Scegliere Gesù è scegliere la vita!

Domenica di Pasqua B

a cura di Franco Galeone * 

  1. Pasqua: festa di luce, di gioia, di speranza. Festa che si dispiega lungo tutto l’anno liturgico in ogni domenica, che è la “Pasqua della settimana”. È festa di luce, perché risorge Gesù, la luce del mondo, che illumina ogni uomo. È festa di gioia, perché Gesù ha vinto la morte, dà un senso alla nostra morte. È festa di speranza, perché abbiamo mangiato il corpo di Gesù, pane di vita eterna. La chiesa, nata dalla Pasqua di Gesù, custodisce questo annuncio e lo trasmette ad ogni generazione, perché la pasqua è sempre attuale, va realizzata nell’oggi, della vita. Scegliere Gesù risorto è scegliere la vita, operare per il futuro. Al cristiano, oggi come un giorno ad Abramo, il Signore dice: “Esci dal tuo egoismo, per entrare nella comunione dei fratelli! Esci dalla tua ricchezza che consumi in forma egoistica! Esci dal tuo peccato e corri verso la novità! Esci dalla tua casa, dalle tue sicurezze, e allarga l’orizzonte della tua vita!”. Chi “esce”, fa davvero Pasqua!

Pasqua: festa – cardine dell’anno della chiesa

  1. Pasqua è il cardine dell’anno liturgico, la festa delle feste, eppure non può competere con Natale per auguri, addobbi, regali, spot pubblicitari… Forse perché Natale è diventato un luogo di sentimenti nobili ma innocui: il sentimento della famiglia, il giocattolo al figlio, il calore e le luci della casa in contrasto con il freddo e il buio all’esterno, il ricordo della lontana infanzia. Cos’è alla fine Natale? È un bambino che nasce, un fatto consueto, sperimentabile. La Pasqua, no! È un uomo che risorge, un fatto unico, non sperimentabile. Scandalo e follia! Il Natale può unire, la Pasqua invece divide! Questa società può tollerare il presepe, l’albero, il bambino in una culla. È tutto normale. Ma non un uomo che risorga, che lasci il sepolcro vuoto. È tutto anormale. Paolo, predicando la verità della risurrezione agli intellettuali ateniesi, venne giudicato un ciarlatano: “Alcuni dei presenti cominciarono a deridere Paolo. Altri invece gli dissero: “Su questo punto ti sentiremo un’altra volta” (At 17,32). Lo stesso governatore Festo, successore di Pilato: “Paolo, sei pazzo. La troppa scienza ti ha dato al cervello” (At 26, 24). Bene ha scritto lo storico Franco Cardini: “Il mondo tollera Cristo, a condizione che non sia risorto. La gente accetta il Natale ma rifiuta la Pasqua”. Anche oggi, a Milano come a Parigi, a New York come a Tokio, la gente scuote il capo, incredula, come gli ateniesi al tempo di Paolo. Un risorto? Una tomba vuota? E chi lo dice? Una donna? Ma via, siamo ragionevoli! Se vogliamo credere a uno psicologo laico e non sospetto, E. Fromm – noi non amiamo la vita; la nostra è una società necrofila, come testimonia la caduta di natalità, l’aborto, l’esaltazione della omosessualità (amore sterile per eccellenza), le morti causate dalle auto, dall’alcol, dalla droga, dal fumo …

Una bella notizia: Gesù è risorto!

  1. Noi amiamo non le buone, ma le cattive notizie. Considerare la vita umana in termini tragici è in parte causato dai mass-media, poiché per lo più “notizia” significa “cattiva notizia”. Se un migliaio di automobili viaggia in autostrada senza incidenti, non ce ne preoccupiamo: ma se solo due di esse fatalmente si scontrano, come per magia, si radunano spettatori curiosi. All’uomo piacciono i disastri, le cattive notizie. Ma sarebbe bene ricordare, di tanto intanto, che la vita umana non è solo sangue, orrore, miseria. C’è anche tanta bontà, anche se la morte è sempre presente. La condizione umana è, in ultima analisi, incurabilmente tragica. H. D. Thoreau esprimeva questa verità quando diceva che la maggior parte degli uomini conduce una vita di “quieta disperazione”. Ma ci sono anche belle notizie nella storia umana. È possibile fare qualche volta Pasqua! Non molto tempo fa c’era l’abitudine di parlare del Rinascimento in termini quasi pasquali, come se nel 400 e nel 500, attraverso l’Europa corresse una specie di “rapimento primaverile” (come l’ha definito C. S. Lewis): l’alba dopo una buia notte.
  2. In tempi più recenti l’uomo ha spesso attribuito un significato pasquale ad agitazioni politiche e rivoluzionarie. “Qui comincia una nuova vita”. Molti americani hanno gridato questa frase dopo il 1776, molti francesi dopo il 1789, molti russi dopo il 1917 e molti onesti tedeschi dopo il 1933. Ma quelle illusioni si rivelarono poi delusioni. I Venerdì Santo si susseguono con frequenza ancora maggiore. Oggi, se cerchiamo in questo mondo una Domenica di Pasqua, non dobbiamo aspettarci di trovarla fra gli avvenimenti pubblici, riportati dai giornali. Secondo quanto dicono le Scritture, dobbiamo aspettarci che sia un avvenimento segreto, privo di testimoni, misterioso. Per esempio, possiamo riconoscere la festa della Risurrezione quando la vita si rinnova, risorgendo dalla morte della stagione invernale; quando il grano sepolto nella terra risorge a nuova vita; quando nasce una nuova vita, quando sboccia un nuovo amore tra un uomo e una donna, quando un peccatore confessa il suo peccato, e si rialza con una grande gioia nel cuore …

Attualizzare …

  1. Non dimentichiamo che la crocifissione avvenne in pubblico, ma la risurrezione è avvenuta in silenzio, senza testimoni. Dico questo non per minimizzare la Pasqua, ma per fare “Pasqua”. Non consideriamo futuri quelli che sono impegni quotidiani. Oggi! “Se siete risorti con Cristo, cercate le cose dell’alto” (Col 3, 12). Credere in una risurrezione futura è biasimevole, come la fede di Marta: “Mio fratello risorgerà”. Cristo vuole una risurrezione immediata: trasformare la nostra triste fede in un’esperienza felice. Tutta la vita cristiana è un seguito di morti e risurrezioni: comincia con il battesimo, continua con la confessione. Ogni sacramento è partecipazione alla morte e risurrezione di Cristo. Ma ne abbiamo mai fatto esperienza? A quando una vera confessione? Chi non risorge mai sulla terra, come potrebbe risorgere in cielo? Crediamo alla risurrezione perché lo dice il parroco o è scritto nel vangelo? Ma questa è una fede per procura, per delega e non salva nessuno. “Sappiamo che siamo risorti, perché amiamo i nostri fratelli” dice Giovanni. Abbiamo mai conosciuto un ambiente sano e felice, che fa risorgere? Abbiamo creato un ambiente di vita? Abbiamo mai risuscitato qualcuno, donandogli un sorriso, una speranza, un po’ del nostro tempo? Abbiamo mai conosciuto un ambiente in cui si risuscita, tanto si è amati? Abbiamo mai risuscitato qualcuno con la nostra bontà? Dio si manifesta continua-mente all’uomo: se saremo attenti, scopriremo anche noi i segni della sua presenza. Facciamo riferimento alla nostra esperienza. Non ci è mai capitato di essere stati a lungo accanto ad una persona, senza notarla, forse anche disprezzandola? “Conoscevamo” tutto di quella persona ma non la “ri-conoscevamo” nel suo valore. Poi, un giorno, una circostanza ci ha avvicinati, ne siamo rimasti stupefatti, le relazioni sono cambiate.

… e interiorizzare!

  1. Qualcosa di simile è avvenuto anche negli apostoli. Alla morte di Cristo sono passati attraverso la disperazione, la vergogna, il dubbio. Ma alcune parole ed alcuni gesti di Cristo salivano dal loro cuore, il buon seme maturava sotto il terreno arido. Si sono sentiti abitati; Cristo mai era stato così presente come nella sua assenza. Poi i discepoli hanno incontrato altri uomini, ma i rapporti erano mutati; scoprivano che nell’essere più dimenticato e più ritardato era presenta Gesù, se lo si trattava con sufficiente rispetto. Un cristiano adulto non crede nella “vita futura” ma nella “vita eterna”, e se è eterna, allora essa comincia subito. Noi siamo i contemporanei di Cristo, scriveva con profondo intuito il danese S. Kierkegaard. L’essenziale non è risuscitare fra 50 anni ma subito. Occorre credere certo alla risurrezione di Cristo, ma anche alla nostra risurrezione, uscendo dal sepolcro di una vita senza amore. Buona Pasqua: cioè ti auguro un buon passaggio da una vita complicata e banale ad una semplice e autentica. Abbiamo tutti bisogno di “passare”; in ognuno di noi esistono zone di ombra e spazi di luce, groviglio di vipere, stoffa per l’eroe e per il traditore, angelo e bestia, attirato dal cielo e dalla terra. Il gigantesco messaggio della Pasqua: risorgere si può, senza troppi clamori. Basta aprire la porta a Cristo!

I cristiani hanno tradito la gioia?

  1. Esiste, in numerosi cristiani, una ricerca della sofferenza, una diffidenza nei confronti della vita. “Per farmi credere nel loro Dio, bisognerebbe che mi cantassero dei canti migliori, bisognerebbe che i suoi discepoli avessero un’aria più amabile” (F. Nietzsche). “Comandamenti di Dio, fin dove porterete i vostri confini? Mi avete indolenzito l’anima; insegnerete che vi sono sempre nuove cose proibite? Comandamenti di Dio, mi avete reso malata l’anima” (A. Gide). “Dove diavolo avete nascosto la vostra gioia? A vedervi vivere come vivete, non si direbbe che a voi, e a voi soli, è stata promessa la gioia del Signore” (G. Bernanos). Sono frasi emblematiche di una sotterranea e diffusa mentalità. Eppure il cristianesimo è essenzialmente una “Buona Novella”. Gesù ha detto: “Sono venuto perché abbiate in voi la mia gioia, e la vostra gioia sia perfetta”. Manca nelle nostre chiese una “Via della Gioia”, che ricordi le infinite fermate di Gesù risorto che, tenero e paziente, cerca di rincuorare gli apostoli smarriti, gli amici delusi. Quanta gente prega solo davanti a un crocifisso! Per molti, Gesù ha cercato il patire, e tale ricerca lo ha condotto al Calvario, come tragico epilogo al suo eroismo. Per questi, il dolore, la croce, la morte sono un bene da ricercare o di cui compiacersi. Ma da una più meditata lettura del vangelo, risulta che la sofferenza, la morte non sono valori in sé e per sé; sono anzi “passività esistenziali”. La croce di Gesù rivela che nulla si può costruire di veramente valido in questo mondo segnato dal peccato, se non si aderisce alla verità. La croce è un invito a spogliarci della toga censoria di giudici, per riflettere sul nostro personale peccato. Non basta scoprire il colpevole per liberare la umanità; occorre essere solidali con quanti dal male sono oppressi; grazie a questa solidarietà, la croce diventa segno di riconciliazione e libertà, altrimenti il rifiuto della croce perpetua la lotta dell’uomo contro l’uomo.
  2. Questo è il formidabile annuncio della croce. La morte di Gesù è conseguenza di un’audace protesta contro il potere politico e religioso, quando questo si erge a sistema totale, a ideologia toticipante; è un atto di amore e perdono nei confronti di tutti; è la vittoria della speranza di vivere oltre l’umiliazione della morte; è affermazione della vita che, consumata per amore, viene riscattata: è suprema adesione alla drammatica serietà della vita. Consapevole e deciso, Gesù cammina verso la sua morte; egli sa di dover morire e accetta coraggiosamente questa prospettiva. La croce, quindi, non è un caso, un incidente sul lavoro: Gesù muore liberamente; non è sorpreso dalla violenza del potere; la sua non è la morte legata alla fragilità umana, al declino ineluttabile degli anni: è la morte che tocca a quanti credono in Dio e amano i fratelli fino a non curare la propria vita. Nessun morboso compiacimento, quindi, della sofferenza, perché Gesù non ha cercato la sofferenza, ma l’obbedienza a Dio e il servizio dell’uomo; la croce è solo il prezzo di questo amore e di questo servizio. E per questi valori, vale la pena di vivere, di lottare, se è necessario, anche di morire.
    Buona vita!

* Gruppo biblico ebraico-cristiano