Che ve ne pare?

Sorella Maria – Bose

21 agosto 2018

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “12Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? 13In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. 14Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda.”.
Mt 18,12-14

Al cuore di questo capitolo sui rapporti fraterni nella comunità del Signore, ascoltiamo questa piccola parabola di Gesù che riassume in un’immagine tutto l’Evangelo della salvezza, la buona novella del Dio d’Israele che si è fatto umano ed è venuto tra di noi a cercare e a salvare ciò che era perduto.
Gesù inizia la sua parabola dicendo: “Che ve ne pare?” interpellando in quel tempo i suoi ascoltatori, e oggi noi, perché ci coinvolgiamo nell’ascolto comprendendo che parla a ognuno e ognuna di noi.
Gesù vuole comunicarci ciò che ha conosciuto e compreso del suo e nostro Dio: che il Dio d’Israele non vuole che si perda nessuno, neppure uno dei più piccoli; che il Signore Dio non accetta l’esclusione di nessuno e di nessuna. Questa la volontà di Dio che Gesù fa sua e ci comunica. La misericordia di Dio non tollera eccezioni, esclusioni, neppure del più piccolo, del più escluso. Per aprire gli occhi ciechi di chi vede in loro solo invisibilità e irrilevanza, Gesù ha appena finito di dire, proprio a difesa dei più piccoli, una cosa straordinaria: ”Ma non sapete che i loro angeli guardano sempre la faccia di Dio?”.
Qui Gesù sembra pensare a quella profezia messianica di Geremia (Ger 23, 3-4), in cui Dio dice che lui stesso radunerà le sue pecore, ed esse non dovranno più temere né sgomentarsi, nessuna di loro, perché nessuna sarà abbandonata al suo destino. Infatti, aggiunge, “non ne mancherà neppure una”. Nessuna sarà dimenticata dal Signore, ognuna sarà ricercata e ritrovata, per quanto sia caduta in perdizione. Questo dire di Dio per bocca di Geremia “neppure una” è ciò che Gesù cerca di dirci in ogni occasione. Per esempio, quando, per far capire che guarendo di sabato una persona malata non violava il sabato, dice: “Chi di voi, avendo una sola pecora, se questa gli cade nel pozzo in giorno di sabato non l’afferra per toglierla in salvo?”. Ecco lo sguardo e il pensiero di Gesù: se quell’uno che ha cento pecore è il Signore, ogni pecora è per lui come se fosse l’unica, e vale come tutto il gregge. Tanto che, se gli riesce ritrovarla, si rallegra più per quella che per le altre novantanove.
Ma proprio perché la sollecitudine piena di misericordia di Gesù non si ferma davanti a nessuna esclusione, per quanto antica e tradizionale sia, suscita in alcuni scontento e mormorazioni fino allo scandalo. Ma per costoro Gesù aveva già detto: “Non sono venuto per i giusti, né per i sani, ma a cercare e a salvare ciò che era perduto”.
Se ci riconosciamo chiamati da Gesù, dobbiamo per forza riconoscerci in quelle pecore perdute che il Signore sta cercando e vuole ritrovare. Se invece mormoriamo davanti alla misericordia di Gesù verso altri e altre, dobbiamo riconoscerne la causa: dalla parabola, e dall’insieme dei Vangeli, si vede che èla presunzione di crederci tra le novantanove pecore già in salvo che ci nasconde l’importanza di ogni pecora perduta.
Gesù è buona novella di libertà, consolazione e salvezza solo per chi riconosce la propria miseria attratta e cercata dalla sua tenera compassione.