QUARESIMA E CONVERSIONE

 

Carlo Molari

 

«Convertitevi e credete al Vangelo»: l’invito della li­turgia, che riprende l’inizio della predicazione di Ge­sù (Mc 1,15), ha contenuti e significati diversi secondo le fasi di crescita personale e secondo gli sviluppi della storia. Anche per Gesù l’invito era l’espressione di una esigenza che Egli aveva colto e che proponeva con ur­genza ai suoi contemporanei per assecondare il cam­mino della storia: «II tempo è compiuto, il regno è vi­cino».

 

Ambiguità

Alcuni equivoci accompagnano l’uso della parola «conversione», molto frequente nel dizionario cristiano. Spesso, infatti, quando si parla della conversione, si pensa ad un problema che riguarda i peccatori, o ad un invito rivolto esclusivamente ai singoli. In realtà la conversione è una sollecitazione che la vita ripropone continuamente ad ogni uomo, soprattutto se giusto, e che la storia sollecita da ogni gruppo sociale, anche a beneficio di altri. Anzi ci sono situazioni nelle quali so­lo chi è libero dal male può cambiare in modo tale da accogliere le novità offerte dalla vita e da aiutare tutti coloro che ne sono schiavi. Anche la comunità, i po­poli e i gruppi sociali, quindi, devono convertirsi, e spesso sono i cambiamenti delle loro leggi e delle loro strutture a rendere possibile il rinnovamento dei sin­goli. Spesso infatti un persona è in grado di cambiare, solo se la comunità in cui essa cresce le offre stimoli efficaci di rinnovamento.

Più la storia procede, più i soggetti operativi sono complessi e i cambiamenti sempre più comunitari. Si pensi ad esempio alle esigenze attuali della pace, della giustizia, della condivisione. I rapporti tra i popoli che oggi vengono sollecitati dai veloci mezzi di trasporto e dagli strumenti di comunicazione richiedono atteg­giamenti nuovi e strutture diverse di vita. Gorbaciov, in una sua visita in Italia, a proposito dei mali dell’u­manità, osservò: «La via d’uscita è nella spiritualizza­zione della vita, nella revisione dell’atteggiamento dell’uomo verso la natura, verso gli altri uomini, verso se stesso. Ci vuole una rivoluzione nella coscienza. Solo su questa base si formerà la nuova cultura e la nuova po­litica, che saranno adeguate alla sfida dei tempi». La formula «rivoluzione nella coscienza» è una traduzio­ne moderna del termine biblico di conversione.

Una recente inchiesta pubblicata dalla rivista News­week ha messo in luce le forti richieste di esperienze spirituali da parte dei quarantenni statunitensi. Vi è sempre molta ambiguità in tali movimenti, ma è inne­gabile che essi esprimano una reale esigenza di rinno­vamento spirituale e culturale dell’umanità.

 

Dinamiche di conversione

Carne-spirito. A livello individuale, tutti noi nasciamo carne e veniamo sollecitati a diventare spirito; a livello sociale, da forme iniziali legate alle realtà materiali ne­cessarie per la sopravvivenza l’umanità è sollecitata a raggiungere forme sempre più ricche di cultura e di spiritualità. Questi sviluppi, sia personali che sociali, non avvengono in modo automatico, ma attraverso scelte consapevoli e libere che costituiscono appunto i processi di conversione. La via di tali cambiamenti è lo sviluppo dell’interiorità e il traguardo, cui perveni­re, è l’attitudine contemplativa.

Io-tu. La persona e i gruppi sociali ampliano gli am­biti dell’interiorità solo attraverso l’incontro e l’ascol­to degli altri. Il dialogo è appunto il luogo in cui la Parola di vita ci perviene, risuonando nelle diverse creature e negli eventi della storia. Tutti i rapporti deb­bono essere vissuti in modo da attuare dinamiche di interiorizzazione degli altri, senza oppressione o stru­mentalizzazioni interessate. La forma compiuta del­l’esistenza personale si realizza attraverso l’interioriz­zazione di tutte le componenti umane incontrate negli altri. Una comunità, quindi, fa crescere persone au­tentiche secondo il clima di ascolto e di dialogo che riesce a creare al suo interno.

 

Persona-comunità. La vita non si esaurisce nella per­sona, ma esige che il dono ricevuto e sviluppato venga offerto ad altri. Ci sono ambiti di esistenza che posso­no emergere solo attraverso una fitta rete di relazioni personali, attraverso le quali la vita fluisce e si espande. Per questo il soggetto primo e adeguato di conversioni sono la comunità e non i singoli. Ciò suppone però che i gruppi sociali, attraverso relazioni profonde e di­namiche oblative, sappiano costituirsi come soggetto unico di azione.

 

Momenti opportuni

La vita sollecita ogni uomo a rinnovarsi costante­mente. Ma ci sono fasi della vita personale e ci sono svolte nella storia umana nelle quali il rinnovamento è più urgente ed esige una maggiore radicalità: sono i momenti della necessaria riparazione del male passato e della accoglienza del nuovo che urge, l’occasione di un salto qualitativo nel livello di esistenza. In queste si­tuazioni è necessario che persone singole e gruppi so­ciali sappiano rispondere fedelmente alle sollecitazio­ni della vita, perché essa possa continuare e le forme nuove di umanità sappiano aprirsi varchi sufficienti e possano diffondersi senza trovare resistenze. Questo periodo storico è riconosciuto da tutti come tempo di crisi o di passaggio di civiltà. Costituisce perciò un mo­mento decisivo, una opportunità salvifica, una occa­sione per fare un passo avanti in umanità.

Chi vive la fede in Dio è certo che la conversione è possibile, perché si sa che la Parola creatrice, che ali­menta lo sviluppo della Vita, quando trova persone ac­coglienti e ambienti fedeli è in grado di indurre o di comunicare ciò che ancora non ha mai potuto espri­mere nella storia umana. Una comunità ecclesiale che vive teologalmente e mette Dio al centro non ha diffi­coltà a compiere una lettura dei segni dei tempi e quindi un discernimento attento per una conversione. Le carenze derivano abitualmente dagli ideali che ispi­rano la trama dei rapporti e le tensioni dei desideri. Fa difetto, cioè, la vita teologale. Di qui dovrebbe co­minciare ogni autentica conversione.