Segni “dalla terra” 

Fratello Roberto – Bose

14 agosto 2017

In quel tempo 1 I farisei e i sadducei si avvicinarono a Gesù per metterlo alla prova e gli chiesero che mostrasse loro un segno dal cielo. 2 Ma egli rispose loro: «Quando si fa sera, voi dite: «Bel tempo, perché il cielo rosseggia»; 3 e al mattino: «Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo». Sapete dunque interpretare l’aspetto del cielo e non siete capaci di interpretare i segni dei tempi? 4 Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona». Li lasciò e se ne andò. 5 Nel passare all’altra riva, i discepoli avevano dimenticato di prendere del pane. 6 Gesù disse loro: «Fate attenzione e guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei». 7 Ma essi parlavano tra loro e dicevano: «Non abbiamo preso del pane!». 8 Gesù se ne accorse e disse: «Gente di poca fede, perché andate dicendo tra voi che non avete pane? 9 Non capite ancora e non ricordate i cinque pani per i cinquemila, e quante ceste avete portato via? 10 E neppure i sette pani per i quattromila, e quante sporte avete raccolto? 11 Come mai non capite che non vi parlavo di pane? Guardatevi invece dal lievito dei farisei e dei sadducei». 12 Allora essi compresero che egli non aveva detto di guardarsi dal lievito del pane, ma dall’insegnamento dei farisei e dei sadducei.
Mt 16,1-12

Farisei e sadducei ⎯ i capi religiosi del tempo ⎯ pretendono un segno allo scopo di mettere alla prova Gesù. Ciò che viene chiesto è un prodigio come quello della manna con Mosè (cf. Gv 6,30-31), insomma una prova “schiacciante” della sua autorevolezza e messianicità.
Per gli avversari di Gesù, i prodigi da lui compiuti finora non erano sufficienti a comprovarne l’identità messianica ma nemmeno a misconoscerla. Essi pretenderebbero perciò un segno “dal cielo” cioè un avvenimento straordinario, una prova immediata. La tentazione che Gesù nel deserto aveva già respinto si ripresenta: dar spettacolo di sé per farsi riconoscere e accogliere da tutti. “Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù” (Mt 4,6). Ma Gesù, che ha sempre rinunciato alla tentazione di un messianismo spettacolare, ora lascia intendere che il progetto salvifico di Dio verrà attuato non con esibizioni di forza e potenza “dal cielo” ma piuttosto con segni ordinari “dalla terra”. Qui sta la difficoltà: saper riconoscere lo straordinario nell’ordinario. Anche i discepoli di Gesù, i suoi amici che egli stesso ora chiama “gente di poca fede”, sembrano non capire, non ricordare, fraintendere il segno dei pani: “Voi mi cercate ⎯ dirà loro ⎯ non perché avete visto dei segni ma perché avete mangiato e vi siete saziati” (Gv 6,26).
Non senza una punta d’ironia, Gesù biasima coloro che, interpretando l’aspetto del cielo, si spendono così a lungo in continue e spesso azzardate previsioni del tempo e non sanno interpretare “i segni dei tempi”. Non è forse vero che quando non troviamo argomenti di cui parlare, per uscire dall’imbarazzo finiamo per discorrere del meteo? Parliamo del tempo che fa, che ha fatto o che farà: quanto vano parlare del “tempo” senza preoccuparci di riconoscere “i segni dei tempi”!
La messianicità di Gesù non sarà riconosciuta grazie a segni ed eventi eclatanti e l’unico segno che viene dato è quello del profeta Giona: la sua permanenza nel ventre del pesce diviene prefigurazione della sepoltura di Gesù prima della sua resurrezione gloriosa. “Se tu sei Figlio di Dio, scendi dalla croce … Scenda ora dalla croce e gli crederemo” (Mt 27,40.42), grideranno a Gesù come provocazione. Ma la sua messianicità verrà riconosciuta proprio vedendolo morire in quel modo dal centurione romano (un pagano!) che esclamerà: “Davvero costui era Figlio di Dio” (cf. Mc 15,39).
Chiediamoci: quanti altri segni vorremmo avere anche noi per credere o forse per non credere nella persona di Gesù il cui messaggio evangelico ci appare così esigente. Come Gesù non ha dato alcun segno ai suoi avversari increduli così anche per noi. Non illudiamoci, nessun segno “dal cielo” potrebbe far nascere in noi la fede! Al contrario: “La fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede” (Eb 11,1). “Ora, ciò che si spera, se è visto, non è più oggetto di speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe sperarlo? Ma, se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza” (Rm 8,24-25).
Non chiediamo dunque dei segni per aver fede, ma una fede che sappia riconoscere i segni.