1. IL PUNTO DI VISTA DEI BAMBINI

SULLA POVERTÀ EDUCATIVA

 

4.1. LE QUATTRO DIMENSIONI DELL’OPPORTUNITÀ EDUCATIVA

Per consultare i bambini riguardo a cosa significa per loro la povertà educativa, Save the Childen ha realizzato dei workshop con 300 bambini con differente background socio-economico in Germania, Islanda, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Romania, Spagna e Svezia.71 Usando un approccio teorico sviluppato a partire dalla teoria delle capabilities di Amartya Sen e Martha Nussbaum,72 i bambini e i ragazzi hanno discusso le quattro dimensioni dell’ opportunità educativa, che sono collegate al Framework di Save the Children per la qualità dell’ambiente di apprendimento. 73

Le opportunità sono:

  • di comprendere: competenze cognitive, come il pensiero critico (analizzare varie fonti di informazioni, interpretare motivazioni); la capacità di risolvere problemi e prendere decisioni (raccogliere informazioni, valutare le conseguenze, definire le alternative, scegliere una soluzione). Imparare a comprendere quindi si riferisce sia all’acquisizione della conoscenza che alla sua applicazione;
  • di essere: competenze di gestione della propria vita collegate alla consapevolezza di sé, all’autostima e sicurezza in se stessi (costruire una identità, dare valore a se stessi, stabilire obiettivi, seguire i propri sogni, etc.); competenze necessarie ad affrontare le difficoltà (competenze per gestire i sentimenti e lo stress). Questo aspetto è legato al considerare se stessi come gli attori più importanti nel determinare positivamente il proprio futuro;
  • di vivere insieme: competenze interpersonali e sociali come la comunicazione, la negoziazione, il rifiuto, l’assertività; la cooperazione e l’empatia. Le competenze raggruppate sotto la categoria imparare a vivere insieme sono essenziali per poter definire un essere umano come un essere sociale. Questo tratto può essere sviluppato quando una persona non deve confrontarsi con una scarsità di risorse e quando è consapevole dell’importanza del supporto sociale e del benessere collettivo come prerequisiti per il benessere individuale. Questo aspetto implica anche preoccuparsi del benessere delle altre persone e sentirsi parte di un gruppo, di una categoria, di una società, e di una cultura;
  • di fare: competenze legate alle azioni che una persona intraprende e strettamente attinenti alle competenze pratiche o psicomotorie necessarie per soddisfare i bisogni immediati e il funzionamento nella vita di tutti i giorni.

Queste quattro dimensioni dell’ opportunità educativa sono strettamente legate ai diritti sanciti nella UNCRC, che è stata ratificata da tutti gli stati membri dell’UE. Le dimensioni dell’opportunità educativa includono il diritto a:

  • sopravvivenza e sviluppo;
  • educazione, salute, svago, gioco e cultura;
  • protezione da violenza e abusi;
  • sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale;
  • rispetto reciproco per gli altri e la natura, e tolleranza;
  • non discriminazione;
  • libertà di espressione ed opinione;
  • dignità e ad essere ascoltati.

I workshop che, che hanno avuto luogo in posti familiari ai bambini e sono stati facilitati da personale di Save the Children che già li conoscevano, sono stati strutturati in modo tale da incoraggiare i bambini ad esprimere le loro raccomandazioni riguardo a come affrontare la povertà educativa, usando domande aperte, giochi, collage e disegni. Dopo un’introduzione del facilitatore riguardo alla partecipazione e ai valori democratici, hanno avuto luogo discussioni su temi come “la scuola ed io”, “io e me stesso”, “io e gli altri”, “io e il mondo”. In seguito i bambini sono stati incoraggiati ad esplorare i ruoli delle istituzioni come la scuola e degli “ambienti educativi”, come la famiglia, gli amici e la comunità, nel promuovere le loro capacità di comprendere, di essere, di vivere insieme e di fare. Ai bambini è anche stato chiesto di indicare quali barriere potrebbero limitare le loro capacità e che cosa potrebbero fare i policy makers per eliminarle.

4.2. LA SCUOLA IDEALE

La scuola gioca un ruolo fondamentale sia nel promuovere che nel trascurare lo sviluppo della capacità dei bambini di comprendere, di essere, di vivere insieme e di fare. Nel corso dei workshop è stato chiesto ai bambini di immaginare la scuola ideale e di analizzare le differenze tra quell’ideale e la realtà delle loro scuole.

Gli insegnanti

I bambini considerano gli insegnanti come degli attori fondamentali nella scuola ideale e li vorrebbero dedicati, competenti, pazienti, ed in grado di supportare gli alunni con esigenze educative speciali. I metodi di insegnamento dovrebbero ispirare gli allievi, e incoraggiare la loro partecipazione ed interesse.Tuttavia, i bambini si lamentano del fatto non ci sono abbastanza insegnanti e che li cambiano spesso. In alcuni casi i bambini non si sentono “capiti, ascoltati e considerati” dai propri insegnanti.

Un bambino gioca a pallacanestro al Punto Luce di Save the Children Italia a Torre Maura, Roma, in Italia.

I programmi scolastici e le pratiche di insegnamento

La qualità dell’ambiente educativo dipende anche da pratiche di insegnamento inclusive ed appropriate. Secondo i bambini che hanno partecipato ai workshop i programmi scolastici offrono poche informazioni riguardo al mondo in cui vivono. I bambini vogliono essere “più informati” riguardo ai temi globali attuali, come la finanza e l’economia, i media, la sostenibilità e la discriminazione di genere.

I bambini vorrebbero programmi scolastici che vadano al di là dello sviluppo di competenze cognitive standard così da poter acquisire abilità artistiche e culturali. Sono anche consapevoli del fatto che vivono in un mondo sempre più connesso, e vorrebbero quindi essere in grado di comunicare in altre lingue. Infine, si lamentano anche del fatto che l’istruzione è troppo concentrata sui risultati degli esami invece che sulla promozione delle capacità e delle conoscenze; questo aspetto è causa di stress e ostacola l’apprendimento.

“Molti bambini temono che gestiranno il denaro male come hanno fatto i loro genitori. Sarebbe bello se a scuola ci insegnassero come gestire il denaro e cose come la dichiarazione dei redditi.”

Bambino, Norvegia

“Là [nella nostra scuola ideale] ci sarebbero corsi opzionali come lingue, creatività, sport, media e scienze.”

Bambina, Germania

“Abbiamo bisogno di cominciare [a studiare] Inglese prima, alla scuola primaria.” Bambino, Paesi Bassi

“Al giorno d’oggi, la scuola riguarda più il superare gli esami che il sapere. Appena hai finito il test, non conta più. Può essere veramente stressante perché hai molte cose da consegnare, magari nella stessa settimana… Qualche volta è semplicemente troppo. È stressante. Magari non ti senti bene e ti viene il mal di testa. Magari non vai a scuola. La motivazione se ne va. Non hai speranza. Dopo che hai preso una “E” non puoi più prendere una “A” e quindi non importa più. Non ti senti responsabile.”

Bambina, 16 anni, Svezia

L’equità e l’ inclusione

I bambini hanno riportato che nella loro scuola ideale gli insegnanti promuoverebbero un clima positivo: parlerebbero di diversità mettendo in discussione gli stereotipi etnici, sociali e di genere e insegnerebbero agli studenti a rispettarsi a vicenda e a rispettare le diverse tradizioni e convinzioni religiose, indipendentemente dallo status socio-economico dei bambini. Hanno detto che gli insegnanti che lavorano in aree con un basso livello di integrazione tra differenti etnie e gruppi sociali tendono a riflettere i pregiudizi espressi dai media contro “i nuovi arrivati” e di conseguenza hanno aspettative più basse nei loro confronti; ciò contribuisce a rinforzare le disuguaglianze nei risultati educativi. I pregiudizi e la preoccupazione riguardo al proprio aspetto fisico hanno anch’esse un impatto sui risultati scolastici dei bambini; in particolare, i bambini hanno detto che i codici di abbigliamento e gli stereotipi riguardo alla percezione del proprio corpo influenzano la loro autostima e la loro capacità di concentrarsi in classe.

Un altro fattore che promuove la disuguaglianza è la mancanza di programmi di sostegno per le attività di apprendimento, sia a scuola che dopo la scuola, specialmente a casa e per i bambini che provengono da

“Ci sono grosse differenze tra chi è ricco e chi è povero. C’è anche del razzismo e le scuole non sono inclusive per tutti noi. Le differenze tra le persone aumentano se solo un gruppo può avere accesso a buone scuole, e questo ha un impatto negativo sugli altri.” Bambina, Svezia

“I media danno una rappresentazione dell’area e delle persone che ci vivono. Questa è l’impressione che l’insegnante riceve. Questa è la ragione per cui hanno pregiudizi e trattano gli studenti in modo diverso.” Bambino, Svezia

“I miei genitori non parlano olandese. Gli insegnanti non mi prendono sul serio. I bambini olandesi ricevono un trattamento preferenziale.”

Bambino, Paesi Bassi

“Quando ti preoccupi di non avere i vestiti adatti per la scuola, non ti puoi davvero concentrare su cosa viene insegnato. Ci pensi costantemente. Diventa difficile imparare.”

Bambino, Norvegia

un background socio-economico svantaggiato. Le famiglie più povere spesso non possono permettersi di comprare il materiale didattico.

La partecipazione

I bambini sono consapevoli del proprio ruolo nel processo di apprendimento e capiscono che condividono la responsabilità con insegnanti e genitori di creare un ambiente favorevole all’apprendimento; di conseguenza, hanno detto che vorrebbero partecipare di più ai processi decisionali della loro scuola. Questo aspetto è stato particolarmente enfatizzato da bambini che vivono in aree deprivate dal punto di vista sociale ed economico. Infine, i bambini ritengono che anche i genitori debbano condividere la responsabilità, ma hanno notato che le scuole offrono ai genitori poche opportunità di supportare le attività di apprendimento dei loro figli.

Un ragazzo partecipa a un corso di tecnologie dell’informazione in una scuola di Reykjavik, in Islanda. I bambini che hanno partecipato ai workshop di Save the Children ci hanno detto che i loro curricula scolastici offrono scarse informazioni riguardo al mondo in cui vivono. Vogliono “essere meglio informati” riguardo a questioni globali attuali, come la finanza e l’economia, i media, la sostenibilità e la discriminazione di genere.

“Voglio avere un’influenza positiva sulle persone intorno a me. Voglio diventare una persona con il potere di influenzare/ guidare un cambiamento positivo.”

Bambina, Islanda

“Se gli studenti fossero maggiormente inclusi nei processi decisionali, si sentirebbero più responsabili.”

Bambino, 15 anni, Svezia

“Le scuole dovrebbero coinvolgere di più i genitori, specialmente quando i loro figli sono più piccoli, così che possano aiutare i bambini che non riescono tanto bene. Le scuole devono lavorare più attivamente per includere i genitori con background diversi e fare ricorso a degli interpreti se necessario. I genitori hanno bisogno di essere consapevoli di quello che succede a scuola.”

Bambino, 15 anni, Svezia

L’accessibilità, le infrastrutture ed i materiali didattici

I bambini dicono che la loro scuola ideale è accessibile, pulita, funzionante, sicura e “moderna”. Hanno sottolineato che spesso le scuole sono lontane dalle loro case e che andare a scuola può essere difficile per la mancanza di un sistema di trasporto pubblico ed economico.Vorrebbero poter andare a scuola a piedi o usufruire di trasporto pubblico gratis. Inoltre vorrebbero che le scuole avessero strutture migliori, inclusi termosifoni funzionanti e parchi gioco.Vorrebbero anche che le loro scuole fossero pulite, con spazi comuni dove socializzare, prendere parte ad attività extracurriculari, come sport e musica, e utilizzare tecnologie dell’informazione e della comunicazione; queste sono tutte caratteristiche importanti dell’ambiente scolastico che migliorano le opportunità educative dei bambini.

“Le scuole non sono accessibili per tutti. Se vivi in periferia, devi prendere i mezzi pubblici per frequentare le scuole che si trovano in centro a Stoccolma. Quindi hai bisogno di un abbonamento ai mezzi pubblici. Questo significa che solo i ricchi, solo gli svedesi, possono andare in certe scuole.”

Bambina, Svezia

“Le scuole devono offrire le condizioni, in termini di infrastrutture, necessarie per imparare.” Bambina, Romania

“La sicurezza a scuola è importante, altrimenti i bambini hanno paura di andare a scuola e potrebbero farsi male.”

Bambino, Italia

“Mi piacerebbe che le aule fossero più calde in inverno, perché si gela, almeno nella mia scuola. Il riscaldamento è rotto. La mattina fa freddo e quando fa freddo è più difficile studiare.” Bambino, Spagna

“Le nostre scuole sono veramente sporche. Non abbiamo una mensa o una stanza dove possiamo stare insieme durante le pause, così dobbiamo andare nei megastore o da McDonald’s.”

Bambino, Paesi Bassi

“Nella nostra scuola dei sogni niente è sporco. [Ci sono] stanze grandi, tutto è grande, tutta la scuola. Ci sono molte attività, come calcio, boxe, percussioni e così via. C’è un grande cortile, un campo da basket, un campo da calcio.”

Bambino, Germania

“Mi piacerebbe che le aule fossero più belle. Potremmo avere una lavagna digitale, e invece che libri, potremmo portare a scuola un tablet.”

Bambina, Spagna

Infine, alcuni bambini, specialmente coloro che provengono dalle famiglie più svantaggiate, soffrono di gravi deficit nutrizionali. Molti non fanno colazione prima di andare a scuola: questo ha un impatto negativo sulla loro motivazione e capacità di imparare, e può avere effetti duraturi sul loro sviluppo fisico e cognitivo. La scuola ideale per i bambini dovrebbe quindi fare attenzione ad una sana alimentazione e dovrebbe fornire pasti gratuiti.

“Non faccio mai colazione. La prima cosa che mangio intorno alle 11.15 di mattina è un panino, di solito un qualche tipo di salume. Nei week-end, quando vado dalla nonna, faccio colazione, perché mi dà le frittelle o la torta… Quando non sono da lei, di sabato aspetto fino a mezzogiorno e vado in un bar dove servono paella gratis.”

Bambina, Spagna

“Se avessimo i pasti gratis a scuola, gli allievi sarebbero più motivati ad andare a scuola.” Bambino, Norvegia

4.3. LA “COMUNITÀ EDUCANTE” IDEALE

L’educazione dei bambini si forma sia fuori che dentro i muri della scuola. Essere poveri dal punto di vista educativo significa anche essere privati dell’opportunità di apprendere, di essere, di vivere insieme e di fare attraverso lo sport, il contatto con la natura, la cultura, la bellezza, e delle buone relazioni con la famiglia e gli amici. La cosiddetta “comunità educante“ gioca un ruolo fondamentale nel prevenire – o al contrario rinforzare – la povertà educativa.

Lo svago e la cultura

La partecipazione ad attività ricreative e culturali (ad esempio sport, teatro, concerti, musei, mostre, vacanze) al di fuori della scuola contribuisce allo sviluppo delle competenze psicomotorie, emotive e sociali dei bambini: partecipando a queste attività i bambini vengono aiutati ad allargare i propri orizzonti, a rilassarsi e a sentirsi parte integrante della società. La partecipazione ha anche un impatto positivo sulle loro competenze cognitive, sulla motivazione e sull’apprendimento; purtroppo, la mancanza di mezzi finanziari impedisce a molti bambini di partecipare ad attività ricreative e culturali.

La famiglia e la casa

La famiglia gioca un ruolo fondamentale nell’educazione dei bambini; infatti la famiglia e la casa sono parte integrante della “comunità educante”. I bambini dicono che vorrebbero trascorrere del tempo con i propri genitori per condividere esperienze, pensieri, aspirazioni e paure, e per ricevere sostegno e cura. La relazione con i genitori è, tuttavia, spesso minata da condizioni di vita disagiate, disoccupazione e stress causato dalla povertà.

“La famiglia è cruciale. È un posto sicuro dove si può trovare sostegno.”

Bambino, Italia

“I miei genitori mi incoraggiano a stare al passo con gli studi.”

Bambino, Spagna

“Mia madre di preoccupa soprattutto del fatto che ci capiti qualcosa, e anche del mutuo. Io aiuto come posso, dandole parte della mia paghetta e aiutandola… e parlandole, incoraggiandola qualche volta quando non la vedo bene. I ricchi possono dare tutto quello che vogliono ai loro figli, ma i poveri cercano di risparmiare spendendo solo per le cose più importanti.” Bambina, Spagna

“La più importante definizione di povertà è famiglia divisa.”

Bambina, Romania

“Il vero problema è che i genitori non hanno un lavoro.” Bambina, Norvegia

“L’educazione per gli adulti sarebbe una buona cosa, così i genitori potrebbero trovare un lavoro.” Bambino, Norvegia

Gli amici

L’amicizia è uno degli aspetti più importanti dell’infanzia e gli amici sono una fonte unica di apprendimento, poiché aiutano i bambini a sentirsi parte di una comunità e a sviluppare le loro competenze socio-emotive.Tuttavia, molti bambini, specialmente quelli che vivono in situazioni vulnerabili dal punto di vista socio-economico, dichiarano di essere stati vittima di bullismo o di essere stati isolati dagli altri bambini, per esempio non venendo invitati alle feste di compleanno e ad altri eventi sociali. Un comportamento non amichevole può minare l’autostima dei bambini e influenzare negativamente i loro risultati educativi.

“Penso che le cose più importanti siano l’amicizia e l’affetto. L’amore e tanti buoni amici.” Bambina, Spagna

“Essere solo vuol dire essere povero.”

Bambina, Germania

“Se la smettessimo di trattare male quelli che hanno meno soldi, ciò potrebbe impedire al bullismo di diffondersi. Potremmo dire loro che le cose andranno a posto.” Bambina, Norvegia


“Quando non puoi andare alla festa di compleanno del tuo amico perché non puoi permettertelo, alla fine smettono di invitarti. L’amico semplicemente scompare.” Bambino, Norvegia

Il quartiere

La povertà educativa è determinata anche dai quartieri dove i bambini vivono; infatti, dove non ci sono parchi, aree verdi, o strutture sportive e culturali, e dove i bambini temono per la loro sicurezza fisica, il loro benessere e sviluppo viene direttamente colpito. Molti dei bambini che hanno partecipato ai workshop hanno descritto i loro quartieri come “sporchi e pericolosi”; sognano quartieri più amichevoli e puliti con più parchi gioco, colore, arte e concerti.

“Come ragazza non mi sento sicura nel quartiere. Qualche volta vengo seguita.”

Bambina, Paesi Bassi

“Voglio essere al sicuro a casa e altrove. La società intera deve migliorare.”

Bambino, Islanda

“Non voglio che i miei figli vivano qui. Forse non voglio avere bambini.”

Bambino, Italia

“Sogno un quartiere dove nessuno urla per la strada, e dove non ci sono risse.”

Bambino, Germania

“Più parchi gioco, più colore.”

Bambina, Paesi Bassi

“L’ambiente in cui viviamo è importante ed è più bello se ci sono musei e concerti per la strada. Ti senti sicura solo se non ci sono crimini, e se la tua salute è tutelata, perché i crimini causano isolamento e fanno perdere la speranza.”

Bambina, Italia