Il Papa: «L’unico estremismo ammesso per un credente è la carità»

Francesco ha concluso il suo viaggio in Egitto con la Messa con 30mila fedeli cattolici allo stadio militare del Cairo e l’incontro con i religiosi: «Siate luce tra profeti di distruzione»

IL secondo giorno al Cairo di Papa Francesco è dedicato alla piccola comunità cattolica egiziana (lo 0,30% circa della popolazione). Alle 10 è cominciata la Messa (in latino e arabo) nello stadio militare, davanti a circa 30mila tra fedeli cattolici, pellegrini, ma anche ortodossi e musulmani che lo hanno accolto con canti, striscioni di benvenuto, palloncini bianchi e gialli come i colori della bandiera del Vaticano, e con bandiere dell’Egitto. Ad accoglierlo, il patriarca copto cattolico Ibrahim Isaac Sidrak.

“Dio gradisce solo la fede professata con la vita, perché l`unico estremismo ammesso per i credenti è quello della carità! Qualsiasi altro estremismo non viene da Dio e non piace a Lui!”. Così papa Francesco durante l’omelia pronunciata nel corso della celebrazione eucaristica all’Air Defense Stadium de Il Cairo.

“La fede vera – ha aggiunto il Papa – è quella che ci rende più caritatevoli, più misericordiosi, più onesti e più umani; è quella che anima i cuori per portarli ad amare tutti gratuitamente, senza distinzione e senza preferenze; è quella che ci porta a vedere nell`altro non un nemico da sconfiggere, ma un fratello da amare, da servire e da aiutare; è quella che ci porta a diffondere, a difendere e a vivere la cultura dell`incontro, del dialogo, del rispetto e della fratellanza; ci porta al coraggio di perdonare chi ci offende, di dare una mano a chi è caduto; a vestire chi è nudo, a sfamare l`affamato, a visitare il carcerato, ad aiutare l`orfano, a dar da bere all`assetato, a soccorrere l`anziano e il bisognoso. La vera fede è quella che ci porta a proteggere i diritti degli altri, con la stessa forza e con lo stesso entusiasmo con cui difendiamo i nostri. In realtà, più si cresce nella fede e nella conoscenza, più si cresce nell`umiltà e nella consapevolezza di essere piccoli”.

IL TESTO DELL’OMELIA

“Quante volte l’uomo si auto-paralizza, rifiutando di superare la propria idea di Dio, di un Dio creato a immagine e somiglianza dell’uomo! Quante volte si dispera, rifiutando di credere che l’onnipotenza di Dio non è onnipotenza di forza, di autorità, ma è soltanto onnipotenza di amore, di perdono e di vita! – ha detto il Papa nell’omelia, pronunciata in italiano – I discepoli riconobbero Gesù ‘nello spezzare il pane’, nell’Eucaristia. Se noi non ci lasciamo spezzare il velo che offusca i nostri occhi, se non ci lasciamo spezzare l’indurimento del nostro cuore e dei nostri pregiudizi, non potremo mai riconoscere il volto di Dio”

Perciò, ha continuato, «non serve pregare se la nostra preghiera rivolta a Dio non si trasforma in amore rivolto al fratello: non serve tanta religiosità se non è animata da tanta fede e da tanta carità». «È meglio non credere che essere un falso credente, un ipocrita!».

Lo stadio militare è parte del villaggio dello sport dell’aeronautica, costruito e gestito dal ministero della Difesa per celebrare la difesa aerea egiziana durante la guerra del 1970 contro Israele. Un coro, al passaggio della vettura del Papa ha intonato il Laudato Si’, per ricordare la visita di San Francesco d’Assisi che nel settembre del 1219 visitò il sultano d’Egitto Malik al Kamil per un colloquio storico, avvenuto a Damietta, a pochi chilometri di distanza dal Cairo, che fu il primo grande passo nel dialogo interreligioso con il mondo islamico.

Al “piccolo gregge” cattolico d’Egitto: costruite ponti

Dopo il pranzo alla Nunziatura apostolica del Cairo con i 15 vescovi copto cattolici, papa Francesco si è trasferito in auto al Seminario patriarcale Al-Maadi, nella periferia sud della capitale egiziana, dove ha incontrato il clero, i religiosi, le religiose e i seminaristi – in tutto 1.500 persone-, ultimo appuntamento della sua visita di due giorni in Egitto.

IL TESTO COMPLETO

“Sono felice di salutare in voi, sacerdoti, consacrati e consacrate del piccolo gregge cattolico in Egitto, il lievito che Dio prepara per questa Terra benedetta, perché, insieme ai nostri fratelli ortodossi,cresca in essa il suo Regno”. “Non abbiate paura del peso del quotidiano, del peso delle circostanze difficili che alcuni di voi devono attraversare”. “In mezzo a tanti motivi di scoraggiamento e tra tanti profeti di distruzione e di condanna, in mezzo a tante voci negative e disperate, voi siate una forza positiva, siate luce e sale di questa società; siate il locomotore che traina il treno in avanti, diritto verso la mèta; siate seminatori di speranza, costruttori di ponti e operatori di dialogo e di concordia”, ha detto il Papa.

Secondo il Papa, “il Buon pastore ha il dovere di guidare il gregge”, e “non può farsi trascinare dalla delusione e dal pessimismo”. Inoltre, “è facile accusare sempre gli altri, per le mancanze dei superiori, per le condizioni ecclesiastiche o sociali, per le scarse possibilità”, ma il consacrato è colui che “trasforma ogni ostacolo in opportunità, e non ogni difficoltà in scusa!”. Francesco ha puntato il dito anche contro il “pericolo serio” del consacrato che “invece di aiutare i piccoli a crescere e a gioire per i successi dei fratelli e delle sorelle, si lascia dominare dall’invidia e diventa uno che ferisce gli altri col pettegolezzo”: “L’invidia – ha detto – è un cancro che rovina qualsiasi corpo in poco tempo”, e “il pettegolezzo ne è il mezzo e l’arma”.

Il Papa ha messo in guardia sacerdoti, religiosi, seminaristi egiziani dal “faraonismo” in cui può cadere chi sceglie l’ordinazione o la consacrazione. Il Papa ha parlato della “tentazione del faraonismo… siamo in Egitto!, cioè dell`indurire il cuore e del chiuderlo al Signore e ai fratelli”, la tentazione dell`individualismo” e “la tentazione del camminare senza bussola e senza mèta”. “Senza avere un`identità chiara e solida – ha poi specificato – il consacrato cammina senza orientamento e invece di guidare gli altri li disperde”.

“L`Egitto ha contribuito ad arricchire la Chiesa con il tesoro inestimabile della vita monastica”, ha concluso il Papa salutando sacerdoti, religiosi e seminaristi egiziani. “Vi esorto, pertanto, ad attingere dall`esempio di San Paolo l`eremita, di Sant`Antonio, dei Santi Padri del deserto, dei numerosi monaci, che con la loro vita e il loro esempio hanno aperto le porte del cielo a tanti fratelli e sorelle, e così anche voi potete essere luce e sale, motivo cioè di salvezza per voi stessi e per tutti gli altri, credenti e non, e specialmente per gli ultimi, i bisognosi, gli abbandonati e gli scartati”.

Prima di congedarsi al Cairo, ancora un breve incontro con il presidente sl Sisi nella sala d’onore dell’aeroporto. Al din lillah wa al watan lilgiamià, la fede è per Dio, la Patria è per tutti.