Sinodo, parla il vescovo Anselmi: “i giovani ci chiedono di riancorarci al Vangelo. E il Papa ci regalerà qualcosa di veramente bello” (di F. Gnagni)

Conversazione di Faro di Genova con monsignor Nicolò Anselmi, vescovo ausiliare di Genova e vicario del cardinale Bagnasco, uno dei padri sinodali presenti in questi giorni in Vaticano per il Sinodo dei vescovi sul tema dei giovani.

Eccellenza, ci può raccontare un po’ della sua esperienza al Sinodo dei vescovi sui giovani: che clima, e che Chiesa, ha trovato?

Secondo me è una cosa affascinante stare raccolti intorno al Papa da tutti e cinque i continenti, in modo così prolungato, con l’intento di conoscersi e parlarsi. Poi mi ha colpito molto la preparazione di tanti altri vescovi. Ho sentito veramente interventi di persone competenti, che testimoniavano un loro cammino personale molto bello, appassionati del mondo giovanile, della Chiesa e della sua pastorale, molti di loro raccontavano di esperienze pastorali fatti in altri paesi, molto strutturate e ben organizzate. La terza cosa, fantastica, è che il Papa è sempre con noi, ci ascolta, anche durante le pause è disponibile per gli incontri. E al mattino, e nel primo pomeriggio, quando riprendiamo i lavori è sempre lì per salutare tutti quelli che entrano. È uno stile molto bello, umanamente ricco e che ci rincuora, quello di sentirci ascoltati dal Santo Padre.

Una delle particolarità maggiormente venute alla luce in questo Sinodo è la grande presenza di laici all’interno dei lavori, e soprattutto di giovani. Questo che impressione le ha fatto?

Indubbiamente danno freschezza, perché intervengono portando tutta la carica, ci sono proprio degli spazi riservati a loro, intervengono in modo programmato, per cui si sente la voce di tutti i presenti. Questo indubbiamente è uno stimolo a fare sì che si risponde alle aspettative, che io sento un po’ esserci, di parlare alle nuove generazioni. Mi sembra che loro ci risollecitino continuamente, a farci capire che si aspettano molto da questo momento.

Nel particolare quali sono queste aspettative, cosa chiedono i giovani alla Chiesa, e cosa invece chiede la Chiesa ai giovani?

Mi sembra che anche sia partendo dall’Instrumentum Laboris, un lavoro gigantesco in fase preparatoria, sia gli interventi dei giovani, chiedono prima di tutto di essere considerati non come qualcosa di diverso dalla Chiesa, ma di essere giovani nella Chiesa. Nel senso che non sono il futuro ma il presente della Chiesa, molti di loro l’anima di tante comunità. E chiedono una Chiesa adulta, che porti una sorta di autenticità, di vivere ciò che si annuncia, di rendere visibile l’amore del signore Gesù in cui noi crediamo, e chiedono alla Chiesa di essere adulta e di essere sé stessa. E chiede ai giovani, con la loro disponibilità di farsi avanti, di non stare a guardare, a criticare ed allontanarsi, ma ad essere concretamente propositivi e operativi all’interno della comunità cristiana.

Lei dice che i giovani chiedono alla Chiesa di essere adulta. Mi verrebbe da chiedere in cosa la Chiesa non è adulta, quali sono i passaggi in cui la Chiesa ha bisogno di essere più adulta?

Nell’assomigliare sempre di più a Gesù che è l’immagine della Chiesa, anzi la Chiesa è il corpo mistico di Gesù vivente oggi, quindi una Chiesa che prima di tutto vive della Grazia di Dio e si riferisce al padre, come faceva Gesù. Non ha paura di essere povera, al servizio di chi ha bisogno, non ha paura di essere missionaria, e non ha paura di morire per la salvezza e per il bene e la verità.

Si è messo talvolta in rilievo questo fatto in questi giorni, che sì ci sono stati tanti scandali dolorosi ma allo stesso tempo non si sottolinea mai abbastanza quanti missionari lottano tutti i giorni nel mondo, quantà santità c’è ancora oggi tra i sacerdoti, all’interno della Chiesa.

Certamente. Questa sottolineatura degli scandali non ha avuto una enorme forza, certo qualcuno lo ha sottolineato, nel riconoscere gli errori fatti da alcuni confratelli e che dispiace che questo possa avere allontanato qualcuno dalla Chiesa, speriamo non dalla fede nel Signore. Però si può andare avanti cercando di vivere sempre più in modo simile a ciò di cui ha parlato il Signore.

Si è parlato anche della profeticità in un certo senso dei giovani, di guardare a una Chiesa del futuro e di anticiparla.

Questo atteggiamento i giovani non vogliono viverlo da soli, ma di trascinare insieme tutta la comunità cristiana. La profezia vuol dire sostanzialmente la fedeltà al Vangelo, e la Chiesa del futuro credo debba essere, sulla spinta di quanto chiesto dai giovani, sempre più semplice e aderente al Vangelo.

E di viverla in maniera rinnovata, con slancio nuovo.

In fondo anche san Francesco, che è stato citato più di una volta, anche lui ha rinnovato la Chiesa riancorandola al Vangelo, facendola ritornare a Gesù, e questo dovrebbe essere il cammino di oggi.

Come chiede il Papa, una conversione dei proprio cuori, piuttosto che di strutture o dei grandi documenti.

Sì, conversione è una parola che ha risuonato molto frequentemente, questo ritornare.

Uno tra i temi affrontati è stato quella della rivoluzione digitale, delle nuove tecnologie della comunicazione, di portare il Vangelo nella rete.

Certamente il mondo digitale è un mondo trasversale a tutte le situazioni, non è un mondo a sé, e non si parla più di mondo virtuale perché è una realtà in cui i giovani vivono, in modo assolutamente positivo, è quindi è una occasione di relazione, incontro, approfondimento, di studio. La Chiesa ha sempre avuto uno sguardo su queste tecnologie, che presentano insidie ma non si possono eludere.

Oggi in Vaticano monsignor Forte parlava a volte del rischio per i giovani di rimanere nella solitudine, che internet li rinchiuda e li isoli nel virtuale.

Potrebbe accadere, ma io sono convinto che se ci sono proposte interessanti e belle dai ragazzi, ci sono degli adulti capaci di fare appunto delle proposte accattivanti, la persona esce dal suo isolamento e si mette in gioco, o il rischio che ci si crei un mondo da soli. Ma sotto certi aspetti è inutile parlarne. Tanto vale utilizzare questi strumenti per il bene

I giovani della Chiesa di Genova come hanno accolto questo evento, come ne hanno parlato, quali sono le impressioni?

C’è tanta attesa, essendo io uno dei quattro padri sinodali, mi hanno accompagnato con la preghiera e con tanto affetto, e questa è una cosa tanto bella. In alcune diocesi del mondo si sono fatti cammini di avvicinamento al Sinodo imponenti, che hanno coinvolto tanta gente. Noi ne abbiamo parlato, ne abbiamo discusso, ci abbiamo ragionato, abbiamo pregato tanto per questo Sinodo, allora il Signore certamente ci regalerà, attraverso il Santo Padre, qualche cosa di veramente bello.