In volo. Il Papa: «L’Europa rischia di sciogliersi. Regeni? Ci siamo mossi»

Stefania Falasca

Sull’aereo che lo riportava a Roma, Francesco ha risposto ai giornalisti toccando molti temi di attualità internazionale. «Migranti? Ci sono campi di concentramento»

Il Papa nel volo di ritorno dall’Egitto (Ansa)

L’emergenza migranti, le elezioni presidenziali francesi, il caso Regeni. Come di consueto nei viaggi internazionali, durante il volo di ritorno il Papa ha risposto alle domande dei giornalisti. È stata l’occasione per affrontare i temi più caldi dell’attualità internazionale, tra cui la crisi venezuelana e l’emergere di populismi demagogici. Ma non sono mancati neppure riferimenti personali, come il desiderio, rimasto tale, di vedere le piramidi. L’ecumenismo? «Si fa in cammino con le opere di carità, stando insieme». Ci sarà un incontro con Trump? «Io ricevo ogni capo di Stato che chiede udienza».

La prima domanda comunque ha riguardato il colloquio di venerdì con il presidente egiziano al-Sisi, con riferimento al rispetto dei diritti umani. E al Papa è stato chiesto se è stato accennato anche a Giulio Regeni, il giovane ricercatore morto in circostanze ancora non chiare. «Generalmente quando sono con un capo di Stato in un dialogo privato, rimane privato. Riguardo a Regeni, io sono preoccupato e mi sono mosso. La Santa Sede si è mossa anche perché i genitori hanno chiesto. Non dirò come ma ci siamo mossi».

Quindi è stato ricordato a Francesco che in un suo intervento ha evidenziato l’importanza dei diritti inalienabili dell’uomo. Un supporto al governo egiziano che cerca di difendere i cristiani? «Difendere la pace – ha detto il Papa –, difendere l’armonia dei popoli, l’uguaglianza dei cittadini quale che sia la religione, questi sono valori, io ho parlato dei valori. Se poi il governo difende o l’uno o l’altro questi valori, è un altro problema. Ogni governo o Paese ha le sue debolezze, ha i suoi avversari politici. Io non non mi immischio. Parlo dei valori». Poi ha confidato che gli sarebbe piaciuto visitare le piramidi.

Quindi una domanda sulle elezioni in Francia e sui cattolici d’Oltralpe divisi tra i due candidati al ballottaggio. «C’è il problema in Europa e nell’Unione Europea – ha chiarito Francesco –. Ogni Paese è libero di fare le scelte che crede convenienti. Non posso sapere i motivi delle scelte perché io non conosco i motivi. È vero che l’Europa è in pericolo di sciogliersi, questo è vero. Dobbiamo meditare su questo. Il problema che sta avendo l’Europa, dall’Atlantico agli Urali, è quello dell’immigrazione, ma non dimentichiamo che è l’Europa è stata fatta dai migranti. È problema che si deve studiare, anche rispettando le opinioni, ma si deve avviare una discussione politica. Parlo della grande politica, con la P maiuscola».

E guardando a Parigi ha affermato: «Non capisco la politica francese e ho cercato di avere buoni rapporti anche col presidente attuale con il quale c’è stato un conflitto una volta ma poi ho potuto parlare chiaramente sulle cose. Dei due candidati francesi non so la storia, non so da dove vengono. Parlando a dei cattolici, ero durante un raduno, uno mi ha detto: “Perché non pensa di far fare un partito per i cattolici?”. Ma questo signore buono vive nel secolo scorso».

Facendo riferimento ai rifugiati, è stato ricordato al Papa di aver usato l’espressione “campi di concentramento”. E un giornalista tedesco ha ipotizzato che si sia trattato di un lapsus. «Ho parlato dei Paesi più generosi dell’Europa, citando Italia e Grecia. Della Germania ho sempre ammirato la capacità di integrazione. Quando io studiavo lì, c’erano tanti turchi integrati a Francoforte. Però il mio non è stato un lapsus! Ci sono campi di rifugiati che sono veri campi di concentramento. Qualcuno forse c’è in Italia, qualcuno forse in altre parti. Pensi che cos’è successo in Nord Europa quando i migranti volevano attraversare il mare per andare in Inghilterra, e sono stati chiusi dentro». Poi Francesco ha raccontato un episodio. «In Sicilia, in un piccolo paese, c’è un campo rifugiati. I capi hanno detto loro: “Stare qui dentro farà male alla vostra salute mentale. Noi non possiamo aprire i cancelli, ma facciamo un buco dietro, voi uscite, fate una passeggiata in paese…?”. E così si sono costruiti buoni rapporti con gli abitanti di quel paesino: i migranti non fanno atti di delinquenza o criminalità. Ma stare chiusi è un lager».

Un’altra domanda ha riguardato la difficile situazione del Venezuela. «C’è stato un intervento della Santa Sede su richiesta dei quattro presidenti che stavano lavorando come facilitatori, ma la cosa non ha avuto esito perché le proposte non sono state accettate o venivano diluite. La stessa opposizione è divisa e il conflitto si acutizza ogni giorno di più».

Da una giornalista ortodossa, è arrivato il quesito sul rapporto con le Chiese ortodosse, in particolare sul riconoscimento comune del Battesimo e sul rapporto con la Russia alla luce della difesa dei cristiani in Medio Oriente e Siria. «Con gli ortodossi ho sempre avuto una grande amicizia – ha osservato il Pontefice –. Siamo Chiese sorelle. Con il papa copto Tawadros II ho un’amicizia speciale, per me è un grande uomo di Dio, è un grande patriarca che porterà la Chiesa avanti. Ha un grande zelo apostolico, è uno dei più “fanatici” per trovare la data fissa della Pasqua. Anche io lo sono, ma lui dice: lottiamo, lottiamo! L’unità del Battesimo va avanti, la colpa è una cosa storica. Siamo in buon cammino per superare questo. Gli ortodossi russi riconoscono il nostro Battesimo e io riconosco il loro. L’ecumenismo si fa in cammino con le opere di carità, stando insieme. Non esiste un ecumenismo statico. I teologi devono studiare ma questo non è possibile che finisca bene se non si cammina insieme, pregando insieme… Con il patriarca russo Kirill i rapporti sono buoni. Lo Stato russo so che parla della difesa dei cristiani in Medio Oriente, questa credo che sia una cosa buona: parlare contro la persecuzione. Oggi ci sono più martiri che in passato».

Quindi un richiamo alla “terza guerra mondiale a pezzi” con i timori per quello che sta accadendo in Corea del Nord. Il presidente Trump ha mandato navi militari, il leader nordcoreano ha minacciato di bombardare la Corea del Sud. Il Papa ha detto riferendosi al presidente Usa e agli altri leader coinvolti: «Li richiamo e li richiamerò a un lavoro per risolvere i problemi sulla strada della diplomazia. Ci sono i mediatori che si offrono. Ci sono Paesi come la Norvegia sempre pronta ad aiutare: è solo un esempio. La via è quella del negoziato, della soluzione diplomatica. Questa guerra mondiale della quale parlo da due anni è a pezzi ma i pezzi si sono allargati e si concentrano in punti che erano già caldi. Dei missili coreani si parla da un anno, ma adesso sembra che la cosa si sia riscaldata troppo. Richiamo al negoziato. Oggi una guerra allargata distruggerebbe una buona parte dell’umanità ed è terribile! Guardiamo a quei Paesi che stanno soffrendo una guerra interna, in Medio Oriente, in Yemen, in Africa. Fermiamoci, cerchiamo soluzioni diplomatiche. E lì credo che l’Onu ha il dovere di riprendere un po’ la sua leadership perché si è un po’ annacquata».

Ma Francesco vuole incontrare Trump? «Non sono stato ancora informato di richieste da parte della segreteria di Stato. Ma io ricevo ogni capo di Stato che chiede udienza».