Il Signore degli Anelli,

un viaggio attraverso la fede

Nicola Speri

Per il mio progetto di tesi ho deciso di addentrarmi nel mondo fantastico creato da J.R.R. Tolkien, analizzando alcune peculiarità del romanzo Il Signore degli Anelli, descrivendo ambientazioni, dialoghi e personaggi.
Il principale obiettivo dell’elaborato è quello di condividere come in alcuni testi e nei relativi film si possano scoprire messaggi e riferimenti religiosi.
Riuscire a comprendere i nessi religiosi tra le pagine di un libro o tra le sequenze di un film, poterli utilizzare in modo da creare percorsi formativi e/o di catechesi coinvolgendo giovani e adolescenti, potrebbe essere una delle strade da percorrere anche per l’animazione, cogliendo i messaggi dal mondo che loro “abitano” quotidianamente e collegandoli al Vangelo.

La “Bibbia di Tolkien”

In una lettera datata 2 dicembre 1953 scritta da Tolkien al suo padre confessore Robert Murray, l’autore definisce Il Signore degli Anelli un’opera religiosa e cattolica. Il mio “viaggio” è partito proprio da qui, da una lettura “religiosa e cattolica” dell’opera di Tolkien esplorando la sua vita fino ad analizzare qualche passo del libro e alcune caratteristiche dei personaggi principali.
Il primo paesaggio descritto nel libro è la Contea, un luogo isolato e tranquillo che rispecchia chiaramente un tipico villaggio della campagna inglese. La Contea è abitata dagli Hobbit, creature dedite al lavoro, legate alle tradizioni, amanti della natura, stravaganti, abitudinarie, la loro vita è estremamente semplice.
Gli Hobbit inoltre ripudiano la guerra [1], Tolkien ha voluto immedesimarsi nella figura degli Hobbit perché rispecchiano perfettamente il suo essere semplice,
amante della natura, abitudinario, ribadendo il suo odio profondo per la guerra che lui stesso ha combattuto.
Proprio quattro Hobbit sono tra i personaggi principali del romanzo. Uno in particolare ha catturato non solo la mia attenzione ma anche quella dei lettori di tutto il mondo: Frodo Baggins. La figura di Frodo rispecchia l’uomo comune, dedito alla sua professione, che vive di ciò che il lavoro gli offre, una persona semplice e ordinaria a cui sono capitate “cose straordinarie”. Proprio questa descrizione di Frodo mi ha fatto pensare al cristiano, l’uomo come descritto nella Bibbia, al quale si accostano caratteristiche come l’umiltà, la fiducia verso gli altri e la continua speranza che le cose possano andare sempre nella la direzione migliore. Forse proprio perché la vita di uno Hobbit non è avventurosa o non è caratterizzata da azioni eroiche che Tolkien ha voluto rendere Frodo il portatore di quel “fardello” che, per molto tempo, ha provocato guerre e sofferenze in tutta la Terra di Mezzo. Un secondo accostamento potrebbe essere quello di Samvise Gamgee a San Pietro, Sam per tutto il racconto resta accanto a Frodo aiutandolo nelle situazioni di difficoltà, avendo sempre fiducia in lui, e non a caso nell’ultimo film Frodo, prima di dirigersi verso le terre immortali dell’ovest, dona a Sam il libro che molto tempo prima Bilbo gli aveva lasciato in eredità, affidando al suo amico di viaggio il compito di completarlo e quindi essere portavoce della storia e delle avventure che avevano vissuto. La descrizione dei paesaggi continua con Mordor, la città di Sauron, dove riecheggia un fuoco perpetuo e inestinguibile, un luogo tetro e circondato da montagne scure avvolto da nuvole che ne rendono impossibile la vita. In contrasto con Mordor vi è la città Bianca di Minas Thirith la città in cui tutto rinasce, la città della speranza dove avviene l’ultima battaglia, che si concluderà con la sconfitta di Mordor. La città è costruita su una montagna ed è strutturata su più livelli, rievocare un parallelismo con il paradiso dantesco e i suoi gironi è quasi banale.
Un altro paesaggio descritto da Tokien che può sembrare marginale, ma che invece risulta essere fulcro della storia sono le Miniere di Moria, una sorta di “limbo” dove è facile smarrirsi e cedere alle tentazioni. Le miniere dei nani vengono descritte molto dettagliatamente nei libri facendo anche riferimento ad alcuni passi biblici. Ad esempio il nome Moria richiama il monte in cui Dio chiede ad Abramo di sacrificare il figlio Isacco.
Nelle viscere di Moria troviamo una sorta di “Calvario” che compie Gandalf: grazie al suo sacrificio salva l’intera compagnia donandosi con la celebre frase «fuggite sciocchi».
Gandalf, per l’appunto, è un altro dei personaggi centrali del racconto. Il cavaliere bianco, un “angelo custode” che veglia sul cammino di Frodo e lo accompagna nella direzione giusta, un saggio consigliere che con le sue parole trasmette speranza e fede per tutta la durata del racconto. Alcune frasi pronunciate da Gandalf, sia nel racconto che nei film, sono riconducibili pressoché letteralmente alla Bibbia. La parabola dei talenti riecheggia in questo splendido dialogo tra i due: «Avrei tanto desiderato che tutto ciò non fosse accaduto ai miei giorni!», esclamò Frodo. «Anch’io», annuì Gandalf, «come d’altronde tutti coloro che vivono questi avvenimenti. Ma non tocca a noi scegliere. Tutto ciò che possiamo decidere è come disporre del tempo che ci è dato» [2]. Situazioni che paiono tragiche, estremamente negative, si dimostrano invece preziose per “produrre” il bene: se Gandalf il grigio non “morisse” a Moria, non potrebbe rinascere come Gandalf il bianco, lo stesso parallelo lo possiamo trovare nel passo di Giovanni «se il chicco di grano non muore…» [3]. Oltre a Gandalf, un altro personaggio rilevante è lady Galadriel, la dama della luce. La figura di Galadriel si può associare alla Vergine Maria. La dama degli Elfi è anch’essa portatrice di speranza, ha completa fiducia nella riuscita della missione da parte di Frodo, al quale dona la sua luce, sulla quale il protagonista potrà fare sempre affidamento. Anche nei dialoghi tra Galadriel e i personaggi si riscontrano alcuni passi della Bibbia: lo sguardo capace di svelare i pensieri del cuore della dama di Lothlorien può far pensare a un’icona della Madonna, «penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla, e discerne i pensieri e gli intenti del cuore» [4].
Ma altri paralleli si possono fare: ad esempio Boromir di Gondor si può ricondurre a Paolo di Tarso. Boromir è un uomo che vive nella continua tentazione di possedere l’Anello del potere per trarne vantaggio, nella vana convinzione di risparmiare sofferenze e pene al suo popolo; cerca in vari modi di impossessarsi del “tesoro” ma, una volta capito l’errore, e quasi “accecato” proprio come San Paolo, decide di ricredersi e aiutare Frodo nella sua missione, indicandogli la strada “verso l’est”. Tutte queste analogie mi hanno portato a considerare l’acume di Tolkien nel creare storie caleidoscopiche; egli ha cercato di far passare dei messaggi profondi, anche evangelici, attraverso un racconto alla portata di tutti, con personaggi chiari e ben definiti nei ruoli, con una scrittura semplice ma allo stesso tempo molto coinvolgente. È stato capace di produrre un’opera dai molteplici livelli di lettura, complessa ma allo stesso tempo estremamente popolare. L’aspetto misterioso del suo stile si riduce a ciò: “questo personaggio è già stato immenso nel passato e nel presente, nel mio presente, quello del mio racconto, ma – caro lettore – te ne faccio assaporare solo una minima parte”.
A partire dagli anni Sessanta e Settanta, la produzione tolkieniana si è trovata a essere trascinata entro un fenomeno letterario e di costume di notevole portata che ha contribuito all’affermarsi del moderno immaginario fantasy.
La produzione di Tolkien è spesso accostata ai mondi fantasy, sebbene vari aspetti del moderno genere fantasy siano ispirati, anche solo come citazioni, all’universo tolkieniano, in diversi casi le opere non mostrano un intento di creazione mitologico-simbolica, ma si limitano a esprimere le sensazioni degli autori o al puro intrattenimento.
Ovviamente il fantastico per affascinare deve poggiare sulla realtà quindi con questo mescolamento tra elementi fantastici, a volte surreali, ed elementi accostabili al mondo reale, Tolkien è riuscito a scrivere una sorta di “storia infinita”, è riuscito a portarci su una rete illimitata di strade che mai si è stanchi di percorrere. Nell’ultima parte del mio elaborato ho voluto creare, o meglio, ho cercato di proporre delle attività per un ipotetico progetto di catechesi rivolto ai ragazzi delle scuole medie che, per la loro età (compresa tra gli 11 e i 13 anni), si preparano in un certo senso a “entrare” nell’età adulta attraverso il sacramento della cresima. Oltre a un percorso di catechesi per i ragazzi ho pianificato un percorso per giovani-adulti, ipotizzando un target dai 18 ai 30 anni. Il percorso di catechesi sarà ovviamente legato a quello che è l’argomento trattato nell’elaborato, ossia Il Signore degli Anelli letto con “lenti cristiane” in modo che sia allo stesso tempo istruttivo, edificante ma anche divertente e stimolante. Gli argomenti principali legati al mondo della cristianità e che meglio si adattano al percorso di catechesi necessario a ricevere il sacramento della cresima sono: il tema del libero arbitrio, la carità cristiana e la progressiva purificazione, elementi che porteranno i ragazzi a vivere davvero la propria fede attraverso il “cammino”.
Il titolo che ho scelto per l’itinerario di catechesi è: “Un viaggio di fede”. La logica con la quale è predisposta questa “cassetta degli attrezzi” è connotata da un’attenzione chiaramente antropologica: si parte da ciò che tocca preadolescenti e adolescenti dal punto di vista esistenziale e su tali questioni si innesta un discorso di fede e di senso.
Un percorso di 10 incontri che mira ad accompagnare catechisti, animatori e adulti che lavorano con i più giovani a costruire percorsi personalizzati secondo la logica sopra esposta. Il metodo che verrà adottato sarà di tipo laboratoriale, attraverso la visione di spezzoni di film e discussione degli stessi, perché l’intento è quello di fare acquisire una competenza e non semplicemente offrire strumenti e conoscenze in modo passivo.
La proposta si articola in 3 unità o itinerari e affronta alcune dimensioni del mondo in cui loro abitano:
• “Il cammino”. Questo primo itinerario è strutturato per ragazzi di prima media (11 anni). Verranno affrontati diversi temi come l’identità personale e il confronto con il mondo che ci circonda, il Libero Arbitrio, le abilità, le prospettive di vita, i successi e le sconfitte per promuovere la consapevolezza di sé per avere il coraggio di esprimere, come ha fatto Gesù, la propria vocazione, per un confronto con alcune figure bibliche, riconoscendo le proprie abilità e per rielaborare gli insuccessi e i sogni infranti.
• “Viaggio nella fede”. Il secondo itinerario è predisposto per ragazzi di seconda media (12 anni) ed è incentrato sulle relazioni e sul concetto di carità cristiana, considerando la cresima come conferma di un cammino. Lo scopo di questo secondo itinerario sarà quello di facilitare l’accettazione di sé per vivere con gioia il momento donato.
• “La metà. Il terzo e ultimo itinerario si adatta ormai ai preadolescenti in attesa di riceve il sacramento della Confermazione (13 anni). I temi trattati saranno l’individualismo, affrontando il mondo dei social network con occhio critico e istruttivo, il tema del dialogo non solo con gli amici ma aperto anche a scambi interculturali in modo da vedere ogni persona come un fratello e non come qualcuno di “ostile”. obiettivo principale è quindi quello di dare ai ragazzi alcuni “strumenti” permettendo loro di prendere decisioni, anche “forti”, senza lasciarsi scoraggiare dalle possibili difficoltà.
Questo “viaggio di fede” rispecchia il viaggio di Frodo all’interno del Signore degli Anelli, un viaggio di continua lettura introspettiva che lo porta a prendere decisioni drastiche e difficili, che sembrano talvolta andare oltre l’amicizia ma che si scoprono poi proprio in funzione di questa. Il protagonista del romanzo è quindi l’uomo comune al quale sono capitate cose straordinarie, proprio come Gesù che si è fatto “uomo comune” per portare il “fardello” dei nostri peccati.
Per un periodo sono stato animatore presso la mia parrocchia e seguivo proprio i ragazzini cresimandi ai quali venivano però proposti argomenti, dal mio punto di vista, troppo lontani dalla loro realtà e quindi difficilmente comprensibili. La religione può essere proposta anche attraverso la creatività e l’innovazione, l’idea di utilizzare un tema “pop” che bambini, ragazzi e anche adulti conoscono può risultare strategicamente migliore poiché è di facile comprensione e correlazione.
Il percorso per adulti invece è stato pensato in previsione dei periodi di Avvento e Quaresima: il tema principale è quello del “riconoscimento”, ovvero l’individuazione e la comprensione dei segni del sacro attraverso l’analisi del quotidiano.
La vita degli adulti è contrassegnata da molteplici responsabilità: nel lavoro, nel campo economico, nelle relazioni personali e sociali.
Nell’attuale contesto sociale, caratterizzato da un’accelerata trasformazione, gli adulti talvolta sperimentano la propria impreparazione e, magari, alcune criticità legate alla famiglia o al lavoro che inibiscono energie e capacità di discernere. Nei confronti del messaggio cristiano gli adulti manifestano atteggiamenti diversi: di rifiuto o di adesione, di indifferenza o di risveglio religioso, di tradizione tranquilla o di inquietudine, di chiusura in una visione funzionalistica della vita o di apertura alla dimensione misterica, di passività o di impegno. Essi, di solito, avvertono la necessità di alcuni confronti e riferimenti essenziali a sfondo religioso, ma tali riferimenti appaiono per lo più isolati e staccati dalla vita quotidiana.
Occorre che la catechesi aiuti gli adulti a riscoprire un modo significativo di vivere la fede oggi, in stretto rapporto con le loro situazioni di vita e con le loro esigenze di crescita personale e di responsabilità sociale.
Anche i percorsi per adulti saranno “accompagnati” e meglio esplicati attraverso argomenti “pop” chiaramente più conformi alle loro esigenze, ma un punto fermo resta sempre l’opera di Tolkien.

Conclusioni e riflessioni personali

Per un certo periodo sono stato lontano dall’ambiente ecclesiastico, durante le scuole superiori, anche se ho frequentato la scuola di grafica all’Istituto Salesiano San Zeno. L’elaborazione di questo progetto è stata per me un’esperienza gratificante coinvolgente e mi ha riportato vicino a quel mondo che per un po’ avevo “messo da parte”. L’esperienza di animazione e catechismo che ho svolto mi ha aiutato ad avere uno stretto contatto con i giovani e, di conseguenza, con le loro idee e i loro pensieri. Il Signore degli Anelli è stato sicuramente un’innovazione nel campo della letteratura; l’idea è nata dall’amore di un padre che per colpa della guerra viveva lontano dai propri figli ma stava vicino a loro attraverso le sue storie. Nel corso della stesura del romanzo Tolkien, oltre che al parere dei figli, si è affidato anche a confronti con il suo padre confessore. L’idea di riproporre e talvolta inventare creature fantastiche, così dettagliatamente descritte e inserite in ambientazioni altrettanto ben formate è l’esempio lampante di come la creatività umana non abbia limite.
Il Signore degli Anelli è un romanzo che cattura sin dalle prime righe ed è capace di non far mai perdere il filo al lettore. Per ragioni di tempi cinematografici e di costi di produzione, i film nati dal libro di Tolkien non seguono per intero le pagine del romanzo ma offrono comunque un’idea chiara ed esaustiva di ciò che l’autore desiderava esprimete in termini di ambientazioni, caratteristiche dei personaggi e dialoghi. Già con il suo precedente lavoro, il Silmarillion, Tolkien era riuscito ad attrarre l’attenzione dei suoi colleghi letterati, tra cui Clive Staples Lewis, conosciuto come C.S. Lewis, il creatore de Le Cronache di Narnia ispirato anche dal lavoro di Tolkien. Il tema del fantasy è affascinante, talvolta anche “introspettivo”, e poterlo esaltare è stato accattivante e stimolante: il mondo di Tolkien mi ha sempre attratto, l’idea di poter abitare mondi diversi da quello in cui viviamo mi è sempre stata vicina. Il fantasy “cattura” tutti, dal bambino all’adulto, sicuramente non è stato semplice ricercare quelli che sono i temi che legano Il Signore degli Anelli al testo sacro per la cristianità, è stato un lungo lavoro di approfondimento e di cernita. Scoprire che molti dialoghi, ambientazioni e personaggi sono vicini a ciò che viene riportato e descritto nella Bibbia all’inizio ha suscitato sorpresa, ma si è poi rivelato quasi un esercizio per raffronti continui e mi ha portato a “viaggiare” percorrendo un cammino attraverso la religione, la fede, la realtà, la fantasia, la ragione, la creatività e la Verità.

NOTE

1 Cfr. Tolkien, J.R.R. Il signore degli Anelli, Milano, Bompiani, 1998, pp. 7-9.
2 Dal film II Signore degli Anelli: La Compagnia dell’Anello, da 2h 06 min. 30sec. a 2h 09 min. 16 sec., 2001.
3 Cfr. Giovanni, 12,24.
4 Cfr. Ebrei, 4,12.

(FONTE: Carlo Meneghetti (a cura), TANGRAM. Forse sparse di Teologia della comunicazione, Edizioni libreriauniversitaria.it 2018, pp.105-111)