Relazioni creatrici

Sorella Elisa – Bose

25 agosto 2017

In quel tempo 1 Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione della Giudea, al di là del Giordano. 2 Molta gente lo seguì e là egli li guarì. 3 Allora gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?». 4 Egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina 5 e disse: Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne? 6 Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». 7 Gli domandarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e di ripudiarla?». 8 Rispose loro: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all’inizio però non fu così. 9 Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un’altra, commette adulterio». 10 Gli dissero i suoi discepoli: «Se questa è la situazione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi». 11 Egli rispose loro: «Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso. 12 Infatti vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca».
Mt 19,1-12

“Se questa è la condizione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi” (v. 10). Liberato dal giogo della legge il matrimonio si rivela faticoso agli occhi dei discepoli di Gesù. Non avendo più assicurata la possibilità del divorzio, perdendo così il potere degli uomini sulle donne, il matrimonio non conviene più, diventa troppo esigente. Gesù è scomodo, ha una parola scomoda e viene spesso messo alla prova. I farisei vogliono trascinarlo e farlo inciampare nei meandri dei cavilli legali, delle contese tra le diverse interpretazioni della legge. Con chi si schiererà Gesù?
Ma a Gesù tutto questo non interessa, a Gesù ciò che sta a cuore è l’essere umano, uomo e donna, e in questo caso uomo e donna nella relazione. E Gesù non si lascia sfuggire l’occasione di rimettere al centro la relazione. Per farlo rimane nel terreno della tradizione e quindi non può essere contestato: si rifà alla Scrittura. Ritorna all’atto creazionale, all’atto archetipo di Dio: creare una cosa nuova, “il Creatore da principio li creò maschio e femmina” (v. 4, cf. Gen 1,27), e li “congiunge”, “li pone sotto lo stesso giogo” (v. 6, cf. Gen 2,24). Ecco qui il fondamento di ciò che uomo e donna vivono, lì sta la forza del legame, un legame che l’uomo non può separare.
Questo dischiude una verità di fronte agli ascoltatori di Gesù, verità che viene subito percepita come faticosa. Se la legge assicurava dei diritti agli uomini rispetto alle mogli, il Dio Creatore, in realtà, nel suo atto stabilisce dei doveri: uscendo dalla propria famiglia e andando verso la donna, i due creano una realtà nuova, essi stessi diventano creatori di una realtà nuova. Assieme sono responsabili di ciò che hanno originato, entrambi sono soggetti di una relazione vitale. Ma se è così, la relazione così intesa fa paura, richiede troppo, è esigente. Vivere una relazione non delimitata dagli steccati di regole e norme, ma nella libertà, nel rispetto, in un reciproco riconoscimento, senza condizioni: questo è faticoso. Meglio rimanere nel regime della legge, di rapporti fondati su una volontà di potere, di controllo, sterili perché non generano una realtà nuova. Perché è solo nello spazio relazionale proposto da Gesù che si genera vita secondo il disegno originario della creazione.
Gesù ci mette di fronte alla sfida della vita: la relazione con l’altro. Se l’unione del matrimonio significa vivere una relazione di responsabilità, nella libertà di gestire il rapporto non lasciando che sia la legge a determinarlo, nell’uscire dalla propria casa per “mettersi sotto lo stesso giogo” di un altro, per sempre, allora è meglio non cercare nemmeno questa relazione.
E così, ecco la scappatoia del celibato! Fuga dal matrimonio per una tranquilla e non troppo esigente situazione di non matrimonio, fuga in definitiva dalla faticosa relazione per trovare salvezza nella solitudine intesa come autarchia: io sono l’unico soggetto a cui devo pensare. Ma il celibato non può limitarsi a essere fuga, richiede una scelta, la scelta di un’altra modalità di lasciare la famiglia per andare verso, nel dono di una vita, nella libertà e per amore. Anche il celibato è esigente, chiede una relazione, un amore “con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze” per il Signore Dio, per entrare in una relazione che può essere altrettanto feconda e originante nuova vita.