“I giovani sono necessari alla Chiesa perché riacquisti un rinnovato dinamismo giovanile”

Rossano Sala

A pochi giorni dalla chiusura della Riunione Pre-Sinodale dei giovani, don Rossano Sala, SDB, Segretario speciale del Sinodo dei Vescovi, è tornato ad esaminare a posteriori il significato e il valore di quest’evento così unico e particolare per la Chiesa.

Don Rossano, può raccontarci com’è nata quest’idea della Riunione Pre-Sinodale?
Sin dall’inizio, cioè dall’ottobre del 2016, il Papa ha sempre desiderato che i giovani fossero non dei passivi recettori di questo Sinodo, ma dei protagonisti. Così ha messo tutta l’équipe organizzatrice in discernimento per pensare a come coinvolgerli. Così è nata così quest’iniziativa, una delle tappe del cammino verso il Sinodo di ottobre.

Oltre a coinvolgere i giovani, qual era la finalità della Riunione Pre-Sinodale?
Lo scopo è stato contribuire al buon esito del Sinodo. I ragazzi sono stati davvero entusiasti in questa settimana e hanno prodotto un documento che il Papa vuole che finisca tra le mani dei Padri Sinodali. E infatti alla Domenica delle Palme alcuni giovani hanno consegnato al Papa questo documento.

Cosa deve comprendere la Chiesa dai giovani?
Primariamente, la Chiesa deve lasciare loro la parola per spiegare ciò che stanno vivendo nel mondo di oggi. I ragazzi sono ben consapevoli del mondo in cui vivono: non sono ragazzi rivoluzionari, come erano 50 anni fa’, nel 1968. Ma vivono in un mondo confuso, frammentato, vivono la povertà, il bombardamento mediatico… E chiedono aiuto alla Chiesa per ritrovare la loro identità. Mentre la Chiesa ha bisogno della loro parola, di conoscere i sogni, le paure, le speranze…

Anche il Papa è stato presente alla riunione. Com’è stato questo incontro?
L’incontro si è svolto con una metodologia collaborativa e di corresponsabilità. Il momento iniziale con il Papa è stato molto forte. Dapprima ha lasciato presentare a 5 giovani la realtà di ciascun continente; poi ha fatto un discorso programmatico su quali sono gli obiettivi del Sinodo e ha detto senza mezze misure che i giovani sono necessari alla Chiesa perché riacquisti un rinnovato dinamismo giovanile. Non si può avere una Chiesa giovane – non solo anagraficamente, ma nel vigore e nell’entusiasmo – senza i giovani.
Poi si sono svolti i cosiddetti “circoli linguistici”: 20 gruppi di circa 15 ragazzi e ragazze che hanno sviluppato le tematiche emerse nella traccia pre-sinodale – sulla situazione dei giovani oggi, la comprensione delle parole chiave del Sinodo e gli strumenti e le azioni pastorali della Chiesa. Ci hanno lavorato per due giorni, prima che un comitato di redazione stendesse una prima redazione del documento finale, poi ridiscussa dai ragazzi e alla fine perfezionata con le nuove indicazioni ricevute. Insomma, si è seguita una metodologia molto interattiva, che ha coinvolto ed entusiasmato i giovani e gli ha permesso di dare il meglio di sé.

Di cosa parla questo documento, cosa dicono i giovani ai padri sinodali?
Il documento riprende le tre aree della traccia di lavoro, anche perché i lavori del Sinodo seguiranno la stessa struttura. Nella prima parte i giovani parlano di come si forma oggi la loro personalità, dell’attualità multiculturale e multireligiosa, delle nuove tecnologie, della loro religiosità e spiritualità…
Nella seconda parte hanno invece cercato di cogliere qual è la loro relazione con Gesù e con la Chiesa, hanno tracciato la loro visione del concetto di vocazione, hanno descritto le caratteristiche di un adulto in grado di accompagnare i giovani…
Infine, nella terza parte, molto più operativa, hanno lavorato sugli stili che secondo loro la Chiesa dovrebbe avere nei confronti del mondo e verso di loro. E qui colpiscono alcune cose: ad esempio, in tema di morale, più che essere contro certe posizioni della Chiesa, i giovani chiedono che la Chiesa le espliciti meglio, con ragionevolezza; oppure, c’è una richiesta che ritorna spesso, sul ruolo e sul compito della donna nella Chiesa e nel mondo.

Da Salesiano, cosa ti ha colpito di più?
Innanzitutto ritengo un privilegio poter essere stato lì a rappresentare, insieme ad alcune Figlie di Maria Ausiliatrice e giovani, la Famiglia Salesiana. Poi, sono stato edificato da questi giovani, desiderosi di essere parte della Chiesa e del mondo. Tutti, anche quelli di altre religioni, o di Chiese sorelle, o non credenti, hanno testimoniato di aver fatto un’esperienza di Chiesa, di una Chiesa capace di includere, ascoltare e anche accettare le critiche.
E poi, la cosa bella è che davvero i giovani ci ringiovaniscono: in quella settimana si è riscoperto un dinamismo giovanile di Chiesa, che è un dinamismo capace di rischiare, che non ha paura delle cadute, che non perde la speranza.

Tre parole per definire queste giornate?
Comunione, gioia e speranza.

C’è qualche aneddoto particolare che vuoi condividere?
Mi ha colpito l’esperienza di vivere delle giornate che duravano fino a tarda notte, e l’ultima giornata, fino al mattino dopo, per presentare un documento di qualità al Papa. Si è vista tutta la dedizione, la volontà dei ragazzi di dare il meglio di sé per il bene della Chiesa.

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