I GIOVANI, LA FEDE E IL DISCERNIMENTO VOCAZIONALE

Eunan McDonnell, sdb

Vi prego, siate pur franchi quanto desiderate: i superiori amano essere sfidati se voleste aiutarci, con la vostra esperienza, a percepire in che modo i giovani sfidano noi religiosi ad essere segni e strumenti che li aiutino a scoprire la loro vocazione nella Chiesa, in qualunque direzione questo possa portarli, e in verità aiutando la Chiesa e noi stessi a riscoprire le nostre vocazioni!

Ho preso alla lettera questo consiglio della USG, e spero di sollevare più domande che fornire risposte, ma domande che sono sorte dalla mia esperienza di accompagnamento dei giovani che possono dar luogo a riflessione e discussione. Ovviamente la mia esperienza è limitata, e parlo nell’ambito di un certo contesto culturale e secondo la tradizione Salesiana, ma la realtà di tale esperienza  trascende dalla situazione particolare e solleva domande che sono universalmente valide per la nostra cultura secolarizzata e da secolarizzare di oggi. Per facilitare questa esplorazione vorrei proporre l’incontro con Zaccheo (Lc 19 1-10) come possibile quadro per esplorare i temi della fede, dell’accompagnamento e del discernimento vocazionale dei giovani. Tuttavia, prima di far questo, ho bisogno di stabilire qual è il fondamento essenziale di qualunque chiamata vocazionale:

Lasciatevi amare da Dio [1]

Queste parole di Santa Elisabetta della Trinità racchiudono la vocazione primaria di ogni essere umano. Ogni scelta vocazionale è una risposta che deriva da questa realtà dell’essere amati da Dio. Come l’amato discepolo ci ricorda, non si tratta principalmente del nostro amore per Dio, ma piuttosto di Dio che ci ama (1 Gv 4 10). Quindi, i Vangeli sono esattamente come dice il Papa Emerito Benedetto XIV, una ‘storia d’amore’ di Dio in cerca dell’amore perduto, la più romantica storia d’amore possibile.[2]

Prima di fare qualunque cosa per Dio, siamo chiamati a lasciarci amare da Dio il cui amore ci dona la vita naturale (creazione) e la vita sovrannaturale (battesimo) attraverso la quale partecipiamo alla vita del Figlio con lo Spirito d’Amore che viene riversato nei nostri cuori (Rm 5 5). Quando entriamo nel nostro Castello Interiore, e passiamo attraverso varie dimore fino al nostro centro più profondo, ci rendiamo conto che vi risiede Dio (Santa Teresa d’Avila).  Il nostro cuore è il ‘paradiso di Dio’[3] (San Francesco di Sales) perché noi siamo “la sua dimora e il suo rifugio e il suo nascondiglio (San Giovanni della  Croce) … [noi] non possiamo esistere senza di lui. “Guardate, esclama lo sposo, il regno di Dio è dentro di voi.”[4]  Uno dei presupposti fondamentali dell’accompagnamento spirituale è, quindi, che noi non portiamo un Dio assente ai giovani, ma piuttosto, che camminiamo con loro alla scoperta di Dio che dimora già nel loro cuore. Naturalmente, questo presuppone che l’accompagnatore o direttore spirituale abbia compiuto il viaggio nel cuore del giovane o della giovane mentre questi procede alla scoperta della presenza di Dio.

Ogni vocazione è, quindi, un vivere questo mistero espresso succintamente nella massima Salesiana: Gesù è vivo! Questo è vivere la nostra vocazione battesimale in cui siamo stati incarnati in Cristo. “Tutta la nostra vita consiste nel far vivere questa realtà. Dobbiamo diventare ogni giorno un pò più di quel che siamo già al battesimo e di quel che Gesù Cristo è per natura: Figlio di Dio.”[5] Come dichiara Santa Elisabetta della Trinità, “Spirito d’Amore … crea nella mia anima una specie di incarnazione del Verbo: che io possa essere per Gesù un’altra umanità in cui Egli possa rinnovare tutto il suo Mistero.”[6]

Che siamo creati dall’amore (archeologico) e destinati all’amore (teleologico) è la corrente che porta avanti la vita religiosa, come viene esemplificato nel principio e fondamento ignaziano (Gli Esercizi Spirituali) o nel reditus ad cor monastico.  Come rivela Jean Marie Howe:

“Il viaggio verso casa è un viaggio del cuore. La vita monastica è un dito che punta all’interno, indicando il percorso che porta al centro più profondo, al vero io: il percorso del reditus ad cor.  Quando torniamo al cuore, torniamo a noi stessi; affermiamo che il panorama interiore del cuore è nostro. La vita monastica è essenzialmente un processo di risveglio del cuore addormentato, che libera la vita che è in noi, e ne segue il comando.”[7]

Questo è uno degli scopi principali della direzione spirituale per consentire ai giovani di ricollegarsi al centro del loro essere, il cuore, e da lì compiere scelte e prendere decisioni.   È nel riconoscere chi sono come amati da Dio che scoprono il dono che risiede nella parte più profonda del loro essere come chiamata a servire il mondo.

“Questo discernimento è nascosto nella stessa parola vocazione, che ha le radici nel termine latino ‘voce’. Vocazione non significa un obiettivo che inseguo. Significa una chiamata che sento. Prima di poter dire alla mia vita cosa voglio farne di essa, devo ascoltare che la mia vita mi dica chi sono io.”[8]

Scollegato dal cuore, il giovane o la giovane corre il rischio di seguire un alto ideale che è irreale e che è un travisamento del suo vero io. “Finiranno per vivere dal fuori al dentro e non dal dentro al fuori […] può essere davvero un modo nobile di vivere, ma non è la loro vita, bensì una vita dedicata ad imitare eroi anziché ascoltare il loro cuore.”[9]  Il viaggio verso il cuore è il viaggio verso il vero io dove scopriamo Dio che vi abita, noverim me, noverim te (Sant’Agostino). Come Sant’Ireneo ci ricorda, rendiamo gloria a Dio diventando la persona per cui Dio ci ha creato. Nell’ambito di questa tradizione, San Francesco di Sales scrive, “Fate che siamo quel che siamo e che lo siamo bene, per poter recare onore al Maestro Artigiano di cui siamo opera.”[10]  Ad un altro corrispondente scrive ancor più significativamente: “Non seminate i vostri desideri nel giardino di un altro; coltivate semplicemente il vostro meglio che potete; non desiderate essere diversi da quello che siete, ma desiderate essere completamente quel che siete … . Credetemi, questo è il punto più importante e meno compreso della vita spirituale.”[11] Tale consiglio è particolarmente valido per dei giovani nel travaglio dello sviluppo umano e spirituale. Se scollegato dal cuore, o dal centro più profondo, è molto probabile che il o la giovane si rivolga ad una fonte esterna o che sia tentato di imitare altri.  “Siate chi siete” contiene un appello a diventare la persona che Dio voleva diventaste quando vi ha creato con l’ammonizione di accompagnamento “non desiderate essere diversi da quello che siete”. Il ruolo dell’accompagnatore spirituale è tirar fuori questo potenziale dall’animo del giovane e ‘impedire’ qualunque cosa che possa essere dannosa al suo sviluppo. Sebbene sia vero dire con San Francesco di Sales che ogni giovane è il capolavoro di Dio,[12] l’apice della creazione [13] e “un’opera d’arte”,[14] è altrettanto vero dire che ogni giovane è ‘un’opera d’arte non finita’.  Nel camminare con i giovani, in modo da consentire loro di compiere scelte che siano il riflesso della loro bontà interiore, l’accompagnatore spirituale è impegnato attivamente con essi nell’opera di creazione di Dio.

  1. Gesù, entrato in Gerico attraversava la città. Ed ecco un uomo di nome Zaccheo (Lc 19 1-2)

Gesù sta attraversando la città, in altre traduzioni è messa in evidenza l’idea di Gesù che “passa per” Gerico. Non è sua intenzione, quindi, fermarsi, ma lo fa in risposta al desiderio di Zaccheo di incontrarlo. Siamo Immediatamente di fronte alla spiritualità dell’interruzione – quando siamo impegnati nella pastorale giovanile siamo sicuri che verremo spesso chiamati a mettere da parte i nostri piani per poter rispondere alle necessità dei giovani. Essi non agiscono secondo i nostri programmi e questo comporta da parte nostra un vero ascetismo per essere aperti e disponibili verso di loro. Il più delle volte i giovani non si rivolgono a noi alla ricerca di una guida spirituale, ma per aiutarli a risolvere qualche problema o difficoltà che stanno attraversando in quel momento. Di conseguenza, spesso l’inizio del viaggio avviene in situazioni informali in cui il direttore spirituale e il giovane sono impegnati in altre attività che non sono direttamente collegate alla guida spirituale. Col tempo, gli incontri possono diventare più formali, essere condotti a intervalli regolari e perfino per appuntamento.

All’inizio, potrà sembrarci di perdere tempo, ma vi garantisco che questa ‘perdita di tempo’ è essenziale per accrescere la fiducia del giovane. Man mano che la relazione si sviluppa ci viene spesso chiesto da loro perché abbiamo scelto questo tipo di vita. Tali domande mascherano spesso la loro stessa ricerca di significato mentre si chiedono quale percorso dovrebbero seguire. Dobbiamo lasciarci interrogare dai giovani – e tali domande possono metterci a disagio. Se il nostro modo di vivere è troppo inaccessibile per un giovane, allora, possiamo proteggerci dall’essere interrogati e sfidati da loro. Non è questo che sostiene l’appello di Papa Francesco a diventare “pastori che vivono con l’odore delle pecore”[15] e a  lasciare “le porte aperte. Così che, se qualcuno vuole seguire una mozione dello Spirito e si avvicina cercando Dio, non si incontrerà con la freddezza di una porta chiusa”?[16] Forse siamo impegnati con i giovani in varie attività, ma ci separiamo da loro quando è il momento della preghiera comunitaria? Quanto è accessibile ai giovani la nostra preghiera comunitaria?

Anche se cominciamo da quello che preoccupa il giovane, man mano che il dialogo si sviluppa il problema presente acquista meno significato mentre cominciamo ad esplorare cos’è che Dio gli sta dicendo attraverso quella situazione. Spesso alla base dell’insoddisfazione, dello scontento, della frustrazione o del dilemma del giovane c’è una disconnessione dal cuore. Questo potrebbe sembrare strano, ma spesso è vero che possiamo vivere lontano da noi stessi. Spesso non siamo a casa con Dio che abita dentro di noi perché siamo noi ad essere senza casa. Questo è particolarmente vero nel caso dei giovani adulti in cui l’influenza della pressione dei coetanei è così forte che molti si trovano a dover rispondere alle aspettative altrui. Può esservi una tendenza del tutto umana a cercare l’approvazione degli altri, il “timore di come ci vedono gli altri, il desiderio di evitare il loro giudizio o il desiderio della loro ammirazione.” Riusciremo a raggiungere veramente la libertà interiore solo quando cominceremo ad imparare a vedere noi stessi nel modo in cui ci vede Dio attraverso suo Figlio, “sotto lo sguardo amoroso e misericordioso del Signore.”[17]

Scollegati dal loro cuore, senza questo porto interiore, si ritrovano ad andare alla deriva nel mare della vita, e finiscono per perdersi. Questo è particolarmente vero nel campo delle relazioni umane. Dei giovani in cerca d’amore spesso si accordano per meno, adattandosi ai desideri dell’altro per il bisogno di essere amati. Di conseguenza, o si trovano intrappolati in relazioni infelici o si sentono usati, e quindi, risultano feriti dall’esperienza. Quando le relazioni sono problematiche, il fulcro nella guida spirituale è quello che ci dice Dio attraverso la relazione. Cosa sta rivelando circa il mio cuore? Sto cercando l’appagamento personale, sono invitato a superare me stesso per il bene dell’altro, chiamato alla tolleranza, alla pazienza o al perdono? Il fulcro su quello che Dio ci dice in questa e attraverso questa relazione rende la guida spirituale diversa dalla consulenza o da altre relazioni utili.[18]

  1. Ed ecco Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco (Lc 19 2)

Nonostante la sua ricchezza, Zaccheo è insoddisfatto. In maniera simile, oggi i giovani vivono in una cultura che spesso rinvia le questioni più profonde, soprattutto riguardo all’impegno, e incoraggia la sindrome L’Oréal dell’abbellire la propria immagine, accumulare ricchezze e divertirsi, dato che “Me lo merito!” Oggi, è Dio che chiama meno persone o è più difficile sentire la sua chiamata? Con tutte le voci in concorrenza che emanano dalla nostra cultura, i mezzi di comunicazione sociali, internet e una netta avversione per il silenzio, come è possibile sentire la voce della coscienza di Dio che sussurra nel nostro cuore? Come scrive P. Pascual Chavez:

“Oggi i giovani vivono spesso in un ambiente che difficilmente favorisce la vita spirituale. Sono immersi in una cultura del consumismo e del profitto, del godimento personale e della soddisfazione immediata dei desideri. Ma negli adolescenti e nei giovani troviamo anche una ricerca di una vita interiore, uno sforzo per scoprire la loro identità e un’apertura al tentativo di un’esperienza del Trascendente.”[19]

Viviamo in un mondo in cui i valori religiosi sono spesso in contrasto con quello che viene incoraggiato e spesso la gente si definisce ‘spirituale non religiosa.’ Questo riconoscimento dello spirituale è una testimonianza del fatto che esiste una realtà più profonda di quella materiale, e tuttavia, perfino quello spirituale è un concetto ambiguo che spesso alimenta un certo narcisismo. A differenza dalla religione, che è orientata al relazionale e alla comunità, la spiritualità come qualunque ‘prodotto’ è là per farmi sentire meglio.

Viviamo in un mondo rapidamente secolarizzato, e secolarizzante, da cui la vita consacrata non è immune. M. P. Gallagher sostiene che in questo millennio l’apatia è diventata il tipo di miscredenza dominante, non solo in Irlanda ma in tutto il Mondo Occidentale. Esiste una nuova generazione di “giovani adulti battezzati le cui esperienze formative con la religione o la Chiesa sono così inconsistenti da essere quasi inesistenti” e per i quali “Dio è assente, ma non ne sentono la mancanza.”[20] Coloro che prendono seriamente il percorso della fede si sentono spesso isolati e non sostenuti davanti all’“ingrigirsi e svuotarsi” della Chiesa.[21] La gioventù, oggi, è “erede di una condizione ‘modernista’ che ha fatto esperienza della morte di Dio, del collasso del Cristianesimo, e della certezza perduta della verità.” Le generazioni precedenti sono riuscite a “evitare la sensazione di baratro ignorandola, andando avanti con la propria quotidianità, o raccontandosi che le cose vanno sempre meglio.”[22]

David Walsh offre un’analisi interessante di come “la rivolta contro Dio e la correlativa divinizzazione dell’umanità non sono fenomeni puramente moderni (Voegelin) ma il punto finale di un processo che si è andato sviluppando nella civiltà occidentale sin dal crollo della sintesi medioevale degli ordini spirituali e temporali.” Tutto il processo di secolarizzazione, quindi, non è tanto l’eliminazione del sacro, quanto “l’assorbimento del sacro nell’essere umano, attraverso esperienze gnostiche nella misura in cui sono un’espansione dell’anima al punto in cui Dio viene attirato dentro l’esistenza dell’uomo.”[23] Non ho bisogno di Dio perché sono diventato Dio. Questo accade perché la diversità di Dio è eliminata, il che porta ad una fusione delle essenze umana-divina, abrogando simultaneamente la  trascendenza di Dio e liberandomi dal mio stato di uomo. Questo è particolarmente evidente nel fenomeno della spiritualità New Age, dalla quale la vita religiosa non è stata immune. Dobbiamo interrogare noi stessi e chiedere: questa pseudo-spiritualità ha sostituito una vera, autentica spiritualità evangelica nella formazione del giovane religioso? La vita religiosa, nel desiderio di essere valida, ha cercato ciò che è nuovo e originale e fatto a meno di quel che è essenziale? C’è stata una psicologizzazione del Vangelo? Nella spinta allo sviluppo e alla formazione olistica lo spirituale è stato sostituito dallo psicologico?  Sollevo queste domande perché ci portano a una questione importante: cosa proponiamo ai giovani?

Voi stessi date loro da mangiare (Mc 6 37) …I giovani sono affamati. Non diversamente dalla donna al pozzo che pur avendo bevuto al pozzo di molte relazioni era insoddisfatta e desiderava ancora “l’acqua della vita” (Gv 4 14). Nello spirito umano esiste una sete che non sarà spenta che da Dio. Il rifiuto, o l’abbandono delle pratiche cattoliche tradizionali tra i giovani, e il rivolgersi ad altre spiritualità, indica ancora questa sete innata dello spirito umano. L’NSYR (National Study of Youth and Religion – Studio Nazionale sulla gioventù e la religione) rivela la fede dei giovani oggi, insieme alle pratiche e alle fedi sia degli adolescenti sia dei loro genitori.[24] La conclusione non desta sorpresa: “Tra gli adolescenti statunitensi le vere e proprie religioni dominanti consistono principalmente nel sentirsi bene, essere felici, sicuri, e in pace… nell’arrivare al benessere soggettivo, nell’essere in grado di risolvere i problemi, e nell’andare d’accordo amabilmente con le altre persone.”[25] Riflettendo su questo, Kenda Creasy Dean sostiene che “pare che le Chiese abbiano offerto ai giovani una specie di ‘teologia a buon mercato’, una religione economica ma soddisfacente, i cui dei chiedono poco in quanto a fedeltà o sacrificio, il che è più facile da digerire che ‘sacrificare la propria vita per gli altri’ … Quel che conta è essere gentili, sentirsi buoni, e tenere in serbo Dio per le emergenze.”[26]  In questa l’immagine operativa di Dio è quella del Dio maggiordomo o bagnino, che osserva dai margini fino a quando viene chiamato ad intervenire, che ascolta senza giudicare e aiuta i giovani a pensar bene di sé. “La maggior parte degli adolescenti non si preoccupa di poter mancare verso Dio. Fino a che Dio chiede poco, gli adolescenti sono liberi di investire poco.  Sono tutti felici.”[27]  Data la mia esperienza personale con i giovani, vorrei aggiungere che questa forma di Deismo Moralistico Terapeutico si può riassumere con la frase che Dio ci ama incondizionatamente. Impariamo dalle Scritture che l’amore costante di Dio è immutabile (Ger 1 17), fermo (Sal 136), fedele (Dt 7 9), ma questo amore è descritto come assoluto? È Scritturale o è qualcosa che è stato trasferito dalla psicologia alla spiritualità nel senso di considerazione positiva senza condizioni? Se, in passato, abbiamo sofferto di una conformazione mentale giansenistica che instillava un sacrilego timore di Dio, ha forse il pendolo oscillato nell’altra direzione oggi? L’essere nutrito a base di amore incondizionato di Dio spesso porta il giovane a pensare che non ha importanza quello che fai, Dio ti amerà sempre. L’amore evangelico ci chiede qualcosa? Raccontare la storia cristiana oggi comporterà il fare i conti con “una crisi di credibilità.”[28] I tempi che cambiano hanno fatto sì che alcuni non si sentissero non in armonia con il mondo dei giovani. Quanti di noi oggi sono tanto laici quanto il mondo che ci circonda? Abbiamo optato per vivere una forma di mediocrità che è priva di energia e di sfida? Siamo diventati iperattivi?[29]

  1. Cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla (Lc 19 3)

Come Zaccheo, quest’ansia del cuore ci porta a rifiutare il finito come una tomba perché lo spirito umano è fatto per l’infinito. E tuttavia, questo movimento in avanti può essere facilmente cortocircuitato dalla ‘folla’. Condurre la nostra vita consacrata è sempre una dimostrazione di questa sete del trascendente o siamo diventati troppo tranquilli e ci accontentiamo di meno? Sarebbe un’accusa del nostro modo di vivere se adempissimo questa funzione della folla nell’impedire a un giovane di incontrare veramente Gesù?

Oggi i giovani ci chiedono di tornare ad essere donne e uomini di preghiera. Non sono colpiti da quello che facciamo perché vedono molte organizzazioni laiche che fanno un lavoro simile, vogliono sapere perché lo facciamo. Vedono in noi uomini e donne che hanno “messo da parte la preghiera personale, dicendo che dobbiamo andare in cerca di Dio nell’umanità; e nel cercare Dio, abbiamo abbandonato Dio.”[30]  Sotto molti aspetti Dio sta scomparendo o si sta eclissando nel nostro mondo. Il nostro compito è riportare Dio nella conversazione normale. Non voglio dire parlare necessariamente di Dio, ma essere testimoni di Dio in modo che il nostro modo di vivere provochi la questione Dio. I giovani vogliono che rispondiamo per loro alla domanda che Gesù pose ai suoi discepoli: chi dite che sono io? (Mc 8 29). Vogliono sapere se abbiamo un rapporto con il Dio vivente e, se l’abbiamo, che impatto ha questo rapporto sul nostro stile di vita, sulle nostre scelte, le nostre decisioni e così via.

Signore insegnaci a pregare (Lc 11 1) La testimonianza di Gesù immerso in amorevole comunione con il suo Padre-Abba risveglia immediatamente la fame di preghiera nei cuori dei suoi discepoli. Il nostro modo di vivere suscita una reazione simile tra i giovani? Specialmente per le congregazioni che sono coinvolte nel ministero attivo, la preghiera è un valore reale o un valore nozionale?[31] Parlando da salesiano, credo che la nostra eresia fondamentale sia che esaminiamo Don Bosco e cerchiamo di imitare il lavoro che faceva, senza avere l’unione con Dio che aveva lui. Noi, spesso, siamo semplicemente attivi, mentre per Don Bosco il suo lavoro era un eccesso della sua relazione con Dio (estasi d’azione).  Chi conosceva Don Bosco lo descriveva bene come un uomo di preghiera: “Se volete vivere secondo lo spirito di Don Bosco, non dovete mai perdere di vista la sua vita interiore … la vita interiore è il senso spirituale che ci deve sempre accompagnare, è la presenza in noi di Dio che è ricordato, invocato e amato” (Benedetto Filippo Rinaldi). 

La preghiera, di conseguenza, è intesa non come qualcosa che facciamo, ma come una risposta a Dio, che ci attira continuamente. E’ Dio che prende l’iniziativa. Noi siamo invitati a rispondere con amore a Dio che per primo ci ha amato e ci ha dato la vita. Per dirlo con le parole di Santa Teresa di Lisieux, “la preghiera non è principalmente un’attività, ma un modo di essere con Dio. La preghiera ha a che vedere con dov’è il nostro cuore in ogni momento della nostra vita, sia nelle tribolazioni sia nelle gioie.”[32] In breve, la preghiera ci consente di essere posseduti dall’amore di Dio che vuole avviare una profonda amicizia reciproca con noi. Per creare quest’amicizia, abbiamo bisogno non solo di tempo per pregare, ma anche della consapevolezza che certi stili di vita facilitano o ostacolano la preghiera.[33] Santa Teresa d’Avila enfatizza questo aspetto della preghiera come amicizia con Cristo[34] che si contrappone alla tendenza narcisistica del Deismo Moralistico Terapeutico. Attraverso la pratica della preghiera, il centro di gravità si sposta gradualmente dall’io verso Dio. E’ sempre importante aiutare i giovani a rendersi conto della loro immagine operativa di Dio in questo cammino di preghiera. Ci sarà spesso un conflitto tra le loro idee di Dio e il Dio che incontrano nella preghiera; il Dio che hanno creato a loro immagine e somiglianza e il Dio delle sorprese che irrompe nella preghiera. Secondo la mia esperienza i giovani sono spesso analfabeti quando tentano di comunicare cosa accade nella loro preghiera. È importante, quindi, incoraggiarli a riflettere sulla loro esperienza, rivedere la loro preghiera e tenere un diario delle preghiere. Introducendo i giovani a vari metodi di preghiera è d’importanza inestimabile e ai primi stadi della preghiera mentale, è essenziale qualche metodo o struttura particolare. Come un edificio che ha bisogno di un’impalcatura, all’inizio la preghiera mentale richiede dei sostegni che in seguito possono essere abbandonati man mano che si procede nella preghiera. Pregare con le Sacre Scritture è importantissimo perché “la Parola di Dio fa nascere un rapporto personale con il Dio vivente.”[35]

Perché la preghiera è così essenziale al nostro stile di vita consacrata, comunque essa si esprima? Piuttosto semplicemente perché:

“meno preghiamo, più Dio svanisce in lontananza. Piano piano diventa un’’idea’ senza significato e senza vita. Nessuno vuol essere, relazionarsi con, o vivere con un’idea; né ci stimola nei momenti di lotta o di difficoltà. E’ così che Dio smette di essere Qualcuno e viene diluito al punto di diventare una realtà lontana e assente … se smettiamo di pregare per un lungo periodo di tempo, Dio ‘muore!’ … non in se stesso, ma muore nei nostri cuori. Dio ‘muore!’ come una pianta appassita che ci siamo dimenticati di annaffiare.”[36]

Come ci ricorda San Bernardo:

 “Se sei saggio, cercherai di essere non un canale, ma una vasca. Il canale, infatti, quasi contemporaneamente, riceve e riversa; la vasca, invece, aspetta di essere piena e così comunica dalla sua sovrabbondanza, senza suo danno … oggi abbiamo nella Chiesa molti canali, e pochissime vasche … Anche voi dovete imparare ad aspettare questa pienezza prima di far sgorgare i vostri doni, non cercate di essere più generosi di Dio.”[37]

  1. Così corse avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, perché Gesù doveva passare di là (Lc 19 4)

Dio rispetta la scintilla di desiderio nel suo cuore e lo sforzo che compie per mettersi in condizione di vedere Gesù. Non lo ha mai incontrato ma desidera farlo. Come religioso consacrato, non c’è dubbio che ciascuno di noi ha il proprio sicomoro dove Dio ci ha incontrato, ma ad un livello più profondo, possiamo chiedere: oggi, la vita religiosa, è un  sicomoro per i giovani? Offriamo loro un punto di osservazione dal quale possono vedere le cose in maniera diversa, scoprire ciò che è vero invece delle verità contraffatte che vengono spesso spacciate loro? Le nostre comunità religiose sono disposte a rischiare per la nostra fede? Forniamo ai giovani non solo opportunità per incontrare Gesù, ma anche per accompagnarli nel loro cammino con il Signore? Papa Francesco scrive:

“Invito ogni cristiano, in qualsiasi luogo e situazione si trovi, a rinnovare oggi stesso il suo incontro personale con Gesù Cristo o, almeno, a prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Lui, di cercarlo ogni giorno senza sosta. Non c’è motivo per cui qualcuno possa pensare che questo invito non è per lui, perché ‘nessuno è escluso dalla gioia portata dal Signore’. Chi rischia, il Signore non lo delude, e quando qualcuno fa un piccolo passo verso Gesù, scopre che Lui già aspettava il suo arrivo a braccia aperte.”[38]

Creare un senso di comunità dove i giovani possano condividere la loro fede sta diventando sempre più essenziale in un mondo in cui tale fede è relegata alla sfera privata e, spesso, ridicolizzata. In verità, i giovani hanno un grande desiderio di comunità, di un senso di appartenenza e di sicurezza in un mondo in cui le relazioni sono diventate alquanto frammentate e in cui manca l’impegno.

Per il giovane idealista, la stessa realtà umana della vita comunitaria può portare a una certa delusione, e perfino alla disillusione. Come rispondiamo alle loro critiche: 1) come comunità, dobbiamo resistere a metterci sulla difensiva in quanto tali critiche possono benissimo essere ‘profetiche’, sfidandoci a riaccendere l’entusiasmo iniziale del nostro impegno originale e contestando vari stili di vita cui possiamo esserci abituati. 2) D’altro canto, le critiche possono derivare da un idealismo che non si rende conto della nostra umanità ferita e scoraggiata che ha bisogno di compassione. Si presume che San Bernardo abbia detto, “Se nella vostra comunità non c’è un membro difficile, uscite e andate a cercarne uno!” Se tali critiche sorgono da uno spirito censorio, accusatorio o adirato, allora possono essere benissimo un invito al giovane per guardare dentro di sé cosa sta accadendo nel suo cuore. Vengono invitati ad avere più compassione, tolleranza, benevolenza e perfino clemenza, verso quelli con cui condividono la vita? E’ qui che l’accompagnamento spirituale è essenziale, perché ci potrebbe essere la tendenza narcisistica a considerare che la comunità esiste per soddisfare le loro esigenze, piuttosto che per imparare a superare se stessi in modo da diventare un dono per gli altri. Bisogna raggiungere un equilibrio tra l’accogliere le nuove richieste che ci vengono rivolte attraverso i giovani, e il contrastarle  affettuosamente con la saggezza ereditata con l’età, che richiede pratiche il cui valore non è immediatamente visibile.

  1. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse , “ Zaccheo, scendi subito, perchè oggi devo fermarmi a casa tua” (Lc 19 5).

Nella vita di Zaccheo accade qualcosa di nuovo, è la prima volta che qualcuno abbia dovuto alzare lo sguardo su di lui! Ma cosa accadde in quello sguardo tra Gesù e Zaccheo? Che cosa venne comunicato? Cosa fu scambiato? Azzarderei un’ipotesi, che lo ‘sguardo’ comunica l’amore di Dio che trasforma il cuore di Zaccheo, il quale si è contratto per varie ragioni, ma che si gonfierà nuovamente d’amore. Zaccheo sente di essere amato da Dio, il che in seguito provocherà la sua risposta generosa, perché ora è in grado di ascoltare il suo cuore.

Il fatto che Gesù si fermi e lo noti mette in evidenza l’essenza della compassione e la necessità del primo passo nella guida vocazionale. Qual è il luogo in cui il giovane incontra Gesù? Nel mondo dei giovani d’oggi, molto probabilmente questo è l’ambito delle relazioni e dei media. Dobbiamo fermarci, diventare consapevoli, vederli. Naturalmente, Gesù lo usa come un’opportunità di educare la folla in quanto fa emergere i loro pregiudizi. Gesù sa leggere i cuori, ma conosce anche il suo nome; lo chiama Zaccheo! Nel farlo, lo sfida “a riconoscere colui che ti riconosce. Perché io ti conosco, non in maniera generica come gli altri, ma personalmente.”[39] Ogni invito vocazionale è una chiamata personale e veniamo chiamati per nome, è nostro compito come religiosi consacrati facilitare questo incontro. L’accompagnamento vocazionale non dovrebbe mirare semplicemente alla formazione spirituale di gruppo per giovani, ma in definitiva dovrebbe mirare proprio a questo accompagnamento spirituale individuale. L’accompagnamento spirituale personale del giovane è  “l’elemento fondamentale in tutta la pastorale vocazionale e giovanile.”[40] Senza questo accompagnamento spirituale individuale tutta la formazione di gruppo resterà incompleta.[41]

La storia di Zaccheo spiega molti degli elementi che troviamo nella chiamata e nel cammino vocazionale di molti giovani. C’è il desiderio di essere accettati e amati. Così come non possiamo aggirare il contesto culturale in cui i giovani vengono chiamati, non possiamo neanche aggirare la storia personale che li ha condotti a questo punto di ricerca e di contestazione. Di solito manca qualcosa, sono alla ricerca, i loro cuori si sono contratti a causa di varie esperienze della vita. Soprattutto nella società occidentale, c’è un crollo della vita famigliare, e in particolare, stando alla mia esperienza di guida spirituale dei giovani, esiste quella che chiamerei la ‘ferita del padre’.  Molti giovani con un padre fisicamente assente, emotivamente indisponibile, o distante vedono nel direttore un sostituto della figura paterna. Vi sono spesso questioni legate alla madre, ma a me sembra che la ‘ferita del padre’ sia prevalente, sia per i giovani che per le giovani.  Naturalmente, nei giovani questo bisogno di affetto e di riconoscimento irrealizzato si ripete con il direttore spirituale quando il giovane cerca disperatamente l’approvazione/attenzione che non ha ricevuto a casa. Il che non è privo di pericoli perché se questo rapporto premuroso non viene guardato con attenzione potrebbe portare ad un rapporto di dipendenza che potrebbe svilupparsi in seduzione e/o abuso. Il punto focale deve rimanere il rapporto del giovane con Dio, non i sentimenti del giovane e la situazione della sua vita, ma quello che Dio gli sta comunicando con e attraverso quelle esperienze.  Questo richiede un giusto intendimento della ‘amicizia spirituale’, così come viene evidenziata nella tradizione Salesiana. Una delle qualità che definiscono un’amicizia spirituale, che la distinguono dall’amicizia naturale, è che è incentrata nell’amore di Dio.  Dato che il rapporto principale che deve essere condiviso con altri è l’amore di Dio, allora questo rapporto è sempre triangolare in quanto coinvolge il direttore e,  cosa importantissima, Dio. San Francesco di Sales conclude che lo Spirito Santo è  “l’autore di tale amicizia” e le persone il cui cuore è nel cuore di Dio attirano altri in un’unione simile.’[42] Un approccio del genere richiede una continua supervisione per impedire che il rapporto di direzione spirituale degeneri nell’auto gratificazione per il direttore quando le esigenze di lui o di lei vengono soddisfatte.

Come nel caso del ‘resta’ (μενω) di Giovanni, l’invito Lucano a Zaccheo riconosce la necessità di andare più in fondo che accogliere Gesù perché rimanga, dimori, stia con lui. Anche nella storia di Emmaus i discepoli invitano Gesù a restare con loro, ma qui abbiamo un’interessante inversione in cui è Gesù che sta con Zaccheo e non tollererà alcun ritardo – oggi. Quante occasioni perdute abbiamo avuto, come persone consacrate, per non aver risposto a quest’urgenza divina dell’oggi? Nell’ambito della tradizione Salesiana, siamo stati incoraggiati da San Giovanni Bosco nel nostro accompagnamento dei giovani ad entrare dalla porta principale della loro casa insieme a loro, ma di uscire dalla  porta di servizio della nostra casa con loro. In breve, dobbiamo cominciare da dove sono i giovani e camminare con loro in modo che il loro incontro e la loro permanenza con il Signore consenta ad essi di ascoltare la chiamata del loro cuore.

Ciò che è essenziale per dei giovani che discernono la loro vocazione è che come religiosi consacrati, camminiamo e parliamo. I giovani hanno bisogno più che mai di testimonianze del Vangelo. Come scrive San Giovanni Paolo II:

“L’uomo contemporaneo crede più ai testimoni che ai maestri, più all’esperienza che alla dottrina, più alla vita e ai fatti che alle teorie. La testimonianza della vita cristiana è la prima e insostituibile forma della missione[43] [Continua] egli proclama la ‘buona novella’ non solo con quello che dice o fa, ma con quello che è[44] … [Ne consegue che] si è missionari prima di tutto per ciò che si è come chiesa che vive profondamente l’unità nell’amore, prima di esserlo per ciò che si dice o si fa.”[45] 

Quello che è della massima importanza per “risvegliare la fede dei giovani non è la forza con cui li spingiamo ad amare Dio, ma quanto dimostriamo loro che noi lo facciamo.”[46]

  1. 6. Zaccheo in fretta scese e lo accolse pieno di gioia … Vedendo ciò tutti mormoravano … ma Zaccheo si difese bene (Lc 19 6 8)

Sotto molti aspetti questa vignetta di Zaccheo ci offre una visione globale del cammino vocazionale. L’entusiasmo iniziale è spesso seguito da ostacoli e tentazioni che cercano di far deragliare il giovane nel suo percorso vocazionale. Le voci d’insoddisfazione negative arriveranno o dall’esterno, da amici, conoscenti, e perfino familiari, o da voci di dubbio interiorizzate nel giovane. Qui dobbiamo fare una distinzione tra voce negativa e voce profetica. La voce negativa non verrà da Dio e allontanerà il giovane da Dio dando luogo a sentimenti di scoraggiamento, indegnità e dubbio. La voce profetica non priva mai il giovane della speranza perché nel contrastarlo gli indica allo stesso tempo la possibilità di un nuovo modo per andare avanti. A questo punto c’è una semplice domanda da fare: questa voce negativa viene da Dio? Porta a Dio? O viene da un’altra fonte e mi allontana da Dio? Discernere una vocazione in tempi di cambiamento aggiunge una difficoltà supplementare per il direttore spirituale quando i giovani stessi cambiano col maturare della loro fede e col procedere del loro viaggio.  Se è nostro compito riportarli al loro cuore, dove sentono di essere amati da Dio, allora dobbiamo anche essere consapevoli di quello che li tiene lontani da Dio.

Qui siamo arrivati ad uno degli elementi chiave dell’accompagnamento vocazionale che è il discernimento. Il termine discernimento viene spesso utilizzato in ambito religioso, ma forse dovrebbe essere preceduto sempre dalla parola ‘preghiera.’ E’ importante raccogliere informazioni, riflettere su di esse e discuterle, ma, è una condizione essenziale che siano portate nella preghiera personale e della comunità, perché le pratiche di Dio non sono le nostre pratiche, i pensieri di Dio non sono i nostri pensieri (Is 55 8). Se programmiamo gli eventi, organizziamo strategicamente e tracciamo il nostro corso d’azione – determinerà questo un rinnovamento della vita religiosa? Le decisioni nella vita religiosa sono puramente razionalistiche in cui l’accordo è basato sul minimo comun denominatore? Cosa perfino più importante, cosa accade alla voce della profezia nell’ambito delle riunioni di comunità? Gesù agì secondo un ‘principio democratico’ quando riunì i discepoli per discernere le volontà del Padre? Se avesse ascoltato il consenso del gruppo avrebbe preso la via della croce? Ne consegue che il discernimento di gruppo è buono tanto quanto la preghiera personale di quelli riuniti. Il discernimento devoto è un’importante sfida per la vita religiosa oggi. Tale discernimento devoto è radicato nella preghiera personale e di gruppo che ci consente di ‘stare saldi’ su Cristo, la roccia. Se questo non accade personalmente e nell’ambito delle nostre comunità com’è possibile per noi accompagnare i giovani nel loro cammino vocazionale per scoprire qual è la loro posizione?

  1. 7. “Ecco Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri, e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto .” (Lc 19 9)

Quello che la storia di Zaccheo ci illustra, in contrasto con la storia del giovane ricco (Mc 10 17-31), è che il nostro cuore può trasformarsi solo per opera dello Spirito Santo.  E’ un vivere la sfida paolina di “non conformarsi alla mentalità di questo secolo, ma trasformarsi rinnovando la propria mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.” (Rm 12 2).  Sebbene un incontro con Gesù sia essenziale per il viaggio della fede e il discernimento vocazionale, esso di per sé non è sufficiente. Prendete per esempio gli apostoli. Perfino dopo l’incontro con il Signore Risorto, non sono stati trasformati, ma viene detto loro “restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto” (Lc 24 49). Gli Atti degli Apostoli, quindi, testimoniano la loro trasformazione quando sono ammantati dallo Spirito.

Se discernere le ‘voci negative’ per vedere se vengono da Dio o da un’altra fonte è essenziale per il discernimento, allora lo è ancor di più individuare e vivere le ispirazioni di Dio. Come dice San Francesco di Sales, questa è la via più veloce per la santità.[47]  Oltre ad aiutare i giovani a individuare le ispirazioni di Dio che parlano al loro cuore, dobbiamo leggere anche i segni dei tempi in cui si muove lo Spirito oggi.  Dove potremmo individuare in gruppo le ispirazioni all’opera oggi? Il declino della vita religiosa è semplicemente una conseguenza del declino della pratica religiosa in generale o è una chiamata al ‘risveglio’ come Papa Francesco ama ricordarci? In contrapposizione agli ordini religiosi riconosciuti scopriamo che c’è una nuova primavera in vari movimenti laici che stanno spuntando, insieme ad alcune nuove forme di vita religiosa. Prendete ad esempio, FOCUS[48] il cui terreno di missione sono i campus universitari; Youth2000[49] che è coinvolto nel ministero tra pari con i giovani; Pure-in-Heart [50] che incoraggia i giovani a vivere gli insegnamenti della Chiesa sulla sessualità in mezzo alla “dittatura del relativismo morale” (Papa Benedetto XVI).  Una volta area riservata della vita consacrata, giovani movimenti laici rispondono oggi alle necessità dei giovani sul terreno in maniera da portare alla nascita di vocazioni nel matrimonio cristiano, singoli impegnati, e anzi diventare tributari che confluiscono anche nella vita consacrata. Mentre apparentemente la vita religiosa entra nella sua stagione autunnale, c’è una nuova stagione primaverile tra molti movimenti laici in seno alla Chiesa. Come può rispondere in modo creativo la vita consacrata a tali movimenti? Siamo invitati ad un nuovo spirito di collaborazione? Essendo abituati ad operare da una posizione di potere e autorevole, che effetto fa assumere un ruolo secondario in cui siamo al servizio di tali movimenti laici?

La vita religiosa, come istituzione, viene messa in discussione da tali movimenti che offrono una critica profetica alle nostre istituzioni. Quando un’organizzazione cerca di promuovere se stessa e difende lo status quo, finisce per essere focalizzata sulla manutenzione piuttosto che sulla missione. Come fa notare Mc Laren:

“Quando le istituzioni ci abbandonano i membri di una comunità sorgono, si organizzano e affrontano quelle istituzioni formando un movimento. I movimenti, potremmo dire, esistono per proporre un cambiamento positivo alle istituzioni. I movimenti organizzano le persone per esprimere chiaramente cosa c’è di sbagliato nelle istituzioni correnti e proporre cosa bisognerebbe fare per fare le cose giuste[51] […] I movimenti possono procedere ai margini per anni, bussando a porte che non vengono mai aperte. Ma a volte un leader istituzionale apre una di quelle porte. Quando si apre una porta in modo che i leader del movimento e i leader istituzionali possono cominciare a lavorare insieme, si fanno importanti passi avanti.”[52]

Se dobbiamo essere colmi di Spirito e guidati dallo Spirito, quindi, i giovani non ci chiamano a fare dei cambiamenti cosmetici, ma ad un effettivo rinnovamento. E’ la vita interiore, non semplicemente l’esteriorità della vita religiosa che sta attraversando una profonda  trasformazione. La vita religiosa è ad un crocevia di grazia in cui l’invito di Dio a scegliere la vita viene ancora una volta rivelato.[53] Nell’accompagnare i giovani nel loro cammino vocazionale, essi “sono dei partecipanti alla missione di Dio piuttosto che nostri obiettivi!”[54] Attrarre i giovani non può riguardare la nostra sopravvivenza, deve essere una vera scoperta di cosa Dio li sta chiamando a fare. Oggi, come religiosi, siamo invitati ad uno spirito di collaborazione tra noi stessi e i movimenti laici come mai prima. Siamo chiamati a questa collaborazione non semplicemente perché è pragmaticamente necessaria, ma perché consente uno scambio reciproco di energia che “è l’unico antidoto contro l’entropia, l’inevitabile lenta decadenza e morte dei sistemi chiusi.”[55]

  1. Oggi la salvezza è entrata in questa casa … il figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e salvare ciò che era perduto (Lc 19 10).

I giovani non sono un gruppo omogeneo: alcuni sono come Zaccheo prima del suo incontro con Gesù, con un vago senso che manca qualcosa e cercano di più; altri come Zaccheo hanno incontrato il Signore, ma poiché il terreno non è stato ancora preparato non sono abbastanza radicati; e altri ancora, sono come Zaccheo, hanno camminato con il Signore e scoprono di essere inviati da Lui. Sono questi giovani impegnati che ci mettono in discussione oggi. Il loro entusiasmo, l’idealismo, il desiderio di condividere il Signore con altri è una sfida al cinismo di chi di noi si è accontentato di uno stile di vita confortevole. Essi non seguono la corrente perché hanno ricevuto nuova vita. “Solo un pesce vivo può nuotare controcorrente, il morto la segue” (G. K. Chesterton). Essi risvegliano in noi la chiamata originale:

“Nel chiamarti Dio ti dice: ‘Tu sei importante per me, ti amo, conto su di te.’ Gesù dice questo a ciascuno di noi! Questo suscita gioia! La gioia del momento in cui Gesù mi ha guardato. Comprendere e udire questo è il segreto della nostra gioia. Sentirsi amati da Dio, sentire che per Lui non siamo numeri ma persone; e noi sappiamo che è Lui a chiamarci.”[56]

Prima ho posto la domanda: i religiosi consacrati sono un sicomoro per i giovani?  Ora vorrei riformulare quella domanda e chiedere: i giovani impegnati sono un sicomoro per la vita consacrata? Cosa ci insegna il Signore attraverso loro? Sotto molti aspetti i giovani hanno riscoperto le verità fondamentali che abbiamo trascurato o che non siamo riusciti ad apprezzare completamente. Non c’è dubbio che questi movimenti giovanili ci stanno richiamando a un rinnovato senso di devozione e di onore verso l’Eucarestia e verso Maria.  Sotto molti aspetti è l’adempimento della visione di San Giovanni Bosco in cui vedeva la Chiesa del futuro come una imbarcazione su un mare in tempesta guidata dal pontefice attraverso i pilastri gemelli dell’Eucarestia e di Maria. Rianima osservare la grande riverenza che questi giovani hanno per l’Eucarestia e la loro sete di passare il tempo in adorazione eucaristica. Perché l’adorazione è così importante per questi giovani?  Forse, è una delle poche esperienze che viene offerta a tutti noi in cui il fuoco dell’attenzione non è su noi stessi ma sull’altro, su Gesù, su Dio. L’adorazione ci decentra e pone Dio nuovamente al centro.  Per i giovani, che sono cresciuti in un mondo di individualismo e di interesse personale, questo è particolarmente significativo. Possiamo cominciare a capire che siamo chiamati ad entrare in comunione con Dio e con gli altri. E’ in questo dialogo sincero col Signore che è realmente presente nell’Eucarestia che avviene l’opera di trasformazione.

Una volta che abbiamo consentito di essere scoperti da Dio, non possiamo che cantare la sua misericordia. Questo vale per Zaccheo. Il suo viaggio con il Signore gli ha concesso il dono di una nuova vita che vuole condividere con altri. Non ha più bisogno di restare attaccato ai beni materiali come compensi perché ora sente di essere amato da Dio. Esiste un appello fondamentale per noi come religiosi consacrati in questa storia? Siamo soltanto troppo consapevoli dello screditamento della vita religiosa nell’emisfero settentrionale oggi dove “spesso assistiamo ad una ‘apologia del  declino’ … il calo nei numeri e nei simboli ha dato luogo a un senso di incertezza e disorientamento.”[57] Tuttavia, se la pratica religiosa sta diminuendo perché la vita religiosa dovrebbe aumentare? Esistono ovvi problemi dovuti all’invecchiamento delle comunità e al diminuire del numero dei giovani religiosi.  E tuttavia, penso alle parole di Léon Bloy che dichiarò:

“Abbiamo luoghi nel nostro cuore che ancora non esistono, e in essi entra la sofferenza, affinché possano esistere.”

Potrebbe essere questa un’appropriata descrizione della vita consacrata oggi mentre entriamo più profondamente nel Mistero Pasquale? In che modo siamo diventati ricchi e veniamo chiamati come Zaccheo a lasciare andare? In definitiva non è questione di trattenere ma di trasmettere. Cosa stiamo trasmettendo? Cosa dobbiamo lasciare andare se volgiamo davvero trasmettere cos’è vivificante alle giovani generazioni di oggi?

[1]                  Elisabetta della Trinità, Ho trovato Dio, Opere Complete, Vol.1.

[2]                  The Future of Love: A reading of Pope Benedict’s Deus Caritas Est in “John Milbank, The Future of Love: Essays in Political Theology” (USA: Cascade Books, 2009), 366. Difatti, il Papa Emerito Benedetto XIV afferma che “Dio ha scelto tutta l’umanità per il suo amore; più specificamente, Egli ha eletto Israele e poi Maria e la Chiesa. Maria e la Chiesa sono Sposa di Dio il Figlio.” Deus Caritas Est, n.10.

[3]                  Bozza originale del Trattato dell’amore di Dio di San Francesco di Sales, Capitolo 5.

[4]                  The Spiritual Canticle,  stanza 1, par. 7 e 8 in Kieran Kavanaugh O.C.D. e Otilio Rodriguez O.C.D [Trad], “The Collected Works of St. John of the Cross” (Washington: ICS. Publications, 1991), 480.

[5]                  François Corrignan, The Spirituality of St Francis de Sales: A Way of Life (Bangalore: S.F.S Publications, 1992), 12.

[6]                  Aletheia Kane OCD, [trans.] Complete Works of Elizabeth of the Trinity, vol.1 (Washington, ICS Publications, 1984), 183-184.

[7]                  Jean-Marie Howe, Secret of the Heart: Spiritual Being, (Kalamazoo, Michigan: Cistercian Publications, 2005), 35.

[8]                  Parker J. Palmer, Let Your Life Speak: Listening for the Voice of Vocation (San Francisco: Jossey-Bass, 2000), 4.

[9]                  Ibid, 3.

[10]                W. M. Wright e J. F. Power. Trad. Péonne Marie Thibert. Francis de Sales and Jane de Chantal: Letters of Spiritual Direction (New York: Paulist Press, 1988), 112.

[11]                Letter to Présidente Brulart, June, 1607, Ouevres Edition Annecy XIII: 289-292.  Di seguito, OEA.

[12]                OEA V:165.

[13]                OEA IX:343.

[14]                Ef 2 10.

[15]                Papa Francesco, Messa Crismale, 28 marzo 2013.

[16]                Evangelii Gaudium, n.47.

[17]                Philippe, Tempo per Dio, 46.

[18]                In relazione a come il direttore spirituale può beneficiare dell’esposizione alla ricerca psicologica contemporanea, vedi Carolyn Gratton, The Art of Spiritual Guidance (Bangalore: Claretian Publications, 1996).

[19]                Pascual Chavez Villanueva, Come and See, The Need for Vocation Ministry in ACTS, 409, (Rome: 2011)

30.

[20]                M.P. Gallagher, Clashing Symbols: An Introduction to Faith and Culture (Londra: Darton-Longman-Todd, 2003), 130-1.

[21]                Cf. Daniel O’Leary, New Hearts, New Models: A Spirituality for Priests (Dublino: Columbia Press, 1997), 22.

[22]                D. Tacey, The Spirituality Revolution: The emergence of contemporary spirituality (Hove e New York: Brunner-Routledge, Taylor & Francis Group, 2004), 179.

[23]                D. Walsh, After Ideology: Recovering the Spiritual foundations of Freedom (Washington, D.C.: The Catholic University of America Press, 1990), 99.

[24]                Lo studio (2001-2005) é stato condotto dai sociologi Dr. Christian Smith, Melinda Lundquist Denton et al. presso la University of North Carolina.

[25]                Christian Smith e Melanie Lundquist Denton, Soul-Searching (USA: Oxford University Press, 2005), 262.

[26]                Kenda Creasy Dean, Almost Christian, USA: OUP, 2010), 10.

[27]                Ibid, 77.

[28]                Pascual Chavez, Atti del Consiglio Generale, Da Mihi Animas, Cetera Tolle; Charismatic Identity and apostolic zeal, Roma, Direzione Generale Opere Don Bosco, no. 394 (Luglio-Settembre 2006), 9.

[29]                P. Patrick Hennessy SDB, Salesian Youth Ministry in Ireland Today within an European Context in Journal of Salesian Studies 15 (2007), 136.

[30]                Ignacio Larrañaga ofm Cap, Mostrami il tuo volto. Verso l’intimità con Dio, 25.

[31]                John Henry Newman distingue tra un valore che dichiariamo essere importante (valore nozionale) ed un valore che viviamo nella nostra quotidianità (valore reale).

[32]                Aloysius Rego, Holiness for all: Themes from St Thérèse of Lisieux (Oxford: Teresian Press, 2009), 100.

[33]                “Non vi é dubbio che se dedichiamo tempo a Dio, saremo in grado di trovare tempo anche per gli altri. Dando attenzione a Dio, impariamo a dare attenzione agli altri.  La preghiera ci dona la grazia di vivere ogni istante della vita in maniera sempre più fruttuosa.” Jacques Philippe, Tempo per Dio, 30.

[34]                “Penso che la preghiera non sia altro se non un’intima condivisione tra amici; significa prendere spesso del tempo per essere soli con colui che sappiamo ci ama.’ The Life, Capitolo 8 par. 5, tradotto da Kieran Kavanaugh, O.C.D. e Otilio Rodriguez, O.D.C., Collected Works of St Teresa of Avila, Vol.1 ((Washington: ICS Publications, 1976), 167.

[35]                San Giovanni Paolo II, Vita Consecrata, n.94.

[36]                Ignacio Larrañaga ofm Cap, Mostrami il tuo volto. Verso l’intimità con Dio, 27-28.

[37]                San Bernardo, Commento al Cantico dei Cantici, 88.

[38]                Evangelii Gaudium, n.3.

[39]                Papa San Gregorio Magno, Omelia, 25.4-5, in Ufficio Divino III, 121*.

[40]                Pascual Chavez Villanueva, Come and See, 32.

[41]                P. Louis Grech SDB, Salesian Spiritual Companionship with Young People Today Inspired by the Praxis and Thought of St John Bosco, Malta University, tesi di dottorato non pubblicata, 2017.

[42]                W.M. Wright and J.F. Power, Francis de Sales and Jane de Chantal, Letters of Spiritual Direction, The Classics of Western Spirituality (New York: Paulist Press, 1988), 59.

[43]                Redemptoris Missio, 42

[44]                Ibid, 11.

[45]                Ibid, 23.

[46]                Creasy, Almost Christian, 120.

 

[47]                Vedi Graced inspirations in Eunan Mc Donnell, The Concept of Freedom in the Writings of St Francis de Sales (Berne: Peter Lang, 2009), 280-301.

[48]                FOCUS (Fellowship of Catholic University Students) é un’organizzazione laica che forma giovani adulti alla pastorale universitaria. Questi evangelizzano gli altri studenti attraverso la moltiplicazione spirituale; in altre parole, uno studente viene formato a stringere amicizia con un piccolo gruppo, dopodiché ogni membro del gruppo stringe amicizia con e guida un altro studente, creando così un effetto a catena. www.focus.org.

[49]                Youth 2000 é un’iniziativa spirituale fondata per attrarre i giovani attraverso Maria ad una profonda e durevole unione con Gesù Cristo, soprattutto nell’Eucarestia, “fonte e culmine della vita Cristiana.” In breve, é una porta che conduce i giovani alla vita quotidiana della chiesa. www.youth2000.ie.

[50]                In un mondo in cui il sesso é spesso visto come attività ricreativa piuttosto che come espressione del dono di sé, il Pure-in-heart mira ad educare, ispirare e dare ai giovani gli strumenti necessari a vivere la teologia del corpo affinché possano apprezzare la propria sessualità come dono. www.pureinheartireland.com.

[51]                Brian D. McLaren, The Great Spiritual Migration: How the Worlds’ Largest Religion is Seeking a Better Way to be Christian (Londra: Hodder & Stoughton, 2016), 141.

[52]                Ibid, 143.

[53]                Ted Dunn, Journey of Transformation: Challenges offered by “Younger” members, submitted to ‘InFormation’ (Marzo 2017), 3.

[54]                Creasy, Almost Christian, 97.

[55]                Dunn,  Journey of Transformation, 10-11.

[56]                Papa Francesco, Rallegratevi: lettera circolare ai consacrati e consecrate (2014), 16.

[57]                Nicla Spezzati, ASC, Vita Consacrata nella Chiesa Particolare: una riflessione ecclesiologica continua presentato all’Incontro internazionale dei Vicari Episcopali e Delegati per la Vita Consacrata, 28-30 ottobre 2016.