Sinodo: i giovani e l’imprevisto

 Lorenzo Prezzi

Una lettera, una suggestione e un documento. La presentazione del testo preparatorio al prossimo Sinodo dei vescovi dedicato ai giovani (ottobre 2018) è stata l’occasione di una inconsueta lettera di accompagnamento da parte del papa. Una suggestione di F. Garelli, apparsa su queste pagine, fa da sfondo di lettura del documento preparatorio, presentato il 13 gennaio. Il titolo generale, I giovani, la fede e il discernimento vocazionale, indica immediatamente il taglio di lettura e propone con coraggio il tema vocazionale. La vita giovanile non è un’efflorescenza senza forma e direzione. Per essere creativa ha bisogno di una direzione amante, la vocazione appunto.

Chiamata alla gioia

Giocando sul doppio senso dell’invito di Dio ad Abramo (Gen 12,1) «Vattene dalla tua terra» e del senso di rimozione e irrilevanza sperimentato da molti giovani nel nostro contesto, il papa insiste sulla chiamata alla gioia piena del rapporto con Cristo, che risuona anche oggi, nonostante «il frastuono e lo stordimento sembrino regnare nel mondo». «Un mondo migliore si costruisce anche grazie a voi, alla vostra voglia di cambiamento e alla vostra generosità». L’invito all’audacia della sequela impone alla Chiesa l’ascolto «della vostra voce, della vostra sensibilità, della vostra fede; perfino dei vostri dubbi e delle vostre critiche».

La sfida del Sinodo, ricordava F. Garelli, impone alle nostre comunità cristiane l’accompagnamento (superare il giudizio critico nei confronti dell’attuale cultura giovanile), la proposta di un incontro con Dio (non confondendo la resistenza alle religioni istituite con la perdita della domanda di senso), la partecipazione (dare spazio alle risorse creative: dal web alla comunicazione, alle attività espressive); fino all’ipotesi di lasciare loro il compito «di scrivere un catechismo dei giovani, capace di presentare il nucleo della proposta cristiana con un linguaggio e una sensibilità più moderni e accattivanti».

Giovani: disponibili e vulnerabili

Il documento preparatorio non è lontano dai suggerimenti espressi. Prende a riferimento la figura evangelica di Giovanni e il racconto della vocazione dei discepoli del Battista in Gv 1,36-39. È informato da una simpatia  verso i giovani nel  mondo di oggi (prima parte), diversamente sollecitati a seconda dei contesti storici e geografici, delle dinamiche demografiche e della modalità di percepire la differenza maschile e femminile. La vorticosa rapidità dei mutamenti rende i giovani più disponibili, ma anche più vulnerabili, con appartenenze assai varie, ma prive di un riconoscimento attivo, e con scarsi punti di riferimento personali e istituzionali. Tutto ciò innesta la pluralità e contestualmente la difficoltà della scelta. «In questo quadro risulta particolarmente urgente promuovere le capacità personali mettendole al servizio di un solido progetto di crescita comune».

Dono e risposta

Secondo un vescovo siriano del V secolo, Filosseno di Mabbug, ci sono tre nascite da oltrepassare: naturale, battesimale e vocazionale. La fede ecclesiale diventa uno strumento e una grazia decisiva (seconda parte). «Se la vocazione alla gioia dell’amore è l’appello fondamentale che Dio pone nel cuore di ogni giovane perché la sua esistenza possa portare frutto, la fede è insieme dono dall’alto e risposta al sentirsi scelti e amati». La decisività della coscienza impone un discernimento acuto dei segni dei tempi, a livello morale e spirituale. Riconoscere i complessi stati d’animo spinge a interpretarli con l’aiuto dello Spirito e introduce alla capacità di scelta non occasionale. È un processo lungo e aperto a molti esiti, che impone il superamento del narcisismo e la disponibilità delle comunità cristiane all’accompagnamento.

Camminare su strade imprevedibili

Nella terza parte il fuoco è sull’azione pastorale, cioè saper camminare coi giovani, anche «attraverso strade imprevedibili e lontano dai luoghi abituali delle comunità ecclesiali». Investire sul loro protagonismo, sapere ascoltare le loro storie e avere il coraggio di chiamare a servizi esigenti verso i poveri e le comunità, delineano i soggetti coinvolti: l’insieme del mondo giovanile, la comunità in quanto tale e alcune fondamentali figure di riferimento (genitori, pastori, maestri). I luoghi dell’impegno sono sia la vita quotidiana, sia la pastorale, sia il mondo della comunicazione digitale. «Rispetto al passato, dobbiamo abituarci a percorsi di avvicinamento alla fede sempre meno standardizzati e più attenti alle caratteristiche personali di ciascuno: accanto a coloro che continuano a seguire le tappe tradizionali dell’iniziazione cristiana, molti arrivano all’incontro con il Signore e con la comunità dei credenti per altra via e in età più avanzata, ad esempio partendo dalla pratica di un impegno per la giustizia o dall’incontro in ambiti extraecclesiali con qualcuno capace di essere testimone credibile».

Istituzione e comunicazione

Il questionario finale, costruito con una quindicina di domande, più alcune altre distinte per aree continentali, si apre a un doppio binario. Il primo è quello consueto dell’apporto di molte istituzioni ecclesiali coinvolte (diocesi, conferenze episcopali, religiosi, accademie teologiche, movimenti, associazioni ecc.). Il secondo è l’apertura di un sito web specificamente dedicato agli apporti e alla comunicazione diretta coi giovani. Un’esperienza già sperimentata in occasione del Convegno ecclesiale italiano a Firenze.

La doppia assemblea sinodale proposta da papa Francesco sul tema famiglia, e conclusasi con l’innovativa Amoris lætitia, potrebbe trovare eredi. Forse non si tratterà di un nuovo catechismo per i giovani, ma ci sono le premesse perché il loro protagonismo non venga spento dalle prevedibili prudenze e paure.