ASCENSIONE DEL SIGNORE – A – di Giuseppe Bellia

 

Glorioso, sei uscito dal sepolcro,

vincitore, dagli abissi della terra

ed ora la nube ti rende invisibile

allo sguardo dei discepoli tutti.

Sali, o Re, al Padre tuo e nostro

e riempi del tuo divino fulgore

i cieli e tutta la creazione nuova,

scintillante di santa luce gioiosa.

O Signore, che tutto a te attiri

con vincoli soavi e forti d’amore,

inebria la mente e il cuore nostri

con il tuo santo Spirito Paraclito.

I tuoi occhi, risplendenti di fuoco,

ci penetrino del santo tuo timore;

la tua mano potente custodisca

l’umile tuo gregge dai lupi rapaci.

Signore Gesù, nostra pace e gioia,

rinvigorisci la tua Chiesa orante,

perché cammini serena tra i popoli,

spargendo il seme della tua Parola.

PRIMA LETTURA                                              At 1,1-11

Dagli Atti degli Apostoli

1 Nel mio primo libro ho già trattato, o Teòfilo, di tutto quello che Gesù fece e insegnò dal principio 2 fino al giorno in cui, dopo aver dato istruzioni agli apostoli che si era scelti nello Spirito Santo, egli fu assunto in cielo.

«Riguardo a tutte le cose in che modo può aver detto tutto? Non è questo che egli afferma; egli afferma solamente che egli ha parlato di tutto; ciò significa che egli ne ha parlato in modo sommario e generale; si potrebbe inoltre intendere con ciò che egli ha detto tutto ciò che importava dire» (S. Giovanni Crisostomo, om. 1,1-2).

«Mediante lo Spirito Santo significa che donò loro dei precetti spirituali e che nulla avevano di attinente alla natura umana» (S. Giovanni Crisostomo, om. 1,3).

Lo Spirito è il punto saldante il Signore e la Chiesa.

3 Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di Dio.

Durante quaranta giorni «non di continuo ma “di quando in quando”, come già nota lo Scoliaste, secondo Crisostomo» (G. Schneider, o.c., n. 37, p. 265).

«In At non si parla della venuta del Regno; quindi, considerando anche 1,6s., Gesù non diede istruzioni sulla venuta del Regno, ma sulla sua natura» (G. Schneider, o.c., n. 38, p. 266).

«Numerosi dettagli dei vv. 1-3 fanno apparire fondata l’ipotesi che Luca si volga contro la pretesa (accampata da cerchie gnosticizzanti) di poter rendere pubblica una tradizione su Gesù finora rimasta segreta. L’affermazione che lo scritto evangelico, riporta la totalità di quello che Gesù ha fatto e insegnato (v. 1), il fatto che il proemio, culmini negli «apostoli» come trasmettitori autentici, il riferimento al loro indottrinamento nuovo, postpasquale, ad opera del Risorto, durante i 40 giorni fino all’ascensione (vv. 2 s)» (G. Schneider, op. cit., p. 267).

4 Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre «quella, disse, che voi avete udito da me: 5 Giovanni ha battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo, fra non molti giorni».

Gerusalemme è il luogo finale della presenza terrena del Cristo (il luogo del suo esodo, come è detto in Lc 9,31) ed è la città in cui avviene la discesa dello Spirito e l’inizio dell’evangelizzazione in tutta la terra.

«Lo Spirito è chiamato promessa, tutte le promesse sono ricapitolate in questa unica promessa che rende la Chiesa capace di muoversi e di raggiungere tutta la pienezza» (sr M. Gallo, omelia, Monteveglio, 10.4.1972).

Il battesimo di Giovanni era con acqua. Gesù lo ricorda non tanto per contrapporre due economie (l’acqua e lo Spirito), quanto per ricordare il suo battesimo, come inizio della sua missione. Su Lui solo in quel battesimo, amministrato da Giovanni, è sceso lo Spirito, tra non molti giorni lo Spirito scenderà su tutti i discepoli dando inizio alla missione della Chiesa.

6 Così venutisi a trovare insieme gli domandarono: «Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?».

Riflette una cerchia più ampia di quella degli apostoli.

Venutisi a trovare insieme, è un verbo che indica l’essere Chiesa: si viene con qualcuno per qualche cosa. È il verbo che indica gli Apostoli: Mattia è scelto tra coloro che sono venuti insieme per tutto il tempo del ministero del Signore Gesù e sono testimoni della Risurrezione (1,21s). Si conviene, ci si raduna per ascoltare la Parola: e sedutici rivolgevamo la parola alle donne colà riunite. (16,13; cfr. At 28,17).

Nota: il verbo è usato frequentemente in 1Cor 11 (17.18.20.33.34) per indicare la missione ecclesiale.

Gli domandarono: questa ultima domanda, che viene fatta al Signore da parte dei discepoli, nasce dal fatto che Gesù ha promesso come imminente la venuta dello Spirito.

Signore, così Egli appare nella Risurrezione, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno per Israele? sottolineano il tempo fisico, nel quale si manifesta il tempo stabilito da Dio; ora questo non è il tempo stabilito della ricostituzione del Regno per Israele: Questo è il tempo in cui il cielo accoglie Cristo come dice Pietro: «Egli dev’esser accolto in cielo fino ai tempi della restaurazione di tutte le cose, come ha detto Dio fin dall’antichità, per bocca dei suoi santi profeti» (3,21).

«Forse che in questo tempo – dicono i convenuti – ricostituirai il Regno per Israele?». Questa domanda è in rapporto a quella che i discepoli fecero a Gesù dopo la Trasfigurazione: «Perché dicono gli scribi che deve venire prima Elia?» (Mt 17,10); Gesù risponde: «Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa» (ivi, 11). Ma la ricostituzione avviene dopo le sofferenze del Messia. Per questo, vedendolo risorto, i discepoli gli pongono la domanda.

Il regno per Israele: in Lc è scritto (19,11) dopo l’episodio di Zaccheo: «Mentre essi stavano ad ascoltare queste cose, Gesù disse ancora una parabola perché era vicino a Gerusalemme ed essi credevano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro». E racconta la parabola delle mine. È alla luce di questa parabola che va visto il periodo che la Chiesa vive attualmente.

«Mi pare nei v. 6 e 7 si commenta tutto il mistero di Israele. Può darsi che gli Apostoli facciano una domanda in rapporto al Regno di David, ma lo Spirito si muove in zone più profonde. Gli Apostoli hanno capito che l’economia dello Spirito passa per Gerusalemme: qui è il luogo dove si riunifica il popolo e inizia il Regno: vedi i profeti. Gerusalemme è il luogo dove si radunano le genti» (Sr M. Gallo, Th. 6).

Riflette una cerchia più ampia di quella degli apostoli.

7 Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta, 8 ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra».

Tempi e momenti Dn 2,21; Sap 8,8; 1Ts 5,1. Essi sono stabiliti in base al potere del Padre. È Lui che stabilisce i tempi e i loro contenuti. A noi sta di adeguarci con un’azione corrispondente, senza avere la pretesa di anticipare tempi che ancora non esistono. L’operare efficacemente in rapporto ai tempi e ai momenti prepara e può anticipare il tempo successivo, non per una logica interna alle cose ma per l’intervento divino. Ciò che è vecchio non può rinascere, quindi i tempi non cambiano per una loro intrinseca forza, ma per l’azione dello Spirito.

Vi sono tempi e tempi opportuni la cui conoscenza è nel Padre: tra questi vi è il tempo della ricostituzione del Regno per Israele. La nostra conoscenza non sonda il mistero del tempo. La gnosi, che tenta questo, si fa ribelle e nemica di Dio. Questo si può collegare con il rifiuto da parte di Israele del Cristo! È scritto infatti in Dt 29,28: «Le cose occulte appartengono al Signore nostro Dio, ma le cose rivelate sono per noi e per i nostri figli, sempre, perché pratichiamo tutte le parole di questa legge». La conoscenza dei tempi e dei tempi opportuni appartiene al Signore, solo quando Egli ce li rivela, appartiene anche a noi.

«Palamas: tempi e momenti: sono le infinite manifestazioni dello Spirito» (Sr M. Gallo, omelia, Monteveglio, 10.4.1972).

Si contrappone a tutto il discorso precedente sulla ricostituzione del Regno per Israele e sulla fine e apre il tempo della Chiesa, rivelandone la missione.

Riceverete lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere (Gv 14,17). E lo Spirito venendo e rendendosi presente nella Chiesa, glorifica il Cristo perché prenderà del suo e ce lo annuncerà (Gv 16,14). Dice: riceverete, perché ancora non è stato esaltato alla destra del Padre come è scritto: «Innalzato pertanto alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo che egli aveva promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire» (2,33).

La promessa diviene forza per dare testimonianza al Cristo da Gerusalemme fino agli estremi confini della terra. Lo Spirito darà agli annunciatori una tale forza da essere in grado di superare ogni barriera che divide tra loro i popoli e d’immettere in ogni nazione la verità evangelica. Le parole di Gesù si basano su Is 49,6 LXX: «Io ti ho posto come luce per le genti, perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra», citato in At 13,47 come fondamento della missione apostolica verso le Genti.

9 Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo.

Fu elevato in alto sotto il loro sguardo dalla potenza del Padre davanti ai discepoli perché ne dessero testimonianza.

Una nube, la stessa della Trasfigurazione (cfr. Lc 9,34-35), indica che Gesù entra in modo definitivo nella sua gloria divina.

10 E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se n’andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro 11 e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».

Gesù se ne va, cioè continua il suo cammino, non più verso Gerusalemme (cfr. Lc 9,51.53.57), ma verso il cielo.

L’apparizione dei due uomini in bianche vesti (cfr. Ap 19,14) è in ordine alla testimonianza. Come essi hanno testimoniato alle donne al sepolcro (Lc 24,4), così ora danno testimonianza al Cristo che continua il suo cammino verso la gloria del Padre.

Come è andato così Gesù verrà; ma ora i discepoli, chiamati uomini di Galilea, devono anch’essi mettersi in cammino e annunciare a tutti l’Evangelo. Non è tempo di porsi la domanda quando ritornerà ma questo è il tempo di dare a tutti il lieto annunzio.

«Questo passo ci invita a stare vicino al Signore. Quando Lui se ne va, stanno con lo sguardo fisso che suscita l’assicurazione del ritorno. Se stiamo con lo sguardo fisso, Lui ritorna per le molteplicità e possibilità dei tempi» (d. G. Dossetti, appunti di omelia, Monteveglio, 10.4.1972).

SALMO RESPONSORIALE                                  Sal 46

Ascende il Signore tra canti di gioia.

Applaudite, popoli tutti,

acclamate Dio con voci di gioia;

perché terribile è il Signore, l’Altissimo,

re grande su tutta la terra.

Ascende Dio tra le acclamazioni,

il Signore al suono di tromba.

Cantate inni a Dio, cantate inni;

cantate inni al nostro re, cantate inni.

Dio è re di tutta la terra,

cantate inni con arte.

Dio regna sui popoli,

Dio siede sul suo trono santo.

SECONDA LETTURA                                       Ef 1,17-23

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini

Fratelli, 17 il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una più profonda conoscenza di lui. 18 Possa egli davvero illuminare gli occhi della vostra mente per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi

«v. 17-18. Questo spirito di sapienza cristiana in che consiste? Deve produrre la conoscenza di Lui, il Dio di Cristo: deve portare la conoscenza del Dio di Cristo come Padre della gloria: l’oggetto di ogni sapienza e rivelazione non è Dio più tante cose, ma Dio in quanto Dio di Cristo e Padre della Gloria. Sento molto come lo sforzo di conoscenza su tanti oggetti sia pure nell’intenzione di condurli a Dio … qui la cosa è più assoluta, si tratta di conoscere Lui come – dice – il Signore: Cercate prima di tutto ecc. e poi avremo una scienza più grande di Salomone. In vista di che? Mi colpisce come questa illuminazione dei cuori sia data per vivere la speranza della nostra chiamata. Conoscere il Dio di Cristo produce in noi quel fatto esistenziale che viviamo la speranza della nostra vocazione: se uno conoscendo il Dio di Cristo, intravede la ricchezza della Gloria di Dio intravede quell’infinita potenza che ha risuscitato Cristo e lo ha posto in alto e vede che anche noi siamo posti al di sopra di tutte le creature nella stessa grandezza del Dio di Cristo, che ha generato questo trascendimento. Non è tanto che esista nell’oggetto in sé di questa rivelazione ma nell’oggetto esistenziale di essa di essere così assorbiti da questa speranza di vivere come vive il Cristo e di trovarvi anche noi [con] tutte le cose assoggettate ai nostri piedi. Anche questo esistenzialmente – Conoscere il Dio di Cristo: mi ha colpito molto» (d. G. Dossetti, appunti di omelia, Gerico, 10.11.1973).

19 e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi credenti secondo l’efficacia della sua forza

Si concentrano in questa parola termini come potenza, forza e vigore. Siamo di fronte al manifestarsi di Dio nei nostri confronti con straordinaria grandezza ed efficacia per compiere le sue operazioni in cui Egli opera con potenza, forza e vigore. Egli deve vincere in noi forze abissali di morte, che ci trascinano nel loro vortice e deve strapparci dal leone ruggente, che va in giro cercando chi divorare (1Pt 5,8). Questa forza impressionante opera in coloro che credono. Essi sono strappati da tutte le spire dell’antico serpente, che li avvolge sempre più in cerchi stretti attraverso l’inganno delle passioni e delle seduzioni, per cui non sentono in sé la forza di liberarsi e fanno della morte la loro ragione di vita terrena.

Il Padre della Gloria, in rapporto a suo Figlio, che è entrato negli abissi della morte, strappa noi con Lui dalle fauci dell’antico enorme drago rosso.

Ogni esistenza, anche ridotta a brandelli e quasi esangue è portata alla vita dalla straordinaria potenza del Padre esplicata in Cristo nel momento stesso in cui si rivolge al Cristo, credendo in Lui.

20 che egli manifestò in Cristo, quando lo risuscitò dai morti e lo fece sedere alla sua destra nei cieli,

La stessa potenza, forza ed efficacia, che Dio ha messo in atto nei nostri confronti, l’ha manifestata (lett.: l’ha operata) in Cristo nel mistero della sua Pasqua di risurrezione dai morti e di glorificazione alla sua destra nei cieli. Questa operazione compiuta in Cristo è la stessa compiuta in noi per l’unità inscindibile del capo dalle sue membra. Quello che noi celebriamo di Cristo, sappiamo è quello che sta accadendo in noi e che deve giungere al suo compimento. Gesù, risuscitato dai morti e che il Padre della gloria ha fatto sedere alla sua destra nei cieli, è la speranza della gloria, come sta scritto in Col 1,27: ai quali [cioè ai suoi santi] Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo alle genti, cioè Cristo in voi, speranza della gloria.

«nei cieli. Cristo ha ora il possesso dei cieli: egli domina ora, quale Risorto, i cieli del mondo, che determinano l’esistenza dell’uomo. Egli riempie, dominando, la trascendenza, che è la profondità e l’altezza dell’esistenza» (Schlier, lettera agli efesini, p. 100).

21 al di sopra di ogni principato e autorità, di ogni potenza e dominazione e di ogni altro nome che si possa nominare non solo nel secolo presente ma anche in quello futuro.

Nei cieli vi sono esseri spirituali, che costituiscono “spazi” spirituali nei quali essi esercitano il loro potere secondo il proprio della loro natura, che la Scrittura chiama nome. Gesù, posto alla destra di Dio, eredita un nome superiore ad ogni potenza (cfr. Fil 2,9 s.) ed è capo di ogni principato e di ogni potenza (Col 2,10).

E di ogni nome che viene nominato. «Al di sopra di ogni realtà detta e nominata, non solo che si nomini qui, ma anche si possa dire e nominare nell’aldilà. Al di sopra di tutti, infatti, è il Figlio, benché si sia incarnato» (Fozio, Biblia, lettera agli efesini, p. 36).

22 Tutto infatti ha sottomesso ai suoi piedi e lo ha costituito su tutte le cose a capo della Chiesa, 23 la quale è il suo corpo, la pienezza di colui che si realizza interamente in tutte le cose.

In questa sua signoria, Cristo non è solo perché il Padre ha unito a Lui la sua Chiesa come dono sponsale nell’atto stesso in cui lo fa capo di tutte le cose. Il Cristo porta in eredità alla Chiesa la sua regalità su tutto sia nel mondo visibile che in quello invisibile.

Nelle lettera il rapporto di Cristo con la Chiesa si esprime in «tre determinazioni: prima, regalità, a cui corrisponde l’obbedienza della Chiesa (5,21 ss.); poi, integrazione, a cui corrisponde il reciproco amore (5,25 ss.); infine fondamento e fine, che si dimostrano nel crescere da Cristo a Cristo (4,15 ss.)» (Schlier, lettera agli efesini, p. 103).

La Chiesa è chiamata il corpo di lui. Origene si domanda: «se tutta la Chiesa di Cristo non sia corpo di Cristo, animato dalla sua divinità e colmato del suo Spirito» e risponde: «l’umanità di Cristo è parte di tutto il corpo, mentre la sua divinità e l’energia, che vivifica tutta la Chiesa, è la potenza divina che – per così dire la anima» (Biblia, lettera agli efesini, p. 40).

La pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose. La Chiesa è la pienezza di Cristo perché «Egli l’ha riempita di ogni genere di doni, e – come dice il Profeta – abita e cammina in essa (cfr. Lv 26,12 in 2Cor 6,16)» (Teodoreto, Biblia, lettera agli efesini, p. 41). Nel suo rapporto con la Chiesa Cristo dà compimento a tutto, strappandolo dalla vanità e dalla corruzione del peccato.

ACCLAMAZIONE AL VANGELO

Alleluia, alleluia.

Andate e ammaestrare tutte le nazioni,

dice il Signore.

Ecco: io sono con voi tutti i giorni,

sino alla fine del mondo.

Alleluia.

VANGELO                                                       Mt 28,16-20

 Dal vangelo secondo Matteo

In quel tempo, gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato.

Gli undici discepoli, intanto, dicendo undici si riferisce agli apostoli, chiamandoli discepoli (cfr. 10,1) sottolinea che sono la primizia dei discepoli; loro compito, infatti, è fare discepole tutte le genti (19), andarono in Galilea, chiamata Galilea delle genti (cfr. 4,15), donde era scaturita la luce dell’evangelo. Il termine scandisce la pericope: è il comando dato dall’evangelo (cfr. 7) e da Gesù stesso (cfr. 10); è l’unica apparizione del risorto riportata da questo vangelo. La localizzazione acquista notevole importanza per la continuità storica tra l’annuncio del Signore Gesù e quello dei discepoli e sia come inizio dell’evangelizzazione spostata da Gerusalemme (LcAt) alla Galilea. L’ordine di Gesù qui è precisato: sul monte che aveva loro stabilito Gesù. Si radunano sul monte creando una contrapposizione con il monte dove il diavolo gli aveva mostrato tutti i regni del mondo chiedendogli l’adorazione (cfr. 4,8-10); sul monte aveva dato ai discepoli la legge evangelica (cfr. 5,7); sul monte aveva mostrato la sua gloria (cfr. 17,1-8).

Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano.

E, vedendolo, lo adorarono, come Maria di Magdala e l’altra Maria (cfr. 9). I suoi discepoli lo riconoscono Signore, come egli dice in seguito. Dopo l’adorazione il testo aggiunge: alcuni però dubitavano. Questa parola coglie un aspetto tipico delle apparizioni divine e quindi anche del risorto. Pur mostrandosi visibile, egli resta sempre oggetto della fede e quindi di ciò che infirma la fede, il dubbio. Infatti questo aspetto del dubitare, che equivale a non credere, è messo in luce dagli altri vangeli. Mt, presentando un’unica apparizione, ci rivela che anche questa, come le altre, non fu esente dal dubbio di alcuni. Gesù non coglie, come fa altrove (vedi 14,31 con Pietro: «O tu di poca fede , perché hai dubitato?», questo stato di esitazione di alcuni perché il discorso converge verso la sua manifestazione come Signore e la conseguente missione degli undici discepoli. Altri traducono: «Essi che avevano dubitato delle parole delle donne» oppure secondo Teofilatto, «coloro che lo adorarono in Galilea, avevano prima dubitato in Gerusalemme».

E Gesù, avvicinatosi, disse loro: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra.

E avvicinatosi Gesù parlò loro, dicendo. Si avvicina come maestro ai discepoli e come primogenito tra i fratelli. Qui non si parla di timore perché, ancora una volta, nasconde la sua gloria di risorto. Mi è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra, come è scritto del Figlio dell’uomo; a lui il vegliardo «diede potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano» (Dn 7,14). Mi è stato dato dal Padre, ogni potere come è detto: «il suo potere è un potere eterno, che non tramonta mai, e il suo regno è tale che non sarà mai distrutto» (ivi); in cielo, come insegna l’apostolo: «Lo fece sedere alla sua destra nei cieli, al di sopra di ogni principato e autorità, di ogni potenza e dominazione e di ogni altro nome che si possa nominare non solo nel secolo presente ma anche in quello futuro» (Ef 1,20-21). L’angelo al sepolcro ne è stata la prova; e sulla terra, come è scritto nel Sal 2, 8: «Chiedi a me, ti darò in possesso le genti, e in dominio i confini della terra». Come le possiede e le domina? Ora con la potenza dell’evangelo; quando verrà nella sua gloria con lo scettro di ferro (ivi, 9).

Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato.

Andando dunque, in virtù di questo potere del Cristo che non conosce limiti nel tempo e nello spazio fate discepole tutte le nazioni. Nazioni sono i popoli esclusi dalla salvezza. Ora che il vero Israele è stabilito sui dodici apostoli, il termine di confronto in seno all’umanità non è più Israele secondo la carne, ma la Chiesa formata da Israele e dalle Genti. Colui che si era racchiuso entro i confini d’Israele per adempiere la missione di inviato alle pecore perdute della casa d’Israele, ora manda i suoi discepoli a tutte le nazioni per farne dei suoi discepoli. Questo rapporto di obbedienza e di sequela è quanto caratterizza la comunità messianica. Battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e del Santo Spirito. é la formula battesimale. Essa risuona sulle labbra di Gesù. Colui che s’immerge nelle acque battesimali entra dentro al mistero di Dio. Non solo è battezzato nel nome di Dio, che vorrebbe dire conoscere Dio come l’unico, ma nel nome del Padre e del Figlio e del Santo Spirito, che significa conoscere nell’unico Dio il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Infatti il singolare nel nome designa l’unico Dio, come dice Eutimio: «L’unico nome dei tre denota l’unica natura della santa trinità» (CAL p. 567). Così la divinità del Figlio è conosciuta e adorata come la stessa del Padre e dello Spirito Santo. È qui il compimento dell’esperienza del discepolo che con il battesimo viene iniziato a questa conoscenza intima di Dio. Ed è qui che l’evangelo stesso tocca il suo vertice: il discepolo entra in comunione non solo con il Maestro conosciuto e adorato come il Figlio ma, nel Figlio con il Padre per il dono dello Spirito. Questo è tutto. Pare qui espressa tutta l’iniziazione: fare discepoli del Cristo, battezzarli e infine insegnare. Le tre azioni non sono successive nel tempo, ma si compenetrano e si completano a vicenda.

Insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. È l’inizio della tradizione orale che diverrà presto scritta. Il contenuto dell’insegnamento “tutto ciò che Gesù ha comandato ai discepoli”, come è detto in Dt 4,2: «Non aggiungerete nulla a ciò che vi comando e non toglierete nulla; ma osserverete i comandi del Signore Dio vostro che io vi prescrivo». Mosè comanda a Israele dicendo: «I comandi del Signore Dio vostro», il Signore Gesù dice: «Tutto ciò che vi ho comandato»; aveva infatti detto: «È stato detto ma io vi dico». Notiamo anche qui la differenza tra Mosè e il Signore Gesù. Poiché dice “tutto” non dobbiamo temere che ci sia qualcosa che egli abbia insegnato e non ci sia stato trasmesso.

Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Ed ecco, indica presenza immediata, io sono con voi, nella vostra missione tra le genti; questa perciò riuscirà e penetrerà nei popoli, non in virtù dei discepoli, ma per la sua presenza con loro; essi non dovranno mai retrocedere perché egli mai si allontana da loro. Attraverso uomini deboli, quali gli undici, si mostrerà tutti i giorni la potenza del Cristo. Questa è la loro sicura speranza fino alla fine del mondo. Questa infatti non è segnata da leggi fisiche intrinseche, ma dalle leggi della salvezza legata all’Evangelo. Ora sui discepoli, come su Carro della Gloria, corre la potenza dell’evangelo che rivela alla genti la gloria del Figlio dell’uomo. La pienezza della teofania sarà la fine del mondo.

Vieni, Signore Gesù!

Note

«Cerchiamo di rinnovare l’atto di fede elementare, ecco: che cosa crediamo noi? Il Signore nel discorso dell’ultima cena con molta insistenza dice che l’atto di fede fondamentale è di credere che Egli è uscito dal Padre. Che Egli è uscito dal Padre, venuto dal Padre.

Ora noi sappiamo bene che venuti dal Padre siamo anche tutti, tutti noi siamo venuti dal Padre. È stata la volontà del Padre che ci ha fatto essere e che ci fa vivere in questa vita, quindi c’è un senso in cui tutti noi siamo venuti dal Padre. Ma allora che cosa vuol dire il Signore quando dice che l’atto di fede fondamentale – e ci gira intorno incessantemente in tutti i capitoli dal 13 in avanti di Giovanni – è il credere che Egli è venuto dal Padre? Vuol dire che Egli è venuto dal Padre in un modo tutto personale, assolutamente diverso da quello in cui ogni altra creatura, noi compresi, è venuto dal Padre. Cioè che egli è venuto dal Padre nel senso che è della stessa sostanza del Padre. Che veramente Lui e il Padre sono ed erano una cosa sola, ed erano una cosa sola prima che il mondo fosse, prima quindi che tutte le creature venissero dal Padre.

Questo è il nostro atto di fede fondamentale: credere che Gesù è venuto dal Padre in questo senso. Allora l’Ascensione che cos’è nella sua immediatezza più diretta in rapporto alla base della rivelazione? L’Ascensione è il ritorno di Gesù al Padre in questo senso tutto particolare e fortissimo. Per cui Lui, la sua umanità, la sua realtà globale, totale, tutto il suo essere, venuto dal Padre, ritorna al Padre.

Come è venuto dal Padre senza mai uscire dal Padre, senza mai separarsi da Lui in quanto alla sostanza, così ora ritorna al Padre nel senso che si realizza pienamente in Lui anche in un modo storico, per la sua umanità, questo reingresso nel seno del Padre, da cui è uscito e in cui è, a un tempo, da tutta l’eternità.

Dunque il mistero dell’Ascensione è il ritorno di Gesù al Padre, di cui noi possiamo misurare la portata nella stessa misura in cui noi crediamo che Gesù è uscito dal Padre.

Quanto più per noi si precisa, si approfondisce, diventa non solo pensiero, ma vita, l’esperienza di questa unicità della venuta di Gesù dal Padre, in questo modo assolutamente unito e personalissimo in cui Lui è venuto dal Padre, tanto più noi possiamo capire l’Ascensione, capire cosa vuol dire l’Ascensione come ritorno di Gesù al Padre. Questo è l’atto di fede fondamentale. Gesù è venuto dal Padre, Gesù ritorna al Padre in questo senso assolutamente unico e personalissimo. Ora questo che è l’atto di fede fondamentale, nel suo proprio nucleo, quello che poi conta che noi crediamo conta che soprattutto noi viviamo sperimentiamo nella nostra vita di fede, si complica nello stesso linguaggio della Scrittura con un’altra coppia di concetti che in un certo modo è simmetrica a questa: venuto, ritornato; cielo e terra. Ed ecco perché è molto importante renderci conto di che cosa vuol dire questa “Ascensione” di Gesù al “cielo“, di questa attesa da parte dei discepoli e dei cristiani di Gesù dal cielo

Quindi a che cosa noi siamo chiamati? Ce lo dice Paolo in quel brano al quale dobbiamo sempre tornare, l’inizio del cap. 1,17 fino al 20: Affinché Iddio di nostro Signore Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia lo Spirito di sapienza e di rivelazione per meglio conoscerlo, e illumini gli occhi del vostro cuore, sicché comprendiate qual è la speranza della sua chiamata, quali tesori di gloria la sua eredità riserva a voi tra i santi e qual è, verso di noi che crediamo, la smisurata grandezza della sua potenza, secondo l’operazione dell’efficacia della sua forza, che egli dimostrò nel Cristo, risuscitandolo dai morti e facendolo sedere alla sua destra nelle regioni celesti.

Comprendere la Risurrezione di Gesù, la sua Glorificazione e la sua Ascensione, vuol dire penetrare il mistero più intimo dell’essere di Dio, sentire tutti gli esseri esistenti il Lui, acquisirne progressivamente, per il Cristo che è entrato in Dio, l’esperienza di tutti gli esseri in Dio.

La nostra esperienza prima di tutto, di noi stessi in Dio per il Cristo, e poi l’esperienza di tutti gli altri esseri, per il Cristo, in Dio.

Di modo che non si può dare più nessun’altra unità con gli altri esseri, se non un’unità che sia adeguata da questa esperienza del nostro rapporto col Cristo in Dio. Ecco perché tutti gli altri nostri rapporti divengono assorbiti e condizionati da quest’esperienza del Cristo in Dio. Noi non possiamo più avere rapporti di unità con un’altra creatura, se non mediatamente al Cristo stesso. Anzi al Cristo in Dio. Ed ecco allora non possiamo avere più esperienza della nostra personalità e del suo dilatarsi, se non nell’esperienza di Cristo in Dio. Ed ecco perché allora di qui vengono ricavati i principi regolatori della nostra possibilità di dilatare il nostro essere (il problema dell’ebbrezza) e di entrare in comunione con un’altra creatura, se non nel mistero stesso fondante in Cristo e con la mediazione sua diretta e personale (il mistero del sesso).

Tutta l’Ascensione, tutti gli aspetti dell’esistenza cristiana, sono in questo; ed è attraverso la comprensione sempre più fonda di questa coppia di concetti: uscito da Dio – ritornato a Dio; terra e cielo (ma cielo è come Dio, non al di fuori e al di sopra, ma dentro di noi, negli spessori più intimi e più profondi del nostro stesso essere) che noi riconfermiamo tutta l’unità del mistero cristiano e della nostra esistenza, del mistero di Cristo e della nostra esistenza in Lui.

Diventa veramente il mistero chiave, non solo della realtà, ma il mistero chiave anche della comprensione della realtà e quindi dell’illuminarsi della nostra fede.

È soltanto un abbozzo questo che abbiamo tracciato stamani, ma adesso dobbiamo chiedere al Signore che cancelli le parole e le faccia completamente tacere e che cancelli anche la loro eco nella mente e nei cuori, e invece parli soltanto Lui con la potentissima attrattiva del suo essere che è in noi e del suo essere in noi in Lui» (d. G. Dossetti, omelia registrata, 11.5.1972).

PREGHIERA DEI FEDELI

C.: Il Cristo è asceso al cielo e siede alla destra del Padre.

A Dio che ha glorificato il suo Cristo s’innalzi ora fiduciosa la nostra preghiera.

Preghiamo unanimi e diciamo:

O Dio della gloria, ascoltaci.

  • Perché tutta la sua Chiesa annunci l’Evangelo del Signore per immettere la potenza dello Spirito Santo in tutti i popoli, preghiamo.

  • Perché i pastori annuncino con forza l’Evangelo a tutta la creazione e tutta la terra sia rinnovata dall’effusione dello Spirito, soffio perenne delle labbra del Cristo risorto, preghiamo.

  • Perché i doni distribuiti agli uomini dal Signore glorioso siano accolti con sollecitudine ed edifichino il corpo di Cristo in modo che tutti arriviamo all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, preghiamo.

  • Perché la gioia del Signore sia in ogni casa e la ferma attesa del suo ritorno sia la forza che tutti unisce nel vincolo dell’amore, preghiamo.

  • Perché i doni del Padre, la comunione con il Cristo e la presenza dello Spirito diano forza a tutti i discepoli del Signore e li rendano attenti alle sofferenze e necessità del prossimo per alleviarne la fatica, preghiamo.

C.: O Dio, che hai risuscitato Gesù dai morti e lo hai costituito Signore dell’universo, riconosci la sua voce nella nostra preghiera e in quella di ogni uomo perché nell’incontro con Lui ogni cuore si apra all’effusione dello Spirito e diventi gioioso annunciatore dell’Evangelo.

Per Cristo nostro Signore.

Amen.