“Signore, vogliamo vedere Gesù”

I giovani e Gesù

Cesare Bissoli

Vorrei proporre una mia riflessione maturata a contatto con giovani stessi e nello studio del mondo giovanile.
* Avverto a questo proposito una pre-comprensione o atteggiamento di partenza collegato ad una doppia esigenza: una negativa ed una positiva, almeno potenziale.
– Da una parte si avverte l’urgenza di stabilire questo ‘incontro di giovani e Gesù Cristo per motivi come questi: ignoranza, frammentazione e isolamento, soggettivazione del Credo, per cui in primo luogo Gesù diventa sempre più ignoto e quindi irrilevante, anzi irritante come ad Emmaus (prima parte del cammino) o al più detiene una marginalità che lo rende secondario; in secondo luogo, Gesù appare come un frammento anche simpatico, della galassia religiosa, qualcuno a se stante, cioè non si riesce a cogliere il perché c’è nel Credo cristiano, vale a dire il suo ruolo vero nel rapporto uomo-Dio, e dunque nella ricerca della verità e del senso della vita; in terzo luogo, nello scolorirsi e svanire della sua identità Gesù perde la sua oggettività, ciò che è in se stesso anche se non ci penso, per cui si finisce con il manipolarlo in un Gesù ‘secondo mÈ. Ignoranza, invalidità, inefficacia a riguardo di Gesù ne sono le conseguenze.
Annota globalmente il sociologo F. Garelli in una delle sue indagini su giovani e religione: “A fianco di una minoranza di giovani cristiani attivi e convinti, vi è una larga quota che esprime una fede senza appartenenza che tende alla religione come ad una possibilità esistenziale a disposizione”.
Per cui se chiedessimo ad un giovane (o a un adulto): chi è Gesù Cristo? Chi è per te Gesù Cristo per te? Come mai questa insistenza su Gesù Cristo? quale risposta potremmo ricevere?
* D’altra parte proprio il richiamo alla minoranza di giovani cristiani dice che è possibile un reale incontro, significativo, capace di attrarre, convertire, suscitare una relazione vitale stabile (alla San Paolo, alla Don Bosco). Vi sono giovani che veramente dicono nel loro cuore, se non con le parole: vogliamo vedere questo Gesù, mostratecelo, fatecelo conoscere meglio che potete, che possiamo toccarlo, parlargli, ascoltarlo (non bastano le formule), un Gesù credibile, affidabile. Vi assicuro che questa potenzialità è quanto mai diffusa tra i nostri giovani anche non frequentanti la domenica, anche religiosamente amorfi e scettici, apparentemente dico io, come un coperchio che sigilla il pozzo da cui non si può attingere acqua, e non perché il pozzo sia senz’acqua, arido. È un Dio, un Gesù nascosti il loro più che un Dio, un Gesù assenti. E d’altra parte come può essere assente, morto Dio il vivente, Cristo il Risorto?
Qui il percorso che si apre comprende un percorso articolato che esprimo così: Perché incontrare Gesù, come incontrare Gesù, percorsi per incontrare Gesù.
Non sono più di una traccia su cui impostare il cammino di fede, nostro e dei giovani.

PERCHÉ INCONTRARE GESÙ
(motivazione) (da parte di un giovane)

Prima affermazione-chiave

Non partire dicendo “perché Gesù per me conta”, ma “perché io uomo/donna per Gesù conto”, sono qualcuno, e la mia realizzazione ha in Gesù non solo un buon consigliere, ma un salvatore.
Scaturiscono tre passaggi:
– Riflettere sulla propria vita di uomo, prendendo coscienza che la realizzazione di sé non è un lusso, ma esigenza di vita, connotata da tre qualità: deve poter essere realizzazione totale (‘corpo ed anima’), accolta e vissuta come una sfida esistenziale, perciò garantita da punti di riferimento e risorse sicuri.
– Abitualmente fanno da punti di riferimento i cosiddetti modelli di vita, sono molteplici e di valore diverso, costituiti da persone concrete, significative (dai genitori, a Vasco Rossi, a S. Berlusconi, a S. Francesco…). Ebbene esiste storicamente una persona che si propone fra tutte con i caratteri della singolarità, fascino e credibilità, collaudata da una esperienza lunga oltre venti secoli: Gesù di Nazaret, quello dei Vangeli, annunciato dalla Chiesa.
– Interessarsi vitalmente di Lui diventa praticamente un obbligo morale, un impegno di saggezza, ma anzitutto una libera proposta alla coscienza, come una ipotesi che merita di verificare, in ciò sospinti da un mare di testimonianze sotto tutti i cieli. Questo vale per quanti sono in difficoltà esistenziale e religiosa e in fase di ricerca, cosa del tutto comprensibile, ma anche per quanti sono già credenti, per i quali un periodico check up della propria fede è del tutto opportuna e benefica. Se un giovane, quando la vita si fa laboratorio di ricerca, non affronta con la serietà del laboratorio la sua fede per una verifica, una conversione, un approfondimento, può darsi che l’abbia già mezza spenta o in via di inesorabile estinzione. E pensare che per tanti giovani potrebbe essere l’ultimo laboratorio della fede!

Seconda affermazione-chiave

Il confronto Cristo e i giovani va accolto perché Gesù ha qualcosa da dire anche all’uomo di oggi, del tutto meritevole di ascolto. Avrà quindi i tratti di un confronto del tutto pertinente ed insieme provocante nello stile, affascinante nei contenuti, inedito nei risultati.
Ne scaturiscono tre passaggi:
– Ci confrontiamo non con un semplice uomo, ma con uno che ha la pretesa di appartenere radicalmente al mondo di Dio, di essere figlio di Dio (Mc 14,61-62), di conoscere ciò che c’è nel cuore dell’uomo (cfr Mc 2,8) e di avere l’effettiva capacità di aiutarlo, di guarirlo, di liberarlo, di riconciliarlo con Dio e con se stesso, di salvarlo dall’alienazione, dalla paura, dalla disperazione, dall’assurdo, dalla tristezza, dalla noia, dal peccato, dalla morte. È una angolo di lettura che ci fa fare un passo decisivo: da una pur giusta considerazione antropologica di Gesù (da noi a Gesù, o Gesù secondo noi, cioè l’accoglienza di Lui in funzione nella realizzazione di noi stessi) ci viene richiesto di passare ad una lettura cristologica di noi stessi (da Gesù a noi, o noi secondo Gesù, la nostra realizzazione sì, ma in piena apertura alla sua realtà).
– Ne derivano due atteggiamenti mentali da tenere presenti:
* se ho da trattare con un personaggio diverso da me, dovrò rispettarne la diversità, in concreto non posso omologare Gesù nei miei schemi (ma questo anche per un amico, un’amica);
* se poi Egli si propone con tratti di qualità e valore che mi superano, non mi è concesso di obbligarlo di rispondere soltanto alle mie domande, ma, mentre ascolto sincerante le sue risposte, avverto che Lui mi fa anche delle proposte, anzi vi sono delle domande che Lui vuol fare a me. Insomma non basta volere un Gesù secondo me, ma per averlo correttamente significativo e presente, mi devo spostare cordialmente e lealmente dalla sua parte, mettermi nella disponibilità di diventare io secondo Lui.
– Ebbene proprio da questo ‘considerarmi secondo Lui‘ deriva quel procedimento che merita essere di base nel confronto con Lui e che Lui ha ampiamente praticato e intende praticare: è l’esperienza racchiusa nella categoria dell’incontro, non quella della mera conoscenza intellettuale tramite ricerca dottrinale e nemmeno l’esperienza della gratificazione emotiva di Gesù
Così si presenta Gesù nei Vangeli: una persona che incontra altre persone, sante e peccatrici, grandi e piccoli, ricchi e poveri. Lui non ha scritto un manuale intitolato ’Il mio pensiero’ che la Chiesa avrebbe dovuto spedire sia pur gratis, ad ogni uomo, nemmeno ha scritto lettere come ha fatto Paolo, ma ha incontrato persone e si è lasciato incontrare da persone. Questo faceva quando era vivo in Palestina. E siccome è ‘risorto dai morti secondo le Scritture’ (1Cor 15,4) continua ad essere vivo, più vivo di prima e quindi non intende rinunciare al metodo dell’incontro faccia a faccia, anche a gruppo, ma senza che una persona possa restare occultata, a causa sua, come Zaccheo, dietro le fronde (cfr Lc 19,1-10) o causa di altri come la povera emorroissa coperta dalla folla (cfr Mc 5,27).
Si tratterà di apprendere i segni veri dell’incontro, ma non di dichiarare finito il tempo degli incontri. In questo senso il Vangelo è meno una trascrizione degli incontri ormai finiti di Gesù, quanto una profezia di quelli che intende fare oggi. Non ci nasconderemo perciò dietro il velo del racconto evangelico al passato, ma stimolati dallo Spirito che lo mantiene attuale, carico di ispirazione, resteremo aperti all’incontro, ad un libero, fiducioso, imprevedibile,sorprendente, ma anche esigente incontro tra due persone di sicuro valore: la mia persona, la persona del giovane, e quella di Gesù.
Adesso di tratta di vedere il come. Ma prima poniamo una terza affermazione sul’perché’ dell’incontro.

Terza affermazione-chiave

Oggi come i greci di ieri vi sono persone oggi, anche tra i giovani che esprimono un desiderio che sa di comando: “Signore, vogliamo vedere Gesù”.
Significa che l’incontro con Gesù va generato dalla forza di un desiderio educato a tale scopo, che è dunque più di una curiosità (cfr la bella relazione di Don Bonato alla settimana di spiritualità a Torino), il desiderio mira alla realizzazione: “vedere Gesù”. È esperienza di base cui lo Spirito Santo chiama tutte le comunità, specialmente dove vi sono giovani. Non dimentichiamo il respiro esistenziale e dunque la potente grazia di Dio che sostiene tale incontro che al dire di Gesù, con la metafora del granello che muore per fare la spiga, ha il suo ultimo decisivo compimento con l’evento della Pasqua.

COME INCONTRARE (E LASCIARSI INCONTRARE DA) GESÙ
(attuazione)

Scegliamo la via diretta, guardando agli incontri dei Vangeli. Ricordiamoli qui sinteticamente come in un brainstorming (ma sulla base di conoscerli noi fin dalla nostra giovinezza): Pietro, Andrea, Giacomo, Giovanni; Nicodemo, la Samaritana, Zaccheo, giovane ricco, Giario, Pietro a Cesarea di Filippo, Tommaso, la Cananea, la donna che perdeva sangue, Maddalena Marta e Maria, la peccatrice innominata, Pilato, sua madre Maria, i due di Emmaus, i discepoli avanti e dopo Pasqua, i familiari, la folla, gli avversari.

Alcune coordinate maggiori degli incontri

L’esplorazione degli incontri evangelici porta a cogliere certe costanti che formano come le coordinate entro cui avviene l’incontro con Gesù,incontro che è sempre almeno tra due persone, in certo modo rivelazione reciproca.
Esse permettono di cogliere due ‘rivelazioni’ o svelamenti fondamentali e il passaggio decisivo:
– la misteriosa identità di Gesù da accogliere come in trasparenza, o quale visione del Cristo riceve, il giovane che lo incontra;
– il profilo di esistenza che Cristo propone a ciascuno che lo incontra veramente, o quale visione del giovane ha il Cristo che lo incontra, ossia il progetto-uomo secondo il Vangelo;
– il passaggio decisivo.

Quale Gesù è incontrato dall’uomo

– Un primo lineamento globale del vangelo presenta un Gesù non prevenuto o scontroso o oracolo solitario, ma è un uomo giovane-adulto, del tutto aperto, disponibile, che accetta di incontrare le persone che lo cercano, ed anche quelle che non lo cercano, ma lo farebbero se sapessero che Lui è loro amico, vorrebbe parlare con loro, ed anche quelli che fuggono da Lui, e proprio nei giorni in cui aveva vinto la morte (i due di Emmaus).
Da questo si rivela come sia profondamente rispettoso della libertà e intervenga se anche per un momento venga accolto, almeno come compagno di fuga e di amarezza, sperando di essere accettato come amico desiderato e di poter dialogare con te.

– Un secondo lineamento comprende tre tratti uniti insieme, indisgiungibili:
* Un tratto di Gesù dei Vangeli è di impostare il discorso su temi che riguardano non banalità o convenevoli, ma il mondo profondo della vita, dove vi è il desiderio, il sogno, ma anche il bisogno, la sofferenza, la decisione, il futuro, la relazione con gli altri. Insomma quelle che si dicono le ‘grandi o vere domande’ della persona.
* Ma Lui – secondo tratto evangelico – non parla come un terapeuta o un filosofo, o l’amico del cuore, il confidente. Parla come un credente in Dio, quindi vede l’uomo dal punto di vista religioso, come Dio, il Padre – dice lui – lo vede. E qui presenta:
* una visione religiosa affatto comune, di routine: ha una originalità affascinante, è nuovo affatto una visione estrinseca della religione: va a illuminare gli esistenziali della persona;
* affatto una visione ritualistica: ti dà l’idea che il Padre, che non vedi, Lui ti vede e si cura veramente di te;
* affatto una visione frammentata: è una visione religiosa organizzata attorno ad un progetto messianico, di liberazione e salvezza dell’uomo che chiama Regno di Dio;
* una visione affatto monotona, statica e passivante: Egli afferma che il Padre è all’opera nel mondo per farne il Regno e lo fa con misericordia infinita, per cui l’uomo è coinvolto a fare qualcosa, a condividere l’amore del Padre e a estenderlo come amore verso il suo prossimo in una tensione per la giustizia e la pace: il suo Discorso della Montagna è un frammento luminoso di cosa sia il Regno di Dio nel regno dell’uomo;
* infine una visione religiosa affatto parolaia: il bello è che Gesù fa per primo quello che dice, chinandosi sui meno uomo a nome del Padre, come il Padre fosse Lui stesso, mettendo le sue opere, alcune potente mente miracolose, come il primo messaggio che rende credibile ciò che annuncia. Tra queste opere ve n’è una che rompe ogni modello: egli è stato ucciso dagli uomini ed egli a nome di Dio ha dato la sua vita per gli uomini. E pur morto e sepolto Dio lo ha risuscitato dalla morte proponendolo come il suo dono all’umanità questa volta per tutti i tempi e tutti i luoghi.

– Di qui il terzo tratto del secondo lineamento: Gesù non solo autorevolmente propone Dio nella vita dell’uomo che lo incontra, ma si fa anche esigente, l’esigenza di chi propone un dono alto. Si tratta di salvezza, di vita libera del male, si tratta di un futuro di felicità. Perciò pretende di essere ascoltato, o meglio mette l’uomo di fronte alla sua responsabilità una volta che l’ha incontrato. Non è più come prima, non è come se l’incontro non fosse capitato. Vi è inerente una provocazione per una scelta ed una decisione, di sì o di no, di un sì con i fatti, o di un rifiuto di cui portarne le conseguenze. Questo non può accadere in un solo incontro, ma tutti portano con sé un giudizio di accoglienza o il suo contrario. Incontrare Gesù è incontrare un incendiario, non un pompiere, che ha la capacità però, l’ha detto Lui, di ravvivare una fiammella smorta. Non è la spada di Brenno che dice guai ai vinti, ma un Maestro amico che aspetta anche la venticinquesima ora per ospitare il viandante, mai vendicativo se lo rifiuti, ma lui stesso triste della tristezza di chi lo rifiuta – come il giovane ricco (cfr Mc 10,22) – perché rifiutandolo ti rifiuti, rifiuti a te stesso una realizzazione di te stesso grande come il Regno di Dio.

Quale uomo è incontrato da Gesù

– È l’uomo-donna storico che siamo ciascuno di noi, in carne ed ossa, con la sua storia, il suo sesso, i suoi sogni, le sue risorse e i suoli limiti. Vi è da parte sua stima ed approvazione positiva per il fatto che ci siamo, per quello di positivo che facciamo, in vista di quello che saremo, potremo e vorremo fare.

– Per Gesù ognuno che l’incontra è chiamato ad impostare una vita ispirata al Vangelo, ma non solo come modello, ma come metamorfosi o trasfigurazione o conformazione maturante progressiva (= santità) alla vita di Gesù, alla sua causa, il Regno di Dio, da intendere come profonda convinzione ed esperienza di Dio come Padre ed amico di ogni creatura, per missione del quale lotta contro il male morale e fisico, annuncia la spiritualità delle Beatitudini, le vive lui stesso in uno stile di profonda umanità verso i deboli e i poveri ed insieme di coraggio e determinazione nell’impegno per la verità, la giustizia e la pace, fino a dare la vita per l’uomo e ritrovarla vittorioso della morte. Avere la mentalità di Gesù, il pensiero di Gesù, lo stile di vita di Gesù: ecco ciò che – voluto da Lui – cui porta un verace, non ornamentale od emotivo incontro esistenziale con Lui

– In forza di un atto consapevole di intima conversione (come l’incontro al pozzo della samaritana con Gesù, dove l’uno ha sete dell’altro, Giov 4,7.15), l’uomo fa di Gesù una scelta definitiva di vita, sapendo di essere stato lui stesso cercato e scelto da Lui, cioè mette Gesù e il suo Vangelo come il piano di sotto (=ispirazione e motivazioni) della propria esistenza con le sue scelte autonome, ma non separate o contradditorie, di professione, di relazione, di uso del tempo. Opera questa sintesi di vita e fede, nella convinzione di non agire da solo, ma di essere guidato dallo Spirito di Gesù, per cui lo segue fedelmente, condividendo con Lui una suprema fiducia nell’amore del Padre anche quando le cose si fanno grigie ed amare, operando frequenti incontri rivitalizzanti con Lui nella Parola, nei Sacramenti, nella preghiera e nel servizio ai poveri, testimoniandolo con coraggio e dolcezza nel proprio mondo di esistenza, imparando a giudicare le esperienze della vita con il suo vangelo e lasciandone il segno negli ambienti di vita (lavoro, scuola, famiglia, tempo libero, politica, cultura, sport), aiutando altri con il dialogo e l’esempio di trovare lo stesso Gesù, ed orientando il proprio futuro ultimo ad un incontro definitivo con Lui. Per questa via, una persona né falsifica la sua umanità, né si aliena da essa in qualche movimento settario, né l’adorna di qualche virtù in più, ma, fa proprio con convinzione quanto afferma il Concilio, “chiunque segue Cristo, l’Uomo perfetto, si fa lui pure più uomo” (GeS 41; v. pure GeS, 22). È la “paradossalità dell’esperienza cristiana”, di cui hanno parlato i Vescovi negli ultimi Orientamenti pastorali: “I cristiani sono uomini come tutti gli altri, pienamente partecipi della vita nella città e nella società, dei successi e dei fallimenti sperimentati dagli uomini; ma sono anche ascoltatori della Parola, chiamati a trasmettere la differenza evangelica nella storia, a dare un’anima al mondo, perché l’umanità tutta possa incamminarsi verso quel Regno per il quale è stata creata” (Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, n. 35)

– L’adesione al Cristo, porta l’uomo a scoprire di essere in tanti che lo fanno, per cui incontrare il Cristo è sempre incontrarlo insieme. Questa comunione con Gesù e con gli altri si chiama ‘santa convocazione’, Chiesa. Chi sceglie Cristo, sceglie necessariamente di appartenere, anzi di essere Chiesa, non con la pretesa di trovarsela perfetta, perché allora finisce con il non trovarla mai, il distaccarsi e rifiutarla, ma di impegnarsi con il Papa, i Vescovi, i presbiteri a renderla migliore, più credibile, più vivibile, più fontana per tutti che fortezza per pochi. Insomma una Chiesa comunione e servizio. La famiglia delle famiglie. In essa l’uomo-donna fedeli trovano spazio per un servizio di famiglia (catechesi, volontariato…).

– Entrato nel movimento trascinatore di Gesù, l’uomo-donna non rimane un cristiano generico, una cifra da anagrafe dei battesimi. La sua singolarità è rispettata da Cristo e valorizzata con una chiamata specifica o vocazione nella sua Chiesa. Per essa si intende anzitutto l’organizzazione della propria vita come un progetto, in cui si conoscono ed apprezzano gli elementari del ‘gioco’ (così poco gioco) della vita: “da dove vengo, dove vado, cosa spero, cosa intendo fare…”. Ma è progetto secondo Gesù non solo quando si assume un corretto profilo orizzontale, ‘aziendale’, ma ci si apre a vivere la vita come un sì orientato da Dio nella direzione di uno status evangelicamente ispirato, cioè nella direzione della vocazione alla vita matrimoniale, alla vita presbiterale, alla vita religiosa, alla vita missionaria. D’ora in poi non si può parlare di vero incontro di Cristo e i giovani, se un giovane non si presenta con una sua vocazione già identificata o almeno alla ricerca di essa

Il passaggio decisivo

* Non si va mai da Gesù come un oggetto da constatare e usare, come la candela davanti alla Madonna. L’atteggiamento dei due greci, pur così deciso nelle intenzioni, è intrinsecamente una domanda che mette in movimento un processo di ricerca (Filippo, Andrea), per cui non si arriva a Gesù immediatamente come un bancomat, l’automatico per avere le sigarette, come un comando di playstation. Vi è un cammino da fare che deve fare i conti con due interrogativi frequenti nei vangeli: “Ma chi è mai costui?” (Mc 4,41); “E voi chi dite che io sia?” (Mc 8,29). Sono le domande che sole aprono legittimamente la strada verso la identità di Gesù e dunque ad un vero incontro. Un dato emergerà fondamentale: Lui deve dirsi, rivelarsi, accoglierci per farsi accogliere, sedere a tavola come ad Emmaus. Ma allora non si può dare una risposta immediata, sarebbe troppo facile, suonerebbe imparata a memoria, ma non assimilata.
* Proprio seguendo il filo dei vangeli, si vede che il ’chi è Gesù’ fa parte di un processo di ricerca e di incontri ripetuti.
Intanto ci si può avvalere delle formule che la Chiesa, che lo conosce, ci propone: egli è il Signore risorto, è il Figlio dell’uomo giudice, è il Figlio di Dio, la II persona della Trinità fatto uomo, è il Salvatore del mondo.
Formule dottrinalmente valide, ma che occorre rendere assimilate, capite dal di dentro, come avviene con le persone cui si vuol bene. Occorre fare un cammino nel mistero stesso di Dio e dell’uomo.
Secondo un processo che appare nelle testimonianze di quanti l’hanno incontrato.
* È come un processo indiziario.
– Parte dai dati di fatto della sua vera umanità, della sua religiosità, della sua singolarità in relazione a Dio e agli uomini. Da lì si può intravedere la coscienza che Gesù ha di sé: uomo di Dio e uomo degli uomini, mandato ad annunciare il Regno per salvare le persone, capace di dare la sua vita come effettivamente ha fatto in nome dell’amore di Dio, fiducioso in un futuro di popolo di Dio con il quale avrebbe continuato il dono del Vangelo nei secoli futuri.
– Il processo indiziario termina con una somma di dati obiettivi. Ma anche con forti interrogativi. Essi percorrono tutto il vangelo. Cristo stesso li provoca. Anzi, tutta la sua esistenza appare sotto processo, concludendosi in un dibattito finale che coinvolge il contemporaneo di Gesù, di ieri e di oggi (tale è in effetti la prospettiva del IV Vangelo). Ecco la trama di tale dibattito:
* L’interrogarsi su Cristo: vedere come attorno a lui si accavallano in permanenza folla, discepoli, Erode, i farisei, il sommo sacerdote, Pilato (Mc 1,27; 4,41; 6,3.14.15.51; 14,61…). Ed oggi, quali domande su Cristo?
* Il controinterrogativo di Cristo: «Che cosa dicono che io sia?» (Mc 8,27s: confessione a Cesarea di Filippo).
* La risposta dell’uomo non perviene più in là di «È Giovanni Battista, Elia, uno dei profeti» (Mc 8.28), e poi in crescendo negativo «un mangione, beone, amico di peccatori» (Mt 11, 19) «E lo deridevano, e gli sputavano addosso, e lo schiaffeggiavano, e gli misero addosso una tunica da pazzo, la corona di spine, la croce; lo crocifissero tra due ladroni» (Passione). E quando risorse, l’accusa continua: «Quel seduttore…» (Mt 27,63)
* La rivelazione del Padre agli «umili di cuore» (Mt 11,25 26): «Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio vivente» (Mt 16,16 17); «Veramente costui era il Figlio di Dio» (il centurione sotto la croce: Mt 27,54). All’umile di cuore (è la condizione essenziale!) il Padre fa capire (vitalmente) che nell’uomo Gesù Dio è vicino, presente all’uomo; che in Gesù Dio stesso si è fatto uomo per salvare l’uomo. E’ la fede della Chiesa, l’unico radicale atteggiamento per la comprensione di Cristo, pur nel rispetto delle esigenze razionali: «Questi (segni ) sono stati scritti perché voi crediate che Gesù è il Messia, il Figlio di Dio. E credendo abbiate la vita eterna» (Gv 20.31).

QUALE ITINERARIO PER INCONTRARE GESÙ

Non intendiamo dare uno sviluppo completo, ma solo indicare il tragitto complessivo e alcuni suggerimenti pratici.

Il tragitto complessivo

Gli incontri del Vangelo portano in sé gli elementi sufficienti per delineare una pedagogia e metodologia dell’Incontro valida anche oggi. Tale pedagogia dell’Incontro è ripresa dalla Chiesa e codificata autorevolmente negli orientamenti di evangelizzazione e catechesi (Catechismi), a sua volta elaborati in diversi itinerari didattici da parte di esperti per arrivare al necessario adattamento dell’animatore giovanile qui ed ora.
Riferendoci al percorso globale ed ufficiale proposto dalla fede della Chiesa, tre sono i canali o tracciati dell’incontro: vi è un venir a sapere di Gesù, mediante l’ascolto (“ con i discepoli e la folla sotto la montagna ad ascoltare il discorso, o sulla riva ad udire le parabole”); un condividere il mistero di Gesù nei segni liturgici e nella preghiera, mediante la celebrazione (a cena con Gesù, il perdono come Zaccheo, il pregare con lui sul monte, Lc 11,1s), un fare come Gesù, anzi con e in Gesù, mediante il servizio o diakonia (fare del bene alle persone, insegnare, guarire, annunciare, resistere, soffrire senza cedere). Questi tre grandi percorsi, necessari per tutti, si possono poi articolare in altri sotto-passaggi e soprattutto si realizzano con metodologie diversificate, tenuto conto della condizione delle persone.

Suggerimenti pratici

Si vorrebbe in certo modo dire quelle cose che rendono più aderente l’incontro Cristo e i giovani. Ne faccio cenno come di un dossier di lavoro, da integrare con altri spunti. Propongo sei punti di attenzione

Un atteggiamento di fondo
Gesù va annunciato, o meglio riannunciato come fosse la prima volta. Occorre tenerlo come compito primario, come la radicalità di cui abbiamo bisogno. Vuol dire riconoscere Gesù nella sua verità, accoglierlo nella propria vita, far parte del suo corpo, che è la chiesa. Vorrei sottolineare di non appesantire troppo questo compito, con l ‘inventario delle difficoltà e delle procedure da usare, finendo nel senso affannoso dell’ultima spiaggia. Ciò avviene quando si sottolinea troppo il problema, ossia la distanza del mondo giovanile dal Vangelo. Oltre a potere esservi delle gonfiature nel valutare tale distacco, resta vero che Gesù non è mai lontano dai giovani, e più ampiamente da questo nostro tempo. E noi siamo chiamati ad annunciarlo anzitutto nella certezza che Lui vuol incontrare i giovani, e quindi non mettendo necessariamente al primo posto il punto di vista di giovani che vogliono incontrare Gesù. Questa è la lunghezza d’onda del magistero del Papa (e più ampiamente di una rinnovata pastorale giovanile). Tale servizio non dispensa dall’impegno di una comunicazione efficace, ma ci libera dal complesso di essere padroni dell’annuncio e ci fa fare il nostro compito anzitutto per il fatto che Gesù vuol diventare amico dei giovani, di ogni giovane. Evidentemente tale annuncio non può essere monotono nello stile, riduttivo nei contenuti, frutto di occasionalità, a proposito e a sproposito. Qui tocca la nostra collaborazione essenzialmente educativa, secondo un programma pensato, attuato, verificato.
Diceva di recente un animatore giovanile:
“Se fossi Papa imporrei per obbligo di coscienza a tutti i cristiani questo effettivo interrogarsi su Dio, su Cristo come fosse la prima volta, lo comanderei almeno una volta all’anno, magari al tempo di Pasqua, come vero precetto pasquale che precede e prepara l’accoglienza del perdono della confessione e della comunione eucaristica. In fondo è uno dei tratti della fede autentica la continua ripresa della identità, valore e significato di Gesù, secondo la propria età e condizione.

Alcuni nodi cruciali sono oggi di scena cui far fronte:
All’inizio mettevo in risalto la relazione dei giovani con Cristo sul versante negativo: ignoranza, frammentazione isolamento, manipolazione soggettiva. Ora esplicito con punti più specifici i nodi cruciali da risolvere.
* L’emergere di una sensibilità per Dio (il “divino”) senza riferimento a Gesù.
* Le domande emergenti dal pluralismo religioso (Gesù è un Messia, o il Messia?), dal confronto con valutazioni diverse, talora alternative della cultura, dei media. Tutto questo a scopo non solo apologetico, ma anche a scopo di convergenza e inveramento di germinalità positive esistenti altrove.
* La confusione fra Gesù compreso come realtà mitica, virtuale, storico-oggettiva/misterica
* Il suo essere “uomo-Dio” è da comprendere nella causa del Regno; la collocazione vera del mistero di Cristo sta nel mistero di Dio; la Croce compresa come rivelazione e fonte di salvezza e non solo come sofferenza e castigo; la “Risurrezione” come evento storico-metastorico di salvezza.
* Valenza terapeutica e/o valenza salvifica di Gesù.

In questo quadro vanno considerate alcune attenzioni primarie:
* Attenzione – magari stimolandole – alle domande specifiche soggettive dei giovani (“Se Gesù non facesse stupire e dunque chiedere: ‘Chi è costui?’, non si sarebbe sulla via giusta”)
* Assicurare l’identità di Gesù Cristo: come vita ed insegnamento (la sua storia nel suo contesto), come mistero (il Messia, il Salvatore del’ uomo, il Figlio, Parola decisiva del Padre nella animazione dello Spirito), come continuità sacramentale (la chiesa), entro il quadro della storia della salvezza (il tracciato biblico); evidenziare due grandi opzioni di Cristo: la cura dei poveri e degli oppressi; l’apertura missionaria
* Cogliere le ripercussioni nella vita: vivere secondo il progetto di Gesù Cristo, prospettando l’ esperienza dell’ incontro sacramentale ed illuminando i grandi nodi etici…: la contemporaneità esistenziale (il Signore Risorto), il passaggio difficile, ma decisivo della “croce”, l’attesa escatologica;
* Portare alla luce l’umanesimo del Vangelo, ossia cogliere i tratti antropologici propri della esperienza evangelica (vita, insegnamento di Gesù…), confrontarsi con il supporto antropologico che organizza la vita della gente (giovane), coglierne istanze ed avanzare proposte;
* Mostrare cosa comporti vivere la fede in Gesù Cristo oggi nel quadro della società secolarizzata, pluralista, complessa; insegnare i criteri di Gesù nella valutazione delle situazioni di vita (discernimento evangelico) e riconoscere stili di vita ispirati a Gesù (aspetti di spiritualità e mistica cristiana).

Comunicazione adeguata
Il superamento della monotonia si realizza attraverso l’uso creativo di determinati linguaggi e forme comunicative che hanno peculiare incidenza ed attrazione a livello giovanile. Ricordiamone alcune:
– fare la lectio divina sul Vangelo: permette di sostare alla fonte con una progressività di esperienze che vanno dall’ascolto, alla riflessione, alla condivisione, alla preghiera[1]
– allenarsi al discernimento evangelico dei fatti e situazioni della vita
– esercitare una prassi di carità nel nome e con lo spirito di Gesù
– realizzare intense celebrazioni liturgiche e e sacramentali, segnatamente l’Eucarestia domenicale e l’adorazione del Santissimo
– fare esperienze di preghiera in luoghi significativi
– incontrare testimoni viventi (missionari)
– valorizzare contesti musicali moderni (La Buona Novella di F. D’André…).

Diventa necessaria un certa progettualità.
Procedere a prezzemolo (un po’ di Gesù dappertutto) significa non affrontare mai seriamente l’annuncio di Gesù Cristo, in quanto esse implica non solo discorrere di Gesù al giovane, ma di questo a se stesso alla presenza di Gesù. È più che conoscere Gesù quello che conta, ma convertirsi a Lui come in un processo catecumenale. Occorrono tempi, luoghi, forme opportune, non rare, incisive. Vi rientrano i ritiri, i campi scuola, il giorno di deserto. Vi rientra una bella celebrazione domenicale, la celebrazione del sacramento della riconciliazione. Vi rientra il processo di iniziazione per i più piccoli e per tanti adolescenti la preparazione alla Cresima. Vi rientra la valorizzazione dell’anno liturgico, nei tempi forti dell’Avvvento-Natale, Quaresima-Pasqua, Pentecoste. Vi rientra la direzione spirituale.

A questo riguardo – ed è la parola che ci porta all’inizio – non si può dimenticare la mediazione insostituibile dell’adulto (catechista, animatore…) che si fa amico e compagno di viaggio di ciascun giovane, uno per uno, facendo del suo incontro con il giovane tramite l’esempio, l’amicizia e l’incoraggiamento costante un ‘sacramento’ dell’incontro con Cristo.

Cenno bibliografico

Bissoli C., ‘Venite e vedrete’ (Gv 1,38). Itinerari giovanili con il Vangelo, LDC, Leumann (To) 2002
Id., Come lievito nella pasta. 20 incontri catechistici sulle più belle parabole…, id, 2009
Catechismo dei giovani I, Io ho scelto voi; Catechismo dei giovani II, Venite e vedrete.
Goldsmith M., Le relazioni interpersonali di Gesù, Edizioni GBU, Chieti, 2003
Lambiasi F. – Tangorra G., Gesù Cristo comunicatore. Cristologia e comunicazione, Paoline 1997
Maggioni B., Mio Signore e mio Dio!. L’incontro che cambia la vita, In dialogo, Milano 2002
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