Testimonianza nel Sinodo dei Vescovi

Briana Santiago

Santo Padre, e tutti qui presenti, mi chiamo Briana Santiago, ho 27 anni, e vengo da San Antonio, Texas. Ho appena cominciato il quinto anno di formazione con la comunità di consacrate “Apostole della Vita Interiore”, e il quarto anno di studi filosofici e teologici presso la Pontifica Università Lateranense qui a Roma.
Noi giovani di oggi siamo in ricerca; ricerca del senso della vita, ricerca di lavoro, ricerca della nostra strada o vocazione, ricerca della nostra identità. «I giovani sognano sicurezza, stabilità e realizzazione personale… di trovare un posto a cui possono sentire di appartenere»[i]. Feriti dalla solitudine, fragilità familiare, e ansia esistenziale, chiediamo dalla Chiesa di essere accompagnati da «testimoni viventi, in grado di evangelizzare attraverso la loro vita»[ii]. Riconosciamo l’utilità dello «scambio di informazioni, ideali, valori e interessi comuni» che ci è possibile attraverso internet, ma anche come la tecnologia usata in modo disumano può creare «una ingannevole realtà parallela che ignora la dignità umana»[iii].
La maggior parte di ciò che ho appena elencato è frutto della riflessione fatta durante la Riunione presinodale dello scorso marzo. Ho partecipato accogliendo i giovani di lingua inglese che si sono collegati tramite i social media, ed ero fisicamente presente fra i trecento delegati mentre si svolgeva la riflessione. Condivido con voi che ero sorpresa da quanti desideri noi giovani abbiamo in comune nonostante le molteplici provenienze e culture. C’era tanta gioia in quell’aula: la gioia di conoscere ed essere conosciuti, che si sentiva nelle risate, i canti, e le chiacchiere durante le pause. Noi giovani desideriamo dialogo, autenticità, partecipazione e lì ci siamo trovati accolti da adulti che erano disponibili e desiderosi di conoscere ciò che portiamo nel cuore. È stata un’esperienza di fraternità fra persone molto diverse, alcune anche appartenenti ad altre religioni o non credenti, che hanno vissuto sette giorni di comunione e condivisione reciproca.
Riconosciamo che ci sono tante esigenze nel mondo, tanti temi su cui bisogna riflettere e dialogare, e allora siamo ancora più grati che in questo momento storico la Chiesa stia ponendo l’attenzione su di noi e tutto ciò che ci riguarda. Questo è un onore e per noi anche una grande responsabilità, di essere trasparenti e consapevoli delle nostre fragilità per poter aiutare non solo noi stessi, ma anche le generazioni che verranno dopo di noi.
A livello più personale, condivido con voi che il Signore mi ha condotta a Roma per discernere seriamente la vita consacrata, non solo perché la mia famiglia è Cattolica praticante, ma anche grazie ad ogni persona che si è fatta Provvidenza nel mio cammino. Il mio parroco a San Antonio si è fatto uno di noi, e nella sua vicinanza ho visto una Chiesa accogliente che aveva a cuore anche il membro più piccolo, e mi sono sciolta davanti a quell’amore. I miei catechisti non parlavano solo di regole, ma anche della loro relazione personale con Cristo, che ha cambiato la mia immagine di Dio da giudice a Padre. All’università poi ho incontrato una consacrata che ha preso sul serio tutto quello che vivevo e mi ha accompagnato, aiutandomi a pregare e a sviluppare la mia vita interiore. Come è stato per me, credo che tutti noi giovani abbiamo bisogno di essere prima ascoltati, e poi guidati ad entrare più profondamente in noi stessi. «In breve, [vogliamo] essere incontrati lì dove siamo — intellettualmente, emotivamente, spiritualmente, socialmente e fisicamente»[iv].
Mi unisco a tutti voi nella speranza che lo Spirito possa scendere su ognuno di noi e illuminare ciò che ci porterà sempre più vicino alla felicità, all’incontro con Cristo nella pienezza della vita e dell’amore.

NOTE

[i] Dal documento finale della Riunione presinodale su I giovani, la fede e il discernimento, 2018.
[ii] Id.
[iii] Id.
[iv] Id.