A 75 anni dall’inizio della Rosa Bianca: testimoni della libertà e dell’amore di Dio

Angelo Paoluzi

Tutti i membri del gruppo erano nutriti da una fermissima fede cristiana – in una sorta di ecumenismo del martirio, cattolici, protestanti e un ortodosso – testimoniata non soltanto dalle ultime lettere ai familiari prima dell’esecuzione, ma da quanto è stato successivamente ritrovato nei loro scritti

Si ritrovarono in molte cassette delle lettere delle città bavaresi, nella primavera del 1942, copie ciclostilate, depositate da mani ignote, delle omelie del vescovo di Muenster, August Clemens von Galen, duramente critiche del regime nazista. I documenti avevano compiuto un lungo percorso: le prediche, infatti, erano state tenute nell’estate precedente in diverse località della Westfalia senza possibilità, comunque, di essere pubblicate sui giornali, anche cattolici, strettamente controllati dalla censura di regime. Volenterosi clandestini si erano preoccupati di trascrivere i testi e di diffonderli con pazienza di mano in mano per tutta la Germania, sino a quando, appunto, erano ripetutamente approdati, dopo la Pasqua di 75 anni fa, a Monaco di Baviera, nella Kaiser Franz-Joseph Strasse, all’indirizzo della famiglia Scholl.

Tutti lessero con attenzione le denunce del combattivo presule. “Il superpotere fisico della polizia segreta di stato – vi si diceva fra l’altro – rende ogni cittadino tedesco completamente privo di difesa e impotente… Nessuno di noi è sicuro e consapevole, pur essendo un cittadino fedelissimo e coscientissimo, pur essendo assolutamente senza colpa, che un giorno non sia strappato dalla sua casa, che la sua libertà non sia rubata, che venga rinchiuso nelle celle e nei campi di concentramento della Gestapo”. Queste e altre riflessioni della stessa intensità fecero esclamare al figlio maggiore, Hans:

“Qualcuno ha finalmente il coraggio di parlare!”:

lo riferirà nei suoi ricordi la sorella minore Inge, che aggiunse un’altra affermazione del fratello: “Ci vorrebbe assolutamente un duplicatore”. E un ciclostile verrà trovato, quello che servirà a stampare i volantini della Rosa Bianca: oggi è un prezioso cimelio della storia della Resistenza tedesca.

Ci sono pochi dubbi che le parole di von Galen siano state determinanti nel sollecitare prima Hans, poi l’altra sorella Sophie e con loro gli amici Alexander Schmorell (che è stata canonizzato pochi anni fa dalla Chiesa ortodossa), Christl Probst e Willi Graf, a mettere in piedi l’organizzazione della Rosa Bianca, un gruppo di disarmati idealisti che, insieme con un anziano docente, Kurt Huber, testimonieranno con coraggio e poi con la morte la loro fede nella libertà e nei valori cristiani. Ci sono tracce (in una lettura a posteriori) della determinazione e dell’impegno del gruppo nei diari e nelle lettere di alcuni di loro. Il 30 maggio scrive Sophie a un’amica: “Avverto l’urgenza di realizzare nei fatti ciò che finora è stato un pensiero, solo una cognizione di ciò che è giusto”. Nelle “Lettere e note” di Willi Graf il diario parte dal 13 giugno con una scarna annotazione: “Colloquio con Hans Scholl. Speriamo di poterci vedere spesso”; e così sarà, nei ripetuti incontri di cui si fa memoria.

Ma una sottolineatura è importante, oltre il significato politico dell’opposizione al nazismo: tutti i membri del gruppo, insieme con la settima vittima della repressione, Hans Leipelt, erano nutriti da una fermissima fede cristiana

– in una sorta di ecumenismo del martirio, cattolici, protestanti e un ortodosso –

testimoniata non soltanto dalle ultime lettere ai familiari prima dell’esecuzione, ma da quanto è stato successivamente ritrovato nei loro scritti. Di Sophie Scholl resta, nel diario, l’intensità di preghiere al Signore e nell’estremo messaggio ai suoi: “…Una parola che non viene vissuta dall’anima è una parola morta ed è inutile un sentimento che non sia il grembo di un pensiero”. Christl Probst, che chiede il battesimo prima dell’esecuzione, manda a dire alla sorella: “Non dimenticare mai che la vita non è altro che un crescere nell’amore e un prepararsi all’eternità”. Willi Graf afferma: “Muoio nella fedeltà alla provvidenza di Dio”, Hans Leipelt scrive: “Possiamo, dobbiamo avere questa fede in Lui (Dio), anche se non comprendiamo le sue vie e forse le troviamo troppo dure”. L’epopea della Rosa Bianca era durata poco più di duecento giorni ma fa parte della storia dello spirito.