Umanizzare è rinnovare: la via dell’annunciare

L’annuncio che rigenera chi annuncia

Roberto Maggiani

“Non c’è nulla di più bello, di più profondo, di più ragionevole, di più coraggioso e di più perfetto di Cristo, e non solo non c’è, ma non può esserci. A tal punto che se mi si dimostrasse che Cristo è fuori dalla verità ed effettivamente risultasse che la verità è fuori da Cristo, io preferirei restare con Cristo anziché con la verità.” (F. Dostoevskij)

Desidero partire da queste parole di Dostoevskij per esprimere un pensiero altrettanto chiaro. Non si può annunciare Cristo senza essere, in qualche misura, quella persona che Cristo stesso ci ha mostrato diventando uomo, con cui chiunque vorrebbe “restare”, a costo di rinunciare alla verità; una persona che sa rendere l’amore visibile, amando con la fatica dei fatti, perché amare non basta, ciascun uomo deve sentirsi amato. Cristo si è fatto persona per conquistare cuori di carne con il suo amore concreto, attuato da un corpo che, essendo sacrificabile, rende tangibile l’amore. Parafrasando Dostoevskij si può dire che l’uomo non cerca la verità, cerca l’amore, ma l’amore è il veicolo della Verità, pienamente rivelata nel corpo di Cristo.

Non si può annunciare Cristo senza essere profondamente umani, significando ciò, sopra ogni altra cosa, attenzione e ascolto verso la persona. Dall’interesse concreto per l’altro, nel silenzio dei gesti e delle azioni, più che nel clamore delle parole, nasce il linguaggio della vita, capace di suscitare attrattiva per la Verità sottesa alla persona che intende annunciare Cristo. Chiunque entra in relazione con chi rende concreto l’amore di Cristo, non potrà che amare, pur non sapendolo, Gesù stesso, dunque Cristo è la fonte e la forma primaria della relazione. Annunciare Cristo significa innestare il mondo ontologicamente in Lui, ogni cristiano che testimonia Cristo, nell’attenzione verso la persona e verso il creato intero, pone, chiunque lo avvicini, in relazione con Cristo. Una relazione che talvolta è implicita, in quanto non si fa espresso riferimento al Figlio di Dio, in una ostentazione alle volte fuori luogo, ma ne annuncia l’amore incondizionato attraverso la propria umanità. Ogni persona ha un solo e unico desiderio, amare e essere amata, tale desiderio è il più potente che ci sia, accomuna tutti gli uomini nel viaggio verso il focolare di Cristo. Chi annuncia, amando tangibilmente le persone, in modo che esse sentano di essere amate, non può che essere da Cristo stesso rigenerato. Chi annuncia Cristo, con la concretezza dell’amore, risveglia nelle persone l’istinto ad amare, e a loro volta, pur non sapendolo, riamando, diventano annunciatori dell’amore di Cristo, perché l’amore ha una sola fonte e va oltre le nostre categorie dottrinali. In tal modo nasce la presenza di Cristo, perché dove due o più stanno insieme nel suo nome – si intenda nell’amore concreto, non nell’intenzione – allora Egli è tra di loro, senza distinzione di etnia, colore della pelle, orientamento sessuale, cultura e religione, poiché qualunque uomo è figlio di Dio, da Lui amato in un progetto incommensurabile.

Ecco perché è necessario che il cristiano apra le porte all’umanità senza preferenze o preconcetti, se “la dottrina cristiana non è un sistema chiuso… ha corpo che si muove e si sviluppa…” (Papa Francesco) allora non ci si può permettere di escludere nessuno dalla nostra attenzione: è così facile chiudere il sistema dottrinale in una casta di persone e pensieri, lasciando fuori l’uomo e con esso Cristo. Ci sono temi scottanti, istanze che salgono dalla società umana, e sono incarnati in persone: eutanasia, aborto, divorzio, fecondazione eterologa, omosessualità, per citarne solo alcuni. Queste istanze sono umane e necessitano di attenzione, non ci si può chiudere in un sistema dottrinale che pone dei confini all’essere uomo, la Chiesa non può permetterselo. Ci sono interrogativi che possono inquietare, ma non bisogna mai perdere di vista la persona di Cristo, che nella sua vita ha anche deluso le attese dei propri discepoli, le attese che essi avevano chiuso nella scatola delle loro ideologie, protetti dalle loro idee preconcette, quello che loro pensavano e che divergeva dalla vita reale delle persone. Gesù ha fatto azioni che hanno suscitato critiche, la prostituta era una persona e non c’era altra visione possibile su di lei. Egli ha reso il millenario sistema dottrinale, dell’epoca in cui ha vissuto, aperto nell’amore al prossimo. Niente, per Cristo, è più importante della persona.

L’annuncio richiede azione e non obiezione di coscienza, ci si deve sporcare le mani, è richiesto affiancamento e non distacco ideologico e dottrinale, se sarà necessario si dovrà anche perdere la propria dottrina, per farsi tutto a tutti e perché il sabato è per l’uomo e non viceversa. La persona, in particolare quella dei tempi moderni che stiamo vivendo, va avvicinata nella sua libertà, senza paternalismo. “Io ci sono”, questa è la frase dell’evangelizzatore, dell’annunciatore di Cristo, “sono qui, eccomi.” Ogni “ma” porta fuori dalla linea del coraggio dell’amore incondizionato e concreto. Nel cuore si possono avere i più grandi dubbi ma l’amore, l’attenzione all’altro, mette tutto a tacere; sarà Cristo, che nasce in mezzo a due o più, a creare luce, a chiarire, a indicare la strada che anche chi annuncia non può conoscere per l’altro, perché non conosce così profondamente l’altro così come Cristo lo conosce. Annunciare significa far fluire l’aria giusta perché ognuno possa respirare nel progetto che Dio ha pensato per ogni singola persona, significa suscitare, nell’altro, tale amore umano da far nascere la luce di Cristo, per quanto egli non sappia che simile luce è proprio Cristo, ma questo non importa.

Annunciare significa rispettare la diversità, i diritti di chi non ha la stessa fede di chi annuncia, è necessario comprendere. Nella società civile ci sono attese, di persone atee o di altre confessioni religiose, che vanno rispettate, assecondate, perché non si può evangelizzare obbligando gli altri a sottomettersi a leggi di ispirazione religiosa. Lo Stato, la moderna società civile, è fatta di persone diverse tra loro, in fede, cultura e tendenze affettive, ognuno deve avere la possibilità, in questa vita, nella libertà che Dio ha donato a ognuno, di poter vivere secondo le proprie aspirazioni. È necessario agire, ma non lottando per la soppressione dei diritti necessari a rendere reale la libertà individuale, bensì con l’annuncio di cui abbiamo parlato e che altro non è che attenzione verso la persona umana, senza giudizi o proclami, tanto da fare dire all’altro: io preferisco restare con te anziché con la verità, ma se ami diventi Cristo, la Verità, anche se non sai (non puoi saperlo) che cosa sia la Verità: una cosa è certa, non è il sistema dottrinale, mutevole e molto spesso sporcato nei secoli da interessi di tipo temporale. Il vero cristiano lotta per una società libera e giusta, in cui ognuno ha le stesse opportunità e gli stessi diritti di realizzare le proprie aspirazioni. È troppo facile voler evangelizzare con l’imposizione di leggi fondate sulla dottrina. Abbiamo bisogno di persone che, pur non conoscendo Cristo, abbiano la gioia di essere ciò che Dio ha pensato per loro, abbiano cioè la felicità. Ognuno può realizzare il progetto di Dio solo nella libertà di scelta che una società civile e giusta deve garantire. Ecco perché il cristiano, come ogni uomo di buona volontà, deve lottare per la giustizia e la pace, cioè per avere uno Stato di diritto e non etico, e poi impegnarsi in esso con la propria vita, ponendo attenzione e interesse verso ogni altro, uno a uno, perché quando si parla di amore non si parla di masse ma di individui, ciascuno diverso da ogni altro. In Cristo non esistono gli uomini ma l’uomo, non esistono le categorie umane ma l’umanità. Il cristiano non può permettersi nessun neo di discriminazione, verso nessuno, parla a tutti con serenità, accoglie tutti e dà la possibilità a tutti di essere sé stessi, a partire dalle scelte più intime.