Amore: il nostro centro di gravità

Fratel Emanuele – Bose

28 agosto 2017

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «9 Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. 10 Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. 11 Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. 12 Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. 13 Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. 14 Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. 15 Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. 16 Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. 17 Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.»
Gv 15,9-17

L’amore come provenienza e meta, come dono e comandamento, come dimora e gioia: è questo il testamento di Gesù per coloro che camminano sulle sue tracce. «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore, perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (Gv 15,9.11). Questo inno all’amore che risuona sulle labbra del Gesù del quarto vangelo è diventato narrazione vivente nell’esistenza e nel ministero di sant’Agostino, vescovo di Ippona (354-430), di cui oggi la Chiesa fa memoria.
Una vita segnata dai diversi volti dell’amore: da un amore disordinato, mondano, sedotto dal divertissement delle cose umane e dall’immediatezza dei piaceri, all’ordo amoris, fino a quell’amore che infonde ordine nei sentimenti, nei pensieri, nelle azioni, quell’amore che scopre la bellezza di Dio come fonte di senso. «Tardi ti ho amato, bellezza così antica e così nuova, tardi ti ho amato. Tu eri dentro di me, e io fuori. E là ti cercavo. Deforme, mi gettavo sulle belle forme delle tue creature. Tu eri con me, ma io non ero con te. Mi hai chiamato, e il tuo grido ha squarciato la mia sordità. Hai brillato, e il tuo splendore ha dissipato la mia cecità. Hai effuso il tuo profumo; l’ho aspirato e ora anelo a te. Ti ho gustato, e ora ho fame e sete di te. Mi hai toccato, e ora ardo dal desiderio della tua pace» (Confessioni 10,27,38).
L’amore di Cristo per gli uomini ci chiama a dimorare nel suo amore, a rimanere in esso, ad abitare in esso, cioè – come aveva intuito Agostino – a trovare in questo amore il nostro centro di gravità, che attira il nostro cuore verso il suo luogo naturale: Pondus meum amor meus, «Il mio peso è il mio amore; esso mi porta dovunque mi porto» (Confessioni 13,9.10). È questo «peso» che ci dona un centro, un punto di ancoraggio, un punto di appoggio e di stabilità, così che «accade a ciascuno di essere portato là dove ha da portarlo il proprio peso, cioè il proprio amore» (Sermoni 65/A,1).
Questo amore diviene nell’intimo dell’uomo un’energia generativa, che porta frutto e fa germogliare in noi la gioia, fino alla sua pienezza; una gioia, a tratti, difficile, tribolata, forse rigata di lacrime, ma «quando si ama, non si fatica, o, se si fatica, questa stessa fatica è amata». (De bono vid. 21,26). Così, dall’amore sgorga quella gioia che abita le nostre profondità, senza essere turbata dalle onde che ci sconvolgono in superficie; una gioia silenziosa, ma amante: «Tu ami, e taci, ma l’amore è già una voce che sale a Dio, perché l’amore è il cantico nuovo» (En. in Ps. 95,2).
Ancora una volta, il vangelo ci consegna una sola parola, forse diventata ormai fragile, perché logora e troppo spesso abusata: amare! Ma non c’è altra parola per esprimere la rivoluzione di quel Dio che si è fatto amore incarnato per la sua creatura, quell’amore che vince ogni cosa e ci invita a cedere all’amore (cf. Verg., Ecl. 10,69). «Una volta per tutte dunque ti viene imposto un breve precetto: ama e fa’ ciò che vuoi; se tu taci, taci per amore; se tu parli, parla per amore; se tu correggi, correggi per amore; se tu perdoni, perdona per amore; sia in te la radice dell’amore!» (In Io. ep. tr. 7,8).