DOMENICA V DI PASQUA – A – di Giuseppe Bellia

 

Chiesa santa del nostro Dio,

che ci raduni da tutte le Genti,

splendida nelle tue vesti,

umile in noi peccatori.

Su pietra d’angolo preziosa

sei fondata per il sacrificio,

con pietre vive edificata

per il canto del suo amore.

Dimora della Triade santa,

Signore nostro Redentore,

in te ci manifesti il Padre,

luce e origine della luce.

Trasfigurati dalla tua gloria,

immagine e somiglianza tua,

veniamo verso di te Signore

su nubi leggere e luminose.

PRIMA LETTURA                                               At 6,1-7

Dagli Atti degli Apostoli

1 In quei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell’assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove.

[Ma] in quei giorni, sono i giorni in cui Anania e Zaffira morirono e gli Apostoli avevano dato la loro buona testimonianza davanti al sinedrio; aumentando il numero dei discepoli, in virtù della grazia dello Spirito … L’aumentare è segno di benedizione e nello stesso tempo di prova.

Questa crescita ha tuttavia una conseguenza spiacevole: quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica.

Mormorazione «irritazione espressa mormorando» (Bauer cit. in Schneider, n. 18 p. 588). Questo atteggiamento caratterizza il popolo nel deserto nei confronti di Dio; qui è tra due correnti da cui è composta la comunità. Ellenisti sono «giudei di lingua greca provenienti dalla diaspora e ora residenti in Gerusalemme» (G. Schneider, o.c., p. 589), mentre Ebrei sono chiamati quelli nativi del luogo e che quindi parlano l’aramaico; il motivo del loro mormorare è il seguente: perché, nell’assistenza quotidiana (lett.: nel servizio quotidiano), venivano trascurate le loro vedove. Servizio «in Lc indica: il servizio a mensa e sim. (anche in Lc 10,10); l’aiuto ai poveri (At 11,29; 12,25); oltre che il ministero apostolico dei Dodici (1,17.25), il loro “servizio della parola” (6,4) e infine il ministero di Paolo (20,24; 21,19)» (G. Schneider, o.c., n. 26 p. 589). Vi è quindi una parzialità in questa assistenza quotidiana.

2 Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense.

Convocarono, è un atto solenne; i Dodici sono gli Apostoli e in questo modo si sottolinea da una parte la continuità con l’Evangelo che spesso li chiama così e dall’altra parte la contrapposizione con i Sette; la moltitudine dei discepoli, «nell’uso linguistico dei gruppi religiosi indica “la totalità”, vale a dire la comunità nel suo insieme» (G. Schneider, o.c., n. 32 p. 590) cfr. Lc 19.37; At 4,32; 15,30. Tutti sono convocati per prendere una decisione cosi importante.

«Non è giusto (lett.: gradito) a Dio, non è nel suo beneplacito. È il disegno di Dio sulla sua Chiesa (cfr. N.T. passim Gv 8,29 e 1Gv 3,22).

Gli Apostoli si muovono su due piani: 1. Dichiarano il beneplacito di Dio in ordine al mistero essenziale della Parola e della preghiera confidati da Lui alla sua Chiesa. 2. Provvedono per “economia” (cfr. Padri greci) cioè per disposizione misericordiosa della Divina Provvidenza (non l’esattezza del disegno di Dio, ma la condiscendenza) provvedono a sanare una piaga con un atto di governo che tiene conto della modificazione dolorosa intervenuta nella comunità santa. Il peccato di Anania e Zaffira ha generato altro peccato, come quello di Adamo ed Eva (cfr. Rm 5,12; Gc 1,15 e paralleli). La comunità non è più cuore e anima una (4,32) Non agisce più con uno stesso animo sotto la mozione dello Spirito, ma lo Spirito è però presente nell’assemblea santa, convocata, e ratifica la proposta degli Apostoli da Lui stesso ispirata. v. 5 «La parola piacque al cospetto di tutta la moltitudine». Forma solenne di questo verbo (col dat.) piacque a Dio, ai presenti, allo Spirito ecc.» (note di sr. M. Gallo, 1972).

3 Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico.

Cercate il verbo greco significa anche «esaminare, passare in rassegna, cercare attentamente». I Dodici invitano quindi la comunità a una ricerca attenta di sette uomini che godano d’una buona reputazione, uomini, dei quali sia data testimonianza, da parte della Chiesa. Di essi i fratelli devono dare testimonianza che sono pieni di Spirito e di sapienza. Il termine «pieno» è riferito alla presenza dello Spirito Santo sia per Gesù (Lc 4,1) sia successivamente per Stefano. I Dodici richiedono per i Sette anche il dono della sapienza sia per l’amministrazione delle mense come pure per la predicazione tra gli ellenisti, che si manifesta come l’intenzione più profonda dell’autore sacro. A Luca infatti sta a cuore l’espandersi dell’Evangelo al di fuori di Gerusalemme.

Notiamo come la comunità designa e i Dodici insediano nell’incarico. Essi si muovono all’interno della tradizione biblica.

4 Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola».

Il primo compito apostolico è la preghiera. Il primo nucleo della Chiesa in attesa dello Spirito è presentato come persistente nell’orazione (1,14); questo caratterizza pure la comunità (2,42). La comunità cresce in virtù della preghiera degli apostoli (v. 7). Il secondo compito è il servizio della Parola, cioè annunciare con grande forza il Signore Gesù e darne testimonianza attraverso l’armonia delle Scritture con quanto concerne il Cristo. I due compiti sono strettamente correlati. Non ci può essere intelligenza delle Scritture senza la preghiera e questa si nutre della Parola di Dio.

5 Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un prosèlito di Antiòchia.

Il discorso trova il gradimento dell’assemblea, che elegge i Sette, di cui il testo ci dà l’elenco.

Stefano è il primo ed è uomo pieno di fede e di Spirito Santo (cfr. 11,14 detto di Barnaba). La fede nel Signore lo porta ad essere pieno dello Spirito. Il testo più che al servizio delle mense ci orienta già alla Parola. Tutti gli eletti hanno nomi greci, sono quindi di provenienza ellenistica.  Nicola, proselito di Antiochia è, secondo Ireneo il fondatore della setta dei nicolaiti testimoniata in Ap 2,6.

6 Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani.

Dopo averli eletti, i fratelli presentano i Sette agli apostoli. Essi pregano e impongono le mani confermando in questo modo l’elezione dell’assemblea. La preghiera con l’imposizione delle mani diviene il rito con cui si costituiscono uomini a vari incarichi nella Chiesa.

7 E la parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Gerusalemme si moltiplicava grandemente; anche una grande moltitudine di sacerdoti aderiva alla fede.

Superata questa difficoltà, la Parola di Dio cresce diffondendosi. Segno della crescita della Parola è il moltiplicarsi grandemente del numero dei discepoli al punto tale che anche molti sacerdoti obbediscono alla fede pur continuando il loro servizio nel tempio. «La precisazione in Gerusalemme ricorda al lettore che il messaggio non è ancora uscito da questa città, ma la situazione cambierà presto» (G. Schneider, o.c., p. 598).

SALMO RESPONSORIALE                                  Sal 32

R/. Il tuo amore, Signore, sia su di noi: in te speriamo.

 

Oppure:

 

R/. Alleluia, alleluia, alleluia.

Esultate, o giusti, nel Signore;

per gli uomini retti è bella la lode.

Lodate il Signore con la cetra,

con l’arpa a dieci corde a lui cantate.    R/.

Perché retta è la parola del Signore

e fedele ogni sua opera.

Egli ama la giustizia e il diritto;

dell’amore del Signore è piena la terra. R/.

Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,

su chi spera nel suo amore,

per liberarlo dalla morte

e nutrirlo in tempo di fame.       R/.

SECONDA LETTURA                                        1 Pt 2,4-9

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo

Carissimi, 4 avvicinandovi al Signore, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio,

Avvicinandovi. Questo è il movimento spirituale proprio della fede animata dall’amore. Chi ha gustato quanto è buono il Signore (v. 3) si muove con grande desiderio verso di Lui.

Gesù è chiamato pietra viva. Il termine pietra sta per solidità; essa è qualificata come viva. Egli è il Vivente, nel quale, come insegna la Scrittura, si è attuato il disegno dell’elezione divina (cfr. Sal 118, 22-23). Questa elezione passa per il rifiuto degli uomini, che, in modo inspiegabile, non vogliono che il Cristo regni su di loro. Gesù stesso ne dà ragione quando Pietro, scandalizzato per l’annuncio della sua passione e morte, vuole impedirgli questo. Gesù risponde dicendo: «Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!» (Mt 16,23).

Egli è la pietra scelta e preziosa davanti a Dio. Proprio il suo essere pietra d’inciampo lo rivela come la pietra scelta e preziosa. In Lui si rivela il disegno del Padre nella frantumazione di ogni logica umana.

5 quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo.

Lo stringersi a Cristo, come pietre rese vive dalla rigenerazione, ha come effetto di essere impiegati per la costruzione di un edificio spirituale, il cui artefice è lo Spirito Santo (cfr. Ef 2,19-20: abitazione di Dio nello Spirito). Questo edificio, non fatto dall’uomo, si contrappone al Tempio in pietra. Il culto che perciò si svolge in esso è spirituale. In virtù di un sacerdozio, che è santo per l’unzione dello Spirito, si offrono a Dio, per la mediazione di Cristo, sacrifici spirituali, «la mitezza dell’anima, la vita innocente e le buoni azioni» (Lattanzio).

6 Si legge infatti nella Scrittura: «Ecco, io pongo in Sion una pietra d’angolo, scelta, preziosa, e chi crede in essa non resterà deluso».

L’apostolo cita il c. 28 d’Isaia al v. 16. Nel contesto profetico questa parola è detta contro sapienti, che si vantano di aver fatto un patto con la morte e di essersi rassicurati, con le loro vuote parole, potenti alleati, Contro di loro il Signore promette di costruire un rifugio sicuro in Sion fondato su pietre solide, massicce che non temono l’assalto del nemico. Pietre di fondazione e pietre angolari danno fiducia per la loro saldezza e solidità. Per questo chi accoglie la Parola del Signore e vi aderisce con fiducia, sarà al sicuro perché il suo rifugio è in Sion, cioè nel Signore. Nonostante l’opposizione dei capi del popolo, che si basano sulla loro esperienza politica e disprezzano la Parola del Signore, questi agisce e opera perché ama i suoi fedeli. L’opera del Signore trova il suo compimento nel suo Cristo, sul quale si fonda ed è salda la nuova Sion, in cui risplende il Tempio formato dai credenti in Lui. Questo è il nuovo Israele.

7 Onore dunque a voi che credete; ma per quelli che non credono la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata pietra d’angolo e sasso d’inciampo, 8 pietra di scandalo. Essi v’inciampano perché non obbediscono alla Parola. A questo erano destinati.

Credere è un onore perché conferisce alla persona la dignità di essere partecipe del Cristo nel suo stesso dinamismo di crescita e di perfezione.

Coloro che invece Lo rifiutano non sono nella situazione precedente alla loro scelta perché lo stesso rifiuto è inciampare in Lui, che si pone come ostacolo (scandalo) sul loro cammino. In che modo poi il Cristo sia inciampo non è possibile determinarlo come regola generale perché tocca il suo rapporto personale con ciascuno che Lo rifiuta. Per Saulo fu d’inciampo come luce accecante e rivelazione della sua gloria. Egli si pone come inciampo mediante la stessa parola, che può essere accolta solo se creduta in Lui. Solo se accolta in Lui, la Parola scioglie i suoi interiori enigmi e si rivela nel suo proprio; altrimenti essa resta in molti punti sigillata.

9 Voi invece siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa.

L’Apostolo trasferisce ai rigenerati quanto è detto dell’antico popolo nel momento in cui Dio lo accoglie nella sua alleanza al Sinai. Essi sono la stirpe eletta perché erede delle promesse e vera discendenza di Abramo; il sacerdozio regale perché «il segno della Croce rende re i rigenerati in Cristo e l’unzione dello Spirito li consacra sacerdoti» (Leone M.); la nazione santa, raccolta da Israele e dalle Genti, per essere il popolo che Dio si è acquistato, con il sangue prezioso dell’Agnello.

ACCLAMAZIONE AL VANGELO

Alleluia, alleluia.

Io sono la via, la verità, la vita, dice il Signore:

nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.

Alleluia.

VANGELO                                                        Gv 14,1-12

 Dal vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 14:1 «Non sia turbato il vostro cuore.

Parlando di sé, Gesù dice: «Ora l’anima mia è turbata» e poco dopo di Lui è detto: «Dette queste cose, Gesù si turbò nello spirito». Per i discepoli parla del cuore, per sé parla dell’anima e dello spirito. Chi ha la sapienza nel conoscere la distinzione che c’è tra cuore, anima e spirito può comprendere la differenza di linguaggio. Nulla infatti nelle Scritture è lasciato al caso ma tutto proviene dallo Spirito. Nell’AT spesso si parla del turbamento del cuore (Gb 37,1; Sal 37,10; 54,5 ecc.).

Non sia turbato il vostro cuore dal satana (azione del satana nell’ora di Gesù: entra in Giuda (13,27); vaglia i discepoli (Lc 21,31 sg.). Sta per venire l’ora che Gesù chiama: l’ora vostra (Lc 22,53: «Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete steso le mani contro di me; ma questa è la vostra ora, è l’impero delle tenebre»). È l’ora in cui il pastore viene percosso e sono disperse le pecore del gregge (cfr. Mt 26,31).

Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me.

Il Signore afferma che unico è l’atto di fede verso il Padre e il Figlio (vedi 22,44).

Credere in Lui impedisce che sia turbato il nostro cuore; così commenta Agostino: «Avviene di conseguenza che se credete in Dio, dovete credere anche in me: non sarebbe ciò consequenziale, se Cristo non fosse Dio. Temete la morte per questa forma di servo; non sia turbato il vostro cuore, la forma di Dio la risusciterà» e Crisostomo sottolinea: «Quella fede, che è verso di me e verso il Padre, che mi ha generato, è più potente di tutte le cose che sopravverranno; e nessuna difficoltà può prevalere contro di essa». Credere in Gesù è accoglierlo come l’Innalzato nella sua morte e risurrezione: questa è la via che ogni discepolo deve percorrere per andare con Gesù al Padre. Quando il cuore si turba solo nella fede può essere rassicurato.

2 Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”?

Il Figlio, che vive nella casa del Padre, ci parla della sua casa, nella quale non vuol vivere solo ma con i suoi. Non ci riporta più al paradiso terrestre ma nella sua casa. Per questo Egli va, attraverso la sua morte, a prepararci il posto e dopo, Pietro e tutti i discepoli potranno seguirlo. Nella casa del Padre suo, Gesù non è solo. L’espressione la Casa del Padre mio ritorna al c. 2 quando il Signore purifica il Tempio. C’è ora da chiedersi se la Casa del Padre non sia il Corpo del Cristo, cioè la sua Chiesa, dove ci sono molte dimore pur essendo uno il corpo. Così dice Agostino: «Che cosa pensiamo sia la Casa di Dio? Di essa l’Apostolo dice (1Cor 3,17): il Tempio di Dio è stato fatto e siete voi. Questa è dunque la Casa di Dio che ancora si edifica e che ancora viene preparata». I Padri Agostino e Gregorio sottolineano come le dimore siano le diverse dignità nell’unica gloria.

3 Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi.

Nessuno può andare di propria iniziativa (come aveva tentato Pietro di fare) ma solo al ritorno del Cristo perché Lui solo può prenderci con sé perché siamo anche noi dove Egli è.

Probabilmente il testo conserva vari significati. Vi è un ritorno di Gesù dopo la sua risurrezione in questo tempo nel quale i suoi sono con Lui perché lo conoscono, ne esperimentano la presenza efficace, ma ancora non lo vedono. Tuttavia Gesù già dimora in loro e loro in Lui. Vi sarà poi il ritorno ultimo nel quale questo rapporto sarà trasfigurato. Ora è per fede che noi siamo uniti a Lui allora sarà nella visione.

4 E del luogo dove io vado, conoscete la via».

Si conosce la via quando si conoscono le divine Scritture, che annunciano dove Gesù sta andando. Ma i discepoli ancora non comprendono. Vi è una situazione in cui si conosce ma non si comprende pienamente. Solo dopo la sua risurrezione essi comprenderanno.

5 Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?».

Gesù ha detto loro di andare a preparare un posto e Tommaso replica di non sapere dove Egli vada. Questo manifesta che il discepolo non ha compreso la parola di Gesù. Egli pensa ad un cammino terreno perché nelle divine Scritture i padri hanno camminato con fede in itinerari terreni, come Abramo e il popolo con Mosè. Tommaso vede solo questo itinerario pur percorso nella fede e nell’azione salvifica di Dio. Egli non sa quindi dove vada Gesù e di conseguenza non ne conosce la via.

6 Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.

Gesù risponde presentando la verità del cammino dei padri e di ogni credente. Essi, pur camminando fisicamente, hanno tuttavia camminato in Lui, che è la via perché hanno conosciuto attraverso i simboli delle realtà terrene Lui, che è la verità e creduto in Lui, che è la vita. La fede è un atto unico e ha un termine unico, Gesù. Gesù porta i suoi discepoli a scoprire quell’itinerario dello spirito, che si compie nel ritmo della vita legata al tempo e allo spazio. I discepoli vivono nel tempo e nello spazio, ma, dimorando in Lui, camminano in Lui, che è la Via, sono guidati dal suo Spirito di verità a Lui, che è tutta la Verità e credendo ricevono Lui che è la Vita. Solo così i credenti, che sono tutti suoi discepoli, giungono attraverso di Lui al Padre.

7 Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».

Gesù si rivela e si fa conoscere come Colui nel quale tutti camminano, conoscono e vivono. Conoscendolo come Colui che è il Principio basilare del nostro esistere (movimento, conoscenza e vita) da noi percepito nella sua pienezza, i discepoli conoscono anche il Padre. Non si può infatti conoscere Gesù come il Principio se non lo si conosce come il Verbo, che in principio era presso Dio ed era Dio. Non solo è dato ai discepoli di conoscerlo ma anche di vederlo. Qui il Signore pone un’identità importante tra conoscere e vedere. Conoscere è esperimentare, quindi è vedere. Essere in Gesù significa sì essere in movimento (sulla via) ma è un movimento interno a Lui (in Lui dimoriamo) quindi è conoscenza di Dio in Gesù (la verità) ed è pertanto visione del Padre (la vita).

8 Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».

Al verbo «vedere», Filippo, nella sua richiesta sostituisce il verbo «mostrare». In tal modo Gesù non appare in una stretta relazione con il Padre da essere uno con Lui, ma semplicemente come guida al Padre (così Filippo intende la parola «via»), di non essere la rivelazione del Padre ma Colui che guida a questa rivelazione. Una volta che Gesù ha fatto conoscere il Padre cessa per Filippo la sua missione («ci basta»). Gesù scompare come Mosè e i profeti scompaiono di fronte a Gesù. Per questo Gesù reagisce alla richiesta di Filippo.

9 Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”?

Il rimprovero di Gesù tocca ogni discepolo. Il tempo trascorso con Gesù serve per conoscerlo. L’esperienza di Lui nella parola, nella realtà sacramentale e nella comunità dei fratelli serve a portare i discepoli a conoscere chi è Gesù cioè a vederlo e quindi vedere in Lui il Padre.

10 Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me compie le sue opere.

Dal conoscere al vedere e infine si giunge al credere. Questo è il vero modo di rapportarsi del discepolo. Se questi crede che Gesù è nel Padre e il Padre è in Lui, allora egli conosce e quindi vede in Gesù il Padre. Il fondamento della fede sono le sue parole, che – subito viene precisato – sono le stesse opere del Padre. In Gesù tra la parola e l’opera non vi è successione. La sua parola è opera e nello stesso tempo si rivela come l’opera del Padre. Per questo Gesù è il Figlio e in Lui si vede il Padre. Il Padre è la sorgente delle parole del Figlio e quindi delle sue opere nel Figlio perché è la sorgente della stessa vita del Figlio e quindi in Lui di ogni credente. Perciò ogni discepolo, vivendo nel Figlio, vive nel Padre. Tutto si fonda sulla fede.

11 Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.

Gesù esige dai suoi discepoli che credano a Lui. Se non riescono ancora ad essere in un rapporto così profondo da credere solo alle sue parole almeno si appoggino alle opere come ha già chiesto ai giudei.

12 In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».

Questa impressionante affermazione sta a significare il rapporto che Gesù ha con il suo discepolo. È lo stesso che Gesù ha con il Padre. Una volta che Egli è nel Padre è pure nei suoi discepoli. Glorificato, Egli penetra l’intimo dei discepoli al punto da essere il Principio vitale del loro essere e del loro agire. Chi compirà queste operazioni sarà lo Spirito. Per questo i discepoli non si sentiranno mai soli perché Gesù è con loro.

PREGHIERA DEI FEDELI

  1. Divenuti stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, eleviamo i nostri cuori al Padre, perché in noi ascolti la preghiera del Figlio suo.

Ascolta, o Padre, la preghiera dei tuoi figli.

  • Per la santa Chiesa di Dio, popolo, che Dio si è acquistato per proclamare le opere ammirevoli di lui, perché illumini tutti gli uomini con la luce della predicazione evangelica, preghiamo.

  • Perché tutti conoscano la verità, abbandonino le tenebre proprie di chi giace nella morte e, ricevendo in dono lo Spirito Santo, si rallegrino nell’abbondanza della sua misericordia, preghiamo.

  • Perché i discepoli di Gesù, lo conoscano e in Lui camminino verso il Padre fino a contemplarlo, preghiamo.

  • Perché non venga mai meno il servizio alla Parola e alle mense dei poveri e soprattutto non si estingua lo spirito della preghiera, preghiamo.

O Padre, che ti riveli in Cristo maestro e redentore, fa’ che aderendo a lui, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a te, siamo edificati anche noi in sacerdozio regale, popolo santo, tempio della tua gloria.

Per Cristo nostro Signore.

Amen.