DOMENICA III DI PASQUA – B – di Giuseppe Bellia

Contemplando il suo Signore e Dio,

Il profeta vide storpi saltare di gioia

per la fede nel Nome santo di Gesù,

fonte perenne di vita in chi lo invoca.

O tu, che tarlo mortale sempre corrode,

chiuso in te da disperazione continua,

Contempla l’Agnello, Vittima pura:

è il tuo Dio che per te si è fatto Carne.

Stanza chiusa da paura apriti al Cristo,

Sion non temere, a te viene il tuo Dio,

ecco egli sta in mezzo e ti dice: Pace!

Tocca la sua Carne per te crocifissa.

PRIMA LETTURA                                        At 3,13-15.17-19

Dagli Atti degli Apostoli

13-15: Annuncio su Cristo.

In quei giorni, Pietro disse al popolo: 13 «Il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato di fronte a Pilato, mentre egli aveva deciso di liberarlo;

Lo sguardo si fissa ora su Gesù. L’introduzione è solenne.

Il Dio di Abramo e d’Isacco e di Giacobbe. Si rifà alla rivelazione dell’Oreb (Es 3,6.15). È l’inizio della rivelazione al popolo, che nei suoi padri è associato a Dio: il Dio dei nostri padri. Là è l’inizio della sua opera salvifica, qui è il suo compimento. Là Dio «si è gloriosamente glorificato e la sua destra si è glorificata in potenza» (cfr. Es 15,1.6), ora ha glorificato il suo servo Gesù. Ha glorificato, con la sua risurrezione. Vi è un riferimento a Is 52,13 LXX: Il mio servo sarà esaltato e sarà molto glorificato. Il suo servo. È un probabile riferimento ai canti del Servo del Signore che vengono applicati a Gesù nella catechesi primitiva testimoniata dagli scritti del N.T. In questo è particolarmente sensibile Luca. Gesù, ben conosciuto e di cui si conoscono i fatti che ora l’apostolo richiama. Che voi avete consegnato e rinnegato. «La consegna» è il tradimento e l’espellere Gesù dalla comunità d’Israele, rinnegandolo «davanti agli uomini» (cfr. Mt 10,33) e consegnandolo pertanto al tribunale romano per la sentenza capitale mentre Pilato aveva deciso di liberarlo. Oltre alla contrapposizione all’azione divina di glorificazione, vi è quella all’azione del giudice romano. Tutto testimonia a favore dell’ innocenza e della missione di Gesù Servo di Dio».

14 voi invece avete rinnegato il Santo e il Giusto, 15 e avete chiesto che vi fosse graziato un assassino. Avete ucciso l’autore della vita, ma Dio l’ha risuscitato dai morti: noi ne siamo testimoni.

Continuano le contrapposizioni tra l’azione di Dio e quella degli ascoltatori. Voi avete consegnato e rinnegato (13b) … avete rinnegato e avete chiesto (14) … avete ucciso. Le azioni si succedono con intensità di gravità. Come oggetto delle azioni è Cristo, di cui vengono sottolineati alcuni titoli che accentuano la grave responsabilità del popolo e nello stesso tempo sono il fondamento dell’azione liberatrice di Dio nei confronti di Gesù.

Il Santo e il Giusto. Il Santo richiama la rivelazione al profeta Isaia (6,3) che vide la sua gloria e di Lui parlò (cfr. Gv 12,41). Egli è il Santo di Dio (Mc 1, 24; Lc 4,34; Gv 6,69). Il Giusto è colui nel quale la giustizia è intrinseca e non ha bisogno di redenzione. In Lui si rivela quindi la «giustizia di Dio», come rivelazione dell’iniquità e nello stesso tempo della redenzione da essa. Al Santo e al Giusto viene contrapposto un omicida che è graziato. Questo sottolinea il loro essere omicidi.

È Lui che conduce alla vita e quindi non poteva restare nella morte. Egli è «il primo della risurrezione dei morti» (cfr. Col 1,18) ed è Colui che il Padre, risuscitando, ha riempito della sua stessa vita perché ad essa conducesse tutti gli uomini.

L’annuncio è concluso dalla testimonianza data dagli Apostoli alla risurrezione di Gesù (cfr. 2,32: Predica di Pentecoste).

 [16 E per la fede nel suo nome, ha dato vigore il suo nome a quest’uomo che voi vedete e conoscete; e la fede in esso ha dato a costui la perfetta guarigione alla presenza di tutti voi. ]

Alla luce di quanto ha annunciato su Cristo ora l’apostolo interpreta la guarigione dello storpio.

Egli si appella alla testimonianza dei presenti: quest’uomo che voi vedete e conoscete.

Sottolinea il rapporto inscindibile del Nome di Gesù e della fede nella frase iniziale: Per la fede nel suo Nome. Questo è come il titolo dell’argomento.

Seguono le due frasi principali del versetto che sono poste in modo chiastico:

a costui                             la fede in Lui

ha dato vigore                  ha dato

il nome di Lui                    a lui la perfetta guarigione.

Le stesse operazioni sono attribuite al Nome e alla fede. Haenchen: «Il nome non è efficace se non c’è la fede in esso; d’altro canto è il nome predicato da Pietro che suscita la fede (Apg 206) (vedi Schneider, o.c., p. 445).

17-21: Invito alla conversione.

17 Ora, fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza, come pure i vostri capi.

Fratelli, in rapporto al «Dio dei padri nostri» e all’opera che Egli ha compiuto in Gesù; per ignoranza, è il misconoscimento del disegno di Dio annunziato dai profeti (3,18; cfr 2Cor 3,14-16). Essa è una scusante (cfr. Lc 23,34: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno»), ma non lo è più quando si conosce quello che si è fatto mediante l’annunzio che toglie l’ignoranza. Una volta scomparsa questa e sopraggiunta la conoscenza, l’uomo non si scusa affatto, anzi piange per quello che ha fatto; questo è il principio della conversione. I vostri capi, Schneider: «Mentre alla fine i capi procedono all’arresto degli Apostoli (4,1-3), molti degli uditori, pervengono alla fede (4,4)». (o.c., p 448).

18 Ma Dio ha così compiuto ciò che aveva preannunciato per bocca di tutti i profeti, che cioè il suo Cristo doveva soffrire.

Il discorso ritorna sull’azione di Dio.

Dio ha così compiuto. In Gesù, nonostante le apparenze è avvenuto «il compimento delle sue profezie e delle sue promesse dell’A.T. (cfr 1Cor 15,3-4)» (TOB). Ascoltando infatti tutte le profezie si vede la loro concorde testimonianza sulle sofferenze del Cristo.

19 Convertitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati».

Dalla testimonianza concorde delle profezie, dal segno, che rivela la potenza del suo Nome, deriva l’invito alla conversione, dunque come modo per entrare nell’adempimento della promessa che, «continua nel perdono dei peccati (10,43), nel dono dello Spirito (2,16-21.33), nella predicazione apostolica (13,40s. 46s; 28,25-28) e nel formarsi della Chiesa (15,14-19) e verrà portato a termine dalla venuta gloriosa di Cristo (3,20-21)» (TOB).

Come effetto immediato del pentirsi e del convertirsi il testo registra: perché siano cancellati i vostri peccati.

SALMO RESPONSORIALE                                   Sal 4

R/.  Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto.

R/. Alleluia, alleluia, alleluia.

Quando t’invoco, rispondimi, Dio della mia giustizia!

Nell’angoscia mi hai dato sollievo;

pietà di me, ascolta la mia preghiera.                           R/.

Sappiatelo: il Signore fa prodigi per il suo fedele;

il Signore mi ascolta quando lo invoco.                         R/.

Molti dicono: «Chi ci farà vedere il bene,

se da noi, Signore, è fuggita la luce del tuo volto?».      R/.

In pace mi corico e subito mi addormento,

perché tu solo, Signore, fiducioso mi fai riposare.         R/.

SECONDA LETTURA                                      1 Gv 2,1-5a

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo

1 Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paràclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto.

cfr. 3,6: chiunque rimane in Lui non pecca. Tutte le parole dette precedentemente hanno come scopo di eliminare il peccato e l’agire nel peccato.

Colui che era fin da principio, il Verbo della vita, si è manifestato, ha fatto comunità con gli Apostoli e con noi mediante l’annuncio degli Apostoli e quindi in Lui col Padre. Questo annuncio, sorgente di tutta la vita divina in noi, è Dio è luce e in Lui non c’è tenebra, quindi camminare nella luce è lo stesso che fare la verità cioè: seguire Gesù, amare il fratello, fare comunità gli uni con gli altri per far circolare il sangue di Cristo, che ci purifica, se ci proclamiamo peccatori. La Parola quindi rimane in noi, noi rimaniamo in Lui e di conseguenza non pecchiamo. Questa è la strada per giungere a non peccare.

Ma se qualcuno ha peccato, nonostante questi doni e queste grazie (cfr. 1Tm 1,15), non disperi perché abbiamo un Paràclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto (cfr. Eb 7,20-25). Egli è sommo sacerdote per sempre, in eterno, e può salvare perfettamente coloro che per mezzo di Lui si accostano a Dio, in quella condizione in cui sono, cioè di peccatori, essendo egli sempre vivo per intercedere a loro favore. Gesù, che è nel seno del Padre, ora intercede a nostro favore; essendo vivo ci comunica la vita; essendo luce ci dona la luce e ci toglie dalle tenebre. Egli è quindi Paràclito, avvocato-consolatore (cfr. Gv 14,16: Lo Spirito Paràclito, Consolatore e avvocato che intercede a favore dei santi Rm 8,26).

2 È lui la vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.

È lui la vittima d’espiazione (cfr. 4,7-10: perché Dio è amore e per primo ci ha amati; in questo si manifesta l’amore di Dio). L’iniziativa è partita da Dio, senza nemmeno che noi ne avessimo consapevolezza anche in seguito. Qui infatti sta il dramma della fede: l’amore di Dio è talmente discreto che non s’impone. Noi lo dobbiamo scoprire; questo è il cammino, che tutti hanno fatto.

Questo discorso lo affronta pure Paolo in Rm 3,21-26. Egli, educato al rigore della Legge, nel momento in cui crede in Gesù, conosce la gratuità della giustificazione proprio perché Cristo è strumento di espiazione nel suo sangue (cfr. Ap 1,5).

Non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo (cfr. Gv 4,42: Egli è davvero il Salvatore del mondo; vedi 3,16 e 11,52).

3 Da questo sappiamo di averlo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti.

Dopo aver parlato della comunione con Dio, l’Apostolo ci dona i segni, attraverso i quali conosciamo che lo abbiamo conosciuto (v. 3) e che siamo in Lui (v. 5). Osservare i suoi comandamenti, questo è il primo dato indiscutibile: osservi i suoi comandi? Lo conosci, Non li osservi? Non lo conosci.

4 Chi dice: «Lo conosco», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e in lui non c’è la verità.

Conoscere (10,14) è fare esperienza di Dio. Questa esperienza si attua nell’osservanza dei comandamenti. La verità è in noi solo in questo modo: attraverso l’esperienza, che di Dio facciamo nell’obbedire a quanto Egli ci comanda. Se pur non delimitato, tuttavia Dio è intrinseco al precetto, da Lui scelto come via per conoscerlo e farne esperienza. Chi non osserva i comandamenti del Cristo non è nella verità e non può conoscere Dio, per cui egli è bugiardo se afferma di conoscere Dio (cfr. 4,20: il comandamento dell’amore come segno della conoscenza di Dio).

5 Chi invece osserva la sua parola, in lui l’amore di Dio è veramente perfetto.

Chi invece osserva la sua parola (cfr. Gv 14,21-24: la sua parola è comandamento). L’amore di Dio non dice “la conoscenza di Dio” perché nell’amore sta la perfezione della conoscenza. Come amore intendiamo quello verso Dio e che è in Dio. L’amore, che da Dio è a noi comunicato, fa a noi esperimentare il fuoco puro delle nostre energie passionali non più ripiegate su se stesse e verso le creature ma sublimate incessantemente nella perfezione che consiste nell’essere capaci di amare i nostri nemici. Questo è il segno che nel discepolo l’amore di Dio è veramente perfetto.

Nell’osservare la sua parola, nell’amore perfetto conosciamo, cioé sperimentiamo con tutto noi stessi che: siamo in lui, come subito dice: Da questo conosciamo di essere in lui.

Note

«Nel termine paraclito (avvocato) è molto consolante sapere che Gesù anche dopo la sua glorificazione intercede per noi; tuttavia questa conoscenza è legata al fatto che però non dobbiamo peccare. La sua difesa presso il Padre ci deve aiutare a non peccare in due modi:

1) spezzare le conseguenze che una mancanza fatta porta in noi: ci sono infatti peccati legati tra di loro come una catena. Il pensiero di Lui intercessore spezza questa catena

2) che ci fa prevenire il peccato sapendolo intercessore presso il Padre per noi.

Non solo perdona i nostri peccati, ma anche quelli di tutto il mondo; prima di tutto perdona i peccati di coloro che gli sono più vicini; è consolante pensare che Egli è intercessore e onorato presso il Padre per loro – inoltre in senso più vasto per tutto il mondo per il quale siamo chiamati a pregare e a intercedere» (d. Giuseppe Dossetti, appunti di omelia).

ACCLAMAZIONE AL VANGELO                     Cf Lc 24, 32

R/.       Alleluia, alleluia.

Signore Gesù, facci comprendere le Scritture;

arde il nostro cuore mentre ci parli.

R/.       Alleluia.

VANGELO                                                       Lc 24,35-48

 Dal vangelo secondo Luca

35 In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane.

Le tenebre sono dissipate e la gioia pervade i discepoli del Signore. Non ci sono più i discorsi tristi del mattino, ma il gioioso annuncio che rende presente il Signore. Questa presenza continua nell’Eucarestia, dove Parola e frazione del Pane sono l’incontro con il Signore risorto e quindi sono il luogo dove Egli apre le Scritture e si fa conoscere nel Pane spezzato.

36 Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!».

Mentre essi parlavano di queste cose, sebbene in modo ancora imperfetto, la luce della fede non ha ancora dissipato le tenebre del dubbio, Gesù in persona stette in mezzo a loro, non entra e si pone nel mezzo, ma sta in mezzo a loro. Questo suo modo di essere li sconcerta.

E disse:«Pace a voi», questa è la pace, che non è come quella che dà il mondo (Gv 14,27), è frutto dello Spirito (Gal 5,22) e toglie i turbamenti e i ragionamenti dal cuore.

37 Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma.

Sconvolti e pieni di paura, il terrore e la paura li invadono, ne sono penetrati come di fronte a un’apparizione ultraterrena, infatti credevano di vedere uno spirito (trad.: fantasma). Essi provano quel terrore e spavento che è proprio, nell’A.T., di chi vede un’apparizione divina o di angelo.

Dicono che è uno spirito perché non è mai successo che la carne entrasse nella sfera divina.

38 Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore?

Ma egli disse loro: Perché siete turbati, così parla come medico che guarisce le malattie del cuore, allontana prima la loro paura, poi aggiunge: e perché sorgono dubbi (lett.: ragionamenti salgono) nel vostro cuore? Dissipa in loro quel tentativo di riportare la risurrezione ad un fenomeno solo dello spirito e che non riguarda la carne per la quale è scritto: anche la mia carne riposerà nella speranza (Sal 16,9).

39 Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma (lett.: uno spirito) non ha carne e ossa, come vedete che io ho».

Guardate le mie mani e i miei piedi dov’è il foro dei chiodi: sono proprio io, lo stesso che è stato crocifisso e messo nel sepolcro. Toccatemi e guardate, attraverso i sensi esterni Gesù dissipa le tenebre che avvolgono i sensi interiori: uno spirito non ha carne e ossa, così Adamo chiama la donna quando si sveglia (Gn 2,23) per cui l’uomo è colui che ha carne e ossa e in questo differisce dallo spirito, come vedete che ho io.

40 Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi.

Il Signore prende l’iniziativa di rivelarsi nella sua carne e con pazienza, pieno di amore, compie questi gesti per guarire la loro infermità. La sua carne infatti è farmaco di vita eterna.

41 Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore,

Ma poiché per la gioia non credevano ancora, vi è la gioia di vedere il Signore e di toccarlo, ma credere è al di là della stessa esperienza di toccare la carne sua di Risorto, è attingere al Verbo della vita come dice l’Apostolo: ciò che era fin dal principio… ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita (1Gv 1,1), ed erano pieni di stupore perché sempre più penetrati dal mistero che li risveglia dal sonno della morte. Crede infatti nel Risorto chi già partecipa della sua risurrezione.

non credono per la gioia. La fede non scaturisce da intensa emozione sia dalla gioia come dal terrore – La cosa che mi colpisce di più che sia il mangiare, che scaturisce dall’incredulità, a stabilire il contatto con il risorto; la mensa del Cristo come nutrirsi di Lui e nutrirsi con Lui dà il vero contatto con il risorto; se non c’è questa comunione di mensa, nell’Eucaristia, il Cristo è per noi un fantasma che è illusione diabolica – Il contatto della mensa toglie da noi il fantasma che è illusione diabolica” (d. U. Neri, appunti di omelia).

disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». 42 Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; 43 egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.

«La cosa che mi colpisce di più che sia il mangiare, che scaturisce dall’incredulità, a stabilire il contatto con il risorto; la mensa del Cristo come nutrirsi di Lui e nutrirsi con Lui dà il vero contatto con il risorto; se non c’è questa comunione di mensa, nell’Eucaristia, il Cristo è per noi un fantasma che è illusione diabolica. Il contatto della mensa toglie da noi il fantasma che è illusione diabolica»

(d. U. Neri, appunti di omelia).

44 Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi».

Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi», quelle parole per cui è detto: essi non comprendevano questa parola (9,22); bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi e in tal modo cita tutta la Scrittura distinta nelle tre sezioni.

Poiché tutto si è compiuto ora le Scritture non sono più oscure, il velo è tolto.

45 Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture

Ciò che precedentemente era loro nascosto perché non comprendessero (9,22) viene ora rivelato. Il medico celeste ha guarito i suoi discepoli per comunicare loro il dono che dissipa ogni incredulità: l’intelligenza delle Scritture. Con le parole che seguono dà loro la chiave che apre questa porta.

46 e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, 47 e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e [lett:. per] il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme.

Nel suo Nome saranno predicati a tutti i popoli, perché ogni carne vedrà la salvezza di Dio (3,6), la conversione e (lett.: per) il perdono dei peccati. I profeti avevano annunziato la conversione e profetizzato il tempo della remissione dei peccati. Anche Giovanni predicava e amministrava il battesimo della conversione, annunciando Colui che ha il potere di rimettere i peccati. Solo dopo la Risurrezione la conversione introduce nella remissione dei peccati.

Questo annuncio parte da Gerusalemme. E questo è il contenuto della missione apostolica e della Chiesa. In questo modo Gesù raggiunge tutte le genti. Egli infatti è il Vivente che è sempre con i suoi.

48 Di questo voi siete testimoni».

Sono testimoni di questi avvenimenti riguardanti il Cristo come compimento delle Scritture e danno pure testimonianza che il Cristo risorto li ha guariti dalla loro incredulità e ha dato loro il potere di risanare tutti nell’annuncio della conversione e nella remissione dei peccati.

Note

Benché battezzati, cioè rigenerati come figli di Dio, e consacrati con il crisma, sigillo dello Spirito Santo, e benché più volte ci siamo accostati alla mensa del suo Corpo e del suo Sangue, tuttavia non siamo ancora del tutto morti a ciò che è vecchio per essere totalmente una nuova creatura. In questa condizione  ragionamenti salgono nell’intimo nostro che si trasformano in dubbi e Gesù più che apparirci vivo e presente nella nostra vita e nell’umanità stessa, ci appare più come un fantasma, come uno senza contorni, sfumato nelle nebbie dei nostri pensieri e dei nostri discorsi.

Cosa fa il Signore per farci uscire da questa situazione? Convocati insieme, innanzitutto ci dona la sua pace, Egli che è la nostra pace. Pace che ci risana da ciò che dentro ci divide (rancori, gelosie, inimicizie), pace che si comunica al fratello che spezza con noi lo stesso pane, pace che diventa azione costruttiva ovunque siamo. Donandoci la pace, Egli dissipa i ragionamenti che sono nel cuore e ci rende capaci di esperimentarlo nei segni sacramentali e di comprenderlo nella Parola che viene letta e proclamata.

Corroborati alla mensa dove ci nutriamo del suo vero Corpo e del suo vero Sangue, saremo illuminati dallo Spirito che ci renderà capaci di essere testimoni di quello che abbiamo ascoltato e visto; allora non potremo toccare, dovremo parlare di Colui che è vivo in noi, cioè di Cristo in noi, speranza della gloria (Col 1,27).

Non taceremo perché «il silenzio non edifica la Chiesa di Dio» (Origene), ma parleremo; come parleremo: secondo la misura della fede che ci è data, come dice l’Apostolo: animati da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: Ho creduto, perciò  ho parlato, anche noi crediamo e perciò parliamo (2Cor 4,13).

PREGHIERA DEI FEDELI

  1. C. Con lo sguardo interiore fisso sul Signore Gesù, che il Padre ha glorificato, eleviamo fiduciosi la nostra umile preghiera.

Venga il tuo regno, Signore

  • Dio, che sempre rinnova la sua Chiesa, dia ad ogni cristiano intelligenza delle operazioni di redenzione che lo Spirito compie in ogni credente, preghiamo.

  • Perché ogni discepolo di Gesù manifesti nelle opere di giustizia e di pace la Pasqua che celebra nella liturgia, preghiamo.

  • Perché ogni famiglia sia arricchita della duplice mensa della Parola di Dio e del pane perché nella condivisione renda ragione della speranza che splende nel Cristo risorto, preghiamo.

  • Perché ogni cristiano percepisca l’inscindibile presenza del Cristo nella Parola, nel Pane spezzato e nel Povero, preghiamo.

  • Perché come il samaritano, ogni uomo si renda gradito a Dio soccorrendo il ferito e il bisognoso e accogliendo il povero e il forestiero, preghiamo.

O Dio nostro Padre accogli la preghiera della tua Chiesa e dona ai tuoi figli di annunziare la perenne novità dell’Evangelo, inizio della nuova creazione.

Per Cristo nostro Signore.

Amen.