PASQUA – B

 

Giorno di pura luce,

luce senza tenebre,

oggi eterno del Figlio

tra gli splendori dei santi,

dal seno del Padre,

da sempre generato.

 

Pasqua, transito del Cristo

nel movimento puro

del Verbo fremente di vita,

in cui tutto scintilla di gioia

per la luce divina,

impressa in ogni creatura.

Dalla croce sei sceso

negli inferi o Signore,

ora risali libero tra i morti

da te per sempre redenti.

Cessano le doglie del creato

perché l’Uomo in lei nato

ha vinto la morte e gl’inferi.

PRIMA LETTURA                                          At 10,34.37-43

Dagli Atti degli Apostoli

34 In quei giorni, Pietro prese la parola e disse:

Pietro ripsercorre le tappe del ministero di Gesù (37-39a).

37«Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni;

Voi sapete, non è solo una conoscenza superficiale bensì profonda quella che proviene dalla fede e che ora viene ulteriormente illuminata dall’annuncio apostolico. Si parte dalla Giudea perché è l’ultima regione dove ha operato Gesù e si risale alla Galilea che è la regione iniziale del suo ministero. Pietro rievoca il battesimo predicato da Giovanni come l’evento iniziale del ministero di Gesù. Vi è quindi un rapporto diretto con Giovanni, come è espresso nel v. seguente.

38 cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui.

Dio consacrò (lett: unse) in Spirito Santo e potenza. La discesa dello Spirito avvenuta nel battesimo (cfr. Lc 3,21-22) è interpretata come unzione e invio in missione in Lc 4,18-21 con la citazione di Is 61,1sg. Questa unzione gli conferisce lo Spirito, che lo fa operare con potenza (cfr. Lc 6,19).

Gesù di Nazaret, è ricordato con il paese della sua provenienza per mettere in risalto una precisa figura storica. La potenza di Gesù si esprime passando, infatti ha percorso tutte le regioni; beneficando. Questa sua caratteristica si esprime pure negli Apostoli (At 4,9); così erano chiamati i sovrani ellenisti (Lc 22,25); e risanando, perché è medico (Mt 9,12: il medico è per i malati) tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, questi è colui che tiene prigionieri gli uomini (cfr. Eb 2,14-15), che il Cristo libera per la potenza dello Spirito: è la liberazione proclamata in Is 61,1sg; perché Dio era con lui, è espressa così l’economia della salvezza: Dio si rivela con Gesù ungendolo con lo Spirito Santo, unzione che gli conferisce potere contro il diavolo per liberare gli uomini dando loro la pace in quanto costituito Signore di tutti. È in questo modo che si rivela la sua natura divina cui Egli partecipa pienamente con il Padre e lo Spirito.

39 E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme.

La rievocazione delle tappe del ministero di Gesù è conclusa con il sigillo della testimonianza apostolica.

La morte, la risurrezione e la missione affidata agli apostoli (39b-42)

Essi lo uccisero appendendolo a una croce, 40 ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, 41 non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti.

42 E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio.

Inizia l’annuncio dell’evento centrale della vita di Gesù. Anzitutto la sua morte rievocata con le parole di Dt 21,22: appendendolo a un legno «citazione che appartiene alla dimostrazione scritturistica cristiana» (Schneider). cfr Gal 3,13-14. Poi è ricordata la risurrezione avvenuta il terzo giorno secondo le Scritture (1Cor 15,4). Vi è sempre la contrapposizione dell’agire umano e di quello divino riguardo a Gesù.

Le apparizioni non riguardano tutto il popolo che non vede pertanto il Signore risorto, ma sono solo testimoni prescelti da Dio cioè gli Apostoli (noi). La duplice menzione della testimonianza riguarda sia Gesù terreno (38-39) che risuscitato (40-41). Che non sia uno spirito lo testimonia il fatto che essi hanno mangiato e bevuto con Lui dopo la risurrezione (cfr. Lc 24,30s. 41-43).

Il rapporto degli apostoli con Gesù dal battesimo di Giovanni, quando fu unto con Spirito Santo e potenza, fino alle sue apparizioni come Risorto è il fondamento della testimonianza che, a sua volta, diventa il motivo dell’annuncio dietro suo comando. Poiché è il primogenito tra molti fratelli (Rm 8,29) e il primogenito dai morti è il Giudice dei vivi e dei morti. Questo titolo divino è attribuito al Cristo anche in 17,31: Egli è tale in virtù della risurrezione. Il giudizio, che egli compie ora in vista della salvezza, si esplicherà con potenza nell’ultimo giorno (cfr. Mt 25,31-46).

Conclusione: implicito appello alla fede, confermato dalla testimonianza dei profeti (43)

43 A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome».

La testimonianza degli Apostoli è confermata da quella dei profeti citati globalmente senza riferire nessun testo esplicito. «L’autore pensa a testi profetici relativi alla fede e al perdono dei peccati» (TOB).

Come all’inizio, chi teme Dio e pratica la giustizia è accetto a Dio, così ora chiunque crede in Lui – non vi è più distinzione tra Israele e le Genti – ottiene la remissione dei peccati (cfr. Lc 24,45-47), per mezzo del Suo Nome, oggetto dell’invocazione: chiunque avrà invocato il nome del Signore, sarà salvato (Rm 10,13).

Note

«Questa pagina è un frammento di catechesi, discorso elementare di Pietro, dei primi passi della Chiesa. Contiene tutto il contenuto dell’Evangelo e l’elenco dei testimoni del Vangelo.

(legge: Voi sapete … e noi siamo testimoni) c’è la prima testimonianza, che è la testimonianza complessiva di tutto il teatro di vita del Signore. Non è solo testimonianza di luoghi: è anche testimonianza di luoghi accostati nella Parola; se non ci è possibile fisicamente (e questo è sacramento) è con il nostro atto di fede che noi accostiamo il teatro della vita di Gesù di Nazareth.

Per chi ama, tutto importa e anche i dettagli servono a individuare con precisione Gesù Nazareno, l’uomo, il singolo.

Cristo l’eletto nasce in un luogo ecc. e poi l’evangelo del Signore ci sorprende perché non è indifferente a queste annotazioni locali.

E poi vi sono i testimoni prescelti, noia testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti.

Questa scelta divina è mistero di amore.

Questi testimoni prescelti sono caratterizzati da un fatto, che hanno mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti» (D. Giuseppe Dossetti, appunti di omelia di Pasqua 1974).

SALMO RESPONSORIALE                                 Sal 117

R/.  Questo è il giorno che ha fatto il Signore:

rallegriamoci ed esultiamo.

Oppure:

R/.  Alleluia, alleluia, alleluia.

Rendete grazie al Signore perché è buono,

perché il suo amore è per sempre.

Dica Israele:

«Il suo amore è per sempre».               R/.

La destra del Signore si è innalzata,

la destra del Signore ha fatto prodezze.

Non morirò, ma resterò in vita

e annuncerò le opere del Signore.         R/.

La pietra scartata dai costruttori

è divenuta la pietra d’angolo.

Questo è stato fatto dal Signore:

una meraviglia ai nostri occhi. R/.

SECONDA LETTURA                                        Col 3, 1-4

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési

Fratelli, 1 se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; 2 rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra.

L’apostolo trae ora le conseguenze della nostra partecipazione al mistero di Cristo nel battesimo. Nel battesimo noi abbiamo vissuto la nostra pasqua nella sua pasqua. Siamo quindi morti e risorti in relazione agli elementi cosmici. In virtù del fatto che siamo conrisorti con Cristo vi è in noi una spinta verso l’alto, verso le cose di lassù. Esse diventano oggetto della nostra ricerca e del nostro pensiero.

Le cose di lassù non sono quelle proposte dalla filosofia, ad esempio quella platonica, esse sono invece lo spazio spirituale dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio. Esse sono il regno di Dio e la sua giustizia (Mt 6,33).

Ora lo spazio spirituale del Cristo glorioso alla destra di Dio è già in noi. Nella nostra ricerca e nei nostri pensieri noi possiamo già pregustare le realtà di lassù. Noi, benché ancora nella tribolazione dell’attuale esistenza, possiamo sentire il sapore delle realtà di lassù e tenere il nostro spirito libero dalle contaminazioni delle realtà terrene. In queste infatti il sottile gioco delle passioni, che cercano di sublimarsi nella razionalità degli elementi cosmici, porta all’illusione di uscire dall’orizzonte terreno e d’immergersi nell’Assoluto. In realtà non è altro che la momentanea sospensione del gioco straziante dei nostri pensieri passionali nell’oblio del momento attuale nell’illusoria ricerca dell’Assoluto. Per noi cercare e pensare il Signore assiso alla destra di Dio è amarlo pur senza averlo visto e credere gioendo di una gioia indicibile e gloriosa (cfr. 1Pt 1,8).

In questo modo i credenti vivono sulla terra. Essi non si spogliano delle realtà terrene, ma vivono in esse obbedendo totalmente al loro Signore, che già è nei cieli e li attende per farli sedere nel suo stesso trono (cfr. Ap 3,21: Il vincitore lo farò sedere presso di me, sul mio trono, come io ho vinto e mi sono assiso presso il Padre mio sul suo trono).

«Cerchiamo le cose di lassù, quando con il cuore e la mente siamo davvero viandanti in questo mondo» (Calvino, Biblia, o.c., p. 107). Camminiamo sulla terra ma in noi già siamo con Cristo nei cieli. Ora la dimensione dell’essere è l’amore. Recepiamo infatti il nostro essere in Cristo nell’amore che ci lega indissolubilmente a Lui e in Lui gli uni agli altri.

3 Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio!

La parola apostolica ci rivela che in virtù del battesimo noi siamo morti. È avvenuta in noi una rottura con la vita precedente, che è la morte stessa. In rapporto al comune sentire degli uomini in noi è avvenuta una recisione, che c’impedisce ogni rapporto sia con gli idoli che con le forme ascetiche disciplinate dagli elementi cosmici. Una simile recisione, che aveva il suo simbolo nella circoncisione, fa in modo che le passioni non abbiano più un terreno favorevole nella nostra ricerca e nel nostro pensiero, ma esse si agitano in vuote parvenze prive di vita, che cercano ancora di esercitare il loro fascino sui credenti.

Noi siamo morti. «È stato sepolto il nostro primo uomo: non è stato sepolto nella terra, ma nell’acqua; non lo fece perire la morte, ma lo seppellì Colui che aveva fatto perire la morte» (Crisostomo, Biblia, o.c., p. 109).

Noi siamo morti a questo secolo e la nostra vita è nascosta con Cristo in Dio. Per trovare la nostra vita vera dobbiamo relazionarci a Cristo ed è solo in Lui che noi la recepiamo nascosta in Dio.

La nostra vita non appare quindi esternamente e non si manifesta visibilmente se non in quelle virtù che l’apostolo elenca in seguito.

Noi viviamo quindi nascosti alle potenze spirituali e agli uomini con Cristo in Dio. Egli ci attira a sé con vincoli ineffabili d’amore, che non dobbiamo turbare con il rumore sia interiore che esterno dei movimenti passionali e delle fantasie.

Morire per vivere, questo è quanto accade in un battezzato.

4 Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria.

Non per sempre si rimane nascosti ma fino al giorno della manifestazione del Cristo. Questi infatti è destinato dal Padre a rendersi manifesto.

Con un inciso l’apostolo chiama il Cristo la vostra vita. Egli non è solo colui che ci fa vivere ma è il nostro stesso vivere, come insegna altrove: Per me vivere è Cristo e morire un guadagno (Fil 1,21). Il Cristo si colloca in noi come la nostra stessa vita, il principio che ci fa vivere e che determina la nostra esistenza secondo il suo mistero, quello della sua pasqua.

Pertanto ora in forza del suo mistero, noi siamo nascosti, allora nel suo manifestarsi noi saremo manifestati con lui nella gloria (cfr. 1Gv 3,2).

Perciò ora nel nostro corpo portiamo l’impronta della sua passione e morte, allora porteremo quella della sua gloria.

Ora «la perla è nascosta perché è nella conchiglia»[1] allora risplenderà dello stesso splendore dell’unica perla preziosa, il Regno dei cieli (cfr. Mt 13,46).

Questo compie il battesimo in noi. Noi sempre più siamo assimilati al Cristo nei suoi misteri. Perciò, come subito dice, non dobbiamo rivolgerci a ciò che è già morto in Lui ma tendere a essere sempre più con Lui nella vita.

Ora viviamo nella tensione tra la nostra vita nascosta in Cristo e il mondo che tende non all’essere ma all’apparire, allora ci sarà solo il Cristo nella gloria con i suoi eletti. Quello che è nascosto sta per manifestarsi.

«Noi siamo veramente santi, ma appariremo tali (anche a noi stessi) solo il giorno della parusia di Gesù. La speranza escatologica diviene quindi la determinazione critica della nostra esistenza attuale nel mondo. Ora non sono in grado di scorgere ciò che sono e ciò che sarò, lo posso solo ascoltare tramite l’evangelo» (Conzelmann, Biblia,

Note

«La Lettera ai Colossesi dice criteri decisivi. Ma ce n’è uno su cui mi sono soffermato fin dall’inizio di questa Liturgia.

La nostra vita è una vita nascosta. Lo era anche dall’inizio quando Dio ha cominciato a parlare, ma questo processo di nascondimento della sua vita cresce in proporzione del successivo rivelarsi del mistero di Dio. E quando questo raggiunge il massimo nel mistero della sua incarnazione, passione e morte e sprofondamento nel seno del Padre allora la nostra vita diventa nascosta.

Quando Dio comincia  a parlare prende il popolo e lo nasconde nel deserto. Continua e per il suo peccato questo popolo è spezzato, sradicato dalla terra promessa e nuovamente nascosto nella deportazione.

Quando arriverà Cristo il popolo scompare tutto e resta un residuo nascosto e misterioso (in Dio). E questo anche nella storia della Chiesa e mai la Chiesa progredirà in questo. Vi sarà sempre più annientamento e piccolezza in Cristo. Bisogna accettare che sia una vita nascosta. Deve sempre passare per forme di annientamento della sua vita visibile.

Siccome la nostra vita è nascosta, anche le potenze secondo quello che possiamo vivere la nostra vita anche queste potenze sono nascoste (non ci sono scuse e ragioni); la forza della volontà e l’azione non è quella della nostra volontà umana, è nascosta.

Dobbiamo accettare questo: per entrare in contatto con il messaggio evangelico dobbiamo ricorrere sempre di più alla potenza nascosta della nostra vita nascosta.

Se non incontriamo Gesù non comunichiamo alla sua vita nascosta. Questo vale per il singolo come per la comunità, per il dotto come per l’ignorante» (d. G. Dossetti, appunti dell’omelia di Pasqua, 14 aprile 1974).

Oppure

SECONDA LETTURA                                      1 Cor 5,6-8

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, 6 non sapete che un po’ di lievito fa fermentare tutta la pasta?

L’apostolo sta trattando della situazione grave avveratasi a Corinto, del fatto che uno viva con la moglie di suo padre. per fare cogliere la gravità della situazione, l’apostolo prende come esempio la Pasqua. In essa è vietato l’uso del lievito: come un po’ di lievito fa fermentare tutta la pasta così questo peccato tenuto in seno alla comunità la fermenta tutta rendendola incapace di discernere il bene dal male.

7 Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete àzzimi. E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato!

Togliete via il lievito vecchio come ha detto precedentemente: si tolga di mezzo a voi chi ha compiuto una tale azione (v. 2). Viene tolto nel modo che Paolo ha detto precedentemente: non è eliminata la persona ma è distrutto il peccato – questo infatti è il lievito vecchio – per essere una pasta nuova, resa idonea per la celebrazione della Pasqua. Prima non si poteva essere in grado di celebrare la Pasqua, ora invece spogliati del vecchio uomo possiamo celebrarla. È quanto dice con le parole che seguono: poiché siete azzimi, in virtù del battesimo che ci ha liberati dal peccato. Da dove capiamo che siamo azzimi? Dal fatto che Cristo nostra Pasqua è stato immolato. Se infatti Cristo è la vera vittima pasquale, che è stata immolata per noi, non può essere mangiata da noi con pane lievitato, ma con il pane azzimo. Spiega immediatamente che cosa siano il lievito e il pane azzimo.

8 Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con àzzimi di sincerità e di verità.

Celebriamo dunque la festa di Pasqua, la nuova Pasqua, non con il lievito vecchio di malizia e di perversità, due parole che esprimono tutto il mondo dell’uomo vecchio, ma con azzimi di sincerità e di verità. Sincerità è l’intima purezza e trasparenza per cui non si agisce con malizia; verità è la conoscenza che ci è stata comunicata dal Signore.

SEQUENZA

Solo oggi è obbligatoria; nei giorni fra l’ottava è facoltativa.

Victimae pascháli laudes

immolent christiáni.

Agnus redémit oves:

Christus ínnocens

Patri reconciliávit peccatóres.

 

Mors et vita

duéllo conflixére mirándo:

dux vitae mórtuus regnat vivus.

 

 

Dic nobis, María,

quid vidísti in via?

Sepúlcrum Christi vivéntis:

et glóriam vidi resurgéntis.

Angélicos testes,

sudárium et vestes.

Surréxit Christus spes mea:

praecédet suos in Galilaeam.

 

Scimus Christum

surrexísse a mórtuis vere:

tu nobis, victor Rex,

miserére.

Alla vittima pasquale,

s’innalzi oggi il sacrificio di lode.

L’Agnello ha redento il suo gregge,

l’Innocente ha riconciliato

noi peccatori col Padre.

 

Morte e Vita si sono affrontate

in un prodigioso duello.

Il Signore della vita era morto;

ma ora, vivo, trionfa.

 

«Raccontaci, Maria:

che hai visto sulla via?».

«La tomba del Cristo vivente,

la gloria del Cristo risorto,

e gli angeli suoi testimoni,

il sudario e le sue vesti.

Cristo, mia speranza, è risorto:

e precede i suoi in Galilea».

 

Sì, ne siamo certi:

Cristo è davvero risorto.

Tu, Re vittorioso,

abbi pietà di noi.

ACCLAMAZIONE AL VANGELO                   Cf 1 Cor 5, 7-8

R/.       Alleluia, alleluia.

Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato:

facciamo festa nel Signore.

R/.       Alleluia.

VANGELO                                                        Gv 20, 1-9

 Dal vangelo secondo Giovanni

20.1 Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.

Lo sguardo è attratto nel buio dalla pietra tolta dal sepolcro. Tutto è ancora immerso nel buio, simbolo di una non conoscenza che deve essere rischiarata dalla luce del Cristo risorto. Questo è il primo segno di un cammino verso la risurrezione.

Il primo giorno della settimana. L’evangelista inizia il racconto della risurrezione con la data, come ha fatto per il racconto della passione del Signore.

L’indicazione temporale non segna il momento della risurrezione ma il suo effetto nel tempo. Nessun evangelista racconta il momento della sua risurrezione ma solo come essa è stata constatata dai discepoli e in Matteo anche dalle guardie, che custodivano il sepolcro.

La morte colloca già fuori delle dimensioni di questo tempo, benché ancora il corpo sia legato al tempo e allo spazio, la risurrezione è l’evento che colloca nell’eternità.

Gli evangelisti vogliono dare a noi la certezza dell’avvenuta risurrezione del Signore ma non ci annunciano in che modo il Signore sia risorto.

Tutti i racconti della risurrezione convergono verso il suo apparire e il suo stare con i suoi dimostrando loro che Egli è veramente risorto.

L’annuncio apostolico è sulla stessa linea. I testimoni oculari del Signore risorto vogliono portarci alla certezza della risurrezione del Signore e alle conseguenze che essa ha nella nostra vita ma non ci annunciano come Egli sia risorto.

La risurrezione infatti appartiene al giorno eterno della sua divina generazione, come è scritto nel salmo 109,3 LXX: Con te il principato nel giorno della tua potenza tra gli splendori dei tuoi santi; dal seno, prima della stella del mattino, ti ho generato.

È già il primo giorno della settimana, l’inizio della nuova creazione sulla quale verso sera il Signore aliterà lo Spirito Santo, tuttavia vi è ancora il buio. Più la luce del giorno crescerà più s’illuminerà la mente dei discepoli con la luce del Signore risorto.

  1. Tommaso così commenta: « Ma Giovanni ha scritto: Una sabbati, il giorno uno dopo il sabato, alludendo al mistero; perché nel giorno in cui avvenne la risurrezione iniziò in qualche modo una nuova creazione. Vedi Sal 103, 30: Manda il tuo spirito e sono creati, e rinnovi la faccia della terra; Gal 6, 15: In Cristo Gesù non è la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere una nuova creatura. Mosè infatti iniziando la Genesi, nel parlare del primo giorno non dice: «si compì il primo giorno», ma che si compì il giorno uno. Perciò l’Evangelista per alludere al suddetto rinnovamento, usa l’espressione di Mosè.

Inoltre con quel giorno iniziava il giorno dell’eternità, il quale è unico senza l’interstizio della notte; perché il sole che lo determina non tramonta mai. Vedi Ap 21,23: La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna, perché la gloria di Dio la illumina, e la sua lampada è l’Agnello; Zc 14, 7: Sarà un unico giorno, il Signore lo conosce: non ci sarà né giorno né notte, di sera splenderà la luce» (2471).

Le tenebre e la luce di questo primo giorno sono simbolo di quelle tenebre, che sono nel cuore dei discepoli e che vengono rischiarate dai segni della risurrezione del Signore e dalla sua stessa presenza.

Maria la Maddalena. Giovanni si sofferma solo su di lei benché sappiamo dagli altri evangelisti che vi erano altre donne che con lei erano venute al sepolcro. Maria di Magdala ha un ruolo particolare nell’annuncio della risurrezione.

Viene al mattino, essendo ancora buio, al sepolcro. È proprio della sensibilità femminile il rapporto fisico; Maria – come anche le altre donne – ha bisogno di vedere il sepolcro del Signore.

Ella, com’era avvenuto di Maria sorella di Lazzaro, vuole piangere davanti al sepolcro. Un grande amore la sollecita, come è scritto nel Cantico: Forte come la morte è l’amore, tenace come gli inferi è la passione: le sue vampe son vampe di fuoco, una fiamma del Signore! (8,6).

I discepoli si muovono solo perché da lei trascinati. Anche negli altri evangelisti solo Luca racconta della venuta di Pietro al sepolcro per constatare quello che le donne hanno detto (cfr. Lc 24,12). Essi, pur essendo in lutto e in pianto (cfr. Mc 16,10), non si muovono, non sentono questo rapporto forte con il luogo dov’era sepolto il Signore.

E vede la pietra tolta dal sepolcro. La grande pietra tombale è tolta e il sepolcro è vuoto. Maria è costernata.

2 Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».

Maria di Magdala non può pensare alla risurrezione. Il segno infatti può essere oggetto di diverse interpretazioni. Da solo esso non basta. La pietra ribaltata porta infatti Maria di Magdala a pensare a un furto. L’interpretazione razionale del segno è la prima che viene in mente agli uomini. Se l’effetto implica una causa essa va ricercata nell’ambito naturale. I segni scelti dal Signore sono racchiusi entro l’orizzonte terreno perché creda chi vuole credere e chi non lo vuole resti nella sua convinzione d’incredulità.

Il sepolcro vuoto, la pietra tolta, un silenzio come d’abbandono non portano Maria di Magdala a pensare alla risurrezione ma a un trafugamento del corpo di Gesù.

Ella quindi corre e viene da Simon Pietro e dall’altro discepolo, che Gesù amava. I due discepoli probabilmente dimoravano nello stesso luogo e stando alla parola che il discepolo da quell’ora la prese in casa sua (19,27) con lui dimorava pure la Madre di Gesù.

Questa è la chiesa, caratterizzata dalla Madre di Gesù, da Simon Pietro e dall’altro discepolo amato da Gesù.

A questa comunità dei discepoli Maria la Maddalena viene a dare il suo triste annuncio: «Hanno tolto il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto».

«Essa venne da quelli che erano tra i primi e che amavano Cristo con più fervore, affinché lo ricercassero con lei, o con lei se ne addolorassero» (s. Tommaso, 2475).

«L’autorevolissima testimonianza di due è necessaria per questo momento, che è di estrema importanza per tutta la vita del popolo di Dio sino alla fine dei secoli» (U. Neri, L’ora della glorificazione …, p. 158).

Certamente Maria pensa a un furto del corpo ma le sue parole in un certo senso dicono il vero.

Il Signore, il Vivente, libero tra i morti (Sal 88,6), è stato tolto dal sepolcro e i discepoli non possono sapere dove l’abbiano posto.

Il sepolcro vuoto, prima di essere annuncio della sua risurrezione, genera inquietudine e sofferenza nei discepoli.

Prima di giungere alla fede essi devono superare la cerchia dei loro ragionamenti che sono sotto il dominio della morte.

Credere nel Signore risorto significa essere in una vita nuova, in cui la morte è già superata.

È logico che Maria di Magdala pensi al Signore trafugato dal sepolcro e che comunichi questa stessa sua angoscia ai due discepoli.

Ma questa logica è dentro l’orizzonte del dominio della morte. In ogni logica umana la forza del pensiero è la morte sia che essa sia espressamente nominata sia che essa sia presente indirettamente.

Tutto l’agire dell’uomo è calcolato in rapporto alla morte.

Il suo ottimismo e il suo pessimismo non sono altro che un parlare e un sentire la morte. Quando essa è coscientemente presente si genera il pessimismo, quando essa è sentita lontana allora i discorsi si riempiono di speranza. Ma l’enigma non è risolto.

La risurrezione, in quanto vittoria sulla morte, spezza questa logica e annulla questo sentire. La fede quindi ha come suo principio la risurrezione di Gesù perché è in forza di essa che il discepolo vive già nella sua esistenza mortale la vita da risorto.

Il suo pensare e il suo sentire sono oltre la morte, sono cioè nella vita eterna.

3 Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro.

Con un cammino fisico che si trasforma in una corsa si attua pure un cammino spirituale che giunge alla fede. Essi credono alle parole di Maria Maddalena per poi giungere essi stessi a credere nel Signore risorto.

Ci si può chiedere perché mai l’evangelista descriva un’azione ovvia. Il fatto di uscire di casa e andare verso il sepolcro è un atto di coraggio; infatti i discepoli sono dominati dalla paura dei giudei, come dice poco dopo (v. 19).

Maria di Magdala li trascina al sepolcro per cui essi sono come costretti a uscire di casa, ad aprire le loro porte chiuse per timore dei giudei e ad andare al sepolcro perché devono constatare, senza vedere il Signore, la sua avvenuta risurrezione.

4 Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro.

Non solo, ma i due correvano insieme. La corsa dei due discepoli ha come origine l’attrazione del Cristo, che innalzato da terra attira a sé tutti (cfr. 12,32). Essa corrisponde alle parole del Cantico: Attirami dietro a te, corriamo! (1,4). Gesù li attira a sé ed essi, vinta la paura, si mettono a correre.

Benché ancora Pietro e Giovanni siano dominati dal pensiero che il Signore è stato tolto dal sepolcro da mano d’uomo, tuttavia la loro corsa annuncia l’attrazione che Gesù opera nei loro confronti.

Non è un cadavere che li attira ma è il Vivente, è il Signore che è stato tolto dal sepolcro ed è ora celato al loro sguardo.

L’altro discepolo, quello che Gesù amava, corse più veloce di Pietro, non perché era più veloce di Pietro essendo probabilmente più giovane, ma perché più fortemente attratto dal Signore.

L’amore del Signore rendeva veloce la sua corsa e leggero il suo passo e quindi giunse primo al sepolcro.

Chi ama è più veloce, come è scritto: Corro per la via dei tuoi comandamenti, perché hai dilatato il mio cuore (Sal 118,32).

Egli è il primo a vedere il sepolcro vuoto, come è pure il primo a credere.

5 Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.

Egli si china per vedere con cura l’interno del sepolcro e vede i teliposati là con ordine e non gettati con disordine nel sepolcro.

Nuovi segni attendono il discepolo che Gesù ama: i teli posati là. Se qualcuno avesse rubato il Signore non gli avrebbe tolto i teli. Essi sono piuttosto indice di uno che se l’è tolti perché non ne aveva più bisogno. Anche davanti a Lazzaro risorto il Signore aveva ordinato di scioglierlo e di lasciarlo andare. Qui nessuno lo ha sciolto eppure i teli testimoniano che Egli se n’è andato sciogliendosi le bende da solo.

Il discepolo non entra per lasciare a Pietro la revisione del sepolcro e raccogliere così le testimonianze riguardo a Gesù. Egli riconosce il primato di Pietro come primo testimone della risurrezione di Gesù.

Il suo ruolo di discepolo amato da Gesù non gli dà il primato, che spetta invece a Pietro.

Nella Chiesa infatti vi è ordine.

In questo discepolo, amato da Gesù, ci è dato il modello di ogni discepolo, che segue con riflessivo silenzio il Signore nell’itinerario della sua passione fino a giungere ai piedi della croce, dove gli è affidata la Madre di Gesù.

Per l’affinità tra il discepolo e la madre, ella pure avvolta nel silenzio, Gesù crea un vincolo tra la Madre e il discepolo.

«A Pasqua il discepolo è il primo ad arrivare al sepolcro e a credere, nuovamente in silenzio, prima di aver veduto il Risorto; il suo silenzio è quello dell’interiore comprensione di fede» (H. Strathmann, o.c., p. 423).

6 Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.

Simon Pietro, benché segua il discepolo che Gesù ama, è il primo ad entrare all’interno del sepolcro e a constatare che i teli sono posati là e che il sudario, che era stato sul suo capo, è avvolto in un luogo a parte.

Questo particolare era sfuggito al discepolo; probabilmente egli non lo vedeva dall’esterno.

Il sepolcro è sì vuoto ma vi sono questi segni funerari, di cui il più importante sembra essere il sudario posto sul suo capo.

Esso appare anche nella risurrezione di Lazzaro. Questi compare con il volto tutt’attorno legato dal sudario. Egli porta su di sé ancora i segni della morte per cui Gesù ordina di scioglierlo e di lasciarlo andare (cfr. 11,44).

Qui invece il sudario è avvolto ed è riposto in un luogo a parte e non con i pannilini.

Non altri hanno sciolto il Signore dai legami della morte espressi nei lini funerari ma Egli stesso si è liberato da essi.

Il discepolo, che scrive questo, dice che il sudario è avvolto.

Questo verbo ricorre in Mt 27,59: Giuseppe lo avvolse in una sindone pura. Il corpo di Gesù è avvolto in questa sindone, ora il sudario è avvolto senza avvolgere più il capo di Gesù.

Il sudario avvolto in un luogo distinto da dove sono i pannilini è segno che il corpo non è stato trafugato.

Chi ha abitato quel sepolcro rivela di aver dominato la morte e che il suo corpo è uscito dai lini sepolcrali senza alcun bisogno di lacerarli o scomporli e che quindi non era più in nessuna relazione con essi.

Lazzaro invece è risuscitato avvolto dai lini sepolcrali per cui ha avuto bisogno che qualcuno lo sciogliesse da essi.

Gesù invece è risorto già libero da essi perché Egli non aveva più nessun rapporto con la morte.

«Ma è chiaro che non è la dimostrazione: è un segno. È ciò che scuote, è ciò che risveglia. Non è la dimostrazione della risurrezione del Cristo: è ciò che consente di aprirsi ad una reinterpretazione di tutto e che risveglia come dal sonno richiamandoli violentemente ad una realtà diversa da quella in cui erano stranamente fino a quel punto immersi: di credere cioè il Signore un cadavere» (U. Neri, Il Mistero Pasquale, p. 70).

Per questo quando l’altro discepolo entra vede e crede.

8 Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.

Dopo che Simon Pietro era entrato, allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro. Egli, benché sia giunto per primo, lascia che sia Simon Pietro a constatare la situazione all’interno del sepolcro. Egli riporta diligentemente quanto Pietro ha visto in modo che sia trasmessa alla comunità dei discepoli la testimonianza concorde dei due discepoli, quella di Simon Pietro e quella del discepolo amato da Gesù.

La testimonianza concorde verte sui dati verificabili da qualsiasi occhio umano; queste sono le prove della veridicità dei fatti. Il sepolcro era così. Si giunge alla soglia del mistero ma non si penetra in esso. Esclusa l’ipotesi che il corpo sia stato trafugato perché, se così fosse, il sepolcro non si presenterebbe in quella situazione, si resta nella perplessità, nello stupore (cfr. Lc 24,12) ma non si giunge alla certezza della risurrezione.

Il passaggio alla certezza che Gesù è risorto avviene nel discepolo che entrato vide e credette. Non è dato un oggetto al suo vedere, com’era accaduto in precedenza, perché in quel momento egli vide sì i pannilini e il sudario ma la sua visione trascese le testimonianze silenziose e vide senza vederlo fisicamente il Signore risorto e credette in Lui.

9 Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Questo è il dato fondamentale: la comprensione delle Scritture nelle quali si annuncia la risurrezione del Cristo. Essa non costituisce un annuncio specifico ma appartiene all’essenza stessa della Parola di Dio. La mente del discepolo, che Gesù ama, riflette la gloria del suo Signore risorto e in questa luce comprende il messaggio delle Scritture incentrate sulla risurrezione di Gesù. Egli comprende non tanto la possibilità della risurrezione del Cristo ma la sua necessità.

Mentre nell’evangelo secondo Luca l’itinerario dall’ignoranza all’incredulità si conclude la sera di pasqua con l’apertura della mente all’intelligenza delle Scritture quindi davanti al Signore risorto (cfr. Lc 24,45), qui il discepolo amato da Gesù crede assente il Signore davanti ai segni che lo rimandano alle Scritture. Egli è il primo di coloro che credono senza aver visto.

« Di fronte a questo brano che la Chiesa ha fermato al v. 9 mi sono detto: strana questa comunità (?) del Cristo che in questi giorni ci fa leggere vangeli monchi nei quali la persona non appare. Ci può essere una questione liturgica (continuano poi); invece il motivo è detto: la Chiesa ci vuole subito dire: «Cercate di capire la vostra fede nella Risurrezione. Cristo è risorto, veramente risorto», ma non ce lo fa vedere e ci chiede di aderire con la nostra fede a questo. Ricordiamo quello che Gesù dice a Tommaso: «Beati quelli che crederanno senza aver visto» (20,29).

E vide e credette, cioè interpreta nello Spirito Santo non solo il messaggio ma anche una sequenza di cose – Sepolcro vuoto, bende – e il sudario in un altro luogo.

Scatta la scintilla del rapporto con il nostro proprio. La fede nasce, scaturisce, si dilata, si trasmette (Cantico di Mosè: il Dio di mio padre) è trasmissibile di generazione in generazione per via delle nostre potenze invisibili; la nostra vita è nascosta con Cristo in Dio.

Sono atti più semplici, … e forti di infima semplicità, come rileggere spesso il brano d’oggi; farà crescere la nostra fede più di ogni altra cosa! Questa è stata la mia esperienza e dei fratelli di questi anni ogni volta che andiamo al sepolcro li rileggiamo, cosa possiamo dire di nuovo? Eppure creano.

È la scelta d’oggi; è la responsabilità di noi presbiteri che dobbiamo fare per primi questo salto.

E poi cominciare a sperimentare la fecondità e la consolazione attraverso la via segreta della vita nascosta, che è Cristo.

“Io ho provato” dobbiamo poter dire, se no la nostra bocca deve chiudersi; qualsiasi altra parola che diciamo è dal maligno, dobbiamo tacere se non possiamo dire, senza privilegio ma per il battesimo che ogni cristiano ha ricevuto, Un pochino ho esperimentato e forse posso dirti qualche mezzo che puoi usare anche tu”.

Non avevano ancora capito, è detto del primo degli apostoli e del più amato. Poi per illuminazione dello Spirito vedono – non possono fare altro che chiedere al Signore grazia – E questo dobbiamo poterlo fare sempre farlo per esperienza: c’è una cosa che rovescia la posizione, dissipa le tenebre. Vi è la richiesta umile a Dio che non sappiamo se esiste, a Gesù che non sappiamo che è morto ed è risorto, perché se esiste, se è nato morto e risorto mandi lo Spirito in virtù del quale possiamo dire: Gesù è il Risorto a gloria del Padre» (d. G. Dossetti, appunti dell’omelia di Pasqua, 14 aprile 1974).

PREGHIERA DEI FEDELI

Carissimi, questo è il giorno in cui lo Spirito, plasma a somiglianza del Signore risorto noi che fummo creati a sua immagine.

Resi popolo sacerdotale eleviamo ora unanime la nostra preghiera.

R/ Per la santa risurrezione del tuo Figlio, ascoltaci, o Padre.

  • Per la Chiesa di Dio, in Cristo inizio della nuova creazione, perché viva il mistero della Pasqua del suo Signore partecipando alle sue sofferenze e alla sua gloria, preghiamo. R/

  • Per tutti noi, rigenerati dal fonte battesimale, perché attraverso l’acqua e il sangue del suo costato, gustiamo sobri l’ebbrezza dello Spirito, preghiamo. R/

  • Per tutti gli uomini, perché il lieto annunzio del Cristo, doni a tutti la pace dello Spirito Santo, nella remissione dei peccati, preghiamo. R/

  • Per le noste famiglie, perché tolto il lievito vecchio di malizia e di cattiveria, si celebri la pasqua con azzimi di sincerità e verità, nella festosa ospitalità ai piccoli, ai poveri e ai sofferenti, preghiamo. R/

Per tutte le sorelle e i fratelli defunti, perché, commensali banchetto del Regno di Dio, pregustino la gioia della futura risurrezione, preghiamo. R.

O Padre, che nella risurrezione del tuo Figlio dissolvi le tenebre della paura e dell’angoscia, ascolta queste nostre preghiere, e rendi possibile ciò che il nostro cuore non osa sperare.

Per Cristo nostro Signore.

Amen.

[1]             Crisostomo, Biblia, o.c., p. 109