ASSEMBLEA USG

Roma, 24-26 maggio 2017

 

 

 

Giovani, fede e discernimento vocazionale”

Primo contributo della USG al Sinodo dei Vescovi

L’Assemblea semestrale dell’Unione dei Superiori Generali, svoltasi al “Salesianum” di Roma nei giorni 24-26 maggio 2017, ha preso in considerazione il Documento preparatorio dell’Assemblea Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, che si svolgerà a Roma nell’ottobre 2018 e che avrà come tema: “Giovani, fede, discernimento vocazionale. In particolare ha esaminato il questionario annesso.

L’Assemblea USG ritiene che il tema scelto sia di capitale importanza. Esso risulta in continuità con la visione pastorale della “Evangelii gaudium”. Dopo il Sinodo sulla famiglia e ora con il prossimo Sinodo sui giovani la Chiesa intende valorizzare questi due soggetti, la famiglia e i giovani appunto, come agenti di rinnovamento pastorale per la Chiesa e di cambiamento sociale per il mondo. I giovani, come la casa comune (“Laudato sii”) e la famiglia (“Amoris laetitia”), diventano anche soggetti di cura sollecita da parte della Chiesa.

Osservando le domande del questionario proposto dal Documento preparatorio, l’Assemblea ha selezionato quattro domande per le quali la Vita consacrata può offrire un proprio contributo, e ne ha aggiunte due riferite alla proposta vocazionale. Essa ha dato quindi risposte a sei domande: tre risposte si riferiscono al contesto e altre tre alla pastorale giovanile vocazionale. Nelle risposte numerosi aspetti che si riferiscono alla Vita consacrata, possono pure riferirsi alla Chiesa.

  1. CONTESTO

DOMANDA 1

In che modo la Chiesa e la Vita consacrata ascoltano la realtà dei giovani?

L’ascolto dei giovani è il punto di partenza, non solo per comprendere la loro realtà, ma anche per mostrare loro vicinanza, per mantenere i contatti con loro, per esprimere loro affetto. Un ascolto autentico porrà alla Chiesa e alla Vita consacrata interrogativi sfidanti. Siamo veramente sensibili ai giovani? Comprendiamo le loro necessità e attese? Sappiamo capire la loro esigenza di fare esperienze significative, più che di assumere impegni permanenti? Siamo aperti ai loro linguaggi? Siamo capaci di superare le distanze che ci separano dal loro mondo?

Vi è però una domanda fondamentale per noi e soprattutto per il Sinodo: quali giovani ascoltare? Solo quelli che hanno interesse per la Chiesa e che prestano attenzione alla vita consacrata? Solo i più generosi e i più sensibili? Solo chi sta facendo un cammino di fede e chiede di essere accompagnato? Solo chi è in ricerca della propria vocazione cristiana?

Il Sinodo, secondo le intenzioni di Papa Francesco, ha di mira l’attenzione verso tutti i giovani e si chiede in che modo la Chiesa può ascoltare ed essere vicina a tutti i giovani, specialmente ai più poveri, ai migranti, agli esclusi, ai vulnerabili, agli scartati. Si tratta di avvicinare tutti, ma di offrire poi ai singoli e ai gruppi cammini differenziati, nella logica di una vera e propria azione pedagogica, capace di rispettare i percorsi di ognuno senza però venir meno alla misura alta della proposta e della vita cristiana. Per ascoltare e capire i giovani potrà la Chiesa, ai differenti livelli, dotarsi di un Osservatorio della gioventù?

Nella vita consacrata l’ascolto dei giovani non ha sempre spazi istituzionalizzati e risulta una sfida soprattutto per quegli Istituti che non hanno un carisma educativo. L’ascolto non può essere lasciato esclusivamente all’iniziativa dei singoli religiosi. Le comunità religiose sono i soggetti che possono favorire la vicinanza ai giovani. La comunità è il luogo privilegiato e immediato dove i giovani possono sentirsi a casa, sperimentare la fraternità di relazioni semplici e autentiche, condividere esperienze spirituali e azioni apostoliche per i più poveri. Una comunità religiosa aperta e flessibile è capace di adattarsi alle esigenze dei giovani. La comunità saprà fare spazio per i gruppi giovanili, farà conoscere i movimenti giovanili dell’Istituto, offrirà esperienze missionarie e darà possibilità di volontariato; per tutti sarà attenta al loro sviluppo umano integrale.

Dove la comunità ha opere complesse, che occupano i consacrati specialmente nella organizzazione e nella gestione, è importante che questi compiti vengano svolti dai laici, in modo che i consacrati assicurino l’ascolto dei giovani, la presenza tra di loro e la cura delle relazioni. Opere semplici favoriscono meglio l’immediatezza e la semplicità dei contatti. Quando poi le opere sono a servizio dei più poveri diventano attraenti e creano ponti anche con giovani non credenti.

Il contato e la vicinanza ai giovani è un compito per tutti gli Istituti religiosi e non solo per quelli che hanno un carisma educativo. Essi possono offrire compagnia e servizio ai giovani. E’ più importante la compagnia con i giovani che il servizio che viene loro prestato; comunque il servizio svolto per loro andrebbe sempre realizzato insieme a loro e con il loro apporto. Dare fiducia ai giovani, offrire loro possibilità di protagonismo, progettare e realizzare insieme azioni apostoliche, fa crescere tutti: fa crescere i giovani e fa crescere i consacrati.

Per sapere ascoltare i giovani, per i consacrati è necessario essere sensibili alla cultura e ai linguaggi dei giovani, nel mondo digitale e nei social media, ma anche nei campi dell’espressività giovanile: sport, musica, teatro, turismo, tempo libero, … Se la Chiesa e i consacrati mostrano interesse verso i giovani, anch’essi mostreranno interesse verso la Chiesa e la Vita consacrata. I consacrati devono per questo generare spazi di ascolto e partecipazione dei giovani. Nella comunità religiosa coloro che costituiscono il naturale collegamento con i giovani sono i giovani consacrati. Dobbiamo perciò incoraggiarli ad avvicinare i giovani, a stare con loro, ad andare dove essi si trovano e attraverso di loro invitare i giovani a partecipare a momenti comunitari.

DOMANDA 5

Che cosa chiedono in concreto i giovani alla Chiesa e alla Vita Consacrata?

 

In alcuni contesti si registra un’indifferenza generalizzata dei giovani verso la Chiesa e la Vita consacrata. In altri contesti si riscontra curiosità e una sete di esperienze forti. I giovani chiedono alla Chiesa e alla Vita consacrata di essere significative, di sapere offrire una testimonianza concreta, trasparente e coerente di vita, di proporre esperienze spirituali autentiche, di vivere uno stile di vita sobrio. I giovani chiedono che i religiosi siano persone felici, semplici e umili, che non ostentino forza, denaro e potere e che sappiamo perdere tempo con loro. I giovani chiedono la presenza dei religiosi in mezzo a loro; domandano loro di uscire dalle “zone di comfort”.

Le esigenze dei giovani sono molto diverse e quindi è decisivo saper ascoltare ognuno personalmente. I giovani vogliono essere ascoltati ed accolti. Molti giovani hanno bisogno di una comunità, di un senso di appartenenza, di relazioni fraterne e autentiche, spesse volte per superare solitudine e isolamento. Altri cercano esperienze di vita spirituale, di raccoglimento e di silenzio. Altri ancora cercano spazi in cui impegnarsi e partecipare in forme di servizio e volontariato specialmente in paesi poveri o in movimenti pacifisti ed ecologici. La maggior parte cercano cultura, istruzione, professione, lavoro, formazione sociale e politica.

La Chiesa è una casa aperta, dove tutti si possono incontrare. In molti contesti pluriculturali e multireligiosi i giovani chiedono che si possano fare esperienza di incontro e di fraternità; le migrazioni e la mobilità umana creano questi contesti diversificati e pluralisti, a cui occorre saper rispondere con la formazione al rispetto e all’accoglienza delle differenze, con l’integrazione, con lo scambio dei doni delle proprie culture e con l’accettazione dei doni delle altre culture; in definitiva la Chiesa e la Vita consacrata diventano una casa in cui si fa esperienza di interculturalità.

I giovani sono alla ricerca di un senso e una direzione per il loro futuro. Cercano persone autentiche e significative di riferimento. Essi sono alla ricerca della loro vocazione e del senso della loro vita. L’accompagnamento di gruppo è importante, ma oggi è necessario sapere accompagnare personalmente ogni giovane verso la maturità umana e spirituale. Tanti giovani non hanno speranza nel futuro e hanno bisogno di essere incoraggiati e accompagnati.

DOMANDA 6

Che cosa la Chiesa e la Vita Consacrata possono ricevere dalle giovani generazioni e quali spazi di partecipazione offre loro?

 

I giovani richiamano la Chiesa e la Vita consacrata all’autenticità e alla coerenza, ai valori della povertà e della vita fraterna in comunità. Essi portano la Vita consacrata a contatto concreto e umile con la realtà, le esigenze del territorio, i bisogni dei più poveri. I giovani offrono entusiasmo e suscitano una sana inquietudine nella Vita consacrata, la conducono fuori dalla propria “zona di confort”, pongono domande, spingono alla creatività, chiedono di superare abitudine e ripetitività, aiutano a rompere schemi rigidi del passato e del “si è sempre fatto così”.

I giovani sono un segno di speranza, aiutando la chiesa e le persone consacrate a impegnarsi nel presente, con ottimismo verso il futuro, senza nostalgia del passato. Se nella comunità ci sono giovani che partecipano alla vita fraterna, alla preghiera, all’azione apostolica, i consacrati si sentono più motivati e si impegnano maggiormente. Essi portano allegria e gioia soprattutto ai consacrati anziani, fanno sentire i giovani consacrati meno isolati, danno nuovo slancio ai consacrati maturi; ridanno esuberanza, creatività, vitalità ed entusiasmo a tutti.

La Vita consacrata, a sua volta, offre ai giovani spazi di preghiera, relazioni fraterne, esperienze forti dentro progetti di impegno e di volontariato, esperienze missionarie, spirituali, formative e missionarie. Aiuta i giovani fare un cammino personale. Può offrire loro occasioni temporanee di impegno, la partecipazione a movimenti giovani di stampo carismatico, un possibile sbocco vocazionale come laici impegnati e collegati all’istituto.

 

 

  1. PASTORALE GIOVANILE VOCAZIONALE

 

 

DOMANDA SPECIFICA

In che modo la Vita Consacrata può impegnarsi a favorire una “cultura vocazionale” che superi la “cultura del narcisismo e dell’autorealizzazione”?

Nel mondo occidentale, e progressivamente nel mondo globalizzato, si diffonde tra i giovani una visione della vita individualista e narcisista, basata sulla riuscita personale e sulla autorealizzazione, in funzione dei propri interessi. È una logica che riduce il futuro alla scelta d’una professione, alla sistemazione economica, o all’appagamento sentimentale ed emotivo, entro orizzonti che di fatto riducono la voglia di libertà e le possibilità del soggetto a progetti limitati.

La Vita consacrata intende contribuire a costruire una cultura vocazionale, ossia una visione in cui ogni giovane percepisce che la vita è vocazione, chiamata a un compito da scoprire, apertura al trascendente e all’altro, dono di sé e gratuità, servizio specialmente ai più bisognosi, riconoscimento della reciprocità e diversità di genere. Tale cultura è una concezione antropologica che si rivolge a ogni giovane, credente oppure no, cristiano o appartenente ad altre religioni. Questo è un compito fondamentale per ogni giovane: conoscere se stesso e le proprie potenzialità, per giungere a scoprire a che cosa si è chiamati nella vita.

La cultura individualista e autoreferenziale è presente anche nella Vita consacrata; ci sono giovani religiosi che entrano nella vita religiosa per realizzare progetti personali. La Vita consacrata necessita di intraprendere cammini incentrati sul dono di sé e sulla gratuità, sulla vita fraterna, sulla condivisione delle attese e di progetti apostolici, sulla comunicazione profonda, su relazioni interpersonali autentiche, per offrire ai giovani una testimonianza coerente. Anche la Vita consacrata corre il rischio e la tentazione della mondanità spirituale: carrierismo, potere, influenza, … I giovani sono alla ricerca di modelli che li ispirino e li attraggano. Con la propria testimonianza la Vita consacrata può offrire al riguardo un modello contro culturale.

Nella realtà complessa e pluralista di oggi non è facile per i giovani scoprire la propria vocazione. Nella ricerca del senso della vita il grande aiuto che la Vita consacrata può dare è l’accompagnamento personale. Tale servizio va offerto ad ogni giovane, e non solo ai cristiani, ed è finalizzato oltre che alla crescita integrale, anche al discernimento vocazionale circa il proprio futuro. Per accompagnare i giovani nella loro ricerca, per offrire loro la guida necessaria nelle scelte di vita, per aiutarli a verificare le loro esperienze, la Vita consacrata è chiamata ad ascoltare i giovani, imparando a conoscere la loro cultura e il loro linguaggio. Anche il servizio ai poveri, il volontariato e l’impegno missionario sono ottimi strumenti che la Vita consacrata può offrire ai giovani per superare la cultura del narcisismo e per aiutarti a uscire da sé.

Presentare la vita come un dono da ricevere e di cui essere riconoscenti, promuovendo un’autentica cultura vocazionale, non solo tra i giovani, ma anche tra gli adulti, specialmente genitori, insegnanti ed educatori, rimane un compito prioritario. L’emergenza educativa è un problema degli adulti che non sono generativi, ossia non sanno trasmettere i valori e il senso della vita ai giovani, perché essi stessi spesse volte non li vivono. La Vita consacrata è chiamata a educare soggetti che sappiano vivere la vita come vocazione, ossia come risposta ai diversi appelli che vengono dalle circostanze, dalla storia, dai bisogni, dai segni dei tempi, da Dio.

 

 

DOMANDA SPECIFICA

Quali coraggiosi passi in avanti la Chiesa e la Vita consacrata possono fare per essere sempre più al servizio delle giovani generazioni?

 

“Iuvenescit Ecclesia”: la Chiesa ringiovanisce in forza dello Spirito e del vangelo. La riforma continua della Vita consacrata aiuta la Chiesa a ringiovanirsi e in questo modo a far posto ai giovani che nella Chiesa si troveranno a casa. Profezia e radicalità sono il suo rinnovamento. Ripensare la Vita consacrata in questi termini è strategico, perché essa possa essere testimone credibile e profetica. Profezia della Vita consacrata è anche formarsi in vista della presenza in mezzo ai giovani.

La Vita consacrata va ripensata per poter offrire un’accoglienza gioiosa, disponibile, non rigida ai giovani e riprendere così lo stile della paternità che è una sua propria caratteristica fin dalle origini monastiche. Essa dovrebbe garantire la sua guida paterna specialmente ai giovani che spesso si trovano orfani, perché senza padri. Per questo ai giovani andrebbero garantiti spazi e tempi per il discernimento e per l’accompagnamento, facendo loro anche proposte esigenti di spiritualità.

Il cammino che la Vita consacrata sta facendo nel dopo Concilio è centrato sulla sua testimonianza profetica, coraggiosa, radicale e attraente. La Vita consacrata non deve avere paura di proiettarsi verso le periferie, chiedendo ai giovani di lasciarsi coinvolgere e di aiutarla. Se i giovani trovano spazio nella Vita consacrata, essa si rinnova; se la Vita consacrata si rinnova, i giovani si trovano bene e a casa in essa. Così è anche della Chiesa.

DOMANDA 9

Quali percorsi formativi e quali figure di formatori la Vita Consacrata può offrire per accompagnare i giovani che intendono fare un discernimento vocazionale?

 

I cammini vocazionali per i giovani cristiani si possono articolare in tre momenti fondamentali e graduali. Si tratta di tre passi irrinunciabili: creare innanzitutto una cultura vocazionale aperta alla vita come vocazione e a tutte le vocazioni; suscitare vocazioni apostoliche per la Chiesa; proporre e aiutare a discernere le vocazioni consacrate.

La testimonianza gioiosa della comunità e la preghiera per le vocazioni, che coinvolga i giovani stessi e le famiglie, sono sempre il punto di partenza di ogni pastorale vocazionale. La cura della vita spirituale dei giovani basata sull’Eucaristia, l’affidamento a Maria e sulla preghiera orante della Sacra Scrittura, insieme all’accompagnamento spirituale con una guida, sono la base solida di ogni vocazione cristiana. L’apertura al servizio e alla gratuità creano inoltre il senso del dono di sé a Dio per gli altri. Il coinvolgimento nella missione apostolica aiuta a maturare la passione del vangelo da comunicare a tutti. Solo dove sono maturate vocazioni apostoliche potranno sorgere vocazioni consacrate.

La Vita consacrata offre ai giovani alcune comunità per l’esperienza del “come and see”, ossia esperienza in cui i giovani sono invitati a venire e a stare con la comunità, condividendo tutte le espressioni della sua vita; ciò aiuta a conoscere la Vita consacrata e a fare discernimento a partire dalla conoscenza concreta di un carisma. Anche i campi vocazionali in gruppo e il confronto di candidati con i novizi o i giovani religiosi facilitano le scelte il discernimento. I giovani oggi sono timorosi di fare errori quando si tratta di scegliere la vocazione, specialmente quando vivono il tempo della scelta. In situazioni di conflitto o di mancanza di lavoro i giovani vivono senza speranza di futuro e trovano difficile fare scelte libere a riguardo della loro vita.

Strategico rimane il compito di formare i religiosi all’accompagnamento spirituale – non solo durante la formazione iniziale – perché sappiano guidare i giovani nelle scelte vocazionali. Occorre poi aiutare i giovani a riconoscere e guarire le loro ferite; a curare la formazione del cuore; a cercare una guida per l’accompagnamento spirituale; a fare esperienze per apprendere a pregare e a fare silenzio. Nel cammino vocazionale dei giovani è anche necessario coinvolgere genitori, educatori e insegnanti. È importante che l’Istituto destini alcuni giovani religiosi preparati in maniera specifica per la cura delle vocazioni.