Una pastorale che vive di comunione

PG nell’arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve

Francesco Verzini ed équipe PG

Avremmo voluto stupire-provocare il lettore con un titolo enigmatico e simpatico: PG di (oppure a) PG. Mai come nel nostro caso appropriato. In effetti PG è l’ovvia sigla (nazionalmente nota) di «Pastorale giovanile», ma per noi è anche la sigla della nostra città e diocesi: Perugia.
Gli effetti speciali comunque li affidiamo al racconto della nostra storia.

LA NOSTRA STORIA

Mons. Cesare Pagani, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve dal novembre 1981 al marzo 1988, aveva ereditato una iniziativa di preghiera mensile in Cattedrale dal suo predecessore mons. Ferdinando Lambruschini, ma fu mons. Pagani che trasformò l’occasionalità di un incontro in un progetto per i giovani.
Questo incontro di preghiera si svolgeva il terzo giovedì del mese ed era rivolto ai giovani, anche se partecipavano pure i membri più attivi dei movimenti, soprattutto quello carismatico. Il numero di partecipanti era molto significativo, fino a 600-800 persone. Insieme al vescovo, preparava la preghiera un gruppetto di persone, rappresentanti dei vari movimenti e delle parrocchie più significative. C’era anche il segretario del vescovo, don Alberto Veschini, che nel 1985 venne nominato primo direttore dell’ufficio di pastorale giovanile. Gli incontri erano pensati come «scuola di preghiera», e venivano toccati i temi più disparati, dal vangelo dell’anno all’attualità.
Questa iniziativa è durata oltre un ventennio, fino ad oggi, anche se con una cadenza meno serrata.
Nel 1984, dopo un seminario di studio con don Giovanni Villata, maturò l’idea di costituire una consulta diocesana che si occupasse dell’ambito giovanile. Venne formata dai rappresentanti dei vari movimenti e delle zone pastorali della diocesi (allora 15); in ogni zona venne anche individuato un sacerdote responsabile di pastorale giovanile.

I primi «grandi» eventi

Tre grandi eventi a livello diocesano segnarono i primi anni di questo nuovo servizio: due convegni giovanili diocesani e la visita di Giovanni Paolo II alla città di Perugia, alla vigilia dell’incontro interreligioso di Assisi (26 ottobre 1986).
Il primo convegno venne celebrato il 19 maggio 1985, con il titolo «Uomini per il terzo millennio. La vita è la realizzazione del sogno della giovinezza», presso il cinema Turreno (tra i più grandi della città). Ospite di onore fu mons. Antonio Riboldi, vescovo di Acerra, impegnato nella lotta contro la camorra; parteciparono 1500 giovani. Il convegno venne preparato da tre incontri presieduti dal vescovo, per prendere coscienza dei problemi della società, in modo che i giovani della diocesi potessero affrontarli da cristiani.
Il secondo convegno venne celebrato il 12 giugno 1988, poche settimane dopo la scomparsa di mons. Pagani. Il titolo fu «Uomini del terzo millennio. La solidarietà salverà il futuro dei giovani»; la location fu prestigiosa: l’aula magna dell’Università degli studi di Perugia. Ospite d’onore il prof. Gaspare Barbiellini Amidei, direttore del quotidiano «Il Tempo». Obiettivo del convegno era quello di evidenziare il tema della solidarietà, sul quale il Papa aveva insistito con forza nell’incontro del 26 ottobre 1986, al centro anche nell’enciclica «Sollicitudo rei socialis» (1987). Ma fu anche l’occasione per rilanciare la pastorale giovanile con nuovi impegni pastorali, come la creazione delle équipe di zona, intese come il gruppo degli animatori dei gruppi giovanili parrocchiali, guidato da un sacerdote referente, per formarsi e operare insieme nella zona pastorale di appartenenza.
Alle GMG lanciate da Giovanni Paolo II, la diocesi partecipò sempre: un primo gruppo a Roma nel 1986; 12 giovani a Buenos Aires nel 1987; 40 a Santiago due anni dopo. A Czestochowa 1991 si partecipò insieme ad altre cinque diocesi umbre, con una carovana di tre autobus e un furgone. A Denver 1993 i giovani dell’Umbria a Denver furono ben 75. Una piccola delegazione si recò anche nelle Filippine, nel gennaio 1995.
Nella seconda metà degli anni ’90 la pastorale giovanile della nostra diocesi, guidata dal nuovo direttore don Paolo Giulietti (nominato nel settembre del ’95) risentì positivamente di alcune dinamiche «esterne»: la costituzione del Servizio Nazionale della CEI come fonte di stimoli e proposte; la nascita del coordinamento regionale; la prospettiva del Giubileo, con il percorso di avvicinamento all’Anno Santo e al grande appuntamento della GMG di Roma; l’impegno sul versante culturale, con la realizzazione di alcune manifestazioni musicali e artistiche a livello diocesano.
In questi anni si rafforzò la comunicazione tra i diversi soggetti operanti tra i giovani, anche attraverso il puntuale invio del foglio di collegamento Boomerang, mensile autoprodotto divenuto ben presto punto di riferimento per gli animatori di PG. Il traguardo di una piena cooperazione tra parrocchie e aggregazioni laicali, nonostante l’esistenza di una rinnovata consulta, assai efficiente, rimarrà peraltro lontano, pur conoscendo alcune significative eccezioni.
Si rafforzarono in questi anni alcune iniziative già sperimentate, come la preghiera del terzo giovedì, che divenne itinerante, e i campi per la formazione dei nuovi animatori, per immettere nuove forze nella pastorale giovanile delle parrocchie. Entrambe preziose occasioni per cementare le relazioni tra giovani appartenenti a diverse zone della diocesi e differenti esperienze ecclesiali.
La partecipazione della diocesi alla GMG crebbe di edizione in edizione, favorita dalla collaborazione con le altre Chiese della regione e dal tentativo di costruire attorno a questi eventi un cammino di preparazione che fosse di stimolo alla realtà giovanile. Soprattutto l’edizione del 2000 a Roma offrì l’occasione per un cammino organico, caratterizzato dalla partecipazione alla campagna per la remissione del debito dei PVS e da un percorso catechetico di riscoperta dell’identità e della vocazione cristiana. L’accoglienza di oltre 7000 ospiti nell’imminenza delle giornate romane fece sì che la pastorale giovanile mobilitasse la comunità parrocchiale e l’intera diocesi. Il 2000 fu un anno estenuante, ma ricco di stimoli e di fermenti positivi.
Gli input del SNPG ad una maggiore trasversalità della PG rispetto all’intera vita ecclesiale indussero a tentare vie nuove: gli incontri per i giovani fidanzati, la collaborazione con la Caritas (soprattutto a partire dal terremoto del 1997) nel volontariato, nell’integrazione degli immigrati e nella promozione del servizio civile. Anche con altri uffici diocesani nacquero iniziative in collaborazione: la Pastorale sociale e del lavoro; il Centro diocesano vocazioni.
La seconda metà degli anni ’90 fu anche caratterizzata dall’esperienza dei pellegrinaggi: si iniziò con la marcia a Loreto (Eurhope ’95), si proseguì con Santiago nel 1999, e si finì con un grande pellegrinaggio a Roma a fine estate 2000, che celebrò la fine della significativa esperienza del campo giovanile di Casebasse, in cui oltre 10.000 giovani di ogni parte d’Italia poterono vivere e lavorare accanto alle popolazione terremotate di Nocera Umbra.
Nell’ottobre 2001 don Giulietti venne chiamato a Roma per guidare il Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile, succedendo al «mitico» don Domenico Sigalini.
Negli anni ’90 dunque la PG si trovò con una precisa strutturazione, uno slancio positivo nelle varie iniziative da mettere in cantiere, che ad oggi ancora perdurano.

I nostri giovani

I giovani perugini, considerando coloro che maggiormente sono individuati nelle azioni pastorali di PG (quindi una fascia di età prevalentemente tra i 14 e i 19 anni), vivono in un contesto storico-sociale caratterizzato dalla post-modernità, dovuta ai vari processi di modernizzazione che hanno visto Perugia passare da una città agricola ad una città industrializzata, in cui la tecnologia ha preso ampio spazio anche nella vita delle fasce giovanili.
Oltre a questo, anche i nostri giovani possono essere inquadrati all’interno di quella diffusa difficoltà a costruire una propria identità e a progettare il proprio futuro. Questo dovuto sostanzialmente all’incapacità di una ricerca di senso, che li porta ad effettuare poche scelte e sempre in ridefinizione, vivendo così una vita caratterizzata da una serie di scelte spinte «dal mi sento» e non dal «ho deciso», dopo un discernimento, in maniera chiara e precisa. Ciò che maggiormente ai giovani preoccupa in ambito decisionale è il «per sempre» di una scelta, sia quella lavorativa che quella esistenziale come il costruirsi una famiglia stabile.
Di fronte a questa realtà alquanto frastagliata il giovane medio è portato ad accumularsi un bagaglio di esperienza in cui vengono raccolte solo le cose utili, che li soddisfano, con la conseguente difficoltà a costruire una scala valoriale che possa indirizzarli nella costruzione della propria identità. Di questo se ne ha un riflesso anche nel rapporto giovane e fede, la quale nella ipotetica scala valoriale viene messa tra gli ultimi posti, nonostante la maggior parte dei giovani si riconoscano appartenenti alla religione cristiana: per pochi è elemento essenziale nella vita quotidiana e per molti è una fede «fai da te» soprattutto per un rifiuto dell’istituzione Chiesa. Il quadro appena fatto può risultare per lo più negativo: ovviamente va considerato che si parla a grandi linee e per categorie, ma da tutto questo si possono trovare punti forza in cui intervenire con un’azione pastorale che possa far ridestare la voglia al giovane di mettersi in discussione come passo iniziale di un cammino di scoperta di sé e di Dio. A prima vista potrà sembrare che i punti forza riportati siano delle debolezze che il giovane vive, questo è vero, ma ancor più vero è il fatto che queste debolezze possono essere il punto forza per l’annuncio evangelico. Non si tratta di sfruttare la situazione instabile dei giovani, ma di annunciare il Cristo a partire dagli ambiti vitali ed esistenziali.
Possiamo allora individuare sinteticamente questi punti forza: i giovani trovano difficoltà nei rapporti con la famiglia, nei rapporti in genere, anche con l’altro sesso, perché vivono la sensazione di non essere amati, capiti o accettati; vivono conseguentemente uno stato di solitudine e una mancanza di punti di riferimento; si ha una sensazione di insicurezza economica e lavorativa e di inutilità o inadeguatezza rispetto alle aspettative della società perugina. In tutto questo un annuncio evangelico efficace può ristabilire quella capacità dei giovani di costruzione integrale della propria personalità, per una vita donata per amore.

Le nostre sorgenti

Siamo convinti che la pastorale giovanile debba essere prima di tutto pregata, poi pensata e infine progettata. Solo così favorisce la comunione, perché tutti i soggetti operanti conoscono l’idea che si vuol realizzare e ne sono partecipi a pieno titolo. Per far questo la progettazione deve essere snella, semplice, comprensibile, partendo dall’analisi del bisogno cercando di vedere di cosa c’è bisogno dal punto di vista pastorale; per poi passare alla scelta degli obiettivi pastorali che siano chiari, realistici e verificabili; infine l’individuazione delle risorse umane e anche economiche disponibili per raggiungere gli obiettivi. Lo stile che tenta di acquisire la PG è quello delle Beatitudini, in cui si ritrova la sobrietà, l’essenzialità, la semplicità, la profondità della proposta pastorale attraverso l’attuazione fraterna e di comunione tra i vari soggetti protagonisti.
Obiettivo principale della PG è l’annuncio di salvezza che, mediante Gesù Cristo, Dio continua ad offrire a tutti i giovani. Si tenta il raggiungimento di questo obiettivo attraverso due dinamiche fondamentali: sostenere i vicini e avvicinare i lontani.
La prima dinamica si basa sull’accompagnamento di quei giovani così detti «vicini» nel loro cammino di fede, affinché avvertano la necessità di essere sale della terra e luce del mondo negli ambienti quotidiani; la seconda dinamica guarda a coloro che sono «lontani» perché possano incontrare l’amore di Dio per una vita nuova che sia bella, buona e vera, attraverso un inserimento permanente in una comunità ecclesiale.
Tutto questo si attua attraverso la progettazione di percorsi educativi dagli ambiti esistenziali come affettività, fragilità, relazione, lavoro, studio, sport, tempo libero, dimensione sociopolitica. Da qui non si esclude il primo e fondamentale mezzo dell’educazione che è visto nella relazione interpersonale, e l’accompagnamento spirituale atto ad educare il giovane all’amore, alla preghiera, alla scelta vocazionale e all’impegno socio-politico per il bene comune.

QUELLO CHE FACCIAMO

Ci focalizziamo ora su quanto abbiamo in cantiere al momento, il biennio 2011/2013.
La nostra arcidiocesi nell’ambito della pastorale giovanile ha programmato e sta realizzando una serie di progetti che tengono innanzitutto conto della nostra analisi dei giovani concreti e dei loro bisogni (educativi) reali. Abbiamo cercato di indicare obiettivi chiari e precisi e con una metodologia che fosse insieme semplice ed efficace.
Tutti i progetti sono attuati come sostegno e integrazione delle varie attività e percorsi di PG già presenti nel territorio diocesano; due però rimangono gli appuntamenti essenziali: le veglie di avvento e di quaresima con il vescovo.
I progetti sono stati pensati come attuazione dei cinque ambiti del Congresso Nazionale di Verona (affettività, fragilità, lavoro e festa, tradizione, cittadinanza) suddividendoli secondo l’ambito di attuazione e gli obiettivi che si prefiggono.

Gli ambiti dell’azione progettuale

Il primo degli ambiti è quello della vocazione in cui si dedica un’attenzione particolare all’esperienza del fidanzamento e della vocazione alla vita consacrata, riscoprendo l’amore come via di amicizia e di scelta di Cristo. Traiamo per questo ispirazione da San Paolo quando dice: «Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione» (Ef 4,4). L’intero progetto si concretizza in tre diversi percorsi :
Se questo è amore. Si tratta di incontri suddivisi in tre fasce d’età (scuole medie, triennio scuole superiori e dai 17 anni in su) atti a spiegare il linguaggio del corpo e dell’amore.
Fidanzatissimi: 4 salti nell’amore. È un laboratorio per giovani coppie (17-25 anni) che sostiene i fidanzati nella preparazione remota al matrimonio, per scoprire con giovani famiglie guida le meraviglie della vita di coppia e affrontare insieme le difficoltà.
Al pozzo di Sichem. Nato in collaborazione con l’ufficio di pastorale vocazionale è il nuovo gruppo vocazionale diocesano, rivolto sia agli adolescenti che ai giovani (con due percorsi diversi). Il percorso catechetico e di preghiera proposto cerca di far scoprire la bellezza della propria vocazione.

Un altro ambito progettuale è quello che interessa la prima evangelizzazione ai giovani in cui, sulla scorta del passo «Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato» (At 4,20) si va incontro ai giovani nei luoghi da essi frequentati. È la Chiesa che si sposta verso chi forse non è disposto o non può raggiungerla nei suoi spazi canonici. Il progetto si traduce in:
Una luce nella notte. Momento di adorazione eucaristica notturna, con la possibilità di colloqui personali e confessioni, in cui vengono invitati i giovani attraverso un primo annuncio per le strade della città.

Altro momento fondamentale riguarda l’ambito di formazione degli educatori e animatori. Si tratta di un itinerario formativo che non si sostituisce alla crescita personale, sistematica e spirituale del ragazzo ma ne fortifica aspetti pratici e tecnici cercando di contribuire alla formazione integrale dell’educatore stesso; sempre tenendo conto che «noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi» (2 Cor 4,7).
Le iniziative intraprese in questo ambito sono:
Oratorio 20.20. Progetto sperimentale di formazione promosso da ANSPI.
Educreation. Progetto di formazione itinerante degli educatori e animatori per le varie zone pastorali della diocesi.

Per quanto concerno l’ambito culturale, si cerca di focalizzare le attenzione sui rapporti con i media, i linguaggi giovanili, la musica, il cinema, il teatro. A questo nuovo sguardo su temi e metodi di evangelizzazione abbastanza inesplorati fa eco il passo evangelico «Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio predicatelo sui tetti» (Mt 10,27). Tutto ciò prende forma in:
Umbria radio young. Progetto radiofonico in collaborazione con UMBRIA RADIO (l’emittente radio della Conferenza Episcopale Umbra) in cui si coinvolgono giovani volontari per rubriche radiofoniche giovanili.
Saremo al c’entro. Progetto musicale in cui si vede «sfidarsi» giovani cover-band e cantautori locali. Ogni anno come sottofondo della manifestazione c’è una tematica culturali e di attualità.

Per quanto concerne la cosiddetta pastorale d’ambiente ci si ispira alle parole di San Paolo: «Sia dunque che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio» (1Cor 10,31): questo perché ci si prefigge di far vivere Cristo nel proprio progetto di studio o di lavoro. Ciò si articola in:
Umbria radio school. Progetto di comunicazione rivolto agli studenti degli ultimi anni delle superiori che li vede coinvolti in momenti formativi e di voce su tematiche culturali.
C’è un tempo per. Progetto di volontariato nelle scuole diretto dalla Caritas Diocesana.
– Scasti d’arte. Progetto sempre rivolto alle scuole superiori in collaborazione con il museo capitolare per riscoprire le bellezze artistiche della diocesi.
Uni-App. Serie di appuntamenti che toccano sia l’ambito culturale che spirituale nei centri pastorali presenti nelle varie zona universitarie della città, nati in collaborazione con la pastorale universitaria.

Per quanto concerne l’ambito sportivo il progetto si articola in:
Star cup. Quattro giorni di torneo calcio a 5 per oratori e gruppi parrocchiali. Oltre che nel gioco i giovani sono coinvolti in un percorso catechetico e di preghiera.
Lady League. Anche questo torneo di calcio a 5 delle varie realtà ecclesiali, tutto al femminile. Anche qui le giovani sono coinvolte in un percorso catechetico.
– We play. Giornata di sport per animatori.
– Oratorio cup. Torneo nazionale per ragazzi degli oratori.

«Gli disse Gesù: ‘Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi’» (Mt 19,31). Questo passo ci introduce all’ambito della carità che si realizza in tre grandi momenti:
Grande raccolta viveri. Vengono qui coinvolti dai bambini ai giovani delle parrocchie, con i loro catechisti e animatori per una raccolta viveri da destinare in Perù. Il progetto è promosso dall’Operazione Mato Grosso.
Moni Malawi. Progetto in collaborazione con l’associazione Amici del Malawi che vedrà impegnato un gruppo di giovani per alcune settimane estive nella missione diocesana in Malawi.
Campo di servizio in Kosovo. Progetto in collaborazione con Caritas Diocesana per un’esperienza nelle case di accoglienza in Kosovo.

Da alcuni anni inoltre il servizio di pastorale giovanile organizza nel periodo estivo i grandi pellegrinaggi della fede e quest’anno, in collaborazione con l’ufficio diocesano pellegrinaggi, verrà rivolto ai giovani «Quale gioia quando mi dissero…», pellegrinaggio in Terra Santa sulle orme di Gesù.

Le scuole per animatori

Dai 20 ai 30 anni. O poco più. Questa di norma l’età dei formatori che, dall’anno scorso, per la diocesi di Perugia-Città della Pieve, realizzano i corsi di base per animatori di Oratorio e per i Grest estivi. Ragazzi giovani, in crescita, coordinati da un’équipe di formatori e collaboratori esperti che, grazie alla collaborazione dell’ANSPI nazionale – Associazione Nazionale S. Paolo Italia, stanno diventando protagonisti del Progetto Oratorio 20.20, progetto sperimentale per la formazione degli educatori d’Oratorio. Ed è proprio in queste figure educative che gli animatori degli Oratori trovano interesse ed esempio: giovani che dedicano tempo ed energie a prepararsi, a mettersi in gioco, a confrontarsi, a donarsi per fare un servizio, di cuore, alle giovani generazioni. è attraverso di loro, attraverso i loro volti sorridenti, la loro presenza, il loro entusiasmo, la loro voglia di fare che i ragazzi più giovani riscoprono quanto può essere bello vivere nella Chiesa.
A Perugia in quest’ultimo anno si sono raccolti molti frutti, che testimoniano l’importanza del servizio svolto dai giovani formatori: in occasione del Grest 2011, Giocoliberatutti, la passione con cui è stata presentata la storia de I Ragazzi della via Pal ha contagiato gli animatori degli Oratori umbri, e dopo qualche settimana i Grest dell’Umbria vantavano spettacolari scenografie, fatte di orti botanici perfettamente ricostruiti, di vere e proprie città ungheresi e di fortini incastonati su cataste di legna, esattamente come descritto nella storia originale. Oppure tanti animatori che, nella giornata dedicata a tutti i Grest, realizzata a giugno in centro a Perugia, in rappresentanza del proprio Oratorio, hanno fatto parte dello staff organizzativo dell’evento e fatto giocare centinaia di bambini. Gioiosi testimoni dei valori di Cristo, premurosi educatori di piccoli da accogliere e a cui volere bene.
Ma questo lavoro proprio perché coinvolge persone così giovani, ha avuto necessariamente bisogno di un supporto: oltre ai formatori più esperti e adulti presenti all’interno delle stesse équipe, ci è venuto in soccorso il coordinamento nazionale dell’ANSPI che si preoccupa di accompagnare e di preparare, passo dopo passo, i formatori più giovani, mediante un tutoraggio costante, percorsi di autoformazione continua – metodologica, contenutistica, relazionale, umana ed esperienziale – mediante la preparazione di schede formative, come «dispensa» di ciascun incontro per i partecipanti, e come «strumento» denso di spunti e contenuti, utili per prepararsi agli specifici incontri formativi di gruppo. Far parte del Progetto Oratorio 20.20 offre ai formatori più o meno giovani l’occasione di arricchirsi in contaminazione e scambio con altri stili e metodi formativi, in particolare in occasione dello stage annuale che ANSPI organizza per tutti i formatori delle équipe, ad Assisi, nel mese di luglio.
L’obiettivo del Progetto, quindi, si traduce nel far crescere dei pool di formatori, che sappiano lavorare in gruppo, che sappiano interfacciarsi con gli Oratori e con il tessuto locale, pastorale e istituzionale, che siano capaci di lasciarsi modellare dall’esperienza di formatori ed educatori di altre regioni d’Italia, che siano capaci di gestire un incontro di formazione, calibrando contenuti e metodi in base alle persone che si hanno di fronte, e capaci di testimoniare, con il loro stile, l’importanza del Vangelo nelle loro vite. Se consideriamo, poi, che gli stessi giovani educatori hanno anche la possibilità di scrivere i sussidi per l’Oratorio invernale e per i GREST o i campi estivi che ANSPI distribuisce su territorio nazionale, è evidente che il cammino proposto a loro presenta reali prospettive di maturazione e di concreta esperienza di pastorale giovanile. E perché no, forse un domani, anche una scelta di vita a servizio della Chiesa.
All’interno di questo grande progetto formativo si trova anche l’aiuto prezioso di NPG; la rivista oramai è diventata punto di riferimento nell’aggiornamento personale dei vari operatori di PG, tanto che viene inviata dalla PG diocesana ai vari rappresentanti delle zone pastorali e da quest’anno agli incaricati zonali presbiteri di PG.

Le collaborazioni attivate

Punto fermo e centrale dell’annuncio evangelico rivolto alle nuove generazioni è il coinvolgimento di tutta intera la comunità cristiana. Ma la prima responsabile dell’educazione dei giovani – lo sappiamo – è la famiglia, coadiuvata da tutte le altre istituzioni, che certo non possono sostituirla. Anche quando i giovani cercano la propria indipendenza e magari contestano i genitori, il ruolo della famiglia resta fondamentale. La PG può venire in aiuto insegnando ai giovani a confrontarsi con quei principi fondamentali che costituiranno poi i capisaldi dell’orientamento di vita.
Per questo si è reso necessario il mettere in cantiere attività di orientamento in collaborazioni con gli uffici di Pastorale familiare e pastorale vocazionale. Per l’appunto in questi anni si stanno sperimentando due progetti atti ad orientare i giovani ad una vita di donazione all’altro, sia per una scelta futura di vita familiare che di vita consacrata.
Da una parte abbiamo il progetto «Fidanzatissimi» come preparazione remota al matrimonio, non un vero e proprio corso pre-matrimoniale ma dei laboratori per imparare a vivere al meglio il periodo di fidanzamento, in cui i giovani fidanzati sono portati a scoprire la bellezza del fidanzamento grazie all’accompagnamento di famiglie guida giovani.
Altro progetto condiviso che cerca di preoccuparsi dell’orientamento vocazionale del giovane è il gruppo vocazionale diocesano diviso in due fasce di età, dai 18 ai 30 anni «Al pozzo di Sichem» e dai 12 ai 16 anni «Samuele», in cui si cerca di far vivere la vocazione da cristiani prima di tutto, per poi passare ad un lancio vocazionale indirizzato verso un periodo di discernimento in cui il giovane viene indirizzato ad una scelta consapevole per la vita consacrata.
Oltre alla collaborazione con la pastorale vocazionale e quella familiare, in questi anni si sta cercando di mettere in giusta rete tutti gli uffici pastorali diocesani per testimoniare la comunione ecclesiale che sta alla base di ogni azione pastorale. Per questo la PG si è messa in rete con l’ufficio catechistico per l’organizzazione di un grande evento: «Meeting dei cresimandi», in cui i ragazzi si incontrano per una intera giornata con il loro vescovo, tra catechesi, preghiera e giochi. Questo per sensibilizzare gli stessi ragazzi all’ottica del vivere questo sacramento come inizio di della vita cristiana e non come fine del cammino di fede.
Altro momento di collaborazione lo troviamo con l’ufficio pellegrinaggi per l’organizzazione dei grandi pellegrinaggi della fede nel periodo estivo; quest’anno la metà sarà in Terra Santa, sulle orme di Cristo, dopo aver vissuto la Grecia, Santiago e Madrid.
Ultimo importante momento di collaborazione è quello tra la PG e la Pastorale universitaria. Dopo alcuni anni di «stallo» si è tentato di rilanciare l’annuncio del Vangelo in ambiente universitario attraverso la stesura del progetto pastorale «Ho un popolo numeroso» in cui la Chiesa perugina ha indetto ,grazie alla collaborazione con il Servizio Orientamento Giovani dei Frati Minori dell’Umbria, una «missione giovani» nel marzo 2011 per annunciare ai tanti giovani presenti in città la salvezza che viene dal Signore Gesù. Oltre che momento di forte annuncio, fatto attraverso il contatto in strada, nelle facoltà e nei locali frequentati dai giovani perugini invitandoli ad un breve ciclo di catechesi serali, è stato ancor più momento di forte comunione, perché ha visto la collaborazione, oltre che di circa 100 missionari, tra diocesani, consacrati e laici, delle parrocchie, dei parroci e delle aggregazioni laicali. Interessante qui è stato il post-missione in cui la PG, la PU e le parrocchie continuano a collaborare nella gestione di sei centri pastorali nati proprio dalla missione per decentrare il servizio di cappellania, essendo l’Università degli Studi di Perugia dislocata nel territorio cittadino. Questi centri pastorali attraverso la presenza costante di uno o più presbiteri, tra diocesani e religiosi, e religiose, sono atti a promuovere significativi percorsi biblici e catechetici, occasioni di primo annuncio del Cristo, momenti di preghiera, incontri di approfondimento culturale e animazioni di spazi per lo studio e l’aggregazione.

SOGNANDO PG

Se la PG – come afferma d. Tonelli – è la multiforme azione di una comunità che, animata dallo Spirito, pone nella storia azioni salvifiche verso i giovani, allora essa può essere individuata come un servizio di comunione, in cui tutta la comunità ecclesiale compartecipa alla realizzazione di progetti che possano annunciare il Vangelo, i cui destinatari sono i giovani, ma in cui gli stessi giovani partecipano alla progettazione e realizzazione degli stessi.
Il forte rischio che avvertiamo tuttavia è una PG ricca di attività ed eventi già preconfezionati dove i giovani hanno il semplice ruolo di usufruenti e non un ruolo da protagonisti, nel quale oltre ad essere i destinatari siano anche i soggetti dell’azione perché facenti parte della comunità ecclesiale. Per questo, mettendo al primo posto la comunione e il protagonismo, la nostra PG è costituita da due blocchi essenziali, o comunque intenzionalmente lavoriamo per rafforzarli.
Anzitutto l’apertura di un centro pastorale, con la presenza di un presbitero stabile (in realtà questo centro pastorale già fu aperto da d. Giulietti, ma poi l’idea e l’impegno di riorganizzarlo lo stiamo attuando ora), che si occupi dell’organizzazione di iniziative a livello diocesano, come la formazione degli educatori o eventi di aggregazione e riflessione, esercizi spirituali per giovani e così via, con la collaborazione di altri uffici pastorali diocesani. Questo, presso l’ex seminario diocesano perugino (già Abbazia Olivetani del 1300) in cui si sta vivendo già l’esperienza di luogo di riferimento per tali iniziative diocesane e luogo di accoglienza per gruppi parrocchiali e non solo. Il centro ha preso il nome di «Abbazia giovane» e ad oggi è gestito da una «fraternità» stabile composta dagli incaricati di PG e 3 studenti universitari appartenenti a diverse realtà ecclesiali.
In secondo luogo la consulta di pastorale giovanile (già comunque esistente dal primo incaricato di PG), costituita dai vari rappresentati delle parrocchie o unità pastorali e delle associazioni e movimenti laicali, divisa a 3 livelli: quello di «pensiero» circa i progetti pastorali da mettere in atto, sulla base dei bisogni della realtà e del progetto pastorale diocesano; quello relativa alla parte organizzativa delle attività e degli eventi; e infine quello della realizzazione.
Questo soprattutto per far si che gli stessi giovani siano i protagonisti dell’azione pastorale.
Per avere un contatto proficuo con il territorio diocesano e soprattutto per mettere in atto quella comunione che sta alla base della riuscita di ogni iniziativa, la PG di Perugia – oltre la consulta – sta costituendo un’équipe di PG per ogni zona pastorale, costituita da due animatori parrocchiali per parrocchia o UP e aggregazione laicale, presieduta da un presbitero incaricato dal clero di zona. Finalità di questa équipe sono il coordinamento, la condivisione e la progettazione di tutte quelle attività di PG presenti nella parrocchie per mettere in rete le stesse in un’azione pastorale frutto della comunione ecclesiale.
Questo permette di conoscere meglio la realtà giovanile della propria zona pastorale, tanto che, dopo la recente pubblicazione del nuovo «direttorio diocesano per le UP», gli incaricati di PG si stanno impegnando nel «visitare» le nuove zone pastorali per conoscere in specifico la realtà giovanile tramite anche un questionario formulato dalla stessa consulta; primo passo, questo, per la stesura definitiva di un progetto diocesano di PG. Inoltre l’équipe di zona permette di «socializzare» e far partecipare alle iniziative diocesane promosse dalla CDPG; di informare la CDPG di quanto accade nella zona; di favorire la comunione tra le diverse realtà operanti tra i giovani, mediante la conoscenza reciproca e la comunicazione di progetti e iniziative (anche, se necessario, mediante l’utilizzo di un social network zonale); di coordinare tra i differenti soggetti per una più efficace azione di ciascuno nel mondo giovanile, soprattutto mediante lo studio di orientamenti unitari; di promuovere iniziative comuni di evangelizzazione della realtà giovanile, di celebrazione e incontro comunitario; curare la formazione degli operatori (animatori) della pastorale dei giovani, in collaborazione con l’ufficio di pastorale giovanile e gli altri servizi diocesani, nell’ottica del sinodo Diocesano; di sostenere le parrocchie che non dispongono di animatori per i giovani, al fine di far nascere in ogni comunità uno o più gruppi di giovani; portare all’attenzione dell’intera comunità ecclesiale e della società civile le problematiche e le aspettative dei giovani, dialogando in piena fiducia con tutti coloro che hanno a cuore la sorte del mondo giovanile; e infine di organizzare, dietro mandato dei parroci, esperienze spirituali in comunione tra le diverse parrocchie (campi estivi, esercizi spirituali, campi di lavoro, week-end formativi).
Progetti e buona volontà non mancano.
Tutto perché i giovani possano sperimentare la chiesa come comunità accogliente e materna, e perché possano in essa intravedere e vivere un’esperienza che permetta loro di sentirsi giovani e insieme cristiani.