Rimane soltanto l’amore

Etty Hillesum

Non si esce mai indenni dalla frequentazione degli scritti di Etty: la loro forza è tale che si rimane affascinati da questa figura dalle virtù in apparenza inconciliabili. Immergendomi nel testo integrale dei diari e delle lettere, sono colpito al tempo stesso dalla loro omogeneità e dall’evoluzione del suo pensiero, che vede il punto di svolta nell’estate del 1942.

La continuità si manifesta in quello che è uno dei messaggi fondamentali di Etty: l’amore per il mondo e il rifiuto radicale dell’odio. Amore per la vita, anche in ciò che può avere di più atroce; rifiuto dell’odio, anche verso coloro che sono responsabili delle persecuzioni e degli stermini. Posta di fronte al male, cerca non tanto di distruggerlo nell’altro, ma d’impedire che penetri dentro di lei.
L’evoluzione nella sua visione del mondo, che avviene senza interromperne la continuità, riguarda in primo luogo lo spostamento del suo centro d’interesse, un passaggio dall’«io» al «loro», dal soggetto agli uomini che lo circondano. Etty si allontana progressivamente dalla grande tradizione del pensiero occidentale, che afferma l’autonomia, addirittura l’autosufficienza del soggetto, che rappresenta gli altri come gli strumenti eventuali delle ricerche condotte dall’io, e che rifiuta di vederli come il fine ultimo dell’azione. Si potrebbe dire che fino all’estate del 1942 agisce come un’allieva piena di talento ma fedele all’insegnamento di Spier. Il cambiamento avviene per effetto dei suoi primi soggiorni a Westerbork, il che può spiegare come la morte di Spier, avvenuta poco dopo, non susciti in lei una particolare impressione. Forse, come afferma Etty, il primo periodo (con Spier) l’ha preparata ad accettare le proprie posizioni durante il secondo periodo (senza di lui), ma non si conoscono molti altri esempi di una simile transizione. Le persone che incontra e alle quali si dedica sono i detenuti di questo campo di transito – dove in un primo tempo lavora prendendosi cura di loro, prima di diventare, un anno più tardi, una detenuta come gli altri. Nel momento in cui crollano le frontiere tra l’io e l’altro, Etty vince il dualismo tradizionale dell’esterno e dell’interno, del corpo e dello spirito.
Posta a contatto con la miseria affettiva dei detenuti che ha intorno, Etty ammorbidisce il proprio giudizio sul mondo. Pur restando attaccata alla vita sotto ogni sua forma, fa del proprio meglio per curare le piaghe e alleviare le sofferenze con generosità e misericordia. La vita continua in ogni circostanza e può sempre essere motivo di meraviglia – ma il campo di Westerbork, luogo di rapido transito tra convogli che arrivano e che partono, non merita di essere ammirato come un’opera di Dio. In questo contesto, ciò che rifiutava all’inizio – la speranza di un intervento militare degli alleati contro l’invasore tedesco – finirà anche lei per auspicarlo: perché l’aviazione inglese non bombarda la ferrovia che conduce a Westerbork? Adesso riconosce la legittimità del combattimento militare e violento, pur rifiutando di esserne parte attiva, e accetta di vedere che l’azione sul mondo esterno prende posto accanto all’educazione morale di sé stessa o della consolazione di coloro che le sono vicini. Per parte sua è capace di compiere solo atti d’amore, non distruttivi, ma riconosce la necessità degli uni e degli altri. Occupa così un posto eccezionale, fuori dall’impegno politico e capace tuttavia di far vivere i valori che danno un senso a tale impegno. Etty rifiuta di sottomettersi al clima di odio instaurato dall’occupante nazista e alle reazioni che sarebbero un’immagine speculare dell’aggressione subita – in questo senso, è una resistente che non cerca di opporrsi con la violenza all’aggressore. Esprime perfino una certa diffidenza nei confronti di ogni forma di reazione violenta contro l’occupante, non potendo concepire che sia possibile resistere senza nutrire odio. Lei stessa sa opporsi, e in maniera notevole: non al nemico, è vero, ma alla tentazione di odio e di violenza suscitati dalla guerra e dall’occupazione. Non ignora queste pulsioni, però il suo amore per il mondo le combatte e le annulla. Rimangono allora solo le attenzioni che rivolge a tutti gli individui incontrati nel suo ultimo anno di vita. Rimane soltanto l’amore.

(Tzvetan Todorov, Resistenti. Storie di donne e uomini che hanno lottato per la giustizia, Garzanti 2015, pp. 52-54)

  1. Il brano citato è un paragrafo – Un’anima sconvolgente – del capitolo dedicato a Etty. Le altre figure presentate nel libro sono: Germaine Tillion, Boris Pasternak, Aleksandr Solženicyn, Nelson Mandela, Malcom X, David Shulman, Edward Snowden)