I giovani europei e la religione

Antonio Dall’Osto

Cartina dei 22 paesi europei presi in esame

La St Mary’s University Twickenham di Londra-Benedetto XVI Centro per la religione e la società e l’Istituto cattolico di Parigi hanno compiuto recentemente una ricerca su I giovani adulti e la religione in Europa negli anni 2014-16. Lo scopo è di fornire un’informazione al Sinodo dei vescovi che si terrà a Roma nell’ottobre 2018 sul tema I giovani, la fede e il discernimento vocazionale.

Promotore dell’iniziativa è Stephen Bullivant, professore di teologia e sociologia delle religioni presso la St Mary’s University, dove dirige anche il Centro Benedetto XVI per la religione e la società. Occupa anche il posto di ispettore nelle università di Oxford, Manchester e presso l’University College di Londra. È autore e editore di nove opere di teologia e scienze sociali.

Le analisi presentate in questo rapporto utilizzano i dati delle ultime due ondate del sondaggio: sondaggi 7 (2014) e 8 (2016). Per sedici dei ventidue paesi europei analizzati, tra cui Francia e Regno Unito, sono stati utilizzati i dati combinati 2014 e 2016, allo scopo di aumentare la dimensione complessiva del campione. Per cinque paesi: Danimarca, Ungheria, Spagna, Portogallo e Lituania erano disponibili solo i dati del 2014 e per la Russia solo quelli del 20161.

  1. Religiosità dei giovani adulti in Europa

Percentuale dei giovani tra i 16 – 29 anni che non si identificano con nessuna religione in 22 paesi europei

L’indagine sociale europea analizza l’appartenenza religiosa con una domanda a due tempi. Nella prima è chiesto: «Credi di appartenere a una religione o a una denominazione religiosa?». Coloro che rispondono “sì” possono scegliere tra un elenco di opzioni. Il grafico mostra la percentuale dei giovani adulti che hanno risposto “no” a questa domanda in ogni paese. Può sembrare strano per iniziare uno studio sulla religiosità dei giovani europei. Un’alta percentuale di giovani adulti dichiara di non avere una religione in molti paesi, come osserviamo facilmente nel grafico.

I risultati sono classificati dal più alto al più basso. Se escludiamo Israele (che è un’eccezione all’estremità inferiore della scala), è interessante notare che i primi due paesi (Repubblica Ceca ed Estonia) e gli ultimi due (Lituania e Polonia) sono paesi post-comunisti.

Complessivamente, in dodici dei ventidue paesi studiati, più della la metà dei giovani adulti afferma di non identificarsi con nessuna religione o denominazione particolare, mentre in diciannove paesi, più di un terzo afferma di identificarsi con una religione o una confessione.

Percentuale dei giovani che si identificano con una religione cristiana o una religione non cristiana o nessuna religione

Il grafico riporta le relative percentuali di cristiani (tutte le confessioni), di non cristiani e non credenti in ciascuno dei ventidue paesi. I risultati sono classificati in base alla quota dei cristiani, dal più alto al più basso. La cosa notevole è che i sei paesi più cristiani sono storicamente i paesi con maggioranza cattolica e includono paesi dell’Europa occidentale (Irlanda, Portogallo e Austria) e dell’Europa centrale (Polonia, Lituania e Slovenia).

Frequenza ai servizi religiosi in 22 paesi europei al di fuori delle occasioni particolari

Solamente in quattro paesi, più di un giovane su dieci dichiara di assistere a dei servizi religiosi almeno una volta alla settimana. Le varianti più importanti si trovano tra coloro che non partecipano “mai”: nella Repubblica Ceca, per esempio, ciò riguarda l’80% dei giovani adulti. Ciò non sorprende tenuto conto della percentuale molto alta di coloro che non credono. Allo stesso tempo, il numero basso di coloro che dicono di non “partecipare mai” ai servizi religiosi in Polonia, Irlanda, Slovenia e Lituania non stupisce perché sono tutti paesi di livello elevato di credenti e pochi coloro che dichiarano di non avere “nessuna religione”.

Frequenza della preghiera fuori dei servizi religiosi

Altra domanda: “fuori dei servizi religiosi, ti capita di pregare?”. La Polonia, Israele e l’Irlanda figurano ai primi posti di coloro che pregano maggiormente: la metà dei giovani polacchi dice di pregare almeno una volta alla settimana e solo il 17% di non pregare mai. All’estremo opposto troviamo l’Estonia , la Repubblica Ceca e i quattro paesi scandinavi che ancora una volta si distinguono in senso negativo.

  1. Giovani adulti cattolici in Europa

Percentuale dei giovani adulti che si identificano come cattolici in 22 paesi esaminati

La Polonia si classifica al primo posto: otto giovani adulti su dieci si dichiarano cattolici. La Lituania si colloca al secondo posto con sette giovani su dieci; di seguito ci sono la Slovenia, l’Irlanda e il Portogallo. All’estremità opposta non ci sono più o quasi giovani cattolici nel campione. Ciò non significa che non ce ne siano affatto, ma che la loro presenza nell’insieme è molto debole.

Frequenza alla chiesa dei giovani cattolici fuori delle occasioni particolari in 15 paesi esaminati

Il grafico confronta la percentuale dei giovani adulti cattolici che affermano di partecipare a servizi religiosi una volta alla settimana o più spesso, o di non partecipare mai in quindici paesi europei (oltre le occasioni speciali, come ad es. matrimoni, funerali ecc.).

La Polonia costituisce ancora una volta un’eccezione. Il paese conta non solo un numero molto elevato di giovani che si identificano come cattolici, ma anche di quelli con un livello di pratica notevolmente alta: quasi la metà dicono di partecipare alla messa almeno una volta alla settimana e solo il 3% di non partecipare mai. Questa correlazione tra i livelli alti di appartenenza religiosa e la pratica religiosa non dovrebbe essere data per scontata. In Lituania, ad esempio, mentre il 71% dei giovani si identificano come cattolici, solo il 5% di loro va alla messa una volta alla settimana o più spesso. (l’Austria e, in misura minore la Slovenia, ne sono un esempio).

Frequenza alla preghiera fuori dei servizi religiosi dei giovani cattolici

La posizione della Polonia, che ha la percentuale più alta categoria settimanale o più spesso (60%) e la più bassa “mai” (7%), non dovrebbe sorprendere. I livelli relativamente alti di preghiera giovanile nella Repubblica Ceca, Irlanda e Portogallo sono conformi alle attese basate sulla percentuale della frequenza alla chiesa. Ciò che maggiormente risalta, tuttavia, sono le percentuali relativamente alte di preghiera regolare tra i giovani cattolici dei Paesi Bassi e Regno Unito. Alla luce di quanto è stato detto in precedenza circa la pratica religiosa in paesi con forte appartenenza cattolica, tra i paesi in cui si prega di meno meritano di essere sottolineati la Lituania, l’Austria, la Spagna e la Slovenia, insieme al Belgio.

Cinque conclusioni chiave

  1. La percentuale dei giovani adulti (16 – 20 anni) senza appartenenza religiosa (a nessuna religione) è del 91% nella Repubblica Ceca, 80%, in Estonia e 75% in Svezia. Queste percentuali contrastano con quelle di Israele (1%), Polonia (17%) e Lituania (25%). Nel Regno Unito e in Francia sono rispettivamente del 70% e del 64%.
  2. Il 70% dei giovani adulti cechi e circa il 60% dei giovani adulti spagnoli, olandesi, britannici e belgi “non frequentano mai” servizi religiosi. Inoltre l’80% dei giovani adulti cechi e circa il 70% dei giovani adulti svedesi, danesi, estoni, olandesi, francesi e norvegesi “non pregano mai”.
  3. I cattolici rappresentano l’82% dei polacchi, il 71% dei lituani, il 55% degli sloveni e il 54% degli irlandesi tra i 16 e i 29 anni. Questa percentuale è del 23% in Francia e del 10% nel Regno Unito.
  4. Soltanto il 2% dei giovani adulti cattolici in Belgio, il 3% in Ungheria e Austria, il 5% in Lituania e il 6% in Germania dichiarano di partecipare a una messa settimanalmente. Ciò contrasta fortemente con le loro controparti quali Polonia (47%), Portogallo (27%), Repubblica Ceca (24%) e Irlanda (24%), Tra i giovani cattolici francesi e britannici la partecipazione alla messa settimanale è rispettivamente del 7% e del 17%.
  5. Solo il 26% dei giovani adulti francesi e il 21% dei britannici si identificano come cristiani. Nel Regno Unito soltanto il 7% si identificano come anglicani e il 6% come musulmani. In Francia il 2% si identifica come protestante e il 10% come musulmani.