La Chiesa è in debito di ascolto verso i giovani perché parla poco con Dio

Intervista a Rossano Sala *

Fabio Colagrande

“In questa partenza sinodale, nell’aula si sentiva il clima positivo, costruttivo e il clima di discernimento spirituale, ispirato dai primi discorsi pronunciati e soprattutto dall’omelia del Santo Padre e dal suo discorso iniziale che ci hanno proprio scaldato il cuore”. È quanto ha affermato ai microfoni di Radio Vaticana Italia, don Rossano Sala, salesiano, Segretario Speciale del Sinodo, docente di Pastorale Giovanile presso la Pontificia Università Salesiana.

Chiesa in debito di ascolto, anche verso Dio
“Dalle parole inaugurali di Papa Francesco è emerso che la parola ascolto è davvero centrale in questo Sinodo”, commenta don Sala. “Il Papa ha parlato metaforicamente della situazione di chi è in debito di ossigeno, ricordando che la Chiesa è oggi ‘in debito di ascolto’. È un’immagine molto interessante che è frutto dei due anni di lavoro e, appunto, ascolto della fase preparatoria del Sinodo”. “Ci siamo accorti – prosegue il Segretario speciale – che la Chiesa fa fatica ad ascoltare, parla un po’ troppo e ascolta un po’ troppo poco. Questo vuol dire che è necessaria davvero una conversione spirituale, prima di tutto. E direi anche che la radice più profonda di questa mancanza di ascolto nei confronti dei giovani è probabilmente anche una mancanza di ascolto verso Dio. Noi parliamo molto di Dio, ma forse parliamo poco con Dio. E questa è una mancanza di credibilità. Quando parliamo di Dio, senza aver prima parlato con Dio, non siamo molto credibili”.

I giovani oggi chiedono riconciliazione e ‘accompagnamento’
“Un rischio sottolineato dal Papa, all’inizio del Sinodo è quello di parlare dei giovani a partire da categorie e schemi mentali superati”, aggiunge don Rossano Sala. “In genere quando pensiamo ai giovani, il cliché che abbiamo in mente è quello dei giovani del ’68: i giovani che vogliono sfondare, i giovani che vogliono criticare”. “Invece – prosegue il Segretario speciale – la nostra esperienza fatta durante la riunione pre-sinodale di marzo è quella di un gruppo di giovani che – in punta dei piedi – ha voluto con grande rispetto e sensibilità mettere tanti punti al centro dell’agenda ecclesiale, punti tutti recepiti nell’Instrumentum laboris. Ciò significa che i giovani vanno ascoltati per quello che sono oggi. Ogni generazione giovanile ha il suo apporto da dare”. “Certamente – spiega don Sala – la generazione attuale è piuttosto fragile: è una generazione in ricerca, ed è una generazione che cerca delle alleanze intergenerazionali con gli adulti. Potrei dire in sintesi che è una generazione in cerca di riconciliazione, perché è molto frammentata, molto bombardata da mille sollecitazioni. Quindi, questa fragilità si vede proprio nella richiesta di aiuto. Questo è il grande tema dell’accompagnamento che è emerso molto al pre-sinodo: i giovani chiedono accompagnamento”.

Coraggiosa e profetica la scelta del silenzio durante i lavori
“Nel suo saluto iniziale Papa Francesco ha introdotto una modifica procedurale stabilendo che, durante i lavori dell’Assemblea, ogni cinque interventi ci siano tre minuti di silenzio e la considero una scelta molto coraggiosa e profetica”, conclude don Rossano Sala. “È la prima volta che si attua, vedremo come i padri sinodali la vivranno, ma certamente non è un tempo per tirare il fiato ma per andare in profondità”. “È la chiarificazione che il metodo di lavoro del discernimento è una metodologia ‘spirituale’. Non è semplicemente una tecnica, ma è un evento spirituale”, aggiunge il Segretario speciale del Sinodo dei giovani. “Il silenzio è assolutamente necessario per far risuonare nel nostro cuore le parole che abbia ascoltato. E una delle cose più interessanti che hanno espresso i giovani consultati nei due anni della fase pre-sinodale è la grande ‘sete’ di silenzio, di contemplazione, per ritrovare degli spazi che permettano di uscire da un bombardamento mediatico che non permette più di pensare e andare in profondità”. “Il Papa ha voluto inserirlo per dirci che il silenzio è necessario. Le pause sono necessarie nella musica per gustare il suono. È una necessità una radicale. Il Sinodo è un processo di discernimento spirituale in cui il silenzio, la contemplazione diventano la condizione di possibilità per l’ascolto e la presa in carico di quello che si dirà. Altrimenti le parole passano, non entrano nel nostro cuore”.

* Salesiano, Segretario Speciale del Sinodo