DOMENICA XXXII – A – di Giuseppe Bellia

Tutto sta per trasfigurarsi

nella Luce, che è il Cristo

e tutto si fa silenzio denso

in uno splendido mattino.

Faticosa è l’ascesa a Dio

nel gemito nostro di figli

e del creato in doglie:

tutto vibra nello Spirito.

O gioia di lacrime terse

nel sorriso dell’incontro!

Risorti e viventi, su nubi

rapiti, verso il Signore Dio.

Ora nel sonno e nella veglia

una lampada ad olio brilla,

una fievole luce d’amore,

custode certa dell’attesa.

PRIMA LETTURA                                            Sap 6,12-16

Dal libro della Sapienza

Inizia l’elogio della sapienza. Le due sue caratteristiche (splendida e che non sfiorisce) la rendono ben visibile a coloro che la amano e la cercano. La vita del saggio inizia e termina con la sapienza; in tal modo le sue azioni sono del tutto governate da lei; non vi è situazione o difficoltà in cui la sapienza non si faccia presente e non diventi la guida di coloro che la amano e la cercano.

12 La sapienza è splendida e non sfiorisce,

facilmente si lascia vedere da coloro che la amano

e si lascia trovare da quelli che la cercano.

Splendida. La sapienza è paragonata ad una lampada o ad un astro, che irradia la luce divina. Questa penetra nell’intimo del saggio e da lui s’irradia sugli uomini. Essa pertanto guida l’uomo giusto sulle vie di Dio. Prima presente nella Parola di Dio, donde essa risplende, la Sapienza si è fatta visibile nel Signore Gesù, che dichiara di essere la Luce stessa (cfr. Gv 8,12: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita») e la stella radiosa, la stella del mattino (Ap 22,16).

Non sfiorisce. La parola greca richiama l’amaranto, pianta sempre verde, con cui s’intrecciavano le corone. Caratteristica della sapienza quindi è di non venire mai meno e di essere sempre se stessa; essa è pure corona di gloria sul capo di coloro che la amano.

Proprio perché è splendida e non sfiorisce, la sapienza facilmente si lascia vedere. Il non vederla pertanto è un rifiuto volontario, come è detto in Giovanni: E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie (3,19). Solo coloro che la amano la desiderano e quindi la contemplano, come sempre è detto in Giovanni: Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio (3,21).

In quanto Dio l’ha donata agli uomini, la sapienza si lascia trovare da quelli che la cercano. La Parola ci garantisce che la ricerca non fallisce. Non vi è pertanto situazione nell’uomo nella quale egli non si possa mettere in ricerca della sapienza, come è detto nell’Evangelo: «Chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto» (Mt 7,8).

13 Nel farsi conoscere previene coloro che la desiderano.

Non solo la sapienza si fa trovare ma addirittura previene coloro che la desiderano. Il desiderio è qui una brama intensa proprio di chi ama. Il saggio ama e desidera la sapienza con la stessa intensità con cui ama la donna che desidera sia sua moglie.

14 Chi si alza di buon mattino per cercarla non si affaticherà,

la troverà seduta alla sua porta.

Chi ama la sapienza non se ne sta pigro nel letto ma si alza assai presto, prima della luce, come fa il cacciatore o il contadino. Allo stesso modo faceva il popolo con Gesù, come è detto in Luca: E tutto il popolo veniva a lui di buon mattino nel tempio per ascoltarlo (21,38). Chi appunto si alza presto per la sapienza non si affaticherà come chi fa un lavoro, ad esempio, nei campi perché la troverà seduta alla sua porta. Mentre in ogni lavoro è sempre tanta la fatica prima di raccogliere i frutti, con la sapienza invece non si fa nessuna fatica (vedi invece la posizione più attenuata di Sir 6,19: Accòstati ad essa come chi ara e chi semina e attendi i suoi ottimi frutti; poiché faticherai un po’ per coltivarla, ma presto mangerai dei suoi prodotti).

15 Riflettere su di lei, infatti, è intelligenza perfetta,

chi veglia a causa sua sarà presto senza affanni;

La riflessione costante rivolta alla sapienza rende perfetto l’agire (l’intelligenza qui è appunto il retto modo di agire). Dall’incontro con la sapienza al mattino presto, prima della luce, scaturisce una condotta di vita perfetta per tutto il giorno. L’uomo, che appunto è occupato negli affari pubblici o nel lavoro sa muoversi in tutto con perfezione perché guidato dalla sapienza. Giunto alla sera egli cerca di nuovo la sapienza e stando con lei sarà presto senza affanni. Egli non sarà agitato a causa degli affari terreni e per essi non perderà il sonno perché la sapienza lo custodisce nell’intima quiete. Senza di lei tutto è vano (cfr. Sal 126,1-2: Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori. Se il Signore non custodisce la città, invano veglia il custode. Invano vi alzate di buon mattino, tardi andate a riposare e mangiate pane di sudore: il Signore ne darà ai suoi amici nel sonno). Con la sapienza i ritmi della giornata e le sue fatiche diventano senza affanni e privi di sforzi inutili.

16 poiché lei stessa va in cerca di quelli che sono degni di lei,

appare loro benevola per le strade

e in ogni progetto va loro incontro.

La sapienza va in giro cercando chi è degno di lei. Andare in giro di per sé ha un’accezione negativa «è “andare in giro di casa in casa” in cerca di distrazione, col risultato di raccogliere dissipazione e di far chiacchiere inutili, come le donne pigre e pettegole prese di mira da Paolo (1Tm 5,13). La Sapienza fa il giro lei in persona, senza bisogno che vada in giro a perder tempo chi s’illude di diventare saggio cambiando casa, cielo, amici» (Scarpat, Libro della Sapienza, 1, p. 365).

All’andare in giro si contrappone camminare per le strade, verso una meta ben precisa. La sapienza si fa guida degli uomini che l’amano nelle strade che stanno percorrendo e questi la vedono farsi loro incontro con ogni benevolenza. Di fronte alle situazioni difficili, nel cammino da percorrere, la sapienza non abbandona i suoi ma si manifesta e li guida in modo che essi non abbiano a smarrirsi.

La domanda di fondo è come affrontare la vita. La risposta è nella sapienza che Dio elargisce ai suoi. Questi sono coloro che amano la sapienza, la desiderano con affetto sponsale e ad essa si attengono nelle scelte della vita. Anche i momenti più bui sono da lei illuminati perché essa è la luce che illumina le tenebre e che si fa guida per coloro che a lei si affidano. Non ci sono perciò situazioni in cui la sapienza viene meno, lasciando i suoi senza aiuto.

SALMO RESPONSORIALE                                  Sal 62

R/.  Ha sete di te, Signore, l’anima mia.

O Dio, tu sei il mio Dio,

dall’aurora io ti cerco,

ha sete di te l’anima mia,

desidera te la mia carne

in terra arida, assetata, senz’acqua.              R/.

Il mio Dio, il Dio di Abraham … Dio dei vivi e non dei morti (cfr. Lc 20,38).

all’aurora = il risveglio di Cristo nella risurrezione. Il nuovo tempo. Svegliarsi dal sonno. Conseguenze: ti cerco, di te ha sete l’anima mia, a te anela la mia carne. Quando ci si sveglia dal sonno delle passioni e si prende coscienza della propria vita si cerca Dio come l’acqua pura e come il riposo. La vita è simile a terra deserta, arida, senz’acqua quando è priva di Dio. Dio è la vita e dove Egli è ivi il deserto umano fiorisce.

Così nel santuario ti ho contemplato,

guardando la tua potenza e la tua gloria.

Poiché il tuo amore vale più della vita,

le mie labbra canteranno la tua lode.             R/.

Il santuario è Cristo, nel quale cerchiamo il Padre e ne contempliamo la potenza e la gloria; Cristo è per noi potenza di Dio e in Lui il Padre rivela la sua gloria.

La tua grazia, la tua benevolenza, il tuo compiacimento, vale più della vita; questa diviene maledizione e inferno senza la grazia di Dio. Chi riceve grazia può lodare Dio.

Così ti benedirò per tutta la vita:

nel tuo nome alzerò le mie mani.

Come saziato dai cibi migliori,

con labbra gioiose ti loderà la mia bocca.                 R/.

Poiché la grazia vale più della vita ci si esprime nella lode. Se viviamo benediciamo e alziamo le mani nella supplica. Loda e prega chi è in grazia perché lodare e pregare è vivere. Chi è morto cessa di lodare e di pregare perché è privo della vita essendo privo della grazia.

Chi è amico di Dio si sazia come a un lauto convito. Esso si contrappone alla terra arida. Sono le delizie del Regno già presenti tra noi che Dio ci anticipa nei suoi doni: Si saziano dell’abbondanza della tua casa e li disseti al torrente delle tue delizie (Sal 35,9).

Quando nel mio letto di te mi ricordo

e penso a te nelle veglie notturne,

a te che sei stato il mio aiuto,

esulto di gioia all’ombra delle tue ali.                        R/.

Chi è nutrito canta di gioia dal mattino a quando si corica nel pensare a tutti i benefici di Dio e si sente sicuro al riparo delle sue ali.

SECONDA LETTURA                                      1 Ts 4,13-18    (forma breve 13-14

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési

[ 13 Non vogliamo, fratelli, lasciarvi nell’ignoranza a proposito di quelli che sono morti (lett.: che stanno dormendo), perché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza.

L’apostolo, in virtù della rivelazione di cui è destinatario, può dire una parola, che dissipi l’ignoranza, a proposito di quelli che sono morti (lett.: che stanno dormendo). Già il fatto che egli dichiari che non sono morti ma che stanno dormendo, significa che, benché la vita, nel suo stato fisico, si sia spenta, essi continuano a vivere, anche in reazione al loro corpo. Qualunque siano le vicende dei corpi, non cessa il rapporto nostro con esso.

Questa relazione, che altrove paragona alla vicenda del seme, toglie quella tristezza, che colpisce quanti non hanno speranza perché vedono nella morte il vanificarsi della vita presente

14 Se infatti crediamo che Gesù è morto e risorto, così anche Dio, per mezzo di Gesù, radunerà (lett.: condurrà) con lui coloro che sono morti (lett.: che si sono addormentati).]

Credere in Gesù veramente morto e veramente risorto, ha come conseguenza credere nella risurrezione di coloro che si sono addormentati. Non è tanto un logica conseguenza questo rapporto, ma esso è causato dal fatto che tutti siamo in Gesù. Dio, che incessantemente si relaziona in tutto e per tutto al suo Figlio, che è Gesù, attraverso di Lui si relaziona pure con noi. Il relazionarsi di Dio per mezzo di Gesù a noi ha come conseguenza che il suo stesso Mistero si attua in noi, perché Gesù è la causa efficiente ed esemplare della nostra risurrezione.

Qui l’apostolo, più che parlare direttamente di risurrezione ci parla del fatto che i morti saranno radunati con lui e quindi condotti al Padre, che è la fonte della vita.

15 Sulla parola del Signore infatti vi diciamo questo: noi, che viviamo e che saremo ancora in vita alla venuta del Signore, non avremo alcuna precedenza su quelli che sono morti.

L’apostolo annuncia una rivelazione, fondata sulla parola del Signore. Essa si enuclea in questo enunciato: i viventi non avranno alcun vantaggio rispetto a coloro che si sono addormentati, cioè né senza di loro né prima di loro giungeranno alla gloria.

16 Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo.

Come nella sua prima venuta, Gesù è disceso dal cielo per comando del Padre, così nella sua seconda venuta discenderà dal cielo a un ordine del Padre stesso, perché Egli solo conosce il giorno e l’ora in cui ci sarà la manifestazione gloriosa del Figlio dell’uomo.

In questa sua venuta gloriosa saranno coinvolte le potenze dei cieli, espresse nella voce dell’arcangelo e nel suono della tromba di Dio.

E prima risorgeranno i morti in Cristo; 17 quindi noi, che viviamo e che saremo ancora in vita, verremo rapiti insieme con loro nelle nubi, per andare incontro al Signore in alto, e così per sempre saremo con il Signore.

Perché non appaia che la nostra situazione di viventi è privilegiata in rapporto ai defunti, i primi a risorgere saranno i morti in Cristo. La risurrezione ricongiungerà ogni comunità nell’unica Chiesa e in un istante ci sarà l’esser presenti gli uni agli altri risuscitati e viventi. Questa congiunzione si compirà nell’esser tutti rapiti sia risorti che viventi dalla forza del Cristo, che tutti attira a sé, verso quello spazio, che è espresso dalle nubi. La nube è la realtà che sottrasse Gesù allo sguardo dei discepoli. Essa sta ad indicare la separazione tra il cielo e la terra, tra la dimensione cosmica e quella divina. In quel giorno avverrà l’ascensione in alto verso il Signore, cioè saremo a Lui congiunti nella perfezione del suo Corpo, che è la Chiesa. La risurrezione dei morti e la trasformazione dei viventi sono un’unica operazione, che tutti rende uguali nell’unità dell’unico Corpo del Cristo.

18 Confortatevi dunque a vicenda con queste parole.

Queste sono le parole della consolazione, che aprono al nostro sguardo l’orizzonte delle realtà ultime quando la storia sarà consumata nella venuta gloriosa del Cristo.

Mediante l’apostolo, Cristo rivela attraverso elementi fisici tipici dell’apocalisse la parusia, la risurrezione dei morti e la glorificazione dei giusti.

«Il testo contiene un riferimento molto forte ai dormienti e del nostro rapporto con loro e del rapporto di coloro che saranno in vita, con coloro che sono morti. Punto centrale è la professione di fede nella risurrezione di Gesù. A Paolo preme molto dire che chi sarà vivo sino alla venuta del Signore non avrà nessun vantaggio rispetto ai morti perché di fronte al Cristo che viene la vita è come la morte perché tutto è creazione nuova in Cristo primizia dei dormienti e primizia della vita.

[…]

Volevo sottolineare alcune cose in questa direzione perché con un’interpretazione facile si può distruggere tutta la teologia del brano. In tal modo si distrugge ogni realtà del cristianesimo: basta infatti dire “che sei nei cieli”  e intenderlo fisicamente che si distrugge la trascendenza di Dio. I cieli sono Dio stesso. L’aria è la dimensione spirituale non fisica di questi esseri. Se infatti si pensasse in modo fisico si cadrebbe nell’idolatria. Qui appaiono tutti questi mondi insondabili con le nostre categorie fisiche: essere rapiti || At 8,39: Filippo è rapito dallo Spirito; discendono nell’acqua e da essa l’etiope risorge e Filippo, finita la missione, è rapito. È questa una piccola Apocalisse che anticipa la risurrezione finale in cui saremmo rapiti nella vita stessa di Dio.

Il v. 14 è la chiave: c’è l’incalzare e la coerenza della fede. Gesù nato da Maria, morto e risorto è la fede da cui deriva tutto il resto» (d. Giuseppe Dossetti, appunti di omelia, Gerico, 21. 12. 1973).

CANTO AL VANGELO                                   Mt 24, 42a.44

R/.       Alleluia, alleluia.

Vegliate e tenetevi pronti,

perché, nell’ora che non immaginate,

viene il Figlio dell’uomo.

R/.       Alleluia.

VANGELO                                                        Mt 25,1-13

 Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:

1 «[Allora] Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo.

Allora, è un riferimento alla Parusia. Nel momento in cui il Cristo starà per rivelarsi e si andrà incontro a Lui avverrà un’ultima differenza tra i discepoli. Tra questi vi saranno quelli che hanno tutto e quelli che hanno dimenticato qualcosa.

Sarà simile. Come evento sarà simile a queste vergini che con le loro lampade escono incontro allo sposo.

Sposo, è il Cristo. È il tema delle nozze escatologiche. Vedi l’aggiunta di alcuni manoscritti: «e alla sposa».

2 Cinque di esse erano stolte e cinque sagge;

Vi è un discernimento tra le stolte e le sagge. La sapienza e la stoltezza non consistono tanto in una conoscenza sublime o nell’ignoranza quanto piuttosto nel compiere o no una determinata azione, come subito il Signore dice.

3 le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; 4 le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi.

La differenza consiste nell’avere preso o no l’olio per le lampade. La prudenza consiste nel non avere calcolato il tempo di attesa, mentre la stoltezza nell’averlo calcolato Nel testo precedente il servo è prudente e saggio perché amministra saggiamente i beni del suo Signore assente, qui la vergine è prudente perché ha preso l’olio. Là il servo malvagio approfitta del ritardo del padrone per spadroneggiare in modo tirannico, qui la vergine stolta non calcola bene questo tempo e l’eventuale ritardo.

Di fronte al ritardo ambedue sono impreparati chi per cattiveria e chi per stoltezza. Bisogna evitare l’una e l’altra nell’attesa.

5 Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.

Sonnecchiano e s’addormentano a causa della notte e del ritardo.

Che valore ha questo sonno? È il contrario di vigilare. Tutto è in un gesto iniziale: l’olio nella lampada. Come due sono in un campo e due alla mola, qui tutte sonnecchiano e dormono, ma c’è una differenza.

6 A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”.

Il grido della mezzanotte, che le sveglia improvvisamente per andare incontro allo Sposo, è nel fondo della notte e del sonno. È qualcosa che accade senza preavviso. Vedi la tromba grande degli angeli.

7 Allora tutte quelle vergini si destarono (lett.: si alzarono) e prepararono (lett.: adornarono) le loro lampade.

Alzatesi, la prima preoccupazione è preparare le lampade.

Adornarono, cfr. Ap 21,9: la Sposa che si è adornata; cfr. 19: le fondamenta della città sono adornate di pietre preziose. È un verbo che è proprio delle realtà nuove.

8 Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”.

Le stolte chiedono olio alle prudenti. Sono prese dall’angustia perché le loro lampade si stanno spegnendo e non hanno olio per alimentarle. Prima era facile, ora risulta impossibile procurarselo in tempo prima che lo Sposo giunga (cfr. Pr 13,9: la lampada dei malvagi si spegne).

9 Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.

Le sagge non possono dare l’olio. Consigliano come ultima possibilità di andarlo a comprare. È il momento in cui non si può più intervenire a vantaggio di altri. Quello che ognuno ha nel momento del giudizio, in cui lo Sposo giunge, è quello su cui sarà giudicato.

10 Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa.

Nel tempo in cui le stolte vanno viene lo Sposo e fu chiusa la porta (cfr. Gn 6,16: Dio chiude l’arca per dare inizio al giudizio); qui la porta viene chiusa in modo definitivo. Il passivo, che richiama quello teologico, sottolinea un’azione irreversibile.

«Fu chiusa la porta. La seconda lettura (1Ts 4,14) traduzione: <Dio> condurrà i morti attraverso Gesù. Si entra solo nel corteo del Cristo, quando Lui è passato, il Padre chiude la porta. Il Cristo ha attraversato la porta nell’atto eterno della Risurrezione, che riempie tutti i tempi, per cui basta immettersi in questo atto eterno in cui le porte di Gerusalemme sono sempre aperte» (U. Neri, appunti di omelia, Gerico, 12. 11. 1972).

11 Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. 12 Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.

Colloquio delle altre vergini con lo Sposo. Lo supplicano. Ma ora nessuna richiesta viene esaudita. Non è più il tempo della misericordia, ma del giudizio.

Non vi conosco, perché non mi appartenete.

13 Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

Dunque, questo insegna la parabola come conclusione. Bisogna saper approfittare del tempo presente; perché il ritardo dello Sposo e Signore è da attribuire alla sua grazia che vuole la nostra salvezza.

Vegliare equivale ad agire come hanno agito le vergini prudenti: avere sempre l’olio, cioè essere sempre pronti a ogni evenienza

Non sapete prima ha detto non vi conosco. Chi agisce in modo leggero trascurando il giorno e l’ora della venuta dello Sposo è ignorato dal Cristo.

La domanda che suscita il testo è: «Che cos’è l’olio?». L’interpretazione si muove su due linee quella allegorica per cui nell’omelia dialogata a Gerico (12.11.1972) si dava questa risposta: «s. Serafino di Sarov dice: erano tutte vergini e la differenza sta nell’olio che è un’acquisizione particolare dello Spirito» (Anastasio); oppure quella che cerca in questo particolare la differenza tra le due categorie di vergini: «Quale la differenza tra stolte e prudenti? Nel modo di attendere: le prudenti per tutta la notte attendono. L’olio esprime l’attesa, la sua concretezza effettiva. Per questo vegliate vuol dire rimanere in attesa. L’olio è pertanto il modo di attendere. Nella parabola è adombrato anche il problema dell’eventuale ritardo dello sposo. Le stolte non hanno preso l’olio perché hanno fatto un certo calcolo sbagliato» (d. U. Neri). «Una volta parlando alle Clarisse sulla parabola cercai di portare avanti una certa allegorizzazione. Però capisco che non tiene. Mi pare che la parabola dica che le vergini prudenti hanno preso tutto il necessario e hanno atteso. Inoltre le vergini prudenti danno un consiglio sbagliato perché nel frattempo può arrivare lo sposo. Questa è la fine in cui scompare tutto, anche la distinzione dei due popoli. In conclusione l’insegnamento mi pare questo: un’esortazione nel credere nel Signore, attendendolo, desiderandolo. Questa è la morale “senza morale” della parabola. Quindi la Messa la celebriamo per questo» (d. G. Dossetti).

PREGHIERA DEI FEDELI

  1. A Dio Signore e Padre di tutti eleviamo la nostra supplica e la nostra lode mentre attendiamo la manifestazione gloriosa del Salvatore nostro Gesù Cristo.

Ascoltaci o Signore a gloria del tuo nome.

  • Accogli, Signore la preghiera della tua Chiesa, che attende il suo Sposo con la lampada accesa, noi ti preghiamo.
  • Infondi nei tuoi fedeli lo Spirito Santo perché illumini le loro intelligenze e li renda attenti e vigilanti nell’attesa del Signore, noi ti preghiamo.
  • Donaci la sapienza del cuore perché preveniamo la luce nell’accogliere la tua sapienza e i nostri occhi si chiudano al mormorio dei suoi insegnamenti, noi ti preghiamo.
  • Togli il velo che copre i popoli e dèstali dall’ebbrezza della loro violenza perché nella sobrietà dei pensieri e delle parole cerchino la pace e la giustizia, noi ti preghiamo.

  1. O Dio, la tua sapienza va in cerca di quanti ne ascoltano la voce, rendici degni di partecipare al tuo banchetto e fa’ che alimentiamo l’olio delle nostre lampade, perché non si estinguano nell’attesa, ma quando tu verrai siamo pronti a correrti incontro, per entrare con te alla festa nuziale. Per Cristo nostro Signore. Amen.