Rischio di conflitto

Trump apre all’opzione militare con la Corea del Nord ed elogia la Cina per la sua mediazione

Washington, 28. Con la Corea del Nord c’è il rischio «di conflitto molto serio». Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in un’intervista alla Reuters, spiegando che preferirebbe risolvere la questione del programma nucleare e missilistico di Pyongyang attraverso la diplomazia, anche se — ha precisato — «è molto difficile». Trump ha poi elogiato i tentativi di mediazione da parte del presidente cinese, Xi Jinping. «Ci prova davvero — ha detto — non vuole vedere caos e morte. È una brava persona, l’ho conosciuto bene (durante il vertice bilaterale dello scorso 15 aprile in Florida) e so che vorrebbe fare qualcosa, ma è possibile che non possa».

La preoccupante escalation della tensione nella penisola coreana è stata anche al centro delle discussioni, ieri a Mosca, tra il presidente russo, Vladimir Putin, e il primo ministro giapponese, Shinzo Abe.

In una conferenza stampa congiunta al Cremlino, i due leader hanno auspicato la ripresa del dialogo a sei (tra Stati Uniti, Russia, Giappone, Cina, Corea del Nord e Corea del Sud), I negoziati, che mirano a trovare una soluzione pacifica di fronte alle preoccupazioni di sicurezza sul programma nucleare della Corea del Nord, hanno avuto inizio nel 2003, ma sono in stallo dal 2008. «Abbiamo discusso — ha affermato Putin — della situazione nella penisola coreana, che con nostro comune dispiacere è in serio degrado, e invitiamo tutti i paesi coinvolti negli affari regionali ad astenersi dalla retorica militare e a cercare un dialogo calmo e costruttivo», ricordando al contempo come sia necessario riprendere i negoziati a sei, «un obiettivo comune», ha precisato.

«Putin e io — ha detto Abe — siamo d’accordo che Giappone e Russia continueranno a cooperare strettamente e ad appellarsi alla Corea del Nord in modo che rispetti pienamente le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e rinunci a ulteriori provocazioni».

Da Pyongyang, però, non arrivano segnali di cedimento. «Finché gli Stati Uniti continueranno gli ostili atti di aggressione — ha dichiarato ai microfoni della Cnn un funzionario del regime comunista di Kim Jong-un — non fermeremo mai i test missilistici e nucleari». Il funzionario non ha anticipato la data dell’atteso sesto test nucleare, ma ha sottolineato che sulla decisione non peseranno eventi esterni. Ancora più chiaro il messaggio di un portavoce del ministero degli esteri, riportato dai media cinesi, che ha condannato l’amministrazione di Washington per la possibilità di nuove sanzioni nei confronti della Corea del Nord, riferendosi ancora alla possibilità di una «guerra totale» con gli Stati Uniti, minaccia già perpetrata in occasione della parata militare del 15 aprile scorso a Pyongyang.

A prendere molto sul serio le minacce di Pyongyang è stato anche il primo ministro australiano, Malcom Turnbull, che in un’intervista radiofonica ha detto di temere un attacco della Corea del Nord contro i paesi vicini. E si è anche saputo che i nordcoreani hanno chiesto “aiuto” ai paesi dell’Asean (l’associazione del sud-est asiatico) per evitare il rischio di quello che hanno definito «un olocausto nucleare». La lettera, che è datata 23 marzo, è stata consegnata in vista del vertice dell’Asean che si terrà oggi e domani a Manila, capitale delle Filippine.

In un’intervista a Fox News, il segretario di stato americano, Rex Tillerson, ha affermato che la Cina è pronta a imporre sanzioni alla Corea del Nord in caso di ulteriore test nucleare. All’emittente televisiva, il capo della diplomazia statunitense ha riferito che Pechino ha confermato di avere chiesto a Pyongyang di non condurre altri esperimenti atomici. Washington — ricordano gli analisti politici — aveva confermato nei giorni scorsi di stare valutando una serie di opzioni, tra cui anche l’opzione militare, in risposta al programma nucleare nordcoreano.

Tillerson parteciperà oggi a New York alla sessione ministeriale del Consiglio di sicurezza dell’Onu, dove ha detto di volere esortare tutti i paesi a fare rispettare i loro obblighi in materia di sanzioni e discutere quali ulteriori misure potrebbero essere adottate per aumentare la pressione su Kim Jong-un. Alla riunione prenderà parte anche il ministro degli esteri cinese, Wang Yi. (Oss. Rom.)