Sinodo giovani:

più spazio alla donna, no ad esclusioni

Con la Congregazione di questa mattina, la 16.ma, si concludono gli interventi dei Padri Sinodali sulla terza parte dell’Instrumentum Laboris dedicata al tema “Scegliere”. In Aula l’intervento di un delegato fraterno: il metropolita ortodosso Hilarion. 259 i padri presenti. Da questo pomeriggio nuovo “round” di Circoli Minori

Paolo Ondarza – Città del Vaticano

Più protagonismo alla donna. Il tema è stato affrontato questa mattina nell’aula del Sinodo perché sia garantita un’adeguata presenza femminile nella Chiesa. E’ doveroso dunque rigettare qualsiasi forma di esclusione o pregiudizio e accelerare i processi di lotta alla cultura machista e al clericalismo per sviluppare il rispetto della donna e il riconoscimento dei suoi carismi. Si tratta di una vera e propria urgenza: così l’ha definita un Padre sinodale domandandosi se non sia opportuno un Sinodo universale dedicato al tema. L’ispirazione resta Maria, modello di umiltà per la Chiesa: vicina alla volontà di Dio e lontana dallo Spirito del mondo e dal carrierismo clericale o laicale.

Una Chiesa in uscita che crei luoghi di incontro tra i giovani

I presuli invitano gli educatori adulti ad un esame di coscienza: a capire cioè se Gesù sia al centro della loro opera o si stiano invece limitando a “trasmettere solo precetti, oggi denominati valori” con una “pastorale di conservazione”. C’è infatti bisogno di concretezza quando si accosta il mondo giovanile a partire da quei luoghi, come scuole e università, in cui in alcuni Paesi avviene il primo contatto con la Chiesa. Ai giovani vanno spiegati la bontà della castità prematrimoniale così come il rispetto dei valori dell’onestà e del bene comune. La Chiesa non deve solo proporre un indirizzo, ma essere “in uscita” e farsi spazio nel mondo creando agorà e luoghi di incontro tra i giovani affinchè siano attori della vita e della missione. Gli occhi del Sinodo sono già puntati alla Gmg di Panamà con l’augurio che produca tanti frutti in ambito vocazionale.

Dio è la guida, il “Gps” dei giovani

I giovani inoltre vanno aiutati a rimanere connessi con Dio, “Gps” della loro vita. Ma di fronte alle sfide del mondo contemporaneo i Padri esortano a non rinnegare i simboli del cristianesimo, a non lasciare che sia irrisa la religione cattolica e soprattutto a combattere la piaga degli abusi. Ne va della credibilità della Chiesa. Occorre vivere in mezzo alla gente, lontano dai palazzi: “avere l’odore dei giovani”. Proporre senza annacquamenti il Vangelo di Gesù, nato povero, morto in croce e risorto: lui solo è degno di essere amato e seguito, è il “leader” che i giovani cercano. Corriamo il rischio – si rileva –di presentare il Vangelo come una “novellina insignificante e miracolistica”. Il Sinodo rinnova quindi la proposta di un Consiglio pontificale dei giovani in seno alla Curia romana, composto da membri dei 5 Continenti: l’idea è quella di avere un presidio di giovani “a casa” con il Successore di Pietro. Dai vescovi anche l’appello ad affrontare maggiormente il tema dello Spirito Santo, i cui doni sono fondamentali nella riflessione su vocazione, accompagnamento e discernimento.

L’attenzione ai giovani in contesti di guerra

Lo sguardo dei Padri sui giovani è di ampio respiro e non conosce frontiere. In Aula ha trovato posto il dramma della guerra in Ucraina ormai in corso da cinque anni con indelebili ripercussioni sulle vite dei giovani: essi – è stato detto – provano “una certa avversione nei confronti della Chiesa che si presenta come una struttura fredda che lotta per la sua sopravvivenza e gli interessi geopolitici”. I giovani attendono invece un’autorità morale che offra riferimenti chiari per la loro vita: “un giovane che ha salvato la vita dei civili sotto i bombardamenti- è stato osservato – capisce il prezzo della vita umana meglio di un prete arrogante o di un avaro politico”. All’attenzione dei vescovi anche la sofferenza vissuta dai giovani cattolici della Repubblica Centrafricana minacciati dalla violenza, dal fondamentalismo e dal sincretismo religioso: fattori che provocano ferite difficilmente rimarginabili. Tra gli altri temi emersi: il dramma del traffico di esseri umani con la richiesta che trovi posto nel documento finale del Sinodo.

L’intervento del metropolita Hilarion

In aula è risuonato l’intervento di un delegato fraterno: il metropolita Hilarion di Volokolamsk, capo del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca che ha portato il saluto di Kirill, Patriarca di Mosca e di tutta la Russia. “La Chiesa, vecchia e sempre giovane, – ha detto – custodisce la millenaria Tradizione cristiana, una forza che trasfigura e cambia il mondo circostante. La partecipazione dei rappresentanti delle Chiese non cattoliche al Sinodo è diventata ormai una buona tradizione che testimonia il livello sempre più alto della collaborazione inter-cristiana sulle questioni più importanti del nostro tempo che riguardano tutti i cristiani a prescindere dall’appartenenza confessionale”. Hilarion ha sottolineato il valore della fraterna collaborazione ortodosso-cattolica di fronte a scristianizzazione, secolarismo, rinnegamento dei valori cristiani e persecuzioni. Missione comune è insegnare ai giovani a discernere il bene dal male, ciò che è autentico da ciò che è falso in una società in cui “la libertà è percepita in maniere errata e la religione è respinta in nome del relativismo”. Difendere i valori morali, garantire l’accesso ai sacramenti, fornire una buona istruzione teologica sono risposte importanti. Ma prima ancora – ha proseguito Hilarion – le Chiese devono offrire la persona e la verità immutabile di Cristo, morto e risorto, colui che può trasformare la vita e riempirla di senso. Ne sono testimonianza i numerosissimi giovani russi che, dopo la caduta del regime comunista, persuasi dalla testimonianza dei martiri e confessori del XX secolo, sono entrati nella Chiesa Ortodossa.

Valorizzare il lavoro in equipe per la formazione dei giovani

Gli uditori intervenuti alla fine della 16.ma Congregazione chiedono al Sinodo di non intendere la vocazione solo in un’ottica di consacrazione religiosa e sacerdozio, ma con uno sguardo rivolto anche ai laici. Fortunata la formula del lavoro di formazione in equipe che valorizza la reciprocità uomo-donna e inter-vocazionale, riflettendo la diversità dei carismi nella comunità ecclesiale: laici, sacerdoti e religiosi insieme sono fonte di creatività per una rinnovata e credibile pastorale giovanile. Posto in luce anche il problema del mancato accesso all’educazione da parte dei giovani in alcuni Paesi come il Madagascar dove la promozione dei valori evangelici rischia di venire meno. I vescovi sono stati invitati a riflettere anche sulle piaghe dell’alcool, della droga, della prostituzione, del gioco d’azzardo, dell’inquinamento ambientale che minacciano tanti giovani nel mondo che nella Chiesa ripongono grandi speranze. Nei momenti di fatica, di prova, malattia, solitudine esistenziale che portano ad accarezzare anche idee di suicidio, – hanno testimoniato alcuni di loro – grazie alla fede si sperimenta il conforto di Dio e si ritrova speranza.