Non temere: avere fiducia nella vita

fratel Stefano – Bose

17 agosto 2017

In quel tempo 1 Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. 2 E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. 3 Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. 4 Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: “Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia”. 5 Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo”. 6 All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. 7 Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: “Alzatevi e non temete”. 8 Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. 9 Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: “Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti”. 10 Allora i discepoli gli domandarono: “Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia ?”. 11 Ed egli rispose: “Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. 12 Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro”. 13 Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.
Mt 17,1-13

“Il timore del Signore è principio di sapienza”. Pietro, Giacomo e Giovanni hanno timore all’udire la voce dalla nube. È il principio della sapienza, il principio della loro conoscenza. Perché fino a quel momento neppure avevano cominciato a conoscere qualcosa del mistero eterno, nascosto fin dalla fondazione del mondo.
Pietro aveva addirittura pensato che quel Gesù che finalmente si mostrava nella sua gloria, e tutta la gloria delle scritture sante, Mosè ed Elia, potessero essere rinchiusi in tre tende, in un tempio, in una struttura religiosa. Giustamente Marco completa: “Non sapeva cosa dire”. “Non sapeva”.
“Principio di sapienza è il timore del Signore”: si comincia a sapere quando si accetta che Dio sia Dio e noi, gli esseri di carne e sangue da lui creati, non siamo lui, non possiamo trattenerlo, non possiamo impossessarci di lui. Si comincia a capire quando l’uomo religioso, la struttura religiosa che ci abita, la scorciatoia tramite la quale vorremmo farci come Dio o impadronirci di lui, lascia il posto alla percezione della sua alterità. Questo genera timore: il senso della distanza tra la creatura e il Creatore.
Gesù però dice di non temere. E cosa vedono allora i discepoli? Solo Gesù, Gesù solo. “Ecce homo!”. Ecco l’uomo, l’uomo che solo Dio poteva darci. L’uomo nel quale Dio non ha temuto di credere. Intrepido è l’amore di Dio e intrepidi dobbiamo essere noi.
“Non temete”: non temete di amare e di credere nell’uomo; intrepido è l’amore, sa rischiare.
Con la sua “faccia da dopoguerra”, cioè con il suo volto di Risorto che dà la pace ai suoi dopo essere passato attraverso l’odio degli uomini, Gesù dice di non aver paura di vivere, perché non c’è alternativa al futuro. Dice di passare attraverso, come lui è passato attraverso. Avere fiducia nella vita: questo è non temere. Il timore è solo il principio della sapienza, poi c’è l’amore e l’amore scaccia ogni timore.
Cos’è il “passare attraverso”? È attraversare l’oscuro, quell’oscuro che attribuiamo a Dio, ma che è il male che sappiamo, in quanto uomini, organizzarci.
Dice Gesù di Giovanni: “Hanno fatto di lui quello che hanno voluto”. Dio ha fiducia nell’uomo, ma niente di più del branco di uomini è ciò che contraddice la fiducia di Dio. Niente di più del branco di uomini è fucina del male. Sappiamo dal vangelo cosa sia accaduto a Giovanni, come si sia giocata la sorte della sua testa. Erode, il maschio alfa che deve gestire il suo ruolo e non perdere di autorevolezza; il branco dei suoi sodali, inebriato dalla passione per la giovane femmina, e pronto, in qualcuno degli individui che lo compongono, a scorgere la debolezza del capobranco per prenderne il posto; la femmina del capo che cerca di tenere in pugno il compagno e ribadire il proprio ruolo di potere, così grande e così fragile. Giovanni è stato vittima della passione del branco, delle dinamiche pervertite della società degli umani.
Gesù sa che anche per lui accadrà qualcosa di simile, per la scellerata alleanza tra il potere e la folla, il branco. E, allora, di tutta quella fiducia che rimane? Resta Gesù solo, l’uomo trasfigurato perché passato attraverso l’enigma del male.