COSA MI PORTO A CASA

Rosaria Carpentieri *

 

Il Convegno nazionale di Pastorale giovanile “La cura e l’attesa. Il buon educatore e la comunità cristiana” che si è da poco concluso a Bologna è stato un momento davvero bello e forte: un bel respiro ecclesiale per i tanti sacerdoti incaricati della pastorale giovanile delle diverse diocesi d’Italia, suore e religiosi appartenenti alle varie congregazioni che svolgono compiti educativi, rappresentanti dei movimenti e delle associazioni cattoliche. Siamo stati chiamati a confrontarci su un argomento importante in questo tempo, in piena continuità con quanto trattato al convegno svoltosi nel febbraio 2015 che aveva come tema: “Il cantiere e le stelle. Pensiero e pratiche della progettazione educativa” e in fedeltà con la riflessione della Chiesa italiana, in quanto i vescovi italiani hanno dedicato grande attenzione all’urgenza educativa in questo decennio col volume degli orientamenti pastorali del decennio 2010-2020: “Educare alla vita buona del Vangelo”. 

Il tema dell’educazione oggi costituisce un impegno urgente e soprattutto una scelta di speranza per la libertà della persona. L’impegno per l’educazione rappresenta un’attenzione costante per la Chiesa perché da sempre al centro della sua vita vi è la cura nei confronti della persona, quella cura che costituisce la sostanza stessa dell’impegno educativo. Punto focale del convegno è stato maturare e far maturare sempre più la consapevolezza che “educatori non si nasce, ma si diventa”. Ogni educatore è un accompagnatore dei giovani in un cammino personale, ma nello stesso tempo è parte di una comunità che educa. Ogni educatore non si “auto-genera”, ma si costruisce attraverso un sistema educativo integrato a più voci. 

Sicuramente viviamo un tempo di conversione pastorale, le prassi educative vissute fino ad ora sembrano essere sempre meno funzionali all’educazione dei giovani. Ma la Chiesa per i giovani riunita a Bologna in questi giorni, ha dimostrato un grande desiderio e una grande passione educativa! Come Chiesa Italiana non dobbiamo perdere l’opportunità che il Papa ci sta offrendo con il Sinodo: vivere questo tempo di Sinodo perché tutta la comunità ecclesiale si metta in ascolto, si faccia vicina e si faccia istruire dai giovani. 
Sia davvero un tempo di ascolto dello Spirito Santo, cercando con i giovani la strada dell’incontro reciproco, un incontro che probabilmente avverrà nell’informalità e nella cura della relazione, nel “tempo perso” insieme, ma che ci mostrerà sempre di più quanto i giovani hanno bisogno di testimoni e maestri che sappiano scorgere in loro la scintilla di Dio.

Come tutti i convegni anche questa è stata l’occasione per raccogliere idee, confrontare esperienze, stringere legami. Al convegno si è tanto respirata una passione condivisa che trova sempre più spazio in tutti, nella formulazione di uno stile e un metodo che hanno sempre più punti in comune. A fine convegno rimangono come pista di riflessione l’invito a dare importanza al mandato ecclesiale nello svolgere un servizio educativo, a dare pensiero alle prassi con i giovani perché emerga una chiara intenzionalità educativa, a partire da un atteggiamento di prossimità e di accompagnamento. 

Lo stimolo più grande ricevuto per il lavoro in diocesi è stato quello di recuperare la cura per gli educatori nella consapevolezza rinnovata che chi ama educa, e che l’aver cura chiede fedeltà. Quello stesso amore e quella stessa fedeltà che Dio Padre grande educatore ha usato con ciascuno di noi. Forte anche l’invito ricevuto ad educare alla convivialità e alla fraternità in una società che crea sempre più individualismo e isolamento.  Gli stimoli ricevuti sono davvero tanti e implicano un compito serio e concreto: curare il lavoro che dovrà essere svolto nelle varie diocesi e gruppi giovanili per preparare il Sinodo ormai imminente, che ci vedrà da subito impegnati nella fase preparatoria e continuerà con un’attenzione ricca di attesa per tutto il periodo sinodale.

* Suora Francescana Alcantarina, vive ad Assisi in una casa a servizio dell’orientamento dei giovani dai 18 ai 34 anni. Dal 1998 al 2004 vicepresidente diocesana per il Settore Giovani di AC della diocesi di Nola e dal 2006/2008 collaboratrice con il Centro Nazionale di AC. Incaricata laica per la Pastorale Giovanile Diocesana dal 2004 al 2007.