Papa Francesco e i giovani al Presinodo, un dialogo sociologico

Foto: Daniel Ibanez/ CNA

Di Angela Ambrogetti

CITTÀ DEL VATICANO , 19 marzo, 2018 / 12:36 AM (ACI Stampa).- 

Giovani di cinque continenti che raccontano al Papa la situazione nelle loro terre, poi le domande direttamente a Francesco.

La prima la pone Blessing Okoedion una giovane vittima di tratta della Nigeria, racconta la sua storia e chiede  come contrastare e vincere una mentalità ‘malata’ che riduce la donna a schiava, a proprietà dell’uomo, a merce o per profitto o per proprio piacere egoistico?

Cara papa Francesco quello che più mi inquieta è proprio la domanda, i troppi clienti e molti di questi, come è stato detto, sono cattolici. 

Mi chiedo e ti chiedo, ma la Chiesa, ancora troppo maschilista, è in grado di interrogarsi con verità su questa alta domanda dei clienti?

Può essere credibile nel proporre ai giovani cammini di relazione tra uomo e donna libere e liberanti?

Il Papa risponde ricorda la visita ad una casa di ragazze liberate dalla schiavitù della prostituzione, le loro storie, con commozione e dettagli sull’atteggiamento emotivo delle ragazze schiavizzate “si difendano con una sorta di schizzofrenia ma senza alcuna speranza”.

E dice, il Papa: “ quando si liberano non hanno il coraggio di tornare a casa e dire la verità perché amano tanto la famiglia e impedisce che fratelli e sorelle siano sporcati da questa storia”.

E parlando dei clienti dice il Papa “forse il 90 per cento sono battezzati” e “penso allo schifo che devono sentire queste ragazze”.

Il Papa racconta il metodo delle case di Don Benzi per salvare le ragazze, la domanda per avvicinare le ragazze e aiutarle ad uscire dalla schiavitù è: quanto soffri?

Un delitto che “nasce da una mentalità malata: la donna va sfruttata e non c’è femminismo che sia riuscito a togliere questo dalla coscienza, dall’immaginario collettivo…una malattia di un modo di pensare sociale, in crimine contro l’umanità”. E aggiunge: “Questa è una delle lotte che chiedo a voi giovani di fare, per la dignità della donna”.  E conclude “ e per favore se un giovane ha questa abitudine la tagli, che fa questo è un criminale….questo non è fare l’amore, è torturare la donna, è criminale” e dice “ voglio approfittare di questo momento per chiedere perdono per tutti i cattolici che fanno questo atto criminale”.

Arriva poi Maxime Rassion  dalla Francia, non battezzato, non credente, indeciso e inquieto che ha bisogno di discernimento per la vita e la professione.

Francesco parla del pericolo “non lasciare sorgere le domande” e “ di anestetizzare le domande”. Il Papa spiega che le “domande forti possono essere anestetizzate…una tecnica che finisce con la corruzione in guanti bianchi”.

Bisogna essere coraggiosi e fare “le domande crude come sono”.

Tutti abbiamo bisogno di discernimento dice il Papa, e aggiunge che molte comunità ecclesiali non sanno farlo. “ Discernere è accompagnare e ascoltare lasciare che la persona tiri fuori tutto e trovi la strada”. Poi aggiunge che non di tutte le cose si può parlare con tutti. “ Cerca un saggio che è quello che non si spaventa di nulla”. E attenzione ad aprire tutto e non truccare i sentimenti, dice il Papa.

Dall’ Argentina  María de la Macarena Segui  delle Scholas Occurrentes parla di educazione.

Il Papa parla della  strutture scolastiche che danno molte conoscenza ma che fannoo perdere la capacità dello stupore, una eredità illuminista, dice. E racconta invece la esperienza di Schola che ha invertito questa tendenza. “ Per avere una educazione completa serve il  linguaggio della mente, pensare bene e sapere le cose e cercare con il pensiero, linguaggio del cuore, imparare a sentire bene , il bullismo è proprio una mancanza di cuore, e poi il linguaggio del fare, delle mani”

Mente, cuore e mani armonizzati. Un cammino, dice il Papa per una educazione integrale comunitaria.

Poi parla dei pericoli del mondo virtuale, che “può portare a livello di alienazione molto forte” e senza radici. Per salvarsi da questo pericolo dice il Papa serve concretezza.

Poi racconta di aver celebrato un matrimonio privato a Santa Marta sabato scorso di una insegnate che vuole lottare contro il mondo virtuale con molta concretezza anche per il gioco dei ragazzi.

La realtà spiega il Papa deve essere solida e radicata nel concreto.

Il mondo virtuale ha anche un altro difetto dice il Papa, toglie la dimensione della amatorialità, tutto è commerciale ed è il gioco che perde, la spontaneità e la fantasia.

Yulian Vendzilovych seminarista dell’Ucraina parla di necessità di testimonianza e chiede come un giovane pastore come dovrebbe reagire sulle circostanze complesse della cultura di oggi.

Il Papa parla dei sacerdoti che non sono testimoni, ma deve essere testimone di Cristo la comunità. Un prete in una comunità che non è testimone non può andare avanti.

Il sacerdote non può essere solo funzionale. Allora “ se una comunità non è testimone di Cristo non deve essere lasciato solo”. Perché “ la comunità deve essere testimone di Cristo” e “ il rapporto tra prete e comunità deve essere testimoniale” perché bisogna uscire dalla malattia del clericalismo. Il sacerdote non è un “boss” un dirigente dice il Papa, ma anche lo spiritualismo esagerato è una malattia.

E parla di preti rigidi e mondani e dice “pregate perchè il Signore li converta”. E ritorna sul chiacchiericcio nelle comunità.

E parla anche di tatuaggi, per arrivare alla cultura dei giovani. “Con i giovani non bisogna spaventarsi mai”.

Infine Suor Teresina Chaoying Cheng dalla Cina che studia Teologia al Collegio Missionario “Mater Ecclesiae” di Castel Gandolfo della Urbaniana. Parla della formazione dei giovani che vogliono consacrarsi e dalla immaturità di molti religiose: “di fronte a culture che non lasciano spazio a Dio, e alla società che adora la supremazia della materia, noi giovani religiose, come possiamo equilibrare la nostra formazione culturale e la nostra vita spirituale?” E regala una sciarpa rossa, colore della gioia in Cina.

Gioia e calore, “ i cinesi sanno dove sono le radici” dice il Papa. Poi risponde : la vera formazione religiosa deve avere 4 pilastri formazione spirituale, intellettuale, comunitaria e apostolica.

Il Papa spiega cosa è davvero la “protezione” nella formazione dei giovani religiosi che non devono essere “castrati” e così “ troviamo tanti zitelli che sono stati dipendenti”

Preferisco un giovane che perde la vocazione piuttosto che sia un religioso malata che faccia del male. E poi dice: quanti di quelli che hanno fatto abusi sono stati annullati nella formazione e sono malati.

Quindi non annullare e non sopraproteggere, dice il Papa. Parla ancora del rischio per i religiosi di essere troppo attaccati ai soldi: “ il diavolo entra dalle tasche”.

Tra le testimonianze Tendai Karombo del National Catholic Youth Council Chairperson in Zimbabwe, parla della povertà, della disintegrazione della famiglie, della crescita del materialismo, della perdita dei valori, e della sfida della formazione, della necessità del supporto morale da parte della Chiesa, della necessità di una opportunità per il cambiamento.

E’ la volta poi di un latino che vive a Dallas, non parla spagnolo, ma lo fa per significare l’unità del continente, si chiama Nick López e dice che la gioventù, il periodo del college è un periodo di transizione e sperimentazione. E la Chiesa più che mai si presenta come guida.

Dall’ Asia arriva un’altra testimonianza, quella di essere minoranza in un mondo dove convivono povertà ed estrema ricchhezza, e dove  aborto, divorzio, unioni omosessuali sono una sfida continua.

Dall’Australia Angela Markas per l’ Oceania parla del rischio dell’eccessivo benessere, dei suicidi  e delle unioni omosessuali e del “matrimonio” che diventa legge.

E infine dall’ Europa Annelien Boone, belga parla delle speranze della Chiesa in un modo fortemente laicizzato e dellanecessità dei giovani di avere una guida, una grande opportunità per la Chiesa essere appunto guida.