Amoris laetitia, crocevia per nuove strade di felicità

Convegno Cei: come integrare tutte le fragilità

 

 «Il cristianesimo non è la coppietta del vangelo secondo Mogol». E quindi ha proseguito: «L’impegno per il futuro va preso con le parole del presente: c’è un presente da far crescere che è il presente del perdono». A sottolineare che, parlando di gioia non si intende nascondere sotto il tappeto la polvere della fragilità, i tanti momenti segnati dalla fatica e dalla delusione. Ma è tutta la realtà familiare, luci e ombre comprese, che va letta come un segno di svolta. Claudio e Laura Gentili, del Centro formazione Betania di Roma, hanno avuto il coraggio di parlare di ‘rivoluzione della gioia’. Cosa significa? «La cura per il legame umano, sociale, per la coppia, per i figli. Ecco la vera rivoluzione pastorale». Che è appunto, scelta gioiosa, di felicità. Perché sono così quelle che coppie, ha ribadito il cardinale Edoardo Menichelli, «hanno incontrato Dio: felici». Quelle che la biblista Antonella Anghinoni ha immaginato capaci di accompagnare i loro figli più piccoli alla magia del sorriso che è poi, ha sottolineato, «il primo compito che Dio dà a un bambino: ridere, sorridere, fare cose gioiose. È il precetto della gioia». Nessun irenismo naturalmente. Nessun tentativo di presentare la vita di famiglia come una lieta scampagnata. Anzi, un processo dinamico in cui si avanza gradualmente, e anche faticosamente – come ha spiegato il teologo Maurizio Gronchi – «verso una progressiva integrazione dei doni di Dio». In questo cammino, compito della Chiesa non è quello di distribuire premi e condanne. E neppure quello di classificare le persone, ma di accogliere, accompagnare, integrare. E anche le ferite, come spiegato dal canonista padre Jesus Arroba Conde, «sono un’opportunità per aprire a una via felicità dalla vita reale, sono chiamate ad andare oltre un’interminabile Quaresima, per vivere la gioia della Pasqua». Solo battute? No, tra tanti interventi di rilievo emersi durante la ‘Settimana nazionale di studi sulla spiritualità coniugale e familiare’ che si è conclusa nei giorni scorsi ad Assisi, sono immagini che rimandano con efficacia lo sforzo di tradurre in prassi pastorali concrete quanto Francesco scrive in Amoris laetitia. E questa concretezza si è aperta a una dimensione non sempre frequentata dalle analisi e dagli approfondimenti in tema di famiglia, quella della gioia. Non a caso il titolo scelto dall’Ufficio famiglia Cei, è stato ‘Strade di felicità nell’alleanza uomodonna’. Una felicità, come ha spiegato il direttore nazionale dell’Ufficio Cei, don Paolo Gentili, «fatta di gocce d’infinito nella carne degli sposi». Una felicità che non si nutre di vane fantasie, perché, ha osservato lo storico del cristianesimo,

La sintesi più efficace e più simpatica di Amoris laetitia è arrivata dall’arcivescovo di Modena-Nonantola, Erio Castellucci: «Il Papa ci invita a passare dal gioco degli scacchi (tutto bianco o tutto nero) al gioco dell’oca (un cammino lento e faticoso da accompagnare con pazienza)». L’ironia più pungente all’indirizzo di tutti coloro che dipingono l’Esortazione postsinodale come uno sconvolgimento della dottrina, porta invece la firma del vescovo Nunzio Galantino, segretario generale Cei: « Amoris laetitia? Davvero una grande rivoluzione: il Papa sta avvicinando la Chiesa al Vangelo». A don Edoardo Algeri, presidente della Confederazione dei consultori di ispirazione cristiana, è toccato invece il compito di condensare in poche parole il senso dell’incontro: «Le famiglie, pur percorse più autentica e integrale».