Resta con noi, Signore! Si fa sera (Lc 24,13)

Franco Galeone *

Si tratta di una pagina famosa, grazie anche alla musica: penso alle tante versioni del canto Resta con noi, Signore; penso anche alle tante pagine di letteratura scritte da F. Mauriac e da Th. Eliot. Ci troviamo come davanti ad uno spartito in 5 atti: a) nella prima scena, due discepoli sono in cammino verso Emmaus, un paese a circa 12 km da Gerusalemme: sono il ritratto della loro crisi religiosa: Noi speravamo che fosse Lui a liberare Israele; b) cammin facendo, come da sempre capita durante il viaggio, i due discutono sui fatti del giorno: di Gesù di Nazaret; ad un certo punto i due si accorgono di essere in tre; chi è il terzo viandante che ignora tutto quanto è accaduto a Gerusalemme? Chi è il terzo che sempre ti cammina accanto? si chiedeva Th. Eliot; c) questo terzo uomo lentamente si guadagna la fiducia dei due, che ascoltano la spiegazione delle Scritture: Rimani con noi! Vogliono ascoltarlo ancora; e poi, viene la notte, meglio essere in tre che in due; d) comprendono tutto quando, fermatisi per ristorarsi, vedono Lui benedire il pane, spezzarlo e distribuirlo loro: gli occhi si aprono; e) il quinto ed ultimo atto descrive il ritorno veloce a Gerusalemme, altri 12 km, per annunciare agli apostoli la bella notizia, il Vangelo: Davvero il Signore è risorto! Luca vuole insegnarci che l’incontro con Gesù non avviene più nelle sublimi teofanie, che servirebbero solo ad appagare il nostro desiderio di curiosità, ma nella parola che lo Sconosciuto rivolge ai discepoli.

Noi speravamo che fosse Lui …
Quante volte abbiamo provato questo conflitto tra illusioni e delusioni! Credere in Dio non significa avere la sua onnipotenza a nostra disposizione, ma responsabilizzarlo. Se Dio c’è, è responsabile! Dio ha risuscitato Gesù da morte perché non era possibile che lo tenesse in suo potere. La risurrezione di Gesù è per noi la manifestazione della responsabilità di Dio. Dio si fa responsabile, garante della storia dell’uomo. Una responsabilità che si proietta nel futuro, è vero, ma che si è già attuata come primizia in Gesù di Nazaret: il condannato viene assolto, la vittima diventa gloriosa, il morto riprende la vita! Questa verità noi non la postuliamo filosoficamente, ma la ricordiamo con fede. Dio ha preso su di sé la responsabilità della storia. Allora ci appare significativa la mestizia dei due discepoli che, una volta ucciso Gesù, tirano la conclusione: Noi speravamo! Come è doloroso quel verbo al passato! Anche a noi vengono in mente tante cose nelle quali abbiamo, e giustamente, sperato. Ma la storia si è fatta beffa di noi! Gli idealisti e gli spiritualisti non sono mai delusi, perché non si aspettano nulla di buono da questa vita e da questa terra. Ma chi spera è chiamato all’angoscia: chi spera conoscerà la contraddizione.

Lo riconobbero nello spezzare il pane
Noi, abbiamo qualche volta riconosciuto il Signore nello spezzare il pane? Si è mai convertito qualcuno assistendo alle nostre eucaristie? C’è qualcuno che, vedendo i cristiani entrare o uscire di Chiesa, abbia detto: Guarda come si amano! Come si sta bene qui! Vorrei anche io diventare come loro! Cosa ci convince di più: un miracolo o un’eucaristia? Una manifestazione di potenza o un segno di amore? Quando Dio ha voluto rivelarsi, ha scartato tutto ciò che poteva abbagliarci, come la ricchezza e la forza e si è manifestato invece come bambino, come crocifisso, come pezzo di pane, come colui che serve. È definitivamente infranto l’idolo mostruoso, il Leviatano terribile, il Moloch giustiziere. Dio mostra la sua onnipotenza non tanto creando ma perdonando. Non consideriamo più Dio come un poliziotto in agguato, come un occhio che ci spia dal triangolo! Cristo ci ha rivelato il Dio dell’avvenire, l’umanità di Dio, la sofferenza di Dio, e ha istituito una religione per adulti, per uomini liberi, in cui Dio si propone ma non si impone, in cui l’uomo dispone quello che Dio gli propone. Dio offre la salvezza, e soffre se l’uomo la rifiuta!

Il pane è ciò che ci mantiene in vita, e Cristo dà il suo pane come un padre o una madre. Da che cosa i figli conoscono i genitori? Dove impariamo a conoscerci? A tavola, attorno a un buon pranzo. Tutte le ore di lavoro del padre finiscono sulla tavola. E la mamma? Passa la sua giornata nel preparare il cibo: Cosa cucinerò?, umile domanda che vuol dire: Come mostrare anche oggi ai figli che io li amo? Anche la mamma fu una giovane brillante, piena di progetti … ora la sua vita trascorre nel preparare con amore il cibo. L’amore dei genitori si mangia a tavola, insieme; là avviene lo scambio dei progetti, delle confidenze, delle generazioni. Fu alla fine di un pranzo che Gesù disse: Adesso non vi chiamo più servi ma amici Ad ogni pasto noi mangiamo e beviamo l’amore dei genitori; noi abbiamo la statura dell’amore che ci ha nutriti: siamo cresciuti in proporzione dell’amore ricevuto, e cresceremo ancora perché i nostri genitori continueranno ad amarci. Molto cresciamo se molto siamo amati. Anche Gesù ci invita alla mensa: Prendete e mangiate. Ma quanti pasti consumati nella incoscienza, golosità, capricci, prima di aprirci alla gioia e alla gratitudine! Quante comunioni dovremo ancora ricevere, per capire come Dio tratta l’uomo e come l’uomo maltratta Dio!

Fecero ritorno …
Il viaggio dei due discepoli può essere anche il nostro. Anche noi, in viaggio, e non con una sicurezza spavalda ma immersi nel dubbio. La sicurezza della fede convive con l’angoscia. È la grande lezione di S. Kierkegaard. La nostra educazione ha fatto della fede una specie di prontuario presuntuoso, e perciò ci ha disabituati a vivere nell’angoscia serena, nell’oscurità luminosa! Noi camminiamo nel crepuscolo e nell’enigma. Quali sono i segni con cui possiamo testimoniare la speranza nonostante la disperazione? Il Vangelo di oggi ci offre due segni, entrambi collegati: la parola di Dio e la frazione del pane. Non cerchiamo miracoli, santuari famosi, Madonne che piangono … La nostra male-educazione religiosa ci può suggerire superstiziose certezze, ma il Signore ci rimprovera: Se vi dicono che Cristo è là, non ci andate! Non ci sono segni scientifici di Dio. Un segno povero ma efficace è la Parola di Dio. L’altro segno è quello della condivisione del pane. Quando noi condividiamo il pane, significa testimoniare una fraternità che modifica le strutture, aspirare a un mondo in cui la ricchezza non sia occasione di divisione ma di condivisione, collaborare con tutti gli uomini di buona volontà perché la creazione tutta riprenda la sua originaria bellezza. Ecco perché il passaggio alla politica è inevitabile. Lo hanno compreso gli stessi discepoli: Fecero ritorno di corsa a Gerusalemme (conversione), per dire agli altri apostoli che avevano incontrato il Signore (annuncio). BUONA VITA!

* Gruppo Biblico ebraico-cristiano