DOMENICA III DI PASQUA – A – di Giuseppe Bellia

Da labbra impure può uscire la lode?

Tu sei l’acceso carbone che purifica.

Da fragile e temporanea tenda d’argilla

può alzarsi il canto all’infinita Sapienza?

Il tuo soffio è lo Spirito che dà vita.

Ti piansero le donne al sepolcro,

e tu uscisti senza rompere i sigilli,

come quando sbocciasti dal grembo:

o Misericordioso risorgi in noi, morti,

e allontana le tenebre degli inferi.

Camminiamo stanchi e rabbuiati,

la luce non c’illumina in questa sera,

presenza casta e silenziosa del Risorto

vieni e la tua Parola ci scaldi il cuore.

PRIMA LETTURA                                           At 2,14.22-33

Dagli Atti degli Apostoli

14 Nel giorno di Pentecoste, Pietro, levatosi in piedi con gli altri Undici, parlò a voce alta così:

Pietro con gli altri Undici è l’unico discorso che Pietro fa con gli Undici ai Giudei: è l’intero collegio apostolico che si rivolge a Israele e gli annuncia il Mistero di Cristo. È in questa unità profonda del collegio apostolico che è efficace l’annuncio a Israele del Cristo risorto.

Parlò a voce alta la stessa espressione ricorre in Lc 11,27: è la donna che dichiara a voce alta beata la Madre del Cristo; alzare la voce è dichiarare qualcosa di grande (vedi anche 22,22) infatti è usato il verbo «proferì in modo solenne».

22 «Uomini d’Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nazaret uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso operò fra di voi per opera sua, come voi ben sapete,

Uomini d’Israele, ascoltate queste parole: l’annuncio a Israele sta tra queste parole di Pietro e quelle di Paolo alla fine del libro dove cita Is 6,9s: «Udrete con i vostri orecchi, ma non comprenderete; guarderete con i vostri occhi, ma non vedrete», e dove afferma che le Genti ascolteranno (At 28,26.28).

Gesù il Nazoreo questo è l’annuncio, ma questo è anche ciò che il popolo ha visto perché sulla Croce era scritto: Gesù il Nazoreo, il re dei giudei (Gv 19,19).

Uomo è una delle due volte in cui Gesù espressamente è chiamato così; morente sulla Croce, Egli si manifesta uomo e sposo della Chiesa; l’altra volta è in Lc 24,19.

Gesù è Uomo, accreditato da Dio presso di voi (cfr. al contrario l’Anticristo 2 Ts 2,4: accredita se stesso).

«La grande differenza tra il Signore e ciò che contraddice al Signore, è precisamente questo: Cristo non ha cercato altra approvazione che quella del Padre – come dice: «io faccio sempre la sua volontà» (cfr. Gv 5,30) – e ha aspettato tutto dal Suo beneplacito, secondo i tempi e i modi che il Padre aveva prescritto per Lui, in particolare la Passione, la Crocifissione, la Morte, la Risurrezione.

L’anticristo – e non si dà la situazione intermedia! – è colui che si auto/approva.

Nel Cristo l’approvazione da parte di Dio è l’approvazione piena, consumata, totale, di perfetta e ineffabile coincidenza tra tutto l’essere e la vita di Cristo e la volontà del Padre; nell’anticristo è invece la contraddizione assoluta, l’auto/approvazione assoluta.

E noi stiamo a metà strada, partecipiamo dell’uno o dell’altro nella misura in cui sinceramente, con profondissima lealtà e purezza di cuore vogliamo solo l’approvazione di Dio e non l’approvazione degli altri oppure l’approvazione nostra; e per contro dell’anticristo nella misura in cui o bene o male s’infiltra nel nostro spirito una tendenza, una volontà, un’opera di auto/approvazione.

Nell’un caso noi partecipiamo al Cristo, al Cristo paziente e Risorto; nell’altro noi partecipiamo all’uomo della perdizione che si auto/esalta, ma per l’annientamento totale, per la morte.

Una è partecipazione di vita, l’altra è partecipazione di morte.

Con un rovesciamento: perché il rinunziare completamente ad ogni auto/approvazione sembra morte alla natura, ma invece è vita in Dio!

Per contro: il cercare l’auto/approvazione sembra vita, difesa della propria realtà, della propria personalità, del proprio essere, del proprio spazio vitale, e invece è morte perché è partecipazione del figlio della perdizione» (d. G. Dossetti, omelia registrata, s. Antonio 16.4.1972).

Miracoli (o potenze), prodigi, segni: nell’opera di Gesù si manifesta l’agire del Padre (cfr. Gv 14,9-11).

In 2 Ts 2,9 l’Anticristo pure opera con potenza con prodigi e con segni definiti dall’Apostolo come menzogneri perché di colui che è padre della menzogna.

Con opere potenti secondo quanto Gesù rimprovera alle città nelle quali erano avvenute la maggior parte delle sue opere potenti e non si erano convertite (cfr. Mt 11,20) e secondo quanto i suoi concittadini stupiti esclamavano: «donde … queste opere potenti che avvengono attraverso le sue mani?» (Mc 6,2).

Con prodigi come Lui stesso rimprovera (cfr. Gv 4,48: «Se non vedete prodigi e segni non credete»).

E con segni che la sua generazione gli ha chiesto, ma alla quale non sarà dato se non il segno di Giona (cfr. Mt 16,1-4) infatti avendo Egli fatto tali segni davanti a loro non credevano in Lui (Gv 12,37).

Come voi stessi sapete, conoscete che le sue opere sono state compiute da Dio attraverso di Lui e quindi lo «accreditano» come «inviato da Dio» anche se in Lui non avete voluto credere.

23 dopo che, secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, fu consegnato a voi, voi l’avete inchiodato sulla croce per mano di empi e l’avete ucciso.

Dopo aver presentato Gesù nelle sue caratteristiche personali ora l’apostolo pone sotto il loro sguardo la sua morte in croce.

Lett.: Costui per decretato consiglio e prescienza di Dio dato, mediante mani di Senza-Legge, avendo appeso, lo uccideste. Qui è tutta la storia: il Padre ha dato suo Figlio e il popolo d’Israele mediante Giuda, che lo ha loro consegnato, e attraverso il ministero delle Genti (Senza-Legge), lo ha appeso al legno della croce. Il verbo consegnato non è riferito direttamente qui al Padre ma a Giuda l’autore del tradimento che consegnò Gesù con un bacio (Crisostomo).

La morte di Gesù avviene secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio espressi nelle divine Scritture.

Questo non elimina la responsabilità dei Giudei, che lo hanno ucciso per mano di empi. Nella loro azione si è compiuto il piano salvifico di Dio, quindi essi hanno la possibilità di riconoscerlo, pentirsi e quello che hanno compiuto diventa non più motivo di condanna, ma causa di salvezza.

Tutto questo è avvenuto per decretato consiglio e prescienza di Dio e qui siamo nel mistero. Nube luminosa è questa Parola che in modo svelato rivela il cuore del Padre: per decretato consiglio del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo e per prescienza di Dio che invia il Figlio dicendo: «Almeno avranno rispetto di mio Figlio» (Mt 21,37), ma che sa che lo uccideranno.

24 Ma Dio lo ha risuscitato, sciogliendolo dalle angosce della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere.

Dopo la morte in croce l’apostolo presenta ora la sua risurrezione.

La morte non ha potuto trattenerlo nelle sue angosce (cfr Sal 17,8 LXX), perché il potere del Cristo è superiore a quello della morte perciò Dio lo ha risuscitato come è confermato dal Sal 15,8-11 LXX.

25 Dice infatti Davide a suo riguardo: Contemplavo sempre il Signore innanzi a me; poiché egli sta alla mia destra, perché io non vacilli. 26 Per questo si rallegrò il mio cuore ed esultò la mia lingua; ed anche la mia carne riposerà nella speranza, 27 perché tu non abbandonerai l’anima mia negli inferi, né permetterai che il tuo Santo veda la corruzione. 28 Mi hai fatto conoscere le vie della vita, mi colmerai di gioia con la tua presenza.

Nel salmo è il Cristo che si esprime in prima persona ed è annunciato tutto il suo mistero:

–    l’intimità con Dio, il Padre, chiamato il Signore,

–    la sua protezione nel suo cammino e nella sua lotta (25),

il cuore, come sorgente della vita e interno dell’uomo;

la lingua, come organo della lode, sono sempre nell’esultanza.

la carne, pur soggetta alla tribolazione e alla morte di croce, riposerà nella speranza della risurrezione.

l’anima, come soffio vitale, non è abbandonata agli inferi dove Cristo è disceso (cfr. 1 Pt 3,19s). Egli è chiamato il Santo di Dio e quindi non può andare soggetto alla corruzione cioè all’essere ridotto in polvere nel suo corpo (26-27).

Né permetterai che il tuo Santo veda la corruzione; eb: fossa, greco: corruzione: il Signore ha visto la fossa ma non la corruzione, questa rilettura dei LXX è importante. (D. G. Dossetti, omelia, 16.4.1972).

La risurrezione è presentata come «conoscere le vie della vita». Infatti Egli è chiamato dopo l’autore della vita che conduce i suoi su queste vie che Egli per primo ha percorso (3,15). La risurrezione poi è «l’essere colmato di gioia con la presenza di Dio»; è il termine dell’itinerario del Cristo (28).

29 Fratelli, mi sia lecito dirvi francamente, riguardo al patriarca Davide, che egli morì e fu sepolto e la sua tomba è ancora oggi fra noi. 30 Poiché però era profeta e sapeva che Dio gli aveva giurato solennemente di far sedere sul suo trono un suo discendente, 31 previde la risurrezione di Cristo e ne parlò: questi non fu abbandonato negli inferi, né la sua carne vide corruzione.

Le parole del salmo non possono essere applicate a Davide perché mori e fu sepolto e il suo sepolcro ne è la testimonianza. È chiamato “patriarca” perché il Cristo è “Figlio di Davide”. Egli è “profeta” e depositario del giuramento divino (cfr. 2 Sm 7,12s: profezia di Natan ripresa nei Sal 131,11; 88,4s) riguardo al Cristo suo discendente di cui prevede la risurrezione e ne parla nel Sal 15, quello citato.

32 Questo Gesù Dio l’ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni.

Le profezie si sono adempiute e gli Apostoli sono testimoni della risurrezione di Cristo. Si ha questa sequenza: le Scritture annunciano profeticamente, il Cristo le adempie e gli Apostoli sono testimoni di questo adempimento.

33 Innalzato pertanto alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo che egli aveva promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire.».

Testimonianza della sua esaltazione è l’effusione dello Spirito che voi vedete e udite.

La promessa, fatta per bocca di Gioele, di effondere lo Spirito, l’ha ricevuta il Cristo in rapporto alla sua esaltazione. Questa promessa si è ora adempiuta.

Note

Questa parola dell’apostolo oggi è proclamata in tutta la Chiesa come la sua perenne testimonianza alla risurrezione di Gesù.

Pietro è insieme agli Undici e si appella all’autorità delle sante Scritture facendone un’esegesi in rapporto agli avvenimenti di cui essi sono testimoni.

La fede della comunità cristiana si basa quindi su questi due dati: l’annuncio degli apostoli e il loro modo d’interpretare le Scritture in rapporto a Gesù, il Cristo.

I credenti usufruiscono del dono dello Spirito Santo per essere in grado di comprendere e di dare l’assenso della fede.

Fuori da questi termini come può esservi fede, cioè interiore certezza della verità?

L’apostolo porta inoltre come testimonianza la presenza dello Spirito visibile e udibile attraverso il loro ministero.

Possiamo chiederci: Come si rende oggi visibile e udibile lo Spirito del Signore risorto?

Questa domanda richiede una premessa: Vi sono nelle nostre comunità le condizioni necessarie perché lo Spirito del Signore risorto si renda visibile e udibile?

Perché la voce dello Spirito non sia soffocata dal nostro fracasso e la visibilità della sua azione non sia mascherata dal nostro agire si richiede un silenzio interiore capace di ascolto e una semplificazione della nostra azione ridotta all’essenziale. Questo essenziale dell’agire è la richiesta che lo Spirito si renda presente e che non si creino strutture tali nelle quali non è più visibile e udibile la voce dello Spirito, ma solo quella del vano agire e pensare dell’uomo.

SALMO RESPONSORIALE                                  Sal 15

L’anima mia esulta nel Signore.

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.

Ho detto a Dio: « Sei tu il mio Signore,

senza di te non ho alcun bene ».

Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:

nelle tue mani è la mia vita.

Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;

anche di notte il mio cuore mi istruisce.

Io pongo sempre innanzi a me il Signore,

sta alla mia destra, non posso vacillare.

Di questo gioisce il mio cuore,

esulta la mia anima.

Anche il mio corpo riposa al sicuro,

perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro,

né lascerai che il tuo santo veda la corruzione.

Mi indicherai il sentiero della vita,

gioia piena nella tua presenza,

dolcezza senza fine alla tua destra.

SECONDA LETTURA                                      1 Pt 1,17-21

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo

Carissimi, 17 se pregando chiamate Padre colui che senza riguardi personali giudica ciascuno secondo le sue opere, comportatevi con timore nel tempo del vostro pellegrinaggio.

se chiamate Padre colui che giudica senza preferenza di persone l’opera di ciascuno cioè se vi riferite a Dio quale Padre di Cristo, giudice del mondo e della storia, lo ritenete il riferimento fondamentale della vostra vita, rimettete a Lui la vostra stessa salvezza, pur sapendo che egli non «accoglie il volto» di nessun uomo, cioè non fa preferenza alcuna, ma è giusto nel valutare l’opera di ciascuno (Ap 2,23) con imparzialità.

Con timore conducetevi nel tempo del vostro pellegrinaggio con il timore di Dio, che è principio della sapienza (Pr 1,7; Gb 28,28); esso è la percezione viva, costante della presenza del Santo al nostro spirito, che scruta reni e cuori (Ap 2,23); tale timore inchioda le carni (Sal 118,120), e come dice Paolo quelli che sono di Cristo hanno crocifisso la carne con le passioni e i desideri (Gal 5,24) ovvero hanno mortificato in loro stessi le membra legate alla terra, la fornicazione, l’impurità, la passione, il desiderio cattivo, la cupidigia che è idolatria (Col 3,5). La lotta contro le passioni e i desideri della carne si compie dunque mediante la costante vigilanza alla presenza del Signore, il quale annienta ogni impurità presente nel cuore, inchiodando le carni con il suo santo timore.

18 Voi sapete che non a prezzo di cose corruttibili, come l’argento e l’oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta ereditata dai vostri padri, 19 ma con il sangue prezioso di Cristo, come di agnello senza difetti e senza macchia.

sapendo che non mediante cose corruttibili, come argento e oro, foste redenti dalla vostra vuota condotta ereditata dai padri quella condotta che anche Paolo stigmatizza in Ef 4,17ss: questo dunque vi dico e vi attesto nel Signore, che non camminiate più come anche la genti camminano nella vuotezza del loro intelletto, ottenebrati nella loro intelligenza, stranieri della vita di Dio per l’ignoranza che è in loro, a causa della durezza del cuore. Tale condotta è contrassegnata dall’ignoranza (cf. 1 Pt 1,14) e dalla durezza del cuore, la quale sempre conduce ad ascoltare i propositi di morte suggeriti da colui che è omicida fin da principio (Gv 8,44), propositi di morte contro Cristo (Mc 3,5-6), volendo scacciare la sua presenza in noi e negli altri.

Ma da tale condotta si è redenti e riscattati; non però a prezzo di cose materiali come sono i beni di questa terra, bensì con il sangue prezioso di Cristo, come di agnello integro e senza macchia come dice Ef 1,7: in Cristo abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati. La redenzione dalla vuota condotta è operata dal sacrificio di Cristo, il suo sangue, che opera il perdono dei peccati, la purificazione dell’uomo e la riabilitazione alla vita di Dio. Il sangue di Cristo è propiziazione (Rm 3,25), giustificazione (5,9), ci ha fatti vicini a Dio (Ef 2,13), ha fatto la pace tra gli uomini e Dio (Col 1,20), purifica (1 Gv 1,7), ci lava (Ap 1,7; 7,14) ci riscatta (Ap 5,9), conduce alla vittoria (Ap 12,11). Sono tutti i benefici scaturiti dal costato di Cristo sulla croce (Gv 19,34); tale effusione è come quella di un agnello sgozzato (Ap 5,6).

20 Egli fu predestinato già prima della fondazione del mondo, ma si è manifestato negli ultimi tempi per voi. 21 E voi per opera sua credete in Dio, che l’ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria e così la vostra fede e la vostra speranza sono fisse in Dio.

predisposto prima della creazione del mondo tale progetto di redenzione del genere umano mediante il sangue di Cristo è eterno e precede anche il peccato dell’uomo. Esso è il cuore della carità del Padre. Ma tale progetto si rivela solo ad un certo momento nella storia, alla fine dei tempi. Per cui Cristo si incarna e attua l’economia della carità divina alla fine dei tempi; noi stiamo vivendo di fatto gli ultimi momenti, prima della ricapitolazione finale; il tempo, in un certo senso, è già finito, consumato dall’atto di Cristo. (commento di d. Fabrizio Marcello).

Fondamento di una condotta santa è il divenire coscienti (voi sapete) del prezzo del nostro riscatto. L’Apostolo sa come la vuota condotta ereditata dai padri abbia un notevole peso e leghi profondamente le persone alle loro tradizioni. Pertanto solo il prezioso sangue di Cristo può liberare da questi legami che vincolano nell’intimo la coscienza.

Cristo è chiamato agnello senza difetti e senza macchia, quindi adatto per il sacrificio di riscatto, come lo era l’Agnello pasquale.

Egli è in realtà il vero agnello perché predestinato già prima della fondazione del mondo. Tutto quello che avviene in seguito ha quindi in lui il suo modello e ne è annuncio e profezia fino al compimento che consiste nella sua manifestazione negli ultimi tempi per voi. La sua immolazione è pertanto la manifestazione del disegno divino che s’incentra sugli eletti. Questi poi beneficano della sua redenzione credendo in Dio che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria. In questo modo fede e speranza si fissano in Dio che opera in Cristo il nostro riscatto nel momento in cui rivela che la sua immolazione è al centro dell’universo e della storia

«Passiamo a Pietro. Ascoltiamo anche da lui una parola, una parola anche questa molto capitale.

Ci dice Pietro che: se chiamate Padre colui che giudica secondo l’operato di ognuno senza preferenze di persone, comportatevi con timore durante il tempo della vostra passeggera dimora.

Non è un discorso questo che prescinda dalla nuova economia, perché immediatissimamente dopo, Pietro dice subito che è proprio nel centro della nuova economia il suo pensiero, il suo cuore, la sua attenzione, la sua riflessione, la sua predicazione in quel momento: perché annunzia appunto il nostro riscatto nel Sangue prezioso dell’Agnello immacolato e senza macchia. Dunque, non è un discorso residuo, per così dire, dell’antico patto, ma è proprio ponendosi dal cuore del nuovo che Pietro incomincia a dire «ricordatevi che il Padre è Padre!». E proprio perché poi ci avverte che noi siamo riscattati nel Sangue prezioso di Cristo che indubbiamente è al di sopra di ogni cosa corruttibile e quindi realizza un riscatto perfetto, ci avverte però che in questo noi possiamo chiamare Padre legittimamente il Padre, ma ciò non toglie che ci dica:«Dovete comportarvi con timore!». Perché siamo innanzi al Padre: si, il Padre! Il Padre del Signore, dell’Agnello che ha dato tutto il Suo Sangue per noi, ma il Padre anche di ogni santità e di ogni perfezione, noi – anche nel nome dell’Agnello – non possiamo altro che comportarci con piena consapevolezza del nostro rapporto: che cosa voglia dire essere figli di Dio.

Certo vuole dire essere investiti di tutto l’Amore del Padre che si è manifestato nel consegnarci il Figlio per noi: ma vuole dire essere investiti da tutta la Sua santità! E quindi è inesprimibile questo rapporto soltanto con uno dei due termini – «amore» o «timore» -; ma invece è esprimibile in un modo ancora tanto imperfetto solo se noi affermiamo congiuntamente i due termini. È Padre e come tale infinitamente ci ama; è Dio e come tale vuole dei figli santi come Lui! Quindi il rapporto con Lui non può essere altro che un rapporto di amore nella consapevolezza della Sua Santità!

E questo vuol dire essere stati riscattati dall’Agnello immacolato! Se no che cosa sarebbe?

E questo vuol dire che il prezzo del nostro riscatto – questo Agnello Immacolato – è stato predestinato prima della creazione del mondo! Non è un qualcosa che appartenga alla creazione che può metterci in rapporto con Dio! Né in rapporto costitutivo, fondamentale, universale; né in rapporto personale di ciascheduno di noi, né in rapporto che ristabilisce l’alleanza – Iddio con tutta la creazione -; né in rapporto che ristabilisce l’amicizia di ciascuno di noi col Padre! Non è un rapporto che si fondi su qualche cosa che sta all’interno della creazione! Non c’è cosa che possa pagare questo rapporto; e quindi esso è ineffabile, e pertanto esso richiede a noi un atteggiamento che non è di questa creazione. Che non è né il timore degli schiavi di questa creazione, né l’amore degli nomini anche più perfetti di questa creazione; ma è ad un tempo qualche cosa di veramente indicibile e divino, di filiale e di santo, che realizza in noi il rapporto nei termini in cui esso è primordialmente, prima che il mondo fosse, nel Figlio Unigenito nel Seno del Padre.

E poi ci dice un’altra cosa – al versetto 21 – veramente capitale: che per mezzo di lui – di questo Agnello Immacolato – credete in Dio che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, in modo che la vostra fede e la vostra speranza siano in Dio!.

Cosa vuol dire questo? Vuol dire che questo rapporto di tutto il mondo e di ciascheduno di noi, nel Cristo Agnello Immacolato che opera il riscatto e la riconciliazione, e tale che si sostituisce ed assorbe in modo totale ogni altra possibilità di rapporto con Dio.

Quindi non si dà possibilità stessa di fede in Dio, di speranza in Dio, se non nel Cristo risuscitato!

Dice proprio così: «per mezzo di lui credete in Dio!».

Tutto quello che può essere stato il rapporto di fede precedente viene assorbito, viene totalmente sostituito. Non c’è più possibilità per noi di credere in Dio se non attraverso il Cristo Morto e Risorto! E non si dà per noi più possibilità di avere fede e speranza in Dio, cioè di professare con certezza il nostro rapporto esistenziale con Lui, e di attendere con certezza e fermezza di speranza la Sua retribuzione, il Suo incontro, se non attraverso il Cristo Risorto! È quindi la fede nella Morte e nella Risurrezione del Signore Gesù che fonda la stessa nostra fede e speranza in Dio: non se ne dà altro» (d. G. Dossetti, omelia registrata, s. Antonio, 16.4.1972).

ACCLAMAZIONE AL VANGELO

Alleluia, alleluia.

Signore Gesù, facci comprendere le Scritture;

arde il nostro cuore mentre ci parli.

Alleluia.

VANGELO                                                       Lc 24,13-35

Dal vangelo secondo Luca

13 In quello stesso giorno, il primo della settimana, due dei discepoli erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus,

Questo fatto documenta la verità storica della risurrezione di Gesù. Sono perciò nominati il giorno, il luogo e i due testimoni. Due di coloro ai quali le parole delle donne parvero come un vaneggiamento (v. 11).

Erano in cammino, si allontanano da Gerusalemme perché è scritto: Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse (Mt 26,31).

14 e conversavano di tutto quello che era accaduto.

di tutto non solo della sua morte in croce, ma anche dell’annuncio delle donne.

15 Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro.

Mentre discorrevano e discutevano insieme senza riuscire a trovare il significato di questi avvenimenti perché non avevano ancora compreso le Scritture (cfr. Gv 20,8).

Gesù in persona si accostò e camminava con loro, non li obbliga a tornare subito a Gerusalemme. Come al tempo dell’esilio la Gloria del Signore aveva abbandonato il Tempio (cfr. Ez 10,18-22) ed era andata tra gli esiliati, così ora il Signore cammina con i suoi discepoli e, poiché è Luce, illumina il loro cammino.

16 Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo.

Incapaci perché trattenuti da una forza che impedisce loro di vedere Gesù, è la forza del potere delle tenebre (cfr. 22,53), di riconoscerlo perché è risorto. Dice infatti l’apostolo: anche se noi abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora non lo conosciamo più così (2 Cor 5,16).

17 Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste;

State facendo tra voi, questi discorsi sono come frecce di morte che vi scagliate vicendevolmente riempiendo d’amarezza il vostro cuore.

Si fermarono, col volto triste, tutta la tristezza che appesantisce il cuore è salita sul volto, il medico ha messo il dito nella ferita per guarirla col farmaco delle divine Scritture.

18 uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?».

Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme, solo tu che fai una simile domanda devi essere un forestiero in Gerusalemme. Gesù è diventato forestiero in Gerusalemme perché è stato cacciato fuori di essa ed è stato ucciso e perciò Gerusalemme è diventata simbolicamente Sodoma ed Egitto perché là il Signore fu crocifisso (cfr. Ap 11,8).

19 Domandò: «Che cosa?».

Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; 20 come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso. 21 Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. 22 Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro 23 e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. 24 Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l’hanno visto».

Gli avvenimenti sono narrati da tutti e due e riguardano Gesù Nazareno che fu profeta potente in parole e opere, davanti a Dio e a tutto il popolo. Così è chiamato Gesù e quindi inesorabilmente ha subito la sorte dei profeti: I sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi lo hanno crocifisso (v. 20). Questo è l’assurdo inspiegabile del comportamento della suprema autorità del popolo. Hanno in tal modo spento questa speranza che Israele potesse essere liberato. Tutto è finito, mentre noi speravamo che fosse lui a liberare Israele, come già aveva profetizzato Zaccaria, padre di Giovanni, sul corno di salvezza, suscitato nella casa di David (cfr. 1,69-71).

Sono già passati tre giorni e sembra che dicano che altri ne passeranno e il ricordo di Gesù si fa sempre più lontano come è scritto: Non resta ricordo degli antichi, ma neppure di coloro che saranno si conserverà memoria presso coloro che verranno in seguito (Qo 1,11).

Poi segue la notizia sulla risurrezione (22-24). Notizia trasmessa da donne e quindi di poco valore, addirittura hanno avuto una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Questa notizia ha sconvolto, ma non li ha ancora portati alla certezza della fede. Il sepolcro è vuoto come hanno detto coloro che sono andati a vederlo, ma lui non l’hanno visto.

25 Ed egli disse loro: «Stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti!

Stolti, incapaci di raccogliere il rapporto che esiste tra tutti questi avvenimenti e tutto quello di cui hanno parlato i profeti; tardi di cuore, resi lenti nel cuore cioè nell’intimo a causa dei ragionamenti che v’impediscono di credere a tutte le parole profetiche.

26 Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?».

Non bisognava, prima della Passione dice: «bisogna, è necessario», infatti le Scritture devono ancora compiersi, ora dice: bisognava perché tutto è compiuto; che il Cristo, ecco chi è Gesù di Nazareth, sopportasse queste sofferenze, che voi avete visto in Gesù, per entrare nella sua gloria quella della risurrezione che vi è stata annunziata dalle donne.

27 E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.

E cominciando da Mosè e da tutti i profeti, ci ha insegnato che le Scritture vanno spiegate con ordine, prima la Legge e poi i Profeti, spiegò loro, interpretò e aprì in tutte le Scritture, ciò che si riferiva a lui. Ci ha consegnato se stesso, come chiave che apre tutte le Scritture perché Egli è il senso nascosto di esse e tutte acclamano a Lui come a compimento. «L’evangelista ha in mente non alcuni testi particolari, ma la Bibbia nel suo insieme: una lettura specificamente cristiana della Scrittura vista come preparatio evangelica ( = predisposizione ad accogliere l’Evangelo)» (Rossè, op. cit., p. 1027).

28 Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano.

Quando furono vicini al villaggio, fece come se dovesse andare più lontano perché è il Risorto ed è nella gloria del Padre suo.

29 Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro.

Ma essi insistettero come Lot insistette con i due angeli (cfr. Gn 19,3). Essi hanno avvertito nel forestiero che cammina con loro una presenza misteriosa e lo costringono ad accogliere la propria ospitalità.

«Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino», parole pronunciate in modo semplice per trattenere l’ospite, ma dense di significato perché quello è il giorno che ha fatto il Signore e dura fino al ritorno del Cristo. Ogni generazione celebra la Pasqua con queste parole. Egli entrò per rimanere con loro.

30 Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro.

Quando fu a tavola con loro, avendo preso il pane come fa il padrone di casa e già in questo rivela il rapporto che ha con loro, disse la benedizione, quella che comunica lo Spirito e santifica, lo spezzò e lo diede loro. Questo è il gesto che il Signore continua  a compiere nella sua Chiesa.

«Elementi catechetici:

il calare del giorno come tempo della celebrazione eucaristica (cfr. 9,12).

l’insistenza (3 volte in 29-30) nell’essere “con loro” per sottolineare la realtà della comunione con Gesù.

lo straniero invitato a condividere la cena diventa il paterfamilias che apre la sua tavola ai discepoli» (Rossé, op. cit., p. 1029).

31 Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista.

Allora si aprirono i loro occhi, questo è il momento preciso in cui gli occhi si aprono perché viene la luce della fede. Egli divenne invisibile alla loro vista, ma non al loro cuore.

32 Ed essi si dissero l’un l’altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?».

Ed essi si dissero l’un l’altro, si comunicano la stessa esperienza; la comunione con il Signore li ha uniti ancor più tra di loro: Non ardeva forse il nostro cuore in noi mentre ci parlava lungo il cammino, quando ci apriva le Scritture? L’intimo dell’uomo viene riscaldato da questa intelligenza delle Scritture. Il cuore di colui che comprende le Scritture è simile al roveto ardente che arde senza consumarsi e dal quale viene pronunziato il Nome ineffabile.

33 E partirono senz’indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, 34 i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone».

E alzatiti in quella stessa ora. La stessa fretta caratterizza Maria che va da Elisabetta, la gioia dell’annuncio si comunica; il Cristo raduna i suoi, infatti fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone».

Gli Undici e gli altri con loro sono una sola voce nella fede e nel testimoniare che il Signore è risorto ed è apparso a Simone, rendendolo testimone privilegiato gli manifesta il suo perdono.

35 Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come si era fatto conoscere da loro nella frazione del pane. Le tenebre sono dissipate la gioia pervade i discepoli del Signore. Non ci sono più i discorsi tristi del mattino, ma il gioioso annuncio che rende presente il Signore. Questa presenza continua nell’Eucarestia, dove Parola e frazione del Pane sono l’incontro con il Signore risorto e quindi sono il luogo dove Egli apre le Scritture e si fa conoscere nel Pane spezzato.

PREGHIERA DEI FEDELI

  1. Con animo grato al Padre, che ci ha riscattati con il sacrificio del suo Figlio, il cui sangue bagna le nostre labbra e ci purifica, eleviamo ora fiduciosi la nostra preghiera.

Ascolta i tuoi figli, o Padre.

  • Perché questa nostra assemblea, radunata dalla potenza del Signore risorto, gioisca della sua presenza allo spezzare del Pane, preghiamo.
  • Perché Gesù risorto vinca tutte le forze della morte e ogni uomo sia sciolto dai suoi vincoli e possa godere della vera libertà, concessa ai figli di Dio, preghiamo.
  • Perché i poveri illuminati dallo Spirito Santo abbiamo intelligenza di Gesù, il Povero, e in Lui gioiscano della redenzione ormai vicina, preghiamo.
  • Perché quanti hanno la mente aggravata dal dubbio e il cuore appesantito dal dolore, accolgano in Gesù il loro Consolatore e nel suo santo Spirito il dolce ospite della loro anima, preghiamo.
  1. O Dio, che in questo giorno memoriale della Pasqua raccogli la tua Chiesa pellegrina nel mondo, donaci il tuo Spirito, perché nella celebrazione del mistero eucaristico riconosciamo il Cristo crocifisso e risorto che apre il nostro cuore all’intelligenza delle Scritture, e si rivela a noi nell’atto di spezzare il pane.

Egli è Dio e vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.