Cristo speranza dei giovani

Lettera alla Diocesi sul tema:
“La pastorale per i ragazzi, gli adolescenti e i giovani ”

Silvio Cesare Bonicelli – Vescovo di San Severo

  1. INTRODUZIONE

Saluto
Carissime sorelle e carissimi fratelli, mi rivolgo a voi con il saluto usato solitamente da S. Paolo: “ grazie a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo”.

Rendimento di grazie
Sono con voi da quasi tre anni e sento il bisogno di ringraziare Dio per la Chiesa che è in San Severo, per il suo amore verso Cristo e per il suo impegno nel realizzare il Regno di Dio nel nostro ambiente.

Motivi della lettera
Nella lettera “Primi Passi” per l’anno pastorale 1992-93 proponevo una cura speciale per “L’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi”. Con piacere noto che è stata ben accolta e molti mi hanno detto che è stata ed è utile alle parrocchie per un impegno rinnovato per introdurre alla fede i fanciulli ed i ragazzi, e per fare la proposta cristiana ai genitori.
Questi risultati mi suggeriscono di scrivere un’altra lettera per richiamare l’attenzione della diocesi su un punto decisivo della sua pastorale. Negli incontri e nei dialoghi più volte ci chiediamo: come va la nostra Chiesa ? di che cosa ha bisogno ? e le risposte sono varie: per qualcuno c’è bisogno soprattutto di cristiani con una fede adulta e responsabile; per qualcuno invece di maggior tempo nel campo sociale e caritativo; per qualcuno di una chiesa più ricca di comunione e di fraternità; per qualcuno di una maggiore attenzione alla Parola di Dio; per qualcuno di un clero più vicino alla gente e più unito; per qualcuno di una preghiera più vaiva e perseverante; per qualcuno di una pastorale familiare più concreta e incisiva; per qualcuno di una pastorale giovanile più nuova e gioiosa; per qualcuno di una chiesa più accogliente e più libera che valorizzi i carismi di tutti…
Spesso mi trovo a riflettere sui problemi che angustiano la nostra Chiesa, cerco di farli diventare oggetto del mio dialogo con Dio nella preghiera, mi pongo domande, vedo quali possano essere le risposte.
Molti mi chiedono delle linee che favoriscano il camminare insiemme della diocesi e anch’io vedo la bontà di qualcosa che possa aiutare la nostra Chiesa a impegnarsi in settori qualificanti per la sua vita.

Oggetto
In questi  ultimi anni la Chiesa italiana, anche per essewre in sintonia con ler grandi iniziative promosse dal Papa dedica particolare cura alla pastorale giovanile. Le nostre parrocchie e tutta la nostra diocesi conosconbo da anni una pastorale giovanile più viva. Mi auguro che presto si scriva una storia delle attenzioni che la nostra Chiesa ha avuto verso il mondo degli adolescenti e dei giovani.
Le nostre parrocchie guardano ai ragazzi e ai giovani come al loro futuro, promuovono per loro soprattutto gruppi di Azione Cattolica  e di Agesci, promuovono cori giovanili, gruppi di giovani ministranti. Qua e la stanno sorgendo Oratori o Centri giovanili.
In questi anni ho partecipato a varie iniziative promosse dal nostro Ufficio diocesano di pastorale giovanile ( Scuola di preghiera, pellegrinaggi a piedi, esercizi spoirituali per i diciottenni, veglie diocesane di preghiera, incontro con i “maturandi”, feste degli Oratori , Corso diocesano per animatori di Oratorio,…), ho incontrato tanti adolescenti e tanti giovani, alcuni splendidi, altri pieni di domande senza risposte, alcuni vinti, altri trasgressivi. La morte violenta della giovane Stefania delli Quadri mi ha fatto pensare molto; la sua vicenda contiene un messaggio  di libertà e di difesa della dignità della donna molto grande.
E’ un fatto: anche la nostra Chiesa sta moltiplicando il suo impegno verso il mondo dei ragazzi degli adolescenti e dei giovani offrendo a loro la fede in Cristo e occasioni per la loro crescita umana.
Dopo i “ Primi Passi” che riguardavano l’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi , vi propongo ora dei “ secondi passi” relativi alla pastorale dei ragazzi , degli adolescenti e dei giovani . La Chiesa ha un debito verso di loro e questo debito si chiama Gesù Cristo.
Con fiducia vi consegno questa lettera: “Cristo speranza dei giovani”.
Scrivendola ho cervcato di valorizzare gli incontri fatti e le proposte che mi sono giunte da più parti. Ho tenuto presente quanto si è detto a Larino al “Corso diocesano per animatori di Oratorio” porganizzato dal nostro Ufficio per la Pastorale giovanile dal 10 al 17 luglio scorso. Inoltre ho utilizzato alcuni testi che avevo a portata di mano:  “ Comunità Cristiana, la cura dei ragazzi adolescenti e giovani “, a cura di F. Brovelli, ed. Àncora; “ Parrocchia e giovani “, Levante Ed. ;  Riccardo Tonelli : “Pastorale giovanile” ed. Lass. ; Enzo Bianchi, “E voi giovani chi dite che io sia ?” in Rivista del Clero italiano 4/1994; I Progetti di pastorale giovanile della diocesi di Taranto e Latina, i rapporti 1994 sulla condizione gioanile dell’Istituto Iard e dell’Eurisko.

Natura e limiti
Quello che vi scrivo è una lettera. Quando uno scrive una lettera esprime opinioni;ù btalora convinzioni, non detta ordini, vuole dialogare. La mia lettera contiene molte doimande, molte proposte: c’è il pericolo che uno la rifiuti sentendola un peso. So bene quanta sia già la vostra attuale fatica, non voglio caricarvi di altri pesi, desidero solo dare una mano e un aiuto perché ogni parrocchia possa rilfettere e migliorare la propreia pastorale giovanile. Mi piacerebbe che questa lettera come ogni lettera, provocasse delle risposte. Una volta, in Africa, un capo villaggio mi disse un proverbio :” La verità non abita in una casa sola”; quel proverbio si fissò nella mia mente. Già da ora ringrazio chi mi scriverà e chi cercherà di ispirarsi alla lettera per far progredire la pastorale giovanile. Questa lettera non è un “direttorio” ma piuttosto un aiuto ai Consigli Pastorali Parrocchiali per riflettere sulla pastorale giovanile e per elaborare un  progetto deucativo parrocchiale. A tale scopo ho posto alla fine dei capitoli alcune domande per favorire la ricerca e la riflessione pastorale.
Ho scritto una lettera lunga, forse troppo lunga, eppure non troverete tutto quello che vi aspettate. Ho messo a tema soprattutto l’ Oratorio come luogo ordinario di ogni parrocchia per la cura dei ragazzi , degli adolescenti e dei giovani .

  1. IL MONDO DEGLI ADOLESCENTI  E DEI GIOVANI

I nostri giovani
I giovani sono in continua evoluzione perché è in continua evoluzione la nostra società. Anche se San Severo è una zona abbastanza periferica lo stile di vita e le opinioni dei suoi giovani sono, grosso modo, simili a quelle dei loro coetanei italiani.
Recenti ricerche condotte dall’Istituto Iard e dall’Eurisko rivelano una immagine della gioventù italiana piuttosto contradditoria: da un lato abbiamo giovani eterni adolescenti, che non vogliono crescere, dall’altra giovani delusi, senza speranza, già vecchi.
Vediamo qualche dato. Il 90% dei giovani fino a 24 anni vive con i genitori e oltre un terzo dei giovani fra i 25 e 34 anni. Secondo i ricercatori la prolungata permanenza nella famiglia d’origine, fenomeno tipicamente italiano, unita a una grande tolleranza da parte dei genitori per i comportamenti dei figli, eviterebbe ai figli di scontrarsi con la realtà assumendosi la propria responsabilità e li porterebbe a rifiutare lavori inadeguati al loro titolo di studio. Ma questa situazione fin dove è voluta dai giovani? Sempre secondo i ricercatori citati nonostante le notevoli opportunità formative e l’ampia tutela delle famiglie i giovani farebbero scarso uso delle loro risorse personali, studiando poco alle superiori, iscrivendosi all’università e poi abbandonando, rifiutando se laureati lavori manuali. Di fronte alle molteplici sfide della vita i giovani si mostrerebbero rinunciatari in partenza e, per questo, condannati all’infelicità.
L’etica dei giovani sarebbe poco rigorosa, conformista e mass-mediale sia per quanto riguarda i comportamenti sociali, che gli atteggiamenti personali. Infatti, secondo i ricercatori, essi disprezzano i trafficanti di droga, i politici delle tangenti, gli imprenditori che inquinano, ma tollerano etilisti, ladruncoli e scippatori, evasori fiscali, drogati, assenteisti.
A livello personale 4 su 5 ritengono ammissibili i rapporti prematrimoniali, 1 su 3 le esperienze omosessuali, 2 su 5 l’aborto, 2 su 3 il divorzio, 1 su 3 dichiara apertamente di essere disturbato dalla presenza degli immigrati e ritiene che debbano essere rimandati a casa. Sia gli adolescenti che i giovani fra i 18 e 24 anni hanno un orientamento iperconsumistico, amano spendere, scelgono beni ostentativi, sono attratti dalle novità e acquistano cose inutili, pongono i piaceri della vita tra i primi valori.
La religiosità, rispetto al passato, risulta meno intensa e più soggettiva: 4 su 5 si dichiarano credenti, la pratica religiosa si dimezza fra i 15 e i 29 anni, è in notevole aumento il numero di quelli che si dichiarano credenti e che si allontanano dalla Chiesa.
L’impegno giovanile è scarsissimo sia sul piano parrocchiale sia sul piano sociale, politico e sindacale, il volontariato è in diminuzione; gli orientamenti socio-politici sono ora soggettivi e difensivi. Secondo queste inchieste i giovani degli anni ‘90 non avrebbero fiducia nel futuro e tenderebbero a delegare agli altri le proprie ressponsabilità a ogni livello.
Il quadro è fosco, troppo fosco per essere vero. Tutti noi conosciamo giovani e adolescenti che non sono così, che hanno voglia di capire, di non essere pecore, anche verso la religione e la chiesa, che sono pronti a impegnarsi per le cose che li interessano, che si preoccupano di quello che “vogliono fare da grandi”. E poi è bene non dimenticare che i giovani riflettono in buona parte la mentalità degli adulti; è presso gli adulti infatti che osserviamo molta cura per le apparenze, per avere potere e successo, e la tendenza a rinchiudersi nel privato, a essere scansafatiche, a usare ogni mezzo – anche illecito –  per ottenere quel che si desidera.
Che il mondo dei giovani viva in base al “mi piace”, “lo sento”, “lo voglio” e che il destino umano sia affidato solo al sentimento, all’emozionale, al piacevole, e questo sia per il mangiare e il bere, sia per l’uso del tempo, per le appartenenze ai gruppi e per il religioso, è un fatto antico, non è una novità. Anche il fatto che l’incontro con Dio risponda alla logica del “Io sento”, “mi piace”, e non sia perciò un incontro di fede nuda non è una novità. Sono ormai molti anni, e non solo da parte dei giovani, che Dio non è creduto e vissuto come il Signore della creazione, della storia, della vita, della propria vita, ma solo come un amico, un sostegno, un aiuto oppure un lontano, un inutile, un nemico…E così Dio non è creduto Signore, misura delle cose e della verità, anzi Verità a cui obbedisco, perché molti pensano che competa a ognuno di stabilire ciò che è bene e ciò che è male.
Chi ha un po’ di esperienza in campo giovanile sa il valore e il bisogno che gli adolescenti e i giovani sentono più importante è l’amicizia, cioè il bisogno di confidenza, di sostegno, di comunicazione, perché essi stanno vivendo una stagione di grande insicurezza.

Il clima culturale
Il clima culturale attuale è dominato dall’immagine e dal suono, dal mito della spontaneità, dall’efficenza e dalla produttività, dallo slogan del “tutto e subito”, dal primato dell’emozionale sul razionale, da una percezione frammentata del tempo per cui si concepisce l’istantaneo, l’immediato, l’episodico e non ciò che è a lungo periodo, non la perseveranza, non la fedeltà, non la pazienza.
Questo modo di pensare intacca anche il nostro ambiente. Non mancano genitori e adulti che sono complici o che coprono i comportamenti illegali o immorali dei figli, “perché la gente non abbia a parlare”, “per non rovinare l’onore di nostro figlio”.
Il rapporto genitori – figli meriterebbe un discorso particolare. Al di là delle solite considerazioni, e cioè che i ragazzi e gli adolescenti conducono le “guerre di indipendenza” verso i genitori per conquistare spazi di autonomia e di potere, e che i genitori sono spesso disorientati dal comportamento dei figli, si sentono giudicati, soffrono per il distacco, e che adolescenti e adulti si cercano scontrandosi, vi sarebbero ben altre cose da dire. Invito tutti a riflettere su questo punto non secondario.
A me sembra che l’atteggiamento degli adulti verso i giovani oscilli tra quelli che dicono: “sono giovani, sono un disastro, dove andremo a finire?”, e quelli che dicono: “sono giovani, devono divertirsi, l’abbiamo fatto anche noi”. Il nostro sguardo è più complesso, vede in loro come l’oro della miniera, esiste ed è prezioso, ma bisogna cercarlo con fatica, portarlo alla luce e purificarlo nel crogiuolo perché dia il suo splendore, in altre parole noi diciamo: “sono giovani, hanno lenergia e le risorse per vivere bene e per diventare adulti in gamba”:

Domande
Il compito più interessante da realizzare al termine di questo capitolo è quello di leggere la situazione dei ragazzi, degli adolescenti e dei giovani della parrocchia.
Occorrerebbe essere attenti a vari aspetti, quali ad esempio:
1) I dati numerici: quanti sono i ragazzi, gli adolescenti e i giovani residenti in parrocchia? Quanti frequentano la vita della parrocchia? Quanti fanno parte di gruppi di catechesi e di gruppi ecclesiali?
2) Le idee e i comportamenti: quanto dei dati delle ricerche Iard ed Eurisko riflettono la situazione locale?
3) I giovani e la fede, i giovani e la chiesa: che atteggiamenti hanno?

  1. LA CHIESA MADRE E MAESTRA

Scopo della pastorale giovanile
Perché la Chiesa si interessa dei ragazzi e dei giovani? Perché ha paura di finire e pone nei giovani il suo futuro? Se la Chiesa ragionasse così sbaglierebbe tutto, agirebbe per ragioni umane, per autoconservazione. No, la Chiesa si interessa e si sente mandata ai ragazzi e ai giovani perché essendo il “sacramento” di Cristo, amore del Padre, è cosciente che Cristo è l’unica e vera speranza anche dei giovani, e quindi sa che è suo dovere offrire a loro in dono Cristo.
Il mondo dei ragazzi, degli adolescenti e dei giovani non ha tutta la ricchezza di vita prevista da Dio creatore e Padre, finchè non incontra la gioia e la speranza che è in Cristo. Io mi sento di affermare che nel mondo d’oggi una Chiesa, una parrocchia che non esercitasse al meglio la sua missione verso i ragazzi e i giovani verrebbe meno a uno dei suoi compiti.
La ragione di tale impegno non è di natura sociologica e pedagogica, ma si fonda nella “missione” propria della comunità cristiana di proporre a tutti di “diventare cristiani”, proposta che si pone in modo particolare negli anni dell’età giovanile.
Questa necessità è ulteriormente rafforzata dalla frequenza delle situazioni familiari inidonee o indisponibili o indifferenti di fronte al compito dell’educazione religiosa dei figli e che tuttavia continuano a fare riferimento alla comunità cristiana. Inoltre il nuovo ordinamento che presiede all’insegnamento della religione cattolica ( IRC ) nella scuola ha una finalità distinta dall’introdurre alla fede in Gesù. Pertanto è richiesto alla comunità cristiana di farsi carico per intero di quel compito di iniziazione alla vita cristiana che, sino a qualche anno fa, poteva essere svolto, almeno in parte, dalla “scuola di religione” nelle aule scolastiche delle elementari e medie.
Qualche parrocchia, anche fra noi, sta capendo che la “nuova evangelizzazione”, che sta così a cuore al Papa, consiste principalmente nel rendere praticabile, nel proporre e nel favorire per tutti la possibilità personale e libera di “divenire cristiani”.
La pastorale giovanile è coinvolta in questa logica, è luogo per “introdurre alla fede”: introdurre alla libera scelta della sequela di Gesù Cristo, iniziare all’esperienza del mistero cristiano celebrato nell’azione eucaristica, far vivere un’appartenenza matura e responsabile alla comunità, fatta di servizio e missione.

Il giovane e Cristo
C’è un testo evangelico che esprime bene, a mio parere, la situazione del giovane d’oggi. E’ il brano del “giovane ricco” (Mt 19,16-22 e par). C’è un giovane in ricerca, s’interroga sul senso della vita perché è conscio che il suo presente è inadeguato: “Che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?” (Mt 19,16). Ha bisogno di uno che gli indichi la strada, ha bisogno di un “maestro”, in Gesù cerca proprio questo: “Maestro” (Mt 19,16). E  Gesù gli pone a sua volta una domanda: “Perché mi interroghi su ciò che è buono?” (Mt 19,17), una domanda che vuole aiutare il giovane a capire la propria ricerca. E poi Gesù lo rimanda ai Comandamenti facendoli culminare nel comando dell’amore: “Ama il prossimo tuo come te stesso” (Mt 19,19). Infatti tutta la Scrittura tende a persone capaci di amare: “pieno compimento della Legge è l’amore” (Rm 13,10). Questo vuol dire che tutto si riduce al “fare il bene per gli altri” e che la conoscenza della Parola di Dio della Scrittura, che la fede, che la conoscenza e l’adesione personale a Cristo Signore sono secondari? No di certo. Se l’amore è comandato (“ama”) esso esige apprendistato; se è rivolto agli altri e al Signore (“Ama il prossimo…ama il Signore, tuo Dio”) esige apertura e ascolto degli altri e del Signore; se è un amare gli altri come se stessi esige conoscenza di sè; se è un amare come Cristo ci ha amati ( “amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati” Gv 13,34) richiede conoscenza e adesione personale a Gesù, il Signore. Non si tratta di “fare del bene”, ma di amare. E l’amore va imparato, affinato, ordinato. Anche le relazioni affettive e sentimentali che sono così importanti per un giovane non possono rispondere a sola spontaneità e istintività. Tutte le coppie sanno per esperienza che non c’è nulla di più arduo che amarsi. E’ un “lavoro” difficile nel quale i giovani sono esordienti, apprendisti, devono imparare l’amore e, come in ogni studio ci vuole calma, pazienza, concentrazione.
Tornando al brano evangelico del “giovane ricco”, Gesù, al giovane che dice di aver osservato la Legge e di essere tuttavia in ricerca, rivolge uno sguardo d’amore (“Gesù fissatolo, lo amò” Mt 10,21) e gli svela la povertà profonda che in lui rimane: “Una sola cosa ti manca: và, vendi tutto che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; poi vieni e seguimi” ( Mc 10,21 ).
Il fine non è conoscere se stessi, non è “fare del bene”, ma è la scelta libera e amorosa di rinnegare se stessi per seguire Cristo e basta, in una avventura di tutta la vita. Il giovane ricco non ha il coraggio della fede, non sa liberarsi dalle cose che lasciano nella tristezza; “Il giovane se ne andò triste, perché aveva molte ricchezze” (Mt 19,22). Il giovane cristiano, secondo S. Giovanni, si distingue per la forza e per la lotta contro il Maligno: “Ho scritto a voi, giovani, perché siete forti e la Parola di Dio dimora in voi e avete vinto il Maligno” (1Gv2,14).
Per San Giovanni chi dà forza al giovane nella lotta portandolo alla vittoria è la Parola di Dio. La Parola di Dio ascoltata, conosciuta, amata, pregata, interiorizzata fino al punto che essa dimora nel giovane.
L’incontro con Cristo e l’adesione a lui è qualcosa di bello, di unico, che porta a fare scelte radicali perché “Nessuno può servire a due padroni… non potete servire a Dio e a Mammona” (Mt 7,24). Siccome vivere è scegliere, anche la vita del battezzato è posta fin dall’inizio sotto il segno della scelta: “Rinunci a Satana e a tutte le sue seduzioni?”. Quando è ben assodato il “sì” a Cristo, l’amore per lui, allora è abbastanza facile dire con libertà e convinzione anche dei “no” impegnativi.
La vita cristiana è la vita umanamente più ricca ma nello stesso tempo è molto seria perché il Cristo è Colui “che ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo” ( Tt 2,12 ).
Tutti abbiamo conosciuto e conosciamo ragazzi, adolescenti e giovani che hanno incontrato e incontrano Cristo con fede intensa e con gioiosa carità, testimoni fedeli, capaci di “convertire” talora genitori, talora i compagni. Anche i nostri giovani sperimentano le grandi tentazioni dell’affermazione di sé e del potere, del denaro e dei beni, della sessualità assolutizzata ed eretta a idolo, ma se conoscono il Signore ricevono criteri di giudizio e la forza per lottare, consci che la vita cristiana è a caro prezzo proprio perché è un’avventura umana e spirituale ricca e profonda. Per impegnarsi in questa avventura il giovane ha di fronte a sé la personale e decisiva domanda di Cristo: “E voi, chi dite che io sia?”  (Mt 8,29)

In servizio
La Chiesa che è “madre” dei ragazzi e dei giovani come può accompagnarli verso la fede e verso la vita? Da molto tempo nella nostra Chiesa i ragazzi e i giovani hanno goduto della presenza competente e gioiosa di giovani e di adulti, di religiose e di sacerdoti che sono stati dei punti di riferimento educativo. Davanti alle nostre parrocchie si aprono spazi di servizio educativo molto ampio. Come pensare e promuovere tale servizio? come reperire educatori ed animatori? come fare in modo che si proceda in stretta comunione con il lavoro coordinato e guidato da chi è pastore nella comunità? come educarsi in parrocchia a una ministerialità collegiale?
Mentre scrivo mi chiedo che effetto vi faccia leggere tutte queste domande: vi dà slancio, vi lascia indifferenti, vi deprime? A me sembra che tutto dipenda dall’amore: se io amo, le domande mi stimolano a far meglio, se non amo le domande mi sono di peso.
Nella nostra tradizione i cammini educativi e pastorali sono collegati alle tappe e ai ritmi dell’itinerario scolastico: è giusto? è opportuno? Non mancano gli aspetti positivi ma la natura e le ragioni dei due cammini sono profondamente diversi, e io penso che sia educativo esprimerlo, anche strutturalmente.
A tutti, sempre, è data la possibilità di iscriversi o di iscrivere i propri figli ai cammini di iniziazione cristiana, a prescindere dai ritmi dell’età scolare. Il guadagno di un itinerario di fede che si sganciasse dagli itinerari scolastici per me sarebbe grande. Apparirebbe evidente che la comunità cristiana è casa aperta sempre e a tutti, e che i riti cristiani non sono legati all’età ma alla fede. Voi cosa ne pensate?

Domande
La fisionomia un po’ “teorica” di questo capitolo suggerisce alcune piste di approfondimento che possono essere d’aiuto.
1) Come fare perché la visione missionaria della Chiesa sia convinzione di tutti? Quali le resistenze maggiori e le loro cause eventuali nei confronti di una chiesa serva e madre di tutti?
2) Quali sono le forme, i modi, i contenuti con i quali la parrocchia vive l’itinerario pastorale dell’iniziazione cristiana e la proposta di fede per adolescenti e giovani? Quale idea di iniziazione cristiana ha? come si coordinano le Parrocchie e i gruppi, le associazioni, l’Oratorio?
3) Quali proposte si possono dare alle domande presenti nel capitolo?

  1. L’ORATORIO

Uno strumento
La pastorale giovanile italiana pensa all’Oratorio come al luogo e allo strumento per la missione della Chiesa verso le giovani generazioni.
La nostra diocesi ha conosciuto in questo secolo nella città di San Severo due significative esperienze di Oratori: quella dei Padri Salesiani, ora terminata, ricordata con nostalgia e con riconoscenza da tantissimi adulti, e quella delle Suore Salesiane all’Asilo Trotta, tuttora ben viva, lei pure ricca di grandi benemerenze educative. Adesso ci viene proposto di incamminarci sulla strada che porti ogni parrocchia ad avere un proprio Oratorio. L’obiettivo è veramente ambizioso e complicato. Ma che cosa si intende quando si parla di Oratorio?
Quando si parla di Oratorio si pensa a una struttuta o meglio a una comunità che sia in funzione dei ragazzi e dei giovani, che si faccia carico della loro vita e che in particolare proponga quell’unico e vero educatore che è Gesù Cristo, nella sua Parola e nelle sue azioni, come maestro e modello.
L’Oratorio nutre la pretesa di non fermarsi a dare ai giovani delle cose, ma attraverso una interessante e vivace vita di gruppo che parte dagli interessi dei ragazzi e dei giovani vuole aiutarli a travore il senso della vita proponendo come maestro e Signore Gesù Cristo.
L’Oratorio ha le caratteristiche di una “casa” e cerca di non dimenticare chi è oltre il confine familiare e protetto della casa. Un Oratorio ideale non è la casa solo di qualcuno, non è un recinto, ma è un approdo al quale ogni ragazzo e giovane è condotto o almeno atteso.
L’Azione Cattolica andrebbe letta primariamente in questo senso, con il compito di promuovere la “missione” verso che non viene. Non è quindi questione marginale il suo esserci e il suo esserci così.
L’Oratorio vuol essere uno spazio di vita e di dialogo dove i protagonisti devono essere i giovani e Gesù Cristo.
L’Oratorio è caratterizzato da una parte dalla tensione della “missione” verso tutti, e dall’altra dall’impegno per la formazione di forti personalità cristiane.
La crescita della fede dentro le varie età è complessa: l’Oratorio come luogo del divenire cristiano può essere descritto con l’immagine dei cerchi concentrici portando una attenzione differenziata per i giovani impegnati, per i giovani solo praticanti e per i giovani solo presenti a questa o quella attività oratoriana.

Diversi modelli
Come realizzare un Oratorio? Vi sono vari modi di pensarlo e realizzarlo. Schematicamente ne presento tre indicandone gli aspetti positivi e negativi.

  1. A) ORATORIO “OASI DI PACE”
    L’Oratorio è costituito da un gruppo di persone molto affiatate fra loro, hanno un loro linguaggio, relazioni interne al gruppo molto forti, progrediscono in modo sensibile, prendono distanze dalla società non cristiana, vogliono “preservare dal male” e sottrarre i ragazzi e i giovani dai “pericoli della strada”, sono fortemente legate al prete o alla suora che è il leader indiscusso e decide tutto lui.
    Aspetti positivi. Non ci sono grossi problemi perché il gruppo è omogeneo e chi non si sente in linea se ne va o è espulso.
    Il gruppo è accogliente verso i nuovi che si adeguono e ha la funzione del nido caldo e protettivo. Chi ne fa parte si sente qualcuno. Qualche volta c’è una grossa e significativa esperienza di fede supportata da un costante studio e confronto con la Parola di Dio vissuto nella preghiera.
    Aspetti negativi. Rischia di essere un gruppo chiuso, molto diffidente verso altre esperienze; è insofferente verso chi non sta al passo o chi porta disordine alla vita di gruppo; segue la legge del “pochi ma buoni”: e gli altri? chi decide il criterio della bontà? quando il prete leader viene a mancare o non pensa per tutto il gruppo l’esperienza si esaurisce, entra fortemente in crisi.
  2. B) ORATORIO “SENZA CONFINI”
    L’Oratorio è popolato da molti gruppi, è una casa che ospita tanti gruppi che hanno mete e metodi loro propri. Il sacerdote è colui che assicura l’accoglienza. Proprio perché tutti devono sentirsi a casa loro le regole di convivenza sono minime e non c’è una proposta unificante. Ciò che unifica è il fatto di essere nello stesso ambiente, la proposta educativa è all’insegna del motto: “poco pretendere, molto insistere, moltissimo indulgere”.
    Aspetti positivi. Un Oratorio così si sperimenta davvero la casa di tutti, è aperto ad ogni esperienza, ognuno può esprimersi per quello che è, si collega facilmente con i problemi e con le istituzioni del territorio.
    Aspetti negativi. Non si danno al giovane punti di riferimento per orientare la sua vita e lo si lascia nella soggettività dell’esperienza che sta vivendo; l’Oratorio rischia di perdere la sua finalità di essere strumento della missione della Chiesa verso il mondo dei giovani.
  3. C) ORATORIO LUOGO DI DIALOGO TRA LA CHIESA E I GIOVANI
    L’Oratorio è tendenzialmente aperto a tutti ma con un Progetto Educativo preciso che mira a una educazione globale ed esigente, con stretto abbinamento tra educazione alla fede e intrattenimento, con carattere interclassista e con capacità di accostare grandi masse.
    Aspetti positivi. Riconosce la dignità educativa degli interessi dei giovani, manifesta un’accoglienza ampia frutto di uno sguardo d’amore e libera da pregiudizi, dà fiducia sia a livello individuale sia alivello di gruppo coinvolgendo nel progettare, nell’agire, nell’assumere responsabilità, valorizza la libertà e la complessità del giovane, accettando reazioni problematiche alle persone e alle stimolazioni dell’attività educativa dell’Oratorio.
    Aspetti negativi. Rischia di essere un luogo schiavo delle regole, di essere più attento alla realizzazione del Progetto Educativo che ai bisogni dei ragazzi e dei giovani.
    Certamente questo terzo modello di Oratorio permette un autentico servizio alla Parola di Dio e ai giovani stessi e nello stesso tempo dà ai giovani quel protagonismo che la vita sociale nega loro.

Proposte diversificate
L’Oratorio consapevole di essere lo strumento della Chiesa madre per servire e far vivere il mondo dei ragazzi, degli adolescenti e dei giovani sa fare proposte diversificate.
Primo livello. Ai ragazzi, agli adolescenti e ai giovani che sono lontani dalla pratica della fede, o che vivono a rischio, ma che sono comunque alla ricerca di un ambiente che permetta serena socializzazione attorno a interessi comuni: sport, musica, uso del tempo libero… l’Oratorio offre la possibilità di usare le sue strutture, e l’intervento educativo parte dai contenuti educativi presenti nella gestione del tempo libero, dello sport, ecc. I giovani hanno così la possibilità di vivere in un ambiente comunque stimolante che aiuta a porre domande più profonde sul senso della vita.
Secondo livello.  Agli adolescenti e ai giovani che vogliono partecipare ma che fanno fatica ad accostare un discorso di fede, che sono però attenti agli altri, l’Oratorio propone la possibilità di partecipare alla gestione e alla animazione delle attività stesse dell’Oratorio (sportive, ricreative, culturali, caritative…) e di inventarne di nuove.
Terzo livello. A chi accetta un discorso di fede l’Oratorio propone gruppi, esperienze, itinerari nei quali vivere una seria e profonda vita cristiana, dove è possibile lo spazio della riflessione, del confronto, della condivisione del proprio cammino di fede attraverso “lectio divina”, le catechesi, la preghiera, l’esercizio della carità e del servizio gratuito, la scoperta della propria vocazione nella chiesa e nel mondo.
I Direttori dell’Oratorio spesso si interrogano se vada richiesto un “livello minimale” ai ragazzi e ai giovani che lo frequentano. La risposta non può essere di tipo burocratico, ma un minimo sembra opportuno e questo allo scopo di aiutare i ragazzi ad avere cura di sé. La pratica religiosa non può essere presentata come una tassa da pagare per frequentare l’Oratorio ma come un dono grande.

Le figure educative
Quanto scritto finora mi fa dire che è particolarmente rivelante la presenza di personcapaci interpretare – con competenza e con passione educativa – il compito di realizzare nel nostro ambiente un Oratorio. La passione educativa per le giovani generazioni non nasce oggi e questo può suggerirci di porci in ascolto della tradizione nella quale si è espressa in passato la premura pastorale della Chiesa universale e della nostra Chiesa per i suoi figli più giovani. Anche oggi incontro molti che hanno dentro il “microbo” dell’educare, e questo è meraviglioso.
Data la grande varietà di situazioni – a livello culturale, religioso, sociale dei nostri ragazzi e dei nostri giovani –  la comunità è chiamata a esprimere differenti figura educative capaci di venire incontro ai bisogni e ad attese diverse. Un Oratorio, quando vive, ha figure educative differenti e complementari, consapevole che i primi strumenti della sua missione sono gli educatori. Questi educatori chi glieli dà? la comunità cristiana, è ovvio, perché l’Oratorio è lo strumento educativo della comunità.
Che cosa si chiede a un educatore? Per prima cosa che abbia la passione per la vita dei ragazzi e dei giovani, e che sia lui stesso in cammino di fede. Vale la pena ricordare a questo proposito quel che scriveva Paolo VI : “L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni” (Evangeli Nuntiandi n. 41). Questo non vuol dire che l’educatore sia santo, ma che abbia il desiderio di diventarlo, pur con tutte le debolezze che ha in sé, e che sappia amare; il suo servizio ecclesiale nasce dalla carità ed esprime la carità. Se io amo sono fantasioso, tenace, so “parlare” di Gesù con il linguaggio dell’amore, so ascoltare, so attendere…Poi ci vuole anche un’umanità ricca ed equilibrata e una conoscenza seria degli “attrezzi del mestiere”, ma questo non deve spaventare. Soprattutto deve essere convinto di una cosa: i ragazzi, gli adolescenti, i giovani non sono “zucche vuote” da riempire ma sono “fuochi da accendere”.

La comunità degli educatori e il Consiglio dell’Oratorio
Nelle nostre parrocchie chi si occupa di ragazzi e di giovani spesso agisce da solo, in alcune parrocchie vi sono delle vere “comunità degli educatori”, ove si condivide l’identica finalità educativa, ove si prega insieme, si riflette sui temi più rilevanti, si programma e si verifica quel che si fa, ove in altre parole si percorrono itinerari formativi verso una fede più matura e verso un amore più grande per la missione della Chiesa.
Non è possibile predeterminare la composizione della comunità, ma ci sono alcune costanti. In primo luogo nella Comunità vi è la religiosa (quanto ve ne sta una che si dedichi alla pastorale giovanile; il suo apporto è di grande rilievo e va valorizzato); vi sono poi i catechisti, gli animatori dei gruppi di associazioni o spontanei, i responsabili di attività culturali o sportive, i genitori o comunque gli adulti che si impegnano in una presenza attiva e responsabile, ecc. In questa logica rientra l’opportunità che la comunità degli educatori formi il Consiglio dell’Oratorio, con il compito di riflettere sulle mete educative, sui mezzi, di coordinare le attività e di adoperarsi perché esse esprimano sempre una convergenza di intenti e di stile. Convocato con regolare periodicità il Consiglio garantisce il necessario servizio di comunione.

Il prete
Le nostre parrocchie hanno di solito il parroco, poche hanno una presenza spesso a tempo parziale, di un secondo sacerdote. E’ comprensibile che non tutti i sacerdoti si sentano disposti a calarsi con dedizione fra i ragazzi e i giovani, anche perché talora si sentono impreparati. Non solo da noi accade che vi siano sacerdoti che soffrono una sorta di crisi di identità in riferimento ai molteplici compiti che li reclamano.
Il prete è infatti spesso all’incrocio tra due istanze non sempre facilmente componibili; quella personale, di chi riceve il ministero come compito e come responsabilità e quella comunitaria, di chi gode del dono del ministero. Si verificano delle difficoltà in proposito: sul versante della comunità, la tentazione di rendere il prete simile a essa, al proprio gruppo, alle esigenze settoriali, voler quindi che il prete sia il “nostro” prete. Sul versante del prete il rischio di procedere rigidamente secondo le proprie idee senza un vero dialogo con la storia e con il volto reale della comunità e del gruppo. Vi è poi il pericolo che il prete si rinchiuda in uno sterile “individualismo pastorale”, convinto che da solo faccia prima e faccia meglio, proponendo soluzioni parziali e comunque non contrassegnate da una apertura “cattolica” verso tutti.
La consegna radicale per il discepolo, e quindi per la Chiesa, è di “render discepolo” ogni uomo, facendo accessibile la fede nel Vangelo di Gesù a tutte le genti. Il prete è direttamente coinvolto in questa logica. Questo implica nel prete un’attitudine e una competenza alla missione verso tutti, un’incessante educazione a superare ogni parzialità, sottraendosi a ogni tentativo di sequestro, ripensandosi come un prete in rapporto a tutti, senza previa esclusione di nessuno. Uno così non percorre le strade della popolarità immediata, ma quella della paternità verso tutti, ed è capace di accompagnare, di accogliere, di aiutare, di attendere. Proprio come uno che ama profondamente e che per questo si è dedicato al servizio del Vangelo.

L’Azione Cattolica
Quasi ovunque l’Oratorio vede fiorire in esso l’Azione Cattolica come proposta di un tirocinio severo di formazione per i ragazzi e per i giovani che vi sono chiamati. L’AC trova del tutto naturale e necessario collocarsi in un Oratorio come primo luogo in cui vivere la sua vocazione laicale e maturare il suo slancio missionario.
A mio giudizio ogni Oratorio dovrebbe prevedere accanto alla catechesi sistematica e organica e alle iniziative per tutti i ragazzi e i giovani della parrocchia, anche la proposta chiara, per le varie fasce di età, di un gruppo di A.C., ben coordinato con la vita dell’Oratorio, per quei ragazzi, adolescenti e giovani che volessero scegliere questo cammino vocazionale.
Che cosa pensate dell’idea che gli educatori dell’Oratorio facciano parte dell’A.C. o che almeno ne condividano e ne vivano la spiritualità? A me sembra una buona idea.

La missione
Il cammino della comunità cristiana è accompagnato da una permanente tensione missionaria per la quale la parrocchia non sa pensare se non come chiamata a essere nel territorio segno del vangelo per tutti.
L’Oratorio in questa logica non può essere uno spazio chiuso o delegato ma è un ambito in cui è coinvoltà la responsabilità pastorale della comunità cristiana. Non dovrebbe mai verificarsi la situazione di un Oratorio che è acccanto alla Parrocchia o alla Chiesa locale. La comunità degli adulti dovrebbe essere coinvolta nell’attività dell’Oratorio, in un primo luogo nel servizio dell’iniziazione cristiana: sarà la sua testimonianza (specie dei genitori) a render visibile i possibili sbocchi del cammino di fede, poi nelle altre iniziative formative, culturali, ricreative.
La forza di un Oratorio è anche questa: animato e sostenuto dalla presenza di adulti, esso sa indicare quanto sappia produrre – in testimonianza di fede, in scelte vocazionali, in senso della storia, in amore e servizio alla società – un itinerario di ricerca vissuto in un cammino di comunità. E’ un Oratorio che sollecita ad andare lontano, nel mondo per dare il proprio apporto.

Un solo Oratorio
Nelle nostre parrocchie, così povere di strutture, possono esistere sedi diverse per esprimere la cura nei confronti dei ragazzi, degli adolescenti e dei giovani. Ma è opportuno che si formi una mentalità per la quale l’Oratorio è unico, sia pure presente e attivo in sedi anche diverse, con un’unica ispirazione alla fede e unica la finalità complessiva che ne accompagna le attività. Un modo per esprimere l’unità è il “Consiglio dell’Oratorio” rappresentativo di tutti e sollecito a favorire la collaborazione fraterna.

Animazione gioiosa, competente, fiduciosa
Molteplici sono le aree nelle quali può vivere un Oratorio: pensiamo agli ambiti ( sportivi, culturali, ricreativi, sociali, religiosi, ecc.), alle età ( dalla fanciulezza alle soglie dell’età adulta), ai contesti ( incontro di gruppo infrasettimanale; incontro comunitario del Sabato o Domenica pomeriggio; campo scuola estivo; giornate di spiritualità, turistiche, culturali; feste tutti insieme;…). Ovunque è richiesta una animazione gioiosa, competente, fiduciosa, un’animazione che rispetti l’istanza propriamente educativa e che non permette che le sedi di gruppi o Oratori si trasformino in luoghi dove si giochi solo a carte o a bigliardino, o si ascolti solo musica, con uno sterile consumo del tempo. Tante volte i ragazzi e i giovani se ne vanno perché si annoiano, perché non è accolta la loro creatività, perché tutto è poco interessante. Spesso tutto si riduce a riunioni, a incontri nei quali è utilizzata solo la parola, dimenticando che la comunicazione giovanile oggi usa varie modalità.

Strutture
In mancanza di esperienze è bello immaginare in ogni parrocchia a un Oratorio che abbia il volto di una casa, con un ingresso che la renda accessibile a tutti, capace di esprimere accoglienza, con locali che non evochino l’idea della scuola, bensì quella del dialogo, della preghiera, con un cortile e campi per il gioco vivaci e disponibili per tutte le età, con una “sala di comunità” che faciliti il convergere in occasioni particolari, con uno spazio per la preghiera individuale e comunitaria, con attrezzature minime per i momenti di festa, di convivenza…Tutto va pensato e gestito come parte di un insieme.
C’è chi opportunamente collega con l’ambiente Oratorio anche una eventuale casa dislocata altrove (in montagna, in campagna, al mare) per favorire aspetti importanti della vita della comunità: la preghiera, la programmazione e la verifica, il ritrovarsi familiare e fraterno, spazi di riposo.

Domande
Nell’area assai ampia proposta in questo capitolo sembrano utili alcuni interrogativi.
1) Che cosa la gente chiede alla parrocchia per il mondo dei ragazzi e dei giovani? Come ci si pone di fronte a queste attese?
2) Quali attenzioni o itinerari differenziati potrebbero aiutare a esprimere una disponibilità di rapporto e di cammino verso tutti: ragazzi, adolescenti e giovani che abitano il territorio della parrocchia?
3) Quali sono le “figure educative” della parrocchia? Come delineare meglio il loro compito? C’è bisogno di figure educative nuove? quali? Come sono valorizzate alcune particolarmente importanti (per esempio, la religiosa?)
4) Come delineare un adeguato lavoro di formazione degli educatori: contenuti, forme, luoghi…? Quale collocazione ha in parrocchia l’A.C. per la formazione dei ragazzi e dei giovani alla corresponsabilità pastorale ed educativa?
5) Che cosa si aspetta la gente dal prete per i suoi ragazzi e per i suoi giovani? Quando il prete non può essere il prete dell’Oratorio come si può delineare la conduzione del lavoro educativo(reale corresponsabilità della religiosa, di laici, una figura che faccia da riferimento…)?
6) Dall’esperienza della parrocchia quali modelli di “adulti nella fede” risultano incisivi e perchè? Come funziona, di fatto, in parrocchia il passaggio dal mondo dei giovani alla comunità degli adulti? dati, problemi, propsettive.
7) Come avviene una reale presa a carico di chi non si fa mai vedere in parrocchia: contatti, relazioni, possibili itinerari, anche parziali e frammentari?
8) Come vorremmo che fosse l’Oratorio della parrocchia?

  1. LE ATTIVITÀ

La situazione
Le nostre  parrocchie hanno una pastorale giovanile molto diversa, in genere non si avvalgono della presenza di un giovane prete e anche la presenza delle religiose è parziale. La figura di un educatore, che sia la figura di riferimento per la pastorale giovanile parrocchiale, è quasi latitante.
Una domandsa opportuna che ogni Consiglio Pastorale Parrocchiale potrebbe porsi è: “da noi, cosa possiamo fare concretamente?”.
Nelle parrocchie ci sono diverse modalità di iniziative e di gruppi, per i ragazzi, gli adolescenti e i giovani; c’è una grande varietà, e questa è una ricchezza. In tutto questo si può fare una distinzione utile. Da una parte ci sono le presenze, che divengono anche gruppo, associazione, che traggono origine dalla vita della parrocchia: in questi casi più facilmente ci si sente inseriti nella storia e nel cammino formativo della comunità o almeno si è disposti a prenderlo in considerazione ( si pensi a quanto si muove in ambito caritativo, sociale, culturale, sportivo…). Da un’altra parte ci sono le presenze che hanno un radicamento in tradizioni associative autonome, nate altrove e appartenenti a livelli più ampi di diffusione, con proprie sensibilità circa gli itinerari educativi( è il caso di associazioni e di movimenti).
Nel primo caso occorre tenere alta l’istanza formativa globale (catechesi, formazione spirituale, ecc.) evitando la dispersione in interessi parziali e autonomi, convergendo in finalità comuni e maturando sempre più un senso di appartenenza che si esprimono nel condividere l’Eucarestia domenicale. Nel secondo caso occorre proporre l’invito ad accogliere il cammino delle comunità parrocchiali, sentendosi parte viva condividendone le tappe più rilevanti.

Gli obiettivi
Le attività di un Oratorio rispondono alla logica dell’educare e questo in senso globale, comprendendo il corporeo, l’affettivo, il fisico, l’intellettuale, il religioso, il sociale, il ludico,…
Partendo da qualche attività si vuole arrivare a tutto il giovane. Le varie attività dell’Oratorio rispondono a tutte le finalità pastorali, volendo rendere presente il “pastore” Cristo, anche se fra loro sono molte diverse, la catechesi non è lo sport, il gioco non è la preghiera. L’Oratorio si ripromette di offrire un ambiente imperniato su alcuni nuclei di attività attraverso i quali mostrare il volto della Chiesa madre ai giovani:
– la catechesi e la preghiera;
– le esigenze associative (A.C. Agesci, ecc.);
– il gioco e la festa;
– le attività di promozione umana (sport, teatro, musica, volontariato, cultura,…).
L’Oratorio è al servizio dei giovani, si incarna nella loro situazione per portare lì la salvezza, e la verifica pastorale non è: “quanti sono passati dalla nostra parte?” ma “quanti hanno scoperto la verità della Parola di Dio che salva e quanti hanno incontrato il Maestro e sono diventati terreno fertile? quanti hanno sperimentato l’Oratorio come ambiente al servizio della verità e della vita in modo gratuito?”.

Attenzioni prioritarie
La prima attenzione di un Oratorio è l’educazione alla fede e alla preghiera. Un Oratorio la sa articolare in tutta la sua ricchezza, distribuendola sall’arco delle diverse situazioni. Il continuo aiuto che riceviamo dal rinnovamento della Catechesi in Italia ci sostiene in questa direzione. Si tratta di invitare i giovani e i ragazzi a incontrare Cristo e a vivere Cristo. Come facciamo a sapere se un incontro catechistico è fertile? Se questa occasione, per grazia, cambia un po’ la vita.
Conosciamo i rischi dell’azione catechistica:
1) l’intellettualismo: io offro la mia competenza a persone che perciò sapranno di più;
2) il sociologismo: io per catturare l’attenzione parlo di argomenti di attualità( pace, giustizia, ecologia, non violenza, aborto…) in modo separato dalla proposta organica alla mentalità di fede.
3) il sentimentalismo: io tendo a suscitare emozioni, reazioni commosse a formare un gruppo “caldo”.
Il test che la catechesi è autentica, è fornito dallo spirito della missione, per il quale io che incontro Cristo sono così preso dall’esperienza vitale che sto vivendo che sento il bisogno di annunciare Gesù Cristo a chiunque.
La seconda attenzione riguarda la formazione apostolica. Un Oratorio cerca di seguire con cura speciale quei ragazzi, adolescenti e giovani che manifestano segni di disponibilità per fare della loro vita un dono e un servizio. Le esperienze promosse in questi anni in Diocesi con il gruppo Tabor sono state positive e vanno potenziate. Alcune parrocchie offrono lodevolmente ai ragazzi, agli adolescenti e ai giovani concrete possibilità di accompagnamenti personalizzati, ed educano gli adolescenti e i giovani a fare la scelta della direzione spirituale, della esperienza personale della meditazione col metodo della “lectio divina” e del servizio nella comunità.
Altra attenzione prioritaria è quella di offrire contatti più ampi, oltre i confini della parrocchia e della diocesi, specie d’estate, con incontri con altre chiese e con contesti sociali diversi, con esperienze di volontariato, con forti esperienze in luoghi significativi, ecc.
E’ pure feconda la cura verso chi non è ancora disponibile per cammini di fede, ma ha interessi umani seri o almeno si lascia provocare per prenderne in considerazione un aspetto. Uno che ama e che educa sa vedere la positività e sviluppare le potenzialità, anche piccole, non rinunciando a fare proposte,  oltre ogni calcolo. Un Oratorio non può inoltre non dedicare tempo e impegno per educare all’accoglienza e al rispetto della vita, al rifiuto della violenza e della guerra, “il mezzo più barbaro e più inefficace per risolvere i conflitti” come scrisse il Papa nel Messaggio per la Giornata mondiale della pace del 1982.

Educazione all’amore
Il Papa nella Redemptor hominis ha scritto: “L’uomo non può vivere senza l’amore. Egli rimane per se stesso un essere incomprensibile, la sua vita è priva di senso se non gli viene rivelato l’amore, se non si incontra con l’amore, se non lo sperimenta e non lo fa proprio, se non vi partecipa attivamente” (n.10).
D’altra parte l’uomo da sempre conosce l’egocentrismo e il narcisismo e fa fatica a scoprire, a scegliere e a vivere la chiamata all’amore integrando nella sua persona le componenti fondamentali che caratterizzano l’amore stesso: l’affettività e la sessualità.
Qualche parrocchia promuove incontri per adolescenti e per giovani per aiutare a cogliere il senso della sessualità e della corporeità, della comunicazione affettiva; per riflettere sul matrimonio, che ha la sua radice vocazionale in Dio e che è ministero per la vita della società e della chiesa; per considerare la scelta per la vita consacrata e la scelta per il ministero presbiterale come luoghi nei quali può esprimersi l’amore.
Tutto questo dovrebbe diventare una “buona abitudine pastorale” per ogni parrochia, per ogni gruppo e associazione educativa.

Attenzione alle forme di devianza, emarginazione
Nelle nostre parrocchie vi sono forme di devianza, di emarginazione, di povertà che investono ragazzi e giovani provocando talora gravi problemi sotto il profilo educativo e religioso, e anche a livello di ordine pubblico vero e proprio.
Nelle nostre parrocchie come sono presenti questi problemi? vi sono casi (quanti?) di teppismo, di uso/spaccio della droga, di violenza…? Che cosa fa la parrocchia per questi ragazzi e giovani? che reazioni hanno gli altri giovani e le famiglie nei loro confronti (dall’intolleranza: “sbattiamoli fuori”, all’indifferenza, all’apertura acritica: “accogliamo tutti”, senza preoccuparsi delle condizioni educative adeguate?
No: sappiamo che Gesù è l’amore di Dio per gli uomini e che ci chiede di amare per primi i non amati, i poveri…
Qualora ci fossero, come talora accade, delle buone ragioni per concludere che il nostro Oratorio, ora, non è luogo adatto per accogliere questi ragazzi, questi giovani e dare a loro qualcosa di positivo ( perché non abbiamo educatori all’altezza o spazi o proposte opportune) la cura per loro passerebbe all’intera comunità, coinvolgendo altri adulti e cercando collegamenti con le istituzioni pubbliche presenti sul territorio.
Diverso è il caso di ragazzi, adolescenti o giovani portatori di handicap. Verso di loro occorre avere la massiama attenzione, favorendo la loro partecipazione, la nascita di gruppi di volontariato che vivano con loro e per loro, coinvolgendo e formando associazioni di genitori per portatori di handicap, collegandosi con le istituzioni pubbliche e con i gruppi di volontariato del territorio che si occupano di loro.

Educazione alla politica
Il rapporto tra i giovani e la politica, anche da noi, rispecchia in genere quello esistente nella società: molto disinteresse, luoghi comuni, genericità, ignoranza, tentazione di usare la politica in modo strumentaleper avere lavoro, protezione…Noi veniamo da una storia secolare dove la cosa pubblica è stata nelle mani di pochi, non abbiamo vissuto la civiltà dei Comuni, troppi esempi hanno contraddetto la politica come servizio per il bene della polis, cioè della città. Con piacere noto che, specie in occasione di elezioni, vi sono parrocchie che organizzano incontri anche per giovani, per cercare di capire che cosa è in gioco. Ma occorrerebbe fare di più, formando gli adolescenti e i giovani a cogliere che la politica, come l’economia, come tutta la vita, non è un mondo a parte rispetto alla fede, alla catechesi, alla carità, alla spiritualità, e che al contrario è il luogo dove la carità deve incarnarsi. Occorrerebbe far conoscere a loro, in modo non scolastico ma coinvolgente, la dottrina sociale della Chiesa.
Educazione alla comunicazione e all’uso dei mass-media
Oggi la comunicazione si estende più rapida. Siamo immersi in un universo di parole, di immagini e di suoni. Eppure rimane la fatica di intendersi e di convivere, molti sono soli. Spesso si comunica non per incontrare l’altro ma per prevalere su di lui, per conquistarlo. Ciò provoca difesa e diffidenza, tensioni, inganni…C’è un gran bisogno di educazione alla comunicazione e al dialogo, che è poi  educazione anche alla pace, e c’è bisogno di educazione all’uso dei mass-media che non sono più semplici strumenti, ma un ambiente nel quale siamo immersi; con le loro ambigue suggestioni invadano gli spazi della vita.

L’interparrocchialità
L’Oratorio, come la parrocchia, non è un’isola ma una cellula, vive in un contesto più ampio, insieme agli oratori vicini, specie quelli dello stesso paese e della stessa città. Ciò comporta l’impegno a coordinare gli obiettivi e le attività con chi, su di un territorio più vasto, sta esprimendo la cura della comunità cristiana per i più giovani.
In queste linee andrebbe vista la figura del prete incaricato della pastorale giovanile interparrocchiale, impegnato nella formazione degli educatori, nella direzione spirituale dei giovani e nel coordinamento. E’ una figura nuova che dovrebbe favorire una pastorale d’insieme superando l’autosufficienza di alcune nostre parrocchie.

Progetto educativo
Molte parrocchie fanno all’inizio dell’anno pastorale un calendario-programma delle attività. C’è anche chi redige un piano-progetto pastorale che partendo dalla presa di coscienza della situazione della parrocchia, individua le mete da raggiungere e fissa le attività da svolgere, i gruppi o le persone coinvolte, il calendario, i momenti di revisione, il bilancio finanziario relativo.
Qualcosa di analogo andrebbe fatto anche per la pastorale giovanile, per la vita dell’Oratorio, ricordando che l’Oratorio è fatto per chi lo frequenta, per rispondere ai suoi bisogni: l’ascolto e il coinvolgimento dei ragazzi e dei giovani nella redazione del Progetto Educativo è di fondamentale importanza.
Io propongo che il Progetto Educativo sia messo per iscritto, sia quindi un documento a cui ispirarsi e con cui confrontarsi, e penso che per la stesura il Consiglio dell’Oratorio (meglio ancora il Consiglio Pastorale Parrocchiale) possa partire dal confronto tra le mete educative dell’Oratorio e la realtà. Vi descrivo uno schema possibile.

  1. A) L’ORATORIO LUOGO CAPACE DI EDUCARE ALLA VITA CONTEMPLATIVA

La meta è quella di collaborare per costruire una chiesa formata da uomini e da donne contemplativi, una chiesa fiduciosa e capace di sostare nell’attesa e nell’ascolto di Dio, non affannata nel fare. La realtà com’è? ci sono luoghi riservati al silenzio in Oratorio? ci sono tempi dedicati alla preghiera per tutto l’Oratorio e per i diversi gruppi dell’Oratorio?
Ci sono occasioni per una comunicazione nella fede? Ci sono tempi qualificati e proposte qualificate per esperienze di ritiro e di contemplazione?

  1. B) L’ORATORIO LUOGO DOVE LA PAROLA E’ IN PRINCIPIO

La meta è quella di collaborare per costruire una chiesa in ascolto della Parola di Dio, sottomessa alla Parola, nutrita e liberata da questa Parola. Una chiesa che guarda e giudica a partire dalla lettura orante della Parola di Dio.
La realtà co’è? che posto ha la Parola di Dio negli itinerari Educativi? C’è attenzione all’educazione a “pregare la Parola”, alla scuola della Parola?

  1. C) L’ORATORIO LUOGO DOVE L’EUCARESTIA, GESU’ CRISTO E’ IL CENTRO

La meta è quella di collaborare a costruire una chiesa che metta l’Eucarestia al centro della sua vita, che fa memoria di Cristo modellando la sua vita sulla sua, che sa vibrare di simpatia e di carità, accogliente e aperta.
La realtà com’è? Qual’è la preoccupazione più grande degli educatori di un gruppo? tenerlo insieme? formare un gruppo a qualsiasi costo? motivare l’unità a partire dall’amicizia o motivare l’amicizia dalla fede in Gesù? L’Eucarestia è una delle cose che il gruppo fa o è la “cosa” che costruisce il gruppo? Nell’Oratorio ci sono “liturgie parallele” che celebrano altre ragioni di unità rispetto all’Eucarestia( capodanno, carnevale, presepio vivente, via crucis vivente, campo scuola, feste di compleanni,…) come si coniugano con la centralità dell’Eucarestia?

  1. D) L’ORATORIO LUOGO DELLA MISSIONE
    La meta è quella di collaborare per costruire una chiesa felice di annunciare a tutti la resurrezione di Cristo, la salvezza che da Lui deriva. Felice di essere testimone nella fraternità e nella povertà, nel coraggio e nella gioia, con uno stile di attenzione alla libertà dell’altro e nello stesso tempo amante della verità di ogni uomo.
    La realtà com’è? L’Oratorio è accessibile ai ragazzi e ai giovani per i suoi orari, per gli spazi educativi, con presenza di persone attente a loro? E’ attento a tutte le categorie (lavoratori. handicappati…) ? Che attenzione c’è per i ragazzi di famiglie che non gestiscono le Domeniche pomeriggio? E per le “bande trasgressive” che si fa?
  2. E) L’ORATORIO LUOGO DI ESPERIENZA DI CARITA’ – SOLIDARIETA’ – VITA FRATERNA
    La meta è quella di collaborare per costruire una chiesa appassionata degli uomini, che vive la carità, che si ferma vicino all’uomo bisognoso per comunicare la tenerezza di Dio. Una chiesa attenta al territorio in cui vive, con lo sguardo e il cuore aperti al mondo intero. La realtà com’è? Che interessamento c’è  da parte della Caritas parrocchiale al problema dell’educazione e della sensibilizzazione dei giovani e dei ragazzi alla carità? Che proposte ci sono in Oratorio in ordine al volontariato sociale, alle scelte di professioni nella vita?
    A monte di queste riflessioni potrebbe essere utile rispondere ad altre domande: per aiutare l’accesso alla fede in Gesù Cristo a ogni adolescente e giovane come dovrebbe mutare il volto della parrocchia, il suo agire nell’ascolto della Parola di Dio, nella predicazione, nelle celebrazioni liturgiche? Come dovrebbe mutare lo stile di guida della comunità, la collaborazione all’interno della comunità, l’attenzione ai poveri, il rapporto con i soldi, la presenza sul territorio?
    Che cosa propone su questi punti l’insegnamento della chiesa (diocesana, italiana, universale)?
    Nell’Oratorio si fa vivere con che stile? si forma a quale uomo? per quale società? si forma a quali valori? Alla libertà e non alla seduzione, alla responsabilità, alla lealtà, al rispetto delle regole del gioco, alla verità che costa, all’impegno e al servizio, alla condivisione, alla comunione, alla tolleranza, all’uguaglianza, alla mondialità…è educazione alternativa a quella proposta dal mondo circostante, dai media, talora anche dalle famiglie? come?

Domande
Nell’area di riflessione proposta in questo capitolo i temi meritevoli di un approfondimento sono davvero molti.
1) Qual è stata negli ultimi 50 anni la storia della pastorale giovanile della parrocchia? Quali sono state le figure più rappresentative che hanno inciso (preti, religiose, catechisti, educatori…)? perché hanno inciso? quale impronta di mentalità hanno lasciato? Esiste un archivio che documenta questa storia?
2) Per plasmare un lavoro educativo nella direzione tracciata dalla lettera, quali passi sono necessari? che cosa si può pensare per una loro graduale realizzazione? Quale dovrebbe essere il primo?
3) Quali sono le attività presenti in parrocchia per i ragazzi, gli adolescenti, e i giovani? per i “gruppi di attiità” (es. : coro, catechesi, sport,…) come aiutare il loro inserimento in un cammino formativo comune, superando il rischio della parzialità? per i “gruppi di associazione” (A.C., Agesci, C.L.,…) che hanno una loro specificità di itinerari educativi: come tener viva in essi ed esprimere la fondamentale appartenenza alla comunità parrocchiale? Come valorizzare il loro ricco patrimonio formativo (sia di metodo che di contenuti) per il cammino di tutta la comunità?
4)  Che attenzione viene data dalla parrocchia all’educazione alla fede, alla preghiera, all’impegno apostolico, all’accoglienza e al rispetto della vita, alla apce, all’amore, alla politica, alla comunicazione e all’uso dei mass-media, e ai giovani che si trovano coinvolti in fenomeni di devianza, violenza, emarginazione?
5) Esistono occasioni e iniziative per un lavoro educativo coordinato con altre parrocchie vicine?
6) Come fare per pensare un Progetto Educativo per la Parrocchia? coinvolgendo quali persone? con quali tempi? con quali verifiche?
7) Di solito si spendono soldi e si impegnano energie per ciò che sta a cuore: quanti soldi, quante energie, quante persone ha impegnato la parrocchia l’anno scorso per l’educazione dei ragazzi, adolescenti e giovani? quanto prevede per l’anno prossimo?

  1. LA PASTORALE D’AMBIENTE

Un ragazzo, un adolescente e un giovane non vive solo in famiglia e in parrocchia ma vive in molteplici ambienti (scuola, strada, gruppo d’amici,…) ove riceve proposte per la sua vita. Fra i diversi luoghi considera quelli nei quali possiamo giocare un ruolo positivo.

Scuola
Nella vita di un ragazzo e di un giovane la scuola costituisce un  passaggio nodale. Ci si può chiedere: a quale cultura educano le nostre scuole? per quale uomo? per quale società? quale presenza pastorale ha la nostra chiesa nella scuola?
C’è l’insegnamento della Religione Cattolica che ha lo scopo di favorire la promozione culturale degli alunni; ci sono talora delle celebrazioni liturgiche per il Natale, la Pasqua, l’inizio o la fine dell’anno scolastico. Chi aiuta a leggere criticamente alla luce della fede cristiana l’esperienza scolastica? Chi promuove l’evangelizzazione nella scuola? chi raccorda la vita ecclesiale e la scuola?
Anche la nostra diocesi conosce una piccola presenza di scuole cattoliche( soprattutto scuole materne, tre scuole elementari). Noi sappiamo che la scuola cattolica rientra nella missione salvifica della chiesa, ma qual’è la sintonia tra le scuole cattoliche e la vita della chiesa e più in particolare con la pastorale giovanile?

Lavoro
Del lavoro si parla spesso in casa, raramente in parrocchia. Da noi c’è nello stesso tempo troppo e troppo poco: troppi diplomati, troppi problemi, troppo poco lavoro, troppa poca collaborazione, troppo poco avvenire… Degli adolescenti e dei giovani che iniziano a lavorare chi si interessa? chi li aiuta a leggere il senso del lavoro, a conoscere il “vangelo” del lavoro? La distanza della chiesa dai giovani e dagli adolescenti che lavorano non è tollerabile.

Sport
Parecchi adolescenti e giovani si avvicinano allo sport per divertirsi, per bisogno di affermazione, per poter stare con gli altri, per…Qualcuno pensa o propone lo sport come l’attività principale della vita: questo non è educativo. Che presenza ha la nostra chiesa nello sport? si attrezza e si prepara, suscitando giovani e adulti capaci di educare in modo equilibrato e gioioso attraverso lo sport?

Tempo libero
Spesso si sente dire che il tempo libero è fatto per riposare, dove per riposare si intende un dolce far nulla. Basta veder i formicai di giovani e di adolescenti che passano ore e ore ogni sera nelle varie ville, pinete, corsi dei nostri paesi e delle nostre città.
Certamente riposarsi è un diritto sacrosanto ma sprecare il tempo è una mancanza di responsabilità nei confronti del Signore della vita. Uno dei compiti dell’Oratorio è di progettare il tempo libero, per dargli un contenuto educativo. Ma la chiesa dovrebbe essere presente anche là dove i giovani passano il proprio tempo libero, facendo proposte alternative.

Gruppi, Associazioni e Movimenti
Gli adolescenti e i giovani sentono il bisogno di fare gruppo, di comunicare, di stare insieme; questo serve per definire la propria identità, per fare esperienze di autonomia, di creatività, di responsabilità. Vi sono gruppi “spontanei” che nascono dalla libera aggregazione dei loro membri, e vi sono gruppi “istituiti”, che hanno regole, scopi, gestione ben definiti siano essi parte di Associazioni e Movimenti nazionali, siano essi locali; vi sono gruppi “parrocchiali”, che sono collegati in vario modo alla parrocchia e gruppi “cittadini”; vi sono gruppi “ecclesiali”, che si considerano parte della vita della chiesa e gruppi “non-ecclesiali”.
La pastorale giovanile deve prestare particolare attenzione a quei gruppi che hanno significato educativo dal momento che danno spazio alle relazioni interpersonali e a una intensa amicizia reciproca, e che esprimono un interesse o svolgono un esercizio.
Un gruppo è educativo quando fa da giusto contrappeso alle pressioni della società verso i giovani, rafforzando gli anticorpi per sottraesi al conformismo.
I gruppi ecclesiali, fedeli alla loro originalità, ai propri statuti e ai loro metodi pedagogici e pastorali, vanno accolti, promossi e valorizzati in quella sostanziale comunione nel Signore che fa camminare insieme.
Una nota particolare va fatta per l’Azione Cattolica che ha come sua finalità il fine stesso della chiesa. Qualcuno dice che non c’è bisogno di gruppi, che non c’è bisogno dell’A.C.,  che basta la pastorale che si fa per tutti. Questo non è stato il metodo di Gesù e della Chiesa nel corso dei secoli (basta pensare alla diversa formazione degli apostoli, dei discepoli, della folla).

Domande
Gli argomenti toccati in questo capitolo riguardano, più che le Parrocchie, gli argomenti diocesani. Sono loro che devono soprattutto interrogarsi sulla pastorale negli ambienti di vita degli adolescenti e dei giovani.

  1. INDICAZIONI OPERATIVE

Qualcuno di voi mi ha detto le sue perplessità  e talora la sua sfiducia sulla possibilità per la nostra diocesi di promuovere una vera pastorale giovanile nelle parrocchie. So bene che non abbiamo molta tradizione e che la massiccia assenza dalle nostre parrocchie dei giovani universitari complica le cose. Ma io credo nello Spirito Santo che è capace di far nuove tutte le cose rinnovando la faccia della terra. E credo nella vostra generosità.
Non temete non vedendo la distanza esistente tra le mete e le situazioni concrete, perché ciò che non è possibile all’uomo è possibile a Dio.

Il “luogo”
Il luogo ordinario e privilegiato della pastorale giovanile è la parrocchia , infatti è la comunità cristiana che ha la responsabilità irrinunciabile di educare alla vita e alla fede le nuove generazioni. Per questo deve avere un Progetto Educativo con specilae attenzione per gli adolescenti (14-18 anni) e per i giovani (19 anni e oltre). La pastorale giovanile richiede anche spazi materiali adeguati, un vero e proprio Oratorio fatto di locali per riunioni, campi da gioco all’aperto , cappella per la preghiera.
Ma la parrocchia non è un’isola, in particolare per un adolescente e per un giovane che vive in vari ambienti e che desidera scegliere i luoghi e le persone con le quali vivere. La natura missionaria della parrocchia la porta ad acoogliere in spirito di servizio gli adolescenti e giovani che abitano in altre parrocchie e che chiedono di partecipare alle altre proposte, come la porta a guardare con favore a propri adolescenti e giovani che vanno in altre parrocchie o inn gruppi od Oratori a dimensione cittadina, o che partecipano a forme di pastorale d’ambiente.
Sarà cura della pastorale giovanile diocesana valorizzare le iniziative superparrocchiali già esostenti e inventare di nuove, specie in pordine alla pastorale d’ambiente (scuola, lavoro, sport, tempo libero).

I destinatari

  1. A) I RAGAZZI
    Un’attenta pastorale giovanile inizia da lontano. Mi limito qui a considerare i preadolescenti o ragazzi (12 – 14enni). La loro età coincide di solito con la scuola media inferiore; la stagione che vivono è di “passaggio”, è nuova e imprevedibile, aperta al futuro, segnata da incertezze e talora da paura. Nella nostra diocesi dovrebbe terminare negli anni della preadolescenza il cammino della Iniziazione cristiana, con la celebrazione della Cresima e dell’Eucarestia ecclesiale. La proposta educativa della parrochia per i ragazzi dovrebbe offrire oltre alla catechesi, anche occasioni di gioco e di attività proprie dell’età, impegni di solidarietà, esperienze di gruppo dove vi sia amicizia e dialogo, in modo speciale l’ACR e l’Agesci.
  2. B) I GIOVANISSIMI (= GLI ADOLESCENTI)
    Tutti sappiamo che l’adolescenza (15 – 18 anni)  costituisce oggi il momento più delicato e forse più difficile dell’età evolutiva. La ricerca dell’identità porta gli adolescenti a esperienze frammentarie, a “guerre di liberazione” nei confronti degli adulti, specie i genitori, a scelte provvisorie,… La proposta educativa della parrocchia dovrebbe essere molto creativa per offrire proposte a tutti gli adolescenti invitandoli nel momento in cui cominciano a decidere il destino della loro vita, a riflettere sul senso della vita, sul progetto di Gesù, sulla fede cristiana, sulla comunità cristiana come luogo dove hanno diritto di vivere, sulla vocazione che Cristo rivolge a loro. La proposta catechista si avvalga necessariamente del catechismo della CEI “Io ho scelto voi”, opportunamente mediato in modo fedele e creativo nello stesso tempo.
    La proposta educativa dovrebbe inoltre affrontare alcuni nodi fondamentali: la crescita affettiva con i problemi connessi( accettazione della propria corporeità, senso della sessualità, ricerca di nuovi equilibri in famiglia, amicizia e amore); la motivazione personale della propria pratica religiosa e della preghiera; la voglia di essere utile per qualcuno e insieme la paura di impegni continuati. Dovrebbe anche proporre esperienze di gruppo, di gioco, di festa, di incontro, di sport secondo un Progetto Educativo ben motivato.
  3. C) I GIOVANI
    I giovani (19 – 25 anni) da noi, purtroppo, specie gli studenti, sono costretti a vivere altrove. Questo però non ci esime di seguirli sia quelli che restano sia quelli che partono. Spesso i giovani di questa età sono caratterizzati dalla domanda: che cosa fare da grande? che sbocco dare alla mia vita? Talora invece sono nell’indifferenza, tirano a campare, non vedono sbocchi.
    La proposta educativa della parrocchia fa fatica a raggiungere i giovani, anche i gruppi giovanili A.C. sono qua e là in difficoltà. Chi si dà ai giovani sa che occorre molta speranza e molta pazienza facendo proposte, essendo accanto, accogliendo, ricominciando. Le varie iniziative vanno necessariamente pensate e fatte con i giovani, non basta farle per i giovani. Oltre i gruppi di catechesi o il coro che si riuniscono una volta alla settimana, in parrocchia si possono proporre 2-3 iniziative in un anno per tutti i giovani, concentrate nel tempo, specie nei tempi forti, su tematiche vitali. Una cura particolare va rivolta all’educazione all’amore, alla politica e all’inserimento dei giovani nei servizi a favore della comunità (nella catechesi, nella liturgia, nella carità, nell’animazione dell’Oratorio o di gruppi).

Gli educatori
Benchè sia tutta la comunità cristiana il soggetto della Pastorale Giovanile, al suo interno sono necessari alcuni animatori che in comunione e corresponsabilità con il presbiterio offrano il loro servizio alla Chiesa per il bene dei ragazzi e dei giovani.
Una animazione non si improvvisa, richiede delle doti(capacità di capire i giovani, di stare con loro, di parlare con loro, di ascoltarli; conoscenza della Chiesa e un senso forte di appartenenza; equilibrio umano, disponibilità a un servizio prolungato nel tempo; coscienza che l’educazione è una missione e un servizio). Come per Giovanni il Battista l’ideale dell’animatore è di aiutare i giovani a crescere, facendosi da parte quando la missione è compiuta. L’educatore non è un seduttore, non lega a sè le persone, ma le aiuta a camminare da sole, nella libertà. L’educatore mentre educa si forma, e la sua testimonianza cristiana si alimenta con la preghiera personale, con l’Eucarestia, con la Riconciliazione, con il confronto con un direttore spirituale… Molti chiedono di fare qualcosa per la formazione degli animatori. La prima scuola di formazione è la stessa animazione, ma non basta. Il luogo naturale per la formazione degli animatori è la comunità parrocchiale e la sua comunità degli animatori. In ogni parrocchia la comunità degli educatori-animatori si riunisca periodicamente per la preghiera, per la riflessione, per la progettazione e per la verifica. Sarà compito dell’Ufficio diocesano della Pastorale Giovanile curare soprattutto la formazione dei coordinatori-direttori degli Oratori parrocchiali.
E’ ovvio che il servizio dell’animazione, richiedendo una buona formazione umana e cristiana, può essere affidato solo a chi abbia una adeguata maturità, e che abbia almeno 20 – 21 anni.

Orientamenti e disposizioni
Sono al termine della lettera e qualcuno sta forse dicendo: belle parole, ma in concreto che dobbiamo fare? Prendo sul serio questa domanda e faccio alcune proposte.
Ogni aprrocchia e ogni associazione od organismo ecclesiale che promuove pastorale giovanile:
– potrebbe leggere comunitariamente questa lettera pastorale, scrivere quali sono i messaggi che trova utili per sè, e rispondere alle domande che si trovano al termine di ogni capitolo;
– potrebbe fare uno o più incontri con i genitori degli adolescenti per riflettere sui rapporti genitori e figli adolescenti e avere indicazioni operative;
– potrebbe redigere il proprio Progetto Educativo;
– potrebbe prevedere nel Progetto Educativo il cammino per giungere alla realizzazione di un vero e proprio Oratorio parrocchiale.
Per promuovere la pastorale giovanile mi pare utile che in ogni parrocchia:
– vi sia un “ministro” alla gioventù, referente e coordinatore delle iniziative per i ragazzi, adolescenti e giovani (può anche essere chiamato Direttore d’Oratorio, può essere un sacerdote, una religiosa, una coppia di sposi o fidanzati, un adulto o un giovane-adulto);
– vi sia un animatore-responsabile per la pastorale dei ragazzi preadolescenti, uno per gli adolescenti-giovanissimi, uno per i giovani;
– vi sia la comunità degli animatori con i compiti descritti nella lettera;
– vi siano gruppi di adolescenti che percorrano un itinerario di fede di 4 anni utilizzando il Catechismo della CEI “Io ho scelto voi”, da concludersi con la Redditio Symboli (professione di fede). Noi sappiamo che “i riti contano” e quindi l’itinerario formativo degli adolescenti e dei giovani che scelgono di essere cristiani è bene che sia sottolineato da alcune celebrazioni;
– Eucarestia ecclesiale al termine della terza media per i ragazzi che hanno celebrato il sacramento della Cresima l’anno precedente. Questo rito, che deve avvenire dopo un’adeguata riflessione sulla centralità dell’Eucarestia nella vita della Chiesa e del cristiano, vuole trasmettere il messaggio che l’Eucarestia, punto d’arrivo dell’Iniziazione cristiana, inserisce a pieno titolo nella Chiesa, corpo di Cristo, popolo di Dio.
– Traditio symboli al termine della seconda superiore per gli adolescenti che intendono approfondire il senso e il contenuto della fede cristiana.
– Redditio symboli, cioè la professione di fede, a 18 anni per i giovani che decidono di essere “maggiorenni” nella fede, che scelgono di essere cristiani.
– Impegno ecclesiale per i giovani di 20 – 21 anni che, dichiaratisi disponibili, ricevono dalla chiesa l’incarico, la missione, di essere sue membra vive, svolgendosi un ruolo di animazione e di servizio.

Incontri col Vescovo
Per evidenziare l’appartenenza alla Chiesa di Cristo è bene che i ragazzi, gli adolescenti e i giovani abbiano durante l’anno alcuni incontri col Vescovo.
Tali incontri possono essere:
– per i cresimandi: ragazzi durante un Sabato di Quaresima; i giovani e adolescenti durante un altro Sabato sempre di quaresima;
– per l’Eucarestia Ecclesiale di solito alla Domenica del Corpus Domini, in Cattedrale;
– per la Traditio Symboli durante una Veglia ad hoc nel tempo pasquale;
– per la Redditio Symboli al termine della marcia notturna di Pentecoste;
– per il rito dell’Impegno ecclesiale durante la Veglia della Giornata mondiale per le missioni;
– per i “maturandi” in un Sabato di Quaresima;
– per i 18enni Esercizi Spirituali in Quaresima;
– per i 19enni e altri giovani fino a 25 anni Esercizi Spirituali in autunno;
– per gli adolescenti di almeno 17 anni e per i giovani Pellegrinaggio diocesano a piedi in primavera;
– per gli adolescenti e i giovani  Marcia notturna di Pentecoste con Messa all’alba;
– per i ragazzi, adolescenti e i giovani Festa degli Oratori in una Domenica del tempo pasquale;
– per gli adolescenti e i giovani Veglia di preghiera per la Giornata Mondiale della Gioventù.

  1. CONCLUSIONE

Maria, la piena di Grazia, tanto venerata dalla nostra chiesa preghi per noi. Noi la sentiamo vicina, Madre che ci insegna a superare ogni paura e che ci conforta nella lotta quotidiana contro il male. Sostenga Maria, la nostra speranza; incoraggi la chiesa che è in San Severo a proseguire sulla strada della fedeltà a Cristo Signore.
Nelle sue mani poniamo i nostri ragazzi, adolescenti, giovani, possano dare senso alla loro vita e accogliere quanto da lei detto a Cana di Galilea: “Fate quello che Egli (il Maestro) vi dirà” (Gv 2,5): Gesù solo, infatti, è la via, la verità, la vita (Gv 14,6).
Guida Maria i nostri giovani sulla strada dell’umile ricerca della verità; guidali alla felicità vera, possibile solo nella piena comunione con Dio
Fratelli e sorelle carissimi, abbiamo di fronte a noi un impegno molto grande, quello di consegnare una vita bella e una fede forte alle nuove generazioni. Voi sapete che tutte le grandi realizzazioni, così come i vincoli di amore, di matrimonio, di amicizia e i beni della giustizia, della verità e della bellezza, abbisognano di tempo, di fermezza e di memoria, altrimenti finiscono per degenerare.
Carissimi giovani io ho molta fiducia in voi. A ciascuno di voi il Signore dice quel che disse un giorno al profeta Geremia: “Non dire: sono giovane, ma và da coloro a cui ti manderò e annunzia ciò che io ti ordinerò… Ecoo, ti metto le mie parole sulla bocca” (Ger 1,7-9b)
Noi vogliamo servire il Signore e la nostra speranza non si basa sulla nostra intelligenza ma solo su di Lui: Signore, sia su di noi la tua grazia, perché in te speriamo” (Sal 33,22)
Noi sappiamo che “L’uomo che confida nel Signore è come un albero piantato lungo l’acqua, verso l’acqua stende le radici; non teme quando viene il caldo, le sue foglie rimangono verdi; nell’anno della siccità non intristisce, non smette di produrre i suoi frutti” (Ger 17,7b-8). Vi saluto con affetto, con stima grande e con riconoscenza, facendo mie le parole di S.Paolo alla chiesa di Tessalonica:”E lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio Padre nostro che ci ha amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una speranza, conforti i vostri cuori e li confermi in ogni opera e parola di bene” (2Ts 2,16-17):

15 agosto 1994
Assunzione della Beata Vergine Maria