanti del rapporto con i sacerdoti anziani. Occorre che specialmente i vescovi stiano accanto ai preti giovani, per incontrarli, ascoltarli, sostenerli e incoraggiarli. Il Sinodo ricordi a tutti che i sacerdoti giovani sono anzitutto “giovani sacerdoti”! Andrà data particolare importanza alla vita consacrata, che per sua natura è segno e profezia della novità divina per il mondo.
La domanda che emerge da quanto detto fin qui è relativa all’immagine di Chiesa che tutti dovremmo sentirci chiamati a realizzare con fede a partire dall’oggi e nel prossimo futuro: rispetto alla situazione odierna occorre riconoscere che si avverte un generale bisogno di conversione pastorale, frutto di un lavoro di squadra che porti da una Chiesa nel migliore dei casi impegnata per i giovani, a una Chiesa dove i giovani abbiano spazio ai vari livelli e nei principali processi decisionali, attraverso un discernimento comunitario. Qui però la riflessione si fa sogno e profezia: forse il frutto migliore di questo Sinodo sarà quello di incoraggiare il cammino di una Chiesa più conforme al Vangelo, più libera, povera e impegnata con i poveri, un sogno per cui si sia tutti disposti a pagare un prezzo di vita e di amore generoso. Già ai tempi del Concilio Vaticano II il Card. Suenens, che in esso aveva avuto un ruolo rilevante in vista del rinnovamento da operare con coraggio e fiducia, diceva: “Beati quelli che sognano e che saranno pronti a pagare il prezzo più alto perché questo sogno prenda corpo nella vita degli uomini”. E un altro profeta conciliare, il vescovo Helder Camara, aggiungeva: “Beati quelli che sognano: porteranno speranza a molti cuori e correranno il dolce rischio di vedere il loro sogno realizzato”. Giovani, avete coscienza di voi stessi? Quale coscienza del vostro ruolo per tutti noi? siete pronti a sognare il sogno di Dio e a stimolarci perché anche noi sogniamo con voi? E noi siamo pronti a lasciarci disturbare dai sogni di giovani e a camminare con loro per realizzare questi sogni di novità e di bellezza? Sulla risposta a queste domande si giocheranno i frutti di questo Sinodo. L’autunno in cui lo abbiamo celebrato sarà in grado di preparare una nuova primavera? 

Relatio – Circulus Italicus C
Moderator: Em.mo Card. RAVASI Gianfranco
Relator: S.E. Mons. FRAGNELLI Pietro Maria 

La terza parte ci ha posti l’interrogativo circa cosa bisogna scegliere alla luce di quanto abbiamo riconosciuto nella prima parte e interpretato con la fede nella seconda. Scelte di Chiesa universale, particolare, familiare, personale … Il dibattito ha evidenziato alcuni nuclei operativi/generativi, che il documento finale (DF) potrebbe tenere presenti in un orizzonte valido per tutta la Chiesa. Si lascia ai Vescovi e alle Chiese particolari il compito di articolarli secondo le caratteristiche più specifiche del mondo giovanile del proprio territorio. 

Nuclei:
1. Ricerca della felicità nell’ascolto profondo di sé e nell’ascolto della Parola di Dio
2. La persona al centro: accoglienza / relazione / conversione / formazione
3. Il popolo in cammino: comunità / cuor solo e anima sola / servizio / santità
4. La casa comune: il creato da custodire e coltivare
Quale icona biblica? Emmaus: “Raccontavano ciò che era accaduto per via come lo avevano riconosciuto all’atto di spezzare il pane” (Lc 24,35) – I giovani raccontano la loro storia – lo sconosciuto interpreta con la Scrittura – Insieme vivono/raccontano l’Eucaristia – Raccontano il ritorno alla comunità e l’invio in missione.
Quale immagine culturale / esistenziale? Accendere/riaccendere le stelle nel cielo e nella notte dei giovani. Superare il cielo piatto della cultura dell’indistinto e dell’omologazione; assumendo la saggezza popolare secondo cui il contadino deve guardare la stella per poter arare bene e deve ricordare che “le stelle ti dicono dove sei e dove vai” – “Le stelle brillano nelle loro postazioni. Dio le chiama per nome ed esse rispondono: Eccoci! E brillano di gioia per il loro Creatore” (Baruc 3,34-35).
L’immagine della stella la decliniamo con un decalogo:
1. La stella della fede – Kerygma e catechesi – “La fede si rafforza donandola” (RM 2). In cammino con Maria, madre della Chiesa riscopriamo la centralità dell’annuncio e della formazione catechistica – Esposizione del Credo anche con l’arte, la spiritualità, la musica, la letteratura – “Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio che mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Gal 2,20).
2. La stella del cuore – Itinerari di vita spirituale basati su una “carta dell’alleanza” da suggerire ai giovani che vogliono crescere nella fede in vista del discernimento vocazionale; itinerari scanditi da tappe necessarie per graduare e verificare il cammino di crescita fisica e spirituale; itinerari che approdano alla scelta di un anno di noviziato sociale ed ecclesiale (stile servizio civile) che educa alla corresponsabilità e alla collaborazione – “Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi» (Mc 10,21).
3. La stella della sapienza – Itinerari di formazione sociale: articolare l’apprendimento e la messa in pratica della Dottrina Sociale della Chiesa “Il Dio affidabile dona agli uomini una città affidabile” (LF 50) – “In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri. Le cose che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetele in pratica. E il Dio della pace sarà con voi!” (Fil 4,8-9).
4. La stella della teologia – Nuova domanda di formazione teologica– Il popolo cristiano, vivendo immerso in un pluralismo di opinioni, chiede percorsi di formazione biblica e teologica fuori delle istituzioni accademiche anche online. “Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (1 Pt 3,15).
5. La stella del samaritano – Servizi concreti e generosi – La Chiesa come ospedale da campo e palestra che offre supporti (web, sentimenti ed emozioni, sport, arte, lavoro …) e recuperi (dipendenze da droga, alcool, digitale, gioco, depressioni, …) – (Cfr. Lc 10,29-37).
6. La stella dell’esodo – Popolo in cammino in senso geografico (rete mondiale tra giovani delle varie diocesi e comunità religiose) e in senso missionario (stage di servizio reciproco e di evangelizzazione) – “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35).
7. La stella della speranza – Circa i giovani migranti promuovere l’aiuto in patria attraverso le Chiese particolari, distinguendolo dall’aiuto a chi esce o vuole uscire affrontando ogni tipo di rischio. – Con il messaggio di Papa Francesco impegnarsi in accoglienza, protezione, promozione e integrazione (intesa anche come interazione) – “Tra voi, però, non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore” (Mc 10,43).
8. La stella di Abramo – Formazione interculturale e interreligiosa delle nuove generazioni. – Educazione alla preghiera, alla pace e alla condivisione – “Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: “Dov’è il re dei giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo” (Mt 2,1-2).
9. La stella dell’amore – Formazione pastorale chiara ed esigente di adolescenti, fidanzati e giovani coppie. Tutti gli uomini e le donne sono figli e figlie di Dio: contrastare ogni discriminazione per il colore della pelle o per la religione, per l’identità di uomo e di donna, per le scelte associative e le possibilità economiche e culturali. Distinguere il piano psicologico da quello morale. – “Nell’amore non c’è timore, al contrario l’amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone il castigo e chi teme non è perfetto nell’amore” (1Gv 4,18).
10. La stella della Pasqua – Riproporre il giorno del Signore – La forza e la consolazione della liturgia che celebra Gesù crocifisso e risorto di fronte ad ogni tipo di fragilità (personale, coniugale, professionale, …) e di fronte all’enigma della morte (di familiari, amici di scuola o lavoro, …) – “Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12,24).
“Io, Gesù, ho mandato il mio angelo, per testimoniare a voi queste cose
riguardo alle Chiese. Io sono la radice della stirpe di Davide,
la stella radiosa del mattino” (Ap 22,16)