La Chiesa in cammino sinodale con i giovani

Un percorso di rinnovamento ecclesiale e pastorale

Claudio Giuliodori

Il prossimo 3 ottobre si aprirà la XV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi dedicata a I giovani, la fede e il discernimento vocazionaie. S. E. Mons. Claudio Giuliodori, Assistente Ecclesiastico Generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, propone qui un’ampia riflessione sull’evento, sottolineando la sua continuità contenutistica e metodologica con il precedente doppio Sinodo dedicato alla famiglia. L’autore riconosce in particolare nell’ampia consultazione che ha dato parola ai giovani un significativo incremento della sinodalità, poi ben recepito da un Instrumentum laboris che riassume i grandi temi emersi dall’ascolto e dal confronto con i giovani. ll complesso percorso preparatorio di questo Sinodo apre quindi significative prospettive di rinnovamento ecclesiale e pastorale: «Se da una parte segna un passaggio deciso verso una dinamica di maggiore sinodalità per tutta la Chiesa, dall’altra provoca la comunità ecclesiale a un cambiamento di passo rispetto al rapporto con i giovani. Non si tratta solo di rinnovare la pastorale giovanile – e già sarebbe un impegno né facile né scontato -, ma di mettere tutta la comunità ecclesiale al passo con i giovani che sono il sensore più attendibile per capire la situazione attuale e l’imprescindibile soggetto di riferimento per orientare il cammino futuro».

Famiglia e giovani: un dittico sinodale unitario

Siamo ormai alla vigilia del Sinodo dei Vescovi annunciato da Papa Francesco il 6 ottobre 2016. In quella circostanza, non senza qualche sorpresa, il Papa comunicava che la XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi avrebbe affrontato il tema I giovani, la fede e il discernimento vocazionale. A due anni dall’annuncio, dal 3 al 28 ottobre 2018, si terrà quindi il Sinodo che Papa Francesco ha voluto dedicare ai giovani in sostanziale continuità con i due precedenti, uno straordinario e l’altro ordinario, dedicati alla famiglia. [1] Sarebbe difficile capire il percorso seguito in questi due anni di preparazione se non tenessimo conto dell’esperienza fatta con i precedenti appuntamenti sinodali.
La continuità, infatti, procede su due binari strettamente collegati: quello contenutistico e quello metodologico. Riguardo al primo aspetto non è difficile cogliere il legame profondo tra i lavori deí due Sinodi sulla famiglia, i cui frutti sono raccolti nell’esortazione apostolica Amoris laetitia, e la scelta di richiamare l’attenzione di tutta la Chiesa sui giovani. Basta vedere i capitoli IV, V e VII del documento post-sinodale, in cui si affrontano rispettivamente il cammino di maturazione nell’amore, la fecondità e l’accoglienza della vita e l’educazione dei figli, per capire che le prospettive pastorali di sostegno e rilancio della famiglia non possono che partire da una rinnovata attenzione ai giovani e al loro cammino umano, spirituale e vocazionale. [2] Del resto si poteva già intuire da quanto indicato nell’enciclica programmatica Evangelii gaudium che i soggetti portanti del cammino di rinnovamento della «Chiesa in uscita» e «ospedale da campo» sarebbero stati soprattutto famiglie e giovani. Parlando delle nuove sfide il Pontefice non mancava di indicare nei giovani i portatori di speranza e di nuove energie, necessarie per il rinnovamento e la missione della Chiesa. E invitando già in quel contesto a farsi attenti ai giovani e ad ascoltarli affermava:
«I giovani ci chiamano a risvegliare e accrescere la speranza, perché portano in sé le nuove tendenze dell’umanità e ci aprono al futuro, in modo che non rimaniamo ancorati alla nostalgia di strutture e abitudini che non sono più portatrici di vita nel mondo attuale». [3]
Il secondo aspetto lo possiamo definire di carattere metodologico in quanto si esprime con modalità operative specifiche, ma la sua portata non è meno rilevante dell’aspetto contenutistico. Si tratta della prassi sinodale messa in atto da Papa Francesco e già positivamente avviata con i Sinodi sulla famiglia. La visione di una Chiesa strutturalmente sinodale nel suo essere e nel suo agire ha trovato nella preparazione di questo Sinodo una sua peculiare e felice attuazione. Papa Francesco ha voluto, infatti, fin dall’annuncio che questo non fosse solo il Sinodo dei Vescovi che tratta il tema dei giovani, ma che fosse un evento partecipato da tutta la comunità ecclesiale e in special modo dai giovani. Da ‘Sinodo dei Vescovi sui giovani’ si è progressivamente trasformato per molti versi in un ‘Sinodo dei giovani’, cioè in un evento che parla sì dei giovani, ma avendo i giovani stessi come protagonisti e primi artefici del cammino sinodale. Da oggetto di attenzione e di cura da parte della comunità ecclesiale sono diventati soprattutto ‘soggetti’ coinvolti in prima persona.

La trama di un’esperienza davvero sinodale

La modalità con cui tale ‘dinamica sinodale’ si è sviluppata nel corso di questi due anni è davvero innovativa e non ha precedenti. Non sono state attivate solo delle consultazioni come accaduto in passato per gli altri sinodi. In questo caso è stata posta in essere una prassi di sistematico e diffuso coinvolgimento dei giovani. Papa Francesco lo aveva già prospettato nella lettera indirizzata ai giovani con cui accompagnava il documento preparatorio. Dapprima con la conferma della grande fiducia che la Chiesa ripone nei giovani chiamati ad essere artefici del cambiamento:
 «Un mondo migliore si costruisce anche grazie a voi, alla vostra voglia di cambiamento e alla vostra generosità. Non abbiate paura di ascoltare lo Spirito che vi suggerisce scelte audaci, non indugiate quando la coscienza vi chiede di rischiare per seguire il Maestro».
E a seguire con l’assicurazione di una attenzione autentica e seria:
«la Chiesa desidera mettersi in ascolto della vostra voce, della vostra sensibilità, della vostra fede; perfino dei vostri dubbi e delle vostre critiche. Fate sentire il vostro grido, lasciatelo risuonare nelle comunità e fatelo giungere ai pastori». [4]
Con queste premesse sono stati avviati due anni di intenso e costruttivo dialogo con i giovani fatto di tappe precise e strumenti innovativi di partecipazione. Il Card. Baldisseri, Segretario generale del Sinodo dei Vescovi, presentando l’Instrumentum laboris ne ha sintetizzato le finalità e ha giustamente fatto notare che il discernimento oltre ad essere «contenuto» è stato in primo luogo «metodo» di attuazione del cammino sinodale. [5]. A tale intervento si rimanda anche per la sintesi del documento.
Una prima forma di ascolto delle realtà giovanili si è attuata con il questionario posto al termine del documento preparatorio che ha consentito di fare una ricognizione a livello mondiale circa la realtà giovanile e il suo rapporto con la fede, la comunità ecclesiale e la società. [6] A questo primo report affidato in modo prevalente alle istituzioni ecclesiastiche, diocesi e aggregazioni, hanno fatto seguito altre due iniziative ispirate da Papa Francesco e poste in essere dalla Segreteria Generale del Sinodo che hanno visto in modo ancor più diretto il coinvolgimento dei giovani. Il primo strumento di ascolto diffuso dei giovani è stato il ‘questionario on line’ che ha ricevuto decine di migliaia di risposte da tutto il mondo. Una consultazione aperta a tutti i giovani, credenti e non, di ogni cultura, condizione e latitudine, che in occasione del Sinodo hanno voluto far sentire la propria voce e dare un personale contributo alla riflessione sui temi del Sinodo. Una seconda occasione si è realizzata con il `Pre-sinodo’ che ha coinvolto 300 giovani di tutto il mondo in una settimana di lavori tenutasi dal 19 al 24 marzo 2018 e conclusa con un Documento finale consegnato a Papa Francesco in occasione della Domenica delle Palme, [7] durante la celebrazione per la XXXIII Giornata Mondiale della Gioventù in Piazza San Pietro. Questo incontro pre-sinodale, introdotto da un intervento del Santo Padre, ha dato davvero il senso di un evento che vede i giovani come protagonisti. I quindici temi evidenziati nel documento finale elaborato dai giovani dimostrano quanto essi siano attenti, sensibili e capaci di discernimento di fronte alle grandi questioni che toccano la loro vita e costituiscono nello stesso tempo gli snodi fondamentali per il futuro della Chiesa e della società.
Da questo lavoro lungo, articolato e coinvolgente, frutto ed espressione di una visione di Chiesa davvero sinodale, [8] è scaturito l’Instrumentum laboris [9] che riassume i grandi temi emersi dall’ascolto e dal confronto con i giovani. Basta sfogliarlo per vedere come nella sua ampia articolazione confluiscano davvero gli interventi dei giovani. Oltre al Documento Preparatorio (DP) e al Seminario Internazionale sulla condizione giovanile (SI), si citano ripetutamente i contributi delle Conferenze Episcopali (CE), del questionario on line (QoL) e della Riunione pre-sinodale (RP). L’Instrumentum laboris si presenta già come un primo frutto del cammino sinodale che ha visto il coinvolgimento attivo e il prezioso contributo dei giovani, veri protagonisti di questo appuntamento ecclesiale, come sottolinea Maurizio Gronchi nella guida alla lettura. [10] L’indice dell’Instrumentum consente di prendere visione in modo immediato della varietà e della ricchezza dei temi proposti che saranno oggetto dei lavori del Sinodo dei Vescovi. Come si legge nell’introduzione:
«L’Instrumentum laboris raccoglie e sintetizza i contributi raccolti nel processo presinodale in un documento strutturato in tre parti, che richiamano esplicitamente l’articolazione del processo di discernimento scandita da Evangelii gaudium 51: riconoscere, interpretare, scegliere. Le parti non sono perciò indipendenti, ma configurano un cammino». [11]

Con lo sguardo e il discernimento di Gesù sui giovani

Nell’Instrumentum laboris troviamo ben due capitoli a sfondo teologico all’interno della seconda parte che si sviluppa attorno al verbo interpretare. Tale aspetto non era presente nel documento preparatorio. Questa prospettiva biblico-teologica viene ora a costituire il cuore della riflessione in ordine al significato e all’esercizio del discernimento vocazionale. Appare così più chiaro il senso cristiano del discernimento che si va a operare. [12] Non una generica lettura del fenomeno giovanile e delle sue problematiche, ma una ‘interpretazione’ della realtà guidata dalla fede e dall’insegnamento-testimonianza di Gesù di Nazareth nei confronti dei giovani. Questa parte, per alcuni versi, è la più innovativa e suggestiva del documento perché orienta la riflessione alla luce della rivelazione biblica e lascia emergere la novità dell’approccio cristiano alla questione giovanile.
In questi due capitoli si richiamano diversi passaggi della Scrittura in cui emerge lo stile di Gesù che si mette in cammino con i giovani. Dalla vicenda di Emmaus (Lc 24,13-35) con l’immagine esemplare di Gesù che si fa prossimo ai due discepoli ascoltandoli, consolandoli, istruendoli e riscaldando il loro cuore con il dono della Parola e dell’Eucaristia, al dialogo con il giovane ricco (Mt 19,16-22; Mc 10,17-22; Lc 10,25-28) che vive tutto il dramma di chi vuole orientare la propria vita dentro i dettami della religione, ma resta disorientato dalla proposta della sequela che gli rivolge Gesù. Il Sinodo non potrà pertanto prescindere da quanto la Storia della Salvezza ci dice sul significato e il valore teologico della giovinezza [13] e dalla consapevolezza che
«Gesù chiede al giovane una riconfigurazione della propria esistenza. È una chiamata al rischio, a perdere il già acquisito, alla fiducia. È provocazione a rompere con la mentalità progettuale che, se esasperata, porta al narcisismo e alla chiusura in se stessi. Gesù invita il giovane a entrare in una logica di fede, che mette in gioco la propria vita nella sequela, preceduta e accompagnata da un intenso sguardo d’amore». [14]
Cogliere quindi la portata profetica che è contenuta nella «benedizione della giovinezza», come titola il primo capitolo della seconda parte dell’Instrumentum laboris, è presupposto indispensabile per poter poi declinare la lettura della situazione odierna dei giovani con l’impegno pastorale e una progettualità efficace e innovativa che sappia riportare i giovani al dialogo profondo con il Signore. Si può cogliere nell’orizzonte teologico tracciato in queste pagine la continuità e lo sviluppo delle prospettive già segnalate nel Messaggio ai giovani del Concilio Vaticano II e nella lettera di San Giovanni Paolo II ai giovani e alle giovani [15] che è il manifesto programmatico da cui ha preso le mosse la straordinaria proposta delle Giornate Mondiali della Gioventù, testo non privo, ancora oggi, di grande fascino per i temi affrontati e per i suoi solidi riferimenti antropologici ed etici.
Nel tracciare il profilo di Gesù «giovane tra i giovani» il documento di lavoro per il Sinodo mette in luce una gamma di risvolti esistenziali dell’esperienza giovanile con cui Gesù stesso si confronta fornendo sempre stimolanti chiavi interpretative e precisi criteri di discernimento. Siamo così introdotti dentro la dinamica vocazionale che contrassegna l’agire di Dio nella vita di ogni persona e si traduce poi in scelte di vita. Qui il documento sgombra il campo da una ambiguità che può essere fuorviante ai fini di una corretta interpretazione del tema del Sinodo. Quando si parla di discernimento vocazionale ci si riferisce alla prospettiva fondamentale della vita come chiamata da parte di Dio e alla risposta da parte delle sue creature a partire dal battesimo. Tutte le dimensioni della vita hanno pertanto un risvolto vocazionale e non solo le vocazioni di speciale consacrazione. Occorre pertanto riconoscere «anche il carattere analogico del termine ‘vocazione’ e le molte dimensioni che connotano la realtà che esso designa in ordine alla missione personale di ciascuno e in vista della comunione tra tutte le persone». [16] A partire dalla vita nuova in Cristo e dalla vocazione a essere interpreti della missione della Chiesa, si parla certamente della vocazione al ministero ordinato e alla vita consacrata, ma si parla anche dei percorsi vocazionali che riguardano la famiglia, le professioni e anche la condizione di single. [17].
In questa seconda parte, alla luce di prospettive teologiche dei primi due capitoli, vengono poi affrontate le questioni centrali relative al discernimento vocazionale e all’arte dell’accompagnamento. I due temi vengono declinati alla luce dei contributi offerti dai giovani stessi nelle varie consultazioni. Le questioni vengono sinteticamente esposte in modo tale da presentare un ampio ventaglio di problematiche su cui il Sinodo dovrà svolgere un’approfondita riflessione per indicare quale debba essere il cammino futuro della Chiesa a fianco dei giovani. Si prende atto anche della polivalenza semantica del termine (cfr. nn. 107-108) e del suo utilizzo nella prassi pastorale. Alla luce delle molteplici interpretazioni possibili si specifica quale sia l’approccio e quindi l’obiettivo dell’Assemblea sinodale:
«il Sinodo intende occuparsi di «tutti i giovani, nessuno escluso» (DP 2), offrendo la disponibilità ad accompagnarli nel processo che conduce a fare chiarezza e verità su se stessi, accogliere il dono della vita e trovare il contributo che si è chiamati a offrire alla società e nel mondo». [18]
Per un discernimento che sia davvero radicato nella concretezza della vita e illuminato da un esercizio maturo della coscienza, è necessario poter contare su di un accompagnamento che sia il più qualificato possibile. I giovani stessi, pur diffidando di affiancamenti impositivi e autoritari, invocano la presenza e l’aiuto di figure adulte sagge, rispettose e credibili. Dopo aver ricordato che l’accompagnamento spirituale nei giovani assume una varietà di espressioni e richiede da parte degli accompagnatori una formazione umana e spirituale adeguata alla complessità dell’esperienza giovanile, si passa a descrivere le caratteristiche dell’accompagnatore. Nel descrivere le caratteristiche di chi accompagna si ripropone in modo integrale quanto scritto dai giovani al termine della Riunione presinodale, per cui l’accompagnatore «deve essere un cristiano fedele impegnato nella Chiesa e nel mondo; essere in continua ricerca della santità; essere un confidente che non giudica; ascoltare attivamente i bisogni dei giovani e dare risposte adeguate; essere pieno d’amore e di consapevolezza di sé; riconoscere i propri limiti ed essere esperto delle gioie e dei dolori della vita spirituale (RP 10)». [19]

I giovani nel vortice del cambiamento epocale

Più ci si misura con le istanze dei giovani più ci si rende conto che si tratta di una realtà in grande e rapido cambiamento. Una tale situazione rende fluida e, per molti versi, inafferrabile la realtà giovanile. Sebbene esistano analisi molto accurate e approfondite sulla condizione giovanile, [20] nella preparazione del Sinodo si è preso atto della enorme diversità delle esperienze e delle condizioni di vita dei giovani per cui non si possono fare discorsi generalizzati e ugualmente validi per tutte le situazioni. I cambiamenti, che i giovani sostanzialmente subiscono e di cui solo in parte sono protagonisti, determinano modificazioni molto profonde al punto da configurarsi come modificazioni di carattere antropologico. È interessante notare come il lavoro di discernimento già operato nel corso della preparazione del Sinodo abbia messo in evidenza alcuni tratti di queste modificazioni profonde nel vissuto e nella percezione che i giovani hanno della realtà. Nelle pieghe dell’Instrumentum laboris è interessante cogliere l’emergere di alcune questioni antropologiche che segnano profondamente il vissuto dei giovani.
Un primo elemento può essere colto nella difficoltà che i giovani sperimentano nel vivere in modo unitario e integrale l’esperienza umana. In modo particolare diventa sempre più problematico il rapporto con il corpo, riflesso di una difficoltà nel definire la propria identità personale. La portata di questa problematica, edizione moderna del dualismo di anima e corpo, è colta molto bene nell’Instrumentum laboris quando si analizzano le sfide culturali e antropologiche che i giovani si trovano ad affrontare nel nostro tempo. Quel corpo «frontiera e intersezione tra natura e cultura» che da «sempre segnala e custodisce il senso del limite creaturale ed è dono da accogliere con gioia e gratitudine» oggi deve fare i conti con gli «sviluppi della ricerca e delle tecnologie biomediche» da cui deriva «una diversa concezione» materialista e pragmatica. Così «le prospettive di integrazione sempre píù spinta tra corpo e macchina, tra circuiti neuronali ed elettronici, che trovano nel cyborg la loro icona, favoriscono un approccio tecnocratico alla corporeità, anche dal punto dí vista del controllo dei dinamismi biologici» e «inoltre la sessualità precoce, la promiscuità sessuale, la pornografia digitale, l’esibizione del proprio corpo on line e il turismo sessuale rischiano di sfigurare la bellezza e la profondità della vita affettiva e sessuale». [21]
La Chiesa si trova impreparata ad affrontare una simile modificazione della percezione del corpo, dell’affettività e della sessualità e di tutte scelte pratiche e gli stili di vita che ne conseguono all’interno dell’esperienza giovanile. Ma proprio nell’orizzonte del discernimento vocazionale appare fondamentale ritornare a offrire ai giovani una visione armoniosa e gioiosa della corporeità e della sessualità:
«L’imperativo della gioia abita la giovinezza con una certa naturalità, facendo perno intorno alla bellezza fisica che diventa attenzione e attrazione per l’altro. Il corpo nella sua piena luminosità e pienezza diviene lo spazio dell’amore, percepito come lo stesso mistero dell’essere umano, destinato all’eternità proprio perché intessuto di amore». [22]
Un secondo fattore di criticità sostanziale che intacca il quadro antropologico di fondo è la perdita della dimensione trascendente dell’esistenza. I giovani, presi nel vortice di un ambiente sempre più mediatizzato e in continua trasformazione in cui tutto si consuma nell’immediato presente senza estensione né di passato né di futuro, rischiano soprattutto di perdere l’apertura alla dimensione trascendente della vita che è l’orizzonte entro cui si iscrive l’esperienza spirituale e la stessa visione di fede. [23] Sono i giovani stessi a rilevare questa difficoltà e il Sinodo dovrà cercare di capire come aiutarli ad alzare lo guardo, a non trascurare le domande fondamentali di senso e a coltivare la passione per il bene, il bello e la verità. Questa situazione viene chiaramente richiamata nell’Instrumentum laboris:
«Molti giovani non sanno rispondere quando si chiede loro quale sia il senso della vita. Non sempre fanno un collegamento tra vita e trascendenza» (RP 5). Spesso infatti i giovani si muovono tra approcci estremi quanto ingenui: dal considerarsi in balia di un destino già scritto e inesorabile, al sentirsi sopraffatti da un astratto ideale di eccellenza, in un quadro di competizione sregolata e violenta». [24]
Ma nonostante la confusione e la dispersione che si registra nel vissuto giovanile non si può affermare che la secolarizzazione abbia preso il sopravvento: «Smentendo le previsioni formulate lungo gli ultimi due secoli, la secolarizzazione non pare affermarsi come il destino ineluttabile dell’umanità. Con accenti diversi, la letteratura scientifica utilizza correntemente espressioni come “ritorno del sacro” o altre simili». [25] Così, di fronte a «un tempo di confusione molti giovani si rendono conto che solo la preghiera, il silenzio e la contemplazione offrono il giusto “orizzonte di trascendenza” entro cui poter maturare scelte autentiche». [26] Da questa situazione discende quindi una forte
«richiesta di spiritualità, di una Chiesa nel cui centro ci sia la preghiera e l’intimità con Dio. In alcune parti del mondo vi è una spontanea apertura alla trascendenza; in altre, dominate da un ‘umanesimo esclusivo’, la richiesta alla Chiesa è di essere mistica, capace di aprire spiragli di trascendenza nella vita di uomini e donne». [27]
Da analisi più approfondite del rapporto dei giovani con la fede, di carattere qualitativo e non solo quantitativo, si vede che sono venute meno le forme tradizionali della religiosità, ma non è scomparsa la ricerca spirituale, anzi per certi versi è divenuta più profonda e genuina. [28] Non è certamente facile intercettare una domanda di spiritualità così diversa e fluida rispetto al passato, ma da come il Sinodo saprà affrontare questa problematica dipenderà in gran parte la possibilità per la Chiesa di essere significativa nei confronti delle nuove generazioni che appaiono sostanzialmente incredule, ma non irreversibilmente chiuse all’esperienza religiosa. Come scrive Armando Matteo:
«Del resto, ed è qui utile ribadirlo, senza riallacciare significativi rapporti con i giovani, non c’è futuro per la Chiesa, almeno qui in Occidente; e, a dirla tutta, non c’è più neanche tanto presente, se si desidera una realtà ecclesiale vivace e capace di un dialogo autentico con tutte le donne e tutti gli uomini di oggi». [29]
Un terzo aspetto che è importante evidenziare riguarda il modo di relazionarsi dei giovani con lo scenario sociale e culturale del nostro tempo. Nella prima parte dell’Instrumentum laboris, oltre a un quadro generale di carattere sociologico che illustra le maggiori questioni della condizione giovanile, troviamo delle interessanti focalizzazioni che individuano le principali sfide antropologiche e culturali (cfr. Cap. IV, nn. 51-63). Oltre alla questione della corporeità, affettività e sessualità, su cui ci siamo già soffermati, vengono evidenziati come snodi critici dell’esperienza giovanile i nuovi processi conoscitivi e di ricerca della verità, le modificazioni apportate a tutti i livelli dalla realtà digitale, la difficoltà a sentirsi parte e a partecipare ai processi sociali e politici, lo smarrimento di fronte alla miriade di modelli e proposte di vita, la speranza e la necessità di andare oltre la secolarizzazione.
In modo particolare vale la pena registrare che la difficoltà sul piano delle scelte personali e della definizione dell’orizzonte valoriale si ripercuote non solo sul vissuto personale, contrassegnato da varie forme di disagio esistenziale, ma anche sul versante dell’impegno sociale e culturale. I giovani, chiusi nel loro mondo spesso artificioso e dissociato dalla realtà, fanno fatica oggi a sentirsi protagonisti della vita sociale e culturale. Sí ritrovano spesso a essere vittime, ma anche artefici della cultura dello scarto (cfr. nn. 41-50). La ricomposizione dell’armonia nel vissuto interiore non può non portare anche a una rinnovata presenza dei giovani nella vita della Chiesa, non meno che nella vita sociale e politica. La consapevolezza di questa latitanza rispetto alle dinamiche sociali, che emerge dagli interventi dei giovani e dai contributi degli operatori pastorali, si traduce nella terza parte dell’Instrumentum laboris in una ampia proposta di azione integrata che fa perno sul discernimento interiore come presupposto per aiutare i giovani ad affrontare anche tutte le questioni sociali e culturali da cui non si può prescindere, sia per dare compiutezza alle aspettative personali sia per contribuire allo sviluppo dell’umanità. Non a caso questo è il capitolo più lungo e articolato di tutto il documento (cfr. nn. 144-174). Su questo ritorneremo anche più avanti.
Ne deriva che «nessun discernimento vocazionale può focalizzarsi solo sulla ricerca del proprio posto nel mondo, senza mettere a tema in maniera creativa anche l’identificazione del contributo specifico che ciascuno è chiamato a dare al bene comune». [30] Nell’articolazione O complessiva della terza parte dell’Instrumentum laboris si coglie molto bene l’ampiezza dell’approccio che fa del discernimento vocazionale la chiave di lettura di un vero rinnovamento integrale dell’esperienza giovanile dove dimensione personale e realtà sociale camminano sempre di pari passo senza contrapposizioni né dissociazioni. Diventano così centrali tutti i temi già trattati nella Lettera enciclica Laudato si’, dall’ambiente all’economia, dal lavoro alle migrazioni, dagli stili di vita personali alle responsabilità istituzionali. Tutti temi che qui vengono ripresi nella prospettiva di un pieno e maturo impegno dei giovani accompagnati e sostenuti, con coraggio e decisione, da una «Chiesa in uscita».

Una Chiesa chiamata a stare al passo con i giovani

Il percorso di questo Sinodo, così come si sta sviluppando, se da una parte segna un passaggio deciso verso una dinamica di maggiore sinodalità per tutta la Chiesa, dall’altra provoca la comunità ecclesiale a un cambiamento di passo rispetto al rapporto con i giovani. Non si tratta solo di rinnovare la pastorale giovanile – e già sarebbe un impegno né facile né scontato –, ma di mettere tutta la comunità ecclesiale al passo con i giovani che sono il sensore più attendibile per capire la situazione attuale e l’imprescindibile soggetto di riferimento per orientare il cammino futuro. Occorre da parte di tutti la consapevolezza che
«la Chiesa ‘si fa’ con i giovani, permettendo loro un reale protagonismo e non mettendoli di fronte a un «si è sempre fatto così». Questa prospettiva, che determina uno stile pastorale e anche un modo di organizzarsi e di essere istituzionale, è in grande consonanza con la richiesta di autenticità che i giovani rivolgono alla Chiesa». [31]
Tra le molteplici prospettive di impegno ecclesiale ‘per’ e ‘con’ i giovani (cfr. n. 199) delineate dall’Instrumentum laboris, vorrei soffermarmi su due aspetti che aiutano a capire la portata delle sfide che la Chiesa è chiamata ad affrontare, anche con la collaborazione delle altre componenti sociali. Mí soffermerò quindi su quelle indicazioni del documento che, anche riferendo aspettative dei giovani, fanno riferimento alla necessità di costruire una Chiesa generativa e solidale, quali condizioni per orientare i giovani verso un cammino di santità.
A più riprese si fa riferimento a una Chiesa che sia davvero generativa, ossia capace di fare crescere in modo armonico e completo i suoi membri e soprattutto coloro che si trovano a operare il discernimento decisivo sulla loro vita. Quello della generatività è un tema sempre più oggetto di riflessione e di confronto anche a livello sociale e culturale, sia per i dati allarmanti del calo demografico, sia più in generale per una certa aridità che sembra soffocare non solo la vita dei giovani, ma tutto il sistema culturale e sociale. [32] La problematica emerge con forza anche dai documenti e dai contributi elaborati per il Sinodo. Viene messo in evidenza che
«per essere generativo l’accompagnamento al discernimento vocazionale non può che assumere una prospettiva integrale. La vocazione infatti non è mai un principio di alienazione, ma piuttosto un fulcro di integrazione di tutte le dimensioni della persona, che renderà feconde». [33]
Una tale tensione generativa può essere solo il frutto di un grande investimento educativo che veda coinvolte tutte le espressioni della comunità ecclesiale a partire dalla famiglia, dalla parrocchia e, in modo particolare, le istituzioni scolastiche e universitarie.
«Questa concezione integrale dell’educazione richiede una conversione sistemica, che coinvolge tutti i membri delle comunità educanti e anche le strutture materiali, economiche e istituzionali di cui si servono. [ …] sono chiamati non solo a trasmettere contenuti, ma a essere testimoni di una maturità umana, avviando dinamiche generative di paternità o maternità spirituale in grado di rendere i giovani soggetti e protagonisti della loro stessa avventura». [34]
Lo sviluppo del dinamismo generativo, che non può non connotare una relazione educativa autentica, ha dei risvolti anche dal punto di vista pedagogico oltre che religioso. I giovani stessi chiedono di poter sentire concretamente l’affetto e la vicinanza della Chiesa, perché intuiscono che nella forma relazionale si cela e si veicola già un contenuto essenziale dell’esperienza di fede. La modalità e lo stile della relazione costituisce già una eminente forma di introduzione ai contenuti della fede. Ciò significa che la forma testimoniale dell’approccio educativo introduce già all’interno dei contenuti propri della fede che hanno al centro la misericordia di Dio e il dinamismo della comunione trinitaria.
Anche per quanto concerne la maturazione spirituale e la trasmissione della fede, risulta evidente che i giovani prima dei discorsi, delle formule, dei dogmi e dei precetti morali, percepiscono la verità intrinseca dell’amore con cui gli educatori e la comunità cristiana si relazionano e condividono con loro le attese e le speranze, le inquietudini e le domande, le fatiche e le gioie. [35] È questa l’attitudine relazionale e la credibilità testimoniale richiesta a ogni vero accompagnatore spirituale.
«La profonda interazione affettiva che si crea nello spazio dell’accompagnamento spirituale – non a caso la tradizione si esprime parlando di paternità e maternità spirituali, dunque di una relazione generativa profondissima – richiede all’accompagnatore una solida formazione e la disponibilità a lavorare prima di tutto su di sé sotto il profilo spirituale e in qualche misura anche psicologico». [36]
Un secondo aspetto ampiamente sviluppato nell’Instrumentum laboris è legato alla realtà di una Chiesa capace di farsi solidale con tutti e, in particolare, con i più poveri ed emarginati. È la Chiesa evangelica, povera tra i poveri, di cui non si stanca di parlare Papa Francesco in tutti i suoi interventi. [37] Una Chiesa che i giovani stessi desiderano libera da sovrastrutture e vincoli di potere, ricchezza e mondanità per essere strumento di solidarietà e segno di salvezza sul crinale delle sfide più rilevanti per l’umanità.
«Molti giovani chiedono alla Chiesa una concretezza operativa, che tocca vari punti: essere realmente a favore dei poveri, avere a cuore la questione ecologica, fare scelte visibili di sobrietà e trasparenza, essere autentica e chiara, e anche audace nel denunciare il male con radicalità non solo nella società civile e nel mondo, ma nella Chiesa stessa». [38]
Non si tratta solo di un orizzonte operativo ma di un modo di essere e agire come «popolo di Dio» che, pur nelle fragilità e contraddizioni del vivere umano, si pone con coraggio e umiltà alla sequela del Signore. A questa Chiesa, popolo in cammino, è chiesto di mettersi sempre in discussione e di aprirsi continuamente alla novità dell’azione dello Spirito. Così si afferma con chiarezza che
«nessuna vocazione, in particolare all’interno della Chiesa, può collocarsi al di fuori di questo dinamismo di uscita e di dialogo e ogni autentico sforzo di accompagnamento al discernimento vocazionale non potrà fare a meno di misurarsi con questo orizzonte, riservando un’attenzione privilegiata ai più poveri e ai più vulnerabili». [39]
Questo profilo ecclesiale, secondo una chiara e ben delineata pedagogia più volte illustrata da Papa Francesco, [40] assume una forte rilevanza educativa, anzi costituisce la via maestra per riscaldare il cuore dei giovani e aprire la loro mente a una visione autenticamente evangelica della fede e della vita. È quanto testimoniato anche dai contributi e dai racconti delle ‘buone pratiche’ già in atto giunti alla segreteria del Sinodo.
«Numerose esperienze presentate al termine delle risposte al questionario del Documento Preparatorio fanno riferimento a pratiche in cui i giovani sono accompagnati nella logica di una ‘fede in atto’ che si realizza nel servizio della carità. Una Chiesa che serve è una Chiesa matura che attrae i giovani, perché testimonia la sua vocazione all’imitazione di Cristo che «da ricco che era, si è fatto povero per voi» (2Cor 8,9)». [41]
A partire da questo presupposto ecclesiologico, l’Instrumentum laboris traccia un quadro molto articolato delle esperienze e delle situazioni attraverso cui è possibile sviluppare e sperimentare percorsi virtuosi di educazione alla fede e alla carità dove i giovani sono al contempo oggetto di cura ma anche soggetti protagonisti del cambiamento (cfr. III Parte cap. II, nn. 144-174).
Il percorso di rinnovamento ecclesiale e pastorale delineato nell’Instrumentum laboris si conclude con un suggestivo richiamo all’obiettivo ultimo di ogni cammino di fede: aprirsi e rispondere alla chiamata alla santità. Se questo orizzonte vale per ogni battezzato, per i giovani rappresenta un richiamo affascinante e ricco di implicazioni umane e spirituali. Il documento si chiude con l’invito a guardare alla storia di santità della Chiesa costellata di giovani intrepidi testimoni della fede, nella consapevolezza che:
«un autentico dinamismo spirituale e una feconda pedagogia della santità non deludono le aspirazioni profonde dei giovani: il loro bisogno di vita, di amore, di espansione, di gioia, di libertà, di futuro e anche di misericordia e riconciliazione». [42]
Questo esplicito rimando alla Gaudete et exsultate pone ín evidenza che solo una Chiesa sinceramente desiderosa di essere purificata e umilmente in cammino sulle vie della santità potrà aiutare i giovani a realizzare un fruttuoso discernimento vocazionale. Anche perché «il discernimento comporta sempre una lotta; è un combattimento spirituale. La vita secondo lo Spirito non è mai una vita tranquilla». [43] Dobbiamo sempre ricordare, infatti, che
«il discernimento è una grazia. Anche se include la ragione e la prudenza, le supera, perché si tratta di intravedere il mistero del progetto unico e irripetibile che Dio ha per ciascuno e che si realizza in mezzo ai più svariati contesti e limiti». [44]

NOTE

1 Cfr. III Assemblea Generale Straordinaria del Sinodo dei Vescovi (ottobre 2014) e XIV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (ottobre 2015).
2 Cfr. Papa Francesco, Esortazione apostolica postsinodale Amoris laetitia, cap. IV, L’amore nel matrimonio (nn. 89-164); cap. V, L’amore che diventa fecondo (nn. 165-198); cap. VII, Rafforzare l’educazione dei figli (nn. 259-290).
3 Papa Francesco, Esortazione apostolica Evangelii gaudium, n. 108.
4 Papa Francesco, Lettera ai giovani di accompagnamento al Documento preparatorio del Sinodo dei Vescovi (13 gennaio 2017).
5 L. Baldisseri, Conferenza stampa del 19 giugno 2018 per la presentazione dell’Instrumentum laboris della XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo deí Vescovi (3-28 ottobre 2018): «Il Sinodo ha come prima finalità quella di rendere consapevole tutta la Chiesa del suo importante e per nulla facoltativo compito di accompagnare ogni giovane, nessuno escluso, verso la gioia dell’amore; in secondo luogo, prendendo sul serio questa missione, la Chiesa stessa potrà riacquistare un rinnovato dinamismo giovanile; in terzo luogo è importante anche per la Chiesa cogliere quest’occasione per mettersi in discernimento vocazionale, così da riscoprire in che modo può meglio corrispondere oggi alla sua chiamata a essere anima, luce, sale e lievito del nostro mondo. Come conseguenza di queste finalità, l’Instrumentum laboris è redatto secondo il “metodo del discernimento”», in http://press.vatican.va/content/ salastampa/it/bollettino/pubblico/2018/06/19/0457/00986.html.
6 Una sintesi del contributo offerto dalla Conferenza Episcopale Italiana sulla base delle risposte diocesane al questionario in preparazione al Sinodo è stato pubblicato in un dossier della rivista «Note di Pastorale Giovanile», n. 1 (gennaio 2018), pp. 5-53.
7  Cfr. il documento consegnato dai giovani a Papa Francesco la Domenica delle Palme (24 marzo 2018): https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/ pubblico/2018/03/24/0220/00482 .html#itali.
8 «Il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio»: sono le parole con cui Papa Francesco esprimeva l’impegno programmatico per tutta la Chiesa nel discorso del 17 ottobre 2015 in occasione del Cinquantesimo anniversario dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi da parte di Paolo VI. Cfr. Commissione teologica internazionale, La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa, (approvato 2 marzo 2018, pubblicato 3 maggio 2018).
9 Cfr. Sinodo dei Vescovi – XV Assemblea Generale Ordinaria (3-28 ottobre 2018), I giovani, la fede e il discernimento vocazionale. Instrumentum laboris (Città del Vaticano, 19 maggio 2018): http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/ pubblico/2018/06/19/0458/00978.html.
10 Cfr. M. Gronchi, Guida alla lettura dell’Instrumentum laboris-XV Sinodo dei Vescovi, I giovani la fede e il discernimento vocazionale, ed. San Paolo, Milano 2018, pp. 5-21.
11 XV Sinodo dei Vescovi, Instrumentum laboris, n. 3.
12 Cfr. P. Schiavone, Discernere la volontà di Dio, Ed. Paoline, Milano 2018.
13 Cfr. R. Mantegazza, Sono solo un ragazzo. Figure giovanili nella Bibbia, EDB, Bologna 2017; R. Contu, Il Vangelo secondo il ragazzo, Castelvecchi, Roma 2017.
14 Ibi, n. 84.
15 Cfr. Giovanni Paolo II, Lettera ai giovani e alle giovani Dilecti Amici (31 marzo 1985).
16 XV Sinodo dei Vescovi, Instrumentum laboris, n. 87.
17 Ibi, nn. 1. 0859.-105.
18 Ibi, n.
19 Ibi, n. 132.
20 Cfr. i 5 volumi: Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori (a cura di), La condizione giovanile in Italia. Rapporto Giovani,  Il Mulino, Bologna 2013; 2014; 2016; 2017, 2018.
21 XV Sinodo dei Vescovi, Instrumentum laboris, n. 52.
22 Ibi, n. 76.
23 Cfr. P. Dal Toso – D. Loro (a cura di), Educazione ed esperienza religiosa. Una relazione necessaria ed impossibile, Franco Angeli, Milano 2017. Si tratta dell’ultima pubblicazione della collana Esperienza religiosa. Incontri multidisciplinari curata dal gruppo di lavoro interuniversitario sul tema Religiosità ed educazione religiosa della Società Italiana di Pedagogia (SIPED).
24 XV Sinodo dei Vescovi, Instrumentum laboris, n. 106.
25 Ibi, n. 63.
26 Ibi, n. 183.
27 Ibi, n. 72.
28 Cfr. R. Bichi – P. Bignardi (a cura di), Dio a modo mio. Giovani e fede in Italia, Vita e Pensiero, Milano 2015.
29 A. Matteo, La prima generazione incredula. Il difficile rapporto tra i giovani e la fede, 2a ed., Rubbettino, Soveria Mannelli (CZ) 2017, p. 3.
30 XV Sinodo dei Vescovi, Instrumentum laboris, n. 156.
31 Ibi, n. 142.
32 Cfr. Natum esse. La condizione umana, Vita e Pensiero, Milano 2018, in particolare pp. 157-252; (a cura di), Critica della ragione generativa, Vita e Pensiero, Milano 2017, in particolare pp. 19-69; Generativi di tutto il mondo unitevi! Manifesto per la società dei liberi, Feltrinelli, Milano 2014.
33 XV Sinodo dei Vescovi, Instrumentum laboris, n. 130.
34 Ibi, n. 148.
35 Cfr. Cfr. R. Bichi – P. Bignardi (a cura di), Il futuro della fede. Nell’educazione dei giovani la Chiesa di domani, Ed. Vita e Pensiero, Milano 2018.
36 Ibi, n. 130.
37 Cfr. Papa Francesco, Esortazione apostolica Evangelii gaudium, cap. I, nn. 20-49.
38 XV Sinodo dei Vescovi, Instrumentum laboris, n. 71.
39 Ibi, n. 140.
40 Cfr. E. Diaco (a cura di), L’educazione secondo Papa Francesco, EDB, Bologna 2018.
41 XV Sinodo dei Vescovi, Instrumentum laboris, n. 194.
42 Ibi, n. 213.
43 M. Semeraro, Sul sentiero del discernimento, in «L’Osservatore Romano», 21 luglio ctS    2018, p. 7.
44 Papa Francesco, Esortazione apostolica Gaudete et exsultate, n. 170.

(La Rivista del Clero Italiano, 2018 /9, pp. 566-582)